mercoledì 3 febbraio 2016

EDWARD SNOWDEN: COME DIFENDERE LA NOSTRA PRIVACY DAL "GRANDE FRATELLO" intervista a cura di Micah Lee

[ 3 febbraio ]

Avvertenza: nel seguito, quanto è in corsivo tra parentesi quadre, è di Micah Lee; quanto è in tondo corpo 8 tra parentesi quadre precedute da asterisco, è del traduttore.

Il mese scorso ho incontrato Edward Snowden in un hotel nel centro di Mosca, a pochi isolati dalla Piazza Rossa. Era la prima volta che ci incontravamo di persona. Mi aveva scritto un paio di anni fa, poi avevamo creato un canale di comunicazione criptato per i giornalisti Laura Poitras e Glenn Greenwald, ai quali Snowden voleva rivelare la dilagante e frenetica sorveglianza di massa messa in atto dalla National Security Agency (NSA) e dal suo equivalente britannico GCHQ (Government Communications Headquarters).

Oramai Snowden non era più nascosto nell’anonimato. Tutti sapevano chi era, molte delle informazioni che aveva rivelato erano di dominio pubblico ed era noto che viveva in esilio a Mosca, dove era rimasto bloccato quando il Dipartimento di Stato USA gli aveva annullato il passaporto mentre stava recandosi in America Latina. La sua situazione adesso era più stabile e le minacce contro di lui un po’ più facili da prevedere. Quindi ho incontrato Snowden con meno paranoia di quella che era invece giustificata nel 2013, ma con più precauzioni per la nostra sicurezza personale, visto che questa volta le nostre comunicazioni non sarebbero state telematiche ma di persona. 

Il primo incontro è avvenuto nella hall dell’hotel. Mi ero portato dietro tutto il mio armamentario elettronico. Avevo spento il mio smartphone e l’avevo messo in una gabbia di Faraday, uno strumento progettato per bloccare tutte le emissioni radio. La gabbia era nello zaino assieme al mio computer portatile (che avevo configurato e reso più sicuro appositamente per questo viaggio in Russia). Sia il computer che lo smartphone erano spenti. Entrambi erano configurati in modo da stoccare le informazioni in forma criptata, ma il sistema di criptazione non è inattaccabile <https://theintercept.com/2015/04/27/encrypting-laptop-like-mean/#attacks>  e lasciarli in camera sarebbe stato un invito alla manomissione.

La maggior parte dei divani della hall erano occupati da russi ben vestiti che sorseggiavano cocktail. Mi sono installato su un divano vuoto, appartato e fuori dal campo di sorveglianza dell'unica telecamera di sicurezza che sono riuscito a individuare. Snowden mi aveva detto che avrei dovuto aspettare un po’ prima di incontrarlo e per un attimo mi sono chiesto se fossi sorvegliato. Un uomo con la barba, occhiali e impermeabile, stava in piedi a pochi passi da me, senza far altro che fissare una vetrata colorata. Dopo un po’ ha fatto un giro attorno al divano dove ero seduto e, quando i nostri sguardi si sono incrociati, se n’è andato.

Finalmente è comparso Snowden. Ci siamo sorrisi e ci siamo detti quanto ci facesse piacere incontrarci. Prima di incominciare a parlare sul serio, siamo saliti per una scala a chiocciola accanto a un ascensore fino alla camera dove avrei fatto l’intervista.

Poi è risultato che avrei potuto prendere meno precauzioni a proposito della sicurezza. Snowden mi ha detto che potevo servirmi del mio telefono, così ho potuto combinare un appuntamento con alcuni amici comuni che erano in città. La sicurezza operativa *[operational security, opsec] è stato uno dei temi ricorrenti delle diverse conversazioni che abbiamo avuto a Mosca.

Nella maggior parte delle sue precedenti dichiarazioni, Snowden ha parlato dell’importanza della privacy, del bisogno che ci sia una riforma dei sistemi di sorveglianza e della criptazione. Ma raramente ha avuto l’occasione di entrare nei dettagli e aiutare anche persone prive di una grande formazione tecnica a capire i metodi della sicurezza operativa e quindi a rafforzare la propria sicurezza e la propria privacy.

Ci siamo trovati d’accordo sul fatto che la nostra intervista si dovesse incentrare più sulle questioni da nerd *[fanatici dell’informatica] che su quelle politiche, perché siamo entrambi dei nerd e non c’erano altre interviste su questo tono. Credo che Snowden abbia voluto usare il nostro incontro per promuovere progetti all’avanguardia nella sicurezza e per spingere la gente a usarli. 

Ad esempio, Snowden mi ha detto che prima del nostro incontro aveva scritto su Twitter a proposito di TOR, il sistema per usare Internet mantenendo l’anonimato e che era rimasto sorpreso di quante persone pensano che TOR è un complotto del governo. Voleva dissipare questo genere di fraintendimenti.

La nostra intervista, realizzata mentre mangiavamo hamburger serviti in camera, è iniziata discutendo di alcune nozioni di base.



Micah Lee: Quali sono le pratiche di sicurezza operativa che tutti dovrebbero adottare? Diciamo quelle utili per un utente medio.

Edward Snowden: La sicurezza operativa è una cosa importante, anche se non ci si sente preoccupati per lo spionaggio della NSA. Perché quando si parla di vittime di sorveglianza abusiva, si deve pensare a persone che hanno relazioni extra-coniugali, a vittime di stalking, a giovani preoccupati dell’invadente controllo dei genitori. Si tratta innanzitutto di pretendere un certo grado di privacy.

- Un primo passo che chiunque può fare è quello di criptare le telefonate e i messaggi di testo (sms). Si può farlo usando l’app *[l’application, il programma specifico] per smartphone Signal, messa a punto dalla Open Whisper Systems. È gratuita, basta scaricarla. Anche se le vostre conversazioni sono intercettate, non possono essere comprese da un eventuale spione. [Signal <https://theintercept.com/2015/03/02/signal-iphones-encrypted-messaging-app-now-supports-text/>  è disponibile per iOS <https://itunes.apple.com/us/app/signal-private-messenger/id874139669?mt=8>  e Android <https://play.google.com/store/apps/details?id=org.thoughtcrime.securesms>  e, a differenza di molti altri strumenti per la sicurezza, è molto facile da usare]

 - Si dovrebbe anche criptare il disco rigido in modo che, se il computer viene rubato, le informazioni registrate su di esso non sono leggibili - foto, indirizzo di casa, indirizzo del posto di lavoro, i luoghi che frequentano i vostri figli, dove si trova la vostra università, ecc. [Ho scritto una guida per la criptazione del disco per Windows, Mac e Linux reperibile in https://theintercept.com/2015/04/27/encrypting-laptop-like-mean/ <https://theintercept.com/2015/04/27/encrypting-laptop-like-mean/> ]

