lunedì 27 ottobre 2014

LA PUTTANA E IL DEMONE di Piemme

27 ottobre.

Nella foto un momento della manifestazione indetta dal Coordinamento della sinistra contro l'euro svoltasi a Città della Pieve dove Mario Draghi ha una delle sue residenze.

Il 25 ottobre 2014 sarà forse ricordata come una data spartiacque. 

Alla "Leopolda" di Firenze si sono svolte a ben vedere due cerimonie in una: il funerale del Partito democratico e, sulle sue spoglie, il baldanzoso battesimo del Partito renziano(Pr). Quale sia l'anima di questo mostro l'ha ben spiegato Davide Serra, predatore finanzario e gola profonda del renzismo. 
Altro che seppellire l'Art.18! Ad un dei tavoli della convention ha affermato: 
«Il diritto di sciopero va molto regolato prima che tutti lo facciano random. Se volete scioperare scioperate tutti in un giorno: in caso contrario, chi vuole venire ad investire, non ci viene. Quello che voglio dire è che lo sciopero è un diritto ma anche un costo».
Ed il Jobs Act:
«Potrebbe essere più aggressivo. In Italia siamo rimasti agli Anni 60: ma che vadano a vedere come funziona in Russia o in Cina!».
Qui c'è tutta la svolta dal Pd al Pr: dal cosiddetto "neoliberismo temperato" a quello dispiegato. Un organismo geneticamente modificato, con pezzi di DNA di reaganismo e thatcherismo, con le fattezze ingannevoli del blairismo.

La puttana del Partito democratico, dopo aver accettato di copulare con il mostro neoliberista, ha partorito un demone che per crescere deve divorare sua madre. Se questa riuscirà a non farsi sbranare lo sapremo nei prossimi mesi. I due enormi cortei che rispondendo all'appello della Cgil hanno riempito Piazza San Giovanni, stanno a dimostrare che la puttana si oppone al suo crudele destino. In termini politici: la scissione del Pd è inevitabile. Chi scenderà dal carro di Renzi? E quale sarà la linea politica del nuovo partito che verrà fuori?

D'Alema, Bersani, Cuperlo, Epifani, Camusso, Bindi, Civati, Fassina, Landini, Mineo... Scenderanno tutti quanti? E tutti assieme daranno i natali all'ennesimo "partito socialdemocratico"? Difficile che chi finalmente ha maturato sincere convinzioni antiliberiste e ritiene che l'euro sia oramai "insostenibile",  possano convolare a nozze con notabili che portano sulle spalle le più grandi responsabilità del disastro storico che viviamo. Difficile, e comunque, che Dio ce ne scampi! sarebbe una sciagura.

D'altra parte, lo stesso 25 ottobre, in un angolo dell'Umbria, esattamente a Città della Pieve, dove Mario Draghi passa di norma i suoi fine settimana, si svolgeva una terza manifestazione, quella della sinistra sovranista. Piccola nei numeri ma dall'alto valore simbolico. I contenuti i nostri lettori li conoscono. Siamo andati a prendercela con uno dei pupari, non con questo o quel pupazzo. Sapevamo che il circo mediatico l'avrebbe oscurata. Bastava poco per attirarne l'attenzione, bastava fare qualche scenata. Sarebbe stato facile farlo, violando le severissime prescrizioni del Ministero degli interni e della Questura, superando ad esempio la recinzione che protegge la residenza del Drago.

Abbiamo invece scelto di gridare i nostri contenuti, quelli della sola sinistra che possa meritare il nome che porta, che non solo difende gli interessi del popolo lavoratore, ed in primo luogo dei milioni di persone che il sistema getta ai suoi margini, ma che ha una visione coerente ed un programma per far uscire il Paese dal marasma.

Qui sotto uno degli interventi con cui la manifestazione si è conclusa, quello di Fabio Frati. Nei prossimi giorni, grazie alle riprese degli amici delle "Brigate sovraniste", pubblicheremo anche gli altri.


domenica 26 ottobre 2014

LA LEGGE ELETTORALE SECONDO M5S di Leonardo Mazzei

26 ottobre.

L'ultima sortita di Matteo Renzi è la nuova versione del  sistema elettorale "italicum", così com'era emerso dal "Patto del Nazareno" con  Berlusconi. 

L'anticostituzionale e antidemocratico premio di maggioranza (per cui una minoranza può accaparrarsi la maggioranza dei seggi in Parlamento), secondo Renzi andrebbe attribuito non alla coalizione che arriva prima, ma alla singola lista.
Una variante che, fermo restando il bipolarismo, cambia molte cose, poiché potrebbe rimettere in gioco anche M5S, alcuni dei cui esponenti di spicco, infatti, flirtano con Renzi. 

La proposta de facto Renzi rassomiglia molto a quella che M5S presentò in Commissione in  primavera. 

Il 6 luglio scorso, a Perugia, Leonardo Mazzei spiegava nei dettagli la proposta di legge elettorale dei Cinque Stelle e perché essa è antidemocratica.


venerdì 24 ottobre 2014

FOGLIO DI VIA A DRAGHI MARIO

24 ottobre. 

