ROMA, 25 APRILE, ASSEMBLEA DELLA CONFEDERAZIONE

sabato 4 marzo 2017

NOVE TESI SULLA QUESTIONE DELLE ALLEANZE di P101

[ 4 marzo ]

(A) Si può trasformare la società e in diversi modi, due su tutti: quello autoritario e quello democratico. Noi vogliamo farlo alla seconda maniera, non solo con il consenso dei cittadini, ma con la loro partecipazione attiva al cambiamento, quantomeno della parte più informata, consapevole ed attiva di essi . E desideriamo farlo nell’interesse della grande maggioranza del popolo, ovvero dei cittadini che si guadagnano da vivere con il loro lavoro, salariati e non, e di quelli che, privati del diritto al lavoro sono costretti a vivere di espedienti o addirittura gettati nella povertà e nell’esclusione sociale.

(B) Noi puntiamo quindi a rovesciare il regime neoliberista diventato dominante negli ultimi decenni e rimpiazzarlo con un sistema sociale alternativo fondato su tre pilastri: sovranità popolare, democrazia ed eguaglianza. Siamo fiduciosi della vittoria. La maggioranza dei cittadini ha già capito che il sistema neoliberista è ingiusto, non funziona, che con esso il nostro Paese non ha alcun futuro. Appoggiandosi a questa comprensione noi dobbiamo convincere il popolo lavoratore a contare sulle sue immense ma inutilizzate forze ed a prendere coscienza che l’alternativa non solo è auspicabile ma è realistica.

(C) Non vendiamo illusioni. La classe dominante, in particolare la nuova aristocrazia finanziaria che vive parassitariamente non solo sfruttando i lavoratori ma saccheggiando le ricorse pubbliche, opporrà una strenua resistenza al cambiamento. Le forze popolari tenteranno di cacciare questi parassiti dai loro troni rispettando le regole costituzionali, ove i dominanti non rispetteranno, come già accaduto, la volontà popolare, la sollevazione, una rivoluzione democratica saranno non solo legittime ma inevitabili.

(D) Respingiamo ogni fuga in avanti, non ci appartiene il culto dell’azione esemplare di minoranze eroiche del “tutto o niente”, del “meglio pochi ma buoni”. La vittoria sarà possibile solo se la maggioranza del popolo, seguendo la sua prima linea, si mobiliterà e lotterà per affermare non solo questo o quel diritto, ma il dovere di governare il Paese. Per questo non è sufficiente la forza d’urto di una minoranza, men che meno di un singolo partito. In seno al popolo esistono le più diverse forze politiche, culturali, sociali, sindacali e religiose, ostili al neoliberismo. Oggi esse sono, per la gioia dei parassiti dominanti, profondamente divise. La loro unità non è solo auspicabile ma assolutamente necessaria. Noi consideriamo un nostro compito prioritario dare vita a questo FRONTE DI UNITÀ POPOLARE. Quale possa essere la piattaforma di questo fronte l’abbiamo indicato.

(E) Di esso dovranno farne parte non solo i partiti politici, ma pure i diversi organismi sociali e sindacali, le diverse associazioni della società civile che già oggi vedono impegnati nel nostro Paese decine di migliaia di cittadini nella difesa dei diritti sociali, della democrazia come dell’ambiente. Unificare in un fronte di unità popolare il poliverso sociale e politico antiliberista non sarà tuttavia sufficiente per rovesciare il regime neoliberista. Per vincere e salvare il popolo ed il Paese che abita sarà necessario la più largo e inclusivo BLOCCO DEMOCRATICO E COSTITUZIONALE. Il fronte di unità popolare è la prima, necessaria tappa, per portare fuori il popolo dal letargo e preparare il terreno alla vittoria.

(F) Chiamiamo democratico e costituzionale questo blocco perché esso raggrupperà anche forze sociali e politiche che oggi sono nel mezzo o addirittura stanno nel campo avversario. La vittoria non ci sarà se le forze popolari non riusciranno ad aprire una breccia nel fronte avversario (di cui il Partito democratico è il principale braccio politico), se non sapranno dividere ciò che dall’altra parte oggi appare unito. La crisi inesorabile del sistema neoliberista libererà energie in ogni direzione. Nel blocco ci sarà posto anche per quelle frazioni della borghesia e della destra che, nel rispetto dello spirito e del dettato costituzionale, romperanno il loro attuale rapporto di sudditanza con l’aristocrazia finanziaria, che vorranno dare il loro contributo per consegnare al popolo la sua sovranità ed al Paese la salvezza.