- Utilizzare un gestore di password. Una delle cose che rende le informazioni personali più esposte, anche agli spioni meno dotati, sono i data dump *[ad esempio i flussi di dati trasferiti da un computer all’altro, i dati che i computer registrano quando vanno in tilt e creano copie della memoria sul disco]. Le vostre credenziali (come username e password) possono essere ottenute anche da qualcuno che hackera un sito che voi avete smesso di usare, poniamo, nel 2007, ma ad esempio la password a suo tempo utilizzata per quel sito Internet è la stessa che state ancora usando per la vostra casella Gmail. Un gestore di password consente di creare password sicure, ognuna dedicata a un solo sito Internet, ma senza il problema di doverle memorizzare. [Il gestore di password KeePassX <https://www.keepassx.org/>  è gratuito, open source, funziona su Windows, Linux e Apple e non memorizza nulla su Internet]

- Un’altra misura da adottare è l’identificazione a due fattori. Il punto di forza di questo metodo è che se qualcuno si appropria della vostra password, oppure se avete lasciato la password in bella mostra l’identificazione a due fattori consente al provider *[al fornitore di servizi Internet] di fornirvi un mezzo alternativo di identificazione - per esempio un sms o qualcosa di simile. [Se attivate l'identificazione a due fattori, un hacker avrà bisogno sia della password (primo fattore), sia di un dispositivo fisico, come il vostro telefono, come secondo fattore. Gmail, Facebook, Twitter, Dropbox, GitHub, Battle.net e una miriade di altri servizi permettono l’utilizzo dell’identificazione a due fattori (una lista di questi servizi la trovate sul sito: https://twofactorauth.org/ <https://twofactorauth.org/> )]

 Non dobbiamo vivere come se fossimo elettronicamente nudi. Dobbiamo corazzarci con sistemi su cui possiamo contare nella vita di tutti i giorni. Questo non deve comportare un enorme cambiamento nello stile di vita. Non deve essere qualcosa che sconvolge le nostre abitudini. Deve essere invisibile, far parte della quotidianità, deve essere qualcosa che si attua in maniera indolore, senza sforzo. Questo è il motivo per cui mi piacciono i programmi per smartphone come Signal, perché sono facili. Non vi chiedono di cambiare le vostre abitudini. Non richiedono un cambiamento nella vostra maniera di comunicare. Li potete usare già da subito per comunicare con gli amici.



Lee: Cosa pensi di TOR? Pensi che tutti dovrebbero avere familiarità con esso o che lo deve usare solo chi ne ha assoluto bisogno?

Snowden: Penso che TOR sia il progetto più importante che oggi abbiamo a disposizione per quanto concerne la tutela della privacy. Io uso sempre TOR. Sappiamo che funziona, lo abbiamo verificato almeno in un caso esemplare <https://theintercept.com/2014/10/28/smuggling-snowden-secrets/>  che ora molti ben conoscono *[Snowden si riferisce all’operazione con cui ha reso pubbliche le informazioni che ha sottratto ai servizi segreti USA]. Questo non vuol dire che TOR sia a prova di bomba. TOR è solo una misura di sicurezza che consente di dissociare la vostra posizione geografica dalla vostra attività su Internet. 

Ma l’idea di base, il concetto che fa di TOR uno strumento così prezioso, è che la rete TOR è gestita da volontari. Chiunque può attivare un nuovo nodo della rete TOR, che si tratti di un nodo d’ingresso, intermedio o di uscita, basta che accetti di correre un certo rischio. La natura volontaria di questa rete significa che è capace di far fronte a ogni colpo, è resistente, è flessibile.

[TOR Browser <https://www.torproject.org/>  è un ottima via per l’uso di TOR per accedere a un dato su Internet senza lasciare traccia. Può anche aiutare ad aggirare la censura quando siete in una rete in cui alcuni siti sono bloccati. Se desiderate coinvolgervi di più, si può volontariamente avviare il proprio nodo TOR, <https://www.torproject.org/docs/tor-doc-relay.html.en>  come faccio io: questo aumenta le capacità di comunicazione e la sicurezza della rete TOR]

Lee: Quello che dici sono cose che tutti dovrebbero fare. Ma che dire di persone che sono sottoposte a minacce eccezionali, come i futuri “lanciatori di allerta” *[i “lanciatori di allerta”, nel mondo anglosassone whistleblowers: quelli che lavorano in una struttura e rendono pubbliche le informazioni a cui hanno accesso grazie al lavoro che fanno e che i loro padroni abusivamente vorrebbero restassero segrete, tipo Snowden stesso, Assange, Manning, ecc.] che svelano le manovre dei servizi segreti  e altre persone che hanno tra i loro avversari lo Stato? Cioè i giornalisti, gli attivisti e le persone impegnate nella denuncia politica?

Snowden: La prima risposta è che non si può imparare da un solo articolo tutto quello che occorre sapere. Le esigenze d’individui che si trovano in una situazione ad alto rischio sono diverse da caso a caso. Le capacità degli spioni sono in costante miglioramento e cambiano di continuo anche gli strumenti di cui disponiamo per difenderci.

Quello che conta davvero è essere consapevoli della necessità di un compromesso. In generale, bisogna porsi alcune questioni: come può il nemico avere accesso ai vostri dati sensibili? Quali sono le informazioni da proteggere? Perché, naturalmente, non c'è bisogno di nascondere tutto all’avversario. Non è necessario vivere in stato di paranoia, isolarsi e nascondersi nei boschi del Montana.

Quello che cerchiamo di proteggere sono le informazioni sulle nostre attività, le nostre convinzioni e le nostre vite, che potrebbero essere utilizzate contro di noi, contro i nostri interessi. Pensiamo ad esempio ai whistleblowers: se avete assistito a un qualche tipo di azione illecita, avete deciso di rivelare queste informazioni e credete che ci siano persone che vogliono impedirvi di farlo, allora è necessario pensare a come frazionare tutto ciò in compartimenti separati.

