domenica 25 settembre 2016

DENTRO QUESTO SISTEMA NON C'È SALVEZZA di Marco Zanni

[ 25 settembre ]

COME FUNZIONA IL MECCANISMO PERVERSO DELL'EURO? 
EVIDENZA DALLE "RIFORME STRUTTURALI" DEL LAVORO

Ormai a tutti quelli che mi seguono è chiaro che in un sistema a cambi fissi come l'eurozona l'unico modo che un paese ha (non potendo svalutare la moneta) per recuperare il gap di competitività causato dai differenziali di inflazione cumulati è attuare la svalutazione interna, cioè austerità, distruzione della domanda e svalutazione salariale.

Ora, analizzando i dati su impiego e inflazione nell'eurozona, possiamo trovare evidenza empirica di come questo sistema perverso opera nel concreto. 

Anche ad agosto c'è stato un leggero aumento degli occupati nell'eurozona, che il governo Renzi, ormai alla canna del gas, ha sbandierato come grande successo. Ora tralasciando il fatto che i dati così calcolati (da ISTAT e eurostat) siano fasulli e non rappresentino la realtà, prendiamo il dato per buono e positivo. L'occupazione è aumentata, siamo contenti e dovremmo vedere miglioramenti sensibili anche su altri indicatori macroeconomici, soprattutto l'inflazione. Ci sono più lavoratori, più soldi che girano e vengono spesi e di conseguenza più domanda di beni, il cui prezzo dovrebbe aumentare e così l'inflazione. Invece no, l'inflazione nell'eurozona anche ad agosto rimane al palo. Qual è il motivo? Il motivo sono i salari!!! I salari non crescono!!! Ci sono più lavoratori ma nel complesso guadagnano meno.

Questo è l'obiettivo delle riforme del lavoro imposte dalla troika e dall'UE in tutta Europa: Jobs Act, Loi Travail, riforme Hartz, riforme del lavoro di Zapatero e Rajoy. La famosa flessibilità del lavoro non crea occupazione (l'Employment Protection Legislation Index dell'OCSE lo dimostra) ma serve solo a mantenere alta la pressione sui salari per salvare la moneta unica e la struttura su cui si regge l'euro.

È chiaro quindi che il sistema che ci stanno imponendo sta distruggendo la ricchezza, i diritti sociali, il lavoro e i salari in nome del mantenimento della salvezza di un progetto insensato che si chiama Unione Monetaria Europea?

Dentro questo sistema non esiste salvezza, saremo solo degli schiavi moderni, una nuova colonia del liberismo più sfrenato

sabato 24 settembre 2016

M5S: SYRIZA SIA DI MONITO di P101 e Meridionalisti Italiani

[ 24 settembre ]

Qui sotto il volantino che viene distribuito oggi a Palermo ai partecipanti alla manifestazione nazionale del Movimento 5 Stelle.Il volantino è a firma di Programma 101 e dei Meridionalisti Italiani.


«Vogliamo esprimervi la nostra vicinanza contro gli attacchi da parte dei partiti e dei media di regime. Non c’è dubbio su chi siano i mandanti, sono i poteri forti neoliberisti. Vi attaccano facendo quadrato attorno al loro principale braccio politico, il Partito democratico. 
Attenti però. Quelli che comandano davvero sono furbi. Nel caso l’uso del bastone non sortisca gli effetti sperati, hanno in serbo per voi un “piano B”, quello della carota: cercheranno di addomesticarvi, di rendervi potabili, di corrompervi affinché diventiate innocui. Quanto accaduto in Grecia con Syriza sia di monito.
Assieme ai tanti cittadini che vi hanno votato, vogliamo sperare che saprete resistere non solo agli attacchi frontali ma pure alle sirene del potere. Non ci pare vano ricordarlo nel Paese del trasformismo e del gattopardismo
Il volantino
Il Paese, per uscire dalla più grave crisi della sua storia recente, ha bisogno di una svolta radicale, economica, politica e morale. Siccome siete la forza principale dell’opposizione democratica, ogni vostra mossa, riguarda non solo voi, ci riguarda tutti. 
Lasciateci essere franchi: qui vediamo i limiti della vostra visione e azione politica. 
- Chiedere “onestà” è sacrosanto, sbagliato è invece barricarsi dietro al giustizialismo manettaro il quale, mentre calpesta il principio della “presunzione d’innocenza”, affida alla casta della magistratura una inaccettabile sovranità di ultima istanza. - Giusto combattere il malaffare nella pubblica amministrazione, del tutto sbagliato è fare credere ai cittadini che se il Paese si trova nel marasma ciò dipenda principalmente dalla corruzione, che è invece solo l’epifenomeno del sistema di rapina neoliberista.- Avete giustamente contestato le privatizzazioni ma avete anche alluso ad un taglio devastante della spesa pubblica (che invece necessario aumentare se si vuole davvero mettere al centro il lavoro).- Dite che è necessario riguadagnare la sovranità popolare e nazionale ma Di Maio non perde occasione per dire che si oppone all’uscita dalla gabbia dell’euro. - La stessa ambiguità è possibile riscontrarla sul sistema elettorale. In questi giorni dite di essere per la proporzionale: benissimo! Il problema è che riproponete il cosiddetto “democratellum”, basato su un finto proporzionale (modello spagnolo) che, grazie ai collegi piccoli ed all’assenza del recupero dei resti in un collegio unico nazionale, distorce pesantemente la proporzionalità (sbarramento reale al 5%), favorendo scandalosamente i partiti maggiori (col 40% dei voti, proprio come vuole Renzi, si otterrebbe la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento), violando in tal modo il principio costituzionale della rappresentanza e dell’uguaglianza del voto.- Come la vicenda di Roma dimostra, non si vince il potere mafioso restando imbottigliati nella loro stanza dei bottoni. Indispensabile è chiamare i cittadini all’impegno e alla lotta, renderli protagonisti del cambiamento. E’ in basso, tra il popolo, che sono depositate le energie per battere chi comanda e cambiare l’Italia da cima a fondo. 
Non si può essere antiliberisti, democratici e patrioti il sabato, e la domenica accettare il paradigma della governabilità, strizzando l’occhio al liberismo e all’Unione europea. Non si può difendere la speranza di cambiamento di chi sta in basso e poi fare il Giro delle Sette Chiese per tranquillizzare proprio chi comanda. 
E’ molto importante che, in vista del referendum, vi stiate gettando con tutto il vostro peso nella battaglia per affossare la controriforma istituzionale e mandare a casa Renzi. Se questi sarà battuto si porrà presto la questione di un governo di alternativa per il nostro Paese. Nessuna ambiguità sarà più ammessa. 
E’ giusto respingere ogni inciucio e ogni alleanza coi partiti di regime siano essi di destra o di sinistra, errato pensare di essere autosufficienti. 
Per vincere occorre che la maggioranza degli italiani si mobiliti, che in ogni città il popolo si organizzi per sventare la reazione di chi comanda. Quindi NO ai compromessi con la casta, SÌ invece, seguendo l’esempio del CLN e della lotta di liberazione, ad un fronte comune che raggruppi tutte le forze popolari, democratiche e patriottiche. 
Che M5S promuova un grande congresso nazionale popolare, aperto a tutti i cittadini italiani e agli organismi della società civile che vogliono essere protagonisti del cambiamento e della liberazione democratica del Paese dal tumore neoliberista, dalla gabbia eurocratica e dalla loro casta di servi politici.

Palermo, 24 settembre 2016»

venerdì 23 settembre 2016

DOPO RENZI LA TROIKA? La resa dei conti si avvicina di Moreno Pasquinelli

[ 23 settembre ]

«Ci sono solo due possibilità: o gli italiani, già apparentemente assuefatti e supini, si faranno impaurire e accetteranno la forma estrema di asservimento e sudditanza, oppure si solleveranno. Non ci sono vie di mezzo: o la resa o la rivolta sociale, o subire un regime di protettorato coloniale o una rivoluzione democratica».

Sono molte, ed evidenti, le analogie tra Renzi e Berlusconi. Prima fra tutte è l'ostinazione a raccontare fanfaluche. Montanelli disse un giorno del Cavaliere che era un inguaribile "piazzista", imbattibile nel vendere patacche spacciandole per mercanzia di primissima qualità. Si capisce dai suoi atteggiamenti spavaldi come Renzi si ritenga ancor più abile di Berlusconi. In questa sua pretesa, inversamente proporzionale alla sua statura politica, egli fa addirittura tenerezza. 

Prendiamo la narrazione renziana di come vanno le cose nell'Unione europea. Vanno esattamente all'opposto di come il "bomba" ce le ha raccontate solo fino a pochi giorni fa. Egli ci diceva che la Brexit avrebbe reso l'Unione europea più forte e con un ruolo centrale dell'Italia. Ci diceva che Hollande era oramai conquistato alla causa della fine dell'austerità. Ci diceva che a Ventotene era sorto un "nuovo direttorio a tre con Germania e Francia".

Il summit di Bratislava ha polverizzato come scemenze queste pretese e Renzi se n'è tornato a casa con le ossa rotte. Di più, Bratislava ha mostrato —in barba a chi vaneggia un rafforzamento della Ue—quel che andiamo dicendo da tempo: l'accelerazione del processo di disgregazione dell'Unione europea.

Allo stesso modo di Berlusconi, che fino all'ultimo negò che il Paese fosse dentro una gravissima crisi economica, il "bomba" tenta disperatamente di convincere gli italiani che "siamo usciti dal tunnel".

Puoi raccontare finché vuoi che splende il sole (che l'economia italiana non è in inarrestabile depressione), ma quando sopraggiunge la pioggia, si apre l'ombrello e l'imbroglione viene preso a calci nel culo.

Il distacco tra la narrazione renziana e la realtà è talmente evidente che è presumibile che l'impostore faccia la stessa fine del suo mentore: spazzato via. Con una differenza non da poco: mentre Berlusconi venne defenestrato da una congiura di Palazzo, Renzi sarà mandato a casa dal voto dei cittadini grazie al suo stesso referendum costituzionale. Nel primo caso i poteri forti si tennero ben stretti il pallino in mano, ed infatti misero il vampiro Monti in sella. Questa volta, con la auspicabile vittoria dei NO, i poteri forti, tutti schierati per il SÌ, sarebbero battuti assieme al loro pupillo fiorentino, resterebbero spiazzati. Che abbiano in serbo un loro piano di riserva non ne dubitiamo. Quale? Non è escluso l'arrivo della troika, per stringere i bulloni del vincolo esterno, del regime di protettorato.

Nel marzo del 2014, su questo blog, scrivevo:

«Se Renzi fallisce, e ci sono molte probabilità che ciò accada (Nun 'gna fa, nun 'gna fa!, direbbe il comico), la Troika è in agguato. La macchina del capitalismo predatorio, forte del consenso tedesco, della Bce e dei tecno-oligarchi di Bruxelles, si giocherà l’ultima carta a sua disposizione per salvare la moneta unica moribonda (la cui fine darebbe un colpo fatale all’intera baracca del capitalismo-casinò). Ricorrerà dunque, visti che i vari tentativi posti in essere ad ogni livello sono stati sin qui inefficaci, all’arma di distruzione di massa, quella di sottoporre il Paese al dominio diretto della Troika». [Matteo Renzi: il tonfo col botto prossimo venturo]
Cosa mi spingeva a questa conclusione? Gli euroligarchi, per nome e per conto della grande finanza capitalistica mondiale tutta, non molleranno la presa, non vorranno perdere il comando sull'Italia, che se lo perdessero sarebbe la fine subitanea dell'Unione europea e della moneta unica. Resto della medesima opinione. 

Beninteso, quando parlo dell'arrivo della troika non penso che metteranno, che so, Jeroen Dijsselbloem a Palazzo Chigi. Come fu con Monti troveranno un'altra marionetta con passaporto italiano. E gli apriranno la strada facendo saltare il sistema bancario italiano, e forse speculando nuovamente sul debito pubblico (spread), o con una combinazione terroristica dei due fattori.

Ma allora sorge la domanda: cosa accadrebbe se, dopo tre governi fantoccio messi sù in barba ai desiderata della maggioranza dei cittadini, i poteri forti tentassero di aggirare e neutralizzare la vittoria dei NO? Se quindi, con un nuovo golpe bianco, provassero ad impedire al popolo la facoltà di decidere da chi vogliono essere governati?

Ci sono solo due possibilità: o gli italiani, già apparentemente assuefatti e supini, si faranno impaurire e accetteranno la forma estrema di asservimento e sudditanza, oppure si solleveranno. Non ci sono vie di mezzo: o la resa o la rivolta sociale, o subire un regime di protettorato coloniale o una rivoluzione democratica.

Ognuno che abbia sale in zucca e coraggio politico si adoperi affinché accada la seconda che ho detto.








giovedì 22 settembre 2016

TANTO TUONÒ (CHE NON PIOVVE) di Emmezeta

[ 22 settembre ]

Come previsto: macché Consulta, macché parlamento, la sorte dell'Italicum verrà decisa dal referendum..

Dunque l'equinozio d'autunno non ha portato alcuna tempesta politica. Alla Camera la mozione di Sinistra Italiana, votata anche da M5S che ha poi raccolto 74 voti a sostegno della sua proposta di legge, non ha avuto alcun effetto. Mentre anche la destra ha ottenuto la miseria di 43 voti su un testo alquanto generico, la mozione di maggioranza è passata con 293 voti contro 157.

Questa mozione non dice assolutamente nulla, limitandosi ad una disponibilità a «consentire ai diversi gruppi parlamentari di esplicitare le proprie eventuali proposte di modifica della legge elettorale attualmente vigente e valutare la possibile convergenza sulle proposte». Eccola qui la famosa "apertura" di Renzi! E che ci voleva una risoluzione parlamentare per affermare una simile banalità? Siamo dunque di fronte al nulla circondato dal niente. Come previsto Renzi va dritto sulla sua strada.

Che in parlamento non sarebbe successo nulla di importante già si sapeva. Diverso il discorso sulla Corte Costituzionale. Quest'ultima, lunedì scorso, ha annunciato la scelta di rinviare il proprio giudizio sull'Italicum - originariamente previsto per il 4 ottobre - a data da destinarsi, cioè a dopo il referendum. Una decisione che merita qualche commento.

In primo luogo l'annuncio del rinvio è certo il frutto di uno scontro interno. In secondo luogo, è chiaro che non si è voluto mettere in difficoltà Renzi. In terzo luogo, rimandando la decisione la Corte si riserva di fatto un probabile ruolo di decisore d'ultima istanza della nuova legge elettorale.

Se la prima osservazione è fin troppo ovvia, evidenziando un opportunismo certo non nuovo dalle parti del Palazzo della Consulta, è sulle altre due questioni che bisogna spendere qualche parola.