Domani si svolgerà a Città della Pieve, nei pressi dell'abitazione del Presidente della Bce, la prevista manifestazione indetta dal Coordinamento della sinistra contro l'euro. Nell'occasione verrà consegnato a Draghi il seguente Foglio di Via:





Il Coordinamento della sinistra contro l’euro

VISTI

Gli atti relativi a Draghi Mario, nella sua funzione di Presidente della Banca centrale europea, temporaneamente domiciliato in Citta della Pieve, Vocabolo Il Monte, dai quali risulta che lo stesso è segnalato alla Pubblica Opinione per:

-Devastazione e saccheggio della Grecia per aver imposto assieme ai sodali del Fmi e della Commissione europea  il famigerato “memorandum”;

-Attentato alla Costituzione e violazione della giurisprudenza costituzionale italiana che ne fa applicazione [Art. 90 della Carta e Art. 283 c.p.] per aver calpestato la SOVRANITÀ dello Stato italiano, avendo inviato, il 5 agosto del 2011, in veste di Governatore di Bankitalia ed  in concorso con l’allora Presidente della Bce J. C. Trichet, la lettera a tutti nota con cui determinava la speculazione sul debito pubblico italiano e quindi la congiura con cui faceva cadere il governo in carica per far posto a quello di Mario Monti;

- Aggiotaggio e speculazione finanziaria, — [Art. 501 c.p.: “Chiunque al fine di turbare il mercato interno dei valori o delle merci, pubblica o altrimenti divulga notizie false, esagerate o tendenziose o adopera altri artifici atti a cagionare un aumento o una diminuzione del prezzo delle merci, ovvero dei valori ammessi nelle liste di borsa o negoziabili nel pubblico mercato, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa da euro 516 a euro 25.822.”]

CONSTATATO

Che i comportamenti sopra citati si sono sostanziati anche all’interno del territorio di questo comune e qui trovano continuità a danno del popolo lavoratore italiano;

ATTESO

Che i dati raccolti sono da considerarsi elementi sintomatici di elevata pericolosità sociale, che egli, nell’esercizio delle sue funzioni, tende a reiterare i suddetti reati;

COMUNICA

A Draghi Mario che per i motivi sopra esposti, esistono condizioni da farlo ritenere persona socialmente pericolosa. Gli ingiunge, pertanto, di allontanarsi dal territorio di questo comune entro e non oltre 24 ore dalla notifica della presente, e di non farvi ritorno per la durata di anni 3.

DELEGA

Per la notifica del presente Foglio di via obbligatorio, al solo fine di dare all’atto data certa, i manifestanti convenuti davanti alla sua abitazione

Il presente provvedimento è inappellabile.


Città della Pieve, 25 ottobre 2014

giovedì 23 ottobre 2014

DEVIANTI di Emmezeta

23 ottobre.
«Dalla Ue avviso all'Italia. Tensione con Renzi. La lettera: "Manovra devia dagli obiettivi"» [La Repubblica]


Dunque, come avevamo previsto, all'Europa le argomentazioni renzian-padoane non sono bastate. «Le regole vanno rispettate», è questo il concetto ripetuto a chiare lettere nella missiva inviata dal commissario Katainen al governo di Roma. Missiva che doveva rimanere riservata, e che invece è stata pubblicata sul sito del Ministero dell'economia, suscitando le ire di Barroso e dei suoi.

In base alle procedure europee - lo ricordiamo soprattutto a coloro che ancora fingono di non capire cosa significhi aver ceduto quote decisive di «sovranità» agli eurocrati di Bruxelles - laCommissione ha tempo fino al 29 ottobre per esprimere un parere compiuto sulla Legge di Stabilità, alias finanziaria. Nel frattempo, entro il 22, gli stessi commissari avevano la possibilità di chiedere chiarimenti al governo. E così hanno fatto.


Vedremo come risponderà Palazzo Chigi. In ogni caso dovrà farlo entro domani. E chissà se lo farà in forma altrettanto pubblica.



Ma cosa dice la lettera del rigorista e filo-tedesco Katainen? In maniera furbescamente sbrigativa Renzi ha parlato di «rilievi tecnici», cosette da sistemare senza sforzo. Ma stanno così le cose? Non sembrerebbe.



In primo luogo la Commissione rileva una 
«significativa deviazione dal percorso di aggiustamento all'obbiettivo di bilancio di medio termine nel 2015». In secondo luogo, scrive Katainen, la manovra «rinvia il raggiungimento degli obiettivi di medio termine (Mto) al 2017 e rallenta la riduzione del rapporto debito/Pil negli anni a venire. Come risultato, la bozza del piano di bilancio prevede di violare i requisiti richiesti all’Italia nel braccio preventivo del Patto di stabilità e crescita».
E ancora, per ribadire il concetto: 
«L’Italia programma una deviazione significativa dalla strada di aggiustamento richiesta verso i suoi obiettivi di medio termine nel 2015, basata sul cambiamento programmato del saldo strutturale. Per di più, il cambiamento programmato nell’equilibrio strutturale per il 2015 farebbe anche venir meno il cambiamento richiesto per assicurare l’aderenza alle regole transitorie sul debito, dal momento che questo requisito è ancora più stringente della strada di aggiustamento richiesta verso gli obiettivi di medio termine». 

