lunedì 19 agosto 2013

EGITTO: AL MANIFESTO HANNO PERSO LA TESTA di Emmezeta

19 agosto. L'illuminante caso di Sherif El Sebaie

A Pechino il carro armato non sparò, al Cairo sì. Ma lo sdegno di ieri è pari solo all'indifferenza di oggi.


Ismailia, 16 agosto. Un uomo, un manifestante palesemente disarmato, si para davanti ad un carro armato. Pochi attimi e viene colpito a morte. C'è bisogno di commenti ad un immagine del genere? A leggere certi blog parrebbe di sì.

La follia islamofoba è forte. E qui qualcuno ha perso la testa. Anche, e forse soprattutto, a sinistra. Immagini che un tempo avrebbero provocato lo sdegno immediato, vengono oggi digerite come niente fosse. Anche perché siamo in Egitto, la vittima è un arabo e, peggio, un musulmano.

Cosa sarebbe successo se immagini simili fossero giunte da Teheran o da Istanbul? Nel 1989 una foto fece il giro del mondo. Proveniva da Pechino. Ma il giovane che si parò davanti ad un tank in Piazza Tien a Men non venne ucciso. Quello che, con identico coraggio, lo ha fatto oggi al Cairo sì.

I manifestanti islamici di questi giorni stanno subendo una repressione senza precedenti. E non c'è nessun bisogno di identificarsi con la Fratellanza Musulmana, tantomeno con Morsi, per capire che in questo momento stanno dalla parte del giusto. Di chi si batte contro un golpe che, in tutta evidenza, ha aperto la strada alla più feroce delle dittature.

Eppure anche quel che è evidente appare del tutto insufficiente a certuni. Ed abbiamo già detto che qualcuno, accecato dall'islamofobia, ha perso la testa. Prendiamo il caso di Sherif El Sebaie, egiziano trapiantato in Italia (proprio come Magdi Allam), noto anche per la sua collaborazione con il Manifesto.

Leggiamo sul suo blog, l'articolo: Egitto: è l'ora del Terrore. Un inno alla repressione, ai generali, alle stragi, che però ancora non bastano. Leggiamo il passaggio centrale:

«A fronte del piano degli islamisti che prevede, nella sua prima fase, la ricerca del martirio e il maggior numero possibile di vittime pur di muovere a compassione un Occidente boccalone innamorato dell'idea della democrazia che vince sempre e ovunque anche se sono i nazisti a beneficiarne, a fronte dei leader di una fratellanza che non esitano a sacrificare poveri innocenti indottrinati pur di ritornare sulle comode poltrone che qualcuno ha avuto la brillante idea di far provare loro per un anno, l'unico rimedio è dichiarare la legge marziale, e istituire tribunali speciali con condanne capitali immediatamente esecutive nei confronti di alcuni leader, in modo da costringere i rimanenti dal carcere a bloccare il piano eversivo che prevede di distruggere il paese nel caso non siano loro a governare. Ha funzionato negli anni 50 con i fratelli, negli anni 90 con i qaedisti, che poi sono i loro amichetti, giochi di ruolo (moderati vs estremisti) a parte.  E funzionerà ancora».  

Avete capito bene come ragionano certi commentatori di sinistra?
Ora, di fronte a simili mostruosità, vedremo se finalmente qualcuno si sveglierà dall'attuale torpore, o se invece si proseguirà con l'atteggiamento attuale. Solo allora sapremo se è solo qualche individuo ad aver perso la testa, o se questi individui sono invece l'avanguardia di uno smarrimento più generale di fronte alle cose del mondo. Certi silenzi non fanno ben sperare.

Per intanto, però, una cosa diciamola: in tanti hanno certamente perso la testa, ma non per questo ci fanno meno schifo.

domenica 18 agosto 2013

PAOLO DALL'OGLIO: CHI STÀ GIOCANDO CON LA SUA VITA? di Campo Antimperialista

18 agosto. «Speriamo di vederci o almeno sentirci con calma. Sarò a Dio piacendo in Italia tra il 10 e il 19 di Agosto a presto. Paolo»

Questa è l’ultimo messaggio che ricevemmo da Padre Paolo (nella foto), per la precisione il 26 luglio scorso. Intuimmo che stava partendo per un viaggio per la sua amata e martoriata Siria.

Si rincorrono da giorni notizie contrastanti, alcune diffuse ad arte, a scopi depistatori, in un gioco sporco che vede come protagonisti gruppi e individui in cerca di visibilità e servizi segreti adusi a lanciare ballons d’essai nel tentativo, spesso disperato, di far credere che sanno e fanno, che sono della partita.

Spesso né sanno né possono fare un gran che, tantomeno salvare la vita all’amico Paolo Dall’Oglio.
Anzi, noi deploriamo questi tentativi, perché proprio essi possono  ingarbugliare le cose ed anzi mettere davvero a rischio la vita di Paolo, dato per morto almeno un paio di volte, e poi di nuovo resuscitato.

L’ultima notizia, di ieri, 16 agosto, è infatti che sarebbe vivo e vegeto, ospite e non prigioniero dell’organizzazione islamista Stato Islamico dell’Iraq e del Levante di Abu Bakr al-Baghdadi.

Secondo informazioni che riteniamo attendibili Paolo si sarebbe recato, via Turchia, a Raqqa, nel Nord est della Siria — una zona che le forze armate di Assad non controllano più ma luogo di scontri tra i ribelli islamisti e le milizie curde filo-Assad — proprio per incontrare al-Baghdadi nel tentativo di negoziare il rilascio di alcuni prigionieri.

Paolo non poteva sottovalutare i rischi di questa eventuale missione. Se sfidando i rischi è andato è perché gente che considera amica glielo ha chiesto. E se ha accettato è perché convinto che i combattenti islamisti non lo avrebbero considerato un nemico, visto che sanno bene che egli fu cacciato dal governo siriano (novembre 2011) per avere espresso il suo sostegno alla rivolta popolare.


Monastero Deir Mar Musa el-Habashi

Dall’antico monastero Deir Mar Musa el-Habashi (San Mosè l'abissino), situato nelle suggestive montagne desertiche di Qalamun, padre Dall’Oglio si è da sempre impegnato nel dialogo con l’Islam. Nell’estate 2011 promosse un tentativo di mediazione tra autorità e rivoltosi (quando ancora la ribellione era pacifica) proponendo un sistema politico democratico basato sul consenso tra le varie comunità religiose e sociali presenti in Siria. Proprio un suo articolo dedicato alla “Democrazia consensuale” scatenò le ira del governo di Assad.

Ma la Siria è un ginepraio. Centinaia sono le milizie che combattono il regime, esse si dividono e a volte lottano tra loro per il controllo del territorio, criterio decisivo per sopravvivere, per ricevere aiuti in viveri, farmaci e armi da parte delle potenti confraternite islamiche internazionali. Ma ci sono anche gruppi di predoni e di banditi che nella guerra civile sguazzano per ben più meschini scopi.

In ogni caso perché chi avrebbe rapito Paolo avrebbe dovuto ucciderlo? Fosse stato un gruppo di ribelli takfiri scellerati avrebbe dovuto rivendicarlo politicamente. Fosse stato un gruppo di predoni (come sembra il caso del giornalista Quirico) avrebbe chiesto un riscatto.

Non nascondiamo la nostra preoccupazione, ma vogliamo attenerci al suo ultimo messaggio, che indicava la data del 19 agosto come possibile data del suo rientro. Vogliamo sperare non solo che Paolo sia vivo, ma che abbia concluso con successo la sua missione.


Fonte: Campo Antimperialista

sabato 17 agosto 2013

LUCIANO CANFORA E LA RETORICA EUROPEISTA di Tonguessy

17 agosto. Luciano Canfora, insigne filologo e storico, è senza dubbio una delle menti più brillanti dell'intellighentia di sinistra italiana. Ma una voce fuori dal coro. Non sempre le sue prese di posizione sono state condivisibili —come quando si associò al coro di condanna della resistenza palestinese e degli antimperialisti. La sua critica senza apppello della retorica europeista, che a malapena maschera l'egemonismo tedesco, fa onore alla sua intelligenza.

Luciano Canfora, noto filologo e appassionato studioso di storia antica (nella foto), ha recentemente dato alle stampe la sua ultima fatica: Intervista sul potere (ed. Laterza), una lunga digressione sotto forma di intervista su una moltitudine di temi: dal senso della democrazia a Napoleone, da Mao ai rapporti tra Sparta ed Atene, da Tucidide all'Euro. E proprio sul senso politico e sociale di quest'ultimo dedica l'ultimo capitolo, intitolato significativamente “Elite e popolo”.

L'analisi inizia con la disamina del significato della parola “europeista” che ultimamente riscuote sempre più perplessità. 

«Mi chiedo che cosa significhi questa ideologia europeista. Ne deduco che esista un valore denominato Europa. Ma allora vorrei capire se esiste anche un valore Asia o Africa. Perchè non dichiararsi asiatisti o africanisti, piuttosto che europeisti? E l'Australia, dove la mettiamo? Non si sente l'esigenza di uno spirito australianista?»
Messo sotto fuoco incrociato lo spirito internazionalista, ciò che le élite propongono in sua vece è una poco elegante riduzione linguistica del coacervo di interessi che ha spostato e sta spostando immense somme di denaro dalle tasche dei cittadini alle loro. Ciò avviene nel nome di quella dottrina europeista che riempie quotidianamente pagine di giornali e programmi televisivi. Dottrina che permette all'AD della Fiat di delocalizzare lasciando a casa migliaia di lavoratori. 
«Non bastano i vantaggi che mi offre l'Italia, dichiara Marchionne, perchè se vado in Serbia posso guadagnare di più…mi da un certo fastidio chi sostiene chi ci siano “dottrine” adatte a giustificare comportamenti del genere. Tutto dipende, ripeto, dai rapporti di forza».
A tale riguardo la denuncia di Canfora è precisa: 

«L'equilibrio delle forze si è spostato nettamente a favore di questi ceti tecnocratici ristretti, che non intendono farsi governare dal potere politico. Al contrario, sono essi che non solo lo influenzano, lo rimbrottano e lo limitano, ma addirittura lo contrastano apertamente e lo soverchiano».
Quindi lo scenario attuale vede un apparato politico (che dovrebbe regolamentare la vita sociale nel nome del massimo profitto per i cittadini) succube di quelle forze elitiste, e si ritrova ad assecondare ogni loro capriccio, semantica inclusa. Tutto ciò si traduce in una «perdita di sovranità degli Stati nazionali, in particolare dell'Italia, rispetto all'influenza dei mercati finanziari».

Questo stato di cose, nel quale i cittadini sono destinati a perdere sempre più potere a favore delle élite, è determinato da un processo ben definito: “via via che si internazionalizza la produzione cresce enormemente il potere di ricatto della grande industria e delle banche.”

La globalizzazione è quindi quel processo che permette a grandi industrie e banche di entrare a pieno titolo nelle aule parlamentari per far valere i propri interessi a tutto svantaggio di quelli dei cittadini. Ma il profitto (di cui banche e corporation sono gli attuali maggiori difensori) non è anche fautore dello sviluppo? 

«Il problema è esattamente questo: se si debba ritenere che il profitto sia un valore assoluto, in quanto unico possibile motore dello sviluppo, o se lo sviluppo stesso possa essere un fatto sociale, che non si basa necessariamente sul tornaconto individuale. E' un dilemma con cui siamo alle prese da secoli. Io sono convinto che i capitalisti non siano benefattori dell'umanità e che la crescita economica non passi necessariamente per l'esaltazione di un egoismo esasperato, individuale o collettivo».
Eppure ci dicono che le attuali politiche europee siano l'unico approdo sensato per evitare il disastro del ritorno alle monete locali. 
«Io contesto alla radice l'attuale retorica europeista. Ci viene fatto credere che questo tipo di costruzione, che notoriamente ci penalizza rispetto alla megapotenza tedesca, sia l'unica possibilità di realizzare delle aggregazioni significative a livello internazionale. Invece ne esistono altre».
L'intervistatore a questo punto pone una domanda essenziale: 
«Lei giudica l'ingresso nell'euro una scelta fallimentare? 
Sì. Capisco il PD che la difende, ma è solo perchè non ha altro da dire. Se si toglie l'euro, che ci ha rovinati, tutta l'esperienza di governo del centrosinistra, con Romano Prodi e con Carlo Azeglio Ciampi, è finita. Che cosa hanno combinato gli eredi del PCI, da quando quel partito si è sciolto? Hanno procurato agli italiani un po' di miseria in più tramite la scelta di entrare nell'euro, compiuta per giunta in modo autocratico, senza alcun referendum. Mi sembra piuttosto che stiamo smantellando metodicamente lo Stato sociale proprio in nome dell'Europa…siamo di fronte a un'enorme ondata di disagio e di rifiuto da parte dei cittadini, ai quali è stato impedito di dire la loro quando dall'alto calavano decisioni pesantissime o, peggio ancora, presentate in maniera ingannevole. L'introduzione dell'euro venne esaltata come un grande passo in avanti e invece ha portato al dimezzamento dei salari. Facciamo una terapia di salasso dei contribuenti e di macelleria sociale senza limiti solo per poter dire che l'Europa, cioè la Germania con i suoi vassalli nordici, è una grande potenza? Non mi pare un valore per cui sacrificarsi. Non abbiamo un governo (se ce l'abbiamo, è quello tedesco), non abbiamo un esercito, non abbiamo una statualità di tipo elvetico o statunitense. Abbiamo solo una moneta, che serve alla Germania per imporre all'eurozona i suoi prodotti, peraltro validissimi, mentre noi italiani rinunciamo ad avere una forza espansiva sui mercati. Inoltre, per puntellare tutto ciò, bisogna bastonare la Grecia, mettere in ginocchio la Spagna, schiaffeggiare il Portogallo, stangolare Cipro….Ma neanche la Santa Alleanza arrivava a tanto. E non si intravede una prospettiva a questo calvario».

Dall'analisi appena letta sembra che non esista attualmente alcuna alternativa, nessuna "exit strategy". E invece… 
«Secondo me i tedeschi terranno in piedi l'euro finchè farà comodo alla loro economia, ma hanno già pronta una via di uscita. Tutta l'Europa orientale è ai loro piedi. Polacchi, sloveni, slovacchi, romeni, bulgari sono in ginocchio con il piattino in mano e riconoscono la Germania come paese leader. In fondo così si realizza il grande sogno del Fuhrer, il primo vero “europeista”. L'unico suo errore fu pensare di raggiungere quel risultato con i carri armati».
Bene, la Merkel ha raggiunto quegli scopi europeisti che Hitler non riuscì a portare a termine. Evidentemente l'euro è ben più potente dei carri armati. A parità di manipolazione mediatica e propaganda, s'intende. 