Dalle parti del governo si ringrazia comprensibilmente la Corte per aver disinnescato una mina assai sgradita a Renzi. Una eventuale bocciatura dell'Italicum avrebbe infatti finito per bollare come incostituzionale l'intera controriforma renziana, basata proprio sul famoso combinato disposto Italicum-legge costituzionale.

E tuttavia, proprio la motivazione del rinvio, incentrata sul fatto di non voler interferire con il voto referendario, dimostra quanto il legame tra referendum e legge elettorale sia di fatto inscindibile. Su questo abbiamo scritto innumerevoli volte e non ci torniamo sopra. Quel che conta è che questo dato di fatto sia oggi riconosciuto anche formalmente, al di là dei patetici tentativi del capo del governo di negare l'evidenza.

Non tutto il male viene dunque per nuocere. Il rinvio della Consulta impedisce il depotenziamento degli effetti politici del referendum, e questo è un bene, anche se ciò vale sia nel caso dell'auspicata vittoria del no, come in quello di un'affermazione del sì.

Ma abbiamo segnalato una terza questione, per certi aspetti la più importante: il ruolo di supplenza, nei confronti del parlamento, che la Corte si auto-assegna con la decisione di lunedì scorso. Perché annunciare a maggio una decisione ad ottobre, per poi rinviarla a due settimane dalla data indicata? Curioso, no? Eppure è proprio quel che ha fatto il presidente Paolo Grossi. E' chiaro che una simile giravolta deve avere motivi più profondi di quelli sin qui esaminati.

Quali possano essere questi motivi è presto detto. Con la vittoria del no l'intero sistema politico italiano - che già si regge su una maggioranza che non è tale nel Paese - rischia di andare completamente in tilt. L'Italicum decadrebbe di fatto non essendo applicabile ad un sistema bicamerale, ma come modificarlo in tempi rapidi? Sarebbe capace l'attuale parlamento di trovare un accordo per farlo? Lo stesso sparpagliamento nel voto di ieri alla Camera fa pensare il contrario. Ecco che allora la Corte Costituzionale potrebbe entrare in gioco, togliendo così le castagne dal fuoco ad un sistema politico imballato.

Ovvio che una decisione ad ottobre avrebbe pregiudicato quella che potrà essere presa magari a gennaio in base a quel che uscirà dalle urne. Non entriamo qui nel merito di quale potrebbe essere questa decisione. Basti sapere che la modifica dell'Italicum può avere varie gradazioni, con effetti sulla legge assai diversi tra loro. Si potrà avere una vera modifica radicale solo con la cancellazione del premio di maggioranza oltreché del ballottaggio. Si avrebbe invece una modifica assai fiacca (e mirata soltanto a colpire M5S) con la cancellazione del solo ballottaggio. Si avrebbe infine un'autentica presa in giro se la modifica si limitasse al ripristino delle coalizioni e del voto di preferenza.

Come si vede, la Consulta ha in mano le chiavi del ridisegno del sistema politico. Ed ha deciso di tenersele ben strette. E' un bene od un male tutto ciò? Di certo è una conseguenza del pasticciaccio renziano, l'aver voluto fare una legge per un sistema mono-camerale, quando questo sistema deve ancora passare al vaglio del referendum. Ma c'è di più. C'è che quella legge, fatta per garantire una maggioranza spropositata al Pd, potrebbe ora mandare al governo il Movimento Cinque Stelle. Da qui la pittoresca retromarcia di molti estimatori della prim'ora.

Adesso questi pentiti di quel che hanno votato hanno idee assai diverse su come venirne fuori. Ecco perché potrebbe toccare ad una sentenza della Corte la scrittura de facto della nuova legge. Segno di una crisi politica ormai giunta al suo stadio terminale.

Ma non possiamo sapere ora quel che accadrà. Sappiamo invece cosa ci consegna questo quadro. Siccome la futura decisione della Consulta avrà necessariamente una natura politica, così come l'ha avuta quella del rinvio, essa non potrà prescindere più di tanto dal responso delle urne. Diventa quindi ancora più importante vincere il referendum e vincerlo bene. Solo una valanga di no seppellirà veramente l'Italicum. Diamoci tutti da fare.

POLANY MOMENT (quale strategia di superamento dell'euro?) di Sergio Cesaratto

[ 22 settembre ]

Sergio Cesaratto è stato uno degli oratori al III. Forum no euro svoltosi a Chianciano Terme. Qui sotto il testo integrale del suo intervento alla sessione d'apertura. Una prolusione densa, su cui in molti dovrebbero meditare.
Da sinistra: Lapavitsas, langthaler e Cesaratto

Ogni volta che devo intervenire a un convegno politico sull’Euro/pa mi prende un po’ di ansia. Cosa dire di nuovo, che non ci siamo già detti. E che fare? Sia disegnare vie d’uscita dal presente, che delineare il futuro, sono compiti impervi. All’interno della crisi europea, inoltre, il nostro paese vive una crisi verticale che viene da lontano. Su questo ho scritto in una delle lezioni del mio libro: la scelta delle classi dirigenti di questo paese, con poche eccezioni, è stato di scontro con le istanze popolari, da ultimo attraverso il vincolo estero, prima dello SME e poi dell’euro. Il paese nel suo complesso ha pagato duramente tale incapacità a governare in maniera progressiva il conflitto sociale. Oggi il paese è impoverito sotto ogni punto di vista, materialmente, culturalmente, tecnologicamente, ed è privo di classi dirigenti oneste e capaci a quasi ogni livello.
Il dibattito ha tuttavia fatto emergere in questi giorni alcuni temi su cui esercitare un nostro sforzo di analisi.
Quale strategia di superamento dell’euro? Quali slogan convincenti da proporre?
Mi riferisco soprattutto allo scambio Varoufakis-Fassina (quiqui, e qui). Da un lato la strategia proposta dall’ex ministro greco è che un governo progressista dovrebbe farsi cacciare disubbidendo ai Trattati europei. Qui bisogna stare attenti. I Trattati fiscali sono assolutamente coerenti con la moneta unica: paesi senza una propria banca centrale hanno necessariamente vincoli di bilancio (è così per esempio per ciascuno degli Stati che compongono gli USA, dove però a compensazione c’è un governo federale con un cospicuo bilancio e una banca centrale cooperativa). Fassina coglie in un qualche modo il punto: “La strategia di «disobbedienza ostinata», sebbene molto difficile, può essere [solo] efficace in un paese europeo che ancora dispone della sua moneta e della sua banca centrale.” Certo, si può ricorrere a escamotages come quello di emettere una moneta nazionale “parallela” come proposto anche in Italia. Ma si tratta, con tutto il rispetto per i proponenti, di sotterfugi dalle gambe corte. Quindi violare i Trattati implica la rimessa in discussione di tutto l’impianto europeo. Mission impossible per qualunque singolo Stato (o persino coalizione di Stati).
Alla proposta di Varoufakis, Fassina propone una strategia di separazione consensuale dell’unione monetaria salvando l’UE. In tal modo si eviterebberoritorsioni del resto dell’Europa, come accadrebbe a paesi che sfidassero l’Europa venendo espulsi. La salvaguardia dell’UE svolgerebbe anche una funzione protettiva da accuse di anti-europeismo o nazionalismo. In questo si dimentica che anche l’UE è creatura liberista.
Nella sua replica Varoufakis ha avuto gioco facile nel mostrare a Fassina che il solo accenno a una trattativa su una separazione consensuale porterebbe al caos finanziario. Referendum o trattative proprio non si possono fare, i mercati non lo consentirebbero. Per difendere l’idea che da ultimi si può reagire positivamente a una espulsione, è interessante che Varoufakis dichiari che egli era pronto a rompere con la Troika nel luglio 2015 ed essere espulso avendo già predisposto un piano X – sebbene fiducioso che dietro una minaccia credibile (come si usa dire in teoria del giochi di cui l’ex ministro è esperto), la Troika avrebbe alla fine accettato un memorandum più ragionevole. Lui sarebbe comunque rimasto “imperturbabile”, accettando l’espulsione, se le “istituzioni” non avessero accondisceso. Il governo greco sarebbe però stato diviso in merito e non giocò la carta della minaccia credibile [Qui ci sarebbe da ricordare che le proposte più ragionevoli che Varoufakis avrebbe accettato sulla carta non sono diverse da quelle nei fatti adottate in pratica - e simili a quelle perorate dal FMI, l’attore più “umano” della Troika. Le richieste siglate da Tsipras erano così assurde da non poter essere implementate alla lettera sicché le istituzioni si dovranno alla fine accontentare che la Grecia ne attui solo una parte; la storia è simile a quella della riduzione del debito pubblico al 60% del Pil in 20 anni in ciascun paese europeo: così assurda che nessuno vi ha posto mano; ciò non toglie che la morsa dell’austerità non sia continuata. Insomma, Varoufakis avrebbe comunque accettato un pacchetto killer. Sarebbe tuttavia utile a tutti conoscerlo questo Piano X! ]
Dunque superamento consensuale no; violazione dei Trattati neppure; fuori dall’euro: forse non troppo popolare. Che proporre allora? Non blocchiamoci su questo. Noi sappiamo come un’area valutaria potrebbe funzionare meglio e perché è però impossibile che l’Europa muti in questa direzione - principalmente per l’opposizione tedesca a dismettere il mercantilismo ma anche, giustificatamente, perché quel popolo non vuole essere obbligato a una solidarietà fiscale verso altri popoli. Sappiamo che l’euro è il principale ostacolo (sebbene non l’unico) a politiche di piena occupazione, e che l’UE impone politiche liberiste (per esempio impedisce politiche industriali di intervento pubblico diretto). Abbiamo proposte per un’Europa post-euro (e forse post-UE) - per esempio applicare le idee di Keynes per un nuovo ordine monetario europeo. Insomma abbiamo molte proposte “illuminate” da contrapporre a chi ci tratta da populisti. Populisti saranno loro col loro mantra delle riforme strutturali e il fallimento delle loro politiche![1] Alla gente e a quel poco di “movimenti” che esistono dobbiamo indicare euro ed Europa come strumenti di smantellamento di occupazione e diritti sociali. In questo la sinistra si deve riproporre come portatrice del diritto a lavoro, salute e istruzione per tutti e a tutti i costi.
Noi non sappiamo quale scenario si prospetta: una tempesta perfetta con crollo dell’euro in seguito a un evento fatale come una Presidente Le Pen che fa la dura, o un crisi bancaria italiana che faccia scendere in piazza i risparmiatori?
Quello che è chiaro è che al di là delle elucubrazioni internazionaliste di Varoufakis e di qualche sciagurato nostro conterraneo, la sinistra di ciascun paese, mai andasse al governo, dovrà essere pronta ad affidarsi solo alle proprie forze, a meno dell’apertura di inattesi scenari keynesiani internazionali (potrebbero aprirsi sulle rovine di una caduta dell’euro, chissà?). Si tratta di attuare un’economia dei controlli su merci e capitali, quasi un’economia di guerra, e in un paese solo, e in questo non stiamo reinventando niente che si sapesse (se lo si voleva sapere). Vorrei solo aggiungere che la situazione è ancor più difficile di 40 anni fa quando la sinistra laburista perorava l’economia dei controlli: allora c’erano i paesi socialisti e paesi in via di sviluppo progressisti con cui rapportarsi, attualmente è più complesso. Oggi un paese progressista è solo di fronte a un capitalismo globale selvaggio. Non so se tutto questo possa avere un seguito popolare. Certo odora molto di elementi di socialismo (per giunta in un paese solo!). E ciò vuol dire che sull’economia dei controlli pesa la tara storica della sconfitta del socialismo reale. Una buona ragione per raccogliere la sfida e pensarci meglio su.
L’idea che l’obiettivo della piena occupazione e della giustizia sociale non possano fare affidamento su contesti internazionali favorevoli e addirittura solidali ci porta all’altra vexata quaestio di quale internazionalismo.
Quale internazionalismo?
Varoufakis attacca Lexit e quanti a sinistra ritengono che la battaglia cominci dal (sebbene non si risolva completamente nel) proprio paese e che, come ben sanno i popoli dei paesi nordici, lo spazio democratico coincide, almeno in questa fase storica, con quello dello Stato-nazione, mentre le strutture sovranazionali hanno fondamentalmente una funzione reazionaria. Per Varoufakis ci si deve affidare a un internazionalismo inteso come un continuum fra le lotte ai diversi livelli di governo (municipale, nazionale, sovranazionale) indipendentemente dallo Stato nazionale entro cui si svolgono.
Come ha sostenuto Lee Jones su Jacobin (la rivista dove si è svolto il dibattito) un ottimo critico di Varoufakis (qui): Varoufakis “ignora il fatto che il solo ‘demos’ reale che attualmente esiste risiede a livello domestico [nazionale] … a parte una piccolo cosmopolitismo … popolare fra le élite metropolitane, la vasta maggioranza degli europei rimane primariamente attaccata e interessata nella politica democratica nazionale”.
Chi usa un linguaggio a dir poco saccente a proposito di chi rivendica lo Stato nazionale come terreno irrinunciabile di esercizio della lotta democratica, potrebbe utilmente rileggersi i saggi di uno dei maestri dell’economia eterodossa, Massimo Pivetti:
“Il lavoro dipendente può considerarsi come il soggetto collettivo maggiormente interessato alla sovranità dello Stato-nazione,  condizione necessaria tanto della sovranità popolare che della tutela effettiva degli interessi del  lavoro dipendente. La sua forza relativa all’interno di una nazione ed il quantum di sovranità  della stessa in campo economico sono direttamente correlati e tendono ad interagire: una perdita di sovranità nazionale tende a provocare una riduzione della forza relativa del lavoro dipendente, che, a sua volta, tende a tradursi in un’ulteriore perdita di sovranità.
E così si esprimeva Bob Rowthorn, uno dei principali esponenti post-Keynesiani di Cambridge e fautore della Alternative Economic Strategy:

“La crisi che colpisce milioni di cittadini britannici è ora su di noi. Se la sinistra intende sfruttare questa situazione, essa deve adottare un programma che offra alla gente qualche speranza, e deve dunque ragionare in termini di qualcosa di più pratico della rivoluzione europea o mondiale. Coloro che attaccano una strategia nazionale per il socialismo in Gran Bretagna come destinata al fallimento e si appellano a una rivoluzione europea o mondiale possono sembrare molto rivoluzionari. Ma nei fatti la loro è la dottrina della disperazione, e per quanto molte delle loro opinioni possano ispirare una piccola avanguardia di simpatizzanti, essi non possono che ispirare demoralizzazione fra le masse di lavoratori a cui non offrono niente” (Citato in Sei lezioni, p. 182; si veda anche la discussione qui). 

[Ça va sans dire che le proposte di controllo dei movimenti di capitale e delle merci di Pivetti e Rowthorn sono note da decenni e da loro le abbiamo apprese, come ho sempre ampiamente precisato nei miei scritti - ma questa è una delicatezza un po’ passé].