Così sintetizza gli scopi della Commissione il Sole 24 Ore on-line: 
«La richiesta all’esecutivo è fondamentalmente una: chiarire entro il 24 ottobre (domani) "le ragioni per cui l'Italia programma il non-rispetto del Patto di stabilità nel 2015" e sapere come "potrebbe assicurare il pieno rispetto dei suoi obblighi di bilancio rispetto al Patto di stabilità e di crescita nel 2015"». 

Stando a tutto ciò, sembra proprio che a Bruxelles non intendano accettare né lo spostamento in avanti, al 2017, del pareggio di bilancio "strutturale", né la riscrittura della curva di rientro del rapporto debito/pil così come previsto dal Fiscal compact. In tutta evidenza, due aspetti dello stesso problema.



Certo, gli eurocrati hanno scoperto l'acqua calda, visto che il governo Renzi non ha certo nascosto i suoi intendimenti. Ma la domanda che tutti si facevano era sulla risposta che avrebbe dato l'UE. Ora sappiamo che le «devianze» di Renzi non sono passate sotto silenzio. Certo non sappiamo ancora come finirà. Un compromesso è sicuramente possibile, ma a quali condizioni? Questo lo sapremo solo nelle prossime settimane. Nella Legge di Stabilità il governo ha previsto un accantonamento di 3,4 miliardi di euro da mettere in gioco in vista di problemi con Bruxelles. Ora, se le parole degli eurocrati hanno un senso, essi sembrerebbero pretenderne il doppio, visto che solo in quel modo si determinerebbe (almeno sulla carta) la discesa del deficit di mezzo punto percentuale.



Ma vedremo, molte cose sono possibili, e la partita più pesante sarà certamente nel 2015, quando la prevista ripresa si rivelerà una chimera, e quando la Commissione dovrà vagliare in maniera più stringente i propositi dell'Italia sul Fiscal compact.



Intanto, però, l'antipasto è stato servito, alla faccia dei faciloni: tanto quelli del «cambiaverso», quanto quelli della «riformabilità» dell'Europa. 



Di nuovo i casi sono due: o Renzi si adegua rendendo ancora più recessiva una manovra per il 2015 che già lo è anche senza ulteriori inasprimenti, oppure lo scontro con la Commissione è destinato ad acutizzarsi. Naturalmente, qualora dovesse verificarsi la seconda ipotesi, questo non significa che la Folgore verrà paracadutata a Bruxelles, e neppure che la Wehrmachtpasserà il Brennero. Significa invece, se vi par poco, che l'Unione va sempre più disunendosi. Magari nell'immediato qualcosa escogiteranno, ma poi? Qui non è in gioco la finanziaria 2015, è in ballo il futuro dell'intera UE. Ed il gioco non si esaurirà in breve tempo. Siamo, appunto, all'antipasto.

IN UMBRIA NE SUCCEDONO DI TUTTI I COLORI di Marcia della Dignità

23 ottobre.
[Nella foto la "Zarina" Maria Rita Lorenzetti]

Da ieri pomeriggio le maestranze della acciaierie Ast sono di nuovo in sciopero ad oltranza dopo che la direzione ha comunicato il taglio dei turni e della produzione. 
Ieri due cortei operai hanno occupato Consiglio comunale e Prefettura. Sempre ieri, nel cuore della notte la strega Morselli, che rifiuta di incontrare la RSU ha avuto la faccia tosta di scendere in strada a "dialogare" con il presidio operaio.


Ricorderete la vicenda scandalosa dell'arresto (febbraio 2012) di Orfeo Goracci, ex-
Orfeo Goracci
sindaco comunista di Gubbio e attuale consigliere regionale. Noi prendemmo subito le sue difese, mentre lo stesso Partito della Rifondazione Comunista lo lasciò solo. Assieme ad Orfeo venne arrestata anche Antonella Stocchi, infermiera e già Presidente del Consiglio comunale. Antonella, per l'accusa era il braccio destro di Orfeo e membro della "cupola", ovvero della "associazione per delinquere". Ebbene, è notizia di oggi che Antonella è stata addirittura assolta con formula piena. 
Salta dunque un altro pezzo dell'impianto accusatorio di un'inchiesta che fece tanto scalpore.
Antonella Stocchi

Per la "zarina" Maria Rita Lorenzetti invece, si mette molto male

di Marcia della Dignità

«Certo, vale la presunzione d'innocenza, fino a sentenza di condanna che sia passata in giudicato; ma ieri, la chiusura dell’inchiesta fiorentina TAV, iniziata nel 2013 e che aveva già portato agli arresti domiciliari la ex governatrice della regione Umbria, ha confermato tutti i capi di imputazione per i 31 indagati nelle indagini sul sotto-attraversamento fiorentino della TAV, tra cui spicca per importanza proprio la “Zarina” di Foligno.

Pesanti i capi di imputazione che sono reiterati anche nella chiusura dell’indagine: associazione a delinquere, truffa, corruzione, abuso d’ufficio, traffico illecito di rifiuti.