(G) Questo blocco, ottenuto il consenso della maggioranza dei cittadini, dovrà essere pronto a prendere nelle proprie mani il governo del Paese, per portarlo fuori dalla secche della globalizzazione e dalla gabbia dell’Unione europea, ovvero a costituire un GOVERNO POPOLARE D’EMERGENZA. Anche in questo caso abbiamo indicato quali siano i provvedimenti essenziali e più urgenti che questo governo d’emergenza dovrebbe adottare. Se, come è probabile, le cricche parassitarie oggi dominanti, spalleggiate degli attuali padroni del mondo, saboteranno il cambiamento democratico, questo blocco dovrà agire come un vero e proprio COMITATO DI LIBERAZIONE NAZIONALE. Nella lotta e nei fatti si deciderà quanto ampio potrà eventualmente essere questo CLN. Non ci leghiamo le mani

(H) Tutto sarebbe più facile se nello scontro che si prepara, ci fossero solo due campi, divisi da una linea netta: quello sovranista democratico e quello globalista liberista. Non sarà così. Già oggi, annusato il pericolo, i dominanti, non si limitano a manipolare le coscienze, ma tentano di ingannare i cittadini immettendo nel campo politico dei fantocci travestiti da sovversivi. Questi fantocci sono anche molto diversi fra loro —da gruppuscoli nazional-fascisti ai leghisti-liberisti che non hanno abbandonato l’idea di smembrare l’Italia—, ma essi sono giocatori della medesima squadra, uniti dalla stessa idea di uno Stato di polizia, corporativo e xenofobo. Ci sono poi forze politiche nuove, portate alla ribalta dall’indignazione popolare, ad esempio M5S le quali, per loro natura sono instabili e contraddittorie e dal cui seno i dominanti potrebbero attingere le ultime risorse per la conservazione del sistema.

(I) Certi che con l’approfondirsi della crisi sociale il popolo rialzerà la testa e che in una forma o nell’altra un FRONTE PATRIOTTICO UNITÀ POPOLARE prenderà forma, noi ci poniamo l’obbiettivo di agire al suo interno come la sua ala radicale ed egualitaria, dando cioè voce e dignità politica alla moltitudine dei nuovi poveri, con lo sguardo rivolto alle giovani generazioni, che saranno la forza motrice del cambiamento che verrà. E lo faremo, con la necessaria sagacia e la dovuta determinazione.
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13 commenti:

  • Anonimo scrive:
    5 marzo 2017 07:51

    Il concetto di classe, nel senso marxista tradizionale, non ha più senso e giustamente non viene usato in questo programma. E' stato sostituito dal concetto di 'popolo', che ha però il difetto di essere estremamente generico. Il problema sta nel fatto che identificare interessi 'popolari' comuni contro la minoranza aristocratica della finanza parassitaria non è facile. Anche questa analisi rischia di essere una semplificazione della realtà sociale. Foucault (che peraltro non amo in particolare) ci insegna che il potere è rizomatico, è diffuso, e riguarda tutti noi. Analogamente gli interessi del sistema neoliberista non si concentrano in una élite ristretta, ma riguardano tutti noi in vario modo. I risparmiatori che usano i fondi di investimento non sono una esigua minoranza che opprime il popolo affamato. Ce ne sono molti e sono i nostri vicini di casa e siamo noi stessi (non io personalmente, ma certo molte persone che conosco). La stragrande maggioranza della sinistra ufficiale è composta di borghesia benestante che vuole conservare il sistema perché, cambiandolo, teme di perdere il proprio tenore di vita; non si tratta di una minoranza esigua; è una fetta abbastanza larga della popolazione, nonostante la contrazione del ceto medio e l'impoverimento degli strati sociali medio-bassi. Bisognerebbe svolgere una analisi socio-economica dettagliata per capire quanti margini di manovra ci sono per la trasformazione che voi auspicate.
    E poi, a una forza come la vostra (alla quale guardo con simpatia intellettuale) si pone un problema essenziale: che posizione prendere dinanzi all'immigrazione incontrollata che sta modificando le nostre società. Attenzione a prendere posizione solo in base a vaghi principi umanitari (libertà e fratellanza), perché, in concreto, l'immigrazione incontrollata è perfettamente compatibile con il sistema neoliberista che prevede la libera circolazione del denaro, delle merci e della manodopera. Essa infatti crea l'esercito industriale di riserva di cui parlava Marx, la manodopera a basso costo che serve a tenere bassi i salari, provoca disoccupazione e precarizzazione crescenti. Sovranità nazionale e se vogliamo , sovranità 'nazional-popolare', non può che significare controllo politico dell'immigrazione.