Estrapolare citazioni dal loro contesto è sempre rischioso, ma è pur sempre Marx che nella Critica al Programma di Gotha scrive limpidamente che: 
“S'intende da sé, che per poter combattere, in generale, la classe operaia si deve organizzare nel proprio paese, in casa propria, come classe, e chel'interno di ogni paese è il campo immediato della sua lotta. Per questo la sua lotta di classe è nazionale, come dice il Manifesto comunista, non per il contenuto, ma ‘per la forma’” (Marx 1975, mio corsivo, si veda anche qui).[2]
La posizione di Varoufakis e dei suoi accoliti nostrali al riguardo è dunque estremamente debole e impregnata di ideologismo. Qui non si tratta di difendere il concetto di Nazione come un valore in sé o negare l’aspirazione alla fratellanza fra i popoli o le classi lavoratrici. Il problema è se è una strategia plausibile quella che propone l’arena europea come terreno di possibile scontro fra forze popolari e borghesia, oppure se già sarebbe molto se questo scontro riprendesse nei singoli paesi con l’obiettivo di ripristinare condizioni di controllo democratico sulle leve monetarie e fiscali dell’economia. L'unica strategia possibile è attualmente che intanto in ciascun paese ciascun popolo si batta per riappropriarsi della propria democrazia, altro che nazionalismo! Come ben commenta Lee Jones: “Varoufakis meramente respinge questo in maniera retorica, in favore di un internazionalismo sinistrese ottocentesco. Tuttavia il meccanismo per realizzare questa solidarietà internazionale è una lotta da svolgersi a diversi livelli cosicché i governi – i governi nazionali – diventano capaci di resistere ai dicktat dell’UE. Varoufakis perciò, ha bisogno e detesta lo Stato nazionale e i “national publics”,[3] rifugiandosi così nella fantasia del ‘repubblicanesimo transnazionale’” (qui, corsivo nell’originale).
Fassina ha dunque ragione quando argomenta che Varoufakis ha una visione ingenua, ma diffusa a sinistra, per cui la lotta in Europa è fra l’insieme dei popoli e l’insieme delle grandi banche; nei fatti, invece, paesi come la Germania vedono una connivenza fra capitale nazionale e grandi sindacati (se volete chiosate “purtroppo”, a me interessano i fatti non il moralismo di sinistra) nel sostenere politiche mercantiliste, ricorda opportunamente Fassina. O vogliamo parlare del perseguimento di interessi nazionali nella politica estera e commerciale dei singoli grandi Stati europei? Quello che non va bene in Fassina è invece l’attestarsi sulla difesa della UE per accreditarsi come europeista (e perciò internazionalista), dimenticando che anche l’UE è creatura liberista (per non parlare della sua politica estera, quando ve n’è una, come nel caso del sostegno ai nazisti ucraini).
Quindi io direi che le accuse che ci vengono mosse vanno rispedite alla fonte con gli interessi di velleitarismo politico, di ideologismo, di disinteresse per le condizioni materiali delle grandi masse. Dobbiamo però stare attenti alle parole che usiamo, non utilizzare le medesime della destra (come sovranismo). E naturalmente non contaminarci con la destra. Ciò detto, ci sono anche elementi in comune con Varoufakis, in particolare l’irriformabilità dell’Europa attuale. Siccome dobbiamo fare politica e unire le forze, bene non rompiamo i ponti con lui e i movimenti che anche in Italia guardano a lui.
Polany moment
Il voto popolare per la Brexit o i consenso di Sanders (ma anche quello di Trump) sono stati accostati a quello che il famoso antropologo ungherese Karl Polany definiva come “doppio movimento”. Come sapete Polany riteneva l’economia di mercato come una violazione della vita comunitaria, e quando l’invadenza del libero mercato si fa troppo pressante, la società reagirebbe domandando protezione contro gli effetti più devastanti del mercato, per esempio attraverso le istituzioni dello stato sociale. Ma, Polany riteneva, anche attraverso il fascismo. E infatti notate come molti movimenti di destra si pongano oggi come paladini dello stato sociale e dell’occupazione, almeno per gli autoctoni (laddove questi ultimi percepiscono gli immigrati come un aspetto dello smantellamento delle protezioni conquistate nel secolo scorso). Non so quanto le tesi di Polany siano scientificamente comprovate, ma certo la nostra percezione è che la distruzione in corso delle garanzie “dalla culla alla tomba” offerte dallo stato sociale e dal pieno impiego sia una violazione di principi basilari di umanità. Unione europea ed euro sono veicoli, armi di questa distruzione di massa. Persino a “lor signori” è chiaro che quello che viene chiamato populismo è un ya basta! a questa violazione continua dei diritti più elementari, lavoro, salute, istruzione (e democrazia costituzionale). Noi siamo parte di questo movimento di reazione.
Addendum
Del prof. Massimo Pivetti, uno dei maggiori economisti eterodossi del mondo, si veda: 
Pivetti, M. 1998. Monetary versus political unification in Europe. On Maastricht as an exercise in ‘vulgar’ political economy, Review of Political EconomyVol. 10, no. 1, 5-26. 
Pivetti, M. 2011, Le strategie dell’integrazione europea e il loro impatto sull'Italia, in Un’altra Italia in un’altra Europa – Mercato e interesse nazionale, L.Paggi (ed), Firenze, Carocci. 
Pivetti, M. 2013a. On the gloomy European project: an introduction,Contributions to Political Economy, vol. 32, 1-10 
E a giorni: A.Barba & M.Pivetti, La scomparsa della sinistra in Europa, in uscita con Imprimatur, di cui parleremo a lungo. Ampi stralci delle sue tesi sono richiamati in S.CesarattoAlternative interpretations of  a stateless currency crisisCambridge Journal of Economics (in corso di pubblicazione).




[1] Riconosco che nel convegno alcune relazioni hanno dato un’accezione positiva al termine populismo, se inteso come intransigente difesa dei diritti sociali di grandi masse popolari.
[2] Marx, K., Critica del Programma di Gotha, 1875, https://www.marxists.org/italiano/marx-engels/1875/gotha/index.htm
[3] “National publics” è così definito da Wikipedia: “Publics are small groups of people who follow one or more particular issue very closely. They are well informed about the issue(s) and also have a very strong opinion on it/them.”

mercoledì 21 settembre 2016

IL FINTO SISTEMA "PROPORZIONALE" DI M5S di Leonardo Mazzei

[ 21 settembre ]

Questa mattina tutti i media, a caratteri di scatola, annunciano che il Movimento 5 Stelle propone la sua proposta di legge elettorale "proporzionale". In molti sono stati tratti in inganno, tra cui gli stessi giannizzeri di regime, che urlano: "si ritorna alla prima Repubblica!".
AHINOI NON È COSÌ.
I parlamentari di M5S hanno solo riproposto il cosiddetto "democratellum", un finto proporzionale (modello spagnolo) che, grazie ai collegi piccoli ed all'assenza del recupero dei resti in un collegio unico nazionale, distorce pesantemente la proporzionalità (sbarramento reale al 5%), favorendo scandalosamente i partiti maggiori (col 40% dei voti, proprio come vuole Renzi, si otterrebbe la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento), violando in tal modo il principio costituzionale della rappresentanza e dell'uguaglianza del voto.


Ci sembra utile ripubblicare un nostro articolo del giugno 2014, che analizzava e criticava la proposta elettorale dei Cinque Stelle.


L'hanno chiamato Democratellum ma non si sa bene il perché

Cari amici del M5S non ci siamo proprio. Il problema non è la disponibilità a discutere con Renzi di legge elettorale. Il problema è piuttosto il contenuto della proposta di legge presentata alla Camera dei Deputati.

Quando, all'inizio dell'anno (leggi QUI), Renzi lanciò la sua offensiva sulla nuova legge, tre furono le opzioni avanzate: il sistema delle comunaliil Mattarellumil sistema spagnolo. Poi, pochi giorni dopo, previo accordo con Berlusconi, quell'offensiva produsse il mostruoso Italicum, un incredibile incrocio tra il doppio turno delle comunali ed il premio di maggioranza del vecchio Porcellum, con l'aggiunta di soglie di sbarramento di tipo turco.

Per adesso questo obbrobrio giace su un binario morto. Lo sbruffone fiorentino ha dalla sua la forza di chi ha vinto nettamente le elezioni europee, ma deve fare i conti con le resistenze, più o meno sommerse, di chi a gennaio aveva sottoscritto il "Patto del Nazareno". Vecchie, presunte, convenienze stanno forse venendo meno.

E' in questo quadro che va letta l'iniziativa del M5S. Un tentativo di inserirsi in uno scenario assai fluido per cercare di "limitare i danni" della legge renziana. 

Chi scrive non dubita affatto dello spirito democratico di questa mossa, dubita piuttosto della qualità democratica della proposta messa in campo. Una proposta che ricalca nell'essenziale il modello spagnolo, un sistema che distorce fortemente i principi della rappresentanza e dell'uguaglianza del voto, e che applicato in Italia potrebbe produrre effetti distorsivi anche maggiori. 

Si fa presto a dire "proporzionale"

Come mai il prestigiatore Renzi indicava a gennaio le tre opzioni richiamate sopra? Fu quella una mossa meramente tattica? Forse sì, ma non sarà un caso se i tre sistemi indicati - il doppio turno, il Mattarellum e lo spagnolo - hanno in comune una cosa: produrre notevoli effetti maggioritari senza un esplicito premio di maggioranza. Con il vantaggio di poter ottenere gli stessi effetti del Porcellum senza però incappare in una nuova bocciatura della Corte Costituzionale. 

Va detto che, per non farsi mancare niente, e per meglio evidenziare il suo assoluto disprezzo dei principi costituzionali, il futuro premier chiedeva già allora l'aggiunta di un premio di maggioranza del 15% da inserire tanto nel Mattarellum, quanto nel modello spagnolo qualora si fosse optato per uno di questi sistemi. Non per caso si è poi arrivati al cosiddetto Italicum, una delle peggiori leggi elettorali mai concepite al mondo. 

Ora il problema è quello di opporsi a questo mostro antidemocratico. Ed è comprensibile che una forza come il M5S cerchi di farlo mettendo pienamente in gioco la forza parlamentare di cui dispone.

Ma la legge elettorale è materia delicata, è un tassello decisivo della democrazia, uno dei perni su cui poggia l'intero ordinamento istituzionale. E, dunque, proporre una legge elettorale significa anche mettere in campo la propria visione della democrazia e dello stato. Ne consegue che la logica non può essere quella della "riduzione del danno", perché tale "riduzione" può essere semmai perseguita attraverso i normali strumenti della battaglia parlamentare, laddove ogni convergenza è benvenuta quando serve a conseguire risultati concreti.

Una delle caratteristiche del M5S, ed un suo incontestabile punto di forza, è il costante riferimento alla democrazia. Ma purtroppo, nella proposta di legge presentata, il principio "uno vale uno", un tempo si sarebbe detto "una testa, un voto", cioè il principio proporzionale, viene di fatto accantonato. 

Certo, così non è nella forma. Ma nella sostanza? Il fatto è che si fa presto a dire "proporzionale", ma si fa altrettanto presto a disproporzionalizzare la base proporzionale con l'aggiunta dei famosi "correttivi", paroletta assai malefica che fornisce la vera chiave di lettura della proposta del M5S.

Ricordiamoci che proporzionale era anche la base del Porcellum, stravolta però da un forte premio di maggioranza verso l'alto e da due soglie di sbarramento verso il basso. Proporzionale è anche la base dell'Italicum, stravolta ancor di più da premi e soglie da autentico regime.

Dire proporzionale dunque non basta. E questo vale anche per la legge dei Cinque Stelle. Certo - ci mancherebbe altro! -, la proposta del M5S è ben diversa dalla legge Calderoli e da quella del duo Renzi-Berlusconi, ma si allontana fortemente dai principi democratici della rappresentanza e dell'uguaglianza del voto tipici di una vera legge proporzionale.   

La proposta di legge del M5S

Entriamo dunque nel merito.
Per brevità tralascio qui la questione delle preferenze. Dico solo che mentre è positiva la loro reintroduzione, trovo sbagliate le idee della "preferenza disgiunta" (la possibilità di scegliere un candidato di una lista che non si è votata) e quella della "preferenza negativa" (la cancellazione di candidati della lista prescelta).Meccanismi fra l'altro inconciliabili con la posizione fin qui tenuta dal M5S sul "mandato imperativo". Posizione assai discutibile, e di certo non condivisa da chi scrive, ma mai messa in discussione dal Movimento.

Ma veniamo al cuore della proposta. 
Il M5S prevede un sistema basato su 42 circoscrizioni di diversa ampiezza. Ogni circoscrizione elegge i propri parlamentari con il metodo proporzionale, ma senza riporto dei resti nel collegio unico nazionale. In questo modo ogni circoscrizione ha una sua soglia di sbarramento implicita, normalmente molto alta, con l'eccezione delle aree metropolitane di Roma, Milano e Napoli, dove la soglia si abbassa sensibilmente per garantire il cosiddetto "diritto di tribuna". Entreremo nel dettaglio più avanti, ma per capire di cosa stiamo parlando basti dire che in 15 circoscrizioni (su 42) la soglia di sbarramento sarà ben superiore al 10%, mentre in altre 19 andrà a collocarsi tra il 5 ed il 10%.

Sta qui, nella cancellazione del collegio unico nazionale, la prima pesantissima correzione del sistema proporzionale. Ma, come se non bastasse, ce n'è anche una seconda che riguarda il divisore adottato. Mentre il tradizionale metodo D'Hondt prevede la divisione dei voti di lista per 1, 2, 3, eccetera, fino al numero dei seggi da assegnare nella circoscrizione, i parlamentari M5S propongono quello che essi stessi definiscono "divisore corretto". I voti di ogni lista vengono così divisi per 1, 1,8, 2,6, 3,4, 4,2, eccetera. Questo passaggio da uno scalino 1 ad uno scalino 0,8 determina un ulteriore vantaggio alle liste maggiori e naturalmente un'altra penalizzazione per le liste minori.

Il combinato disposto di queste due vistose correzioni produce una notevole disproporzionalità. In questo modo il premio di maggioranza da esplicito (come nell'Italicum) diventa implicito, e così pure le soglie di sbarramento. Come dire: il sistema parlamentare salva la sua faccia, ma la democrazia ne esce comunque pesantemente ammaccata.

Per evitare troppi tecnicismi riportiamo da l'Espresso uno studio realizzato dallo stesso M5S in base ai risultati delle elezioni europee. Secondo questo studio il Pd, con il 40,8% dei voti otterrebbe il 50% dei seggi, il M5S con il 21,2% dei voti avrebbe il 24,1% dei seggi, Forza Italia con il 16,8% dei voti incasserebbe il 17,6% dei seggi. Se c'è chi ci guadagna deve esserci ovviamente chi ci perde. Ed infatti: la Lista Tsipras con il 4% dei voti si fermerebbe all'1,1 dei seggi, Fratelli d'Italia con il 3,7% avrebbe solo lo 0,5% dei seggi, e la stessa Lega Nord - benché favorita dal suo carattere territoriale - porterebbe a casa solo il 4,6% dei seggi contro il 6,2% dei voti.

