martedì 26 giugno 2018

TSIPRAS SI È TOLTO LA CRAVATTA

[ 26 giugno 2018 ]

«Nel Paese più di una persona su tre è a rischio povertà, mentre pesanti sacrifici sono programmati almeno fino al 2060... Ma Tsipras fa festa e si mette la cravatta...»

* * * 
Non ci sono parole per commentare la pagliacciata concordata tra gli strozzini europei e l'esecutore materiale dei loro diktat, Alexis Tsipras. Di costui è difficile dire se la storia lo ricorderà più come traditore che come buffone. 


*  *  *


In Grecia più di una persona su tre è a rischio povertà


Se gli storici del futuro dovessero indicare un esempio della propaganda europeista negli anni terminali della moneta unica, potrebbero scegliere i toni usati per l’accordo firmato venerdì scorso dall’Eurogruppo per suggellare il ritorno della Grecia al finanziamento del debito attraverso il mercato. Non solo la Grecia sarà costretta a politiche di austerità per decenni (dovrà garantire un surplus primario del 3,5% del PIL fino al 2022 e del 2,2% fino al 2060!) – fonte KeepTalkingGreece – , ma più di un terzo della popolazione rimane a rischio povertà – fonte Ekathimerini -, percentuale che salirebbe ad oltre il 50% senza i sussidi sociali. E i tagli a pensioni e indennizzi continueranno anche nei prossimi anni. Insomma, la cura ha avuto successo, ma il paziente è morto – l’importante è che i creditori della Grecia abbiano avuto indietro il proprio denaro e che la Grecia continui a garantire la loro rendita, sotto la disciplina dei mercati e con la benedizione del governo Tsipras.

Più di un terzo della popolazione del paese – il 34,8% o 3,7 milioni di persone – è considerata a rischio povertà o di esclusione sociale secondo il sondaggio 2017 dell’ELSTAT (l’ente nazionale delle statistiche) sui redditi delle famiglie e le condizioni di vita.

La cifra è scesa lievemente se confrontata con l’anno precedente, perché nel 2016 era considerato a rischio povertà o esclusione sociale il 35,6% della popolazione, o 3,79 milioni di persone.

I dati mostrano che il rischio è maggiore tra le persone in età lavorativa (da 18 a 64 anni) – il 38,6%. In particolare, nel medesimo gruppo di età il rischio in Grecia è di gran lunga maggiore tra gli stranieri – ne è toccato il 62,9% – contro il 36,5% dei greci tra i 18 e i 64 anni.

La soglia di povertà è stata fissata sul reddito annuale di 4.560 euro per persona e di 9.576 euro per famiglia formata da due adulti e due bambini di età inferiore a 14 anni. Le famiglie a rischio povertà o esclusione sociale sono 789.585 su un totale di 4.162.442 famiglie in Grecia.

Senza i sussidi sociali, il 50,8% della popolazione del paese sarebbe considerato a rischio povertà, la qual cosa indica l’impatto che pensioni e sussidi sociali – come l’indennità per i percettori di piccole pensioni (EKAS) e il sussidio alla disoccupazione – hanno sulla vita delle persone.

* *  *

L'Eurogruppo concede alla Grecia una piccola estensione del rimborso, 
nessuna riduzione del debito reale
(Keep Talking Greece)

L’atmosfera del venerdì mattina è buona. I creditori della Grecia esultano, i media internazionali e persino quelli tedeschi salutano l’accordo dell’Eurogruppo come “la fine della crisi greca”, “la Grecia esce dal salvataggio” e “il debito greco è sostenibile”. Ma l’Eurogruppo dei 19 ministri delle finanze non ha concesso alla Grecia nessuna riduzione del debito. Nemmeno tassi di interesse più bassi o clausole di crescita. Quello che hanno fatto è estendere:

– il rimborso degli interessi sul debito EFSF e la maturazione dei titoli greci di 10 anni;
– una rigorosa austerità;
– una stretta supervisione;
– e più “riforme”.

L’accordo, raggiunto nelle prime ore del mattino di venerdì a causa delle obiezioni tedesche sul tempo di estensione del debito, apre la strada anche all’uscita della Grecia dal suo programma di salvataggio di 8 anni.

Inoltre, la Grecia ottiene una tranche di 15 miliardi di euro, un cosiddetto “buffer” che è un ulteriore prestito. Di questi 15 miliardi, 3,3 possono essere usati per ripagare i prestiti del FMI. […]

Nella dichiarazione ufficiale, l’Eurogruppo dà il benvenuto all’impegno della Grecia a mantenere:
– un surplus primario del 3,5% del PIL fino al 2022
– un surplus primario del 2,2% del PIL in media nel periodo dal 2023 al 2060.
[…]

Il presidente dell’Eurogruppo, Mario Centeno, a valle dell’incontro ha detto: “Possiamo affermare con sicurezza che il debito greco è sostenibile in futuro, facciamo le congratulazioni alla Grecia”.

Tra le altre cose ha aggiunto che la Grecia ha emanato 450 interventi legislativi soltanto nel contesto del 3° programma di salvataggio. Non ha osato menzionare quelli connessi al salvataggio nei primi due programmi di aggiustamento fiscale.

Con misure di lungo termine fino al 2060, i guai della Grecia non sono davvero finiti il 22 giugno né finiranno il 18 agosto, quando uscirà ufficialmente dal 3° programma di salvataggio. […]

Ma più essenziale è vedere come questo “grande accordo”, come “la più grande solidarietà che il mondo abbia mai mostrato” (così ha detto il direttore del ESM Regling) influenzerà la vita e le tasche dei greci. Di sicuro le pensioni saranno ulteriormente tagliate nel 2019 e i poveri saranno tassati col restringimento dell’area tax-free (i redditi non tassati) nel 2020.

Alla fine dei giochi, ci ritroviamo al punto di partenza, con un debito ben più altro rispetto al 2010: nel 2010 il debito greco ammontava a 262 miliardi, nel 2018 a 323 miliardi di euro.


lunedì 25 giugno 2018

VIKTOR ORBÁN, IL REAZIONARIO

[ 25 giugno 2018 ]

Ci siamo occupati a varie riprese di Viktor Orbán ( QUI, QUI, QUI, QUI)

Forte della schiacciante maggioranza ottenuta alle ultime elezioni il Nostro ha dunque fatto facilmente passare la riforma della costituzione ungherese. L'emendamento, approvato con 160 sì (anche quello dell'estrema destra di Jobbik) e 18 voti contrari recita che «collocare cittadini stranieri sul territorio del paese è vietato, salva l’autorizzazione del Parlamento». A gennaio sempre Orban aveva fatto introdurre dal Parlamento anche una legge che punisce con un anno di carcere chi aiuta gli immigrati illegali. 

La modifica della Costituzione riguarda anche altri aspetti. Viene sancito "l'obbligo di difendere la cristianità"; vengono istituti Tribunali amministrativi speciali con giudici di nomina governativa (il che evidentemente  pone la magistratura sotto tutela del regime).
Questa sterzata reazionaria si aggiunge al pacchetto legislativo del marzo 2013, che contemplava:
1- la limitazione delle prerogative della Corte costituzionale.
2-La libertà di espressione e di opinione potrà essere limitata se ferisce una non meglio definita "dignità della nazione ungherese".
3. Gli studenti saranno obbligati, dopo la laurea, a restare in Ungheria per un periodo almeno lungo come il corso di laurea, e in alcuni casi fino a dieci anni, e sarà loro vietato di cercare lavoro all'estero. Se violeranno tale norma dovranno ripagare le spese degli studi superiori.
4. I senzatetto non potranno trattenersi e dormire in spazio pubblico, se lo fanno saranno punibili dal diritto penale.
5. Dibattiti elettorali saranno vietati su radio e tv private, le ultime indipendenti e già combattute dal regime con taglio di frequenze e pressing per brutali tagli della pubblicità.
6. Coppie non sposate, senza figli o omosessuali non potranno avere la definizione di famiglia, e non avranno gli stessi diritti e agevolazioni della famiglia eterosessuale ufficialmente sposata e con figli.
7. Il vecchio partito comunista è definito organizzazione criminale. Processi politici contro oppositori sono dunque teoricamente possibili con pretesti costituzionali.


Abbiamo già detto che non piangiamo una lacrima per Soros e la sua congrega, ma non si dica che quello di Viktor Orbán non è, populismo o non populismo, un governo della destra reazionaria. Lo è, e come. Ed è la manifestazione di una generale e potente svolta a destra che si manifesta dappertutto, in primis, in Europa dell'Est.

Chiedete alla Merkel perché esso fa parte del partito Popolare europeo, ovvero la tribù che ha covato e allevato Viktor Orbán. Le élite europeiste ora strillano contro la modifica della Costituzione ungherese e fanno appello al fatto che... il diritto internazionale ed europeo deve prevalere su quella nazionale.

Dio ce ne scampi e liberi! Non è la rivendicazione alla sovranità popolare che va condannata, ma la sua torsione nazionalista e reazionaria.



PRONTO? È IL POTERE CHE PARLA

[ 25 giugno 2018]


Nella foto accanto due notizie apparse sui due organi supremi dell'élite, il corriere della sera e la repubblica. Una sincronica divisione dei compiti.  

Il Corriere di sabato scorso ci informa che ci sarebbe, in seno al M5s, una fronda pronta nei prossimi mesi a fare il salto della quaglia, ad allearsi col Pd. Senza pudore si fa  il nome di Fico come capobastone.

Ieri è stata la volta de la repubblica con un articolo del ROSSOBRUTTO alias Matteo Pucciarelli [nella foto]. 

L'accusa è esplicita: i "sovranisti di sinistra", in quanto non si sono intruppati nell'esercito della salvezza anti-M5s-Lega, sarebbero dei rossobruni, ovvero in sodalizio coi fascisti. Non è solo l'ennesima conferma che questo sarà il leit motiv della campagna di satanizzazione contro la sinistra che non regge il moccolo all'élite neoliberista ed europeista —che resta dominante anche se non sta al governo.

C'è qualcosa di più, e di più inquietante. L'articolo consiste in un vero e proprio dossieraggio, con nomi e cognomi dei presunti rossobruni e tanto di foto. [vedi sotto]

CLICCA PER INGRANDIRE
Un'operazione indegna, un salto di qualità di sapore spionistico e in stile nazista: “Se dici

una menzogna enorme e continui a ripeterla, prima o poi il popolo ci crederà". (J. Goebbels)
Chi siano le persone tirate in ballo è presto detto. Sorvoliamo su Diego Fusaro il quale, ahinoi, sembra aver scelto il ruolo di utile idiota per avvalorare l'accusa. Si tirano in ballo Fausto Sorini, Bruno Steri e Stefano Fassina
.

Ci sono i termini della diffamazione — 595 Codice Penale: chi offende l'altrui reputazione, è punito [c.p. 598] con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a euro 1.032.

Non sappiamo se i compagni diffamati adiranno alle vie legali. Una cosa (dato che questa campagna di satanizzazione proseguirà e che arriverà anche da queste parti) vogliamo dirla chiara ai sicofanti* ed ai loro pupari: ove fossimo tirati in ballo andremo ad esporre denuncia in ogni Procura e difenderemo il nostro onore di antifascisti in ogni sede e con ogni mezzo.

Mentre esprimiamo la nostra piena solidarietà a Fausto Sorini, Bruno Steri e Stefano Fassina, segnaliamo che c'è un'intelligence dietro a questo attacco —il primo venne portato proprio da il manifesto [vedi sotto] e poi da Micromega. ** 

Si vuole stroncare sul nascere che sorga una sinistra patriottica. In quest'ottica si deve sputtanare Stefano Fassina il quale, a torto o a ragione, viene visto come il possibile perno o simbolo di una sinistra patriottica e costituzionale, e quindi lo si minaccia che deve rigare dritto. E sempre in quest'ottica, proprio per rendere plausibile la campagna di demonizzazione della sinistra patriottica, per isolarla e ostracizzarla, Lorsignori hanno vitale bisogno di arruolare nella loro santa alleanza l'estrema sinistra. I segnali che questa caschi con tutti e due i piedi nella trappola purtroppo ci sono.
Segnaliamo alcuni precedenti articoli in cui abbiamo denunciato la campagna sul rossobrunismo:

12 APRILE: "OMBRE NERE" O OMBRE BIANCHE?
LO SPAURACCHIO DEL ROSSOBRUNISMO


* SICOFANTE. - Il sistema accusatorio, vigente in Atene e nelle città greche a regime libero, per il quale non si procedeva contro il delinquente se non vi era un accusatore, aveva favorito il sorgere di una classe di professionisti, ristretta, malvista, ma pericolosa. Il nome stesso è spregiativo, e nell'uso comune è adoperato nel senso di "calunniatore"; un'antica etimologia, da accogliere con prudenza, dava alla parola il senso originario di "denunziatore di fichi" (σῦκον "fico"; ϕαίνω "denuncio"), cioè di chi esportasse di contrabbando i fichi dall'Attica.

«Infine, inquietante è l'attuale indulgenza verso i fascio-stellati da parte di qualche politico formalmente di sinistra. In un'intervista rilasciata al manifesto il 17 febbraio(in realtà il 17 maggio, ndr),Stefano Fassina, deputato di Liberi e Uguali, il quale non disdegna la frequentazione di rosso-bruni, ammette che, sì, "non è il governo che sognavamo", ma "chi li attacca oggi è per lo più per la conservazione". E più avanti, con lessico alquanto ambiguo, depreca "la deriva cosmopolita di parte della sinistra, che considera una parolaccia l'interesse nazionale"

BENE O MALE?

[ 25 giugno 2018 ]




CHI NON RISPETTA LE REGOLE?
Italia, Germania, le doppie morali dell'euro
di Sergio Cesaratto


Dalla prefazione e dall'introduzione
Questo libretto trae origine da una conferenza dal medesimo titolo tenuta il 25 gennaio 2018 presso l’Università di Friburgo in Brisgovia, la splendida cittadina nel Sud della Germania, organizzata dagli amici (tedeschi) della locale Società Dante Alighieri assieme all’Università Albert-Ludwigs di Friburgo. ...