Non parlate con nessuno che non ha bisogno di sapere. [Lindsay Mills, per anni la ragazza  di Snowden, non era a conoscenza del fatto che lui stava raccogliendo documenti da rivelare ai giornalisti, fino a che non venne a saperlo dai mass-media, come tutti gli altri]

Quando si parla di whistleblowers e di come agire, si deve pensare a strumenti per proteggere la propria identità, per proteggere l’esistenza di una relazione tra voi e le vostre informazioni da e in qualsiasi tipo di sistema di comunicazione tradizionale. Si deve utilizzare per esempio un sistema come SecureDrop *[sistema che associazioni e quotidiani utilizzano per permettere ai cittadini di trasmettere loro informazioni in modo riservato] attraverso la rete TOR. In questo maniera non risulta alcun collegamento tra il computer che in quel momento state usando e le informazioni che inviate attraverso Internet. Possibilmente utilizzando un sistema operativo live come Tails *[Sistema Linux su chiavetta USB già predisposto per l’uso di TOR], così da non lasciare alcuna traccia utile alla polizia e alla magistratura sul computer che state usando. Che, per di più, potrebbe essere un computer o telefono di cui vi potete sbarazzare in seguito, che non può essere trovato durante una perquisizione, che non può essere analizzato. In tal modo, l’unica traccia delle vostre attività saranno gli articoli dei giornalisti a cui avrete inviato le vostre informazioni. [SecureDrop è un sistema di contatto per whistleblowers. Ecco una guida <https://theintercept.com/2015/01/28/how-to-leak-to-the-intercept/>  all'utilizzo del server SecureDrop del sito Intercept nel modo più sicuro possibile]

Tutto questo anche per essere sicuri che chi è coinvolto nell’affare illecito che rivelate, non è in grado di distrarre l’attenzione dalla questione in gioco per concentrarla sulla vostra identità fisica. In tal modo, l’avversario dovrà confrontarsi con i suoi misfatti, piuttosto che con le persone coinvolte.

Lee: Cosa suggerire, allora, alle persone che vivono sotto un regime repressivo e stanno cercando di ...

Snowden: Di usare TOR!

Lee: Usare TOR?

Snowden: Se non usate TOR, state sbagliando. Ovviamente qui c’è un problema: l’uso di tecnologie di protezione della privacy, in certi paesi, espone all’aumento delle misure di sorveglianza e di repressione. Questo è il motivo per cui è così importante che gli informatici che stanno lavorando per migliorare gli strumenti di sicurezza, facciano in modo che i loro protocolli *[il modo di comunicare di questi strumenti] siano indistinguibili dagli altri.

Lee: Hai detto che ciò che vuoi diffondere sono i principi della sicurezza operativa. Hai ricordato alcuni di questi, come la divisione in compartimenti stagni basata sul principio need-to-know *[dire solo a chi deve sapere]. Ci puoi parlare più in dettaglio di quali sono i principi dell’operare in modo sicuro?

Snowden: Alla base del concetto di sicurezza operativa c’è l’idea di pensare alla vulnerabilità. Pensate a quali sono i rischi del compromesso sulla base del quale lavorate e a come fare per diminuirli. Ad ogni passo, in ogni azione, in ogni questione, in ogni decisione, bisogna fermarsi a riflettere e domandarsi: “Quale sarebbe l’effetto se il mio avversario venisse a conoscenza delle mie attività?”. Se l’effetto è qualcosa d’insormontabile, che vi costringerebbe a cambiare attività o a cessarla, dovete diminuire le possibilità che il vostro avversario vi spii, adottando strumenti e sistemi adatti a proteggere le informazioni e a ridurre il rischio insito nel compromesso, oppure, in ultima analisi, dovete accettare il rischio di essere scoperti e avere già un piano per ridurre i danni. Perché a volte non si può tenere qualcosa segreto per sempre, però è possibile pianificare la mossa successiva.

Lee: Ci sono principi di sicurezza operativa che pensi si possano applicare alla vita quotidiana?

Snowden: Sì, la condivisione selettiva. Non è necessario che tutti sappiano tutto di noi. Il tuo amico non ha bisogno di sapere in quale farmacia vai. Facebook non ha bisogno di conoscere le domande di sicurezza che hai predisposto per il recupero della password. Non è necessario mettere il nome da nubile di tua madre sulla tua pagina di Facebook se lo utilizzi anche per recuperare la password <http://www.wired.com/2008/09/palin-e-mail-ha/>  di Gmail. L'idea è che la condivisione è una buona cosa, ma deve essere sempre fatta volontariamente e consapevolmente. Questa è un principio a cui fare molta attenzione. Le informazioni condivise devono essere reciprocamente vantaggiose e non semplicemente cose che ti vengono prese.

Quando usate Internet ... i modi di comunicazione oggi in uso tradiscono silenziosamente, in modo invisibile, a ogni click. Delle informazioni personali vengono sottratte a ogni pagina che visitate. Esse sono raccolte, intercettate, analizzate e registrate dai governi, da quello nazionale come da quelli stranieri, e da aziende private. È possibile ridurre questo rischio prendendo alcune semplici contromisure. La cosa fondamentale è assicurarsi che le informazioni che vengono raccolte su di voi, lo siano per vostra scelta.

Ad esempio, se utilizzate i plugin dei browser *[programmi accessori di Firefox e di altri navigatori Internet] come HTTPS Everywhere <https://www.eff.org/Https-Everywhere>  *[già installato se usate TOR Browser] messo a punto da EFF *[Electronic Frontier Foundation -https://www.eff.org/ <https://www.eff.org/>  - associazione per la divulgazione e l’uso di sistemi di comunicazione a tutela dei giornalisti], potete servirvi di comunicazioni cifrate e sicure in modo che i dati scambiati restino protetti.

Lee: Pensi che si dovrebbero usare software adblock *[advertising block - programmi accessori di Firefox e altri navigatori Internet che bloccano le finestre della pubblicità durante la navigazione Internet]?

Snowden: Sì. Tutti dovrebbero avere installato un software adblock, anche solo per una questione di sicurezza ...

Abbiamo visto che certi provider come Comcast <http://www.pcworld.com/article/2604422/comcasts-open-wi-fi-hotspots-inject-ads-into-your-browser.html> , AT&T <http://arstechnica.com/business/2015/08/atts-free-wi-fi-hotspot-injects-extra-ads-on-non-att-websites/>  e altri, inseriscono propri annunci pubblicitari durante le connessioni in chiaro http *[piccola sigla nell’indirizzo Internet che appare nel navigatore quando siete collegati ad un sito che non cripta i dati]. Quando i provider si servono di annunci pubblicitari con contenuti attivi che, per essere visibili, richiedono l’uso di Javascript, o che incorporano un contenuto attivo come Flash, insomma qualunque cosa che può essere vettore di un attacco al vostro navigatore Web (browser) – dovete prendere l’iniziativa di bloccare questi annunci. Perché se il fornitore d’accesso a Internet, il provider, non vi protegge da questo tipo di pubblicità, viene a cadere il rapporto di fiducia tra fornitore e utente del servizio. Avete quindi non solo il diritto, ma il dovere di prendere delle misure per proteggervi.