Naturalmente il nostro confronto è con un sistema elettorale puro. Si può dunque obiettare che il confronto va fatto semmai con quel che prevede l'Italicum. Obiezione accoglibile solo fino ad un certo punto, dato che attualmente, dopo la sentenza della Corte Costituzionale del dicembre scorso, è in vigore una legge proporzionale con soglie di sbarramento al 2 e al 4%, a seconda che si sia "apparentati" o meno.

Comunque, a beneficio dei lettori, facciamo tutti i confronti prendendo il caso della Lista Tsipras, di una lista cioè che possiamo definire medio-piccola (nella graduatoria delle elezioni di maggio è arrivata sesta, assai vicina al quinto posto di Ncd). In base ai voti delle europee essa otterrebbe i seguenti seggi: zero con l'Italicum, 7 con la legge del M5S, 26 con la legge in vigore [quella emersa dalla sentenza della Corte Costituzionale, Ndr]. 

Vedete che differenze, e pensare che si tratta di 3 leggi tutte con base proporzionale! Forse sarà ora più chiaro quanto sia poco innocente parlare di "correttivi", quasi si trattasse di quisquilie cui non importa prestare attenzione.

I correttivi pesano eccome, sia quando producono effetti espliciti, come nel caso dei premi di maggioranza e delle soglie di sbarramento, sia quando essi sono solo impliciti, non dichiarati ma ugualmente operanti.

Certo, come si evince dai dati riportati, la legge del M5S non è mostruosa come quella del "Patto del Nazareno". Non garantisce automaticamente a chi vince la maggioranza assoluta, e lascia una specie di "diritto di tribuna" alle forze minori altrimenti cancellate. Ma basta questo per dire che si tratta di una buona legge? Per quanto mi riguarda, assolutamente no.

Un sistema alla spagnola, con qualche piccola correzione 

Il sistema proposto dal M5S è una duplicazione di quello spagnolo, dal quale si differenzia in maniera sensibile solo sulle preferenze, che in Spagna non ci sono, dato che anche nel paese iberico vige il sistema delle liste bloccate. Per la precisione c'è anche un'altra piccola differenza: mentre in Spagna, oltre alle soglie implicite dovute alle dimensione dei collegi, ve n'è anche una esplicita (al 3%) di fatto operante soltanto nelle due maggiori circoscrizioni, quelle di Madrid e Barcellona; nella proposta dei Cinque Stelle c'è solo la soglia implicita. Il che significa che se a Madrid ho bisogno di raggiungere il 3% per ottenere seggi, a Roma mi basterà forse il 2,5%. 

Che si sia di fronte ad uno Spagnolo a 5 stelle ci viene confermato dai dati delle elezioni tenutesi nel paese iberico nel 2011. Il Partito Popolare con il 45,2% dei voti raggiunse la maggioranza assoluta del 53,1% dei seggi; il secondo partito, il PSOE, ottenne il 31,4% dei seggi con il 29,1% dei voti; la sinistra di Izquierda Unida con il 7,02% dei voti si fermò al 3,1% dei seggi. 

Come si vede, il premio di maggioranza c'è eccome, anche se non garantisce sempre il raggiungimento della maggioranza assoluta; le forze principali (in Spagna 2, in Italia 3) vengono comunque avvantaggiate; le forze minori, anche se consistenti, sono pesantemente sotto-rappresentate; quelle più piccole del tutto cancellate: una  fotografia sostanzialmente sovrapponibile al quadro disegnato per l'Italia dallo studio del M5S di cui abbiamo detto sopra.

Naturalmente ogni paese ha la sua storia e la sua strutturazione politica. In Spagna, ad esempio, i numerosi partiti regionalisti si trovano assai bene con il sistema delle piccole circoscrizioni. In Italia, dove l'unico partito regionalista è la Lega, questo sistema finirebbe per favorire ancor di più i partiti maggiori.

La violazione del principio dell'uguaglianza del voto

Prima di giungere alle conclusioni c'è un altro aspetto che merita di essere esaminato. Giustamente, nella sentenza già ricordata, la Corte Costituzionale ha insistito molto sul concetto di "uguaglianza del voto". Ora sappiamo benissimo che un tale principio non può mai essere del tutto applicato. Ad esempio, qualora io scegliessi una lista che si fermasse in tutta Italia a poche migliaia di voti, il mio voto andrebbe perso con qualsiasi sistema elettorale. Il mio voto varrebbe dunque zero, a differenza di quello espresso da chiunque avesse votato una lista che abbia ottenuto anche un solo seggio.

Tutto questo è evidente. Ma allora perché il richiamo della Consulta? Semplicemente perché i meccanismi distorsivi delle leggi elettorali della "Seconda Repubblica" vanno ben oltre il caso limite di cui sopra. Questo per l'effetto combinato di premi di maggioranza e di soglie di sbarramento, indipendentemente dal fatto che questi meccanismi siano espliciti od impliciti.

Nel caso della proposta del M5S c'è però un'aggravante. Un'ulteriore differenziazione tra elettori di serie A e di serie B. In questo caso perfino peggiore dell'Italicum. Vediamo di cosa si tratta.

Dividendo l'Italia in circoscrizioni di dimensioni diversissime, e (questo è il punto decisivo) avendo cancellato il collegio unico nazionale, avremo anche "diritti elettorali" (chiamiamoli così per capirci) diversissimi nelle varie zone del Paese.

Per comprendere la questione diamo la parola ai parlamentari del M5S, che nel testo di presentazione della legge hanno scritto:
«In 33 circoscrizioni su 42 (che assegnano 373 seggi, ossia il 60% del totale) lo sbarramento naturale è superiore al 5%; nelle altre 9 circoscrizioni (che assegnano 245 seggi, ossia il 40% dei seggi della Camera) lo sbarramento è inferiore al 5%».
Ammissione interessante e tuttavia piuttosto reticente. 
Come avrete capito, e com'è inevitabile in un simile sistema, ogni circoscrizione (e dunque ogni elettore) avrà la sua soglia di sbarramento. Le differenze, però, non sono così marginali come  la citazione di cui sopra vorrebbe far intendere.

Vediamo nel dettaglio il numero di circoscrizioni previste con i relativi seggi (tra parentesi la soglia di sbarramento, calcolabile solo in maniera approssimativa, per ottenere seggi):

- Una circoscrizione con un seggio (50%)
- Una circoscrizione con tre seggi (30%)
- 13 circoscrizioni da 5-9 seggi (dal 10 al 20%)
- 19 circoscrizioni da 11 a 19 seggi (dal 5 al 10%)
- 6 circoscrizioni da 21 a 24 seggi (dal 4 al 5%)
- 3 circoscrizioni da 32 a 42 seggi (dal 2,5 al 3%)

Come si vede le differenze sono abissali. Facciamo alcuni esempi. Mentre l'elettore di Milano dovrà confrontarsi con una soglia attorno al 2,5%, per quello di Alessandria essa sarà del 7%, salendo al 10% a Caserta, al 17% a Potenza ed al 30% a Campobasso. Queste città sono state scelte a caso, giusto per dare l'dea di una pesantissima differenziazione che tocca in realtà tutto il territorio nazionale.

Vi sembra che il principio dell'uguaglianza del voto, e dunque dell'elettore, possa convivere con una simile differenziazione? Se, volendo contribuire a far scattare almeno un seggio, l'elettore di Campobasso avrà al massimo due opzioni, quello di Potenza ne avrà 3, quello di Caserta magari 4, quello Alessandria 5, quello di Milano probabilmente 10. Questi gli effetti devastanti di quella che possiamo definire solo come una vera e propria "discriminazione geografica".

Il tentativo di giustificare l'ingiustificabile ha prodotto questa penosa e aberrante argomentazione: 
«La varietà di ampiezza delle circoscrizioni non costituisce un limite al sistema, bensì una sua qualità. Infatti, nelle circoscrizioni in cui si assegnano pochi seggi ottengono seggi esclusivamente le forze più grandi, mentre nelle circoscrizioni in cui si assegnano molti seggi ottengono seggi anche i partiti piccoli. E' una conseguenza coerente col tentativo di rendere "reali" e non "virtuali" la rappresentanza: le forze politiche piccole, infatti, hanno una struttura, un numero di militanti e di risorse concentrato nelle aree metropolitane, viceversa nelle comunità più piccole, tali forze politiche spesso non hanno un reale radicamento territoriale».
Che dire? Gli è venuta proprio male e, come spesso avviene, la pezza di questa rocambolesca giustificazione è perfino peggio del buco causato dalla palese lesione al principio dell'uguaglianza del voto.

O bianco o nero: rappresentanza e "governabilità" non possono stare insieme

Ora la domanda è questa: perché il M5S è arrivato a questa proposta?

Per capirlo conviene dare la parola ai presentatori della legge. Dice ad esempio il pentastellato Danilo Toninelli, a commento del 10% di premio di maggioranza che otterrebbe il Pd, che questo dimostra che quello proposto è un proporzionale «fortemente corretto», «un proporzionale governante».

Ecco, in quest'ultima formula c'è probabilmente la chiave di tutto. Come ci conferma la seguente affermazione, tratta dal testo di presentazione della Proposta di legge: 
 «La presente proposta si preoccupa di sciogliere il nodo fondamentale del rapporto tra l'esigenza di avere un Parlamento realmente rappresentativo e di favorire la governabilità del sistema disincentivando la frammentazione del sistema politico»
Eh no, cari amici del M5S, proprio non ci siamo. E' qui che cade l'asino: nel tentativo di conciliare l'inconciliabile. Forse gli estensori non lo sanno, ma - parola più, parola meno - la loro formulazione è simile a quel che ci è capitato di sentire da almeno trent'anni (30), cioè dalla metà degli anni '80 del secolo scorso. E che non certo per caso ha portato ai successivi disastri del Mattarelum nel 1993 e del Porcellum nel 2005.

Vogliamo continuare su quella strada, pensando magari di essere più bravi nell'escogitare magiche soluzioni che tengano insieme il Diavolo e l'Acqua Santa? Fate pure, ma sappiate che la parolina decisiva è "governabilità", un termine tutt'altro che neutro che non significa, come forse pensate, "governo democratico", bensì governo oligarchico, governo sempre più autonomo dalla società e dallo stesso parlamento.

Il fatto è che il principio della rappresentanza e quello della "governabilità" non possono stare insieme, sono in contraddizione tra loro. Il primo ci dice che è il principio democratico che deve prevalere, per cui ogni governo deve avere comunque una piena legittimazione democratica, che risiede in primo luogo nel detenere il consenso effettivo nella società. Il secondo afferma invece che il governo viene prima di tutto, che l'essenziale è che sia stabile e duraturo, preferibilmente quanto più autonomo possibile dalle dinamiche parlamentari, con un consenso non necessariamente della maggioranza assoluta, e da misurarsi solo ogni 5 anni con elezioni sempre più manipolate da sistemi elettorali disproporzionali.

Riflettete. Fino agli anni '80 la parola "governabilità" praticamente non esisteva. In Italia diventa d'uso corrente solo con il craxismo, per poi sfondare negli anni successivi. Anni che, su scala globale, vedono una trasformazione in senso autoritario delle democrazie parlamentari. Questo non per caso, ma per effetto di due precisi fenomeni. 

Il primo consiste nell'affermazione, al centro del sistema capitalistico, di potenti oligarchie finanziarie che abbisognano sempre più di un potere politico servile, dunque di governi, ma anche di partiti, sempre pronti a rispondere signorsì. 

Il secondo deriva dalla generale crisi del consenso che vivono i partiti così trasformati, destinati inevitabilmente a separarsi sempre più dalla società. A questa crisi di consenso si risponde trasformando, per legge, in maggioranze assolute le modeste maggioranze relative conquistate da partiti sempre più strutturati come gruppi di potere ben integrati nel blocco dominante, egemonizzato a sua volta dalle oligarchie finanziarie, nazionali ed  internazionali. 

Questa è, in buona sostanza, la famosa "governabilità": un principio del tutto inconciliabile con la democrazia. 

Ma se accettare il principio della "governabilità" è grave, pensare di poterlo facilmente miscelare con quello della rappresentanza è assurdo. Non è che con l'applicazione del principio di rappresentanza non si abbiano più governi, come la storia italiana (e non solo) dimostra in abbondanza. E' che con il principio della "governabilità", quello della rappresentanza viene sempre ferito a morte.

E siccome i due termini non possono stare insieme, inevitabile diventa il prevalere del principio di "governabilità". Ora, se da un lato si possono capire le buone intenzioni dei parlamentari M5S, mai bisogna dimenticarsi che di buone intenzioni è lastricata la via che porta all'inferno...

D'altra parte, se si accetta come cardine il principio della "governabilità", allora cari miei ha ragione Renzi. Egli infatti vi dirà: "venite avanti ragazzi, vedo che vi siete applicati, e questo è bene. Tuttavia ancora non basta, perché il vostro sistema ci va vicino, ma per assicurare davvero la governabilità bisogna che la sera delle elezioni si conosca con certezza il vincitore, la maggioranza ed il capo del nuovo governo. Dunque: no alle mezze misure, sì o al ballottaggio o al premio di maggioranza, meglio a tutti e due messi insieme come nell'Italicum, una proposta che probabilmente modificheremo qua e là, ma senza venir meno a questo principio".

Non nascondiamoci che su questo il berluschino fiorentino ha davvero un ampio consenso popolare. Purtroppo è così. Decenni di martellamento sulla bontà del maggioritario e sulla "governabilità" non si superano facilmente, specie se si rinuncia a condurre la battaglia politica e culturale per la democrazia, il principio di rappresentanza e dunque per il sistema proporzionale.

E questo, detto con lo spirito di chi il M5S l'ha votato, di chi si augura che il Movimento superi positivamente le difficoltà emerse con il risultato delle europee, è il vero problema della proposta di legge da poco presentata dai deputati a Cinque Stelle. 