Ma esiste una qualche cura, un vaccino contro questo morbo che ha ormai infettato tutta l'Europa? 
«A mio parere, il luogo dove le tendenze oligarchiche dominanti possono e devono essere messe in discussione è il laboratorio immenso costituito dal mondo della formazione e della scuola..è lì che l'educazione antioligarchica, su base critica, può farsi strada».

Forse è per questo che l'attuale Stato ha deciso di depotenziare l'istruzione pubblica.


Fonte: Appello al Popolo

martedì 13 agosto 2013

ASIMMETRIE di Moreno Pasquinelli

14 agosto. Tanto tuonò che piovve. 
Alberto Bagnai ci informa che ha costituito, assieme all’ormai inseparabile compagno Claudio Borghi Aquilini, un’associazione, anzi un pensatoio, ovvero un think tank. Il nome è un programma: a/simmetrie. Quali siano queste asimmetrie è presto detto: quella debito-credito, quelle monetarie, quelle normative sancite dalle politiche economiche, quelle tra Nord e Sud, infine quella tra i fattori K e L —decodificando gli "scenziati": capitale e lavoro.


Dio ce ne scampi, quindi, dalle marxiane “contraddizioni” intrinseche al modo capitalistico di produzione, tra K e L tanto per dire, o anche indagare, alla maniera di Keynes, se per caso, alla base delle crisi generali non vi siano appunto cause congenite al modus essendi del capitalismo. 
Per il Nostro, il capitale è imperituro, sarebbe anzi il migliore dei sistemi possibili, basta risolvere le asimmetrie dettate da cattive direttive dei policy makers. I titolo del manifesto del think tank è strabiliante: “Per un’economia simmetrica”. Leggi: per un sistema in cui gli interessi di capitalisti e lavoratori salariati coincidano; in cui domanda e offerta, produzione e consumo, s’incontrino beati; in cui i diversi capitali invece di scannarsi a vicenda a caccia del massimo profitto vadano d’amore e d’accordo; in cui i diversi Stati e Potenze geopolitiche stabiliscano tra loro la kantiana una pace perpetua.


Niente di nuovo sotto il cielo

Ogni volta che il capitale, dopo un periodo d’espansione, entra nella crisi generale, ci sono sempre dei consulenti in cerca d’autore i quali propongono ricette per tornare all’epoca d’oro. Essi colgono che lo sciame sismico precede scosse sempre più devastanti, ma invece di chiedersi se l’edificio potrà evitare il crollo, si ingegnano a suggerire come diversamente disporre gli spazi e gli arredi. Non capendo la differenza tra crisi ciclica e crisi generale, ovvero scambiando la seconda per la prima, questi luogotenenti del capitale vedono solo asimmetrie, squilibri, sproporzioni; e quindi pensano di curare il malato con dei pannicelli caldi. Non c’è bisogno di scomodare Marx, basta interrogare la Storia, per capire che dopo ogni grande fase di avanzata economica, dopo che il capitale ha spinto al massimo il suo grado di accumulazione, gettato al limite estremo forze produttive e valorizzazione, quindi espugnato ogni più remoto anfratto del mercato; segue la fase della distruzione di capitali e forze produttive, tanto più ampia e devastante quanto era stata la fase espansiva.


Quando il sistema entra fasi come queste, il conflitto prende il posto della pace. Parliamo anzitutto dell’acutizzazione della lotta di classe tra lavoro salariato e capitale, come pure della concorrenza tra capitali che diventa lotta senza esclusione di colpi. Quali che siano i tentativi dei pontefici della giustizia che riconcilia, il capitale (di cui i singoli capitalisti non sono che meri funzionari) può sperare di non soccombere, di non essere sopraffatto, solo schiacciando la massa dei lavoratori salariati. Noi siamo solo ai primi vagiti di cambiamenti epocali, il cui esito sarà stabilito da guerre e rivoluzioni. Alcuni paesi emergeranno più potenti di prima, altri andranno in rovina. Questi ultimi, tra cui il nostro, avranno due sole possibilità, o assoggettarsi come semicolonie ai vincitori o ribellarsi. E questa ribellione potrà percorre due e solo due strade: o quella dello sganciamento socialista dalla gabbia della globalizzazione,  o quella della reazione fascista.


I consiglieri di Sua Maestà…
Claudio Borghi


Bagnasconi farà spallucce rispetto a queste analisi da “marxisti dell’Illinois”. Con spocchia tutta borghesuccia e pariolina sghignazza quando sente dire che senza un risveglio, anzi una sollevazione popolare non c’è uscita da questo marasma se non sprofondare nell’abisso. Da parte nostra ci scompisciamo dal ridere osservando quest’ultima sua mossa.


Non manca al think tank di coppia l’autostima:

«A me il quadro sembra abbastanza chiaro: nella competizione contro il sistema che ci sta stritolando, i cavalli vincenti sono due, e li conoscete: Claudio e un altro. Ora si sono associati. Sta a voi puntare sui cavalli vincenti». [Alberto Bagnai, Due anniversari e una nascita, 11 agosto 2013]

Visto ciò che questi due han capito della crisi e del sistema che dicono dicono di combattere, viene spontanea l’immagine pittoresca di Don Chisciotte e Sancio Panza, i cavalieri delle cause perse. Macché! Mica sono così fessi. Il compito che si assegnano è ben più meschino, quello di suggerire ai politici dominanti cosa essi dovrebbero fare invece di quel che fanno —si capisce dunque perché la coppia se la prenda tanto contro quelli che giustamente vogliono mandarli tutti a casa.
Sentiamo:

Noi vogliamo «…aiutare i politici a capire i problemi e a gestire le loro paure, io e Claudio lo stiamo facendo, e direi anche con dei risultati, a giudicare dal moltiplicarsi degli attacchi cui siamo sottoposti». [Ibidem]

Al servizio di quali politici esattamente essi si metteranno? La risposta,
pelosa ma inequivoca ce la da lo stesso Bagnasconi: di Forza Italia 2.0. Così quelli che settimane addietro ci avevan detto, "forse esagerate con queste critiche a Bagnai", avranno modo di ricredersi.

Il Nostro continua:

«Qualche politico (praticamente tutti tranne quelli che vi sareste aspettati voi) una interlocuzione l’ha cercata, e il risultato qual è? Sempre il solito. Voi non ci crederete (o forse sì), ma molti ormai capiscono perfettamente quale sia la natura del problema, e cosa ci sia da fare. Ma hanno due problemi. Il primo è quello di poter affrontare certi temi senza esser presi per matti. Il secondo, parzialmente sovrapposto, è quello di poter dire la verità senza perdere elettori. Hanno bisogno, i politici, di qualcuno che riesca a riportare nel dibattito le scelte vere, fondamentali, quelle che riguardano la nostra appartenenza a questa Europa, il nostro ruolo e la nostra autonomia decisionale. E hanno bisogno di qualcuno che fornisca loro le parole e gli argomenti per gestire le paure degli elettori, quelle paure che loro stessi in trent’anni di propaganda dissennata, ma non sempre dolosa, hanno contribuito a rafforzare, e che dopo essere state per loro strumento di potere, rischiano di diventare adesso strumento della loro caduta. (…)

Incidiamo nel dibattito

E questo lavoro, il lavoro di riportare nel dibattito politico i temi veri, il lavoro di aiutare i politici a capire i problemi e a gestire le loro paure, io e Claudio Borghi lo stiamo facendo, e direi anche con dei risultati, a giudicare dal moltiplicarsi degli attacchi cui siamo sottoposti». [Ibidem]
Metti una sera a cena…


Che questo fosse l’approdo di Bagnai, chi scrive, l’aveva capito la sera del 6 dicembre 2012. Eravamo a cena col Nostro in quel di Perugia, dopo un incontro molto partecipato che doveva avere l’euro al centro e che invece trasformò in uno sconclusionato racconto autobiografico.  Erano i giorni che precedettero il ritiro della fiducia dei beluscones al governo Monti. Bagnasconi ci informò di almeno due incontri intimi avuti con Crosetto e altri del Pdl (non ci volle dire i nomi). Il Nostro, visti i berlusconidi disposti a mettere in discussione la moneta unica, buttò lì una battuta: «E’ giunto il momento di siglare un nuovo Patto Ribbentrop-Molotov».


A scanso di equivoci: c’erano almeno sette testimoni. Del resto, in più di un'occasione, lo stesso Berlusconi aveva  tuonato contro l'euro, sostenendo che l'uscita dell'Italia "non era una bestemmia".



Il Bagnasconi, dopo un transito tra quelli che chiama “gli sfigati di sinistra” —è già! Che fummo proprio noi a sdoganarlo, col Convegno di Chianciano Terme dell’Ottobre 2011— stava appena allora facendo il salto della quaglia, mettendo il suo smisurato ego al servizio dei settori forse più putridi della classe dominante.


Da sinistra: Bagnai, Badiale, D'Andrea, Cesaratto e Screpanti Chianciano Terme 22-23 ottobre 2011





Doveva tuttavia accreditarsi, dissociarsi, pentirsi, redimersi dalla sue intemperanze e posizioni anti-euriste e anti-sistemiche. Lo fece di lì a pochi giorni, sottoscrivendo il Manifesto di solidarietà europea —degno di nota che il primo atto pubblico del think tank (Roma 23 settembre) sia proprio la presentazione di questo Manifesto.


Ricordate? Con sorprendente nonchalance il Nostro passò dall’uscita dell’Italia dall’euro a quella della Germania. Non stupisce quindi di che razza fossero i suoi infidi compagni di merende, e che egli rendesse pubblico quel Manifesto con quattro mesi di ritardo, guarda caso solo dopo che noi denunciammo l’imbroglio.


Vennero quindi le elezioni anticipate. Bagnasconi, traboccante di disprezzo rancoroso verso tutto ciò che puzzava di sinistra, non ebbe il coraggio di confessare le sue intime simpatie per il Berlusca. Si tolse d’impaccio andando Oltralpe. Sintomatico però che fece fuoco e fiamme contro il Grillo e il Movimento 5 Stelle. Non solo smentiva categoricamente di essere il candidato premier di M5S, che francamente sarebbe stato un punto d’onore ma ne prese brutalmente le distanze. Pagava così pegno ai suoi nuovi committenti: niente a che fare con un movimento d’opposizione che faceva dell’antiberlusconismo una bandiera.


Il comitato scientifico
Paolo Savona


Non ci si venga a dire che la condanna senza appello di M5S era causata dalla posizione di Grillo sul debito pubblico e la necessità di ripudiarlo. A parte che su questo punto Bagnasconi afferma un sacco di cazzate, il Nostro non ha principi, solo sesquipedali ambizioni. E chi ha ambizioni smisurate ha nel suo Dna il vendersi al miglior offerente. Chi lo segue in buona fede, e non l’ha ancora capito, ci lascerà le penne. 
Come ha già fatto notare Fiorenzo Fraioli, se Bagnasconi considerasse la sua posizione per cui il debito pubblico non fa problema non potrebbe fregiarsi di avere nel Comitato scientifico del suo think tank un pezzo da novanta come Paolo Savona (per la cronaca ex-ministro del governo Ciampi nel 1993-94). Uno che del debito pubblico fa, e come, la questione delle questioni, e che è autore del cosiddetto Piano shock per abbassare il debito di 400 miliardi tagliando la spesa pubblica, privatizzando il privatizzabile e mettendo a garanzie ogni sorta di bene pubblico. Il Paolo savona che è stato il vero suggeritore del “piano taglia-debito” che Brunetta e il Pdl hanno sottoposto al governo Letta non più tardi di un mese fa.


Se Bagnasconi avesse dei principi non avrebbe accettato che del Comitato scientifico facesse parte un liberista del calibro di Giorgio La Malfa, il saltimbanco scilipotiano, già Ministro del governo Berlusconi nel 2005-2006, eletto prima nelle liste di Forza Italia (2006) poi in quelle del Pdl nel 2008.


Giorgio La Malfa


Paolo Savona, Giorgio La Malfa, Claudio Borghi Aquilini: più che scienziati tre biglietti d’ingresso nel sottobosco berlusconiano.


Nel Comitato scientifico anche l’economista Giuseppe Travaglini che non più tardi del 7 giugno scorso sottolineava, proprio in faccia al Nostro, che l’euro non è stato la causa del declino economico italiano, che questo declino ha invece origini lontane (negli anni ’70) e strutturali, attiene al crollo degli investimenti e al calo progressivo di produttività, con la globalizzazione che ha accresciuto il gap rispetto agli altri paesi.


Nel Comitato troviamo infine Vladimiro Giacché, che non perora la fine della moneta unica, ritenendo, da marxista ortodosso quale egli si considera, che la crisi monetaria sia solo un epifenomeno, poiché è crisi classica di sovrapproduzione, ovvero causata dalla caduta tendenziale del saggio di profitto —non era questo, Professor Bagnai, il miserabile stigma dei palteliminti o dei  “marxisti dell’Illinois”.


Cosa ci facciano Giacchè e Travaglini,due che certo non accetteranno mai di vendersi al puttaniere di Arcore, nel Comitato scientifico di un think tank che si presenta come veicolo delle torbide ambizioni politiche di Bagnai e Borghi, a noi francamente sfugge.


Non ci sfugge invece che un simile Comitato di scientifico avrà vita breve. Esso scoppierà alla prima prova seria, che non è lontana visti i tempi che viviamo e il tintinnio di sciabole al capezzale del governo Letta.


A/simmetrie è dunque un nome davvero azzeccato per questa neonata associazione, un vero autoritratto, nel senso che date le idee economiche e posizioni politiche, mai asimmetria fu più spettacolare.


Qualcuno, a questo punto, potrebbe ricordarci quanto scritto nel poema epico indiano, il Mahabharata, secondo cui «L’uomo giusto si addolora nel biasimare gli errori altrui, il malvagio invece ne gode».


Bella massima morale. Ma qui la questione è duplice, politica anzitutto e poi scientifica e per entrambi gli aspetti la regola a cui ci atteniamo è quella per cui occorre dire la verità, che è sempre rivoluzionaria.

lunedì 12 agosto 2013

PRESIDENZIALISMO VIA VIOLANTUM? di Leonardo Mazzei

13 agosto. Che quello di Letta fosse un "governicchio", noi, lo avevamo detto subito. La sola cosa che frena i berluscones dal farlo cadere subito è la minaccia del reuccio Napolitano di dimettersi. Quest'ultimo esige che prima di votare si faccia almeno la nuova legge elettorale. Ma quale legge? Leonardo Mazzei, specialista in materia, spiega perché la proposta Violante potrebbe mettere d'accordo Pd e Pdl.


Un sistema ispano-franco-tedesco: ovvero il Super-porcellum presidenzialista di lorsignori
Riuscirà il governo Letta ad arrivare all'autunno? La cosa non è certa, viste le fibrillazioni del campo berlusconiano. E tuttavia non è neppure impossibile, considerato il pressing quirinalizio e la volontà dei «poteri forti», così ben leggibile nell'offensiva mediatica sul bene supremo della «stabilità».