Lee: Bene. Ci sono poi un sacco di attacchi un po’ misteriosi di cui si sente parlare nei media. Attacchi alla criptazione del disco, “evil maid attacks” e “cold-boot attacks” *[l’avversario congela con ghiaccio secco o altro la memoria del computer per recuperare da essa anche quando si toglie la corrente le informazioni che senza congelamento sparirebbero dalla memoria quando si toglie la corrente al calcolatore]. Ci sono attacchi al firmware *[programmi che il costruttore del computer registra sui componenti elettronici che servono a impartire i primi ordini per l’avvio del computer]. Ci sono BadUSB e BadBIOS, ci sono i “baseband attacks” sui telefoni cellulari *[interposizione tra il cellulare e la stazione ricevente di una stazione attrezzata a spiare la comunicazione. Sfruttano il basso livello di criptazione dei cellulari basati sul GMS (un sistema vecchio, ma ancora largamente diffuso) per spiare le conversazioni]. Per la maggior parte delle persone è altamente improbabile subire questo tipo di attacchi. Quali persone dovrebbero preoccuparsi di questi problemi? Come si fa a decidere se si è fra quelli che potrebbero essere minacciati e che dovrebbero cercare di difendersi da essi?

Snowden: Tutto si riduce alla valutazione del vostro profilo di rischio. Questa è la questione di fondo che dovete porvi per definire la vostra sicurezza operativa. È necessario fare un bilancio fra il rischio insito nel vostro compromesso e quanto deve essere investito per ridurre tale rischio.

Nel caso di “cold-boot attacks” e altri attacchi del genere, ci sono molte cose che si possono fare. Ad esempio, i “cold-boot attacks” possono essere sconfitti semplicemente non lasciando mai il computer incustodito. Si tratta di una questione che non riguarda la stragrande maggioranza degli utenti, perché la maggior parte delle persone non hanno bisogno di preoccuparsi che qualcuno rubi il loro computer.

Per quanto riguarda gli “evil maid attacks”, vi potete proteggere da essi mantenendo il bootloader *[programma di gestione dell’avvio del sistema operativo] fisicamente su di voi: potete ad esempio tenerlo appeso al collo in una chiavetta USB come se fosse una collana.

Da BadBIOS potete proteggervi tenendo una copia del BIOS *[BIOS è un programma che gestisce le prime fasi di avvio del computer prima di cedere il controllo a Linux o Windows], facendo l’hashing della copia (comunque spero non con il metodo SHA1) *[l’hashing si fa passando la copia del BIOS ad un programma tipo Winrar o 7zip: sono entrambi programmi di compressione dei file che oltre che comprimere il file contemporaneamente fanno l’hashing del file. L’hashing è un procedimento che permette di associare un numero al file: se per un qualche motivo il file viene modificato, cambia il numero ottenuto con l’hashing] e poi semplicemente confrontandola con il risultato dell’hashing del vostro BIOS. *[Il traduttore non garantisce di aver ben inteso il passaggio dell’intervista che segue. Nel testo originale il passaggio è il seguente: “In theory, if it’s owned badly enough you need to do this externally. You need to dump it using a JTAG or some kind of reader to make sure that it actually matches, if you don’t trust your operating system”. Se qualche lettore ci invierà una traduzione affidabile, ne faremo uso.] In teoria se il vostro computer è stato gestito piuttosto male, dovete fare questa operazione su un altro computer. Se non avete fiducia nel vostro sistema operativo, dovete fare una copia del BIOS con JTAG o con un qualche altro tipo di lettore di file binari *[un elenco di questo tipo di programmi lo trovate al seguente link: https://en.wikipedia.org/wiki/Comparison_of_hex_editors <https://en.wikipedia.org/wiki/Comparison_of_hex_editors> ].

Per ogni attacco c’è una contromisura adeguata. Si può immaginare di giocare al gatto e al topo all’infinito.

Potete andare a fondo fino a diventare matti pensando alle cimici nascoste nelle pareti e alle telecamere nel soffitto. Oppure potete pensare serenamente a quali sono le minacce più realistiche nella vostra situazione concreta. Su questa base, potete prendere misure adeguate per ridurre le minacce più realistiche. Posto in questi termini, il problema, per molte persone, si riduce a cose molto semplici. Usare un navigatore (browser) sicuro. Disabilitare gli script *[piccoli programmi che si avviano quando visitate una pagina Internet. Per disabilitarli su Firefox è disponibile ad esempio il plugin “noscritp” (https://noscript.net/ <https://noscript.net/> )] e i contenuti attivi *[esempio Adobe Flash per quanto riguarda i contenuti attivi], preferibilmente utilizzando una macchina virtuale *[un programma che crea un sistema operativo separato da quello installato sul vostro computer. Utilizzando questo programma si simula un secondo computer. Se questo se viene infettato, lo si distrugge semplicemente cancellando il file che lo contiene e se ne ricrea uno nuovo. Tutto questo senza che il vostro sistema operativo originale subisca danni e che i virus eventualmente contratti si propaghino sul vostro computer] o qualche altra forma di navigatore (browser) in modalità sandbox *[un sistema che isola un certo programma dal vostro sistema operativo e, come per la macchina virtuale, lo si può distruggere se infettato dai virus]. Se c'è un’intrusione o un virus, semplicemente si butta nel cestino la sandbox o la macchina virtuale. [Ho scritto di recente su come impostare le macchine virtuali]. Un’altra cosa alla portata di tutti è fare in modo che le comunicazioni quotidiane vengano condivise selettivamente *[in modo compartimentato] e attraverso canali criptati.

Lee: Quale strumento di sicurezza attira oggi la tua attenzione e per quale caratteristica lo trovi interessante?

Snowden: Mi limiterò a citare Qubes. Sono davvero entusiasta di Qubes. L’idea di utilizzare macchine virtuali separate dal vostro sistema operativo – che richiederebbero dunque dei sistemi complessi per essere resi stabili su un computer – è un grande passo avanti, perché obbliga gli spioni a ricorrere a operazioni onerose e complicate per continuare a spiarvi. Mi piacerebbe vedere questo progetto continuare a svilupparsi. Mi piacerebbe che lo rendessero più facile da usare e ancora più sicuro. [Si può leggere di più su come utilizzare Qubes qui <https://theintercept.com/2015/09/16/getting-hacked-doesnt-bad/#qubes>  e qui <https://freedom.press/blog/2014/04/operating-system-can-protect-you-even-if-you-get-hacked>  ]

Una questione che non abbiamo affrontato e che invece dobbiamo affrontare è quella di una maggiore difesa dei kernel di ogni sistema operativo *[il kernel, nel gergo informatico, è il nocciolo più interno del sistema operativo: quello esterno è il sistema delle  icone e delle cartelle che usate per interagire col computer, quello interno gestisce il disco, il trasferimento dei dati dalla memoria all’unità centrale di calcolo (la famosa CPU) del computer e reagisce a tutti i dati in ingresso tramite i vari connettori] tramite strumenti come i grsecurity [un insieme di programmi <https://grsecurity.net/>  per migliorare la sicurezza di Linux], ma purtroppo c'è un grande divario tra i benefici che apportano e lo sforzo che deve fare un utente medio per farli funzionare.