Lettori fissi di SOLLEVAZIONE

Temi

Unione europea (953) euro (784) crisi (640) economia (630) sinistra (549) teoria politica (296) finanza (285) Leonardo Mazzei (282) M5S (275) P101 (251) grecia (247) Movimento Popolare di Liberazione (244) Governo giallo-verde (242) elezioni (239) imperialismo (237) sfascio politico (235) resistenza (226) Moreno Pasquinelli (225) sovranità nazionale (219) banche (215) internazionale (213) risveglio sociale (184) alternativa (168) seconda repubblica (167) Syriza (155) piemme (147) Tsipras (146) antimperialismo (135) debito pubblico (133) Matteo Renzi (131) programma 101 (129) spagna (122) filosofia (121) Francia (119) immigrazione (117) marxismo (117) PD (111) destra (111) sovranità monetaria (111) democrazia (109) costituzione (106) Matteo Salvini (104) neoliberismo (104) populismo (104) sollevazione (103) Stefano Fassina (97) islam (97) Grillo (94) Sandokan (94) elezioni 2018 (94) berlusconismo (91) proletariato (91) geopolitica (88) Carlo Formenti (86) Germania (86) Alberto Bagnai (83) Emiliano Brancaccio (83) austerità (80) bce (80) Medio oriente (79) Coordinamento nazionale della Sinistra contro l’euro (78) sindacato (77) Podemos (76) Stati Uniti D'America (75) referendum costituzionale 2016 (74) sinistra anti-nazionale (73) Mario Monti (72) guerra (72) capitalismo (70) Libia (66) Russia (65) capitalismo casinò (63) Sergio Cesaratto (62) Rivoluzione Democratica (61) rifondazione (61) Lega (60) globalizzazione (60) liberiamo l'Italia (60) CLN (59) Siria (59) CONFEDERAZIONE per la LIBERAZIONE NAZIONALE (57) bancocrazia (57) immigrati (57) Sicilia (56) Alexis Tsipras (55) Alitalia (54) cinque stelle (54) legge elettorale (54) sovranismo (54) Diego Fusaro (53) Legge di Bilancio (53) brexit (53) Lega Nord (52) Pablo Iglesias (52) moneta (52) referendum (52) socialismo (52) neofascismo (51) sionismo (51) sovranità popolare (51) Emmezeta (50) fiat (50) Manolo Monereo (49) Movimento dei forconi (49) solidarietà (49) campo antimperialista (48) sinistra sovranista (48) gilet gialli (46) immigrazione sostenibile (46) Beppe Grillo (45) Nichi Vendola (45) renzismo (45) Troika (44) Yanis Varoufakis (44) astensionismo (43) inchiesta (43) uscita dall'euro (43) Luciano Barra Caracciolo (42) Mario Draghi (42) Israele (41) liberismo (40) palestina (40) Mimmo Porcaro (39) patriottismo (39) Fiorenzo Fraioli (38) Ugo Boghetta (38) proteste operaie (38) sinistra patriottica (38) italicum (37) Giorgio Cremaschi (36) Karl Marx (36) Marine Le Pen (35) ambiente (35) fiscal compact (35) uscita di sinistra dall'euro (35) III. Forum internazionale no-euro (34) Luigi Di Maio (34) Ucraina (34) egitto (34) nazione (34) 9 dicembre (33) Def (33) azione (33) ISIS (32) Merkel (32) cina (32) default (32) fiom (32) iran (32) islamofobia (32) populismo di sinistra (32) scienza (32) Forum europeo 2016 (31) Sel (31) governo Renzi (31) unità anticapitalisa (31) Fabio Frati (30) ecologia (30) xenofobia (30) Nello de Bellis (29) Putin (29) catalogna (29) storia (29) eurostop (28) napolitano (28) nazionalizzazione (28) Assemblea di Chianciano terme (27) menzogne di stato (27) Donald Trump (26) Mauro Pasquinelli (26) USA (26) elezioni europee 2019 (26) nazionalismi (26) silvio berlusconi (26) Beppe De Santis (25) Comitato centrale P101 (25) Forum europeo (25) Nato (25) elezioni siciliane 2017 (25) religione (25) scuola (25) Europa (24) Movimento 5 Stelle (24) Quantitative easing (24) Venezuela (24) finanziarizzazione (24) Aldo Giannuli (23) Lavoro (23) Stato di diritto (23) antifascismo (23) manifestazione 12 ottobre 2019 (23) ora-costituente (23) razzismo (23) repressione (23) Coordinamento nazionale sinistra contro l'euro (22) Esm (22) Roma (22) emigrazione (22) keynes (22) nazionalismo (22) Chianciano Terme (21) Front National (21) Simone Boemio (21) Stato islamico dell’Iraq e del Levante (21) Unità Popolare (21) etica (21) Conte bis (20) Emmanuel Macron (20) Foligno (20) Laikí Enótita (20) Marcia della Dignità (20) Regno Unito (20) Vladimiro Giacchè (20) coordinamento no-euro europeo (20) crisi di governo (20) iraq (20) manifestazione del 12 ottobre (20) melenchon (20) minibot (20) tecnoscienza (20) umbria (20) MES (19) Mariano Ferro (19) Norberto Fragiacomo (19) Sicilia Libera e Sovrana (19) Tunisia (19) fronte popolare (19) Domenico Moro (18) Donbass (18) F.S. (18) Izquierda Unida (18) Noi siciliani con Busalacchi (18) lotta di classe (18) pace (18) senso comune (18) Assisi (17) Costanzo Preve (17) Forum europeo delle forze di sinistra e popolari anti-Unione europea (17) Jacques Sapir (17) Paolo Savona (17) Perugia (17) Pier Carlo Padoan (17) chiesa (17) complottismo (17) cosmopolitismo (17) euro-germania (17) media (17) piano B (17) Enrico Letta (16) Forum di Atene (16) Luciano B. Caracciolo (16) Marco Mori (16) Prc (16) Reddito di cittadinanza (16) Renzi (16) Tonguessy (16) appello (16) ballottaggi (16) casa pound (16) fascismo (16) internazionalismo (16) sciopero (16) vendola (16) Cremaschi (15) Daniela Di Marco (15) International no euro forum (15) M. Micaela Bartolucci (15) Salvini (15) clima (15) comunismo (15) diritto (15) indipendenza (15) internet (15) manifestazione (15) piattaforma eurostop (15) tasse (15) vaccini (15) 15 ottobre (14) Alessandro Visalli (14) Alitalia all'Italia (14) Brancaccio (14) Enea Boria (14) Ernesto Screpanti (14) Eurogruppo (14) Fridays for Future (14) MMT (14) Monte dei Paschi (14) Movimento pastori sardi (14) Stato Islamico (14) Turchia (14) Vincenzo Baldassarri (14) no tav (14) obama (14) potere al popolo (14) salerno (14) Alessandro Di Battista (13) Bersani (13) Chavez (13) Enrico Grazzini (13) Eos (13) Jobs act (13) Legge di stabilità (13) Marino Badiale (13) Virginia Raggi (13) Wilhelm Langthaler (13) acciaierie Terni (13) cultura (13) disoccupazione (13) femminismo (13) finanziaria (13) giovine italia (13) privatizzazioni (13) regionalismo differenziato (13) sardine (13) unione bancaria (13) Alfredo D'Attorre (12) Costas Lapavitsas (12) D'alema (12) Forum europeo 2015 (12) Giulietto Chiesa (12) Negri (12) Panagiotis Lafazanis (12) Sergio Mattarella (12) analisi politica (12) decreto salva-banche (12) europeismo (12) global warming (12) keynesismo (12) salari (12) terzo memorandum (12) 14 dicembre (11) AST (11) Aldo Zanchetta (11) De Magistris (11) Dicotomia (11) France Insoumise (11) Gennaro Zezza (11) Ilva (11) Papa Francesco (11) Pardem (11) Portogallo (11) Stato (11) Stefano D'Andrea (11) corruzione (11) de-globalizzazione (11) elezioni anticipate (11) iniziative (11) mediterraneo (11) nucleare (11) ordoliberismo (11) presidenzialismo (11) proteste (11) sindacalismo di base (11) sinistra Italiana (11) sovranismi (11) Art. 18 (10) Bagnai (10) Bruno Amoroso (10) Carl Schmitt (10) Claudio Borghi (10) Fausto Bertinotti (10) Fmi (10) Forum Internazionale Anti-Ue delle forze popolari e di sinistra (10) Forum di Roma 2019 (10) George Soros (10) Gianluigi Paragone (10) Giorgetti (10) Hollande (10) Jean-Luc Mélenchon (10) Lista del Popolo (10) Marco Passarella (10) Marco Zanni (10) OLTRE L'EURO (10) Ora (10) Paolo Barnard (10) Quirinale (10) Risorgimento Socialista (10) Terni (10) cattiva scuola (10) decrescita (10) diritti civili (10) facebook (10) fisco (10) golpe (10) islanda (10) legge di bilancio 2020 (10) povertà (10) taranto (10) ANTARSYA-M.A.R.S. (9) Algeria (9) Antonio Rinaldi (9) Argentina (9) Bernie Sanders (9) CGIL (9) Campagna eurostop (9) Diritti Sociali (9) Draghi (9) Forconi (9) Paolo Ferrero (9) Stato nazione (9) Terza Repubblica (9) ThyssenKrupp (9) Von Hayek (9) Wolfgang Schaeuble (9) bail-in (9) bipolarismo (9) classi sociali (9) cosmo-internazionalismo (9) deficit (9) futuro collettivo (9) il pedante (9) istruzione (9) liberalismo (9) medicina (9) moneta fiscale (9) necrologi (9) questione nazionale (9) sociologia (9) sovranità (9) tecnologie (9) Antonio Gramsci (8) Corte costituzionale (8) DOPO IL 4 DICEMBRE (8) Erdogan (8) F.f (8) Fratelli d'Italia (8) Genova (8) Goracci (8) Gran Bretagna (8) II assemblea della CLN (1-3 settembre) (8) Ingroia (8) Italia Ribelle e Sovrana (8) Julio Anguita (8) Landini (8) Lenin (8) Luca Massimo Climati (8) Mattarella (8) Mirafiori (8) Yanis Varoufakys (8) borsa (8) debitocrazia (8) destra non euro (8) elezioni anticapte (8) elezioni anticipate 2017 (8) elezioni siciliane (8) grexit (8) inflazione (8) lira (8) manifestazione 25 marzo 2017 (8) marxisti dell'Illinois (8) nuovo movimento politico (8) questione femminile (8) regionalismo (8) sardegna (8) seminario programmatico 12-13 dicembre 2015 (8) svalutazione (8) transfemminismo (8) trasporto aereo (8) unità anticapitalista (8) unità nazionale (8) Abu Bakr al-Baghdadi (7) Alessandro Chiavacci (7) Alternative für Deutschland (7) Articolo 18 (7) CUB (7) Cub Trasporti (7) Dino Greco (7) Ernesto Laclau (7) Flat tax (7) Franz Altomare (7) Gaza (7) Giancarlo D'Andrea (7) Giuseppe Angiuli (7) ISIL (7) Inigo Errejón (7) Je so' Pazzo (7) Jeremy Corbyn (7) Joseph Stiglitz (7) MMT. Barnard (7) Macron (7) Massimo Bontempelli (7) Maurizio Landini (7) Me-Mmt (7) Michele Berti (7) Nuit Debout (7) Oskar Lafontaine (7) Papa Bergoglio (7) Pil italiano (7) Riccardo Achilli (7) Samuele Mazzolini (7) Sapir (7) Seconda Assemblea P101 (7) Ttip (7) agricoltura (7) aletheia (7) anarchismo (7) autodeterminazione dei popoli (7) bankitalia (7) confederazione (7) contante (7) derivati (7) eurexit (7) eurocrack (7) giovani (7) il manifesto (7) incontri (7) magistratura (7) nazismo (7) patria e costituzione (7) pensioni (7) risorgimento (7) rivolta (7) rivoluzione civile (7) rossobrunismo (7) sanità (7) spread (7) trasporto pubblico (7) Ars (6) Banca centrale europea (6) Bazaar (6) Bottega partigiana (6) CETA (COMPREHENSIVE ECONOMIC AND TRADE AGREEMENT) (6) Carlo Galli (6) Casaleggio (6) Contropiano (6) Eros Cococcetta (6) Eugenio Scalfari (6) Franco Bartolomei (6) Frédéric Lordon (6) Giorgia Meloni (6) M.AR.S. (6) Maduro (6) Marx (6) Militant-blog (6) Nino galloni (6) No Renzi Day (6) Noi con Salvini (6) ORA! (6) Pcl (6) Pisapia (6) Polonia (6) REDDITO MINIMO UNIVERSALE (6) Regioni autonome (6) Sandro Arcais (6) Stato di Polizia (6) Target 2 (6) Teoria Monetaria Moderna (6) Thomas Fazi (6) Titoli di stato (6) Toni negri (6) USB (6) Ungheria (6) Viktor Orban (6) assemblea nazionale 2-3 luglio 2016 (6) automazione (6) beni comuni (6) cinema (6) fabrizio Marchi (6) famiglia (6) giovanni Tria (6) governo Gentiloni (6) ideologia (6) incontro internazionale (6) la variante populista (6) liberosambismo (6) migranti (6) no-Ttip (6) nuovo soggetto politico (6) populismo democratico (6) suicidi (6) suicidi economici (6) tecnica (6) terremoto (6) uber (6) utero in affitto (6) Alberto Negri (5) America latina (5) Angelo Panebianco (5) Anguita (5) Antonio Ingroia (5) Assad (5) Carola Rackete (5) Dario Guarascio (5) Decreto Dignità (5) Decreto sicurezza (5) Dimitris Mitropoulos (5) Federalismo (5) Federico Fubini (5) Ferdinando Pastore (5) Finlandia (5) Forza Italia (5) Franco Busalacchi (5) Giuseppe Mazzini (5) HAMAS (5) Hilary Clinton (5) Il popolo de i Forconi (5) Joël Perichaud (5) Kirchner (5) Lucca (5) Luigi De Magistris (5) MOHAMED KONARE (5) Marcello Teti (5) Mario Monforte (5) No Monti Day (5) No debito (5) Npl (5) Nuova Direzione (5) Paolo Becchi (5) Parigi (5) Partito tedesco (5) Pier Paolo Dal Monte (5) Rete dei Comunisti (5) Romano