  • Anonimo scrive:
    5 marzo 2017 12:26

    Popolo significa classe media dei piccoli propritari, piccoli imprenditori, professionisti e dall'altea parte i lavoratori fissi, precari e disoccupati.
    Sono classi che fino a oggi sono state in competizione.
    Il partito lo fondate SOLO SE RIUSCITE A TROVARE UN IDEALE UN PROGRAMMA POLITICO ECONOMICO CHE UNISCA CLASSE MEDIA E LAVORATORI.

  • lavoratore scrive:
    5 marzo 2017 15:06

    Di questo manifesto se ne può apprezzare la vuotezza politica e, a parte certi paroloni, una posizione assolutamente moderata data a tutte le questioni.
    Non più il proletariato, ma il "popolo". Non più abbattere il capitalismo, ma solo il "liberismo". E poi il modello scatola cinese mi pare un po' barocco. "Noi" rappresentiamo i lavoratori. Poi facciamo un Fronte che rappresenta il popolo. Poi un CLN con la destra.
    Il punto è che, vorrei rispondere al commentatore sopra, nessun programma potrà unire piccoli imprenditori e lavoratori. La sinistra riformista l'ha capito, tanto è vero che nelle sue coalizioni di centro sinistra ha fatto un fronte con i grandi imprenditori, non coi piccoli. Ovviamente questa cosa è eticamente disgustosa, è frontista, ha tutti i difetti che volete e io l'ho sempre criticata e attaccata. Ma il contrario, l'alleanza fra proletariato e piccoli imprenditori è addirittura impossibile, si romperebbe dopo 15 minuti.
    Quale programma può unire l'interesse di chi lavora al ristorante per 10 ore al giorno per 30 euro, con quelle del suo proprietario? Il proprietario vuole contratti ancora più precari, vuole pagarlo ancora di meno, vuole pagare ancora meno tasse (e quindi far prendere al suo dipendente una pensione e una disoccupazione ancora più bassa). Il lavapiatti vuole invece prendere più soldi, riposare la domenica, avere la disoccupazione e la pensione. Faccio un esempio che tanti giovani possono capire.
    I nostri interessi saranno sempre contrapposti a quelli della borghesia. Non ci dobbiamo far fregare da chi ci ha tradito e ci ha consegnato alla finanza. Ma non ci dobbiamo nemmeno far fregare da chi ci vuole liberare dalla finanza liberista per farci fare una coalizione coi piccoli zozzoni.
    Ma per fare questa cosa non servono gli appelli, lo capisce chiunque ha lavorato sotto padrone in vita sua. Più è piccolo e meno diritti hai, non fai assemblee, tocca il culo alle dipendenti e si sputtana i soldi alle macchinette o in coca...per poi brontolare contro lo Stato ladro e contro i suoi dipendenti che non hanno voglia di fare niente.
    L'errore degli ultimi anni dei compagni che un tempo facevano parte di Voce Operaia e del Campo Antimperialista, è di essere stati vittime di una gicantesca fissazione. L'euro va distrutto, certo. Ma voi vi siete fissati solo su quello. Ormai non vi definite più nemmeno anti-capitalisti ma solo anti-liberisti. Chiunque non vuole l'euro è un alleato: cani e porci e polentoni.
    Tutto il resto non c'è più. Non una parola di classe. Non una analisi sulla produzione. Non una parola sulla robotica (che so? ridurre l'orario di lavoro, tanto per cominciare!).
    Macché euro euro e solo euro. Le fissazioni sono una malattia psichiatrica di media gravità. Se si persiste si arriva ad un vero e proprio disturbo della personalità, e le fissazioni diventano allucinazioni. Fermatevi prima che sia troppo tardi.
    E a proposito dell'euro vorrei dire che i primi a beneficiarne sono stati proprio i piccolissimi imprenditori: con la pizza che è passata nel giro di una notte da 6mila lire a 6 euro, i gelati dal 3 mila lire a 3euro, ecc. Oggi, gli zozzoni, hanno capito che era una truffa ordita dalla finanza. Bravi scemi.
    Ora dovremmo uscirne per farli contenti?
    No dobbiamo uscirne, ma per distruggerli. D'altronde i piccoli hanno responsabilità anche nei confronti della finanza, sono la base della finanza. I computer in azienda, il mutuo, pezzi di patrimonio messi in borsa perché li faceva sentire moderni, la start app per farsi pubblicità (ma fino a quando qualcuno più furbo di lui ne fa una più competitiva che lo distrugge) poveri pezzenti.
    Oltretutto c'è un disprezzo culturale. Con la crisi molti giovani laureti si sono ritrovati a fare i falegnami, i benzinai, i lavapiatti con padroniu che hanno la terza media. Chiamatela egemonia gramsciana o quello che vi pare, ma la discussione con un padrone di tal fatta è impossibile. Col mio servirebbe un etologo o un cinofilo