Il filo rosso del libro
Il ragionamento che svilupperemo nel libro può essere così sintetizzato. Vi sono delle “regole del gioco”, ben note all’analisi economica, che rendono un’unione monetaria sostenibile. Tali principi prescrivono che gli squilibri esterni (delle partite correnti) fra i Paesi di un’area valutaria vadano regolati col concorso sia dei Paesi in avanzo che dei Paesi in disavanzo. Queste regole sono analoghe a quelle già imperfettamente applicate nel sistema aureo, un sistema monetario internazionale a cui l’euro è considerato affine. Con la copertura di precetti monetaristi, le regole nei fatti adottate nell’Eurozona sono invece altre, e sono in buona misura quelle desiderate dalla potenza europea dominante, in maniera tale che la moneta unica non ne contraddica il modello economico mercantilista. Il fatto che tali regole non abbiano funzionato nello stabilizzare l’area euro è condiviso; ma perché sbagliate, oltre che contorte, o perché non rispettate? Il processo di riforma delle regole, attualmente in corso, sembra basarsi sulla seconda tesi.
Nel primo capitolo cominceremo col domandarci perché il nostro Paese si sia imbarcato nella moneta unica. Troveremo la risposta nell’argomentazione, patrocinata in particolare da economisti ed esponenti politici dell’area del centrosinistra, che il Paese sarebbe stato in grado di regolare i propri conflitti e un uso considerato troppo spregiudicato del bilancio pubblico solo attraverso l’importazione di regole dall’esterno. Il Paese sembra però aver pagato duramente tale scelta, in termini economici e sociali, attraverso un rigore fiscale che ne ha minato domanda interna e produttività, e da ultimo i medesimi conti pubblici.
Nel secondo capitolo mostreremo come la violazione di corrette regole del gioco abbia generato la crisi dell’Eurozona, sebbene tale inosservanza abbia all’inizio portato momentanei vantaggi ad alcuni Paesi europei, nell’illusione che con la moneta unica gli squilibri di partite correnti fossero irrilevanti.
Nel terzo capitolo illustreremo perché il modello tedesco sia incompatibile con le regole del gioco, anzi sia fondamentalmente basato sulla trasgressione di tali principi. Ciò non sorprende, in quanto quello che definiremo “mercantilismo monetario” tedesco è precisamente l’opposto della cooperazione richiesta in un’unione monetaria mutualmente vantaggiosa, dunque sostenibile. Tratteremo poi dei diversi vantaggi che la Germania ha tratto dalla moneta unica, spesso applicando una morale per sé e una per gli altri, e della sua scarsa memoria storica. In virtù della moneta unica la Germania ha rafforzato il proprio modello realizzando una “super competitività”, ciò che rende oggi difficile il riequilibrio dell’Eurozona, perfino se Berlino cominciasse ad accettare regole del gioco più leali.
Nel quarto capitolo effettueremo un viaggio nel surreale, esaminando le proposte di riforma degli ordinamenti che regolano la politica fiscale dell’Eurozona. Alle timide aperture di Macron verso una governance fiscale comune, la Germania sembra aver risposto con la proposta di un irrigidimento delle regole esistenti. Le proposte tedesche si basano sul principio che il settore privato debba subire perdite nel caso di un intervento finanziario europeo a favore di un Paese membro in difficoltà. Con uno sguardo all’Italia, questo significa rendere il suo debito pubblico più rischioso, e dunque maggiormente insicuro e instabile. Il nostro suggerimento è che il Paese ponga un veto a tali irresponsabili progetti, tracciando una “linea del Piave” nell’obiettivo della stabilizzazione del debito pubblico. Se, da un lato, un’effettiva riforma dell’Eurozona richiederebbe un’unione politica, dall’altro nelle conclusioni ricordiamo le ragioni per cui tale unione non sia un obiettivo concepibilmente in vista. Purtroppo il modello tedesco appare di ostacolo anche a ragionevoli e meno ambiziose proposte.
Come nella conferenza, ho cercato di fondare le mie affermazioni sulla migliore e più aggiornata letteratura internazionale, ove possibile citando autori tedeschi. Mi riferirò qui e là alle mie Sei lezioni (Cesaratto 2016), dove ho spiegato in termini accessibili alcuni aspetti più tecnici della crisi europea e, soprattutto, illustrato l’esistenza di impostazioni eterodosse in economia politica (a cui mi riferirò qui col termine “post-keynesiane”).

domenica 24 giugno 2018

IL TRAPPOLONE (FRANCO-TEDESCO) di Leonardo Mazzei


[ 24 giugno 2018 ]

L'ultima trovata: far decidere ai parlamenti di Berlino e Parigi la politica economica italiana. Non è uno scherzo, è la proposta Merkel-Macron. E poi qualcuno ci chiede perché insistiamo tanto sulla sovranità...
A Berlino stan preparando una trappola. Ed a Parigi gli tengono bordone. Nel mirino - sai che novità! - l'Italia. Il terreno è stato arato fin dall'autunno scorso, con il famoso non-paper di tre paginette col quale Wolfgang Schäuble dette il suo addio all'Eurogruppo. Ora, dopo otto mesi, Angela Merkel proverà a tradurre in pratica le dritte del suo ex ministro. L'occasione sarà quella del vertice europeo della prossima settimana.


«L'ultima trappola di Schäuble in Europa», questo il titolo insolitamente allarmato dell'insospettabile Sole 24 Ore dell'11 ottobre 2017. Insospettabile pure l'autore, Alberto Quadrio Curzio, non esattamente un "populista". Il quale, descrivendo la proposta dell'ormai ex ministro delle Finanze tedesco, parlava già allora di: «un Fondo monetario come "sovrano rigorista"» e di una «minacciosa "gestione ordinata" dei titoli di Stato», concludendo seccamente che «la proposta è da respingere e non solo perché sarebbe micidiale per l’Italia».



Com'era immaginabile quella di Schäuble non era la mera esercitazione di un ministro in disarmo. Tant'è che adesso la cosa si fa seria. Ce ne parla stavolta un altro insospettabile, Federico Fubini sul Corriere della Sera di ieri l'altro. Il fatto è che l'informale non-paperdell'attuale presidente del Bundestag ha ora preso l'ufficialissima forma di una proposta firmata dal duo Merkel-Macron.



Ma se a ottobre l'establishment nostrano sembrava deciso a dire no, adesso invece tentenna. Lorsignori comprendono che il cappio franco-tedesco riguarda in qualche modo anche loro, ma l'alternativa è il dilagare del populismo, addirittura il licenziamento della tanto amata Merkel, che Dio non voglia! 



Di questo atteggiamento tentennante l'articolo del Fubini è un esempio pressoché insuperabile. Ma qual è la posta in gioco, in vista del vertice europeo di fine giugno? Nel loro recente incontro, Merkel e Macron hanno trovato un accordo su due punti: un mini-bilancio dell'Eurozona a partire dal 2021, come chiesto dalla Francia; un nuovo ruolo dell'Esm (European Stability Mechanism, il cosiddetto "Fondo salva-Stati"), come voluto da Berlino in linea con il lascito testamentario di Schäuble. Ma mentre il risultato per il piccolo Napoleone parigino è più che altro di facciata (l'entità del bilancio della zona euro è tutta da vedere, ma già viene indicata come particolarmente modesta), il cuore della proposta è come sempre nella parte che arriva direttamente da Berlino.



Entriamo dunque nel merito. Il comunicato franco-tedesco ci dice che l'Esm 
«dovrebbe avere la capacità di valutare la situazione economica degli Stati membri, contribuendo alla prevenzione delle crisi». 
C'è in questa frase il succo dell'idea di Schäuble, quella di assegnare ad una istituzione "tecnica", dunque non soggetta a trattative politiche, le scelte economiche fondamentali non tanto - si badi - a livello europeo, quanto quelle propriamente spettanti agli Stati. I quali dovrebbero semplicemente adeguarsi alle decisioni dell'Esm. 



Ma questo varrebbe per tutti gli Stati? Ovviamente no. In base all'idea dei due simpaticissimi padroni dell'Europa, mentre 17 Paesi dell'Eurozona perderebbero ogni parvenza di sovranità, gli altri due (casualmente Germania e Francia) non solo non vi rinuncerebbero, ma acquisirebbero addirittura il potere di decidere per conto degli altri. Bella no, l'Europa! Quella del sognooo!



Ora qualcuno penserà che stiamo esagerando, che forse si tratta di uno scherzo, che proprio così non può essere. E invece no. Il meccanismo pensato dalla coppia Merkel-Macron è piuttosto semplice, una roba che la può capire anche un piddino. Siccome i due non sono del tutto insensibili alle ragioni della democrazia, essi hanno pensato che certe decisioni possano essere prese solo con la maggioranza dell'80% dei "diritti di voto". Attenzione, non dei voti di ciascun membro, che la cosa non farebbe al caso loro, bensì dei "diritti di voto" assegnati a ciascun Paese in base alle proprie quote detenute nell'Esm. "Diritti di voto" che solo per Germania e Francia superano - guarda un po' il caso! - il 20%. Per la precisione, la quota della Germania è del 27,14%, quella della Francia è del 20,38%, mentre quella dell'Italia è del 17,91%.



Ovvie le conseguenze politiche di un tale meccanismo. E qui lasciamo la parola a Fubini, sennò pare che siamo solo noi a "pensar male". Dopo aver detto che 
«Questo è un passo significativo verso la subordinazione dei Paesi dell'area al Bundestag, dunque agli umori dell'opinione pubblica tedesca», egli osserva che «Solo Germania e Francia hanno di fatto un veto individuale su ogni decisione, perché solo loro hanno quote sopra il 20%. Così l'Esm in questa proposta vigila su tutta l'area euro, in competizione con un organo sovrannazionale come la Commissione Ue, ma non può fare nulla che il Bundestag non approvi: un'evidente violazione del principio di uguaglianza fra Stati alla base dell'Unione europea».

E su cosa potrebbe decidere l'Esm, cioè di fatto i governi (o, se volete, i parlamenti) di Berlino e Parigi, se la proposta dell'asse carolingio dovesse disgraziatamente passare? Ovvio, esso potrebbe decidere anzitutto sulle modalità di un eventuale default del debito di alcuni Stati, Italia in primis.



Ora, che una ristrutturazione del debito italiano sia necessaria è cosa abbastanza ovvia, come cosa altrettanto nota è che la forma più indolore di una tale operazione consiste proprio nell'uscita dall'euro. Ma che tempi e modalità di questa possibile scelta debbano essere decisi da Francia e Germania, via Esm, questo va al di là di ogni immaginazione. Oltre alla totale perdita di sovranità, due le conseguenze disastrose per il nostro Paese. In primo luogo le "condizionalità", cioè i nuovi sacrifici, che verrebbero imposti dall'Esm per portare in porto quello che ci verrebbe presentato come un "salvataggio" (vedi il caso greco). In secondo luogo - e qui sta la principale preoccupazione del Fubini - l'inevitabile aumento dello spread che seguirebbe da subito l'eventuale approvazione della linea franco-tedesca.



Tutto questo perché l'idea Merkel-Macron è quella di adottare un sistema di riduzione del debito sul modello del bail in bancario, mettendo cioè in preventivo una certa perdita per i detentori dei titoli del debito italiano, con la conseguenza di spingere questi soggetti a vendere, alzando così immediatamente tassi e spread. Inutile dire come questa sequenza avrebbe un micidiale effetto sull'economia italiana. Ma evidentemente è proprio questo il risultato voluto: mettere in ginocchio l'Italia, per meglio depredarla e per cacciare da subito il governo gialloverde. 



Se questo è il regalino del duo franco-tedesco, cosa propone di fare il Fubini? Ovviamente è qui che casca l'asino. Tanto chiaro nel denunciare la pericolosità della trappola congegnata contro l'Italia, il Nostro diventa all'improvviso tentennante quando si tratta di indicare il che fare. Un atteggiamento che evidentemente non è solo il suo, e che esprime piuttosto bene l'attuale smarrimento delle nostrane èlite.



L'articolista ammette che 
«accettando l'ipotesi di accordo franco tedesco si potrebbe aprire la strada a un governo dell'unione monetaria con un potere speciale del Bundestag», che dunque «l'Italia potrebbe mettere il veto», 
ma... Ovvio che a questo punto del discorso arrivi il più grande dei ma di questi timorati di un Dio che risiede a Berlino. E difatti: «In questo modo, però, rischierebbe di favorire la sostituzione di Angela Merkel con un cancelliere tedesco ancora meno disposto a compromessi».



Ora, a parte il fatto che chiamare "compromesso" una piena capitolazione come quella dell'accettazione del piano Merkel-Macron fa venire in mente solo la faccia di tolla di un Tsipras che si mette la cravatta per festeggiare il disastro greco chiamandolo "uscita dalla crisi", la conclusione del Fubini è una specie di "Merkel o morte" che la dice assai lunga sullo stato di salute di quel pezzo di establishment in qualche modo rappresentato dal Corsera.



Noi ci auguriamo invece che la posizione del governo italiano sia ferma, costringendo l'asse franco-tedesco a ritirare la proposta o, nel caso non la ritirasse, usando il diritto di veto. In gioco non è solo questa fondamentale partita, ma il futuro dello scontro che si profila con l'Unione europea. Se non si dicesse di no a questa micidiale trappola, figuriamoci come andrebbe poi il confronto sulle regole di bilancio, sulle quali da Bruxelles si continua quotidianamente a tuonare. Il no andrà dunque detto subito e senza incertezze.



Molti sono i limiti, le debolezze, le contraddizioni, del governo Conte, ma chi scrive non pensa che vi sarà una capitolazione. Da più parti si spingerà il governo ad un passo falso, cercando di staccare il presidente del consiglio dalle forze politiche che lo hanno espresso, giocando la carta Tria contro l'esecutivo che l'ha dovuto inglobare per ordine quirinalizio. Da altre parti si dirà (ed anzi già si dice) che questo è addirittura un Monti bis: alla faccia del rigore analitico... 



Ma lasciamo perdere. La convinzione sul no italiano alla porcata carolingia non nasce da una particolare fiducia in questo o quel personaggio. Essa deriva invece da due dati di fatto: che sulla questione europea il governo gialloverde gode di un consenso più ampio dei due partiti che lo compongono, che l'Unione europea è ormai in una crisi esistenziale di cui non si vede l'uscita. Non è dunque il tempo della paura, bensì quello dell'azione e della mobilitazione.

Necessaria, quest'ultima, specie in vista delle battaglie dell'autunno. Perché anche un no alle pretese del duo Merkel-Macron non sarà sufficiente a fermare l'azione genocida dell'oligarchia eurista. I fatti ci diranno se ci sbagliamo, che se invece non ci sbagliamo le alternative saranno due e soltanto due: o il percorso di liberazione nazionale avrà davvero inizio o le forze della peggiore restaurazione oligarchica avranno il sopravvento per un periodo non breve. Con buona pace di chi crede di potersela cavare con la politica del né né.
PS - Sul tema di cui si occupa questo articolo, il Corriere della Sera di stamattina pubblica con grande risalto la lettera di tre economisti - Francesco Giavazzi, Lucrezia Reichlin e Luigi Zingales - a Giuseppe Conte. La tesi dei tre è che, sì nel progetto Merkel-Macron vi sono delle insidie per l'Italia (peraltro pudicamente non esplicitate), ma che esse non sono tali da dover mettere il veto. Anzi, secondo i tre, il progetto dell'asse carolingio è nella sostanza positivo. Dunque il governo italiano, anziché ostacolarlo, dovrebbe entrare senza problema alcuno nel negoziato che si aprirà. 