Sia chiaro, quello presieduto dal Nipote dello Zio è e rimarrà un governicchio, un esecutivo destinato a rinviare le scelte di fondo, votato per sua natura alla logica del «comprare tempo». Dalla sua questo governicchio ha però un'arma. Si chiama legge elettorale. Per essere usata essa ha bisogno di una sola condizione: l'accordo oligarchico e bipartisan di una casta ormai delegittimata in termini di consenso.

In altre parole, l'accordo ha da essere conveniente tanto per il Pd quanto per il Pdl. Ma, soprattutto, esso dovrà risultare confacente agli interessi sistemici delle oligarchie dominanti, protese più che mai a far man bassa dei salari, delle pensioni, dei diritti del popolo lavoratore. Tanto meglio, poi, se si troverà un sistema elettorale spacciabile per più democratico. Così quello stesso popolo verrebbe ad un tempo impoverito e turlupinato.

E' a questo che si sta lavorando. E' per questo che chiedono tempo. Due gli argomenti usati: che la legge attuale, il Porcellum, potrebbe venir dichiarata incostituzionale; che «se si andasse a votare con questa legge non vi sarebbe alcuna certezza di governabilità» (così Luciano Violante sul Corriere del 10 agosto).

Ovviamente a lorsignori sta a cuore solo il secondo argomento, mentre il primo serve unicamente ad attrarre il consenso dei gonzi. Un consenso reso forte da un senso comune costruito ad arte in questi anni, teso a presentare il Porcellum come il male assoluto, esaltando al tempo stesso la sua cornice - il bipolarismo - addirittura come il bene assoluto da preservare.

La realtà è ben diversa. Il Porcellum, al pari del precedente Mattarellum e di quanto si va ora preparando (sembra che possa essere la volta del Violantum), è sostanzialmente una delle tante variabili possibili in un sistema maggioritario. Nello specifico rimando a quanto già scritto diverse volte in passato (vedi, ad esempio, Ma di quale democrazia vanno parlando?). Quello che qui interessa è che si comprenda che lo scopo del lavorio sulla legge elettorale non è finalizzato a renderla più democratica, ma esattamente al suo contrario. Lo scopo è infatti quello di arrivare ad una legge ancor più oligarchica ed antidemocratica. E bene ha fatto Grillo a parlare di un Super-Porcellum in preparazione.

Il fatto è che, dal punto di vista sistemico, la legge calderoliana non regge più. Ed è per questo che la Corte Costituzionale, da sempre ben sensibile e prona alle esigenze del blocco dominante, potrebbe infine svegliarsi dal letargo che da sempre ne caratterizza l'attività. Il Porcellum non regge più per una ragione semplice, semplice: il bipolarismo è finito. E, dunque, una legge disegnata su misura per un sistema bipolare non funziona più, perlomeno non in termini di «governabilità».

Ecco dunque l'esigenza di andare oltre. A suo tempo (2005) il Porcellum aveva ereditato dal Mattarellum un sistema effettivamente bipolare. Certo, con alcune «imperfezioni», ma bipolare. Oggi, nei consensi, il bipolarismo è andato in frantumi. Da qui la volontà di ricostruirlo con meccanismi elettorali ancora più coercitivi della volontà popolare. Ed è qui il comune interesse di Pd e Pdl, quello di ridimensionare il M5S o chiunque altro si presenti con una proposta alternativa al regime bipolare.

Fino ad oggi, però, la quadra non era stata trovata. Del resto, come abbiamo detto più volte, lo stesso blocco dominante è percorso da una feroce guerra per bande, ed anche quel che sembra razionale dal punto di vista del sistema nel suo insieme, non è necessariamente conforme agli immediati interessi di tutte le sue componenti principali. E queste contraddizioni hanno sinora impedito la deriva presidenzialista, che necessariamente dovrà accompagnarsi all'ulteriore torsione antidemocratica del sistema istituzionale, di cui la legge elettorale è solo una parte, benché assolutamente essenziale.

Oggi, però, la situazione sta cambiando. Certo, nell'attuale crisi della classe dirigente, non è affatto sicuro che si arrivi alla nuova legge elettorale. Gli interessi tra i due contraenti fondamentali del patto di governo non potranno mai coincidere del tutto, e uno scontro interno è in atto sia nel Pd (in maniera più visibile) sia nel Pdl (in maniera più sotterranea). E, tuttavia, un fugace ma sostanziale matrimonio di interessi potrebbe in effetti aver luogo proprio sul terreno della legge elettorale.

Dunque, sempre avendo ben presente che la possibilità che tutto salti in aria è tutt'altro che remota, conviene dare un'occhiata a quel che si va preparando nelle cucine governative, e più precisamente nella «Commissione per le riforme istituzionali» insediata da Letta. Dopo tanta melina, la sensazione è che la svolta possa essere rappresentata dalla proposta di Luciano Violante, dallo stesso brevemente illustrata in un'intervista al Corriere della sera del 10 agosto.



Il Violantum

Andiamo dunque a vedere di cosa si tratta.
Violante lo sintetizza in poche ingannevoli parole: «Sistema proporzionale, con una preferenza; una eventuale seconda preferenza di genere. Poi: sbarramento al 5% per tutti, senza sottosoglie; premio di maggioranza per ottenere il 55% dei seggi assegnato alla forza che conquista il 40/45% dei consensi delle due Camere». E: «se nessuno lo raggiunge, si andrebbe al ballottaggio fra le due principali coalizioni».

L'inganno fondamentale della proposta sta proprio nel fatto che essa viene presentata come proporzionale, mentre si configura in realtà come ultra-maggioritaria. In questo esattamente uguale al Porcellum, anch'esso su base proporzionale, ma vistosamente corretto dal premio di maggioranza. Un premio completamente confermato dal Violantum, anche nella sua entità.

In breve, 5 sarebbero le novità introdotte dalla nuova legge.
Di queste, una (la reintroduzione delle preferenze) va incontro ad un diffuso sentire, senza che abbia però una vera incidenza sui meccanismi di selezione della classe politica. Diciamo che potrà forse sfavorire i grigi uomini d'apparato, favorendo però i candidati più ricchi e maggiormente appoggiati dai poteri forti. Insomma, se non è zuppa è pan bagnato.

Decisive sono invece altre tre novità. Due esplicitate da Violante (lo sbarramento al 5% ed il ballottaggio); la terza invece non dichiarata, ma che sappiamo far parte del pacchetto che si va cucinando, consiste nella modifica del sistema di assegnazione dei seggi sulla base dei risultati dei singoli collegi anziché, come ora, del collegio unico nazionale.

La chiave di volta risiede ovviamente nel ballottaggio, un meccanismo giustificato dalla necessità (è questa la quinta novità) di introdurre una soglia di accesso al premio di maggioranza. In astratto un'esigenza «democratica» minima (le virgolette sono obbligatorie, dato che qualunque alterazione del principio proporzionale è di per sé antidemocratica). In realtà, l'intento apparentemente «democratico» di questa soglia serve nei fatti a propinare l'assenza di qualunque soglia. Un risultato reso possibile dall'imbroglio del ballottaggio.

Facciamo un esempio. Se in febbraio si fosse votato con il Violantum, sarebbero andati al ballottaggio i due schieramenti capeggiati da Bersani (29,54%) e Berlusconi (29,13%). Chi avrebbe vinto si sarebbe aggiudicato il 55% dei seggi, esattamente come avvenuto con il vituperato Porcellum. E con ogni probabilità avrebbe conseguito questo risultato in entrambe le camere. Un 29% trasformato in 55% non è male (alla faccia della proporzionalità), ma siccome non gli basta mai, anche perché un contentino va dato pure agli amici/nemici di volta in volta sconfitti, ecco le altre due innovazioni.

Restando all'esempio delle ultime elezioni, con lo sbarramento secco al 5% sarebbero fuori dal parlamento anche Sel, la Lega e Fratelli d'Italia. Un danno assai lieve, direte. Vero, peccato che quei seggi sarebbero andati in larga parte a Pd e Pdl. Ma la volontà di avvantaggiare in tutti i modi le forze maggiori sembra non conoscere limiti. Ecco allora il sistema di assegnazione dei seggi collegio per collegio, non più su base nazionale. Un trucchetto (la Spagna insegna) che può rivelarsi micidiale specie in caso di rimpiccolimento dei collegi attuali. Un imbroglio con il quale si può arrivare a far fuori quasi del tutto anche forze attorno al 10%.

Ecco la democraticissima svolta del Violantum. Un Super-porcellum a tutti gli effetti. Il quale, però, porta con se un'altra polpetta avvelenata: il presidenzialismo.


Il presidenzialismo

Presidenzialismo non significa necessariamente più poteri al presidente della repubblica. C'è un'altra forma di presidenzialismo, solo apparentemente più soft, che consiste nell'assegnazione di maggiori poteri al presidente del consiglio. Alcuni vorranno magari chiamarlo premierato, ma la sostanza non è molto diversa.

Scrivevamo il 3 giugno scorso (Il presidenzialismo: l'ultima trincea delle canaglie): «E' lì che andranno a parare. Il presidenzialismo non è solo il passaggio finale di un processo di accentramento e rafforzamento del potere esecutivo iniziato vent'anni fa. Non è solo la pietra tombale su quel che resta (poco in verità) del sistema parlamentare. E' anche il modo in cui la casta dei politicanti espressione delle oligarchie dominanti punta a salvare se stessa».

Il succo del presidenzialismo sta nell'accentramento massimo dei poteri nelle mani di una persona, di fatto non più sfiduciabile dalla propria maggioranza parlamentare. E dunque assai libera di fare e disfare nell'arco del suo mandato.

Che le cose stiano così, che sia quello il vero obiettivo, ben al di là del Porcellum, ce lo dichiara candidamente lo stesso Violante quando, nell'intervista già citata, conclude l'esposizione della sua proposta affermando che: «la vera stabilità può venire soltanto da una riforma costituzionale».

Eccoli lì i veri sfasciatori della Costituzione. Tutti insieme all'opera, ed in questo assai uniti, mentre in molti a sinistra continuano a pensare che lo sfasciatore sia uno e soltanto uno.

Per portare avanti la loro opera stanno progettando un sistema che è un mix del peggio dei sistemi tedesco (lo sbarramento al 5%), spagnolo (l'attribuzione dei seggi per collegio), e soprattutto francese (il ballottaggio).

A nessuno sfuggirà che se avremo il ballottaggio esso sarà, come già avviene per i comuni, una partita tra i candidati premier più che tra le forze politiche. E così come già abbiamo i sindaci/podestà, avremmo allora qualcosa di molto simile ad un premier/duce. Eccoci servito il presidenzialismo di fatto, al quale prima o poi si dovrà far corrispondere (con la relativa modifica costituzionale) un nuovo assetto dei poteri istituzionali.


Conclusione

Che questo disegno riesca ad andare in porto è tutto da vedere. Le convulsioni politiche seguite alla conferma della condanna di Berlusconi potrebbero arrestare, ancora una volta, il progetto presidenzialista. Ma, prima o poi - e forse più prima che poi - è con questo progetto che ci si dovrà misurare.

Avendo ben chiaro che è questa l'altra faccia della politica antisociale che sta strangolando il paese ed impoverendo progressivamente, in tanti casi letteralmente affamando, il popolo lavoratore. La politica del massacro sociale ha infatti bisogno di un diverso quadro istituzionale, di un diverso assetto politico, di una maggiore coesione nel blocco dominante. Un sistema ultra-maggioritario mascherato da proporzionale, un presidenzialismo mascherato non si sa ancora bene come, potrebbero essere gli strumenti decisivi per imporre una svolta anti-popolare ancora più profonda.

Questa è la partita che lorsignori stanno conducendo. Occorre fermarli in tutti i modi.

«NON UNA MONETA UNICA, MA UNA MONETA COMUNE» di Frédéric Lordon

12 agosto. Frédéric Lordon (nella foto) è un economista francese, che i media mainstream d'Oltralpe definiscono "atipico". "Atipici" sono considerati, come qui del resto, gli intellettuali di sinistra che sono contro l'euro e perorano, sulle spoglie dell'Unione europea, la riconquista della sovranità nazionale, ovvero di quella popolare e democratica. L'idea di Lordon è quella di rimpiazzare il condannato euro con euro-franchi, euro-lire. In poche parole uno Sme-reloaded

Quest'idea non ci convince affatto, poiché potrebbe essere la soluzione che le stesse oligarchie euro-globali adotteranno per salvare la loro baracca in caso di esplosione. 
Del resto lo stesso euro attuale è una moneta "multinazionale" o poliverso.
 «Le banconote in euro non hanno una faccia nazionale che indica quale paese li ha rilasciati. Il Paese che li ha emessi non è necessariamente dove sono stati stampati». Tuttavia «Le informazioni sul paese di emissione sono codificate all'interno del primo carattere del numero di serie di ogni banconota. Il primo carattere del numero di serie è una lettera che identifica in modo univoco il paese che emette la nota. I restanti 11 caratteri sono numeri che, quando la loro radice digitale viene calcolata, danno una somma di controllo che contraddistingue quel paese». [Eurobanknotes
In caso di esplosione gli euro-oligarchi potrebbero quindi stabilire: questi euro qui, con questo codice, sono euro-lire, a cui si concederebbe, in attesa che passi la buriana, di svalutarsi rispetto all'euro-marco, e viceversa.
Ma torneremo sull'argomento.

«Già oggi in Europa le stesse banconote non hanno più lo stesso valore che hanno in Grecia o in Germania. È cominciata forse l’esplosione della moneta unica? Di fronte a uno scenario di caos è possibile costruire un’uscita dall’euro concertata e ben organizzata
Molti, specialmente a sinistra, continuano a credere che l’euro verrà modificato. Che passeremo dall’attuale euro austeritario a un euro finalmente rinnovato, progressista e sociale. Questo non succederà. Basta pensare all’assenza di qualsiasi leva politica nell’attuale immobilismo dell’unione monetaria europea per farsene una prima ragione. Ma questa impossibilità poggia soprattutto su un argomento molto più forte, che può essere espresso con un sillogismo.


Premessa maggiore: l’attuale euro è il risultato di una costruzione che, anche intenzionalmente, ha avuto come effetto quello di dare tutte le soddisfazioni possibili ai mercati dei capitali e strutturare la loro ingerenza sulle politiche economiche europee. Premessa minore: qualsiasi progetto di trasformazione significativa dell’euro è ipso facto un progetto di smantellamento del potere dei mercati finanziari e di espulsione degli investitori internazionali dal campo dell’elaborazione delle politiche pubbliche. 