  • Anonimo scrive:
    5 marzo 2017 19:33

    Lavoratore

    Anche i dipendenti hanno delle colpe gravi.
    Piccoli imprenditori e lavoratori hanno comunque un nemico in comune ed è molto più forte di loro.
    Se vogliono salvarsi non hanno scelta, devono allearsi.
    Non è vero che è impossibile.

  • Anonimo scrive:
    5 marzo 2017 21:38

    Caro lavoratore,
    rispondo al tuo commento con la premessa che non intendo dare lezioni né intendo riceverle perché preferisco ascoltare, spiegare una posizione, confrontarmi in maniera critica e se possibile trovare una convergenza senza moralizzare o sentenziare.

    Partiamo da un punto su cui sono d'accordo con te ma che va sviluppato:
    profitti e salari saranno sempre naturalmente in conflitto!
    Questa è una posizione marxista di cui sono fortemente convinto.

    E proviamo allora a fare un discorso da chi parte da una concezione della storia che si spiega attraverso la lotta di classe e non con categorie idealistiche di onestà o di presunti diritti naturali.

    Tu scrivi:
    "Non più il proletariato, ma il "popolo". Non più abbattere il capitalismo, ma solo il "liberismo."

    Cominciamo col termine proletariato, e premetto che chi scrive è figlio d'operaio specializzato metalmeccanico, quindi, fino a un certo punto del secolo scorso, fino all'epoca della fabbrica fordista, si è considerata nell'ambito del marxismo, la classe che aveva tutti i requisiti per essere avanguardia verso la rivoluzione comunista.
    Ma le cose non sono andate così e questa è un'altra storia che non trarremo qui.

    Proletario contrapposto a borghese era colui che aveva come unica ricchezza la propria prole, destinata ad entrare nel ciclo riproduttivo di nuova forza lavoro per il padrone.

    Borghese era chiunque non fosse all'ultimo gradino della catena produttiva e soprattutto se era proprietario di qualcosa.

    Oggi non si fanno figli ma si possiede la carrozza con i cavalli, pardon, volevo dire lo scooter o la macchina senza la quale non ci si reca sul posto di lavoro a farsi sfruttare.

    Questo fa di una persona un borghese?

    E veniamo adesso all'anticapitalismo.

    Cosa significa essere anticapitalisti?
    Di che capitalismo parliamo?

    Allora, chi è comunista e ha letto, e soprattutto compreso Marx, sa che non può essere comunista se non è socialista.

    Il passaggio dal socialismo inferiore dell'economia mista è fondamentale nella progressione verso la società utopica (ma non irreale) del comunismo: da ciascuno secondo le proprie possibilità a ciascuno secondo i propri bisogni.

    Ma se sei socialista in quanto comunista non puoi non essere democratico per la semplice ragione sostenuta da Marx che il socialismo, e quindi il comunismo si realizzano solo nella società capitalistica matura e sviluppata, e questo implica una compimento della democrazia liberal-borghese nata dalla rivoluzione francese.

    Ma veniamo al sodo.

    Cosa si è proposto nel testo che hai criticato?

    Rinunciare alla lotta contro il capitalismo o metterla in atto proponendosi obiettivi realizzabili per un avanzamento della posizione di classe?

    Chi si pone obiettivi storicamente irrealizzabili in determinate condizioni oggettive è un falso radicale e un estremista, ovvero un rivoluzionario velleitario e non c'è bisogno di scomodare Lenin per esprimere il concetto.