Lee: Molte persone usano continuamente lo smartphone. È possibile utilizzare lo smartphone per comunicare in sicurezza?

Snowden: Qualcosa che la gente si dimentica a proposito dei telefoni cellulari di qualsiasi tipo, è che in generale il loro uso lascia una registrazione permanente di tutti i vostri spostamenti ... Il problema con i cellulari è che forniscono informazioni su di voi anche quando non li state usando. Questo non vuol dire che si dovrebbero bruciare i cellulari ... Ma si deve pensare al contesto più adatto al loro uso. Vi state portando dietro un dispositivo che, per il solo fatto di averlo con voi, registra che avete frequentato un certo luogo al quale non volete essere associati, anche se è qualcosa di banale come il vostro luogo di culto.

Lee: Ci sono moltissimi sviluppatori di software che vorrebbero capire come porre fine alla sorveglianza di massa. Come dovrebbero impegnare le loro risorse per raggiungere questo scopo?

Snowden: Il “Mixed routing” *[cioè l’invio delle proprie comunicazioni attraverso più macchine reali o virtuali] è una delle cose più importanti di cui abbiamo bisogno nel campo delle infrastrutture Internet. Non abbiamo ancora risolto il problema di come separare il contenuto della comunicazione dalla traccia che la comunicazione lascia. Per avere una privacy reale bisogna ottenere la separazione tra il contenuto e la traccia della comunicazione. Non solo quello di cui avete parlato con vostra madre, ma anche il fatto che avete parlato con vostra madre deve far parte della vostra privacy.

Il problema con le comunicazioni di oggi è che il fornitore di servizi Internet (il provider) sa esattamente chi siete. Sa esattamente dove vivete. Conosce il numero della vostra carta di credito, l’ultima volta che l’avete utilizzata e il montante della transazione.

Ognuno dovrebbe essere in grado di comprare un bel po’ di quello che Internet offre allo stesso modo di come si acquista una bottiglia di acqua in un negozio.

Abbiamo bisogno di strumenti che possano connettersi anonimamente a Internet. Meccanismi che consentano che ci si associ privatamente. Soprattutto, abbiamo bisogno di sistemi che permettano la difesa della privacy nei pagamenti e nella consegna delle merci, che sono le basi del commercio.

Questi sono i problemi che devono essere risolti. Dobbiamo trovare un modo per trasmettere i diritti che noi abbiamo ereditato anche alla prossima generazione. Dobbiamo fare subito qualcosa, perché oggi ci troviamo di fronte al bivio tra una società libera e un regime di controllo. Se non facciamo nulla, quelli che verranno dopo di noi si domanderanno perché abbiamo lasciato che ciò accadesse. Vuoi vivere in un mondo completamente “quantificato”? Un mondo nel quale il contenuto di ogni conversazione è conosciuto, così come i movimenti di tutte le persone e, persino, la posizione di tutti gli oggetti. Dove il libro che hai prestato a un amico lascia una traccia su chi lo ha letto? Queste cose potrebbero essere delle potenzialità se arricchissero la società, ma lo saranno solo se potremo ridurre la raccolta di informazioni che riguarda le nostre attività, le nostre condivisioni e le nostre frequentazioni.

Lee: In teoria, nessun governo al mondo dovrebbe spiare tutti. Ma così è. Qual è allora la tua opinione, quale pensi sia la via per risolvere questo problema? Pensi che la soluzione sia criptare ogni comunicazione o piuttosto cercare di ottenere dal Congresso *[il parlamento USA] l’approvazione di nuove leggi - cioè che la politica sia importante come la tecnologia? Dove ritieni si trovi l’equilibrio tra la tecnica e la politica, al fine combattere la sorveglianza di massa? E cosa pensi che il Congresso dovrebbe fare, o che la gente dovrebbe costringere il Congresso a fare?

Snowden: Penso che le riforme abbiano molteplici aspetti. C’è una riforma legislativa; c'è, più in generale, una riforma di norme e statuti; ci sono i risultati delle decisioni prese nei tribunali ... Negli Stati Uniti si è ritenuto che questi programmi di sorveglianza di massa, che sono stati attuati in segreto, senza informare né chiedere il consenso dei cittadini, violano i nostri diritti e che quindi dovrebbero cessare. Di conseguenza, essi sono stati modificati. Ma ci sono molti altri programmi e molti altri paesi in cui queste riforme non hanno ancora avuto quel seguito indispensabile a ogni società libera. Riforme che sono vitali per una società libera. In tali contesti, in queste situazioni, io credo che noi dobbiamo - come comunità, come società aperta, sia se parliamo di semplici cittadini, che di quanti si occupano di tecnologia - cercare delle maniere per incrementare a ogni costo i diritti umani.

Può esser fatto tramite la tecnologia, tramite la politica, con il voto o cambiando il comportamento individuale. Ma la tecnologia è probabilmente, fra tutte queste possibilità, quella più promettente e più rapida per far fronte alle violazioni dei diritti umani. La tecnologia è un metodo di risposta che non dipende dal fatto che ognuno dei corpi legislativi del pianeta si riformi contemporaneamente agli altri: cosa che è forse troppo ottimistico sperare. Con la tecnologia siamo invece in grado di creare sistemi &hellip che fanno rispettare e garantiscono i diritti che sono necessari per mantenere una società libera e aperta.

Lee: Cambiamo completamente argomento. In molti mi hanno detto che avrei dovuto domandarti di Twitter. Da quanto tempo hai un account Twitter?

Snowden: Da due settimane.

Lee: Quanti seguono il tuo Twitter?

Snowden: Un milione e mezzo di persone, credo.

Lee: Sono moltissimi. Come fai a far fronte a un numero così elevato di utenti?

Snowden: Sto cercando di non farmi sommergere, ma è molto difficile.

Lee: Di recente hai utilizzato molto Twitter anche quando a Mosca era notte fonda.

Snowden: Non nascondo il fatto che io vivo con l’orario “occidentale”. La maggior parte del mio lavoro, delle associazioni con cui ho contatti e del mio attivismo politico si svolge ancora a casa mia, negli Stati Uniti. Quindi è ovvio che io lavori quando è giorno negli USA e notte qui.

Lee: Non senti come se il tuo tempo fosse risucchiato da Twitter? Io mi tengo collegato tutto il giorno a Twitter e a volte resto invischiato nelle discussioni. A te cosa accade?

Snowden: Ci sono stati giorni in cui la gente continuava a twittare foto di gatti per l’intera giornata. So che non avrei dovuto, avevo un sacco di lavoro da fare, ma non riuscivo a smettere di guardarle.