In particolare alla Lorenzetti viene reiterata dai pm fiorentini l’accusa di aver favorito, in qualità di Presidente dell’Italferr (società partecipata incaricata della supervisione, coordinamento e realizzazione delle linee italiane dell’alta velocità) le impreseNodavia e Coopsette mettendo a disposizione i propri contatti politici, ottenendo in cambio incarichi per il marito nella ricostruzione post sisma in Emilia.
I capi d’accusa sono rimasti praticamente invariati rispetto all’ordinanza cautelare di un anno fa.
Il “castello di carte” delle imputazioni, come ebbe a dire allora la Lorenzetti, non è caduto anzi ha retto al vaglio di un anno di indagini e il rischio di un processo per l’ex governatrice si presenta più solido e minaccioso che mai. 

Se il quadro dell’inchiesta fosse confermato si tratterebbe infatti di un dei più grandi intrecci politico-affaristico-mafioso emersi negli ultimi tempi in Italia.

Gli elementi ci sono tutti: i legami con la camorra, in particolare con il clan dei Casalesi attraverso la ditta casertana incaricata dello smaltimento dei rifiuti speciali e che invece hanno trovato collocazione in alcune zone agricole e contribuito ad inquinare il suolo e le falde acquifere, il materiale ignifugo scadente utilizzato per la costruzione delle gallerie che un domani potrebbero così diventare terrificanti budelli di fuoco e di fiamme come è già accaduto in Italia in passato, guarnizioni non idonee a sostenere la pressione dello scavo della maxi-trivella con conseguenti bassissimi livelli di sicurezza per le maestranze.
Tutto ciò, che è veramente ripugnante, è stato confermato. 

Così come è confermato che Maria Rita Lorenzetti è, se non il personaggio chiave, dell’intera vicenda, l’architrave del potere politico-mafioso della cosiddetta regione “rossa” che oltre a questo vanta scandali a iosa negli anni di potere della “Zarina”.


I cittadini umbri debbono meditare bene su questi fatti e trarne le dovute conseguenze.
Debbono cioè avere chiaro come questi politicanti di mestiere hanno ridotto la politica in Umbria, come ne hanno fatto una disgustosa materia di scambio con affaristi senza scrupoli e per il loro tornaconto personale.
Né si debbono illudere che le cose siano cambiate solo perché personaggi come laLorenzetti non sono più ai vertici della regione. 

In realtà il sistema affaristico-istituzionale è ancora in piedi e continua ad operare indisturbato e pronto a procurarsi nuovi affari e nuove prebende, forse con meno avidità dimostrata dalla “Zarina”, ma pur sempre con la disponibilità a favorire tutte quelle lobby di malaffare che gli garantiscono potere e soldi.


L’affare della costruzione della autostrada Orte-Mestre ne è l’esempio più eclatante.
Anche in questo caso il potere politico locale sta facendo a gara con il governo Renzi ad inneggiare a questa “grandiosa” opera che i politicanti locali ritengono anzi indispensabile per lo sviluppo della nostra regione.
In realtà, la trasformazione dell’attuale E45 in autostrada a pedaggio è inutile e dannosa per l’ambiente e anche per l’economia della nostra regione.
Essa è solo una colossale speculazione messa in moto da autentici pescecani dell’alta finanza e dei loro affiliati (cementieri, costruttori, cavisti) che intendono mettere le mani su un gigantesco affare di oltre 10 miliardi di euro.



Ciò (grazie anche alla controinformazione di tanti cittadini riuniti nel Coordinamento Umbro - No E45 Autostrada) sta diventando sempre più chiaro agli occhi della maggioranza degli umbri, nonostante le menzogne e gli inganni dei politicanti locali che non vedono l’ora di mettere le mani su una parte della immensa torta.
Siamo certi che anche in questo caso, al pari della TAV della Lorenzetti, una fetta è destinata alle tasche di questi spregevoli arrivisti della politica che in cambio assicurano il necessario beneplacito politico-istituzionale senza il quale (il recente scandalo del MOSE docet) non sarebbe possibile mettere in piedi operazioni del genere.
Ritenere quindi che, finito il ciclo della “Zarina” sia finito anche il sistema di potere affaristico-clientelare-mafioso che lei ha indubbiamente contribuito a creare e a perfezionare oltremodo, sarebbe una pia illusione e anche un tragico sbaglio.
Tutto questo avrà fine solo quando i cittadini umbri prenderanno compiutamente coscienza della necessità di farla finita con una intera classe politica sia di sinistra che di destra e manderà a casa definitivamente tutto questo ciarpame politico che per anni, troppi, ha ammorbato l’aria e il suolo della nostra bella Umbria».

mercoledì 22 ottobre 2014

LA FREGATURA

22 ottobre. 
Abbiamo spiegato il 18 ottobre, fin nei dettagli, la natura recessiva (e confindustriale), le aporie ed i veri e propri trucchi contabili delle Legge di stabilità Renzi-Padoan.
Il nostro giudizio, frutto di una analisi attenta e puntigliosa, è condiviso dalla maggior degli analisti economici, anche di diverso orientamento politico.