    Non credo che tu stia proponendo l'attacco al palazzo d'inverno, altrimenti non avrei neanche iniziato a risponderti.

    Diciamo che c'è un dubbio di moderatismo e di riformismo.

    Vorrei che tu dissipassi questo dubbio.

    Si propone qui di riconquistare la sovranità popolare, che può solo essere nella sovranità nazionale e popolare nella odiosa ma necessaria per ora democrazia borghese.

    Lo può fare solo una alleanza di sinistra?

    La risposta è no perché la sinistra storica ha negato se stessa e la sua classe di riferimento sposando la causa del peggior capitalismo storicamente dominante e accettandone la visione economica, barattando i diritti sociali, che sono diritti reali, con i diritti civili, giusti ma considerati in una visione privatistica all'interno del capitalismo.

    Più semplicemente se non salviamo la democrazia parlamentare oggi, il socialismo, il comunismo ma anche un capitalismo sopportabile, ammesso che possa mai esserlo, non solo sarebbe un utopia ma un vero e proprio sogno impossibile.

    Fine prima parte

    Franz Altomare

  • Anonimo scrive:
    5 marzo 2017 21:39

    Caro lavoratore,
    parte seconda

    Facciamo un esempio pratico e prima però ripeto in maiuscolo quello che ho scritto prima:

    PROFITTI E SALARI SARANNO SEMPRE NATURALMENTE IN CONFLITTO!

    Detto questo tu scrivi:
    " l'alleanza fra proletariato e piccoli imprenditori è addirittura impossibile, si romperebbe dopo 15 minuti."

    Vero, ma chi ha parlato di alleanza in termini strutturali?

    Qui si parla di alleanza in termini funzionali!
    La stessa che portò nel 1943 socialisti e comunisti ad allearsi con liberali e democristiani.

    Fu un'alleanza di scopo.
    Punto!
    Quella che vogliamo creare adesso.
    Riconquistare lo spazio politico che riapra la dialettica e renda effettiva la volontà popolare oggi congelata da un parlamento che prende ordini dalla Troika, in virtù del vincolo esterno dei trattati europei e della moneta unica.

    E' sbagliato e moderato questo obiettivo o è rivoluzionario?

    Ultimo esempio pratico.

    Questa alleanza condivide un minimo di obiettivi programmatici oltre la gestione dell'Italexit.

    La garanzia per tutti di un lavoro minimo con un salario dignitoso PER TUTTI quelli che non riescono a trovare lavoro sul libero mercato.

    E' poco?

    Altra cosa: diciamo di essere alternativi a M5S e a Lega Nord, rispetto a tutto ma soprattutto rispetto all'uscita dall'euro.
    Significherà qualcosa, spero..

    Quindi, qui non si tratta di convincere il ristoratore che oggi è il padrone di tizio (non il datore di lavoro!) a diventare socialista o comunista.

    Si tratta di far fronte a una lotta di classe che si svolge non più tra borghesi e proletari ma soprattutto all'interno della classe capitalistica, tra borghesia produttiva e borghesia speculativa, tra usurai della finanza e imprenditori che comunque lavorano.

    Il mio amico liutaio che sta per chiudere bottega perché ci sono sempre meno clienti a portare il loro strumento a riparare, non fa parte del popolo?
    E' borghese?

    Il pizzaiolo fallito in mezzo a una strada è borghese?
    I suoi figli valgono meno degli altri?

    Questo è il NEOLIBERISMO dell'oligarchia globalizzata!

    E andiamo al programma di un governo di transizione e di salvezza nazionale che deve durare il tempo di ridare la sovranità al popolo:

    1) paga oraria minima stabilita per legge, diciamo per esempio non inferiore agli 8 euro l'ora.

    2) abolizione dei contratti atipici e a tempo determinato se non nei ristretti casi giustificati da obiettive ragioni (stagionalità, ristrutturazione e sviluppo indistriale, eccetera)

    3) Stato datore di lavoro di ultima istanza;

    4) Investimento in edilizia popolare;

    5) Divieto di sfratto in assenza di soluzioni alternative e divieto di esproprio della prima casa e di fermo amministrativo del mezzo di trasporto;

    6) Imposizione di un salario nei termini del punto (1) con finanziamento da parte dello Stato per ridurre il cuneo fiscale e non portare al fallimento le imprese;

    7) Lavoro accessorio ridotto quasi a zero, se non per sostituire , faccio un esempio, il cuoco ammalato con un lavoratore occasionale: agli 8 euro l'ora vanno aggiunti parte di 13a 14a se prevista dal CCN, permessi, ferie pagate e TFR, oltre i contributi in proporzione e la quota INAIL. Il ristoratore non dovendo pagare la malattia al suo cuoco alla quale provvederebbe l'INPS, pagherebbe la prestazione accessoria e occasionale senza perderci niente.