Dopo la trappola franco-tedesca (che almeno Fubini denuncia), ecco ora quella predisposta dai falsi amici del governo italiano. Il consiglio dei tre non è certo disinteressato. Per loro tutto deve essere sacrificato al Dio Euro ed all'attuale costruzione europea. A Conte viene amichevolmente chiesto di stare al gioco, tanto poi le disastrose conseguenze di una simile scelta cadrebbero appunto sul "governo populista" che essi combattono. Che dire? Dagli amici mi guardi Iddio che ai nemici ci penso io.

sabato 23 giugno 2018

BAGNAI: UNA LEZIONE DI CLASSE



[ 23 giugno 2018 ]

Andiamo dicendo, e lo ripetiamo, che la cartina di tornasole per giudicare se il governo giallo-verde invertirà o meno un decennio di politiche austeritarie e antipopolari, lo vedremo con la prossima Legge di Bilancio.

Abbiamo detto, e lo ripetiamo, che se il governo vorrà davvero tenere fede, non diciamo a tutto il suo (pur contraddittorio) programma, ma anche solo al 50%, dovrà disobbedire ai diktat dell'Unione europa, per la precisione andare allo scontro con l'euro-germania.

Che nel governo ci siano infiltrati come il Ministro dell'economia Tria l'abbiamo segnalato per primi. Che quindi ci sia una lotta in seno al governo è un fatto acclarato. Con la Legge di Bilancio vedremo presto come questa andrà a finire.

In diversi, invece, hanno già stabilito che la partita è finita prima ancora che cominciasse: vittoria a tavolino per i neoliberisti alla Tria. Di Maio e Salvini si sarebbero già arresi senza combattere. 

Fra questi Giorgio Cremaschi [vedi a destra la sua pagina Facebook], che sostiene addirittura che con quanto detto da Tria all'Ecofin e quanto contenuto nel Documento di Economia e Finanza (DEF) abbiamo addirittura... un "Monti bis" (!!)  "che accetta tutti i vincoli dell'austerità". 

Staremo a vedere. Come minimo Cremaschi, invece di sparare affrettate sentenze per confermare la posizione di "opposizione senza sé e senza ma", avrebbe dovuto essere più cauto.

Quel che non può essere sottaciuto, però sono l'arbitrarietà e, se ci è permesso, l'ignoranza. Cremaschi ha deciso di fischiare il fine partita basandosi sulle dichiarazioni di Tria all'Ecofin e su quanto previsto nel DEF. Dimentica di dire che Tria è un ministro notoriamente infiltrato, e che il DEF in questione è quello approvato il 26 aprile scorso dal governo Gentiloni, e che il nuovo governo non poteva che portarselo dietro. Come precisato dall'ex ministro Padoan il suo DEF non contemplava alcun impegno per il futuro, bensì si limitava ad una "descrizione dell'evoluzione economico-finanziaria internazionale, e all’aggiornamento delle previsioni macroeconomiche per l'Italia e del quadro di finanza pubblica tendenziale che ne consegue".Un DEF aleatorio dunque, quello che Tria ha difeso all'Ecofin, in cui tutto veniva rimandato alla "nota di aggiornamento" che l'attuale governo dovrà stilare a settembre, appunto in vista della prossima Legge di Bilancio. 

Alberto Bagnai (che siamo ben lieti sia diventato almeno Presidente di una decisiva commissione) lo spiega nella sua replica al dibattito sul Def svolta in Senato il 19 giugno, nella quale dice, appunto, che da un governo appena insediato, che deve dunque ancora mettere mano alla Legge di Bilancio e disegnare la sua politica economica, non si può pretendere che in quattro e quattr'otto elabori un DEF. 

Un discorso, quello di Bagnai, DEF o non DEF, che consigliamo, anzitutto ai sinistrati, di ascoltare con estrema attenzione. Si, è vero, non c'è proprio partita! Quella tra una sinistra che ha perso la bussola e uno come Bagnai il quale, pur tra i banchi della Lega, tiene alta la bandiera della democrazia, della giustizia sociale e della sovranità nazionale.

VENITE FUORI DAI "SOCIAL"

[ 23 giugno 2018 ]

Quello nella foto accanto è Jaron Lanier, vero e proprio guru della "rivoluzione digitale", un'autorità indiscussa della Silicon Valley.

E' uscito anche in Italia, per i tipi de Il saggiatore, il suo ultimo libro. Il titolo è inequivocabile: Dieci ragioni per cancellare subito i tuoi account social.

Tesi: i cosiddetti social network sono un'arma di distrazione e di distruzione di massa.

«I social ti limitano la libertà di scelta, sono il principale catalizzatore della follia contemporanea, ci stanno trasformando in una manica di stronzi — sempre parole di Lanier —, stanno minando la verità, la nostra capacità di provare empatia, la nostra possibilità di essere felici, di vivere dignitosamente e persino di mantenere in piedi le nostre democrazia». 
Lanier, che certo conosce bene ciò di cui parla, denuncia che gli algoritmi su cui si basano i "social" non sono innocenti, non sono neutrali, ma costruiti in base a cinici modelli di business che non solo sono manipolatori ma creano una dipendenza di massa.


Uscire dai "social" è quindi l'unico modo per fuggire dalla gabbia, per non farsi fregare. «Devi farlo per la tua integrità, non solo per salvare il mondo», scrive Lanier, che quindi ricorre ad una metafora. L'umanità, sostiene il Nostro, si divide tra cani e gatti, tra chi è obbediente e prevedibile e chi invece è autonomo e imprevedibile: 

«Questo libro spiega come diventare gatti. Come restare autonomi in un mondo in cui siamo costantemente sorvegliati e sollecitati da algoritmi gestiti dalle più ricche corporation della storia, la cui unica fonte di guadagno consiste nel farsi pagare per manipolare il nostro comportamento».
Ricordate lo scandalo Facebook-Cambridge Analytica? Per Lanier è solo la punta di un iceberg.

Quanto afferma Lanier, in un certo senso, ci consola. Non perché siamo trinariciuti, o luddisti rispetto ad internet. Noi siamo stati sempre molto scettici sul fatto che i cosiddetti "social" fossero buoni strumenti di comunicazione e di sensibilizzazione politica e sociale. Se ci fate caso l'esplosione dei "social" è il risultato della distruzione della vera e propria comunicazione sociale, della distruzione delle tradizionali connessioni comunitarie, Facebook le ha rimpiazzate infatti, sostituendole con quelle virtuali, che per loro natura si fondano sull'atomizzazione e l'individualismo.

Una cosa è usare i "social" come strumenti secondari e collaterali di comunicazione e mobilitazione, un'altra è farne il luogo principale, prioritario, se non addirittura esclusivo. 

Non si tratta solo di smettere di aiutare grandi multinazionali a fregarci e fare profitti stellari; si tratta smettere di alimentare processi colossali di manipolazione a auto-manipolazione; si tratta di rifiutare una specie di autoreclusione nel virtuale che è funzionale a chi ci vuole impotenti, e che contribuisce a farci sentire tali. 



venerdì 22 giugno 2018

L'EMIGRAZIONE E IL MARXISMO di Moreno Pasquinelli

[ 22 giugno 2018]



Sinistrainrete ha avuto la cortesia di pubblicare l'articolo di Pasquinelli 
LA FATWA (E LE FESSERIE) DI GIORGIO CREMASCHI. L'articolo ha ricevuto sul quel sito alcuni commenti, a dimostrazione di quanto si sapeva: che a sinistra la posizione sulle 
migrazioni — leggi "frontiere aperte a tutti" —, è considerata IL paradigma da cui tutto dipende. Per la sinistra filantropica esso segna la linea che divide i buoni dai cattivi. Per quella radicale è il paradigma che traccerebbe la distanza tra marxisti e non. Ne è nata una disputa che riteniamo utile far conoscere ai nostri lettori.

*  *  *

Mentre c’è poco da dire a chi approva le fatwe (che qualificano chi le fa) [1], men che meno a chi considera la sovranità un concetto fascista, è invece importante che risponda alle critiche di Mario Galati.

Cosa mi rimprovera Galati? [2] Che non andrei “alla radice” dei grandi flussi migratori. Ove la radice, scopriamo l’acqua calda, è senza dubbio alcuno il saccheggio imperialistico (aggravatosi con l’ultima globalizzazione i.e. con l’uso predatorio della finanza speculativa) dei paesi semicoloniali.

Oddio! Quello mio non era un trattatello sulle migrazioni, ma una più modesta e specifica critica a Cremaschi per smentire l’affermazione che flussi migratori di massa (tanto più dentro una crisi storico-sistemica, non solo di valorizzazione del capitale) non avrebbero alcun impatto deflattivo sui salari ed i diritti dei lavoratori (nonché sui cicli di lotta di classe). 

Riguardo alle cause del fenomeno migratorio restituisco dunque a Galati l’accordo di massima che egli manifesta con la mia chiosa a Cremaschi.Non senza far notare che una posizione autenticamente antimperialista, così come denunciava le “guerre umanitarie”, deve denunciare la demagogia umanitaria che considera la nuova tratta degli schiavi non come un concorso all’impoverimento e allo stato di soggezione coloniale dei paesi dai quali si emigra, ma come un legittimo “diritto” di libertà.

Si tratta, palesemente, di una visione individualistica. Gli antimperialisti dei paesi che conoscono la piaga dell’emigrazione di massa la condannano infatti, se non come diserzione dalla lotta di liberazione, come collusione con le corrotte classi dominanti compratore di quei paesi, che l’emigrazione la facilitano perché così si sbarazzano di una rogna, una rogna chiamata ribellione sociale. Si potrebbe così esprimere un’equazione: più migranti fuggono dai paesi del Sud meno sovversione sociale in loco, più migranti giungono a Nord più difficile costruire un fronte di lotta unitario anticapitalista.

La critica del Galati diventa però un’accusa: esprimerei una “posizione subalterna e corporativa della classe lavoratrice nazionale, non una posizione di classe cosciente e autonoma”.

E perché? Perché sostengo che, nel contesto dato, l’immigrazione di massa non sia sostenibile, e sia necessario regolarla. Non è sostenibile perché, oltre ad avere un effetto deflattivo sui salari e i diritti dei lavoratori, nel contesto dato — austerità, pareggio di bilancio, smantellamento del welfare e dello stato sociale, rispetto dei vincoli ordoliberisti europei — è fattore di emarginazione crescente e sottoproletarizzazione, di spappolamento del tessuto sociale, civile e repubblicano. 

C’è poi un altro aspetto, l’immigrazione di massa è un elemento funzionale alle oligarchie globaliste che usano ogni mezzo per privare le nazioni delle loro sovranità statuali, in conformità al loro disegno di uno spazio giuridico imperiale-libero scambista destinato a sovraodinare gli spazi politici nazionali.

Galati considera inaccettabile regolare i flussi? Tertium non datur: frontiere aperte a tutti, abolizione dei confini, eliminazione di ogni controllo. 

In che senso questo casino (non saprei come altrimenti chiamarlo se non anarco-capitalismo) sia funzionale alla lotta di classe e porti beneficio alla causa rivoluzionaria, per me è un mistero.

* * *

Caro Barone, alquanto bislacca, per non dire opinabile la tua “ironia”. Mi del fascitoide, dunque “social-imperialista” e pretendi che la prenda come una cosa spiritosa..
Non è così che funziona tra gente seria..
Ma il tuo ultimo predicozzo [3], siccome in questa polemica tiri in ballo l’autorità di Marx, merita una risposta.
Ti riferisci alla lettera inviata da quest’ultimo a Sigfried Meyer e August Vogt il 9 aprile 1870, quindi passi al predicozzo dandola “per nota”. Ora, proprio perché, come dici citando Hegel “ciò che è noto spesso non è affatto conosciuto”, è bene andare a vedere le carte e verificare se le tue non siano truccate.

Cosa ci dice Marx nella lettera — che ricapitola quanto contenuto nella circolare del 1 gennaio 1870 del Consiglio generale dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori? Da forse man forte ai pronunciatori di fatwe per cui la terra è quadrata e l’immigrazione di massa non avrebbe alcun impatto su salari? Ovviamente no! Che forse Marx svolge una smielata orazione umanitaria sui “poveri immigrati irlandesi”. Ma figuriamoci!

Il Nostro svolge un discorso tutto politico e strategico sulle condizioni della rivoluzione proletaria in Inghilterra ed afferma (“terzomondista”! esclamerebbero gli operaisti d’antan) che finché il popolo irlandese non insorgerà togliendo così linfa vitale al capitalismo britannico, mai si avrà una rivoluzione sociale in Inghilterra. Sostiene dunque — facendo autocritica rispetto a quanto precedentemente riteneva *— che la liberazione nazionale della “arretrata” Irlanda era la condizione per la vittoria proletaria nella “avanzata” Inghilterra:

«L’avvento della rivoluzione in Inghilterra è la principale ragion d’essere dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori. Il solo modo per accelerare l’avvento è quello di rendere l’Irlanda indipendente».
E’ in questa cornice che Marx, contestualmente, denuncia l’uso divisivo che la classe dominante inglese fa “dei pregiudizi religiosi, nazionali sociali e nazionali” anti-irlandesi per tenere in “uno stato d’impotenza la classe operaia inglese malgrado la sua organizzazione”.

Qual era sul piano dell’azione politica, la conseguenza di questa analisi? Si misero forse i marxisti a costruire associazioni caritatevoli (mutualismo) per dare alloggi e pasti a gratis agli immigrati irlandesi? Per niente! Costruirono in Inghilterra comitati per l’indipendenza irlandese e in Irlanda militavano nel movimento di liberazione nazionale. Perorarono forse umanitariamente i flussi migratori dall’Irlanda verso l’Inghilterra? Al contrario incitavano gli irlandesi a combattere in patria, visto che l’emigrazione era funzionale al capitalismo inglese.
Nella stessa lettera a Vogt Marx scrive infatti:
«Per quanto riguarda la borghesia inglese, essa ha innanzi tutto l’interesse, insieme all’aristocrazia inglese, a trasformare l’Irlanda in un immenso pascolo tale da fornire al mercato inglese carne e lana al più basso prezzo. Essa ha ugualmente interesse a ridurre con l’espulsione violenta e l’emigrazione forzata, la popolazione irlandese ad un numero così piccolo che il capitale inglese (investito nella terra data in affitto ai fittavoli) possa là funzionare in tutta sicurezza».
Dunque: l’emigrazione di massa è funzionale al capitalismo imperialista sotto un duplice profilo. E’ necessaria al centro schiavista per avere un esercito industriale di riserva, forza lavoro a basso costo e senza diritti, per calmierare i salari e accrescere quindi il tasso di sfruttamento. Al lato delle periferie serve per tenere meglio soggiogati i paesi semicoloniali, ciò che si ottiene deportando la loro gioventù, privandoli così della loro più importante forza produttiva. L’emigrazione di massa, come lo schiavismo al tempo, è uno dei meccanismi principali del saccheggio imperialista del “terzo mondo” nonché mezzo per disattivare i movimenti di liberazione.