Lee: La mia vera curiosità è se hai avuto un account Twitter prima di quello attuale. Perché eri ovviamente su Twitter anche prima. Eri sempre aggiornato.

Snowden: Io non posso né confermare né smentire l’esistenza di altri miei account Twitter.

12 novembre 2015

 *Fonte: The intercept
* Avviso ai naviganti del Nuovo PCI



Micah Lee: Snowden e io siamo entrambi esponenti della Freedom Press Founfation

martedì 2 febbraio 2016

INCONTRO CON DIEGO FUSARO

[ 2 febbraio ]

LA CRISI DELLA CIVILTÀ EUROPEA: ECLISSI O TRAMONTO? 

DIECI DOMANDE A DIEGO FUSARO
modera Moreno Pasquinelli

La Federazione umbra del neonato movimento politico Programma 101 si presenta.
Lo fa con un incontro pubblico con Diego Fusaro.


L'incontro avrò luogo sabato 6 febbraio, con inizio alle ore 16:00, presso la sala della Proloco di Santa Maria degli Angeli, in P.zza Garibaldi 12 (accanto alla basilica).

Perché una prima uscita pubblica con un filosofo?

Perché Programma 101 vuole invitare i cittadini ad ascoltare chi delle idee ce l'ha, e non solo idee su questo o quell'aspetto culturale o sociale, ma idee sul mondo e sulla vita. Perché per comprendere questo o quel particolare occorre avere una visione generale, e per averla occorre uscire dalla prigione dei media di regime, e rifuggire dal gossip e dal chiacchiericcio che spadroneggia su internet.

Cè infatti bisogno di una diversa visione del mondo, un mondo in preda al caos e sotto il tallone di una oligarchia predatrice priva di valori degni di questo nome, la cui sola religione è l'egoistica accumulazione di ricchezza e il cui solo Dio è il denaro.

L'Europa, con la sua Unione tecnocratica traballante sta precipitando al centro di questo caos, in preda a pulsioni autodistruttive. E dentro questa gabbia europea c'è il nostro Paese, umiliato e alla deriva, guidato da élite prive di ogni grande visione ideale e politica.

Possiamo ancora cambiare questa realtà triste? Hanno ancora senso l'impegno sociale e politico?
Noi, con Fusaro, pensiamo di sì.

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FRANCIA: TOGLIERE LO STATO D'EMERGENZA!

[ 2 febbraio ]

Il fascismo non viene mai all'improvviso. Non s'afferma dal giorno alla notte. La crisi economica e la disoccupazione di massa sono le condizioni della sua avanzata, ma esso può diventare dominante solo perché le classi dominanti e i loro partiti "democratici" gli spianano la strada. 
Come? Appunto iniziando essi a seppellire la democrazia sotto un cumulo di provvedimenti liberticidi e polizieschi. Così accadde negli anni '20 e '30: né Mussolini né Hitler avrebbero potuto vincere se prima i dominanti non avessero loro aperto il varco con modifiche istituzionali di segno reazionario e illiberale.
Questo è ciò che accade in Francia oggi, con la dichiarazione dello Stato d'emergenza. Hollande il "socialista" —noi abbiamo precisato "social-fascista"— non solo vuole prolungare lo Stato d'emergenza, ma cambiare la Costituzione affinché all'Esecutivo (quindi alle forze di polizia) siano attribuiti di default potere eccezionali, con tanto di ritiro della cittadinanza ai sospetti eversori dell'ordine costituito. Come dire: «che bisogno c'è di votare la Le Pen? Ci siamo noi "socialisti" a fare oggi quello che lei farebbe domani».
Salutiamo quindi le prime serie proteste francesi contro lo Stato d'emergenza.


«Sabato 30 gennaio migliaia di manifestanti, guidati dai militanti del Nouveau Parti
Anticapitaliste (NPA), hanno marciato sotto la pioggia per le strade della capitale francese per dire basta allo stato di emergenza. Sfidando i divieti del presidente Hollande il cammino del corteo, da Place de la République a Palais-Royal, è stato accompagnato dallo slogan “stato d’emergenza, stato di polizia”.


L’invito a protestare contro le misure restrittive e antidemocratiche adottate dal governo è stato lanciato, oltre che dal NPA, da diversi collettivi che raggruppano al loro interno associazioni, organizzazioni di difesa dei diritti umani e sindacati (tra i quali la CGT e l’Unione dei Magistrati). Parallelamente si sono svolte più di 70 manifestazioni ‘sorelle’ in giro per tutta la Francia a sostegno del corteo parigino.

Solo tre giorni prima infatti il Consiglio di Stato aveva respinto l’appello della Ligue des droits de l’Homme (LDH) che chiedeva la revoca immediata dello stato di emergenza, mentre nei prossimi giorni il parlamento esaminerà un nuovo disegno di legge per estenderlo fino a maggio. Secondo gli organizzatori “è necessario e possibile che lo Stato protegga le persone di fronte al terrorismo senza pregiudicarne i diritti e le libertà. Rifiutiamo il controllo generalizzato della società, una società che potenzialmente scivola dalla presunzione di innocenza alla presunzione di colpevolezza”.

La lotta al terrorismo dunque come strumento per autorizzare ogni tipo di deriva autoritaria, creando ulteriori divisioni e paure tra la popolazione. In questa dinamica a farne le spese sono proprio le classi popolari che in questi anni sono state più colpite dalla crisi del sistema capitalista e dalla violenza delle politiche d’austerità imposte dallo stesso governo che in questi mesi prova a ridefinire l’organizzazione della società francese all’interno di un processo reazionario. “Inserire il ritiro della cittadinanza francese per i condannati per reati di terrorismo che siano in possesso di doppia nazionalità sta minando il principio di eguaglianza dei cittadini, sancito dall’articolo 2 della Costituzione, il pilastro della Repubblica”.

Sempre in nome della lotta al terrorismo si vorrebbe rendere permanente lo stato di emergenza così da poter essere in grado di criminalizzare e perseguire ogni movimento politico e sociale che si oppone alle disastrose politiche del governo che, dopo aver vietato il diritto di manifestare, radunarsi e in pratica di esprimersi, si appresta a mettere la mani sul codice del lavoro.

Gli organizzatori sono “molto preoccupati per la repressione e la stigmatizzazione di manifestanti e attivisti dei movimenti sociali, dei migranti, dei musulmani e degli abitanti dei quartieri popolari”, e questa mobilitazione rientra a tutti gli effetti nel quadro di denuncia degli abusi ai quali i cittadini possono essere sottoposti dall’inizio dello stato di emergenza. Nei fatti la maggior parte dei tremila interventi di polizia condotti fino ad ora, tra arresti e investigazioni ‘preventive’, hanno interessato attivisti politici e persone di fede islamica che spesso non apparivano tra i possibili sospettati.