Ergo, conclusioni: 1) i mercati non lasceranno mai che si concepisca, sotto i loro occhi, un progetto la cui finalità evidente è quella di sottrarre loro il potere disciplinare; 2) appena un siffatto progetto cominciasse ad acquisire un briciolo di consistenza politica e qualche probabilità di essere attuato, si scatenerebbero una speculazione e una crisi di mercato acuta che non lascerebbero il tempo di istituzionalizzare una costruzione monetaria alternativa, e il solo esito possibile, a caldo, sarebbe il ritorno alle monete nazionali.


A quella sinistra «che ancora ci crede», non resta che scegliere tra l’impotenza indefinita… oppure l’avvento di quel che pretende di voler evitare (il ritorno alle monete nazionali), non appena il suo progetto di trasformazione dell’euro cominciasse a esser preso sul serio! Bisogna poi chiarire cosa intendiamo in questa sede per «la sinistra»: certamente non il Partito socialista (Ps) in Francia, che oramai con la sinistra intrattiene esclusivamente rapporti di inerzia nominale, né la massa indifferenziata degli europeisti, che, silenziosa o beata per due decenni, scopre solo ora le tare del suo oggetto prediletto e realizza, con sgomento, che potrebbe andare in frantumi. Ma un così lungo periodo di beato torpore intellettuale non si recupera in un batter d’occhio. E così, la corsa alle ancore di salvezza è cominciata con la dolcezza di un risveglio in piena notte, in un miscuglio di leggero panico e totale impreparazione.


Contro la moneta unica


In verità, le scarne idee a cui l’europeismo aggrappa le sue ultime speranze sono diventate parole vuote: titoli di stato europeo (o eurobond), «governo economico», o ancora meglio il «balzo in avanti democratico» di François Hollande – Angela Merkel, sentiamo fin da qui l’inno alla gioia -, soluzioni deboli per un pensiero degno della corazzata Potëmkin che, non avendo mai voluto approfondire nulla, rischia di non capire mai niente. Può darsi, d’altronde, che si tratti non tanto di comprendere quanto di ammettere. Ammettere finalmente la singolarità della costruzione europea, che è stata una gigantesca operazione di sottrazione politica.


Ma cosa c’era da sottrarre esattamente? Né più né meno che la sovranità popolare. La sinistra di destra, diventata come per caso europeista forsennata, si riconosce, tra l’altro, per come le si drizzano i capelli in testa quando sente la parola sovranità, immediatamente ridotta a «ismo»: sovranismo. La cosa strana è che a questa «sinistra qua» non viene in mente neanche per un attimo che «sovranità», intesa innanzi tutto come sovranità del popolo, è semplicemente un altro termine per indicare la democrazia stessa. Non è che, dicendo «democrazia» queste persone hanno tutt’altra cosa in testa?


In una sorta di confessione involontaria, in ogni caso, il rifiuto della sovranità equivale a un rifiuto della democrazia in Europa. Il «ripiegamento nazionale» diventa allora lo spauracchio destinato a far dimenticare questa piccola mancanza. Si fa un gran clamore per un Front national al 25%, ma senza mai chiedersi se questa percentuale – che in effetti è allarmante! – non ha per caso qualcosa a che fare, addirittura molto a che fare, con la distruzione della sovranità, non intesa come esaltazione mistica della nazione, ma come capacità dei popoli di determinare il loro destino.

 
Cosa resta infatti di questa capacità in una costruzione che ha scelto deliberatamente di neutralizzare, per via costituzionale, le politiche economiche – di bilancio e monetarie – sottomettendole a delle regole di condotta automatica iscritte nei trattati? I difensori del «sì» al Trattato costituzionale europeo (Tce) del 2005 avevano finto di non vedere che l’argomento principale del «no» risiedeva nella parte III, certo acquisita dopo Maastricht (1992), Amsterdam (1997) e Nizza (2001), ma che ripeteva attraverso tutte queste conferme, lo scandalo intrinseco della sottrazione delle politiche pubbliche al criterio fondamentale della democrazia: l’esigenza di rimessa in gioco e di reversibilità permanenti.


Perché non c’è più niente da rimettere in gioco, neanche da rimettere in discussione, quando si è scelto di scrivere tutto e una volta per tutte in dei trattati inamovibili. Politica monetaria, uso dello strumento budgetario, livello di indebitamento pubblico, forme di finanziamento del deficit: tutte queste leve fondamentali sono state scolpite nel marmo.
Come si potrebbe discutere del livello di inflazione desiderato quando quest’ultimo è stato affidato a una Banca centrale indipendente e tagliata fuori da tutto? Come si potrebbe decidere una politica budgetaria quando il suo saldo strutturale è predeterminato («pareggio di bilancio») ed è fissato un tetto per il suo saldo corrente? Come decidere se ripudiare un debito quando gli Stati possono finanziarsi solo sui mercati di capitali?
Lungi dal fornire la benché minima risposta a queste domande, anzi, con l’approvazione implicita che danno a questo stato di cose costituzionale, le trovate da concorso per le migliori invenzioni europeiste sono votate a passare sistematicamente accanto al nocciolo del problema.


La bolla di sapone


Ci si domanda così quale senso potrebbe avere l’idea di «governo economico» dell’eurozona, questa bolla di sapone, che il Ps propone, quando non c’è proprio più niente da governare, dal momento che tutta la materia governabile è stata sottratta a qualsiasi processo decisionale per essere blindata in dei trattati.
(…)
Come semplice esercizio intellettuale, ammettiamo pure l’ipotesi di una democrazia federale europea in piena regola, con un potere legislativo europeo degno di questo nome, ovviamente bicamerale, dotato di tutte le sue prerogative, eletto a suffragio universale, come l’esecutivo europeo (di cui comunque non si prevede quale forma potrebbe prendere). La domanda che si porrebbe a tutti coloro che sognano così di «cambiare l’Europa per superare la crisi» sarebbe la seguente: riescono a immaginare la Germania che si piega alla legge della maggioranza europea se per caso il Parlamento sovrano decidesse di riprendere in mano la Banca centrale, di rendere possibile un finanziamento monetario degli Stati o il superamento del tetto del deficit di bilancio?


Dato il carattere generale dell’argomento, aggiungeremo che la risposta – ovviamente negativa – sarebbe la stessa, in questo caso lo speriamo!, se questa stessa legge della maggioranza europea imponesse alla Francia la privatizzazione integrale della Sicurezza sociale. A proposito, chissà come avrebbero reagito gli altri paesi se la Francia avesse imposto all’Europa la propria forma di protezione sociale, come la Germania ha fatto con l’ordine monetario, e se, come quest’ultima, ne avesse fatto una condizione imprescindibile…


Bisognerà dunque che gli architetti del federalismo finiscano per accorgersi che le istituzioni formali della democrazia non esauriscono affatto il concetto, e che non c’è democrazia vivente, né possibile, senza uno sfondo di sentimenti collettivi, unico capace di far acconsentire le minoranze alla legge della maggioranza; poiché in fin dei conti, la democrazia è questo: la deliberazione più la legge della maggioranza. Ma questo è proprio il genere di cose che gli alti funzionari – o gli economisti – sprovvisti di qualsiasi cultura politica, e che però formano l’essenziale della rappresentanza politica nazionale ed europea, sono incapaci di vedere. Questa povertà intellettuale ci porta regolarmente ad avere questi mostri istituzionali che ignorano il principio di sovranità, e il «balzo in avanti democratico» si annuncia già incapace di comprendere come questo comune sentire democratico sia una condizione essenziale e di come sia difficile soddisfarla in un contesto plurinazionale.


Il controllo dei capitali


Una volta ricordato che il ritorno alle monete nazionali permetterebbe di soddisfare questa condizione, ed è tecnicamente praticabile, basta che sia accompagnato da alcune semplici misure ad hoc (in particolare il controllo sui capitali) e saremo in grado di non abbandonare completamente l’idea di fare qualcosa in Europa.


Non una moneta unica, poiché questa presuppone una costruzione politica autentica, per il momento fuori dalla nostra portata. Ma una moneta comune, questo sarebbe fattibile! Tanto più che gli argomenti validi a sostegno di una forma di europeizzazione restano, a patto ovviamente che gli inconvenienti non superino i vantaggi…


L’equilibrio si ritrova se, invece di una moneta unica, si pensa a una moneta comune, ossia un euro dotato di rappresentanti nazionali: degli euro-franchi, delle euro-pesetas, ecc. Immaginiamo questo nuovo contesto in cui le denominazioni nazionali dell’euro non sono direttamente convertibili verso l’esterno (in dollari, yuan, ecc.) né tra loro. Tutte le convertibilità, esterne e interne, passano per una nuova Banca centrale europea, che funge in qualche modo da ufficio cambi, ma è privata di ogni potere di politica monetaria. Quest’ultimo è restituito a delle banche centrali nazionali e saranno i governi a decidere se riprendere il controllo su di esse o meno.


La convertibilità esterna, riservata all’euro, si effettua classicamente sui mercati di cambio internazionali, quindi a tassi fluttuanti, ma attraverso la Banca centrale europea (Bce), che è il solo organismo delegato per conto degli agenti (pubblici e privati) europei. Di contro, la convertibilità interna, quella dei rappresentanti nazionali dell’euro tra loro, si effettua solo allo sportello della Bce, e a delle parità fisse, decise a livello politico.


Ci sbarazziamo così dei mercati di cambio intraeuropei, che erano il focolaio di crisi monetarie ricorrenti all’epoca del Sistema monetario europeo, e al tempo stesso siamo protetti dai mercati di cambio extraeuropei per l’intermediario del nuovo euro. E’ questa doppia caratteristica che fa la forza della moneta comune».


* Fonte: Le Monde Diplomatique

sabato 10 agosto 2013

UN MILIONE DI SOLLEVAZIONI

10 agosto. Tutto ebbe inizio con un Appello all'astensione in vista delle elezioni della primavera del 2008, che venne sottoscritto da più di trecento tra intellettuali e lavoratori.
Nell'autunno successivo lo scoppio della grande Crisi sistemica e quindi la svolta con il documento Rompiamo gli indugi.

Molti di quei firmatari daranno poi vita, nel gennaio 2009, all’Associazione Rivoluzione Democratica, sulla base di un Manifesto che segnalava come con il sopraggiungere della Grande Crisi nulla sarebbe più stato come prima, che essa avrebbe posto la questione dell'alternativa, che occorreva dunque, vista l'inadeguatezza delle forze politiche in campo, un veicolo politico che quest'alternativa rappresentasse.

Occorsero altri mesi affinché ci si decidesse a dare vita a questo blog, che vide la luce a fine novembre 2009, ma che si alzò in piedi solo nel gennaio 2010.

Da allora sono passati tre anni e otto mesi. In mezzo ci saranno due tappe importanti. Il convegno di Chianciano Terme Fuori dal debito! Fuori dall'euro!, dell'ottobre 2011, e poi la fondazione del Movimento Popolare di Liberazione il 10 e 11 marzo 2011. Venne approvato il documento Non c'è tempo da perdere, che conteneva alcune premonizioni destinate ad avverarsi.

Ieri, 9 agosto 2013, questo blog ha superato un milione di cliccate (ovvero di articoli letti o visionati), una media che si va stabilizzando sulle 40mila letture mensili (vedi tabella di Blogspot), 1.300 giornaliere di media, con punte di 2.000. Le statistiche di Google non ci dicono quanti cittadini (numeri di I.P.) abbiano avuto accesso, a spanne circa un terzo, 350mila. Un bel successo se si considera che eravamo partiti da zero. 1532 articoli pubblicati in tutto, una media di uno al giorno —fatica grande se si considera che la redazione è composta da sole tre persone. 5.300 i commenti agli articoli.

Non è che ci cingiamo il capo di alloro. Siamo ben poca cosa rispetto a certe corazzate mediatiche, anche del web. Siamo quasi niente rispetto al raggio d'influenza che occorrerebbe raggiungere data la drammaticità dei tempi.

Facciamo quel che possiamo. Non basta avere idee chiare, e nemmeno la tenacia. Abbiamo, in questi tre anni, intercettato solo in parte un flusso di interesse alle questioni sociali, economiche e politiche. Per raggiungere milioni e milioni non basta un blog, non sono sufficienti le nostre forze. Ben altri strumenti e consistenza servono. Ma per crescere occorre che il processo sia biunivoco, occorre cioè che il nostro slancio s'incontri con quello che viene dalla società, con una flusso grande di politicizzazione, di richiesta di alternativa politica, di un'altra visione del mondo. Non dipende solo da chi semina la copiosità del raccolto, ma da diverse condizioni oggettive che prescindono dal seminatore. Non ce la stiamo prendendo con le sorti avverse. E' che non ci siamo solo noi, nè a seminare, né a raccogliere.

Avevamo previsto che la Grande Crisi avrebbe sconquassato il vecchio panorama della rappresentanza politica (anzitutto a sinistra) e aperto spazi enormi per nuove soggettività. Ciò è infatti accaduto, con lo sfondamento del Movimento 5 Stelle. Il suo messaggio simbolico, polisemico e interclassista, ha avuto la meglio. Non poteva essere diversamente se si considerano i tre decenni segnati dall'incantesimo neoliberista, dall'analfabetismo e dall'apatia politici, dall'autodistruzione della sinistra anticapitalista.
 L'humus era quello che era.

Avevamo previsto il disgelo. 
Ora c'è bisogno di una vera e propria alluvione che, spazzando via tutto ciò che trova sul suo cammino, produca e riconsegni un humus nuovo, più fertile, affinché idee nuove, rivoluzionarie, possano fecondare e propagarsi.

Noi facciamo la nostra parte, certi che tutto è comunque destinato a cambiare, da cima a fondo. Il successo spetta a chi tutto rischia per strapparlo alla fatalità.