Ergo: al netto della lotta senza quartiere contro xenofobia e razzismo, i rivoluzionari, per le ragioni opposte alle borghesia predatrice cosmopolitica, sono contro l’emigrazione (deportazione) di massa. Marx (per chi lo conosce davvero) avrebbe riservato il massimo disprezzo agli araldi della deportazione, peggio ancora ove essi camuffassero la cosa, come i preti, dietro a motivi filantropici e morali.

Ps
Noto che, sempre “facendo dell’ironia”, mi accusi di far parte della “sinistra cattivista, nazionalista-listiana”. E così tiri in ballo anche l’economista tedesco Friedrich List, contro cui il giovane Marx libero-scambista scagliò i suoi strali. Davvero interessante. Il Barone è un libero scambista. Faccio notare che Marx farà autocritica rispetto al suo primigenio liberoscambismo e giungerà alla posizione di List, che il libero scambismo era una frode dei paesi più forti per soggiogare e depredare quelli più deboli e industrialmente meno avanzati. Ma capisco: solo una mentalità libero-scambista può perorare le migrazione di massa, scambiando l’atto della deportazione schiavistica come un diritto umano. Evviva la libertà di essere deportati!


* «Astraendo da tutti i discorsi sulla giustizia “internazionale” ed “umanitaria”… è questa la mia convinzione. Per lungo tempo ho creduto che fosse possibile rovesciare il regime irlandese mediante l’ascendenza della classe operaia inglese». Ho sempre sostenuto questa tesi sul New York Tribune. Uno studio più approfondito i ha convinto del contrario. La classe operaia inglese non farà mai nulla prima che si sia riusciti a disfarsi del problema irlandese. La leva si deve applicare in Irlanda. Per questo motivo la questione irlandese è così importante per il movimento sociale in generale.

(Lettera di Marx a Engels del 10 dicembre 1869)


NOTE

[1] Scrive Eros Barone:

«Approvo "la fatwa di Giorgio Cremaschi" (espressione talmente insulsa, per la grettezza piccolo-borghese che rivela, da qualificare perfettamente chi l'ha usata) nei confronti dei socialsciovinisti, 'vulgo' rosso-bruni. E l'approvo pur avendo spesso dissentito dalle valutazioni e dalle scelte di Giorgio Cremaschi, il cui percorso politico e intellettuale tuttavia, per la coerenza e la radicalità dello 'spirito di scissione' che lo caratterizzano, non può non suscitare il massimo rispetto. Ciò detto, occorre ribadire che il populismo è intrinsecamente reazionario, perché promuovendo gli interessi economici di una determinata frazione della borghesia, a cui subordina quelli delle classi subalterne mediante un ‘mix’ di concessioni limitate e di demagogia nazionalista, fa leva non sul fattore di classe (= conflitto verticale e blocco progressivo) ma sulla nozione interclassista di popolo (= conflitto orizzontale e blocco neocorporativo): ciò implica che non esista una variante genetica 'di sinistra' di questo ircocervo e, se qualcuno si illude che esista, mi dispiace per lui ma è quella che, 'mutatis mutandis', si incarnò, se non nelle SA di Römer e di Strasser, nell’ideologia e nell’azione di Nicola Bombacci, ex socialista, ex comunista, fascista e repubblichino, nonché estensore della Carta di Verona. Il populismo converge pertanto, sul piano ideologico, economico e sociale, con la concezione fascista, rispecchiata, in una certa misura, dal linguaggio ibrido del governo Di Maio-Salvini. Il populismo è un fattore aliorelativo dell’europeismo, che gli ha spianato la strada e di cui costituisce l’altra faccia (i riconoscimenti elargiti da Salvini a Minniti sui temi della sicurezza e dell’immigrazione, così come al governo Gentiloni per le politiche del lavoro lo attestano inequivocabilmente): l’uno genera, alimenta e riproduce l’altro (il paradosso si spiega tenendo conto che sono entrambi al servizio di un’unica classe, anche se esprimono gli interessi di due frazioni confliggenti di essa). Il populismo, come dimostrano le misure fiscali e lavorative che propone (l’introduzione della regressiva e antipopolare ‘flat tax’ e il ripristino dei ‘voucher’), si atteggia ad ‘amico’, ‘avvocato’, ‘difensore’ del popolo, ma è in realtà un ‘falso amico’ del proletariato, un rappresentante della piccola e media borghesia reazionaria e un vassallo, ancorché riottoso e instabile, della grande borghesia. Se quanto precede è esatto, ne consegue che i sintagmi di “sinistra patriottica” (Leonardo Mazzei) e/o di “patriottismo laburista” (Giulio Sapelli) sono, nella fase attuale, lustre che coprono ben altra mercanzia (= fascistizzazione). In un regime capitalistico e in un contesto inter-imperialistico non esiste un ‘interesse nazionale’ in cui la classe operaia possa riconoscersi, l’unico interesse imposto e prevalente essendo quello della borghesia imperialista. Donde consegue che non esiste (e, anche se esistesse, non va appoggiata) una ‘borghesia nazionale’ e che, pertanto, occorre escludere l’uso fuorviante di espressioni come ‘colonialismo’ e ‘sovranità nazionale’ applicate alle vicende interne della UE: ‘questa’ Europa è stata infatti voluta dalle classi dominanti di ciascun paese aderente (basti pensare che l’inserimento nella Costituzione del pareggio di bilancio, intangibile dogma liberista, è stato approvato con una maggioranza quasi assoluta). Pertanto, chi indica come bersaglio da colpire la Germania della Merkel, oltre a sbagliare mira politica, fornisce all’arciere che tiene sotto tiro l’intero continente, cioè agli USA del fascista Trump, la freccia con la quale questi mantiene la sua minaccia (solo in Italia 40 basi militari e 90 testate nucleari del tutto al di fuori di ogni controllo da parte del governo). Il modo in cui si pone il tema della lotta per la sovranità nazionale deriva per i comunisti dalle indicazioni contenute nell’articolo di Lenin “Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa”, ove l’obiettivo della lotta per la sovranità e l’indipendenza nazionale acquista un contenuto politico e sociale avanzato in un processo rivoluzionario guidato dalla classe operaia e dai suoi alleati: processo che, vigendo la legge economica dello sviluppo ineguale, può nascere anche nel quadro del polo imperialista europeo, di cui l’Unione Europea è il braccio economico-finanziario e la Nato il braccio politico-militare».

[2] Scrive Mario Galati:

«Sulla posizione scientifica analitica di Marx circa la sovrappopolazione relativa non ci piove. Così come sull'effetto deflattivo sui salari dell'esercito industriale di riserva a seconda dei cicli economici (Emiliano Brancaccio, per es., sostiene che attualmente non ci sono evidenze di un'apprezzabile influenza dell'immigrazione sulle dinamiche salariali attuali in Italia).
Il nodo però sta nella soluzione sulla quale si concentra l'attenzione, la quale indica la collocazione di classe.
Propendere per la fermata dei flussi alla Minniti e alla Salvini, invece che andare alla radice della devastazione imperialistica delle aree di provenienza, esprime una posizione subalterna e corporativa della classe lavoratrice nazionale., non una posizione di classe cosciente e autonoma.
Cosa significa, infatti, fermiamo i flussi perchè se no ci abbassano i salari? E' la piena sottomissione dei lavoratori al capitale e la guerra tra poveri. Non mi sembra che così si faccia opera di coscientizzazione e di formazione di una classe per sé. Si crea, invece, una mentalità corporativa, gretta e subalterna, come quella socialdemocratica al guinzaglio del colonialismo. E perdente.
Non mi sembra che Marx, constatato il problema, abbia assunto o indicato mai una posizione del genere. Al contrario, ha indicato nell'unità di classe e nella lotta al capitalismo la soluzione. (v. la questione degli operai irlandesi in Inghilterra).
Questa insistenza continua sul carattere di esercito industriale di riserva dannoso per i lavoratori italiani lancia un messaggio preciso nel senso corporativo detto; se non peggio, dato l'attuale contesto tendente alla xenofobia e al razzismo (o vogliamo negare anche questo e chiamarlo semplicemente legittimo disagio delle classi popolari?).
E' bene dire certe cose in modo scientifico, chiaro e spregiudicato; ma insistere su un aspetto della questione (l'esercito industriale di riserva e l'interesse del capitale alla mobilità piena, alla deportazione, della forza lavoro) e farlo prevalere sull'altro decisivo (lo sfruttamento, le guerre e l'oppressione imperialistica del capitalismo, causa delle migrazioni (non i complotti mondialisti)), assume un significato e un valore favorevole alla destra; diviene propaganda di destra.
Infine chiedo: per quale motivo considerare i lavoratori stranieri come parte necessaria della lotta di classe deve necessariamente voler dire considerarli "base di rimpiazzo" della sinistra radicale mutualistica?
La sinistra "patriottica" vuole forse organizzare soltanto i lavoratori italiani?
Attenzione che a forza di ripetere certi concetti, al posto dell'analisi e della proposta realistica, si scivola senza accorgersene su un altro terreno ideologico e politico fangoso».

[3] Replica Eros Barone

«Ricordo a Mario Galati che Emiliano Brancaccio sostiene la tesi opposta a quella che lui gli attribuisce e che qui riporto da un’intervista di questo studioso: «Le evidenze empiriche di cui disponiamo ci comunicano che l’apertura globale dei mercati risulta correlata a un declino delle quote dei salari sul Prodotto Interno Lordo». Per quanto riguarda, invece, l’estensore dell’articolo sulla ‘fatwa di Giorgio Cremaschi’, se costui manifesta un livello di comprensione del tema del quale si discute pari a quello che dimostra di possedere sui meccanismi dell’ironia vi è motivo di preoccuparsi seriamente ma anche di sorridere apertamente. Così, il suo modo di reagire mi ha fatto venire in mente la situazione comica di un novello Calandrino che all’affermazione: “Questa birra è divina!”, risponda: “No, è un prodotto umano e industriale”… Sennonché, come accade ormai da tempo, all'ipertiroidismo globalista ed europeista succede (o s'intreccia) l'ipertiroidismo sovranista e nazionalista: l'uno riproduce, alimenta e rigenera l'altro. Il 'cattivo infinito' di questa storica patologia della “coscienza europea” si inciprignisce sempre di più e segue, essendo determinato da processi oggettivi, un ritmo in apparenza inarrestabile. Come nel 1904-1914, come nel 1929-1939... Non per nulla, i marxisti internazionalisti, un secolo fa (ripeto: un secolo fa), sostenevano che, data la società capitalistica nella sua fase imperialista, ogni discorso intorno alla sovranità nazionale dei popoli non è solo una pia illusione di stampo borghese-risorgimentale, ma è soprattutto una menzogna che incatena i proletari al carro del nazionalismo, la più velenosa e sanguinosa delle ideologie. E proprio su questo tema nevralgico è possibile misurare tutta la straordinaria attualità scientifica e politica dell’analisi di Karl Marx. Infatti, la lettera inviata da quest’ultimo a Sigfried Meyer e August Vogt il 9 aprile 1870, che qui dò per nota (pur avvertendo con Hegel che ciò che è noto spesso non è affatto conosciuto), potrebbe essere stata scritta oggi, tanto risulta attuale. Basterebbe sostituire “proletari inglesi” con “lavoratori italiani” (o di qualsiasi altro paese europeo) e “proletari irlandesi” con “immigrati od extracomunitari” e i conti tornerebbero perfettamente. Oggi sono presenti ormai in tutti paesi europei forze politiche di destra, populiste o fasciste, la cui funzione è esattamente quella di strumentalizzare i ceti popolari, persuadendoli che la causa della loro condizione di precarietà e di impoverimento è dovuta alla ‘concorrenza’ dei lavoratori immigrati e non alle basi strutturali del sistema capitalistico. Come afferma Marx nella lettera testé citata, è proprio questo «il segreto grazie al quale la classe capitalista mantiene il suo potere». In effetti, l’immigrazione è il prodotto dell’organizzazione del capitalismo nel mondo. Le potenze imperialiste sfruttano i paesi del Terzo Mondo, si appropriano delle loro ricchezze e, quando i popoli di quei paesi si ribellano, li massacrano con la “guerra celeste” (Afghanistan, Iraq, Libia, Siria). Perciò, è del tutto normale che da consimili situazioni di povertà, guerra e sfruttamento molte persone cerchino di fuggire e quindi decidano di emigrare. Ma tale scelta non è né naturale né romantica, come vorrebbe la ‘sinistra’ buonista, cosmopolita e filo-imperialista (riflesso speculare di essa: la ‘sinistra’ cattivista, nazionalista-listiana e anti-imperialista). Gli immigrati non sono animali, per loro non è naturale migrare. Sono uomini che scappano dalla guerra o più spesso dalla fame e dalla povertà. Ma la soluzione di questo problema esiste: ritirare tutti i reparti militari presenti in tutti i paesi, smascherare le operazioni di “peacekeeping”, fermare le guerre, le occupazioni militari ed ogni ingerenza in quei paesi. In poche parole: uscire dalla NATO. Insieme con l’interruzione delle azioni militari, occorre poi sopprimere il rapporto di dominio economico con quei paesi e, di conseguenza, smettere di sottrarre ad essi risorse e materie prime, sfruttando in modo disumano la loro manodopera, come è prassi comune di tutte le imprese multinazionali. Solo ripristinando con quelle nazioni rapporti di cooperazione e non di rapina, si può regolamentare in modo risolutivo il fenomeno dell’immigrazione. Se questa politica fosse applicata nell’arco di un ventennio, il numero degli immigrati comincerebbe a diminuire fino a livelli normali. Ma ovviamente nessuna politica di questo genere può essere applicata in un sistema che è fondato sul potere dei grandi monopoli, in un sistema che vede gli Stati interamente asserviti ai loro interessi. Compito dei comunisti è ribadire che il socialismo è l’unica soluzione giusta e razionale di questo problema, poiché è l’unica soluzione che permette di realizzare con i paesi del Terzo Mondo una politica di cooperazione, non di rapina. Altre strade non esistono. E merito di Cremaschi è aver rammentato ai 'fuorviati' che quella di Bombacci conduce 
all'inferno».

