23 giugno. Volentieri pubblichiamo questo intervento di Fraioli. Egli non tira in ballo la teoria economica, ma la dimensione necessariamente politica della battaglia per salvare il nostro paese. Fiato sprecato, sospettiamo. Il salto della quaglia e i "compagni di merende", che il Bagnai si è scelto dimostrano quale sia la concezione di quest'ultimo, che potremmo così definire: "non importa di che colore sia il gatto, basta che acchiappi i topi". Non importa come se ne esce da questa crisi, da destra o da sinistra. Abbiamo scoperto poi che per Bagnai, venendo meno a tutta la sua recente predicazione, non importa se ne usciamo abbandonando l'euro o invece tenendocelo. L'importante sarebbe attenersi alla... "razionalità economica". Dietro a questa presunta "razionalità" non c'è solo l'inciucio conclamato con i liberisti, c'è pure la condivisione della loro idea reazionaria che spetti ai "tecnici" guidare il paese. Bagnai ce ne farà veder delle belle!
«Mio malgrado sono costretto intervenire in merito a un commento pubblicato sul blog di Alberto Bagnai nel quale vengo "tirato in mezzo". Rispondendo a un lettore (Grecale) che auspica "l'idea di un'azione concreta che abbia il potere di riunire le mille voci disperate che chiedono un cambiamento netto e clamoroso in italia" proponendo di "chiedere ai migliori economisti italiani (o quelli ancora sani di mente), di abbandonare ideologismi teorici o politici per riunirsi e discutere, e decidere insieme quali sono le azioni urgenti che un governo realmente interessato a salvare l'Italia dovrebbe immediatamente prendere", il buon Bagnai risponde così: «Il fraiolismo metodologico è bandito da questo sito. Ho fretta anch'io, quindi vado lento».
Sono certo di soddisfare, con quanto vado a scrivere, la curiosità dei tanti che mi hanno inutilmente chiesto, nei mesi scorsi, spiegazioni circa la rottura dei miei rapporti con Alberto Bagnai. A tutti loro ho sempre risposto glissando, derubricando l'accaduto a mera incompatibilità di carattere. Li invito a mettersi comodi e a godersi la tanto agognata "spiegazione". La chiave interpretativa è tutta in una frasetta di Bagnai: "Ho fretta anch'io, quindi vado lento". Sia ben chiaro, non la considero affatto offensiva, e inoltre essa ha il merito di sintetizzare ottimamente il caso "Bagnai-Fraioli".
Ma cos'è il "fraiolismo metodologico"? E' un atteggiamento di interesse (mentale, psicologico, caratteriale e politico) nei confronti di tutti coloro che, non essendo disposti ad arrendersi, si attivano per fare qualcosa. Qualsiasi cosa. Ed è, pertanto, l'esatto contrario della strategia di Alberto Bagnai, il quale pensa che, soprattutto in questo momento, essere in molti sia non solo inutile, ma addirittura controproducente, se non dannoso. Secondo Alberto Bagnai l'unico strumento efficace è la razionalità macroeconomica. Questa, tradita dai chierici della triste scienza perché asserviti agli interessi dell'ideologia eurota, deve tornare a svolgere il suo ruolo di indirizzo delle scelte di politca economica, una volta che la verità scientifica sia stata ristabilita.
Ovviamente "€uro delendum est", e qui siamo d'accordo. Il dissidio comincia nel momento in cui si comincia a ragionare su quali possano essere le forze sociali ed economiche sulle quali far leva per distruggere l'euro e tornare alla "razionalità macroeconomica", ammesso che questa esista. I grandi interessi economici danneggiati, anch'essi, dal fallimento della moneta unica? La borghesia produttiva? Il mondo dei salariati e delle professioni? Tutte queste classi, e altre ancora, tutte insieme danneggiate dalla mancanza di "razionalità macroeconomica"? Io non so cos'abbia in mente Bagnai, forse l'idea che la "verità", una volta arrivata alle orecchie di un numero sufficiente di persone, sarà così abbagliante da persuadere tutti. Ci affideremo, quel giorno, ai migliori economisti i quali, forti della loro competenza e non più asserviti ai poteri forti, ci indicheranno la strada per uno sviluppo equilibrato ed equo. Tutto molto bello, ma mi sorge, spontanea, una domanda: Alberto, chi deciderà, nel tuo mondo macroeconomicamente equilibrato, chi dovrà andare a pulire i cessi? Sai, anch'io nel mio piccolo sono un "agente economico", e ti assicuro che farò di tutto per non andarci; aprendo così, sempre nel mio piccolo, una piccola lotta di classe. E pensi che, per non andare a pulire i cessi, io mi limiterei a fare appello alla sola "razionalità", macroeconomica, microeconomica o di qualsiasi altro genere?