Lettori fissi di SOLLEVAZIONE

Temi

Unione europea (953) euro (784) crisi (640) economia (630) sinistra (549) teoria politica (296) finanza (285) Leonardo Mazzei (282) M5S (275) P101 (251) grecia (247) Movimento Popolare di Liberazione (244) Governo giallo-verde (242) elezioni (239) imperialismo (237) sfascio politico (235) resistenza (226) Moreno Pasquinelli (225) sovranità nazionale (219) banche (215) internazionale (213) risveglio sociale (184) alternativa (168) seconda repubblica (167) Syriza (155) piemme (147) Tsipras (146) antimperialismo (135) debito pubblico (133) Matteo Renzi (131) programma 101 (129) spagna (122) filosofia (121) Francia (119) immigrazione (117) marxismo (117) PD (111) destra (111) sovranità monetaria (111) democrazia (109) costituzione (106) Matteo Salvini (104) neoliberismo (104) populismo (104) sollevazione (103) Stefano Fassina (97) islam (97) Grillo (94) Sandokan (94) elezioni 2018 (94) berlusconismo (91) proletariato (91) geopolitica (88) Carlo Formenti (86) Germania (86) Alberto Bagnai (83) Emiliano Brancaccio (83) austerità (80) bce (80) Medio oriente (79) Coordinamento nazionale della Sinistra contro l’euro (78) sindacato (77) Podemos (76) Stati Uniti D'America (75) referendum costituzionale 2016 (74) sinistra anti-nazionale (73) Mario Monti (72) guerra (72) capitalismo (70) Libia (66) Russia (65) capitalismo casinò (63) Sergio Cesaratto (62) Rivoluzione Democratica (61) rifondazione (61) Lega (60) globalizzazione (60) liberiamo l'Italia (60) CLN (59) Siria (59) CONFEDERAZIONE per la LIBERAZIONE NAZIONALE (57) bancocrazia (57) immigrati (57) Sicilia (56) Alexis Tsipras (55) Alitalia (54) cinque stelle (54) legge elettorale (54) sovranismo (54) Diego Fusaro (53) Legge di Bilancio (53) brexit (53) Lega Nord (52) Pablo Iglesias (52) moneta (52) referendum (52) socialismo (52) neofascismo (51) sionismo (51) sovranità popolare (51) Emmezeta (50) fiat (50) Manolo Monereo (49) Movimento dei forconi (49) solidarietà (49) campo antimperialista (48) sinistra sovranista (48) gilet gialli (46) immigrazione sostenibile (46) Beppe Grillo (45) Nichi Vendola (45) renzismo (45) Troika (44) Yanis Varoufakis (44) astensionismo (43) inchiesta (43) uscita dall'euro (43) Luciano Barra Caracciolo (42) Mario Draghi (42) Israele (41) liberismo (40) palestina (40) Mimmo Porcaro (39) patriottismo (39) Fiorenzo Fraioli (38) Ugo Boghetta (38) proteste operaie (38) sinistra patriottica (38) italicum (37) Giorgio Cremaschi (36) Karl Marx (36) Marine Le Pen (35) ambiente (35) fiscal compact (35) uscita di sinistra dall'euro (35) III. Forum internazionale no-euro (34) Luigi Di Maio (34) Ucraina (34) egitto (34) nazione (34) 9 dicembre (33) Def (33) azione (33) ISIS (32) Merkel (32) cina (32) default (32) fiom (32) iran (32) islamofobia (32) populismo di sinistra (32) scienza (32) Forum europeo 2016 (31) Sel (31) governo Renzi (31) unità anticapitalisa (31) Fabio Frati (30) ecologia (30) xenofobia (30) Nello de Bellis (29) Putin (29) catalogna (29) storia (29) eurostop (28) napolitano (28) nazionalizzazione (28) Assemblea di Chianciano terme (27) menzogne di stato (27) Donald Trump (26) Mauro Pasquinelli (26) USA (26) elezioni europee 2019 (26) nazionalismi (26) silvio berlusconi (26) Beppe De Santis (25) Comitato centrale P101 (25) Forum europeo (25) Nato (25) elezioni siciliane 2017 (25) religione (25) scuola (25) Europa (24) Movimento 5 Stelle (24) Quantitative easing (24) Venezuela (24) finanziarizzazione (24) Aldo Giannuli (23) Lavoro (23) Stato di diritto (23) antifascismo (23) manifestazione 12 ottobre 2019 (23) ora-costituente (23) razzismo (23) repressione (23) Coordinamento nazionale sinistra contro l'euro (22) Esm (22) Roma (22) emigrazione (22) keynes (22) nazionalismo (22) Chianciano Terme (21) Front National (21) Simone Boemio (21) Stato islamico dell’Iraq e del Levante (21) Unità Popolare (21) etica (21) Conte bis (20) Emmanuel Macron (20) Foligno (20) Laikí Enótita (20) Marcia della Dignità (20) Regno Unito (20) Vladimiro Giacchè (20) coordinamento no-euro europeo (20) crisi di governo (20) iraq (20) manifestazione del 12 ottobre (20) melenchon (20) minibot (20) tecnoscienza (20) umbria (20) MES (19) Mariano Ferro (19) Norberto Fragiacomo (19) Sicilia Libera e Sovrana (19) Tunisia (19) fronte popolare (19) Domenico Moro (18) Donbass (18) F.S. (18) Izquierda Unida (18) Noi siciliani con Busalacchi (18) lotta di classe (18) pace (18) senso comune (18) Assisi (17) Costanzo Preve (17) Forum europeo delle forze di sinistra e popolari anti-Unione europea (17) Jacques Sapir (17) Paolo Savona (17) Perugia (17) Pier Carlo Padoan (17) chiesa (17) complottismo (17) cosmopolitismo (17) euro-germania (17) media (17) piano B (17) Enrico Letta (16) Forum di Atene (16) Luciano B. Caracciolo (16) Marco Mori (16) Prc (16) Reddito di cittadinanza (16) Renzi (16) Tonguessy (16) appello (16) ballottaggi (16) casa pound (16) fascismo (16) internazionalismo (16) sciopero (16) vendola (16) Cremaschi (15) Daniela Di Marco (15) International no euro forum (15) M. Micaela Bartolucci (15) Salvini (15) clima (15) comunismo (15) diritto (15) indipendenza (15) internet (15) manifestazione (15) piattaforma eurostop (15) tasse (15) vaccini (15) 15 ottobre (14) Alessandro Visalli (14) Alitalia all'Italia (14) Brancaccio (14) Enea Boria (14) Ernesto Screpanti (14) Eurogruppo (14) Fridays for Future (14) MMT (14) Monte dei Paschi (14) Movimento pastori sardi (14) Stato Islamico (14) Turchia (14) Vincenzo Baldassarri (14) no tav (14) obama (14) potere al popolo (14) salerno (14) Alessandro Di Battista (13) Bersani (13) Chavez (13) Enrico Grazzini (13) Eos (13) Jobs act (13) Legge di stabilità (13) Marino Badiale (13) Virginia Raggi (13) Wilhelm Langthaler (13) acciaierie Terni (13) cultura (13) disoccupazione (13) femminismo (13) finanziaria (13) giovine italia (13) privatizzazioni (13) regionalismo differenziato (13) sardine (13) unione bancaria (13) Alfredo D'Attorre (12) Costas Lapavitsas (12) D'alema (12) Forum europeo 2015 (12) Giulietto Chiesa (12) Negri (12) Panagiotis Lafazanis (12) Sergio Mattarella (12) analisi politica (12) decreto salva-banche (12) europeismo (12) global warming (12) keynesismo (12) salari (12) terzo memorandum (12) 14 dicembre (11) AST (11) Aldo Zanchetta (11) De Magistris (11) Dicotomia (11) France Insoumise (11) Gennaro Zezza (11) Ilva (11) Papa Francesco (11) Pardem (11) Portogallo (11) Stato (11) Stefano D'Andrea (11) corruzione (11) de-globalizzazione (11) elezioni anticipate (11) iniziative (11) mediterraneo (11) nucleare (11) ordoliberismo (11) presidenzialismo (11) proteste (11) sindacalismo di base (11) sinistra Italiana (11) sovranismi (11) Art. 18 (10) Bagnai (10) Bruno Amoroso (10) Carl Schmitt (10) Claudio Borghi (10) Fausto Bertinotti (10) Fmi (10) Forum Internazionale Anti-Ue delle forze popolari e di sinistra (10) Forum di Roma 2019 (10) George Soros (10) Gianluigi Paragone (10) Giorgetti (10) Hollande (10) Jean-Luc Mélenchon (10) Lista del Popolo (10) Marco Passarella (10) Marco Zanni (10) OLTRE L'EURO (10) Ora (10) Paolo Barnard (10) Quirinale (10) Risorgimento Socialista (10) Terni (10) cattiva scuola (10) decrescita (10) diritti civili (10) facebook (10) fisco (10) golpe (10) islanda (10) legge di bilancio 2020 (10) povertà (10) taranto (10) ANTARSYA-M.A.R.S. (9) Algeria (9) Antonio Rinaldi (9) Argentina (9) Bernie Sanders (9) CGIL (9) Campagna eurostop (9) Diritti Sociali (9) Draghi (9) Forconi (9) Paolo Ferrero (9) Stato nazione (9) Terza Repubblica (9) ThyssenKrupp (9) Von Hayek (9) Wolfgang Schaeuble (9) bail-in (9) bipolarismo (9) classi sociali (9) cosmo-internazionalismo (9) deficit (9) futuro collettivo (9) il pedante (9) istruzione (9) liberalismo (9) medicina (9) moneta fiscale (9) necrologi (9) questione nazionale (9) sociologia (9) sovranità (9) tecnologie (9) Antonio Gramsci (8) Corte costituzionale (8) DOPO IL 4 DICEMBRE (8) Erdogan (8) F.f (8) Fratelli d'Italia (8) Genova (8) Goracci (8) Gran Bretagna (8) II assemblea della CLN (1-3 settembre) (8) Ingroia (8) Italia Ribelle e Sovrana (8) Julio Anguita (8) Landini (8) Lenin (8) Luca Massimo Climati (8) Mattarella (8) Mirafiori (8) Yanis Varoufakys (8) borsa (8) debitocrazia (8) destra non euro (8) elezioni anticapte (8) elezioni anticipate 2017 (8) elezioni siciliane (8) grexit (8) inflazione (8) lira (8) manifestazione 25 marzo 2017 (8) marxisti dell'Illinois (8) nuovo movimento politico (8) questione femminile (8) regionalismo (8) sardegna (8) seminario programmatico 12-13 dicembre 2015 (8) svalutazione (8) transfemminismo (8) trasporto aereo (8) unità anticapitalista (8) unità nazionale (8) Abu Bakr al-Baghdadi (7) Alessandro Chiavacci (7) Alternative für Deutschland (7) Articolo 18 (7) CUB (7) Cub Trasporti (7) Dino Greco (7) Ernesto Laclau (7) Flat tax (7) Franz Altomare (7) Gaza (7) Giancarlo D'Andrea (7) Giuseppe Angiuli (7) ISIL (7) Inigo Errejón (7) Je so' Pazzo (7) Jeremy Corbyn (7) Joseph Stiglitz (7) MMT. Barnard (7) Macron (7) Massimo Bontempelli (7) Maurizio Landini (7) Me-Mmt (7) Michele Berti (7) Nuit Debout (7) Oskar Lafontaine (7) Papa Bergoglio (7) Pil italiano (7) Riccardo Achilli (7) Samuele Mazzolini (7) Sapir (7) Seconda Assemblea P101 (7) Ttip (7) agricoltura (7) aletheia (7) anarchismo (7) autodeterminazione dei popoli (7) bankitalia (7) confederazione (7) contante (7) derivati (7) eurexit (7) eurocrack (7) giovani (7) il manifesto (7) incontri (7) magistratura (7) nazismo (7) patria e costituzione (7) pensioni (7) risorgimento (7) rivolta (7) rivoluzione civile (7) rossobrunismo (7) sanità (7) spread (7) trasporto pubblico (7) Ars (6) Banca centrale europea (6) Bazaar (6) Bottega partigiana (6) CETA (COMPREHENSIVE ECONOMIC AND TRADE AGREEMENT) (6) Carlo Galli (6) Casaleggio (6) Contropiano (6) Eros Cococcetta (6) Eugenio Scalfari (6) Franco Bartolomei (6) Frédéric Lordon (6) Giorgia Meloni (6) M.AR.S. (6) Maduro (6) Marx (6) Militant-blog (6) Nino galloni (6) No Renzi Day (6) Noi con Salvini (6) ORA! (6) Pcl (6) Pisapia (6) Polonia (6) REDDITO MINIMO UNIVERSALE (6) Regioni autonome (6) Sandro Arcais (6) Stato di Polizia (6) Target 2 (6) Teoria Monetaria Moderna (6) Thomas Fazi (6) Titoli di stato (6) Toni negri (6) USB (6) Ungheria (6) Viktor Orban (6) assemblea nazionale 2-3 luglio 2016 (6) automazione (6) beni comuni (6) cinema (6) fabrizio Marchi (6) famiglia (6) giovanni Tria (6) governo Gentiloni (6) ideologia (6) incontro internazionale (6) la variante populista (6) liberosambismo (6) migranti (6) no-Ttip (6) nuovo soggetto politico (6) populismo democratico (6) suicidi (6) suicidi economici (6) tecnica (6) terremoto (6) uber (6) utero in affitto (6) Alberto Negri (5) America latina (5) Angelo Panebianco (5) Anguita (5) Antonio Ingroia (5) Assad (5) Carola Rackete (5) Dario Guarascio (5) Decreto Dignità (5) Decreto sicurezza (5) Dimitris Mitropoulos (5) Federalismo (5) Federico Fubini (5) Ferdinando Pastore (5) Finlandia (5) Forza Italia (5) Franco Busalacchi (5) Giuseppe Mazzini (5) HAMAS (5) Hilary Clinton (5) Il popolo de i Forconi (5) Joël Perichaud (5) Kirchner (5) Lucca (5) Luigi De Magistris (5) MOHAMED KONARE (5) Marcello Teti (5) Mario Monforte (5) No Monti Day (5) No debito (5) Npl (5) Nuova Direzione (5) Paolo Becchi (5) Parigi (5) Partito tedesco (5) Pier Paolo Dal Monte (5) Rete dei Comunisti (5) Romano