Lettori fissi di SOLLEVAZIONE

Temi

Unione europea (953) euro (784) crisi (640) economia (630) sinistra (549) teoria politica (296) finanza (285) Leonardo Mazzei (282) M5S (275) P101 (251) grecia (247) Movimento Popolare di Liberazione (244) Governo giallo-verde (242) elezioni (239) imperialismo (237) sfascio politico (235) resistenza (226) Moreno Pasquinelli (225) sovranità nazionale (219) banche (215) internazionale (213) risveglio sociale (184) alternativa (168) seconda repubblica (167) Syriza (155) piemme (147) Tsipras (146) antimperialismo (135) debito pubblico (133) Matteo Renzi (131) programma 101 (129) spagna (122) filosofia (121) Francia (119) immigrazione (117) marxismo (117) PD (111) destra (111) sovranità monetaria (111) democrazia (109) costituzione (106) Matteo Salvini (104) neoliberismo (104) populismo (104) sollevazione (103) Stefano Fassina (97) islam (97) Grillo (94) Sandokan (94) elezioni 2018 (94) berlusconismo (91) proletariato (91) geopolitica (88) Carlo Formenti (86) Germania (86) Alberto Bagnai (83) Emiliano Brancaccio (83) austerità (80) bce (80) Medio oriente (79) Coordinamento nazionale della Sinistra contro l’euro (78) sindacato (77) Podemos (76) Stati Uniti D'America (75) referendum costituzionale 2016 (74) sinistra anti-nazionale (73) Mario Monti (72) guerra (72) capitalismo (70) Libia (66) Russia (65) capitalismo casinò (63) Sergio Cesaratto (62) Rivoluzione Democratica (61) rifondazione (61) Lega (60) globalizzazione (60) liberiamo l'Italia (60) CLN (59) Siria (59) CONFEDERAZIONE per la LIBERAZIONE NAZIONALE (57) bancocrazia (57) immigrati (57) Sicilia (56) Alexis Tsipras (55) Alitalia (54) cinque stelle (54) legge elettorale (54) sovranismo (54) Diego Fusaro (53) Legge di Bilancio (53) brexit (53) Lega Nord (52) Pablo Iglesias (52) moneta (52) referendum (52) socialismo (52) neofascismo (51) sionismo (51) sovranità popolare (51) Emmezeta (50) fiat (50) Manolo Monereo (49) Movimento dei forconi (49) solidarietà (49) campo antimperialista (48) sinistra sovranista (48) gilet gialli (46) immigrazione sostenibile (46) Beppe Grillo (45) Nichi Vendola (45) renzismo (45) Troika (44) Yanis Varoufakis (44) astensionismo (43) inchiesta (43) uscita dall'euro (43) Luciano Barra Caracciolo (42) Mario Draghi (42) Israele (41) liberismo (40) palestina (40) Mimmo Porcaro (39) patriottismo (39) Fiorenzo Fraioli (38) Ugo Boghetta (38) proteste operaie (38) sinistra patriottica (38) italicum (37) Giorgio Cremaschi (36) Karl Marx (36) Marine Le Pen (35) ambiente (35) fiscal compact (35) uscita di sinistra dall'euro (35) III. Forum internazionale no-euro (34) Luigi Di Maio (34) Ucraina (34) egitto (34) nazione (34) 9 dicembre (33) Def (33) azione (33) ISIS (32) Merkel (32) cina (32) default (32) fiom (32) iran (32) islamofobia (32) populismo di sinistra (32) scienza (32) Forum europeo 2016 (31) Sel (31) governo Renzi (31) unità anticapitalisa (31) Fabio Frati (30) ecologia (30) xenofobia (30) Nello de Bellis (29) Putin (29) catalogna (29) storia (29) eurostop (28) napolitano (28) nazionalizzazione (28) Assemblea di Chianciano terme (27) menzogne di stato (27) Donald Trump (26) Mauro Pasquinelli (26) USA (26) elezioni europee 2019 (26) nazionalismi (26) silvio berlusconi (26) Beppe De Santis (25) Comitato centrale P101 (25) Forum europeo (25) Nato (25) elezioni siciliane 2017 (25) religione (25) scuola (25) Europa (24) Movimento 5 Stelle (24) Quantitative easing (24) Venezuela (24) finanziarizzazione (24) Aldo Giannuli (23) Lavoro (23) Stato di diritto (23) antifascismo (23) manifestazione 12 ottobre 2019 (23) ora-costituente (23) razzismo (23) repressione (23) Coordinamento nazionale sinistra contro l'euro (22) Esm (22) Roma (22) emigrazione (22) keynes (22) nazionalismo (22) Chianciano Terme (21) Front National (21) Simone Boemio (21) Stato islamico dell’Iraq e del Levante (21) Unità Popolare (21) etica (21) Conte bis (20) Emmanuel Macron (20) Foligno (20) Laikí Enótita (20) Marcia della Dignità (20) Regno Unito (20) Vladimiro Giacchè (20) coordinamento no-euro europeo (20) crisi di governo (20) iraq (20) manifestazione del 12 ottobre (20) melenchon (20) minibot (20) tecnoscienza (20) umbria (20) MES (19) Mariano Ferro (19) Norberto Fragiacomo (19) Sicilia Libera e Sovrana (19) Tunisia (19) fronte popolare (19) Domenico Moro (18) Donbass (18) F.S. (18) Izquierda Unida (18) Noi siciliani con Busalacchi (18) lotta di classe (18) pace (18) senso comune (18) Assisi (17) Costanzo Preve (17) Forum europeo delle forze di sinistra e popolari anti-Unione europea (17) Jacques Sapir (17) Paolo Savona (17) Perugia (17) Pier Carlo Padoan (17) chiesa (17) complottismo (17) cosmopolitismo (17) euro-germania (17) media (17) piano B (17) Enrico Letta (16) Forum di Atene (16) Luciano B. Caracciolo (16) Marco Mori (16) Prc (16) Reddito di cittadinanza (16) Renzi (16) Tonguessy (16) appello (16) ballottaggi (16) casa pound (16) fascismo (16) internazionalismo (16) sciopero (16) vendola (16) Cremaschi (15) Daniela Di Marco (15) International no euro forum (15) M. Micaela Bartolucci (15) Salvini (15) clima (15) comunismo (15) diritto (15) indipendenza (15) internet (15) manifestazione (15) piattaforma eurostop (15) tasse (15) vaccini (15) 15 ottobre (14) Alessandro Visalli (14) Alitalia all'Italia (14) Brancaccio (14) Enea Boria (14) Ernesto Screpanti (14) Eurogruppo (14) Fridays for Future (14) MMT (14) Monte dei Paschi (14) Movimento pastori sardi (14) Stato Islamico (14) Turchia (14) Vincenzo Baldassarri (14) no tav (14) obama (14) potere al popolo (14) salerno (14) Alessandro Di Battista (13) Bersani (13) Chavez (13) Enrico Grazzini (13) Eos (13) Jobs act (13) Legge di stabilità (13) Marino Badiale (13) Virginia Raggi (13) Wilhelm Langthaler (13) acciaierie Terni (13) cultura (13) disoccupazione (13) femminismo (13) finanziaria (13) giovine italia (13) privatizzazioni (13) regionalismo differenziato (13) sardine (13) unione bancaria (13) Alfredo D'Attorre (12) Costas Lapavitsas (12) D'alema (12) Forum europeo 2015 (12) Giulietto Chiesa (12) Negri (12) Panagiotis Lafazanis (12) Sergio Mattarella (12) analisi politica (12) decreto salva-banche (12) europeismo (12) global warming (12) keynesismo (12) salari (12) terzo memorandum (12) 14 dicembre (11) AST (11) Aldo Zanchetta (11) De Magistris (11) Dicotomia (11) France Insoumise (11) Gennaro Zezza (11) Ilva (11) Papa Francesco (11) Pardem (11) Portogallo (11) Stato (11) Stefano D'Andrea (11) corruzione (11) de-globalizzazione (11) elezioni anticipate (11) iniziative (11) mediterraneo (11) nucleare (11) ordoliberismo (11) presidenzialismo (11) proteste (11) sindacalismo di base (11) sinistra Italiana (11) sovranismi (11) Art. 18 (10) Bagnai (10) Bruno Amoroso (10) Carl Schmitt (10) Claudio Borghi (10) Fausto Bertinotti (10) Fmi (10) Forum Internazionale Anti-Ue delle forze popolari e di sinistra (10) Forum di Roma 2019 (10) George Soros (10) Gianluigi Paragone (10) Giorgetti (10) Hollande (10) Jean-Luc Mélenchon (10) Lista del Popolo (10) Marco Passarella (10) Marco Zanni (10) OLTRE L'EURO (10) Ora (10) Paolo Barnard (10) Quirinale (10) Risorgimento Socialista (10) Terni (10) cattiva scuola (10) decrescita (10) diritti civili (10) facebook (10) fisco (10) golpe (10) islanda (10) legge di bilancio 2020 (10) povertà (10) taranto (10) ANTARSYA-M.A.R.S. (9) Algeria (9) Antonio Rinaldi (9) Argentina (9) Bernie Sanders (9) CGIL (9) Campagna eurostop (9) Diritti Sociali (9) Draghi (9) Forconi (9) Paolo Ferrero (9) Stato nazione (9) Terza Repubblica (9) ThyssenKrupp (9) Von Hayek (9) Wolfgang Schaeuble (9) bail-in (9) bipolarismo (9) classi sociali (9) cosmo-internazionalismo (9) deficit (9) futuro collettivo (9) il pedante (9) istruzione (9) liberalismo (9) medicina (9) moneta fiscale (9) necrologi (9) questione nazionale (9) sociologia (9) sovranità (9) tecnologie (9) Antonio Gramsci (8) Corte costituzionale (8) DOPO IL 4 DICEMBRE (8) Erdogan (8) F.f (8) Fratelli d'Italia (8) Genova (8) Goracci (8) Gran Bretagna (8) II assemblea della CLN (1-3 settembre) (8) Ingroia (8) Italia Ribelle e Sovrana (8) Julio Anguita (8) Landini (8) Lenin (8) Luca Massimo Climati (8) Mattarella (8) Mirafiori (8) Yanis Varoufakys (8) borsa (8) debitocrazia (8) destra non euro (8) elezioni anticapte (8) elezioni anticipate 2017 (8) elezioni siciliane (8) grexit (8) inflazione (8) lira (8) manifestazione 25 marzo 2017 (8) marxisti dell'Illinois (8) nuovo movimento politico (8) questione femminile (8) regionalismo (8) sardegna (8) seminario programmatico 12-13 dicembre 2015 (8) svalutazione (8) transfemminismo (8) trasporto aereo (8) unità anticapitalista (8) unità nazionale (8) Abu Bakr al-Baghdadi (7) Alessandro Chiavacci (7) Alternative für Deutschland (7) Articolo 18 (7) CUB (7) Cub Trasporti (7) Dino Greco (7) Ernesto Laclau (7) Flat tax (7) Franz Altomare (7) Gaza (7) Giancarlo D'Andrea (7) Giuseppe Angiuli (7) ISIL (7) Inigo Errejón (7) Je so' Pazzo (7) Jeremy Corbyn (7) Joseph Stiglitz (7) MMT. Barnard (7) Macron (7) Massimo Bontempelli (7) Maurizio Landini (7) Me-Mmt (7) Michele Berti (7) Nuit Debout (7) Oskar Lafontaine (7) Papa Bergoglio (7) Pil italiano (7) Riccardo Achilli (7) Samuele Mazzolini (7) Sapir (7) Seconda Assemblea P101 (7) Ttip (7) agricoltura (7) aletheia (7) anarchismo (7) autodeterminazione dei popoli (7) bankitalia (7) confederazione (7) contante (7) derivati (7) eurexit (7) eurocrack (7) giovani (7) il manifesto (7) incontri (7) magistratura (7) nazismo (7) patria e costituzione (7) pensioni (7) risorgimento (7) rivolta (7) rivoluzione civile (7) rossobrunismo (7) sanità (7) spread (7) trasporto pubblico (7) Ars (6) Banca centrale europea (6) Bazaar (6) Bottega partigiana (6) CETA (COMPREHENSIVE ECONOMIC AND TRADE AGREEMENT) (6) Carlo Galli (6) Casaleggio (6) Contropiano (6) Eros Cococcetta (6) Eugenio Scalfari (6) Franco Bartolomei (6) Frédéric Lordon (6) Giorgia Meloni (6) M.AR.S. (6) Maduro (6) Marx (6) Militant-blog (6) Nino galloni (6) No Renzi Day (6) Noi con Salvini (6) ORA! (6) Pcl (6) Pisapia (6) Polonia (6) REDDITO MINIMO UNIVERSALE (6) Regioni autonome (6) Sandro Arcais (6) Stato di Polizia (6) Target 2 (6) Teoria Monetaria Moderna (6) Thomas Fazi (6) Titoli di stato (6) Toni negri (6) USB (6) Ungheria (6) Viktor Orban (6) assemblea nazionale 2-3 luglio 2016 (6) automazione (6) beni comuni (6) cinema (6) fabrizio Marchi (6) famiglia (6) giovanni Tria (6) governo Gentiloni (6) ideologia (6) incontro internazionale (6) la variante populista (6) liberosambismo (6) migranti (6) no-Ttip (6) nuovo soggetto politico (6) populismo democratico (6) suicidi (6) suicidi economici (6) tecnica (6) terremoto (6) uber (6) utero in affitto (6) Alberto Negri (5) America latina (5) Angelo Panebianco (5) Anguita (5) Antonio Ingroia (5) Assad (5) Carola Rackete (5) Dario Guarascio (5) Decreto Dignità (5) Decreto sicurezza (5) Dimitris Mitropoulos (5) Federalismo (5) Federico Fubini (5) Ferdinando Pastore (5) Finlandia (5) Forza Italia (5) Franco Busalacchi (5) Giuseppe Mazzini (5) HAMAS (5) Hilary Clinton (5) Il popolo de i Forconi (5) Joël Perichaud (5) Kirchner (5) Lucca (5) Luigi De Magistris (5) MOHAMED KONARE (5) Marcello Teti (5) Mario Monforte (5) No Monti Day (5) No debito (5) Npl (5) Nuova Direzione (5) Paolo Becchi (5) Parigi (5) Partito tedesco (5) Pier Paolo Dal Monte (5) Rete dei Comunisti (5) Romano