    Mi fermo qui.

    Concludo dicendo che il Socialismo è un punto di partenza e non d'arrivo.

    Piccoli imprenditori che ancora non sono falliti (ma è solo una questione di tempo) devono convincersi che profitti ragionevoli sono compatibili solo con politiche spansive per un reddito diffuso.

    Non si tratta di convertirli.

    Non hanno scelta.

    Noi guadagneremmo una posizione di classe, soddisferemmo dei bisogni e pemìnseremmo al passo successivo.

    E' poco?

    Franz Altomare

  • Marco Giannini scrive:
    5 marzo 2017 22:55

    Secondo me è un ottimo indirizzo.
    Non è un programma ma un "solco".
    Bene fa a citare "popolo" e "neoliberismo" anziché "lotta di classe" e "capitalismo" perché mira a far arretrare il nemico dalla attuale linea di trincea a principiare dall'euro.

    E il nemico in questo solco è il neoliberismo.
    Non mira a instaurare il comunismo.

    Le vere classi sono due: popolo e aristocrazia finanziaria.
    I piccolo borghesi sono popolo: quando si sono creduti aristocrazia è stata la fine per loro e per gli altri (vedasi moneta unica e liberalizzazione dei capitali)...speriamo abbiano memoria.

  • Anonimo scrive:
    5 marzo 2017 22:57

    Franz Altomare

    Sono d'accordo ma il punto chiave è che non si possono accumulare delle rendite di posizione che poi si tramandano in eterno di generazione in generazione.
    Il problema sono le disuguaglinze che sono un bene ma non oltre un certo limite e la mobilità sociale senza la quale un popolo non è popolo.
    Significa però che si deve accettare che il proprio figlio possa scendere nell'ascensore sociale ma questo viene compensato da un welfare di eccellenza.
    Solo così rinasce la solidarietà.

  • franzaltomare@gmail.com scrive:
    6 marzo 2017 13:48

    Il welfare d'eccellenza deve garantire che al piano più basso della scala sociale le condizioni minime di vita dignitosa sono garantite, attraverso un lavoro, per tutti.

  • Anonimo scrive:
    6 marzo 2017 15:19

    Franz

    Sí ma non viene fatto, come mai?
    Perché bisogna comprendere che concedere un welfare d'eccellenza comporta che

    1) i lavoratori non si trovano poù costretti ad accettare lavori sottopagati e non tutelati

    2) questa sicurezza genera un inizio di presa di coscienza politica e cominciano a chiedere diversi criteri di distribuzione della ricchezza

    3) maggiore partecipazione al momento della decisione politica

    quindi si mette in discussiome l'ordine fra le classi che significa i livelli di ricchezza, di potere, di status e di privilegio nell'accesso al mondo del lavoro per i figli.

    Le classi dominanti e ipiccoli imprenditori non solo si trovano privati del loro esercito di riserva e si vedono minacciati direttamente dall'ascesa delle classi subalterne.

    Per questo negli anni ottanta la piccola e media borghesia votava Thatcher e Reagan.

    Il punto però è che una volta distrutto il lavoro ovviamente è finita sotto attacco la stessa classe media che è stata creata appositamente per fare da cuscinetto fra i dominanti e le classi più basse perché una volta che i sindacati sono stati sconfitti e cooptati la middle class non ha più alcuna funzione.

    Piccoli imprenditori e professionisti sono naturalmente in "competizione" con i lavoratori ma

    1) oggi hanno un nemico mortale in comune, se non trovano una maniera di allearsi su basi sociali, economiche, politiche e ideologiche "NUOVE" saranno entrambi travolti

    2) competizione non è guerra, la si può regolamentare in maniera che diventi produttiva per la società cioè che non preveda per forza un vincitore definitivo e un vinto senza speranza.
    Bisogna capire che le rendite di posizione non possono essere mantenute in eterno, che l'ascensore sociale deve ricominciare a funzionare sia in salita che in discesa (il che comporta degli svantaggi per la classe media) mentre da parte loro i lavoratori devono accettare i sacrifici di una posizione subordinata considerando come "valore" il fatto che il loro figlio abbia scuola, assistenza sanitaria di eccellenza e la possibilità di partire alla pari con i figli dei più ricchi.
    In sostanza si deve impedire che si possano ereditare ricchezze, potere e status sociale se questo superano un certo livello che li trasforma in "disuguaglianza incolmabile".