Noi ci siamo quindi sbilanciati nel sostenere che "all'Europa non basterà". Questo pronostico non sembra invece condiviso da certa stampa filo-renziana, che ritiene che alla fine, la Merkel e la Commissione Junker, sull'altare del compromesso raggiunto coi "socialisti", farà buon viso a cattivo gioco, accettando di concedere a Hollande ed a Renzi di derogare alle stringenti clausole del Fiscal compact (irrigidite dal Six pack) sul pareggio di bilancio e la riduzione del debito.
Staremo a vedere com andrà a finire la vicenda.

La domanda è: come mai Padoan e Renzi sono così sicuri che la loro Finanziaria truccata passerà il vaglio euro-tedesco? Ma è semplice, proprio perché essa è truccata.
Non ci riferiamo questa volta ai trucchi contabili di cui essa è infarcita,  ci riferiamo alle famigerate "clausole di salvaguardia". Di che si tratta? Del fatto che difronte all'allentamento della garrota oggi, è previsto il suo avvitamento ancor più duro domani.

Lo spiega molto bene Mario Sensini sul Corriere della Sera di oggi:
«Per coprire le spese e per correggere il deficit, dopo un 2015 di pausa nel percorso di risanamento, la manovra prevede fin da ora un forte aumento dell’Iva e, ancora una volta, delle accise. E sconta tuttora una riduzione molto forte delle detrazioni Irpef. Nel 2016 l’aliquota Iva del 10% passerebbe al 12, poi al 13% nel 2017, mentre quella del 22 salirebbe prima al 24, poi al 25 e al 25,5% nel 2018. Nello stesso tempo si prevede un taglio delle detrazioni Irpef per 4 miliardi nel 2016, e 7 negli anni successivi. La manovra, per ora, ha solo scongiurato una parte del taglio degli sconti fiscali, quello che doveva scattare già quest’anno, poi rinviato al 2015, da 3 miliardi. Sul futuro, dunque, pende un fortissimo aumento delle imposte, quasi 20 miliardi nel 2015, e 30 nel 2018. Misure che potranno essere sempre sostituite da altri provvedimenti, come i tagli di spesa. Anche se a blindare la manovra, ora, ci sono più tasse di quelle che si riducono».
[Mario Sensini. Radiografia di bonus, sconti e sgravi. La trappola delle tasse che verranno. Corriere della Sera, 22 ottobre 2014]

martedì 21 ottobre 2014

RENZI, LE ELEZIONI ANTICIPATE, I SOVRANISTI di Moreno Pasquinelli

21 ottobre. 

«C'è bisogno di darsi una mossa, qui e ora. Di riunirsi attorno ad un tavolo, di raggiungere un accordo, e quindi lanciare la proposta di una lista elettorale unitaria e programmaticamente forte. Una proposta che guardi a quanto sta accadendo non solo a sinistra, ma pure nel Movimento Cinque Stelle nel Partito democratico, ed anche in altri settori politici antiliberisti che han compreso che non basta fare opposizione al renzismo, che qui o l'Italia riconquista la sovranità o muore».

Chiediamoci: quale sarà il quadro politico nei prossimi mesi? Avremo stabilità o instabilità? Le tensioni in seno all'Unione europea si affievoliranno o si accentueranno? La "Finanziaria" passerà il vaglio della Commissione europea? E i sindacati si metteranno di traverso al governo? Questo avrà vita facile in Parlamento? Avremo pace o conflitto sociale? Il Partito democratico resterà unito o si spaccherà? E cosa accadrà a Forza Italia e ala Ncd?

Risposta: ritengo che l'instabilità, in seno all'Unione europea, in seno ai palazzi italiani e nel Paese, si accrescerà; che la pasticciata ma liberista Legge di stabilità dovrà superare un percorso ad ostacoli plurimi; che i sindacati saranno costretti a mobilitare la loro base sociale; che difficilmente, contrariamente a quanto Renzi afferma, la nuova legge elettorale in stile fascista Italicum sarà approvata dalle camere entro dicembre. Ritengo infine molto probabile la scissione del Partito democratico.

Renzi aveva detto che non aspirava a fare il segretario del Pd. Ha mentito. Che non avrebbe defenestrato Letta. Ha mentito. Che mai avrebbe fatto il Presidente del consiglio senza passare dalle elezioni. Ha mentito. Tre indizi fanno una prova: Matteo Renzi è un politico bugiardo e infido. Se assicura che vuole portare a termine la Legislatura è molto probabile che si stia preparando alla sfida elettorale anticipata.

Scrive questa mattina su Repubblica Goffredo De Marchis
«Puntare al 51 per cento. O avvicinarsi molto, che avrebbe lo stesso effetto. Uno studio che gira tra i corridoi del Senato ha testato le proiezioni di un voto con la legge elettorale attualmente in vigore, ovvero il Consultellum: proporzionale puro con le preferenze e sbarramenti piuttosto alti. I risultati sono sorprendenti. Basterebbe ottenere un risultato intorno al 44-45 per cento (che gli sbarramenti favorirebbero) per avere la maggioranza sia a Montecitorio sia a Palazzo Madama. Il Pd, grazie al 40,8 delle Europee, è già abbastanza vicino. Un allargamento ai pezzi della sinistra di Sel e ai centristi di Scelta civica lo lancerebbe verso il traguardo. "Quei numeri sono alla nostra portata", ripete Renzi ai fedelissimi.
Da questo punto di vista e ascoltate le parole del premier-segretario, molti degli esponenti della direzione Pd si sono convinti che tutto sembra muoversi verso le elezioni anticipate la prossima primavera. Su questo il premier avrebbe sondato il terreno presso Forza Italia».
Sono credibili questa indiscrezioni giornalistiche? Penso di sì. 