Prodi (5) Rosatellum 2 (5) Sharing Economy (5) Soleimani (5) Stathis Kouvelakis (5) TTIP (TRANSATLANTIC TRADE AND INVESTMENT PARTNERSHIP) (5) Trump (5) Val di Susa (5) Wolfgang Munchau (5) Yemen (5) afghanistan (5) alleanze (5) banche popolari (5) brasile (5) camusso (5) chiesa ortodossa (5) confindustria (5) cuba (5) debitori (5) decreto vaccini (5) di Pietro (5) donna (5) elezioni regionali 2015 (5) elezioni. Lega (5) fratelli musulmani (5) giornalismo (5) governo (5) greta thumberg (5) jihadismo (5) laicismo (5) massimo fini (5) pomigliano (5) procedura d'infrazione (5) proteste agricoltori (5) rifugiati politici (5) salvinismo (5) teologia (5) tremonti (5) wikileaks (5) 16 giugno Roma (4) ALBA (4) Africa (4) Alessandro Somma (4) Alessia Vignali (4) Altiero Spinelli (4) Andrea Ricci (4) Anna Falcone (4) Antonio Amoroso (4) Assange (4) Aurelio Fabiani (4) Autostrade per l'Italia (4) Bergoglio (4) Brigate sovraniste (4) CSNR (4) Candidatura d’Unitat Popular (CUP) (4) Carovana di solidarietà (4) Cesaratto (4) Charlie Hebdo (4) Chiavacci Alessandro (4) Città della Pieve (4) Claudio Martini (4) Comitato per il No nel referendum sulla legge costituzionale Renzi- Boschi (4) Consiglio nazionale ORA! (4) Coordinamento per la Democrazia Costituzionale (4) Corea del Nord (4) Danilo Calvani (4) Danilo Zolo (4) Deutsche Bank (4) Die Linke (4) Diego Melegari (4) Emanuele Severino (4) Ernesto Galli Della Loggia (4) Felice Floris (4) Francesco Giavazzi (4) Frente civico (4) Fronte Sovranista Italiano (4) GIAPPONE (4) Giuliano Pisapia (4) Giulio Regeni (4) Giulio Sapelli (4) Imu (4) Incontro di Roma (4) Italexit (4) JP Morgan (4) Jacques Nikonoff (4) Karl Polany (4) Kke (4) L'Altra Europa con Tsipras (4) Lafontaine (4) Laura Boldrini (4) Leonardo Mazzzei (4) Luciano Canfora (4) Luciano Gallino (4) Luciano Vasapollo (4) Lucio Chiavegato (4) Luigi Ferrajoli (4) Lupo (4) MPL (4) Marcello Minenna (4) Marchionne (4) Martin Heidegger (4) Morgan Stanley (4) Mosul (4) NO TAP (4) Noi sicialiani con Busalacchi (4) ONU (4) Oscar Lafontaine (4) Paolo Gerbaudo (4) Pci (4) Piattaforma di sinistra (4) Piero Bernocchi (4) Prodi (4) ROSSA (4) Rajoy (4) Sefano Rodotà (4) Sergio Starace (4) Simone Pillon (4) Slavoj Žižek (4) Stato d'emergenza (4) TAP (4) Tyssenkrupp (4) VOX (4) Varoufakis (4) Visco (4) Vladimiro Giacché (4) Xarxa Socialisme 21 (4) Xi Jinping (4) agricoltura biologica (4) al-Sisi (4) alceste de ambris (4) anarchici (4) antisemitismo (4) antisionismo (4) arancioni (4) bigenitorialità (4) califfato (4) carceri (4) cipro (4) coalizione sociale (4) crisi bancaria (4) cristianesimo (4) cristianismo (4) curdi (4) demografia (4) diritti di cittadinanza (4) donne (4) elezioni 2017 (4) elezioni comunali 2017 (4) elezioni siciliane 2012 (4) filo rosso (4) gender (4) il fatto quotidiano (4) informatica (4) intelligenza artificiale (4) irisbus (4) irlanda (4) italia (4) ius soli (4) legge del valore (4) legge di stabilità 2017 (4) parti de gauche (4) patrimoniale (4) porcellum (4) precarietà (4) presidente della repubblica (4) primarie (4) protezionismo (4) risparmio (4) salute (4) saviano (4) seminario (4) sinistra transgenica (4) sottoscrizione (4) spending review (4) spesa pubblica (4) statizzazione banche (4) terzo polo (4) transizione al socialismo (4) trattati europei (4) truffa bancaria (4) università (4) wikidemocrazia (4) xylella (4) 19 ottobre (3) Ahmadinejad (3) Alavanos (3) Albert Einstein (3) Alberto Alesina (3) Alfiero Grandi (3) Amodeo (3) Antonella Stirati (3) Aquisgrana (3) Arabia saudita (3) Armando Mattioli (3) Associazione Riconquistare la Sovranità (3) Atene 26-28 giugno (3) Aventino (3) BRIM (3) Barbara Spinelli (3) Benedetto Croce (3) Benetton (3) Bernd Lucke (3) Bin Laden (3) Bloco de Esquerda. (3) Cerveteri Libera (3) Cia (3) Ciudadanos (3) Comitato No Debito (3) Commissione europea (3) Coordinamento Democrazia Costituzionale (3) Coordinamento dei Comitati per il NO-Umbria (3) Coordinamento no E45 autostrada (3) Davide Serra (3) Dieudonné M'bala M'bala (3) Diosdado Toledano (3) EDWARD SNOWDEN (3) Eleonora Forenza (3) Ernest Vardanean (3) Eurasia (3) Fabio Nobile (3) Fabrizio Tringali (3) Fausto Sorini (3) Filippo Abbate (3) Francesco Neri (3) Francesco Salistrari (3) Fratoianni (3) Gianni Ferrara (3) Giorgio Lunghini (3) Giovanni Gentile (3) Giuliana Nerla (3) Giulio Bonali (3) Giuseppe Pelazza (3) Goofynomics (3) Gramsci (3) Guido Grossi (3) HELICOPTER MONEY (3) Hezbollah (3) ISTAT (3) Ilaria Bifarini (3) Iugoslavia (3) Ivan Cavicchi (3) Jens Weidmann (3) Jugoslavia (3) Leonardo SInigaglia (3) Lista Tsipras (3) Luca Ricolfi (3) Magdi Allam (3) Manolo Monero Pérez (3) Marcello Foa (3) Marco Bulletta (3) Marco Mainardi (3) Mario Volpi (3) Marxista dell'Illinois n.2 (3) Massimo De Santi (3) Massimo cacciari (3) Maurizio Fratta (3) Maurizio del Grippo (3) Milton Friedmann (3) Modern Money Theory (3) Moldavia (3) Morya Longo (3) Napoli (3) Nigel Farage (3) No Mes (3) No e-45 autostrada (3) Noi Mediterranei (3) Olanda (3) Palermo (3) Panagiotis Sotiris (3) Paola De Pin (3) Partito Italexit (3) Patrizia Badii (3) Pedro Montes (3) Pkk (3) Poroshenko (3) Rinascita (3) Rodoflo Monacelli (3) Ruggero Arenella (3) Salento (3) Sarkozy (3) Scenari Economici (3) Six Pack (3) Stavros Mavroudeas (3) Ugo Arrigo (3) Ungheria. jobbink (3) Ventotene (3) Viareggio (3) al-Nusra (3) alba dorata (3) austria (3) biotecnocrazia (3) bollettino medico (3) crediti deteriorati (3) debito (3) deflazione (3) deflazione salariale (3) diritto d'asilo politico (3) diritto di cittadinanza (3) divorzio banca d'Italia Tesoro (3) dollaro (3) economia sociale di mercato (3) elezioni 2020 (3) euroasiatismo (3) foibe (3) forza nuova (3) giustizia (3) inceneritori (3) indignati (3) ines armand (3) insegnanti (3) internazionale azione (3) legge di stabilità 2015 (3) legge truffa (3) machiavelli (3) maternità surrogata (3) mattarellum (3) mezzogiorno (3) minijobs. Germania (3) negazionismo (3) noE-45 autostrada (3) occidente (3) oligarchia (3) olocausto (3) partito (3) partito democratico (3) prescrizione (3) psicanalisi (3) quota 100 (3) rai (3) ratzinger (3) riforma del senato (3) robotica (3) sanità. spending review (3) sciopero generale (3) seminario teorico (3) senato (3) sme (3) social media (3) socialdemocrazia (3) sondaggi (3) sovranità e costituzione (3) sovrapproduzione (3) takfir (3) tassisti (3) terza assemblea P101 (3) tv (3) violenza (3) web (3) 11 settembre (2) 12 aprile (2) 25 aprile 2017 (2) 27 ottobre 2012 (2) A/simmetrie (2) ALDE (2) Ada Colau (2) Agenda Monti (2) Alberto Benzoni (2) Alberto Montero (2) Alétheia (2) Amando Siri (2) Amazon (2) Andalusia (2) Angelo Salento (2) Antonello Ciccozzi (2) Antonello Cresti (2) Arditi del Popolo (2) Armando Siri (2) Atlante (2) Baath (2) Bahrain (2) Banca (2) Bandiera rossa in movimento (2) Berretti Rossi (2) Bilderberg (2) Black Lives Matter (2) Blockchain (2) Bolivia (2) Bolkestein (2) Borotba (2) Brushwood (2) CISL (2) Carc (2) Carlo Clericetti (2) Carlo Freccero (2) Carlo Romagnoli (2) Cernobbio (2) Certificati di Credito Fiscale (2) Cesarina Branzi (2) Cgia Mestre (2) Chantal Mouffe (2) Cile (2) Cirimnnà (2) Civati (2) Claudia Castangia (2) Colonialismo (2) Comitato antifascista russo-ucraiono (2) Conte (2) Coordinamento europeo della Sinistra contro l’euro (2) Dani Rodrik (2) De Bortoli (2) Der Spiegel (2) Diem25 (2) Domenico Losurdo (2) Don Giancarlo Formenton (2) Dugin (2) EReNSEP (2) Edoardo Biancalana (2) Ego della Rete (2) Emilia Clementi (2) Emilia-Romagna (2) Emiliano Gioia (2) Enzo Pennetta (2) Eric Toussaint (2) Ettore Livini (2) European Quantitative-easing Intermediated Program (2) Extincion Rebellion (2) F.List (2) Federal reserve (2) Fidel Castro (2) Fidesz (2) Filippo Gallinella (2) Fiumicino (2) Forestale (2) Forum Internazionale antiEU delle forze popolari (2) Forum Popoli Mediterranei (2) Francesco Lamantia (2) Francesco Maria Toscano (2) Francesco Piobbichi (2) Franco Russo (2) Frosinone (2) Fulvio Grimaldi (2) Futuro al lavoro (2) Generale Pappalardo (2) Gentiloni (2) Giacomo Bracci (2) Giacomo Russo Spena (2) Giada Boncompagni (2) Giancarlo Cancelleri (2) Gig Economy (2) Giorgio Gattei (2) Giuliano Amato (2) Giuseppe Palma (2) Goldman Sachs (2) Google (2) Grottaminarda (2) Guido Viale (2) Hartz IV (2) Hegel (2) Hitler (2) Héctor Illueca (2) INPS (2) Incontro di Madrid 19/21 febbraio 2016 (2) Iniciativa za Demokratični Socializem (2) Iniziativa per il socialismo democratico (2) Italia Ribelle (2) Iugend Rettet (2) JULIAN ASSANGE (2) Jacopo Custodi (2) Javier Couso Permuy (2) Juan Carlos Monedero (2) Juncker (2) Junker (2) Kalergy (2) Ken Loach (2) Kostas Lapavitsas (2) Kurdistan (2) La Grassa (2) Lelio Basso (2) Lelio Demichelis (2) Loretta Napoleoni (2) Ltro (2) M-48 (2) Maastricht (2) Mali (2) Manolis Glezos (2) Marco Revelli (2) Marco Rizzo (2) Maria Elena Boschi (2) Maria Rita Lorenzetti (2) Mario Tronti (2) Mark Zuckerberg (2) Marocco (2) Massimo D'Antoni (2) Massimo PIvetti (2) Michele Serra (2) Michele fabiani (2) Microsoft (2) Militant (2) Moscovici (2) Movimento Politico d'Emancipazione Popolare (2) Mussari (2) Mélenchon (2) Nadia Garbellini (2) Netanyahu (2) Nicaragua (2) Omt (2) Oriana Fallaci (2) Ostia (2) Paolo Maddalena (2) Papa (2) Partito comunista (2) Patto di Stabilità e Crescita (2) Paul Krugman (2) Paul Mason (2) PdCI (2) Pdl (2) Piano di eradicazione degli ulivi (2) Piemonte (2) Pippo Civati (2) Portella della Ginesta (2) Preve (2) Quarto Polo (2) Raffaele Alberto Ventura (2) Reddito di inclusione sociale (2) Riccardo Bellofiore (2) Riccardo Ruggeri (2) Riscossa Italia (2) Roberto Ferretti (2) Rosanna Spadini (2) Rosarno (2) Rosatellum (2) Rozzano (2) Ryan air (2) SPD (2) STX (2) Sahra Wagenknecht (2) Salistrari (2) Schumpeter (2) Scilipoti (2) Scozia (2) Seconda Assemblea CLN (2) Sergio Bellavita (2) Sergio Cararo (2) Sergio Cofferati (2) Severgnini (2) Shale gas (2) Simone Di Stefano (2) Slovenia (2) Stato penale (2) Stefano Zecchinelli (2) Steve Bannon (2) Stiglitz (2) Tasi (2) Tasos Koronakis (2) Telecom (2) Terzo Forum (2) Thissen (2) Thomas Piketty (2) Tito Boeri (2) Tiziana Alterio (2) Tiziana Ciprini (2) Tltro (2) Tomaso Montanari (2) Tor Sapienza (2) Torino (2) Transatlantic Trade and Investment Partnership (2) Transnistria (2) Trilateral (2) UIL (2) UKIP (2) Umberto Eco (2) Ursula von der Leyen (2) Valerio Bruschini (2) Von Der Leyen (2) Vox Italia (2) Zagrebelsy (2) Zoe Constantopoulou (2) accordo del 20 febbraio (2) accordo sul nucleare (2) agricoltori indignati (2) al Serraj (2) al-Durri (2) al-qaeda (2) alawismo (2) animalismo (2) antimperialista (2) antispecismo (2) antropologia (2) atac (2) banche venete (2) battaglia d'autunno (2) blocco sociale (2) bontempelli (2) burkini (2) calunnia (2) casa (2) clausole di salvaguardia (2) cobas (2) comitato di Perugia (2) composizione di classe (2) comuni (2) comunicazione (2) debito privato (2) denaro (2) deregulation (2) domenico gallo (2) due euro (2) dughin (2) elezioni comunali 2015 (2) elezioni comunali 2019 (2) embraco (2) enel (2) energia (2) ennahda (2) esercito (2) eugenetica (2) expo (2) export (2) fake news (2) fecondazione eterologa (2) fincantieri (2) fine del lavoro (2) frontiere (2) gaypride (2) genetica (2) gennaro Migliore (2) geoeconomia (2) giacobinismo (2) governicchio (2) indignatos (2) industria italiana (2) intimperialismo (2) isu sanguinis (2) legge (2) legge di stabilità 2018 (2) lgbt (2) libano (2) liberi e uguali (2) libertà di pensiero (2) maidan (2) manifestazione 2 giugno 2018 (2) marina silva (2) mercantislismo (2) nazionalizzare le autostrade (2) no expo (2) non una di meno (2) omosessualità (2) ong (2) paolo vinti (2) pareggio di bilancio (2) parlamento europeo (2) patria (2) patto del Nazareno (2) patto grecia-israele (2) patto politico (2) peronismo (2) petrolio (2) pietro ratto (2) poste (2) poste italiane (2) proporzionale (2) province (2) razionalismo (2) reddito di base (2) ricchezza (2) riduzione parlamentari (2) rifiuti (2) riformismo (2) rivoluzione russa (2) rivoluzione socialista (2) scissione pd (2) serbia (2) shador (2) shoa (2) silicon valley (2) sinistra anticapitalista (2) sinistra critica (2) società (2) stagnazione secolare (2) stop or-me (2) studenti (2) tasso di cambio (2) transgender (2) transumano (2) ulivi (2) unioni civili (2) uniti e diversi (2) uscita da sinistra (2) vincolo di mandato (2) vota NO (2) "cosa rossa" (1) 100 giorni (1) 101 Dalmata. il più grande successo dell'euro (1) 11-12 gennaio 2014 (1) 14 novembre (1) 17 aprile (1) 19 ottobre 2019 (1) 1961 (1) 20-24 agosto 2014 (1) 25 aprile 2014 (1) 25 aprile 2015 (1) 25 aprile 2018 (1) 28 marzo 2014 (1) 31 marzo a Milano (1) 4 novembre (1) 5G (1) 6 gennaioMovimento Popolare di Liberazione (1) 8 settembre (1) 9 febbraio 2019 (1) 9 novembre 2013 (1) A. Barba (1) AL NIMR (1) Abd El Salam Ahmed El Danf (1) Aberto Bellini (1) Accellerazionismo (1) Achille Occhetto (1) Acqua pubblica (1) Adenauer (1) AirCrewCommittee (1) Alain Parguez (1) Alan Greenspan (1) Alan Johnson (1) Alba Libica (1) Albania (1) Albert Jeremiah Beveridge (1) Albert Reiterer (1) Albert Rivera (1) Alberto Perino (1) Alcoa (1) Aldo Barba (1) Aldo Bronzo (1) Aleksey Mozgovoy (1) Alemanno (1) Aleppo (1) Alesina (1) Alessandro Mustillo (1) Alessandro Trinca (1) Alex Zanotelli (1) Alexander Zakharchenko (1) Alterfestival (1) Alternativa per la Germania (1) Alì Manzano (1) Ambrogio Donini (1) Ambrose Evans Pritchard (1) Amedeo Argentiero (1) Amintore Fanfani (1) Amoroso (1) Anders Breivik (1) Andrew Brazhevsky (1) Andrew Spannaus (1) Angela Matteucci (1) Angelo di Carlo (1) Angus Deaton (1) Anis Amri (1) Anna Angelucci (1) Anna Lami (1) Anschluss (1) Anthony Coughlan (1) Antonella Stocchi (1) Antonio De Gennaro (1) Antonio Guarino (1) Antonio Rinaldis (1) Antonis Ragkousis (1) Antonis-Ragkousis (1) Apple (1) Arditi (1) Argo Secondari (1) Argyrios Argiris Panagopoulos (1) Arnaldo Otegi (1) Ars Longa (1) Art 81 (1) Art. 11 (1) Art.50 Trattato Lisbona (1) Articolo1 (1) Artini (1) Artuto Scotto (1) Ascheri (1) Atene (1) Athanasia Pliakogianni (1) Atlantia (1) Attali (1) Augusto Graziani (1) Australia (1) BDI (1) BORIS NEMTSOV (1) BRI (1) Banca d'Italia (1) Banca mondiale (1) Barcelona en comú (1) Bashar al-Assad (1) Basilicata (1) Bastasin (1) Battaglione Azov (1) Bazar (1) Bcc (1) Bekaert (1) Belardelli (1) Belgio (1) Benigni (1) Benoît Hamon (1) Bernard-Henri Levy (1) Bielorussia (1) Bifo (1) Bilancio Ue (1) Bini Snaghi (1) Bisignani (1) Bismarck (1) Black Panthers (1) Blade Runner 2049 (1) Boicotta Eurovision (1) Boikp Borisov (1) Bolsonaro (1) Bossi (1) Branko Milanovic (1) Brennero (1) Bretagna (1) Brigata kalimera (1) Brindisi (1) Britannia (1) Bruderle (1) Bruno Steri (1) Bruno Vespa (1) Bulgaria (1) ByoBlu (1) C.f.. Governo giallo-verde (1) CARTA DI FIRENZE 2019 (1) CCF (1) CNL (1) COMITATO OPERAI E CITTADINI PER L'AST (1) COSMOPOLITICA (1) Calabria (1) Calenda (1) Cambiare si può (1) Cameron (1) Cammino per la libertà (1) Cancellieri (1) Carchedi (1) Caritas (1) Carlo Candi (1) Carlo De Benedetti (1) Carlo Rovelli (1) Carmine Pinto (1) Casal Bruciato (1) Cascina Raticosa (1) Casini (1) Cassazione (1) Cassese Sabino (1) Catarina Martins (1) Cekia (1) Cesare Battisti (1) Checchino Antonini (1) Checco (1) Chiaberge Riccardo (1) Chiara Appendino (1) Chisinau (1) Chișinău (1) Christian Napolitano (1) Christian Rocca (1) Christoph Horstel (1) Circo Massimo (1) Cirinnà (1) Civitavecchia (1) Claudia Zeta (1) Claudio Maartini (1) Claudio Magris (1) Claus Offe (1) Concita De Gregorio (1) Confederazione europea (1) Conferenza d'apertura (1) Consiglio europeo del 26-27 giugno 2014 (1) Coord (1) Coordinamento europeo per l'uscita dall'Unione (1) Corea del Sud (1) Corriere della sera (1) Corte Europea sui diritti dell'uomo (1) Cosenza (1) Crimea (1) Cristina Re (1) Cuperlo (1) DDL (1) Dagospia (1) Daisy Osauke (1) Damiano palano (1) Dan Glazebrook (1) Daniela Conti (1) Daniele Manca (1) Danimarca (1) Dario Fo (1) Davide Bono (1) Davide Gionco (1) Davos (1) De Masi (1) De Vito (1) Debora Billi (1) Debt Redemption Fund (1) Del Rio (1) Denis Mapelli (1) Dichiarazione universale dei diritti umani (1) Dimitris Christoulias (1) Dio (1) Dmitriy Kolesnik (1) Domenico Quirico (1) Domenico Rondoni (1) Dominique Strauss-Khan (1) Don Sturzo (1) Donald Tusk (1) Duda (1) ECO (1) EPAM (1) Eco della rete (1) Eduard Limonov (1) Elctrolux (1) Eleonora Florenza (1) Elinor Ostrom (1) Elliott Gabriel (1) Emanuele Filiberto (1) Emilio Gentile (1) Emma Bonino (1) Emmanuel Mounier (1) Emmeffe (1) Enrica Perucchietti (1) Enrico Angelini Partigiano (1) Enrico Gatto (1) Enrico Rossi (1) Enrico padoan (1) Erasmo vecchio (1) Ernesto Pertini (1) Ernst Bloch (1) Eros Francescangeli (1) Erri De Luca (1) Etiopia (1) Ettore Gotti Tedeschi (1) Eugenio Scalgari (1) Eunoè (1) Eurispes (1) Europa a due velocità (1) Evo Morales (1) FF2 (1) Fabiani (1) Fabio Amato (1) Fabio De Masi (1) Fabio Dragoni (1) Fabio Mini (1) Fabio Petri (1) Fabriano (1) Fabrizio De Paoli (1) Fabrizio Rondolino (1) Falluja (1) Favia (1) Federazione delle Industrie Tedesche (1) Federica Aluzzo (1) Federico Caffè (1) Federico II il Grande (1) Ferrero (1) Fertility Day (1) Filippo Dellepiane (1) Filippo Nogarin (1) Filippo Santarelli (1) Fiorito (1) Florian Philippot (1) Folkebevægelsen mod EU (1) Foodora (1) Foro di Sao Paulo (1) Forum Ambrosetti (1) Forum dei Popoli Mediterranei (1) Forum di Assisi (1) Francesca Donato (1) Francesco Campanella (1) Francesco Cardinali (1) Francesco Garibaldo (1) Francesco Giuntoli (1) Francesco Lenzi (1) Francesco Magris (1) Franco Venturini (1) Frauke Petry (1) Fred Kuwornu (1) Freente Civico (1) Freud (1) Front de gauche (1) Fronte della gioventù comunista (1) Fuad Afane (1) Fukuyama (1) Fuori dall'euro (1) GMJ (1) Gabanelli (1) Gabriele Gesso (1) Gandhi (1) George Friedman (1) George Monbiot (1) Germanicum (1) Gesù (1) Gezi park (1) Giacomo Bellini (1) Giacomo Bellucci (1) Giacomo Vaciago (1) Giacomo Zuccarini (1) Giancarlo Bergamini (1) Gim cassano (1) Giordano Sivini (1) Giovanna Vertova (1) Giovanni De Cristina (1) Giovanni Lo Porto (1) Giovanni Schiavon (1) Giovanni Tomei (1) Giovanni di Cristina (1) Giulia Grillo (1) Giuliana Commisso (1) Giuliano Procacci (1) Giulio Ambrosetti (1) Giulio Girardi (1) Giulio Tarro (1) Giulio Tremonnti (1) Giuseppe Altieri (1) Giuseppe Guarino (1) Giuseppe Travaglini (1) Giuseppe Turani (1) Giuseppe Zupo (1) Glauco Benigni (1) Godley (1) Grasso (1) Graziano Priotto (1) Grecia presidio 9/9/19 (1) Guerra di liberazione algerina (1) Guglielmo Forges Davanzati (1) Guido Lutrario (1) Guido Ortona (1) Günther Anders (1) HSBC (1) Hainer Flassbeck (1) Haitam Manna (1) Haiti (1) Haver Analytics (1) Hawking (1) Heiner Flassbeck (1) Hillary Clinton (1) Hjalmar Schacht (1) Hong Kong (1) Huawei (1) Huffington Post (1) IPHONE (1) IRiS (1) IS (1) Ida Magli (1) Ignazio Marino (1) Il tramonto dell'euro (1) Ilaria Lucaroni (1) Illueca (1) Imposimato (1) Improta (1) Indesit (1) Indipendenza e Costituzione (1) Inge Höger (1) Intellettuale dissidente (1) International Forum of Sovereign Wealth Funds (1) Intesa Sanpaolo (1) Istituto Italiano per gli Studi Filosofici (1) Italia dei valori (1) J.Habermas (1) JAMES GALBRAITH (1) JOBS ACT(ING) IN ROME (1) Jacques Delors (1) Jacques Rancière (1) James Holmes (1) James K. Galbraith (1) James Petras (1) Jaroslaw Kaczynsk (1) Jason Barker (1) Je so' Pazz' (1) Jean Claude Juncker (1) Jean-Claude Juncker (1) Jean-Claude Lévêque (1) Jean-Claude Michéa (1) Jean-Jacques Rousseau (1) Jean-Paul Fitoussi (1) Jeremy Rifkin (1) Jo Cox (1) Joel Perichaud (1) John Laughland (1) John Locke (1) John Pilger (1) Jorge Alcazar Gonzalez (1) Joseph De Maistre (1) Joseph Shumpeter (1) Josephine Markmann (1) João Ferreira (1) Jugend Rettet (1) Juha Sipila (1) Junge Welt (1) Kalecky (1) Kalergi (1) Kelsen (1) Kemi Seba (1) Kenneth Kang (1) Kiev (1) Kirill Vasilev (1) Kolesnik Dmitriy (1) Kosovo (1) Kostas Kostoupolos (1) Kostas-Kostopoulos (1) Kouachi (1) Koutsianas Pantelis (1) Kruhman (1) Ktragujevac (1) Kyenge (1) L'Aquila (1) La Pira (1) La forte polarizzazione (1) La sinistra e la trappola dell'euro (1) La via maestra (1) La7 (1) Lagarde (1) Lapo Elkann (1) Lars Feld (1) Lasciateci fare (1) Leave (1) Lecce (1) Left (1) Legge 194 (1) Legge Acerbo (1) Legge Severino (1) Leonardo Coen (1) Leopolda (1) Lettera aperta ai movimenti sovranisti (1) Lev Gumilev (1) LexitNetwork (1) Lia De Feo (1) Lidia Riboli (1) Lidia Undiemi (1) Liguria (1) Lillo Massimiliano Musso. Leoluca Orlando (1) Lituana (1) Livorno (1) Logistica. Ikea (1) London Corrispondent Society (1) Lorenzin (1) Lorenzin Beatrice (1) Lorenzo Alfano (1) Lorenzo Del Savio (1) Lorenzo Dorato (1) Lorenzo Fioramonti (1) Lorenzo Fontana (1) Loris Caruso (1) Luca Donadel (1) Luca Pagni (1) Lucarelli (1) Lucia Annunziata (1) Lucia Morselli (1) Luciana Castellina (1) Luciano Violante (1) Lucio Magri (1) Lucio garofalo (1) Luigi De Giacomo (1) Luigi Nanni (1) Luigi Preiti (1) Luigi Zingales (1) Luka Mesec (1) López Obrador (1) M. Pivetti (1) M48 (1) M5 (1) MH 17 flight paths (1) MNLA (1) MOSE (1) Macchiavelli (1) Macedonia (1) Maida (1) Manuel Monereo (1) Manuel Montejo (1) Manuela Cadelli (1) Manuela Carmena (1) Marcello Barison (1) Marcello De Cecco (1) Marcello Veneziani (1) Marcia Perugia-Assisi (1) Marco Bersani (1) Marco Carrai (1) Marco Cattaneo (1) Marco Di Steafno (1) Marco Ferrando (1) Marco Fortis (1) Marco Giannini (1) Marco Palombi (1) Marco Pannella (1) Marco Parma (1) Marco Rovelli (1) Marco Santopadre (1) Marcuse (1) Margarita Olivera (1) Maria Grazia Da Costa (1) Marina Calculli (1) Marina Minicuci (1) Mario Esposito (1) Mark Rutte (1) Maroni (1) Marta Fana (1) Martin Lutero (1) Martin Wolf (1) Marxista dell'Illinois n.1 (1) Massimiliano Panarari (1) Massimo Costa (1) Massimo Gramellini (1) Massimo Recalcati (1) Massimo Villone (1) Matt O'Brien (1) Mattei (1) Matteo Mameli (1) Matteo Pucciarelli (1) Mauricio Macri (1) Maurizio Alfieri (1) Maurizio Blondet (1) Maurizio Franzini (1) Maurizio Leonardi (1) Maurizio Lupi (1) Maurizio Molinari (1) Maurizio Ricci (1) Maurizio Sgroi (1) Maurizio Vezzosi (1) Maurizio Zenezini (1) Maurizio zaffarano (1) Mauro Alboresi (1) Mauro Bocci (1) Mauro Maltagliati (1) Mauro Scradovelli (1) Mauro Volpi (1) Maximilian Forte (1) Mdp (1) Me.Fo. (1) Melanchon (1) Meloni (1) Mentana (1) Meridionalisti Italiani (1) Merk (1) Merloni (1) Messico (1) Metallurgiche Forschungsgesellschaft (1) Micah Xavier Johnson (1) Michael Jacobs (1) Michael Ledeen (1) Michael Moore (1) Michelangelo Vasta (1) Michele Ainis (1) Michele Ruggero (1) Mihaly Kholtay (1) Milano (1) Milosevic (1) Milton Friedman (1) Mimmo Lucano (1) Mincuo (1) Ministero economia e finanza (1) Mladic (1) Mohamed bin Salman (1) Mohammad Javad Zarif (1) Monica Maggioni (1) Monicelli (1) Mont Pélerin Society (1) Montegiorgio in Movimento (1) Moshe Ya’alon (1) Moves (1) Movimento 77 (1) Movimento R(e)evoluzione (1) Movimento democratici e progressisti (1) Movimento di Liberazione Popolare (1) Movimiento 15-M (1) Mulatu Teshome Wirtu (1) Musk (1) NIgeria (1) Nadia Valavani (1) Naji Al-Alì (1) Nancy Fraser (1) Natale (1) Neda (1) Nepal (1) Nethanyahu (1) New York Times (1) Nicky Hager (1) Nicola Ferrigni (1) Nicolas Dupont-Aignan (1) Nicoletta Dosio (1) Nicolò Bellanca (1) Nimr Baqr al-Nimr (1) No Fertility Day (1) Noam Chomsky (1) Noelle Neumann (1) Noi sicialiano con Busalacchi (1) Norbert Hofer (1) Norberto Bobbio (1) Nord Africa (1) Norma Rangeri (1) Nsa (1) OCSE (1) OLTRE L'EURO L'ALTERNATIVA C'È (1) OPEC (1) OXI (1) Olimpiadi (1) Olmo Dalcò (1) Omnium (1) Onda d'Urto (1) Open Society Foundations (1) Orietta Lunghi (1) P 101 (1) P-Carc (1) P01 (1) PCE (1) PCdI (1) PIANESI MARIO (1) POSSIBILE (1) PRISM (1) PSUV (1) Pablo Stefanoni (1) Padre Pio (1) Paesi baschi (1) Pakistan (1) Palladium (1) Panagoitis Sotiris (1) Panos "Panagiotis" Kammenos (1) Paola Muraro (1) Paolo Ciofi (1) Paolo Di Martino (1) Paolo Giussani (1) Paolo Maria Filipazzi (1) Paolo dall'Oglio (1) Paremvasi (1) Partito Comunista Italiano (1) Partito Comunista d'Italia (1) Partito del Lavoro (1) Partito radicale (1) Pasolini (1) Pasquale Voza (1) Passos Coelho (1) Patto di stabilità (1) Paul "Elliot" Singer (1) Paul De Grauwe (1) Paul Steinhardt (1) Per una sinistra rivoluzionaria (1) Perù (1) Pettirossi (1) Piano nazionale per la fertilità (1) Piepoli (1) Pier Francesco Zarcone (1) Pier Paolo Pasolini (1) Pierfranco Pellizzetti (1) Piero Calamandrei (1) Piero Gobetti (1) Piero Ricca (1) Piero fassina (1) Piero valerio (1) Pierre Laurent (1) Pietro Attinasi (1) Pietro Ingrao (1) Pietro Nenni (1) Pil (1) Pil argentino (1) Pinna (1) Pino Corrias (1) Pino Prestigiacomo (1) Piotr Zygulski (1) Pisa (1) Pizzarotti (1) Pomezia (1) Porto Recanati (1) Postcapitalism (1) Presidenza della Repubblica (1) Profumo (1) Puglia (1) Quadrio Curzio Alberto (1) Quisling (1) RENAUD LAMBERT (1) RISCOSSA ITALIANA (1) ROSS@ Parma (1) Rachid Ghannoūshī (1) Radek (1) Raffaele Ascheri (1) Raffaele Marra (1) Raffaella Paita (1) Ramadi (1) Ramarrik de Milford (1) Ramon Franquesa (1) Rapporto Werner (1) Ras Longa (1) Razem (1) Realfonzo (1) Remain (1) Renato Brunetta (1) René Girard (1) Report (1) Repubblica di Lugànsk (1) Rete Sostenibilità e Salute (1) Riccardo Terzi (1) Riccardo Tomassetti (1) Rino Formica (1) Risorgimento Meridionale (1) Rita Di Leo (1) Rizzo (1) Robert Mundell (1) Roberta Lombardi (1) Roberto D'Agostino (1) Roberto D'Alimonte (1) Roberto D'Orsi (1) Roberto Fico (1) Roberto Grienti (1) Roberto Marchesi (1) Roberto Martino (1) Roberto Massari (1) Roberto Musacchio (1) Roberto Palmerini (1) Roberto Santilli (1) Rocco Casalino (1) Rohani (1) Roma 13 ottobre 2018 (1) Roma 21 novembre 2015 (1) Romney (1) Rosario Crocetta (1) Rossano Rubicondi (1) Rovereto (1) SENZA EURO(PA) (1) SI COBAS (1) SInistra popolare (1) SYLVAIN LEDER (1) Sacko Soumayla (1) Said Gafurov (1) Sakorafa (1) Salmond (1) Salonicco (1) Salvatore Biasco (1) Salvatore D'Albergo (1) Samaras (1) Samir Amin (1) Sandro Targetti (1) Santori (1) Schengen (1) Schlageter (1) Scottish National Party (1) Scuola austriaca (1) Scuola di Friburgo (1) Sebastiano Isaia (1) Serge Latouche (1) Sergeï Kirichuk (1) Sergio Bologna (1) Sergio Romano (1) Shaimaa (1) Shaimaa el-Sabbagh (1) Shakira (1) SiAMO (1) Sig­mar Gabriel (1) Silvana Sciarra (1) Slai Cobas (1) Slavoj Zizek (1) Solone (1) Sorrentino (1) Spoleto (1) Sraffa (1) Standard & Poor's (1) Stanis Ruinas (1) Stefania Giannini (1) Stefano Alì (1) Stefano Azzarà (1) Stefano Bartolini (1) Stefano Feltri (1) Stefano Lucarelli (1) Stefano Musacchio (1) Stefano Petrucciani (1) Stefano Zai (1) Steven Forti (1) Storace (1) Stratfor (1) Strikemeeting (1) Sudafrica (1) Susana Díaz (1) Svitlana Grugorciùk (1) Svizzera (1) TISA (TRADE IN SERVICES AGREEMENT) (1) TPcCSA (1) Tarek Aziz (1) Tariq Alì (1) Tempa Rossa (1) Tfr (1) Thatcher (1) Theodoros Koudounas (1) Theresa Mai (1) Thomas Szmrzly (1) Thomas Zmrzly (1) Tiziana Aterio (1) Tiziana Drago (1) Togliatti (1) Tommaso Nencioni (1) Tommaso Rodano (1) Tonia Guerra (1) Tony Manigrasso (1) Topos Rosso (1) Toscana (1) Tribunale dell'Aia (1) Trichet (1) Tripoli (1) Tuareg (1) Two Pack (1) UGL (1) UPR (1) Udc (1) Ugo Mattei (1) Ulrich Grillo (1) Unicredit (1) Unio (1) United Kingdom Indipendent Party (1) Utoya (1) VLADIMIR LAKEEV (1) Vagelis Karmiros (1) Valerio Colombo (1) Vallonia (1) Vasilij Volga (1) Veltroni (1) Venezia (1) Veronica Duranti (1) Versilia (1) Vertice di Milano (1) Viale (1) Viktor Shapinov (1) Vilad Filat (1) Vincent Brousseau (1) Vincenzo Sparagna (1) Viscione (1) Vito Lops (1) Vito Storniello (1) Vittorio Bertola (1) Vittorio Carlini (1) Vittorio da Rold (1) Von Mises (1) Vox Populi (1) W. Streeck (1) WHIRLPOOL (1) Walter Eucken (1) Walter Tocci (1) Warren Mosler (1) Washington Consensus (1) Wen Jiabao (1) Westfalia (1) Wilders (1) Wolfgang Streeck (1) Wolkswagen (1) Wozniak (1) YPG (1) Ytzhac Yoram (1) Zagrebelsky (1) Zaia (1) Zalone (1) Zbigniew Brzezinski (1) Zecchinelli (1) Zedda Massimo (1) Zizek (1) Znet (1) Zolo (1) Zygmunt Bauman (1) aborto (1) accise (1) adozioni (1) aggressione (1) agorà (1) al-Fatah (1) al-Ghwell (1) alba mediterranea (1) alberto garzon (1) alluvione (1) alt (1) alta velocità (1) amanda hunter (1) amnistia (1) amore (1) andrea zunino (1) antropocene (1) apocalisse (1) appoggio tattico (1) arcelor Mittal (1) aree valutarie ottimali (1) armi (1) arresti (1) asia argento (1) askatasuna (1) assemblea di Roma del 4 luglio 2015 (1) assemblea nazionale del 22 e 23 ottobre (1) ateismo (1) autogestione (1) autostrade (1) ballarò (1) battisti (1) benessere (1) big five (1) bilancia dei pagamenti (1) bioetica (1) biologia (1) black block (1) blocco costituzionale (1) blocco nero (1) bloomberg (1) bomba atomica (1) bonapartismo (1) brigantaggio (1) bufale (1) bullismo (1) calcio (1) califfaato (1) campagna di finanziamento (1) capitolazione (1) carlo Bonini (1) carlo Sibilia (1) carta dei principi (1) cassa depositi e prestiti (1) catastrofe italiana (1) catene di valore (1) cdp (1) censis (1) censura (1) chokri belaid (1) comitato (1) comitato per la salvaguardia dei numeri reali (1) commemorazione (1) confini (1) conflitto di interezzi (1) confucio (1) consiglio superiore della magistratura (1) contestazione (1) controcorrente (1) convegno di Copenaghen (1) coronavirus (1) coronovirus (1) cretinate. (1) curzio maltese (1) cybercombattenti (1) cyborg (1) dabiq (1) dall'euro (1) dalla NATO e dal neoliberismo (1) david harvey (1) decalogo (1) decescita (1) decrescita felice (1) decretone (1) democratellum (1) democratiche e di sinistra (1) democrazia economica (1) deportazione economica (1) depressione (1) di Monica Di Sisto (1) dichiarazione di Roma (1) dimissioni (1) dimitris kazakis (1) diritti dei lavoratori (1) dissesto idrogeologico (1) dracma (1) ebraismo (1) economie di scala (1) economist (1) ecosocialismo (1) egolatria (1) elezioni comunali 2018 (1) elezioni regionali 2019 (1) enav (1) enrico Corradini (1) erasmus (1) esercito industriale di riserva (1) espulsione (1) estremismo (1) eurasismo (1) euroi (1) evasione fiscale (1) fabbriche (1) fallimenti (1) fascistizzazione della Lega (1) felicità (1) femen (1) femminicidio (1) fiducia (1) finan (1) finaza (1) flessibilità (1) flussi elettorali 2016 (1) fondi avvoltoio (1) fondi immobiliari (1) fondi sovrani (1) forme (1) freelancing (1) fuga dei capitali (1) fusione dei comuni (1) genere (1) giusnaturalismo (1) global compact (1) gold standard (1) governabilità (1) governo neutrale (1) grande coalizione (1) gravidanza (1) grazia (1) guerra di civiltà (1) guerra valutaria (1) hansel e gretel (1) hedge funds (1) i più ricchi del mondo (1) il cappello pensatore (1) illiberale (1) ilsimplicissimus (1) import (1) import-export (1) incendi (1) independent contractor (1) india (1) indignados (1) indipendeza e costituzione (1) individualismo (1) indulto (1) intena (1) intervista (1) ius sanguinis (1) ivana fabris (1) joker (1) kafir (1) l (1) la grande bellezza (1) legalità (1) legge Madia (1) legge anticorruzione (1) legge antisciopero (1) legge di stabilità 2016 (1) leva (1) leva obbligatoria (1) lex monetae (1) libaralismo (1) libe (1) liberalizzazioni (1) liberazionne (1) liberiamo (1) libra (1) linguaggio (1) link tax (1) liste civiche. (1) loi El Khomri (1) lotga di classe (1) luddismmo (1) lula (1) madre surrogata (1) mafiodotto (1) maghreb (1) malaysian AIRLINES (1) mandato imperativo (1) manifesto del Movimento Popolare di Liberazione (1) manlio dinucci (1) manovra (1) marchesi Antinori (1) marcia globale per Gerusalemme (1) massacri imperialisti (1) massimo bray (1) massoneria (1) materialismo storico (1) matrimoni omosessuali (1) matteo bortolon (1) matteo brandi (1) megalamania (1) memoria (1) mercantilismo (1) mercato (1) mercato del lavoro (1) militarismo (1) modello spagnolo (1) modello tedesco (1) modernità (1) molestie (1) momento polany (1) monetarismo (1) moody's (1) nascite (1) nazion (1) nazional-liberismo (1) neokeynesismo (1) no allo spezzatino (1) no vax (1) nobel (1) nomine ue (1) norvegia (1) numero chiuso (1) obiezione di coscienza (1) occupy wall street (1) oligarchia eurista (1) openpolis (1) operaismo (1) ore lavorate (1) osvaldo napoli (1) pacifismo (1) palmira (1) partite iva (1) partiti (1) partito americano (1) partito brexit (1) partito umanista (1) pecchioli luigi (1) personalismo (1) petiziion (1) piaciometro (1) piano Silletti (1) piano nazionale di prevenzione (1) piero visani (1) piigs (1) politicamente corretto (1) politiche austeritarie (1) polizia (1) ponte Morandi (1) popolo (1) post-elezioni (1) post-operaismo (1) postumano (1) profughi (1) programma UIKP (1) progresso (1) qualunquismo (1) questione meridionale (1) quinta internazionale (1) rampini (1) rappresentanza (1) recensioni (1) regione umbria (1) rete 28 Aprile (1) ride sharing (1) rider (1) risparmio tradito (1) risve (1) riunioni regionali (1) rivoluzione (1) robot killer (1) rosabrunismo (1) rublo (1) salafismo (1) salir del euro (1) sandro veronesi (1) sanzioni (1) scie chimiche (1) sciopero della fame (1) seisàchtheia (1) sequestro minori (1) sfruttamento (1) sicurezza (1) siderurgia (1) sindalismo di base (1) sinismo (1) smartphone (1) social forum (1) sondaggio demos (1) specismo (1) spionaggio (1) squatter (1) stadio (1) startup (1) statuto (1) sterlina (1) strategia militare (1) stress test (1) sud (1) suez (1) supe-bolla (1) supply-side economics (1) svimez (1) taglio parlamentari (1) takfirismo (1) tango bond (1) tassiti (1) tempesta perfetta (1) terza fase (1) terzigno (1) terzo stato (1) tesaurizzazione (1) torre maura (1) tortura (1) transumanismo (1) trappola della liquidità (1) trasformismo (1) trasumanesimo (1) trenitalia (1) triptrorelina (1) trivelle (1) troll (1) uassiMario Monti (1) uberizzazione (1) ultimatum (1) vademecum (1) vadim bottoni (1) valute (1) vattimo (1) vertice di Roma (1) volkswagen (1) voucher (1) wahabismo (1) wahhabismo (1) xenobot (1) yuan (1) zanotelli (1) zapaterismo (1)