Il fatto è che gli "agenti economici" sono, come Alberto ben dovrebbe sapere, guidati dal cieco egoismo, e non c'è razionalità micro o macro economica che possa mai riuscire a mediarne gli interessi. Consiglio a Bagnai, se mai ne ha avuto occasione, di frequentare qualche assemblea di condominio. Se c'è un luogo dove fare la vera gavetta politica, ebbene sono le assemblee condominiali. Mille accordi sottobanco, mediati da simpatie, odi nascosti, amori clandestini, simbiosi di bizzarra natura tra condomini, costituiscono la base delle maggioranze che vi fanno regolarmente a pezzi la famosa "razionalità economica" cui tanto tiene Alberto Bagnai. Questo non significa, ovviamente, che la razionalità economica non serva a niente, anzi, essa è pur sempre la protagonista nelle assembleee condominiali, tanto è vero che in esse si discute accanitamente di numeri e tabelle, appellandosi a norme e regolamenti, ma è pur vero che, anche di fronte all'evidenza più lampante, il peso della fazioni condominiali resta enorme e, quasi sempre, determinante. Siamo, cioè, davanti a un dato ineludibile: la politica è un'altra cosa.
Bagnai potrebbe ribattere che, visti i risultati, quelli che "fanno politica" hanno dato ben misera prova di sé, ed avrebbe pienamente ragione. Anzi, no, mi correggo: hanno dato misera prova di sé quelli che hanno fatto politica in difesa delle classi sociali sconfitte, non certo quelli che sono riusciti a vendere ai lavoratori l'idea che il cambio fisso sia nel loro interesse. Noi siamo grati a Bagnai di averci spiegato questo e tanti altri concetti, così come saremmo grati a un amico avvocato che ci rivelasse il fatto che il librone delle norme di legge, cui si appella il nostro amministratore di condominio, per sòlarci, è un testo farlocco. Ma, giunti a quel punto, cosa dovremmo fare, secondo Bagnai? Aspettare che la vecchina del terzo piano si legga il testo unico delle norme condominiali? Oppure, più concretamente, utilizzare quel fatto per costruire un'alleanza tra tutti i nemici dell'amministratore, anche quelli che lo detestano per ragioni che non hanno nulla a che vedere con le nostre, per riuscire a buttarlo fuori?
Quello che Bagnai non capisce, o fa finta di non capire, è che in politica (che si sia o meno in democrazia) non è mai la maggioranza a comandare, ma una minoranza che riesce a raccogliere, intorno a sé, una maggioranza composita di forze e interessi, ricevendo da questa la delega ad esercitare una sorta di principato. Per riuscire in questo intento è indispensabile muoversi con tempismo, intercettando fin dal loro sorgere le istanze di ribellione al fine di canalizzarle in un progetto politico. Questo è quello che sto facendo (sempre nel mio piccolo: non sono il grande Bagnai) con la mia adesione all'Associazione Riconquistare la Sovranità (ARS), avvenuta dopo una lunga riflessione. Considero l'ARS un interessante tentativo di aggregare una parte della dissidenza politica italiana, e mi auguro che possa avere successo, come pure lo auguro ad altri gruppi. Sono consapevole delle difficoltà, dei limiti, talvolta anche delle ambiguità di alcune di queste iniziative, ma penso che non vi sia altra strada possibile che non passi per il ritorno alla politica, attiva e militante, di un congruo numero di cittadini.
Alla fine, la ragione del mio dissidio con Alberto Bagnai è tutta qui: nell'aver aderito all'ARS, nel seguire con interesse le mosse di un altro piccolo gruppo di dissidenti politici (MPL) e, in generale, di considerare come un fatto positivo tutti i movimenti che sorgono dal basso, schierandomi contro di loro solo quando, come nel caso del M5S, giungo alla conclusione di essere stato ingannato perché non di movimenti dal basso si trattava, ma di rivoluzioni colorate eterodirette (forse esterodirette).
Vi è, inoltre, una puntualizzazione. Alberto Bagnai mi rimprovera di non essere sufficientemente convinto della necessità di far pagare un conto politico molto salato ai chierici della triste scienza che hanno tradito la razionalità marcoeconomica. Si tratta di una questione che non mi appassiona minimamente, essendo del tutto estraneo al mondo dell'accademia e, soprattutto, non in grado di cogliere le finezze delle diverse posizioni sostenute dai grandi protagonisti del dibattito economico. Mi limito ad ascoltare tutti cercando di imparare le cose che non so, ma più che esprimere la mia opinione, schierandomi (con il beneficio del dubbio) per questa o quella posizione, non posso lecitamente fare.