Nel conto vanno tenuti diversi elementi. Partiamo da quello psicologico. Renzi non è solo un bugiardo patentato, ha la sfrontatezza di uno scaltro giocatore d'azzardo. Non gli basta essere Re del Pd, né essere "Primo ministro". Egli vuole di più, è un megalomane che vuole passare alla storia. Vive un momento magico, sa che esso non potrà durare a lungo.

E qui veniamo al secondo decisivo elemento: la situazione economica del paese.
Come ha ben spiegato Mazzei la Finanziaria renzo-padoana non riuscirà a immettere un segno più davanti al Pil. La situazione economica globale, europea in primis, congiura verso una nuova stretta recessiva. 
Che fine farebbe il consenso "stellare" di cui Renzi gode oggi se a metà del 2015 l'Italia sarà ancora in recessione? Se i capitalisti tratterranno i quatttrini loro devoluti con l'abbattimento dell'Irap? Se le assunzioni in massa non ci saranno malgrado il taglio per tre anni dei contributi per chi assume a "tempo indeterminato"? Se i consumi non ripartiranno malgrado gli 80 euro e la possibilità di mettere il Tfr in busta paga?
Per adesioni: info@sinistracontroeuro.it

Renzi sa bene che questo consenso verrà polverizzato, che dalle stelle precipiterà nelle stalle. Ed ecco che nella sua testa si fa strada l'idea di andare alle elezioni anticipate per capitalizzare in tempo utile il vantaggio di cui ancora gode.

In questo senso l'eventuale guerriglia parlamentare, le resistenze corporative alle sue "riforme", l'ostilità sindacale e fin'anche  il "casino sociale", potrebbero fargli gioco.

Possiamo immaginare quale sarà la musica che suonerà, il refrain, l'appello che farà agli elettori: "Ce l'ho messa tutta, ma non mi hanno lasciato cambiare l'Italia. Aiutatemi a rottamare una volta per tutte i conservatori e ripulire un Parlamento che rende il paese ingovernabile".
E' nelle corde del personaggio andare verso il redde rationem, che userà tra l'altro per seppellire definitivamente il Pd, dando i natali al cosiddetto mostro o "Partito unico o della nazione".

Depone a favore della scelta di accelerare i tempi lo stesso quadro politico: Forza italia è allo sbando, l'Ncd messo ancora peggio, gli avversari interni del Partito democratico, divisi e incerti. Perché dare ai suoi avversari nonché ai suoi incerti alleati il tempo di organizzarsi per fargli la pelle?

Guardiamo ora il campo delle opposizioni ufficiali. Solo la Lega nord di Salvini ha il vento in poppa. Il Movimento Cinque Stelle è invece in gravi ambasce. Della lista Tsipras, come avevamo previsto, non resta che l'ombra. Sel e Rifondazione agonizzano, divise tra chi vuole buttarsi con il Pd renziano e chi aspetta Godot-Landini, tra filo-unionisti e euro-scettici.

E qui veniamo alla nota dolente del variegato microcosmo dei cosiddetti movimenti "sovranisti". In barba ai discorsi sulla "scomparsa della dicotomia tra destra e sinistra", esso è invece diviso al suo interno proprio tra una destra e una sinistra. Sperare di unire queste "anime" in un unitario soggetto politico, come più volte abbiamo spiegato, è una pia illusione. Che un domani sia necessario formare una vasta alleanza sovranista anti-euro, un Comitato di liberazione nazionale, non è solo una speranza, diverrà una necessità. Ma questo riguarda il domani, non l'oggi.

E l'oggi pone ai "sovranisti" la domanda se essi saranno in grado di giocare la partita che Renzi molto probabilmente vorrà far giocare al Paese, quella dell'accelerazione verso elezioni anticipate. 

A destra il campo no-euro è già presidiato: la Lega nord, Fratelli d'Italia (con le sua appendici della Destra sociale di Storace, Forza nuova e Casa Pound). I gruppetti di destra che si agitano nel campo sovranista e anti-euro, nel caso che Renzi ci porti alle urne presto, come han fatto alle europee, ubbidiranno al loro impulso reazionario primordiale e si arruoleranno in servizio permanente effettivo con la Lega o i post-fascisti.

La domanda  di cui sopra è quindi posta ai "sovranisti di sinistra", intendendo tutte le correnti e le associazioni fedeli alla Costituzione ed ai principi democratici, che difendono gli interessi del popolo lavoratore e che non sosterranno mai una qualsiasi "uscita dall'euro", né liberista né lepenista.

Io ritengo che essi potrebbero giocare, in vista delle eventuali elezioni anticipate un ruolo, addirittura importante. Possono essere il lievito per comporre una coalizione (si badi, non un partito, ma una coalizione nella forma di lista elettorale) che potrebbe ottenere un consenso significativo. Essi possono e debbono dar vita presto ad un polo, un polo politico e programmatico, che getti nell'arena politica la proposta politica di cui essi soltanto possono farsi portatori.