    Perché lo si dovrebbe accettare?
    Perché altrimenti sia la classe media che i lavoratori saranno ridotti a puro esercito di riserva.

    L'importante è che qualcuno che ha un seguito fra la gente - a tutti i livelli, non solo le persone famosissime - cominci a parlare di questi problemi e faccia nascere il dibattito.

  • lavoratore scrive:
    6 marzo 2017 18:46

    Dai vostri commenti continuo a non capire cosa fate per vivere. Perché se andaste a lavorare sotto padrone non parlereste tanto facilmente di "fronte".
    La storia prima facciamo il Fronte poi faremo il socialismo poi faremo il comunismo, è la storia di tutti i frontismi. In Spagna si diceva: prima sconfiggiamo i fascisti, poi faremo la rivoluzione. Risultato? La borghesia, per paura della rivoluzione, ha cominciato a tifare per i fascisti (nonostante il fronte popolare che voi volere ricostituire privatizzasse le aziende espropriate dagli anarchici, mettesse la pena di morte in fabbrica, risarcisse i debiti della vecchia amministrazione).
    Oggi voi dite: prima usciamo dall'euro, poi faremo il socialismo.
    Ecco io temo la storia rischi di ripetersi: non è che, per paura del socialismo, la borghesia quasi quasi si tiene l'euro? Il mio padrono, antieuropeista convinto, sono convinto preferirebbe l'euro pur di non votare un blocco con la sinistra.

  • Anonimo scrive:
    6 marzo 2017 23:56

    Lavoratore

    Non ho capito, stai per caso dicendo che nessuno oltre te può capire davvero il rapporto datore di lavoro-dipendenti?
    Non ti viene in mente che possono esistere altri modi di vedere le cose?

  • pasquino55 scrive:
    7 marzo 2017 20:15

    Contrariamente ad altri non sono mai stato operaista ma ritengo che l'analisi proposta dal compagno che si definisce lavoratore trovo sia non solo condivisibile ma corretta e puntuale e che centri in pieno il vero errore-limite che la sinistra sta perpetrando ovvero quello di concentrare aprioristicamente l'attacco all'euro (strumento indicato come mezzo per l'affermazione del sistema liberista) quale forma primaria di lotta al nostro storico nemico e per ricostruire una base critica capace di veicolare una visione, un programma alternativo al neoliberismo in un fronte, in un CLN, tutti quegli spezzoni che oggi stanno soffrendo a causa di esso. Questo devastante errore di analisi che si sta commettendo (ed è comune in tutta la sinistra) sta nell'individuare ed indicare come nemico basilare da distruggere il neo-liberalismo come se distrutto questo e tornati ad un nuovo liberalismo con una propria moneta, gli ultimi, i poveri, gli oppressi vedranno il realizzarsi dei propri sogni e bisogni e quindi non subiranno più tutte le ingiustizie ed angherie che oggi sono costretti a patire. Per poter tornare a costruire il futuro occorre ripartire dall'antico riconducendo lo scontro al cuore del contendere, partire da dove si genera e sviluppa la "malattia" cioè dalla visione e dall'etica liberale, fonte e meretrice della costruzione del sistema capitalista. La lotta contro questo sistema è la condizione minimale per riformulare una nuova proposta politica per una società libera e democratica. L'attacco quindi va portato all'essenza stessa del capitalismo: il liberalismo, usando come grimaldello per la sua distruzione l'unica parola d'ordine che il sistema capitalista, pena la sua fine, non potrà mai ricevere ed è quella della democrazia economica. Una proposta machiavellica e gattopardesca che, pur non parlando mai direttamente di socialismo, ne rivendica e ne riafferma tutti i valori fondamentali, in grado quindi di generare quelle opportunità necessarie per la creazione di una aggregazione popolare fronte, CLN, che contiene in se una autentica alternativa visione politica e sociale. Il socialismo, pena il suo annientamento, non potrà mai essere liberale.
    Pasquino55

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