Questo, amici miei, è il famigerato "fraiolismo metodologico". Estote parati (trad. in napolitano: stateve accuorte)».
Fonte: Eco della Rete
«Mio malgrado sono costretto intervenire in merito a un commento pubblicato sul blog di Alberto Bagnai nel quale vengo "tirato in mezzo". Rispondendo a un lettore (Grecale) che auspica "l'idea di un'azione concreta che abbia il potere di riunire le mille voci disperate che chiedono un cambiamento netto e clamoroso in italia" proponendo di "chiedere ai migliori economisti italiani (o quelli ancora sani di mente), di abbandonare ideologismi teorici o politici per riunirsi e discutere, e decidere insieme quali sono le azioni urgenti che un governo realmente interessato a salvare l'Italia dovrebbe immediatamente prendere", il buon Bagnai risponde così: «Il fraiolismo metodologico è bandito da questo sito. Ho fretta anch'io, quindi vado lento».
Sono certo di soddisfare, con quanto vado a scrivere, la curiosità dei tanti che mi hanno inutilmente chiesto, nei mesi scorsi, spiegazioni circa la rottura dei miei rapporti con Alberto Bagnai. A tutti loro ho sempre risposto glissando, derubricando l'accaduto a mera incompatibilità di carattere. Li invito a mettersi comodi e a godersi la tanto agognata "spiegazione". La chiave interpretativa è tutta in una frasetta di Bagnai: "Ho fretta anch'io, quindi vado lento". Sia ben chiaro, non la considero affatto offensiva, e inoltre essa ha il merito di sintetizzare ottimamente il caso "Bagnai-Fraioli".
Ma cos'è il "fraiolismo metodologico"? E' un atteggiamento di interesse (mentale, psicologico, caratteriale e politico) nei confronti di tutti coloro che, non essendo disposti ad arrendersi, si attivano per fare qualcosa. Qualsiasi cosa. Ed è, pertanto, l'esatto contrario della strategia di Alberto Bagnai, il quale pensa che, soprattutto in questo momento, essere in molti sia non solo inutile, ma addirittura controproducente, se non dannoso. Secondo Alberto Bagnai l'unico strumento efficace è la razionalità macroeconomica. Questa, tradita dai chierici della triste scienza perché asserviti agli interessi dell'ideologia eurota, deve tornare a svolgere il suo ruolo di indirizzo delle scelte di politca economica, una volta che la verità scientifica sia stata ristabilita.
Ovviamente "€uro delendum est", e qui siamo d'accordo. Il dissidio comincia nel momento in cui si comincia a ragionare su quali possano essere le forze sociali ed economiche sulle quali far leva per distruggere l'euro e tornare alla "razionalità macroeconomica", ammesso che questa esista. I grandi interessi economici danneggiati, anch'essi, dal fallimento della moneta unica? La borghesia produttiva? Il mondo dei salariati e delle professioni? Tutte queste classi, e altre ancora, tutte insieme danneggiate dalla mancanza di "razionalità macroeconomica"? Io non so cos'abbia in mente Bagnai, forse l'idea che la "verità", una volta arrivata alle orecchie di un numero sufficiente di persone, sarà così abbagliante da persuadere tutti. Ci affideremo, quel giorno, ai migliori economisti i quali, forti della loro competenza e non più asserviti ai poteri forti, ci indicheranno la strada per uno sviluppo equilibrato ed equo. Tutto molto bello, ma mi sorge, spontanea, una domanda: Alberto, chi deciderà, nel tuo mondo macroeconomicamente equilibrato, chi dovrà andare a pulire i cessi? Sai, anch'io nel mio piccolo sono un "agente economico", e ti assicuro che farò di tutto per non andarci; aprendo così, sempre nel mio piccolo, una piccola lotta di classe. E pensi che, per non andare a pulire i cessi, io mi limiterei a fare appello alla sola "razionalità", macroeconomica, microeconomica o di qualsiasi altro genere?