Prodi (5) Rosatellum 2 (5) Sharing Economy (5) Soleimani (5) Stathis Kouvelakis (5) TTIP (TRANSATLANTIC TRADE AND INVESTMENT PARTNERSHIP) (5) Trump (5) Val di Susa (5) Wolfgang Munchau (5) Yemen (5) afghanistan (5) alleanze (5) banche popolari (5) brasile (5) camusso (5) chiesa ortodossa (5) confindustria (5) cuba (5) debitori (5) decreto vaccini (5) di Pietro (5) donna (5) elezioni regionali 2015 (5) elezioni. Lega (5) fratelli musulmani (5) giornalismo (5) governo (5) greta thumberg (5) jihadismo (5) laicismo (5) massimo fini (5) pomigliano (5) procedura d'infrazione (5) proteste agricoltori (5) rifugiati politici (5) salvinismo (5) teologia (5) tremonti (5) wikileaks (5) 16 giugno Roma (4) ALBA (4) Africa (4) Alessandro Somma (4) Alessia Vignali (4) Altiero Spinelli (4) Andrea Ricci (4) Anna Falcone (4) Antonio Amoroso (4) Assange (4) Aurelio Fabiani (4) Autostrade per l'Italia (4) Bergoglio (4) Brigate sovraniste (4) CSNR (4) Candidatura d’Unitat Popular (CUP) (4) Carovana di solidarietà (4) Cesaratto (4) Charlie Hebdo (4) Chiavacci Alessandro (4) Città della Pieve (4) Claudio Martini (4) Comitato per il No nel referendum sulla legge costituzionale Renzi- Boschi (4) Consiglio nazionale ORA! (4) Coordinamento per la Democrazia Costituzionale (4) Corea del Nord (4) Danilo Calvani (4) Danilo Zolo (4) Deutsche Bank (4) Die Linke (4) Diego Melegari (4) Emanuele Severino (4) Ernesto Galli Della Loggia (4) Felice Floris (4) Francesco Giavazzi (4) Frente civico (4) Fronte Sovranista Italiano (4) GIAPPONE (4) Giuliano Pisapia (4) Giulio Regeni (4) Giulio Sapelli (4) Imu (4) Incontro di Roma (4) Italexit (4) JP Morgan (4) Jacques Nikonoff (4) Karl Polany (4) Kke (4) L'Altra Europa con Tsipras (4) Lafontaine (4) Laura Boldrini (4) Leonardo Mazzzei (4) Luciano Canfora (4) Luciano Gallino (4) Luciano Vasapollo (4) Lucio Chiavegato (4) Luigi Ferrajoli (4) Lupo (4) MPL (4) Marcello Minenna (4) Marchionne (4) Martin Heidegger (4) Morgan Stanley (4) Mosul (4) NO TAP (4) Noi sicialiani con Busalacchi (4) ONU (4) Oscar Lafontaine (4) Paolo Gerbaudo (4) Pci (4) Piattaforma di sinistra (4) Piero Bernocchi (4) Prodi (4) ROSSA (4) Rajoy (4) Sefano Rodotà (4) Sergio Starace (4) Simone Pillon (4) Slavoj Žižek (4) Stato d'emergenza (4) TAP (4) Tyssenkrupp (4) VOX (4) Varoufakis (4) Visco (4) Vladimiro Giacché (4) Xarxa Socialisme 21 (4) Xi Jinping (4) agricoltura biologica (4) al-Sisi (4) alceste de ambris (4) anarchici (4) antisemitismo (4) antisionismo (4) arancioni (4) bigenitorialità (4) califfato (4) carceri (4) cipro (4) coalizione sociale (4) crisi bancaria (4) cristianesimo (4) cristianismo (4) curdi (4) demografia (4) diritti di cittadinanza (4) donne (4) elezioni 2017 (4) elezioni comunali 2017 (4) elezioni siciliane 2012 (4) filo rosso (4) gender (4) il fatto quotidiano (4) informatica (4) intelligenza artificiale (4) irisbus (4) irlanda (4) italia (4) ius soli (4) legge del valore (4) legge di stabilità 2017 (4) parti de gauche (4) patrimoniale (4) porcellum (4) precarietà (4) presidente della repubblica (4) primarie (4) protezionismo (4) risparmio (4) salute (4) saviano (4) seminario (4) sinistra transgenica (4) sottoscrizione (4) spending review (4) spesa pubblica (4) statizzazione banche (4) terzo polo (4) transizione al socialismo (4) trattati europei (4) truffa bancaria (4) università (4) wikidemocrazia (4) xylella (4) 19 ottobre (3) Ahmadinejad (3) Alavanos (3) Albert Einstein (3) Alberto Alesina (3) Alfiero Grandi (3) Amodeo (3) Antonella Stirati (3) Aquisgrana (3) Arabia saudita (3) Armando Mattioli (3) Associazione Riconquistare la Sovranità (3) Atene 26-28 giugno (3) Aventino (3) BRIM (3) Barbara Spinelli (3) Benedetto Croce (3) Benetton (3) Bernd Lucke (3) Bin Laden (3) Bloco de Esquerda. (3) Cerveteri Libera (3) Cia (3) Ciudadanos (3) Comitato No Debito (3) Commissione europea (3) Coordinamento Democrazia Costituzionale (3) Coordinamento dei Comitati per il NO-Umbria (3) Coordinamento no E45 autostrada (3) Davide Serra (3) Dieudonné M'bala M'bala (3) Diosdado Toledano (3) EDWARD SNOWDEN (3) Eleonora Forenza (3) Ernest Vardanean (3) Eurasia (3) Fabio Nobile (3) Fabrizio Tringali (3) Fausto Sorini (3) Filippo Abbate (3) Francesco Neri (3) Francesco Salistrari (3) Fratoianni (3) Gianni Ferrara (3) Giorgio Lunghini (3) Giovanni Gentile (3) Giuliana Nerla (3) Giulio Bonali (3) Giuseppe Pelazza (3) Goofynomics (3) Gramsci (3) Guido Grossi (3) HELICOPTER MONEY (3) Hezbollah (3) ISTAT (3) Ilaria Bifarini (3) Iugoslavia (3) Ivan Cavicchi (3) Jens Weidmann (3) Jugoslavia (3) Leonardo SInigaglia (3) Lista Tsipras (3) Luca Ricolfi (3) Magdi Allam (3) Manolo Monero Pérez (3) Marcello Foa (3) Marco Bulletta (3) Marco Mainardi (3) Mario Volpi (3) Marxista dell'Illinois n.2 (3) Massimo De Santi (3) Massimo cacciari (3) Maurizio Fratta (3) Maurizio del Grippo (3) Milton Friedmann (3) Modern Money Theory (3) Moldavia (3) Morya Longo (3) Napoli (3) Nigel Farage (3) No Mes (3) No e-45 autostrada (3) Noi Mediterranei (3) Olanda (3) Palermo (3) Panagiotis Sotiris (3) Paola De Pin (3) Partito Italexit (3) Patrizia Badii (3) Pedro Montes (3) Pkk (3) Poroshenko (3) Rinascita (3) Rodoflo Monacelli (3) Ruggero Arenella (3) Salento (3) Sarkozy (3) Scenari Economici (3) Six Pack (3) Stavros Mavroudeas (3) Ugo Arrigo (3) Ungheria. jobbink (3) Ventotene (3) Viareggio (3) al-Nusra (3) alba dorata (3) austria (3) biotecnocrazia (3) bollettino medico (3) crediti deteriorati (3) debito (3) deflazione (3) deflazione salariale (3) diritto d'asilo politico (3) diritto di cittadinanza (3) divorzio banca d'Italia Tesoro (3) dollaro (3) economia sociale di mercato (3) elezioni 2020 (3) euroasiatismo (3) foibe (3) forza nuova (3) giustizia (3) inceneritori (3) indignati (3) ines armand (3) insegnanti (3) internazionale azione (3) legge di stabilità 2015 (3) legge truffa (3) machiavelli (3) maternità surrogata (3) mattarellum (3) mezzogiorno (3) minijobs. Germania (3) negazionismo (3) noE-45 autostrada (3) occidente (3) oligarchia (3) olocausto (3) partito (3) partito democratico (3) prescrizione (3) psicanalisi (3) quota 100 (3) rai (3) ratzinger (3) riforma del senato (3) robotica (3) sanità. spending review (3) sciopero generale (3) seminario teorico (3) senato (3) sme (3) social media (3) socialdemocrazia (3) sondaggi (3) sovranità e costituzione (3) sovrapproduzione (3) takfir (3) tassisti (3) terza assemblea P101 (3) tv (3) violenza (3) web (3) 11 settembre (2) 12 aprile (2) 25 aprile 2017 (2) 27 ottobre 2012 (2) A/simmetrie (2) ALDE (2) Ada Colau (2) Agenda Monti (2) Alberto Benzoni (2) Alberto Montero (2) Alétheia (2) Amando Siri (2) Amazon (2) Andalusia (2) Angelo Salento (2) Antonello Ciccozzi (2) Antonello Cresti (2) Arditi del Popolo (2) Armando Siri (2) Atlante (2) Baath (2) Bahrain (2) Banca (2) Bandiera rossa in movimento (2) Berretti Rossi (2) Bilderberg (2) Black Lives Matter (2) Blockchain (2) Bolivia (2) Bolkestein (2) Borotba (2) Brushwood (2) CISL (2) Carc (2) Carlo Clericetti (2) Carlo Freccero (2) Carlo Romagnoli (2) Cernobbio (2) Certificati di Credito Fiscale (2) Cesarina Branzi (2) Cgia Mestre (2) Chantal Mouffe (2) Cile (2) Cirimnnà (2) Civati (2) Claudia Castangia (2) Colonialismo (2) Comitato antifascista russo-ucraiono (2) Conte (2) Coordinamento europeo della Sinistra contro l’euro (2) Dani Rodrik (2) De Bortoli (2) Der Spiegel (2) Diem25 (2) Domenico Losurdo (2) Don Giancarlo Formenton (2) Dugin (2) EReNSEP (2) Edoardo Biancalana (2) Ego della Rete (2) Emilia Clementi (2) Emilia-Romagna (2) Emiliano Gioia (2) Enzo Pennetta (2) Eric Toussaint (2) Ettore Livini (2) European Quantitative-easing Intermediated Program (2) Extincion Rebellion (2) F.List (2) Federal reserve (2) Fidel Castro (2) Fidesz (2) Filippo Gallinella (2) Fiumicino (2) Forestale (2) Forum Internazionale antiEU delle forze popolari (2) Forum Popoli Mediterranei (2) Francesco Lamantia (2) Francesco Maria Toscano (2) Francesco Piobbichi (2) Franco Russo (2) Frosinone (2) Fulvio Grimaldi (2) Futuro al lavoro (2) Generale Pappalardo (2) Gentiloni (2) Giacomo Bracci (2) Giacomo Russo Spena (2) Giada Boncompagni (2) Giancarlo Cancelleri (2) Gig Economy (2) Giorgio Gattei (2) Giuliano Amato (2) Giuseppe Palma (2) Goldman Sachs (2) Google (2) Grottaminarda (2) Guido Viale (2) Hartz IV (2) Hegel (2) Hitler (2) Héctor Illueca (2) INPS (2) Incontro di Madrid 19/21 febbraio 2016 (2) Iniciativa za Demokratični Socializem (2) Iniziativa per il socialismo democratico (2) Italia Ribelle (2) Iugend Rettet (2) JULIAN ASSANGE (2) Jacopo Custodi (2) Javier Couso Permuy (2) Juan Carlos Monedero (2) Juncker (2) Junker (2) Kalergy (2) Ken Loach (2) Kostas Lapavitsas (2) Kurdistan (2) La Grassa (2) Lelio Basso (2) Lelio Demichelis (2) Loretta Napoleoni (2) Ltro (2) M-48 (2) Maastricht (2) Mali (2) Manolis Glezos (2) Marco Revelli (2) Marco Rizzo (2) Maria Elena Boschi (2) Maria Rita Lorenzetti (2) Mario Tronti (2) Mark Zuckerberg (2) Marocco (2) Massimo D'Antoni (2) Massimo PIvetti (2) Michele Serra (2) Michele fabiani (2) Microsoft (2) Militant (2) Moscovici (2) Movimento Politico d'Emancipazione Popolare (2) Mussari (2) Mélenchon (2) Nadia Garbellini (2) Netanyahu (2) Nicaragua (2) Omt (2) Oriana Fallaci (2) Ostia (2) Paolo Maddalena (2) Papa (2) Partito comunista (2) Patto di Stabilità e Crescita (2) Paul Krugman (2) Paul Mason (2) PdCI (2) Pdl (2) Piano di eradicazione degli ulivi (2) Piemonte (2) Pippo Civati (2) Portella della Ginesta (2) Preve (2) Quarto Polo (2) Raffaele Alberto Ventura (2) Reddito di inclusione sociale (2) Riccardo Bellofiore (2) Riccardo Ruggeri (2) Riscossa Italia (2) Roberto Ferretti (2) Rosanna Spadini (2) Rosarno (2) Rosatellum (2) Rozzano (2) Ryan air (2) SPD (2) STX (2) Sahra Wagenknecht (2) Salistrari (2) Schumpeter (2) Scilipoti (2) Scozia (2) Seconda Assemblea CLN (2) Sergio Bellavita (2) Sergio Cararo (2) Sergio Cofferati (2) Severgnini (2) Shale gas (2) Simone Di Stefano (2) Slovenia (2) Stato penale (2) Stefano Zecchinelli (2) Steve Bannon (2) Stiglitz (2) Tasi (2) Tasos Koronakis (2) Telecom (2) Terzo Forum (2) Thissen (2) Thomas Piketty (2) Tito Boeri (2) Tiziana Alterio (2) Tiziana Ciprini (2) Tltro (2) Tomaso Montanari (2) Tor Sapienza (2) Torino (2) Transatlantic Trade and Investment Partnership (2) Transnistria (2) Trilateral (2) UIL (2) UKIP (2) Umberto Eco (2) Ursula von der Leyen (2) Valerio Bruschini (2) Von Der Leyen (2) Vox Italia (2) Zagrebelsy (2) Zoe Constantopoulou (2) accordo del 20 febbraio (2) accordo sul nucleare (2) agricoltori indignati (2) al Serraj (2) al-Durri (2) al-qaeda (2) alawismo (2) animalismo (2) antimperialista (2) antispecismo (2) antropologia (2) atac (2) banche venete (2) battaglia d'autunno (2) blocco sociale (2) bontempelli (2) burkini (2) calunnia (2) casa (2) clausole di salvaguardia (2) cobas (2) comitato di Perugia (2) composizione di classe (2) comuni (2) comunicazione (2) debito privato (2) denaro (2) deregulation (2) domenico gallo (2) due euro (2) dughin (2) elezioni comunali 2015 (2) elezioni comunali 2019 (2) embraco (2) enel (2) energia (2) ennahda (2) esercito (2) eugenetica (2) expo (2) export (2) fake news (2) fecondazione eterologa (2) fincantieri (2) fine del lavoro (2) frontiere (2) gaypride (2) genetica (2) gennaro Migliore (2) geoeconomia (2) giacobinismo (2) governicchio (2) indignatos (2) industria italiana (2) intimperialismo (2) isu sanguinis (2) legge (2) legge di stabilità 2018 (2) lgbt (2) libano (2) liberi e uguali (2) libertà di pensiero (2) maidan (2) manifestazione 2 giugno 2018 (2) marina silva (2) mercantislismo (2) nazionalizzare le autostrade (2) no expo (2) non una di meno (2) omosessualità (2) ong (2) paolo vinti (2) pareggio di bilancio (2) parlamento europeo (2) patria (2) patto del Nazareno (2) patto grecia-israele (2) patto politico (2) peronismo (2) petrolio (2) pietro ratto (2) poste (2) poste italiane (2) proporzionale (2) province (2) razionalismo (2) reddito di base (2) ricchezza (2) riduzione parlamentari (2) rifiuti (2) riformismo (2) rivoluzione russa (2) rivoluzione socialista (2) scissione pd (2) serbia (2) shador (2) shoa (2) silicon valley (2) sinistra anticapitalista (2) sinistra critica (2) società (2) stagnazione secolare (2) stop or-me (2) studenti (2) tasso di cambio (2) transgender (2) transumano (2) ulivi (2) unioni civili (2) uniti e diversi (2) uscita da sinistra (2) vincolo di mandato (2) vota NO (2) "cosa rossa" (1) 100 giorni (1) 101 Dalmata. il più grande successo dell'euro (1) 11-12 gennaio 2014 (1) 14 novembre (1) 17 aprile (1) 19 ottobre 2019 (1) 1961 (1) 20-24 agosto 2014 (1) 25 aprile 2014 (1) 25 aprile 2015 (1) 25 aprile 2018 (1) 28 marzo 2014 (1) 31 marzo a Milano (1) 4 novembre (1) 5G (1) 6 gennaioMovimento Popolare di Liberazione (1) 8 settembre (1) 9 febbraio 2019 (1) 9 novembre 2013 (1) A. Barba (1) AL NIMR (1) Abd El Salam Ahmed El Danf (1) Aberto Bellini (1) Accellerazionismo (1) Achille Occhetto (1) Acqua pubblica (1) Adenauer (1) AirCrewCommittee (1) Alain Parguez (1) Alan Greenspan (1) Alan Johnson (1) Alba Libica (1) Albania (1) Albert Jeremiah Beveridge (1) Albert Reiterer (1) Albert Rivera (1) Alberto Perino (1) Alcoa (1) Aldo Barba (1) Aldo Bronzo (1) Aleksey Mozgovoy (1) Alemanno (1) Aleppo (1) Alesina (1) Alessandro Mustillo (1) Alessandro Trinca (1) Alex Zanotelli (1) Alexander Zakharchenko (1) Alterfestival (1) Alternativa per la Germania (1) Alì Manzano (1) Ambrogio Donini (1) Ambrose Evans Pritchard (1) Amedeo Argentiero (1) Amintore Fanfani (1) Amoroso (1) Anders Breivik (1) Andrew Brazhevsky (1) Andrew Spannaus (1) Angela Matteucci (1) Angelo di Carlo (1) Angus Deaton (1) Anis Amri (1) Anna Angelucci (1) Anna Lami (1) Anschluss (1) Anthony Coughlan (1) Antonella Stocchi (1) Antonio De Gennaro (1) Antonio Guarino (1) Antonio Rinaldis (1) Antonis Ragkousis (1) Antonis-Ragkousis (1) Apple (1) Arditi (1) Argo Secondari (1) Argyrios Argiris Panagopoulos (1) Arnaldo Otegi (1) Ars Longa (1) Art 81 (1) Art. 11 (1) Art.50 Trattato Lisbona (1) Articolo1 (1) Artini (1) Artuto Scotto (1) Ascheri (1) Atene (1) Athanasia Pliakogianni (1) Atlantia (1) Attali (1) Augusto Graziani (1) Australia (1) BDI (1) BORIS NEMTSOV (1) BRI (1) Banca d'Italia (1) Banca mondiale (1) Barcelona en comú (1) Bashar al-Assad (1) Basilicata (1) Bastasin (1) Battaglione Azov (1) Bazar (1) Bcc (1) Bekaert (1) Belardelli (1) Belgio (1) Benigni (1) Benoît Hamon (1) Bernard-Henri Levy (1) Bielorussia (1) Bifo (1) Bilancio Ue (1) Bini Snaghi (1) Bisignani (1) Bismarck (1) Black Panthers (1) Blade Runner 2049 (1) Boicotta Eurovision (1) Boikp Borisov (1) Bolsonaro (1) Bossi (1) Branko Milanovic (1) Brennero (1) Bretagna (1) Brigata kalimera (1) Brindisi (1) Britannia (1) Bruderle (1) Bruno Steri (1) Bruno Vespa (1) Bulgaria (1) ByoBlu (1) C.f.. Governo giallo-verde (1) CARTA DI FIRENZE 2019 (1) CCF (1) CNL (1) COMITATO OPERAI E CITTADINI PER L'AST (1) COSMOPOLITICA (1) Calabria (1) Calenda (1) Cambiare si può (1) Cameron (1) Cammino per la libertà (1) Cancellieri (1) Carchedi (1) Caritas (1) Carlo Candi (1) Carlo De Benedetti (1) Carlo Rovelli (1) Carmine Pinto (1) Casal Bruciato (1) Cascina Raticosa (1) Casini (1) Cassazione (1) Cassese Sabino (1) Catarina Martins (1) Cekia (1) Cesare Battisti (1) Checchino Antonini (1) Checco (1) Chiaberge Riccardo (1) Chiara Appendino (1) Chisinau (1) Chișinău (1) Christian Napolitano (1) Christian Rocca (1) Christoph Horstel (1) Circo Massimo (1) Cirinnà (1) Civitavecchia (1) Claudia Zeta (1) Claudio Maartini (1) Claudio Magris (1) Claus Offe (1) Concita De Gregorio (1) Confederazione europea (1) Conferenza d'apertura (1) Consiglio europeo del 26-27 giugno 2014 (1) Coord (1) Coordinamento europeo per l'uscita dall'Unione (1) Corea del Sud (1) Corriere della sera (1) Corte Europea sui diritti dell'uomo (1) Cosenza (1) Crimea (1) Cristina Re (1) Cuperlo (1) DDL (1) Dagospia (1) Daisy Osauke (1) Damiano palano (1) Dan Glazebrook (1) Daniela Conti (1) Daniele Manca (1) Danimarca (1) Dario Fo (1) Davide Bono (1) Davide Gionco (1) Davos (1) De Masi (1) De Vito (1) Debora Billi (1) Debt Redemption Fund (1) Del Rio (1) Denis Mapelli (1) Dichiarazione universale dei diritti umani (1) Dimitris Christoulias (1) Dio (1) Dmitriy Kolesnik (1) Domenico Quirico (1) Domenico Rondoni (1) Dominique Strauss-Khan (1) Don Sturzo (1) Donald Tusk (1) Duda (1) ECO (1) EPAM (1) Eco della rete (1) Eduard Limonov (1) Elctrolux (1) Eleonora Florenza (1) Elinor Ostrom (1) Elliott Gabriel (1) Emanuele Filiberto (1) Emilio Gentile (1) Emma Bonino (1) Emmanuel Mounier (1) Emmeffe (1) Enrica Perucchietti (1) Enrico Angelini Partigiano (1) Enrico Gatto (1) Enrico Rossi (1) Enrico padoan (1) Erasmo vecchio (1) Ernesto Pertini (1) Ernst Bloch (1) Eros Francescangeli (1) Erri De Luca (1) Etiopia (1) Ettore Gotti Tedeschi (1) Eugenio Scalgari (1) Eunoè (1) Eurispes (1) Europa a due velocità (1) Evo Morales (1) FF2 (1) Fabiani (1) Fabio Amato (1) Fabio De Masi (1) Fabio Dragoni (1) Fabio Mini (1) Fabio Petri (1) Fabriano (1) Fabrizio De Paoli (1) Fabrizio Rondolino (1) Falluja (1) Favia (1) Federazione delle Industrie Tedesche (1) Federica Aluzzo (1) Federico Caffè (1) Federico II il Grande (1) Ferrero (1) Fertility Day (1) Filippo Dellepiane (1) Filippo Nogarin (1) Filippo Santarelli (1) Fiorito (1) Florian Philippot (1) Folkebevægelsen mod EU (1) Foodora (1) Foro di Sao Paulo (1) Forum Ambrosetti (1) Forum dei Popoli Mediterranei (1) Forum di Assisi (1) Francesca Donato (1) Francesco Campanella (1) Francesco Cardinali (1) Francesco Garibaldo (1) Francesco Giuntoli (1) Francesco Lenzi (1) Francesco Magris (1) Franco Venturini (1) Frauke Petry (1) Fred Kuwornu (1) Freente Civico (1) Freud (1) Front de gauche (1) Fronte della gioventù comunista (1) Fuad Afane (1) Fukuyama (1) Fuori dall'euro (1) GMJ (1) Gabanelli (1) Gabriele Gesso (1) Gandhi (1) George Friedman (1) George Monbiot (1) Germanicum (1) Gesù (1) Gezi park (1) Giacomo Bellini (1) Giacomo Bellucci (1) Giacomo Vaciago (1) Giacomo Zuccarini (1) Giancarlo Bergamini (1) Gim cassano (1) Giordano Sivini (1) Giovanna Vertova (1) Giovanni De Cristina (1) Giovanni Lo Porto (1) Giovanni Schiavon (1) Giovanni Tomei (1) Giovanni di Cristina (1) Giulia Grillo (1) Giuliana Commisso (1) Giuliano Procacci (1) Giulio Ambrosetti (1) Giulio Girardi (1) Giulio Tarro (1) Giulio Tremonnti (1) Giuseppe Altieri (1) Giuseppe Guarino (1) Giuseppe Travaglini (1) Giuseppe Turani (1) Giuseppe Zupo (1) Glauco Benigni (1) Godley (1) Grasso (1) Graziano Priotto (1) Grecia presidio 9/9/19 (1) Guerra di liberazione algerina (1) Guglielmo Forges Davanzati (1) Guido Lutrario (1) Guido Ortona (1) Günther Anders (1) HSBC (1) Hainer Flassbeck (1) Haitam Manna (1) Haiti (1) Haver Analytics (1) Hawking (1) Heiner Flassbeck (1) Hillary Clinton (1) Hjalmar Schacht (1) Hong Kong (1) Huawei (1) Huffington Post (1) IPHONE (1) IRiS (1) IS (1) Ida Magli (1) Ignazio Marino (1) Il tramonto dell'euro (1) Ilaria Lucaroni (1) Illueca (1) Imposimato (1) Improta (1) Indesit (1) Indipendenza e Costituzione (1) Inge Höger (1) Intellettuale dissidente (1) International Forum of Sovereign Wealth Funds (1) Intesa Sanpaolo (1) Istituto Italiano per gli Studi Filosofici (1) Italia dei valori (1) J.Habermas (1) JAMES GALBRAITH (1) JOBS ACT(ING) IN ROME (1) Jacques Delors (1) Jacques Rancière (1) James Holmes (1) James K. Galbraith (1) James Petras (1) Jaroslaw Kaczynsk (1) Jason Barker (1) Je so' Pazz' (1) Jean Claude Juncker (1) Jean-Claude Juncker (1) Jean-Claude Lévêque (1) Jean-Claude Michéa (1) Jean-Jacques Rousseau (1) Jean-Paul Fitoussi (1) Jeremy Rifkin (1) Jo Cox (1) Joel Perichaud (1) John Laughland (1) John Locke (1) John Pilger (1) Jorge Alcazar Gonzalez (1) Joseph De Maistre (1) Joseph Shumpeter (1) Josephine Markmann (1) João Ferreira (1) Jugend Rettet (1) Juha Sipila (1) Junge Welt (1) Kalecky (1) Kalergi (1) Kelsen (1) Kemi Seba (1) Kenneth Kang (1) Kiev (1) Kirill Vasilev (1) Kolesnik Dmitriy (1) Kosovo (1) Kostas Kostoupolos (1) Kostas-Kostopoulos (1) Kouachi (1) Koutsianas Pantelis (1) Kruhman (1) Ktragujevac (1) Kyenge (1) L'Aquila (1) La Pira (1) La forte polarizzazione (1) La sinistra e la trappola dell'euro (1) La via maestra (1) La7 (1) Lagarde (1) Lapo Elkann (1) Lars Feld (1) Lasciateci fare (1) Leave (1) Lecce (1) Left (1) Legge 194 (1) Legge Acerbo (1) Legge Severino (1) Leonardo Coen (1) Leopolda (1) Lettera aperta ai movimenti sovranisti (1) Lev Gumilev (1) LexitNetwork (1) Lia De Feo (1) Lidia Riboli (1) Lidia Undiemi (1) Liguria (1) Lillo Massimiliano Musso. Leoluca Orlando (1) Lituana (1) Livorno (1) Logistica. Ikea (1) London Corrispondent Society (1) Lorenzin (1) Lorenzin Beatrice (1) Lorenzo Alfano (1) Lorenzo Del Savio (1) Lorenzo Dorato (1) Lorenzo Fioramonti (1) Lorenzo Fontana (1) Loris Caruso (1) Luca Donadel (1) Luca Pagni (1) Lucarelli (1) Lucia Annunziata (1) Lucia Morselli (1) Luciana Castellina (1) Luciano Violante (1) Lucio Magri (1) Lucio garofalo (1) Luigi De Giacomo (1) Luigi Nanni (1) Luigi Preiti (1) Luigi Zingales (1) Luka Mesec (1) López Obrador (1) M. Pivetti (1) M48 (1) M5 (1) MH 17 flight paths (1) MNLA (1) MOSE (1) Macchiavelli (1) Macedonia (1) Maida (1) Manuel Monereo (1) Manuel Montejo (1) Manuela Cadelli (1) Manuela Carmena (1) Marcello Barison (1) Marcello De Cecco (1) Marcello Veneziani (1) Marcia Perugia-Assisi (1) Marco Bersani (1) Marco Carrai (1) Marco Cattaneo (1) Marco Di Steafno (1) Marco Ferrando (1) Marco Fortis (1) Marco Giannini (1) Marco Palombi (1) Marco Pannella (1) Marco Parma (1) Marco Rovelli (1) Marco Santopadre (1) Marcuse (1) Margarita Olivera (1) Maria Grazia Da Costa (1) Marina Calculli (1) Marina Minicuci (1) Mario Esposito (1) Mark Rutte (1) Maroni (1) Marta Fana (1) Martin Lutero (1) Martin Wolf (1) Marxista dell'Illinois n.1 (1) Massimiliano Panarari (1) Massimo Costa (1) Massimo Gramellini (1) Massimo Recalcati (1) Massimo Villone (1) Matt O'Brien (1) Mattei (1) Matteo Mameli (1) Matteo Pucciarelli (1) Mauricio Macri (1) Maurizio Alfieri (1) Maurizio Blondet (1) Maurizio Franzini (1) Maurizio Leonardi (1) Maurizio Lupi (1) Maurizio Molinari (1) Maurizio Ricci (1) Maurizio Sgroi (1) Maurizio Vezzosi (1) Maurizio Zenezini (1) Maurizio zaffarano (1) Mauro Alboresi (1) Mauro Bocci (1) Mauro Maltagliati (1) Mauro Scradovelli (1) Mauro Volpi (1) Maximilian Forte (1) Mdp (1) Me.Fo. (1) Melanchon (1) Meloni (1) Mentana (1) Meridionalisti Italiani (1) Merk (1) Merloni (1) Messico (1) Metallurgiche Forschungsgesellschaft (1) Micah Xavier Johnson (1) Michael Jacobs (1) Michael Ledeen (1) Michael Moore (1) Michelangelo Vasta (1) Michele Ainis (1) Michele Ruggero (1) Mihaly Kholtay (1) Milano (1) Milosevic (1) Milton Friedman (1) Mimmo Lucano (1) Mincuo (1) Ministero economia e finanza (1) Mladic (1) Mohamed bin Salman (1) Mohammad Javad Zarif (1) Monica Maggioni (1) Monicelli (1) Mont Pélerin Society (1) Montegiorgio in Movimento (1) Moshe Ya’alon (1) Moves (1) Movimento 77 (1) Movimento R(e)evoluzione (1) Movimento democratici e progressisti (1) Movimento di Liberazione Popolare (1) Movimiento 15-M (1) Mulatu Teshome Wirtu (1) Musk (1) NIgeria (1) Nadia Valavani (1) Naji Al-Alì (1) Nancy Fraser (1) Natale (1) Neda (1) Nepal (1) Nethanyahu (1) New York Times (1) Nicky Hager (1) Nicola Ferrigni (1) Nicolas Dupont-Aignan (1) Nicoletta Dosio (1) Nicolò Bellanca (1) Nimr Baqr al-Nimr (1) No Fertility Day (1) Noam Chomsky (1) Noelle Neumann (1) Noi sicialiano con Busalacchi (1) Norbert Hofer (1) Norberto Bobbio (1) Nord Africa (1) Norma Rangeri (1) Nsa (1) OCSE (1) OLTRE L'EURO L'ALTERNATIVA C'È (1) OPEC (1) OXI (1) Olimpiadi (1) Olmo Dalcò (1) Omnium (1) Onda d'Urto (1) Open Society Foundations (1) Orietta Lunghi (1) P 101 (1) P-Carc (1) P01 (1) PCE (1) PCdI (1) PIANESI MARIO (1) POSSIBILE (1) PRISM (1) PSUV (1) Pablo Stefanoni (1) Padre Pio (1) Paesi baschi (1) Pakistan (1) Palladium (1) Panagoitis Sotiris (1) Panos "Panagiotis" Kammenos (1) Paola Muraro (1) Paolo Ciofi (1) Paolo Di Martino (1) Paolo Giussani (1) Paolo Maria Filipazzi (1) Paolo dall'Oglio (1) Paremvasi (1) Partito Comunista Italiano (1) Partito Comunista d'Italia (1) Partito del Lavoro (1) Partito radicale (1) Pasolini (1) Pasquale Voza (1) Passos Coelho (1) Patto di stabilità (1) Paul "Elliot" Singer (1) Paul De Grauwe (1) Paul Steinhardt (1) Per una sinistra rivoluzionaria (1) Perù (1) Pettirossi (1) Piano nazionale per la fertilità (1) Piepoli (1) Pier Francesco Zarcone (1) Pier Paolo Pasolini (1) Pierfranco Pellizzetti (1) Piero Calamandrei (1) Piero Gobetti (1) Piero Ricca (1) Piero fassina (1) Piero valerio (1) Pierre Laurent (1) Pietro Attinasi (1) Pietro Ingrao (1) Pietro Nenni (1) Pil (1) Pil argentino (1) Pinna (1) Pino Corrias (1) Pino Prestigiacomo (1) Piotr Zygulski (1) Pisa (1) Pizzarotti (1) Pomezia (1) Porto Recanati (1) Postcapitalism (1) Presidenza della Repubblica (1) Profumo (1) Puglia (1) Quadrio Curzio Alberto (1) Quisling (1) RENAUD LAMBERT (1) RISCOSSA ITALIANA (1) ROSS@ Parma (1) Rachid Ghannoūshī (1) Radek (1) Raffaele Ascheri (1) Raffaele Marra (1) Raffaella Paita (1) Ramadi (1) Ramarrik de Milford (1) Ramon Franquesa (1) Rapporto Werner (1) Ras Longa (1) Razem (1) Realfonzo (1) Remain (1) Renato Brunetta (1) René Girard (1) Report (1) Repubblica di Lugànsk (1) Rete Sostenibilità e Salute (1) Riccardo Terzi (1) Riccardo Tomassetti (1) Rino Formica (1) Risorgimento Meridionale (1) Rita Di Leo (1) Rizzo (1) Robert Mundell (1) Roberta Lombardi (1) Roberto D'Agostino (1) Roberto D'Alimonte (1) Roberto D'Orsi (1) Roberto Fico (1) Roberto Grienti (1) Roberto Marchesi (1) Roberto Martino (1) Roberto Massari (1) Roberto Musacchio (1) Roberto Palmerini (1) Roberto Santilli (1) Rocco Casalino (1) Rohani (1) Roma 13 ottobre 2018 (1) Roma 21 novembre 2015 (1) Romney (1) Rosario Crocetta (1) Rossano Rubicondi (1) Rovereto (1) SENZA EURO(PA) (1) SI COBAS (1) SInistra popolare (1) SYLVAIN LEDER (1) Sacko Soumayla (1) Said Gafurov (1) Sakorafa (1) Salmond (1) Salonicco (1) Salvatore Biasco (1) Salvatore D'Albergo (1) Samaras (1) Samir Amin (1) Sandro Targetti (1) Santori (1) Schengen (1) Schlageter (1) Scottish National Party (1) Scuola austriaca (1) Scuola di Friburgo (1) Sebastiano Isaia (1) Serge Latouche (1) Sergeï Kirichuk (1) Sergio Bologna (1) Sergio Romano (1) Shaimaa (1) Shaimaa el-Sabbagh (1) Shakira (1) SiAMO (1) Sig­mar Gabriel (1) Silvana Sciarra (1) Slai Cobas (1) Slavoj Zizek (1) Solone (1) Sorrentino (1) Spoleto (1) Sraffa (1) Standard & Poor's (1) Stanis Ruinas (1) Stefania Giannini (1) Stefano Alì (1) Stefano Azzarà (1) Stefano Bartolini (1) Stefano Feltri (1) Stefano Lucarelli (1) Stefano Musacchio (1) Stefano Petrucciani (1) Stefano Zai (1) Steven Forti (1) Storace (1) Stratfor (1) Strikemeeting (1) Sudafrica (1) Susana Díaz (1) Svitlana Grugorciùk (1) Svizzera (1) TISA (TRADE IN SERVICES AGREEMENT) (1) TPcCSA (1) Tarek Aziz (1) Tariq Alì (1) Tempa Rossa (1) Tfr (1) Thatcher (1) Theodoros Koudounas (1) Theresa Mai (1) Thomas Szmrzly (1) Thomas Zmrzly (1) Tiziana Aterio (1) Tiziana Drago (1) Togliatti (1) Tommaso Nencioni (1) Tommaso Rodano (1) Tonia Guerra (1) Tony Manigrasso (1) Topos Rosso (1) Toscana (1) Tribunale dell'Aia (1) Trichet (1) Tripoli (1) Tuareg (1) Two Pack (1) UGL (1) UPR (1) Udc (1) Ugo Mattei (1) Ulrich Grillo (1) Unicredit (1) Unio (1) United Kingdom Indipendent Party (1) Utoya (1) VLADIMIR LAKEEV (1) Vagelis Karmiros (1) Valerio Colombo (1) Vallonia (1) Vasilij Volga (1) Veltroni (1) Venezia (1) Veronica Duranti (1) Versilia (1) Vertice di Milano (1) Viale (1) Viktor Shapinov (1) Vilad Filat (1) Vincent Brousseau (1) Vincenzo Sparagna (1) Viscione (1) Vito Lops (1) Vito Storniello (1) Vittorio Bertola (1) Vittorio Carlini (1) Vittorio da Rold (1) Von Mises (1) Vox Populi (1) W. Streeck (1) WHIRLPOOL (1) Walter Eucken (1) Walter Tocci (1) Warren Mosler (1) Washington Consensus (1) Wen Jiabao (1) Westfalia (1) Wilders (1) Wolfgang Streeck (1) Wolkswagen (1) Wozniak (1) YPG (1) Ytzhac Yoram (1) Zagrebelsky (1) Zaia (1) Zalone (1) Zbigniew Brzezinski (1) Zecchinelli (1) Zedda Massimo (1) Zizek (1) Znet (1) Zolo (1) Zygmunt Bauman (1) aborto (1) accise (1) adozioni (1) aggressione (1) agorà (1) al-Fatah (1) al-Ghwell (1) alba mediterranea (1) alberto garzon (1) alluvione (1) alt (1) alta velocità (1) amanda hunter (1) amnistia (1) amore (1) andrea zunino (1) antropocene (1) apocalisse (1) appoggio tattico (1) arcelor Mittal (1) aree valutarie ottimali (1) armi (1) arresti (1) asia argento (1) askatasuna (1) assemblea di Roma del 4 luglio 2015 (1) assemblea nazionale del 22 e 23 ottobre (1) ateismo (1) autogestione (1) autostrade (1) ballarò (1) battisti (1) benessere (1) big five (1) bilancia dei pagamenti (1) bioetica (1) biologia (1) black block (1) blocco costituzionale (1) blocco nero (1) bloomberg (1) bomba atomica (1) bonapartismo (1) brigantaggio (1) bufale (1) bullismo (1) calcio (1) califfaato (1) campagna di finanziamento (1) capitolazione (1) carlo Bonini (1) carlo Sibilia (1) carta dei principi (1) cassa depositi e prestiti (1) catastrofe italiana (1) catene di valore (1) cdp (1) censis (1) censura (1) chokri belaid (1) comitato (1) comitato per la salvaguardia dei numeri reali (1) commemorazione (1) confini (1) conflitto di interezzi (1) confucio (1) consiglio superiore della magistratura (1) contestazione (1) controcorrente (1) convegno di Copenaghen (1) coronavirus (1) coronovirus (1) cretinate. (1) curzio maltese (1) cybercombattenti (1) cyborg (1) dabiq (1) dall'euro (1) dalla NATO e dal neoliberismo (1) david harvey (1) decalogo (1) decescita (1) decrescita felice (1) decretone (1) democratellum (1) democratiche e di sinistra (1) democrazia economica (1) deportazione economica (1) depressione (1) di Monica Di Sisto (1) dichiarazione di Roma (1) dimissioni (1) dimitris kazakis (1) diritti dei lavoratori (1) dissesto idrogeologico (1) dracma (1) ebraismo (1) economie di scala (1) economist (1) ecosocialismo (1) egolatria (1) elezioni comunali 2018 (1) elezioni regionali 2019 (1) enav (1) enrico Corradini (1) erasmus (1) esercito industriale di riserva (1) espulsione (1) estremismo (1) eurasismo (1) euroi (1) evasione fiscale (1) fabbriche (1) fallimenti (1) fascistizzazione della Lega (1) felicità (1) femen (1) femminicidio (1) fiducia (1) finan (1) finaza (1) flessibilità (1) flussi elettorali 2016 (1) fondi avvoltoio (1) fondi immobiliari (1) fondi sovrani (1) forme (1) freelancing (1) fuga dei capitali (1) fusione dei comuni (1) genere (1) giusnaturalismo (1) global compact (1) gold standard (1) governabilità (1) governo neutrale (1) grande coalizione (1) gravidanza (1) grazia (1) guerra di civiltà (1) guerra valutaria (1) hansel e gretel (1) hedge funds (1) i più ricchi del mondo (1) il cappello pensatore (1) illiberale (1) ilsimplicissimus (1) import (1) import-export (1) incendi (1) independent contractor (1) india (1) indignados (1) indipendeza e costituzione (1) individualismo (1) indulto (1) intena (1) intervista (1) ius sanguinis (1) ivana fabris (1) joker (1) kafir (1) l (1) la grande bellezza (1) legalità (1) legge Madia (1) legge anticorruzione (1) legge antisciopero (1) legge di stabilità 2016 (1) leva (1) leva obbligatoria (1) lex monetae (1) libaralismo (1) libe (1) liberalizzazioni (1) liberazionne (1) liberiamo (1) libra (1) linguaggio (1) link tax (1) liste civiche. (1) loi El Khomri (1) lotga di classe (1) luddismmo (1) lula (1) madre surrogata (1) mafiodotto (1) maghreb (1) malaysian AIRLINES (1) mandato imperativo (1) manifesto del Movimento Popolare di Liberazione (1) manlio dinucci (1) manovra (1) marchesi Antinori (1) marcia globale per Gerusalemme (1) massacri imperialisti (1) massimo bray (1) massoneria (1) materialismo storico (1) matrimoni omosessuali (1) matteo bortolon (1) matteo brandi (1) megalamania (1) memoria (1) mercantilismo (1) mercato (1) mercato del lavoro (1) militarismo (1) modello spagnolo (1) modello tedesco (1) modernità (1) molestie (1) momento polany (1) monetarismo (1) moody's (1) nascite (1) nazion (1) nazional-liberismo (1) neokeynesismo (1) no allo spezzatino (1) no vax (1) nobel (1) nomine ue (1) norvegia (1) numero chiuso (1) obiezione di coscienza (1) occupy wall street (1) oligarchia eurista (1) openpolis (1) operaismo (1) ore lavorate (1) osvaldo napoli (1) pacifismo (1) palmira (1) partite iva (1) partiti (1) partito americano (1) partito brexit (1) partito umanista (1) pecchioli luigi (1) personalismo (1) petiziion (1) piaciometro (1) piano Silletti (1) piano nazionale di prevenzione (1) piero visani (1) piigs (1) politicamente corretto (1) politiche austeritarie (1) polizia (1) ponte Morandi (1) popolo (1) post-elezioni (1) post-operaismo (1) postumano (1) profughi (1) programma UIKP (1) progresso (1) qualunquismo (1) questione meridionale (1) quinta internazionale (1) rampini (1) rappresentanza (1) recensioni (1) regione umbria (1) rete 28 Aprile (1) ride sharing (1) rider (1) risparmio tradito (1) risve (1) riunioni regionali (1) rivoluzione (1) robot killer (1) rosabrunismo (1) rublo (1) salafismo (1) salir del euro (1) sandro veronesi (1) sanzioni (1) scie chimiche (1) sciopero della fame (1) seisàchtheia (1) sequestro minori (1) sfruttamento (1) sicurezza (1) siderurgia (1) sindalismo di base (1) sinismo (1) smartphone (1) social forum (1) sondaggio demos (1) specismo (1) spionaggio (1) squatter (1) stadio (1) startup (1) statuto (1) sterlina (1) strategia militare (1) stress test (1) sud (1) suez (1) supe-bolla (1) supply-side economics (1) svimez (1) taglio parlamentari (1) takfirismo (1) tango bond (1) tassiti (1) tempesta perfetta (1) terza fase (1) terzigno (1) terzo stato (1) tesaurizzazione (1) torre maura (1) tortura (1) transumanismo (1) trappola della liquidità (1) trasformismo (1) trasumanesimo (1) trenitalia (1) triptrorelina (1) trivelle (1) troll (1) uassiMario Monti (1) uberizzazione (1) ultimatum (1) vademecum (1) vadim bottoni (1) valute (1) vattimo (1) vertice di Roma (1) volkswagen (1) voucher (1) wahabismo (1) wahhabismo (1) xenobot (1) yuan (1) zanotelli (1) zapaterismo (1)