C'è bisogno di darsi una mossa, qui e ora. Di riunirsi attorno ad un tavolo, di raggiungere un accordo, e quindi lanciare la proposta di una lista elettorale unitaria e programmaticamente forte. Una proposta che guardi a quanto sta accadendo non solo a sinistra, ma pure nel Movimento Cinque Stelle nel Partito democratico, ed anche in altri settori politici antiliberisti che han compreso che non basta fare opposizione al renzismo, che qui o l'Italia riconquista la sovranità o muore.


lunedì 20 ottobre 2014

GLI UOMINI CHE SUSSURRANO A RENZI di Saura Plesio

20 ottobre. 
Molte idee ci dividono dalla blogger Saura Plesio. E' una "sovranista", ma di destra, filo-leghista. Basta dare uno sguardo al suo blog.  Quest'indagine sui "consiglieri" di Renzi merita tuttavia di essere letta.


In attesa di saperne di più circa le sorti e  gli sviluppi della "riforma" sul Lavoro (Jobs Act) alla Camera dei Deputati, è utile dare una ripassatina su tutti gli uomini di Renzi. 

E non parlo solo deisupporter alla sua candidatura alle primarie e alle europee come Giorgio Gori, Briatore, Confalonieri, Bini Smaghi, i Frescobaldi, buona parte dell'aristocrazia fiorentina, numerosi settori che gravitano attorno a Montepaschi ecc. Ma di quelli che hanno un ruolo stabile nel suo staff di consiglieri e consulenti. Insomma quei sussuratoripiù o meno occulti, più o meno nell'ombra che gli suggeriscono mosse e contromosse. Riforme e più spesso controrifome. Cominciamo con un pezzo da novanta che gravita in ambienti neocon, ma fa niente, dato che  intanto Renzi ha il ruolo di far sparire le nozioni classiche di "destra" e "sinistra", presentandosi al pubblico come chi ne sarebbe "al di là" e in qualche modo, pure al di sopra: ovvero Michael Ledeen.


Ledeen, membro di spicco dell'AmericanEnterprise Institute, un pensatoio neocon, ha interessi in Italia da decenni, è già stato coinvolto in passato in molti misteri e trame occulte nostrane, da “esperto” in aiuto di Cossiga al tempo del sequestro Moro a consulente (o agente, nome in codice 23, secondo il faccendiere Francesco Pazienza) dei servizi segreti - Ledeen viene bollato come “indesiderato” a metà anni '80 dall'ex numero uno del Sismi, Fulvio Martini.
"La sua figura, molto nebulosa, potrebbe rappresentare la causa delle “discutibili” scelte politiche del del nostro Paese nelle recenti controversie in Medioriente e Russia. E’ proprio questo uno dei motivi per cui dovremmo interessarci di Ledeen: se le nostre aziende sono messe in ginocchio dall’embargo russo, potrebbe essere anche “merito” di questo equivoco personaggio che Renzi ha voluto con sè" scrive Manlio Di Stefano del M5s sul suo blog. E ancora: 
Ledeen è membro dell’American Enterprise Institute uno degli organismi che, dopo l’11 Settembre, hanno forzato la politica estera Usa nell’attuale e rovinosa guerra al terrorismo globale, hanno indotto l’invasione dell’Afghanistan, l’occupazione dell’Iraq, hanno provato ripetutamente l’aggressione dell’Iran. Consulente di vari ministri israeliani, Ledeen è stato anche tra i capi del Jewish Institute for National Security Affairs(JINSA), ossia la cupola semi-segreta in cui si allacciano i rapporti inconfessabili tra l’esercito israeliano, alcuni settori del Pentagono e l’apparato militare industriale americano. (blog cit).

Tutto il resto su Ledeen, l'amico amerikano qui , nel quale si scrive che secondo alcuni bene informati, tra i suoi consigli potrebbe esserci anche un dossier segreto incentrato su Silvio Berlusconi, forse  per tentare di spingere il leader di FI a non mettere il bastone tra le ruote dell'ex sindaco di Firenze.  A casa mia, questo chiamasi "ricatto". Ma si sapeva che il Cavaliere era un soggetto  ultra-ricattabile.

Il personaggio numero due è Marco Carrai, denominato il Gianni Letta di Renzi, Vicino a Cl, vicino all'Opus Dei, Carrai che si è sposato da poco, ha avuto l'onore di avere per testimone di nozze, il presidente del Consiglio, suo ministro.
Amico di una vita, fiorentino e coetaneo, vale a dire classe 1975, Carrai era a capo della segretaria di Renzi in Provincia e stava nel gruppo della Margherita in Comune. Imprenditore nella vita privata, è diventato in rapida successione a.d. della municipalizzata Firenze Parcheggi,membro del cda dell'Ente Cassa risparmio e, recentemente, presidente della Aeroporti di Firenze Spa.
Il suo nome infatti è salito agli onori della cronaca per quello che è diventato il classico favore tra imprenditoria e politica: il pagamento dell’affitto di abitazione di lusso.
Stiamo parlando della casa di Firenze dove Renzi ha abitato per 34 mesi, un attico in Via degli Alfani 8, a due passi dalla cupola del Brunelleschi. E’ Carrai che pagava, a lui era intestato il contratto d’affitto. Do ut des? Carrai dichiarò di averlo fatto solo per "amicizia". Nell’agosto 2004, dopo essere stato eletto consigliere al Comune di Firenze con la Margherita diventa capo-segreteria del neo-eletto Presidente della Provincia Renzi.
 Nel 2005 è amministratore delegato della Florence Multimedia, la società creata ad hoc da Renzi per gestire la comunicazione della Provincia sulla quale la Corte dei Conti ha aperto un’inchiesta per gravi irregolarità.