Il fatto è che gli "agenti economici" sono, come Alberto ben dovrebbe sapere, guidati dal cieco egoismo, e non c'è razionalità micro o macro economica che possa mai riuscire a mediarne gli interessi. Consiglio a Bagnai, se mai ne ha avuto occasione, di frequentare qualche assemblea di condominio. Se c'è un luogo dove fare la vera gavetta politica, ebbene sono le assemblee condominiali. Mille accordi sottobanco, mediati da simpatie, odi nascosti, amori clandestini, simbiosi di bizzarra natura tra condomini, costituiscono la base delle maggioranze che vi fanno regolarmente a pezzi la famosa "razionalità economica" cui tanto tiene Alberto Bagnai. Questo non significa, ovviamente, che la razionalità economica non serva a niente, anzi, essa è pur sempre la protagonista nelle assembleee condominiali, tanto è vero che in esse si discute accanitamente di numeri e tabelle, appellandosi a norme e regolamenti, ma è pur vero che, anche di fronte all'evidenza più lampante, il peso della fazioni condominiali resta enorme e, quasi sempre, determinante. Siamo, cioè, davanti a un dato ineludibile: la politica è un'altra cosa.
Bagnai potrebbe ribattere che, visti i risultati, quelli che "fanno politica" hanno dato ben misera prova di sé, ed avrebbe pienamente ragione. Anzi, no, mi correggo: hanno dato misera prova di sé quelli che hanno fatto politica in difesa delle classi sociali sconfitte, non certo quelli che sono riusciti a vendere ai lavoratori l'idea che il cambio fisso sia nel loro interesse. Noi siamo grati a Bagnai di averci spiegato questo e tanti altri concetti, così come saremmo grati a un amico avvocato che ci rivelasse il fatto che il librone delle norme di legge, cui si appella il nostro amministratore di condominio, per sòlarci, è un testo farlocco. Ma, giunti a quel punto, cosa dovremmo fare, secondo Bagnai? Aspettare che la vecchina del terzo piano si legga il testo unico delle norme condominiali? Oppure, più concretamente, utilizzare quel fatto per costruire un'alleanza tra tutti i nemici dell'amministratore, anche quelli che lo detestano per ragioni che non hanno nulla a che vedere con le nostre, per riuscire a buttarlo fuori?
Quello che Bagnai non capisce, o fa finta di non capire, è che in politica (che si sia o meno in democrazia) non è mai la maggioranza a comandare, ma una minoranza che riesce a raccogliere, intorno a sé, una maggioranza composita di forze e interessi, ricevendo da questa la delega ad esercitare una sorta di principato. Per riuscire in questo intento è indispensabile muoversi con tempismo, intercettando fin dal loro sorgere le istanze di ribellione al fine di canalizzarle in un progetto politico. Questo è quello che sto facendo (sempre nel mio piccolo: non sono il grande Bagnai) con la mia adesione all'Associazione Riconquistare la Sovranità (ARS), avvenuta dopo una lunga riflessione. Considero l'ARS un interessante tentativo di aggregare una parte della dissidenza politica italiana, e mi auguro che possa avere successo, come pure lo auguro ad altri gruppi. Sono consapevole delle difficoltà, dei limiti, talvolta anche delle ambiguità di alcune di queste iniziative, ma penso che non vi sia altra strada possibile che non passi per il ritorno alla politica, attiva e militante, di un congruo numero di cittadini.
Alla fine, la ragione del mio dissidio con Alberto Bagnai è tutta qui: nell'aver aderito all'ARS, nel seguire con interesse le mosse di un altro piccolo gruppo di dissidenti politici (MPL) e, in generale, di considerare come un fatto positivo tutti i movimenti che sorgono dal basso, schierandomi contro di loro solo quando, come nel caso del M5S, giungo alla conclusione di essere stato ingannato perché non di movimenti dal basso si trattava, ma di rivoluzioni colorate eterodirette (forse esterodirette).
Vi è, inoltre, una puntualizzazione. Alberto Bagnai mi rimprovera di non essere sufficientemente convinto della necessità di far pagare un conto politico molto salato ai chierici della triste scienza che hanno tradito la razionalità marcoeconomica. Si tratta di una questione che non mi appassiona minimamente, essendo del tutto estraneo al mondo dell'accademia e, soprattutto, non in grado di cogliere le finezze delle diverse posizioni sostenute dai grandi protagonisti del dibattito economico. Mi limito ad ascoltare tutti cercando di imparare le cose che non so, ma più che esprimere la mia opinione, schierandomi (con il beneficio del dubbio) per questa o quella posizione, non posso lecitamente fare.
Questo, amici miei, è il famigerato "fraiolismo metodologico". Estote parati (trad. in napolitano: stateve accuorte)».
Fonte: Eco della Rete




