In questo contesto le iniziative per rompere il silenzio diventano sempre più fondamentali per inviare un forte messaggio al presidente Hollande: la parte più consapevole e combattiva della società francese non è disposta a sacrificare la propria libertà in nome della ‘sicurezza’ e i propri diritti in nome del ‘profitto’».

* Fonte: Popoff quotidiano

lunedì 1 febbraio 2016

INTERESSANTE SONDAGGIO di Emmezeta

[ 1 febbraio ]

Anche il rilevamento demoscopico della Ipsos PA [vedi tabella] lo conferma: la partita del referendum costituzionale è apertissima, ma...
Contrariamente a quel che si vuol far credere, l'esito del referendum costituzionale previsto per il prossimo autunno è apertissimo. Ce ne eravamo già occupati all'inizio dell'anno a proposito di un sondaggio del CISE, ma i dati del rilevamentoIpsos PA, pubblicati ieri dal Corriere della Sera sono ancora più confortanti.

Beninteso, ad oggi i SI' alla porcata (in)costituzionale di Renzi sarebbero ancora in vantaggio. E questo è ragionevolmente credibile. Ma è un vantaggio minimo, con un numero di indecisi altissimo, quando mancano ancora 10 mesi al voto.

Se esaminati con la dovuta attenzione, i dati della Ipsos non sono affatto tranquillizzanti per ilfiorentino. Questo per almeno tre motivi. Vediamoli.

1. Tra coloro che oggi si dichiarano propensi ad andare a votare il 46% dice che voterà SI', il 37% NO, mentre il restante 19% si dichiara indeciso. Ipotizzando una ripartizione proporzionale di questi ultimi, avremmo una prevalenza del SI' con il 55,4% contro il 44,6% del NO. Nel precedente sondaggio del CISE il SI' era invece al 68% ed il NO al 32%. 

Naturalmente un sondaggio è solo un sondaggio, ed i raffronti tra due sondaggi fatti da due soggetti diversi sono assai opinabili. Tuttavia questi sono gli unici numeri ad oggi disponibili, e comunque un recupero del NO di oltre 10 punti percentuali tra il primo ed il secondo sondaggio appare certamente degna di nota.

2. Le percentuali di cui al punto 1 hanno comunque un valore assai relativo, data l'altissima percentuale di persone che al momento si dichiarano intenzionate a non votare. Vediamo dunque la ripartizione delle intenzioni di voto/non voto sull'intero corpo elettorale. Il SI' è per ora al 21%, il NO al 16%, il 54% dichiara che non voterà o comunque non si pronuncia, il 9% si dice indeciso. Dunque, al momento, solo il 46% degli elettori ritiene di andare a votare. Sarà davvero questa la percentuale di partecipazione al voto? Poco probabile, dato l'inevitabile aumento di attenzione che vi sarà nei prossimi mesi e soprattutto nelle ultime settimane prima del referendum. Nel 2011, in occasione dei referendum abrogativi su nucleare ed acqua pubblica, la percentuale dei votanti fu del 57%. Poco probabile che si vada sotto quel dato.

La domanda decisiva è allora questa: quale dei due schieramenti ha maggiore possibilità di conquistare nuovi consensi? I numeri della Ipsos qualcosa ci dicono. Mentre nell'elettorato del Pd la percentuale di indecisi e/o non votanti è al momento del 52%, quella dell'elettorato M5S è del 59%, mentre si arriva al 63% nell'elettorato di Forza Italia ed addirittura al 69% in quello della Lega. Dunque, com'è facilmente comprensibile, il Pd ha già mobilitato il proprio elettorato in maniera assai più forte di quanto hanno fatto i partiti schierati per il NO. 

Ora, è pur vero che sia in Forza Italia che nella Lega vi è una consistente minoranza orientata per il SI', ma in generale assai evidenti sono le possibilità di recupero del NO. Naturalmente, tutto dipenderà dal grado di impegno delle varie forze politiche. Renzi di certo non si risparmierà. Vedremo cosa faranno gli altri, a partire da M5S.

3. Molto dipenderà dunque dal grado di politicizzazione dello scontro referendario. Il premier lo ha già politicizzato al massimo. Altri tendono invece a fare il contrario ma sul punto le persone intervistate da Ipsos sembrano avere le idee abbastanza chiare.

Alla domanda su cosa penseranno principalmente gli elettori al momento dell'espressione del voto, il 51% ha risposto «di approvare o bocciare Renzi e il suo governo», contro un 37% che dice che il voto verrà dato per «approvare o bocciare i contenuti specifici della riforma», mentre il 12% non si esprime.

Dunque, piaccia o non piaccia, la politicizzazione del voto è un fatto oggettivo, ben compreso già adesso dalla maggioranza delle persone. Che forse il governo Renzi ha il consenso del 50%+1 degli elettori? Fino ad oggi non l'ha mai avuta, questo è un dato di fatto. Ecco perché continuiamo a pensare che ci siano buone probabilità di battere la controriforma renziana.


Ma...

Renzi non può dunque stare tranquillo, ma... c'è un ma che sarà bene considerare.
Possiamo escludere un significativo aumento dei consensi al premier nella misura in cui saprà portare avanti lo scontro con l'Unione Europea? Qui si aprirebbe un altro discorso, che in questa sede non approfondiamo. Tuttavia la questione è chiara, dato che dietro le polemiche di queste settimane vi sono delle questioni politiche (banche, flessibilità di bilancio, migranti) dalle quali dipende il futuro stesso del governo.

Alcuni pensano che Renzi sia già al capolinea. Se così fosse il referendum si svolgerebbe in un quadro irreale, con il tramonto anticipato di colui che ha voluto a tutti i costi la controriforma costituzionale. Ma quanto è credibile uno scenario del genere? Poco, molto poco, a modesto parere di chi scrive. 

Restiamo dunque allo scenario più probabile, quello con Renzi in sella ed in conflitto (almeno a parole) con l'Europa. Naturalmente, anche in questo caso vi sono diverse variabili. Come finirà il contenzioso sulle grandi questioni citate poc'anzi? Al momento non lo sappiamo. L'incontro con la Merkel non ha spostato di una virgola i problemi, mentre sulle banche l'inutile accordo raggiunto tra Padoan e la commissaria Vestager (un cedimento totale da parte italiana) si è rivelato sostanzialmente un boomerang - vedi i relativi crolli borsistici - che ha solo evidenziato l'assenza di ogni soluzione credibile.

Più in generale, quel che possiamo dire è che difficilmente la pressione di Renzi sposterà la posizione tedesca e quella di Juncker, ma altrettanto difficilmente il fiorentino potrà limitarsi a dire signorsì, dato che ciò equivarrebbe alla sua sostanziale fine politica. E' possibile dunque che il conflitto si trascini - almeno verbalmente - per i prossimi mesi. E sbaglierebbe chi pensasse che ciò conti poco in materia di referendum costituzionale. 