Prodi (5) Rosatellum 2 (5) Sharing Economy (5) Soleimani (5) Stathis Kouvelakis (5) TTIP (TRANSATLANTIC TRADE AND INVESTMENT PARTNERSHIP) (5) Trump (5) Val di Susa (5) Wolfgang Munchau (5) Yemen (5) afghanistan (5) alleanze (5) banche popolari (5) brasile (5) camusso (5) chiesa ortodossa (5) confindustria (5) cuba (5) debitori (5) decreto vaccini (5) di Pietro (5) donna (5) elezioni regionali 2015 (5) elezioni. Lega (5) fratelli musulmani (5) giornalismo (5) governo (5) greta thumberg (5) jihadismo (5) laicismo (5) massimo fini (5) pomigliano (5) procedura d'infrazione (5) proteste agricoltori (5) rifugiati politici (5) salvinismo (5) teologia (5) tremonti (5) wikileaks (5) 16 giugno Roma (4) ALBA (4) Africa (4) Alessandro Somma (4) Alessia Vignali (4) Altiero Spinelli (4) Andrea Ricci (4) Anna Falcone (4) Antonio Amoroso (4) Assange (4) Aurelio Fabiani (4) Autostrade per l'Italia (4) Bergoglio (4) Brigate sovraniste (4) CSNR (4) Candidatura d’Unitat Popular (CUP) (4) Carovana di solidarietà (4) Cesaratto (4) Charlie Hebdo (4) Chiavacci Alessandro (4) Città della Pieve (4) Claudio Martini (4) Comitato per il No nel referendum sulla legge costituzionale Renzi- Boschi (4) Consiglio nazionale ORA! (4) Coordinamento per la Democrazia Costituzionale (4) Corea del Nord (4) Danilo Calvani (4) Danilo Zolo (4) Deutsche Bank (4) Die Linke (4) Diego Melegari (4) Emanuele Severino (4) Ernesto Galli Della Loggia (4) Felice Floris (4) Francesco Giavazzi (4) Frente civico (4) Fronte Sovranista Italiano (4) GIAPPONE (4) Giuliano Pisapia (4) Giulio Regeni (4) Giulio Sapelli (4) Imu (4) Incontro di Roma (4) Italexit (4) JP Morgan (4) Jacques Nikonoff (4) Karl Polany (4) Kke (4) L'Altra Europa con Tsipras (4) Lafontaine (4) Laura Boldrini (4) Leonardo Mazzzei (4) Luciano Canfora (4) Luciano Gallino (4) Luciano Vasapollo (4) Lucio Chiavegato (4) Luigi Ferrajoli (4) Lupo (4) MPL (4) Marcello Minenna (4) Marchionne (4) Martin Heidegger (4) Morgan Stanley (4) Mosul (4) NO TAP (4) Noi sicialiani con Busalacchi (4) ONU (4) Oscar Lafontaine (4) Paolo Gerbaudo (4) Pci (4) Piattaforma di sinistra (4) Piero Bernocchi (4) Prodi (4) ROSSA (4) Rajoy (4) Sefano Rodotà (4) Sergio Starace (4) Simone Pillon (4) Slavoj Žižek (4) Stato d'emergenza (4) TAP (4) Tyssenkrupp (4) VOX (4) Varoufakis (4) Visco (4) Vladimiro Giacché (4) Xarxa Socialisme 21 (4) Xi Jinping (4) agricoltura biologica (4) al-Sisi (4) alceste de ambris (4) anarchici (4) antisemitismo (4) antisionismo (4) arancioni (4) bigenitorialità (4) califfato (4) carceri (4) cipro (4) coalizione sociale (4) crisi bancaria (4) cristianesimo (4) cristianismo (4) curdi (4) demografia (4) diritti di cittadinanza (4) donne (4) elezioni 2017 (4) elezioni comunali 2017 (4) elezioni siciliane 2012 (4) filo rosso (4) gender (4) il fatto quotidiano (4) informatica (4) intelligenza artificiale (4) irisbus (4) irlanda (4) italia (4) ius soli (4) legge del valore (4) legge di stabilità 2017 (4) parti de gauche (4) patrimoniale (4) porcellum (4) precarietà (4) presidente della repubblica (4) primarie (4) protezionismo (4) risparmio (4) salute (4) saviano (4) seminario (4) sinistra transgenica (4) sottoscrizione (4) spending review (4) spesa pubblica (4) statizzazione banche (4) terzo polo (4) transizione al socialismo (4) trattati europei (4) truffa bancaria (4) università (4) wikidemocrazia (4) xylella (4) 19 ottobre (3) Ahmadinejad (3) Alavanos (3) Albert Einstein (3) Alberto Alesina (3) Alfiero Grandi (3) Amodeo (3) Antonella Stirati (3) Aquisgrana (3) Arabia saudita (3) Armando Mattioli (3) Associazione Riconquistare la Sovranità (3) Atene 26-28 giugno (3) Aventino (3) BRIM (3) Barbara Spinelli (3) Benedetto Croce (3) Benetton (3) Bernd Lucke (3) Bin Laden (3) Bloco de Esquerda. (3) Cerveteri Libera (3) Cia (3) Ciudadanos (3) Comitato No Debito (3) Commissione europea (3) Coordinamento Democrazia Costituzionale (3) Coordinamento dei Comitati per il NO-Umbria (3) Coordinamento no E45 autostrada (3) Davide Serra (3) Dieudonné M'bala M'bala (3) Diosdado Toledano (3) EDWARD SNOWDEN (3) Eleonora Forenza (3) Ernest Vardanean (3) Eurasia (3) Fabio Nobile (3) Fabrizio Tringali (3) Fausto Sorini (3) Filippo Abbate (3) Francesco Neri (3) Francesco Salistrari (3) Fratoianni (3) Gianni Ferrara (3) Giorgio Lunghini (3) Giovanni Gentile (3) Giuliana Nerla (3) Giulio Bonali (3) Giuseppe Pelazza (3) Goofynomics (3) Gramsci (3) Guido Grossi (3) HELICOPTER MONEY (3) Hezbollah (3) ISTAT (3) Ilaria Bifarini (3) Iugoslavia (3) Ivan Cavicchi (3) Jens Weidmann (3) Jugoslavia (3) Leonardo SInigaglia (3) Lista Tsipras (3) Luca Ricolfi (3) Magdi Allam (3) Manolo Monero Pérez (3) Marcello Foa (3) Marco Bulletta (3) Marco Mainardi (3) Mario Volpi (3) Marxista dell'Illinois n.2 (3) Massimo De Santi (3) Massimo cacciari (3) Maurizio Fratta (3) Maurizio del Grippo (3) Milton Friedmann (3) Modern Money Theory (3) Moldavia (3) Morya Longo (3) Napoli (3) Nigel Farage (3) No Mes (3) No e-45 autostrada (3) Noi Mediterranei (3) Olanda (3) Palermo (3) Panagiotis Sotiris (3) Paola De Pin (3) Partito Italexit (3) Patrizia Badii (3) Pedro Montes (3) Pkk (3) Poroshenko (3) Rinascita (3) Rodoflo Monacelli (3) Ruggero Arenella (3) Salento (3) Sarkozy (3) Scenari Economici (3) Six Pack (3) Stavros Mavroudeas (3) Ugo Arrigo (3) Ungheria. jobbink (3) Ventotene (3) Viareggio (3) al-Nusra (3) alba dorata (3) austria (3) biotecnocrazia (3) bollettino medico (3) crediti deteriorati (3) debito (3) deflazione (3) deflazione salariale (3) diritto d'asilo politico (3) diritto di cittadinanza (3) divorzio banca d'Italia Tesoro (3) dollaro (3) economia sociale di mercato (3) elezioni 2020 (3) euroasiatismo (3) foibe (3) forza nuova (3) giustizia (3) inceneritori (3) indignati (3) ines armand (3) insegnanti (3) internazionale azione (3) legge di stabilità 2015 (3) legge truffa (3) machiavelli (3) maternità surrogata (3) mattarellum (3) mezzogiorno (3) minijobs. Germania (3) negazionismo (3) noE-45 autostrada (3) occidente (3) oligarchia (3) olocausto (3) partito (3) partito democratico (3) prescrizione (3) psicanalisi (3) quota 100 (3) rai (3) ratzinger (3) riforma del senato (3) robotica (3) sanità. spending review (3) sciopero generale (3) seminario teorico (3) senato (3) sme (3) social media (3) socialdemocrazia (3) sondaggi (3) sovranità e costituzione (3) sovrapproduzione (3) takfir (3) tassisti (3) terza assemblea P101 (3) tv (3) violenza (3) web (3) 11 settembre (2) 12 aprile (2) 25 aprile 2017 (2) 27 ottobre 2012 (2) A/simmetrie (2) ALDE (2) Ada Colau (2) Agenda Monti (2) Alberto Benzoni (2) Alberto Montero (2) Alétheia (2) Amando Siri (2) Amazon (2) Andalusia (2) Angelo Salento (2) Antonello Ciccozzi (2) Antonello Cresti (2) Arditi del Popolo (2) Armando Siri (2) Atlante (2) Baath (2) Bahrain (2) Banca (2) Bandiera rossa in movimento (2) Berretti Rossi (2) Bilderberg (2) Black Lives Matter (2) Blockchain (2) Bolivia (2) Bolkestein (2) Borotba (2) Brushwood (2) CISL (2) Carc (2) Carlo Clericetti (2) Carlo Freccero (2) Carlo Romagnoli (2) Cernobbio (2) Certificati di Credito Fiscale (2) Cesarina Branzi (2) Cgia Mestre (2) Chantal Mouffe (2) Cile (2) Cirimnnà (2) Civati (2) Claudia Castangia (2) Colonialismo (2) Comitato antifascista russo-ucraiono (2) Conte (2) Coordinamento europeo della Sinistra contro l’euro (2) Dani Rodrik (2) De Bortoli (2) Der Spiegel (2) Diem25 (2) Domenico Losurdo (2) Don Giancarlo Formenton (2) Dugin (2) EReNSEP (2) Edoardo Biancalana (2) Ego della Rete (2) Emilia Clementi (2) Emilia-Romagna (2) Emiliano Gioia (2) Enzo Pennetta (2) Eric Toussaint (2) Ettore Livini (2) European Quantitative-easing Intermediated Program (2) Extincion Rebellion (2) F.List (2) Federal reserve (2) Fidel Castro (2) Fidesz (2) Filippo Gallinella (2) Fiumicino (2) Forestale (2) Forum Internazionale antiEU delle forze popolari (2) Forum Popoli Mediterranei (2) Francesco Lamantia (2) Francesco Maria Toscano (2) Francesco Piobbichi (2) Franco Russo (2) Frosinone (2) Fulvio Grimaldi (2) Futuro al lavoro (2) Generale Pappalardo (2) Gentiloni (2) Giacomo Bracci (2) Giacomo Russo Spena (2) Giada Boncompagni (2) Giancarlo Cancelleri (2) Gig Economy (2) Giorgio Gattei (2) Giuliano Amato (2) Giuseppe Palma (2) Goldman Sachs (2) Google (2) Grottaminarda (2) Guido Viale (2) Hartz IV (2) Hegel (2) Hitler (2) Héctor Illueca (2) INPS (2) Incontro di Madrid 19/21 febbraio 2016 (2) Iniciativa za Demokratični Socializem (2) Iniziativa per il socialismo democratico (2) Italia Ribelle (2) Iugend Rettet (2) JULIAN ASSANGE (2) Jacopo Custodi (2) Javier Couso Permuy (2) Juan Carlos Monedero (2) Juncker (2) Junker (2) Kalergy (2) Ken Loach (2) Kostas Lapavitsas (2) Kurdistan (2) La Grassa (2) Lelio Basso (2) Lelio Demichelis (2) Loretta Napoleoni (2) Ltro (2) M-48 (2) Maastricht (2) Mali (2) Manolis Glezos (2) Marco Revelli (2) Marco Rizzo (2) Maria Elena Boschi (2) Maria Rita Lorenzetti (2) Mario Tronti (2) Mark Zuckerberg (2) Marocco (2) Massimo D'Antoni (2) Massimo PIvetti (2) Michele Serra (2) Michele fabiani (2) Microsoft (2) Militant (2) Moscovici (2) Movimento Politico d'Emancipazione Popolare (2) Mussari (2) Mélenchon (2) Nadia Garbellini (2) Netanyahu (2) Nicaragua (2) Omt (2) Oriana Fallaci (2) Ostia (2) Paolo Maddalena (2) Papa (2) Partito comunista (2) Patto di Stabilità e Crescita (2) Paul Krugman (2) Paul Mason (2) PdCI (2) Pdl (2) Piano di eradicazione degli ulivi (2) Piemonte (2) Pippo Civati (2) Portella della Ginesta (2) Preve (2) Quarto Polo (2) Raffaele Alberto Ventura (2) Reddito di inclusione sociale (2) Riccardo Bellofiore (2) Riccardo Ruggeri (2) Riscossa Italia (2) Roberto Ferretti (2) Rosanna Spadini (2) Rosarno (2) Rosatellum (2) Rozzano (2) Ryan air (2) SPD (2) STX (2) Sahra Wagenknecht (2) Salistrari (2) Schumpeter (2) Scilipoti (2) Scozia (2) Seconda Assemblea CLN (2) Sergio Bellavita (2) Sergio Cararo (2) Sergio Cofferati (2) Severgnini (2) Shale gas (2) Simone Di Stefano (2) Slovenia (2) Stato penale (2) Stefano Zecchinelli (2) Steve Bannon (2) Stiglitz (2) Tasi (2) Tasos Koronakis (2) Telecom (2) Terzo Forum (2) Thissen (2) Thomas Piketty (2) Tito Boeri (2) Tiziana Alterio (2) Tiziana Ciprini (2) Tltro (2) Tomaso Montanari (2) Tor Sapienza (2) Torino (2) Transatlantic Trade and Investment Partnership (2) Transnistria (2) Trilateral (2) UIL (2) UKIP (2) Umberto Eco (2) Ursula von der Leyen (2) Valerio Bruschini (2) Von Der Leyen (2) Vox Italia (2) Zagrebelsy (2) Zoe Constantopoulou (2) accordo del 20 febbraio (2) accordo sul nucleare (2) agricoltori indignati (2) al Serraj (2) al-Durri (2) al-qaeda (2) alawismo (2) animalismo (2) antimperialista (2) antispecismo (2) antropologia (2) atac (2) banche venete (2) battaglia d'autunno (2) blocco sociale (2) bontempelli (2) burkini (2) calunnia (2) casa (2) clausole di salvaguardia (2) cobas (2) comitato di Perugia (2) composizione di classe (2) comuni (2) comunicazione (2) debito privato (2) denaro (2) deregulation (2) domenico gallo (2) due euro (2) dughin (2) elezioni comunali 2015 (2) elezioni comunali 2019 (2) embraco (2) enel (2) energia (2) ennahda (2) esercito (2) eugenetica (2) expo (2) export (2) fake news (2) fecondazione eterologa (2) fincantieri (2) fine del lavoro (2) frontiere (2) gaypride (2) genetica (2) gennaro Migliore (2) geoeconomia (2) giacobinismo (2) governicchio (2) indignatos (2) industria italiana (2) intimperialismo (2) isu sanguinis (2) legge (2) legge di stabilità 2018 (2) lgbt (2) libano (2) liberi e uguali (2) libertà di pensiero (2) maidan (2) manifestazione 2 giugno 2018 (2) marina silva (2) mercantislismo (2) nazionalizzare le autostrade (2) no expo (2) non una di meno (2) omosessualità (2) ong (2) paolo vinti (2) pareggio di bilancio (2) parlamento europeo (2) patria (2) patto del Nazareno (2) patto grecia-israele (2) patto politico (2) peronismo (2) petrolio (2) pietro ratto (2) poste (2) poste italiane (2) proporzionale (2) province (2) razionalismo (2) reddito di base (2) ricchezza (2) riduzione parlamentari (2) rifiuti (2) riformismo (2) rivoluzione russa (2) rivoluzione socialista (2) scissione pd (2) serbia (2) shador (2) shoa (2) silicon valley (2) sinistra anticapitalista (2) sinistra critica (2) società (2) stagnazione secolare (2) stop or-me (2) studenti (2) tasso di cambio (2) transgender (2) transumano (2) ulivi (2) unioni civili (2) uniti e diversi (2) uscita da sinistra (2) vincolo di mandato (2) vota NO (2) "cosa rossa" (1) 100 giorni (1) 101 Dalmata. il più grande successo dell'euro (1) 11-12 gennaio 2014 (1) 14 novembre (1) 17 aprile (1) 19 ottobre 2019 (1) 1961 (1) 20-24 agosto 2014 (1) 25 aprile 2014 (1) 25 aprile 2015 (1) 25 aprile 2018 (1) 28 marzo 2014 (1) 31 marzo a Milano (1) 4 novembre (1) 5G (1) 6 gennaioMovimento Popolare di Liberazione (1) 8 settembre (1) 9 febbraio 2019 (1) 9 novembre 2013 (1) A. Barba (1) AL NIMR (1) Abd El Salam Ahmed El Danf (1) Aberto Bellini (1) Accellerazionismo (1) Achille Occhetto (1) Acqua pubblica (1) Adenauer (1) AirCrewCommittee (1) Alain Parguez (1) Alan Greenspan (1) Alan Johnson (1) Alba Libica (1) Albania (1) Albert Jeremiah Beveridge (1) Albert Reiterer (1) Albert Rivera (1) Alberto Perino (1) Alcoa (1) Aldo Barba (1) Aldo Bronzo (1) Aleksey Mozgovoy (1) Alemanno (1) Aleppo (1) Alesina (1) Alessandro Mustillo (1) Alessandro Trinca (1) Alex Zanotelli (1) Alexander Zakharchenko (1) Alterfestival (1) Alternativa per la Germania (1) Alì Manzano (1) Ambrogio Donini (1) Ambrose Evans Pritchard (1) Amedeo Argentiero (1) Amintore Fanfani (1) Amoroso (1) Anders Breivik (1) Andrew Brazhevsky (1) Andrew Spannaus (1) Angela Matteucci (1) Angelo di Carlo (1) Angus Deaton (1) Anis Amri (1) Anna Angelucci (1) Anna Lami (1) Anschluss (1) Anthony Coughlan (1) Antonella Stocchi (1) Antonio De Gennaro (1) Antonio Guarino (1) Antonio Rinaldis (1) Antonis Ragkousis (1) Antonis-Ragkousis (1) Apple (1) Arditi (1) Argo Secondari (1) Argyrios Argiris Panagopoulos (1) Arnaldo Otegi (1) Ars Longa (1) Art 81 (1) Art. 11 (1) Art.50 Trattato Lisbona (1) Articolo1 (1) Artini (1) Artuto Scotto (1) Ascheri (1) Atene (1) Athanasia Pliakogianni (1) Atlantia (1) Attali (1) Augusto Graziani (1) Australia (1) BDI (1) BORIS NEMTSOV (1) BRI (1) Banca d'Italia (1) Banca mondiale (1) Barcelona en comú (1) Bashar al-Assad (1) Basilicata (1) Bastasin (1) Battaglione Azov (1) Bazar (1) Bcc (1) Bekaert (1) Belardelli (1) Belgio (1) Benigni (1) Benoît Hamon (1) Bernard-Henri Levy (1) Bielorussia (1) Bifo (1) Bilancio Ue (1) Bini Snaghi (1) Bisignani (1) Bismarck (1) Black Panthers (1) Blade Runner 2049 (1) Boicotta Eurovision (1) Boikp Borisov (1) Bolsonaro (1) Bossi (1) Branko Milanovic (1) Brennero (1) Bretagna (1) Brigata kalimera (1) Brindisi (1) Britannia (1) Bruderle (1) Bruno Steri (1) Bruno Vespa (1) Bulgaria (1) ByoBlu (1) C.f.. Governo giallo-verde (1) CARTA DI FIRENZE 2019 (1) CCF (1) CNL (1) COMITATO OPERAI E CITTADINI PER L'AST (1) COSMOPOLITICA (1) Calabria (1) Calenda (1) Cambiare si può (1) Cameron (1) Cammino per la libertà (1) Cancellieri (1) Carchedi (1) Caritas (1) Carlo Candi (1) Carlo De Benedetti (1) Carlo Rovelli (1) Carmine Pinto (1) Casal Bruciato (1) Cascina Raticosa (1) Casini (1) Cassazione (1) Cassese Sabino (1) Catarina Martins (1) Cekia (1) Cesare Battisti (1) Checchino Antonini (1) Checco (1) Chiaberge Riccardo (1) Chiara Appendino (1) Chisinau (1) Chișinău (1) Christian Napolitano (1) Christian Rocca (1) Christoph Horstel (1) Circo Massimo (1) Cirinnà (1) Civitavecchia (1) Claudia Zeta (1) Claudio Maartini (1) Claudio Magris (1) Claus Offe (1) Concita De Gregorio (1) Confederazione europea (1) Conferenza d'apertura (1) Consiglio europeo del 26-27 giugno 2014 (1) Coord (1) Coordinamento europeo per l'uscita dall'Unione (1) Corea del Sud (1) Corriere della sera (1) Corte Europea sui diritti dell'uomo (1) Cosenza (1) Crimea (1) Cristina Re (1) Cuperlo (1) DDL (1) Dagospia (1) Daisy Osauke (1) Damiano palano (1) Dan Glazebrook (1) Daniela Conti (1) Daniele Manca (1) Danimarca (1) Dario Fo (1) Davide Bono (1) Davide Gionco (1) Davos (1) De Masi (1) De Vito (1) Debora Billi (1) Debt Redemption Fund (1) Del Rio (1) Denis Mapelli (1) Dichiarazione universale dei diritti umani (1) Dimitris Christoulias (1) Dio (1) Dmitriy Kolesnik (1) Domenico Quirico (1) Domenico Rondoni (1) Dominique Strauss-Khan (1) Don Sturzo (1) Donald Tusk (1) Duda (1) ECO (1) EPAM (1) Eco della rete (1) Eduard Limonov (1) Elctrolux (1) Eleonora Florenza (1) Elinor Ostrom (1) Elliott Gabriel (1) Emanuele Filiberto (1) Emilio Gentile (1) Emma Bonino (1) Emmanuel Mounier (1) Emmeffe (1) Enrica Perucchietti (1) Enrico Angelini Partigiano (1) Enrico Gatto (1) Enrico Rossi (1) Enrico padoan (1) Erasmo vecchio (1) Ernesto Pertini (1) Ernst Bloch (1) Eros Francescangeli (1) Erri De Luca (1) Etiopia (1) Ettore Gotti Tedeschi (1) Eugenio Scalgari (1) Eunoè (1) Eurispes (1) Europa a due velocità (1) Evo Morales (1) FF2 (1) Fabiani (1) Fabio Amato (1) Fabio De Masi (1) Fabio Dragoni (1) Fabio Mini (1) Fabio Petri (1) Fabriano (1) Fabrizio De Paoli (1) Fabrizio Rondolino (1) Falluja (1) Favia (1) Federazione delle Industrie Tedesche (1) Federica Aluzzo (1) Federico Caffè (1) Federico II il Grande (1) Ferrero (1) Fertility Day (1) Filippo Dellepiane (1) Filippo Nogarin (1) Filippo Santarelli (1) Fiorito (1) Florian Philippot (1) Folkebevægelsen mod EU (1) Foodora (1) Foro di Sao Paulo (1) Forum Ambrosetti (1) Forum dei Popoli Mediterranei (1) Forum di Assisi (1) Francesca Donato (1) Francesco Campanella (1) Francesco Cardinali (1) Francesco Garibaldo (1) Francesco Giuntoli (1) Francesco Lenzi (1) Francesco Magris (1) Franco Venturini (1) Frauke Petry (1) Fred Kuwornu (1) Freente Civico (1) Freud (1) Front de gauche (1) Fronte della gioventù comunista (1) Fuad Afane (1) Fukuyama (1) Fuori dall'euro (1) GMJ (1) Gabanelli (1) Gabriele Gesso (1) Gandhi (1) George Friedman (1) George Monbiot (1) Germanicum (1) Gesù (1) Gezi park (1) Giacomo Bellini (1) Giacomo Bellucci (1) Giacomo Vaciago (1) Giacomo Zuccarini (1) Giancarlo Bergamini (1) Gim cassano (1) Giordano Sivini (1) Giovanna Vertova (1) Giovanni De Cristina (1) Giovanni Lo Porto (1) Giovanni Schiavon (1) Giovanni Tomei (1) Giovanni di Cristina (1) Giulia Grillo (1) Giuliana Commisso (1) Giuliano Procacci (1) Giulio Ambrosetti (1) Giulio Girardi (1) Giulio Tarro (1) Giulio Tremonnti (1) Giuseppe Altieri (1) Giuseppe Guarino (1) Giuseppe Travaglini (1) Giuseppe Turani (1) Giuseppe Zupo (1) Glauco Benigni (1) Godley (1) Grasso (1) Graziano Priotto (1) Grecia presidio 9/9/19 (1) Guerra di liberazione algerina (1) Guglielmo Forges Davanzati (1) Guido Lutrario (1) Guido Ortona (1) Günther Anders (1) HSBC (1) Hainer Flassbeck (1) Haitam Manna (1) Haiti (1) Haver Analytics (1) Hawking (1) Heiner Flassbeck (1) Hillary Clinton (1) Hjalmar Schacht (1) Hong Kong (1) Huawei (1) Huffington Post (1) IPHONE (1) IRiS (1) IS (1) Ida Magli (1) Ignazio Marino (1) Il tramonto dell'euro (1) Ilaria Lucaroni (1) Illueca (1) Imposimato (1) Improta (1) Indesit (1) Indipendenza e Costituzione (1) Inge Höger (1) Intellettuale dissidente (1) International Forum of Sovereign Wealth Funds (1) Intesa Sanpaolo (1) Istituto Italiano per gli Studi Filosofici (1) Italia dei valori (1) J.Habermas (1) JAMES GALBRAITH (1) JOBS ACT(ING) IN ROME (1) Jacques Delors (1) Jacques Rancière (1) James Holmes (1) James K. Galbraith (1) James Petras (1) Jaroslaw Kaczynsk (1) Jason Barker (1) Je so' Pazz' (1) Jean Claude Juncker (1) Jean-Claude Juncker (1) Jean-Claude Lévêque (1) Jean-Claude Michéa (1) Jean-Jacques Rousseau (1) Jean-Paul Fitoussi (1) Jeremy Rifkin (1) Jo Cox (1) Joel Perichaud (1) John Laughland (1) John Locke (1) John Pilger (1) Jorge Alcazar Gonzalez (1) Joseph De Maistre (1) Joseph Shumpeter (1) Josephine Markmann (1) João Ferreira (1) Jugend Rettet (1) Juha Sipila (1) Junge Welt (1) Kalecky (1) Kalergi (1) Kelsen (1) Kemi Seba (1) Kenneth Kang (1) Kiev (1) Kirill Vasilev (1) Kolesnik Dmitriy (1) Kosovo (1) Kostas Kostoupolos (1) Kostas-Kostopoulos (1) Kouachi (1) Koutsianas Pantelis (1) Kruhman (1) Ktragujevac (1) Kyenge (1) L'Aquila (1) La Pira (1) La forte polarizzazione (1) La sinistra e la trappola dell'euro (1) La via maestra (1) La7 (1) Lagarde (1) Lapo Elkann (1) Lars Feld (1) Lasciateci fare (1) Leave (1) Lecce (1) Left (1) Legge 194 (1) Legge Acerbo (1) Legge Severino (1) Leonardo Coen (1) Leopolda (1) Lettera aperta ai movimenti sovranisti (1) Lev Gumilev (1) LexitNetwork (1) Lia De Feo (1) Lidia Riboli (1) Lidia Undiemi (1) Liguria (1) Lillo Massimiliano Musso. Leoluca Orlando (1) Lituana (1) Livorno (1) Logistica. Ikea (1) London Corrispondent Society (1) Lorenzin (1) Lorenzin Beatrice (1) Lorenzo Alfano (1) Lorenzo Del Savio (1) Lorenzo Dorato (1) Lorenzo Fioramonti (1) Lorenzo Fontana (1) Loris Caruso (1) Luca Donadel (1) Luca Pagni (1) Lucarelli (1) Lucia Annunziata (1) Lucia Morselli (1) Luciana Castellina (1) Luciano Violante (1) Lucio Magri (1) Lucio garofalo (1) Luigi De Giacomo (1) Luigi Nanni (1) Luigi Preiti (1) Luigi Zingales (1) Luka Mesec (1) López Obrador (1) M. Pivetti (1) M48 (1) M5 (1) MH 17 flight paths (1) MNLA (1) MOSE (1) Macchiavelli (1) Macedonia (1) Maida (1) Manuel Monereo (1) Manuel Montejo (1) Manuela Cadelli (1) Manuela Carmena (1) Marcello Barison (1) Marcello De Cecco (1) Marcello Veneziani (1) Marcia Perugia-Assisi (1) Marco Bersani (1) Marco Carrai (1) Marco Cattaneo (1) Marco Di Steafno (1) Marco Ferrando (1) Marco Fortis (1) Marco Giannini (1) Marco Palombi (1) Marco Pannella (1) Marco Parma (1) Marco Rovelli (1) Marco Santopadre (1) Marcuse (1) Margarita Olivera (1) Maria Grazia Da Costa (1) Marina Calculli (1) Marina Minicuci (1) Mario Esposito (1) Mark Rutte (1) Maroni (1) Marta Fana (1) Martin Lutero (1) Martin Wolf (1) Marxista dell'Illinois n.1 (1) Massimiliano Panarari (1) Massimo Costa (1) Massimo Gramellini (1) Massimo Recalcati (1) Massimo Villone (1) Matt O'Brien (1) Mattei (1) Matteo Mameli (1) Matteo Pucciarelli (1) Mauricio Macri (1) Maurizio Alfieri (1) Maurizio Blondet (1) Maurizio Franzini (1) Maurizio Leonardi (1) Maurizio Lupi (1) Maurizio Molinari (1) Maurizio Ricci (1) Maurizio Sgroi (1) Maurizio Vezzosi (1) Maurizio Zenezini (1) Maurizio zaffarano (1) Mauro Alboresi (1) Mauro Bocci (1) Mauro Maltagliati (1) Mauro Scradovelli (1) Mauro Volpi (1) Maximilian Forte (1) Mdp (1) Me.Fo. (1) Melanchon (1) Meloni (1) Mentana (1) Meridionalisti Italiani (1) Merk (1) Merloni (1) Messico (1) Metallurgiche Forschungsgesellschaft (1) Micah Xavier Johnson (1) Michael Jacobs (1) Michael Ledeen (1) Michael Moore (1) Michelangelo Vasta (1) Michele Ainis (1) Michele Ruggero (1) Mihaly Kholtay (1) Milano (1) Milosevic (1) Milton Friedman (1) Mimmo Lucano (1) Mincuo (1) Ministero economia e finanza (1) Mladic (1) Mohamed bin Salman (1) Mohammad Javad Zarif (1) Monica Maggioni (1) Monicelli (1) Mont Pélerin Society (1) Montegiorgio in Movimento (1) Moshe Ya’alon (1) Moves (1) Movimento 77 (1) Movimento R(e)evoluzione (1) Movimento democratici e progressisti (1) Movimento di Liberazione Popolare (1) Movimiento 15-M (1) Mulatu Teshome Wirtu (1) Musk (1) NIgeria (1) Nadia Valavani (1) Naji Al-Alì (1) Nancy Fraser (1) Natale (1) Neda (1) Nepal (1) Nethanyahu (1) New York Times (1) Nicky Hager (1) Nicola Ferrigni (1) Nicolas Dupont-Aignan (1) Nicoletta Dosio (1) Nicolò Bellanca (1) Nimr Baqr al-Nimr (1) No Fertility Day (1) Noam Chomsky (1) Noelle Neumann (1) Noi sicialiano con Busalacchi (1) Norbert Hofer (1) Norberto Bobbio (1) Nord Africa (1) Norma Rangeri (1) Nsa (1) OCSE (1) OLTRE L'EURO L'ALTERNATIVA C'È (1) OPEC (1) OXI (1) Olimpiadi (1) Olmo Dalcò (1) Omnium (1) Onda d'Urto (1) Open Society Foundations (1) Orietta Lunghi (1) P 101 (1) P-Carc (1) P01 (1) PCE (1) PCdI (1) PIANESI MARIO (1) POSSIBILE (1) PRISM (1) PSUV (1) Pablo Stefanoni (1) Padre Pio (1) Paesi baschi (1) Pakistan (1) Palladium (1) Panagoitis Sotiris (1) Panos "Panagiotis" Kammenos (1) Paola Muraro (1) Paolo Ciofi (1) Paolo Di Martino (1) Paolo Giussani (1) Paolo Maria Filipazzi (1) Paolo dall'Oglio (1) Paremvasi (1) Partito Comunista Italiano (1) Partito Comunista d'Italia (1) Partito del Lavoro (1) Partito radicale (1) Pasolini (1) Pasquale Voza (1) Passos Coelho (1) Patto di stabilità (1) Paul "Elliot" Singer (1) Paul De Grauwe (1) Paul Steinhardt (1) Per una sinistra rivoluzionaria (1) Perù (1) Pettirossi (1) Piano nazionale per la fertilità (1) Piepoli (1) Pier Francesco Zarcone (1) Pier Paolo Pasolini (1) Pierfranco Pellizzetti (1) Piero Calamandrei (1) Piero Gobetti (1) Piero Ricca (1) Piero fassina (1) Piero valerio (1) Pierre Laurent (1) Pietro Attinasi (1) Pietro Ingrao (1) Pietro Nenni (1) Pil (1) Pil argentino (1) Pinna (1) Pino Corrias (1) Pino Prestigiacomo (1) Piotr Zygulski (1) Pisa (1) Pizzarotti (1) Pomezia (1) Porto Recanati (1) Postcapitalism (1) Presidenza della Repubblica (1) Profumo (1) Puglia (1) Quadrio Curzio Alberto (1) Quisling (1) RENAUD LAMBERT (1) RISCOSSA ITALIANA (1) ROSS@ Parma (1) Rachid Ghannoūshī (1) Radek (1) Raffaele Ascheri (1) Raffaele Marra (1) Raffaella Paita (1) Ramadi (1) Ramarrik de Milford (1) Ramon Franquesa (1) Rapporto Werner (1) Ras Longa (1) Razem (1) Realfonzo (1) Remain (1) Renato Brunetta (1) René Girard (1) Report (1) Repubblica di Lugànsk (1) Rete Sostenibilità e Salute (1) Riccardo Terzi (1) Riccardo Tomassetti (1) Rino Formica (1) Risorgimento Meridionale (1) Rita Di Leo (1) Rizzo (1) Robert Mundell (1) Roberta Lombardi (1) Roberto D'Agostino (1) Roberto D'Alimonte (1) Roberto D'Orsi (1) Roberto Fico (1) Roberto Grienti (1) Roberto Marchesi (1) Roberto Martino (1) Roberto Massari (1) Roberto Musacchio (1) Roberto Palmerini (1) Roberto Santilli (1) Rocco Casalino (1) Rohani (1) Roma 13 ottobre 2018 (1) Roma 21 novembre 2015 (1) Romney (1) Rosario Crocetta (1) Rossano Rubicondi (1) Rovereto (1) SENZA EURO(PA) (1) SI COBAS (1) SInistra popolare (1) SYLVAIN LEDER (1) Sacko Soumayla (1) Said Gafurov (1) Sakorafa (1) Salmond (1) Salonicco (1) Salvatore Biasco (1) Salvatore D'Albergo (1) Samaras (1) Samir Amin (1) Sandro Targetti (1) Santori (1) Schengen (1) Schlageter (1) Scottish National Party (1) Scuola austriaca (1) Scuola di Friburgo (1) Sebastiano Isaia (1) Serge Latouche (1) Sergeï Kirichuk (1) Sergio Bologna (1) Sergio Romano (1) Shaimaa (1) Shaimaa el-Sabbagh (1) Shakira (1) SiAMO (1) Sig­mar Gabriel (1) Silvana Sciarra (1) Slai Cobas (1) Slavoj Zizek (1) Solone (1) Sorrentino (1) Spoleto (1) Sraffa (1) Standard & Poor's (1) Stanis Ruinas (1) Stefania Giannini (1) Stefano Alì (1) Stefano Azzarà (1) Stefano Bartolini (1) Stefano Feltri (1) Stefano Lucarelli (1) Stefano Musacchio (1) Stefano Petrucciani (1) Stefano Zai (1) Steven Forti (1) Storace (1) Stratfor (1) Strikemeeting (1) Sudafrica (1) Susana Díaz (1) Svitlana Grugorciùk (1) Svizzera (1) TISA (TRADE IN SERVICES AGREEMENT) (1) TPcCSA (1) Tarek Aziz (1) Tariq Alì (1) Tempa Rossa (1) Tfr (1) Thatcher (1) Theodoros Koudounas (1) Theresa Mai (1) Thomas Szmrzly (1) Thomas Zmrzly (1) Tiziana Aterio (1) Tiziana Drago (1) Togliatti (1) Tommaso Nencioni (1) Tommaso Rodano (1) Tonia Guerra (1) Tony Manigrasso (1) Topos Rosso (1) Toscana (1) Tribunale dell'Aia (1) Trichet (1) Tripoli (1) Tuareg (1) Two Pack (1) UGL (1) UPR (1) Udc (1) Ugo Mattei (1) Ulrich Grillo (1) Unicredit (1) Unio (1) United Kingdom Indipendent Party (1) Utoya (1) VLADIMIR LAKEEV (1) Vagelis Karmiros (1) Valerio Colombo (1) Vallonia (1) Vasilij Volga (1) Veltroni (1) Venezia (1) Veronica Duranti (1) Versilia (1) Vertice di Milano (1) Viale (1) Viktor Shapinov (1) Vilad Filat (1) Vincent Brousseau (1) Vincenzo Sparagna (1) Viscione (1) Vito Lops (1) Vito Storniello (1) Vittorio Bertola (1) Vittorio Carlini (1) Vittorio da Rold (1) Von Mises (1) Vox Populi (1) W. Streeck (1) WHIRLPOOL (1) Walter Eucken (1) Walter Tocci (1) Warren Mosler (1) Washington Consensus (1) Wen Jiabao (1) Westfalia (1) Wilders (1) Wolfgang Streeck (1) Wolkswagen (1) Wozniak (1) YPG (1) Ytzhac Yoram (1) Zagrebelsky (1) Zaia (1) Zalone (1) Zbigniew Brzezinski (1) Zecchinelli (1) Zedda Massimo (1) Zizek (1) Znet (1) Zolo (1) Zygmunt Bauman (1) aborto (1) accise (1) adozioni (1) aggressione (1) agorà (1) al-Fatah (1) al-Ghwell (1) alba mediterranea (1) alberto garzon (1) alluvione (1) alt (1) alta velocità (1) amanda hunter (1) amnistia (1) amore (1) andrea zunino (1) antropocene (1) apocalisse (1) appoggio tattico (1) arcelor Mittal (1) aree valutarie ottimali (1) armi (1) arresti (1) asia argento (1) askatasuna (1) assemblea di Roma del 4 luglio 2015 (1) assemblea nazionale del 22 e 23 ottobre (1) ateismo (1) autogestione (1) autostrade (1) ballarò (1) battisti (1) benessere (1) big five (1) bilancia dei pagamenti (1) bioetica (1) biologia (1) black block (1) blocco costituzionale (1) blocco nero (1) bloomberg (1) bomba atomica (1) bonapartismo (1) brigantaggio (1) bufale (1) bullismo (1) calcio (1) califfaato (1) campagna di finanziamento (1) capitolazione (1) carlo Bonini (1) carlo Sibilia (1) carta dei principi (1) cassa depositi e prestiti (1) catastrofe italiana (1) catene di valore (1) cdp (1) censis (1) censura (1) chokri belaid (1) comitato (1) comitato per la salvaguardia dei numeri reali (1) commemorazione (1) confini (1) conflitto di interezzi (1) confucio (1) consiglio superiore della magistratura (1) contestazione (1) controcorrente (1) convegno di Copenaghen (1) coronavirus (1) coronovirus (1) cretinate. (1) curzio maltese (1) cybercombattenti (1) cyborg (1) dabiq (1) dall'euro (1) dalla NATO e dal neoliberismo (1) david harvey (1) decalogo (1) decescita (1) decrescita felice (1) decretone (1) democratellum (1) democratiche e di sinistra (1) democrazia economica (1) deportazione economica (1) depressione (1) di Monica Di Sisto (1) dichiarazione di Roma (1) dimissioni (1) dimitris kazakis (1) diritti dei lavoratori (1) dissesto idrogeologico (1) dracma (1) ebraismo (1) economie di scala (1) economist (1) ecosocialismo (1) egolatria (1) elezioni comunali 2018 (1) elezioni regionali 2019 (1) enav (1) enrico Corradini (1) erasmus (1) esercito industriale di riserva (1) espulsione (1) estremismo (1) eurasismo (1) euroi (1) evasione fiscale (1) fabbriche (1) fallimenti (1) fascistizzazione della Lega (1) felicità (1) femen (1) femminicidio (1) fiducia (1) finan (1) finaza (1) flessibilità (1) flussi elettorali 2016 (1) fondi avvoltoio (1) fondi immobiliari (1) fondi sovrani (1) forme (1) freelancing (1) fuga dei capitali (1) fusione dei comuni (1) genere (1) giusnaturalismo (1) global compact (1) gold standard (1) governabilità (1) governo neutrale (1) grande coalizione (1) gravidanza (1) grazia (1) guerra di civiltà (1) guerra valutaria (1) hansel e gretel (1) hedge funds (1) i più ricchi del mondo (1) il cappello pensatore (1) illiberale (1) ilsimplicissimus (1) import (1) import-export (1) incendi (1) independent contractor (1) india (1) indignados (1) indipendeza e costituzione (1) individualismo (1) indulto (1) intena (1) intervista (1) ius sanguinis (1) ivana fabris (1) joker (1) kafir (1) l (1) la grande bellezza (1) legalità (1) legge Madia (1) legge anticorruzione (1) legge antisciopero (1) legge di stabilità 2016 (1) leva (1) leva obbligatoria (1) lex monetae (1) libaralismo (1) libe (1) liberalizzazioni (1) liberazionne (1) liberiamo (1) libra (1) linguaggio (1) link tax (1) liste civiche. (1) loi El Khomri (1) lotga di classe (1) luddismmo (1) lula (1) madre surrogata (1) mafiodotto (1) maghreb (1) malaysian AIRLINES (1) mandato imperativo (1) manifesto del Movimento Popolare di Liberazione (1) manlio dinucci (1) manovra (1) marchesi Antinori (1) marcia globale per Gerusalemme (1) massacri imperialisti (1) massimo bray (1) massoneria (1) materialismo storico (1) matrimoni omosessuali (1) matteo bortolon (1) matteo brandi (1) megalamania (1) memoria (1) mercantilismo (1) mercato (1) mercato del lavoro (1) militarismo (1) modello spagnolo (1) modello tedesco (1) modernità (1) molestie (1) momento polany (1) monetarismo (1) moody's (1) nascite (1) nazion (1) nazional-liberismo (1) neokeynesismo (1) no allo spezzatino (1) no vax (1) nobel (1) nomine ue (1) norvegia (1) numero chiuso (1) obiezione di coscienza (1) occupy wall street (1) oligarchia eurista (1) openpolis (1) operaismo (1) ore lavorate (1) osvaldo napoli (1) pacifismo (1) palmira (1) partite iva (1) partiti (1) partito americano (1) partito brexit (1) partito umanista (1) pecchioli luigi (1) personalismo (1) petiziion (1) piaciometro (1) piano Silletti (1) piano nazionale di prevenzione (1) piero visani (1) piigs (1) politicamente corretto (1) politiche austeritarie (1) polizia (1) ponte Morandi (1) popolo (1) post-elezioni (1) post-operaismo (1) postumano (1) profughi (1) programma UIKP (1) progresso (1) qualunquismo (1) questione meridionale (1) quinta internazionale (1) rampini (1) rappresentanza (1) recensioni (1) regione umbria (1) rete 28 Aprile (1) ride sharing (1) rider (1) risparmio tradito (1) risve (1) riunioni regionali (1) rivoluzione (1) robot killer (1) rosabrunismo (1) rublo (1) salafismo (1) salir del euro (1) sandro veronesi (1) sanzioni (1) scie chimiche (1) sciopero della fame (1) seisàchtheia (1) sequestro minori (1) sfruttamento (1) sicurezza (1) siderurgia (1) sindalismo di base (1) sinismo (1) smartphone (1) social forum (1) sondaggio demos (1) specismo (1) spionaggio (1) squatter (1) stadio (1) startup (1) statuto (1) sterlina (1) strategia militare (1) stress test (1) sud (1) suez (1) supe-bolla (1) supply-side economics (1) svimez (1) taglio parlamentari (1) takfirismo (1) tango bond (1) tassiti (1) tempesta perfetta (1) terza fase (1) terzigno (1) terzo stato (1) tesaurizzazione (1) torre maura (1) tortura (1) transumanismo (1) trappola della liquidità (1) trasformismo (1) trasumanesimo (1) trenitalia (1) triptrorelina (1) trivelle (1) troll (1) uassiMario Monti (1) uberizzazione (1) ultimatum (1) vademecum (1) vadim bottoni (1) valute (1) vattimo (1) vertice di Roma (1) volkswagen (1) voucher (1) wahabismo (1) wahhabismo (1) xenobot (1) yuan (1) zanotelli (1) zapaterismo (1)