Nel 2009 entra (in quota MPS) nel consiglio di amministrazione diFirenze parcheggi S.P.A. E’ stato Presidente della C&T Crossmedia, la società che, senza nessun bando pubblico, nel 2012 si aggiudica l’appalto per la gestione delle guide su tablet per il museo di Palazzo Vecchio. Nel 2013 diventa Presidente di AdF, aeroporti di Firenze. Guarda caso, nel novembre dello stesso anno diventa azionista di Intesa S. Paolo. Su Carrai, il Gianni Letta renziano, ecco qui un bel ritrattino fatto da l'Espresso.

Passiamo al Terzo Uomo, il finanziere Davide Serra. Ma lui non ama che lo  si chiami così. Preferisce autodefinirsi "investitore istituzionale". Buono quello! Lo chiamano "il Bandito delle Cayman" per il suo fondoAlgebris off shore.  Si è laureato alla Bocconi e ha lavorato in varie banche d'affari ed è diventato una star alla Morgan Stanley.  Qualcuno (Bersani) è stato pure da lui denunciato per il citato soprannome. La sintesi del suo programmino politico l'ha fatta lui stesso in un'intervista alFatto: "Abbatti le pensioni d’oro e quelle ordinarie, rendi licenziabili tutti quelli sopra i 40 anni. 

Così magari i giovani avranno una possibilità: costano meno e, lavorando, un domani potrebbero avere una pensione. Il mercato del lavoro è troppo rigido. La riforma Fornero ha provato a cambiare le cose. Era fatta male, ha bloccato i vecchi dentro e le aziende non hanno assunto i giovani. In Italia si era creata la flessibilità delle partita Iva e la Fornero l’ha tolta".  Consulente del governo britannico (vive a Londra), pare che Serra sia stato ascoltato pure da Cameron. Ohé, ma quanto onore! La sua "riforma" delle pensioni l'ha espressa con chiarezza aOtto e mezzo dalla Gruber. Tagliare, tagliare e tagliare ancora le pensioni. Così, secondo la sua ricetta,  si dà lavoro ai giovani. O meglio, mettere le mani direttamente nelle tasche dei pensionati. La riforma Fornero, evidentemente non basta ancora.

Qui il video: https://www.youtube.com/watch?v=L-F8iMQ9xks

Last but not least, Ytzhac Yoram Gutgeld(Buondenaroin tedesco), cittadino israeliano diventato poi cittadino italiano, grazie alla sua candidatura nel PD. E' stato a capo della multinazionale Mc Kinsey,  che ha dovuto lasciare dopo la sua elezione.  E' lui che ha avuto la brillante idea dei fatidici 80 euro, decisi con un sms inviato a Renzi, nel quale ne spiegava le ragioni. E ora ha avuto la pensata del TFR in busta paga. Cioè togliere il tesoretto per la vecchiaia a chi lavora per renderlo subito "spendibile" e magari illudersi che faccia "ripartire i consumi".  In realtà sarà un'inconsistente regalìa  già tassata alla fonte. Marchionne, ovviamente, plaude all' iniziativa. I piccoli e medi imprenditori, invece no, dato che verranno privati di quel poco di liquidità residua.

Yoram Gutgeld è ormai consigliere economico assai ascoltato da Renzi e anche lui come Serra ha una pensata geniale sulle pensioni Se diventasse ministro taglierebbe le pensioni da 3.000-3.500 euro lordi. "Non farei cose popolari, lo dico subito", dice nell'intervista all'Huffington post. "Siamo il primo bancomat d'Europa nella previdenza. Abbiamo una quota spesa pensionistica di circa 50 miliardi non coperta da contributi versati. C'è una quota importante di pensioni inferiori a 1.000 euro che non possono essere toccate. Ce ne sono però anche più alte e c'è una fetta di pensioni superiori ai 3.000 euro cui non corrispondono contributi versati". Dalla lettura integrale della citata intervista, come si vede, per far quadrare i conti ha la stessa trovata del suo compare delle Cayman: prelevare direttamente dalle tasche dei pensionati per vedere l'effetto che fa. (Intervista a Huffington post). 
L'Italia, secondo costoro, non è né deve essere,  un paese per vecchi. E nemmeno per giovani, visto che molti ragazzi prendono la valigia e se ne vanno. 

Come si vede, gli uomini che sussurrano alle orecchie del cavallino Renzi, sono uno peggiore dell'altro, per le sorti degli Italiani. E Renzi, non solo li ascolta, ma trotta, trotta, galoppa, galoppa...
Che Dio ce la mandi buona

* Fonte: sauraplesio

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