Tutto questo per dire che per vincere la battaglia del NO la polemica con Renzi è necessaria, ma senza dimenticarsi le ragioni di fondo che hanno portato al totale stravolgimento della Costituzione repubblicana. Ragioni che affondano le proprie radici nei meccanismi e nell'ideologia del capitalismo-casinò (l'economia che deve guidare la politica e non viceversa), nonché nelle regole e nei trattati dell'Unione Europea.

La denuncia dell'UE come forza scardinatrice dei principi costituzionali, in quanto nemica di ogni sovranità democratica, non sarà mai troppo forte. La norma capestro del pareggio di bilancio, sciaguratamente inserita nell'articolo 81, è lì a dimostrarcelo. La battaglia per il NO ha da essere dunque sia contro Renzi che contro l'UE. Per una questione di serietà, ma anche per provare veramente a vincere. 

EURASIA? SE MOLTI NEOFASCISTI SONO FILO-RUSSI di Georgy Stefanov

[ 1 febbraio ]

Nella foto miliziani ucraini neo-nazisti. Notare la bandiera della NATO accanto alla runa nazista ed alla svastica...

Neo-fascisti filo-ucraini...

I comunisti russi dissero che la rivolta di Euromaidan fu totalmente egemonizzata dai neo-fascisti dell’estrema destra ucraina, ultras da stadio della Dinamo Kiev, ma anche di altri soccer club ucraini e dai militanti del Tridente neobanderista, poi proprio nel corso dell’insurrezione connotatosi come Pravy Sektor. Un giudizio sproporzionato, visto che la spinta di Euromaidan ha portato al potere cricche oligarchiche neoliberiste (della medesima natura di quelle che spadroneggiano a Mosca) sostenute da Usa, NATO e Unione europea.

Con l’uscita di scena del carismatico leader D. Yarosh, Pravy Sektor ha di recente perso il pezzo da novanta, ma continua la sua battaglia banderista, ora con l'obbiettivo della conquista della Crimea.
D. Yarosh si auto-rappresenta ora come un nazionalista ucraino moderato, che anela ad un ruolo di punta sulla scena politica ucraina quale possibile alternativa credibile al campo politico ucraino che vuole l’ingresso nella UE e nella Nato, rispetto a cui Yarosh sembra ancora critico.

I comunisti occidentali, da parte loro,  dipingono i neo-fascisti ucraini come fantocci e braccio armato dell’intelligence statunitense. Questo è solo in parte vero, per non dire quasi per nulla vero. Certo, all'inizio della rivolta di Maidan, i neonazisti si erano illusi di potere godere del pieno appoggio delle potenze imperialiste occidentali e della NATO. 
Il Congresso americano ha poi, in almeno due casi, condannato come estremamente pericolosi per lo sviluppo della democrazia in Ucraina gruppi della Destra radicale come Pravy Sektor e il Battaglione Azov, poi inquadrato nella Guardia nazionale Ucraina, ed ha ha assolutamente proibito la vendita di armi ai militanti di questi gruppi.

L’Interpol ha messo al bando i nomi dei leader della rivolta fascista di Kiev, cosa che, a ben vedere, non è mai stata fatta con i leader della Resistenza del Donbass.

Ciò non toglie che se Pravy Sektor ed Azov continuano ad avere un forte seguito tra la gioventù neobanderista ucraina, ciò si deve soprattutto al fatto che son disposti a fare il “lavoro sporco” per un settore dei servizi segreti ucraini (SBU), quello alle dirette dipendenze di Anton Gerashchenko ministro degli interni della giunta di Kiev, resosi protagonista nello scorso ottobre di una sparata che ha suscitato il clamore mondiale, in quanto diceva di sostenere, contro i russi, anche lo Stato Islamico.

Alle dirette dipendenze di questo ministero operava (o opera?) lo strano raggruppamento “Ombre” di Anton Gladky, resosi protagonista di una millantata operazione militare contro un generale russo[1], ma quasi sicuramente responsabile dell’omicidio del comandante antifascista Mozgovoj.

Nell’autentica guerra per bande che caratterizza la Giunta di Kiev, solo con forzature si può insomma identificare nell’Azov un reparto militare filo-americano. Certamente, lo può essere indirettamente nella logica di guerra fredda che sembra di nuovo aprirsi tra Mosca e Usa.

Diversi militanti neo-fascisti di Pravy Sektor sono stati arrestati in seguito a pesanti scontri con le forze dell’ordine ucraine (con vittime nelle file di queste ultime), in seguito alle rivolte di questi ultimi dell’agosto e del settembre 2015.

Azov, essendo inquadrato nella Guardia nazionale, si è invece ritagliato uno spazio di autonomia strategica; questo non ha impedito comunque al suo leader Andriy Biletsky, di dichiarare la sua chiara appartenenza alla corrente del nazifascismo europeo, come si evince anche dal manifesto programmatico[2] e dalla runa nazista usata come simbolo del gruppo.

Volontari affluiscono verso Azov non solo da tutta europa —i croati fanno la parte del leone, ma non mancano nutrite schiere di francesi, spagnoli, svedesi, polacchi, lituani, lettoni e estoni, qualche italiano…— ma soprattutto dalla Russia, dove non è possibile stabilire, conoscere numero ed identità dei volontari neo-fascisti russi andati a combattere coi loro camerati ucraini. A parte la famosa storia di due ex ufficiali dell’intelligence di Mosca, che hanno disertato dopo l’inizio della Resistenza del Donbass a causa delle loro simpatie filonaziste, si può conoscere la storia di questi volontari solo dopo la loro morte.
Già a decine sono caduti.
Significativa la storia di Sergiy Grek, volontario russo in Azov, morto dopo l’esplosione di una mina, che è stato riconosciuto per il tatuaggio con il volto di Mussolini che aveva sul collo. Rispondendo ad interviste di giornalisti internazionali, questi volontari russi si proclamano apertamente nazisti, descrivono la Russia odierna come una nazione vittima di materialismo e miraggi di occidental-comunismo ed in mano a invisibili e sognate oligarchie capitaliste ebraiche.

Il leader di Azov, non a caso, da buon propagandista, in vari suoi discorsi, saluta i “camerati russi detenuti o perseguitati da un regime russofobo di occupazione sionista” (riferimento a Putin, ndr.). Se per Yarosh (Rivoluzione nazionale ucraina) l’Euromaidan è servito a ritagliarsi un consistente spazio di autonomia militare con Azov ed a liquidare la corrente filo-russa del Partito delle Regioni, l’Euromaidan per i neo-fascisti è stato un successo solo parziale.
Come si sa, i comunisti filo-russi in Ucraina, macchiatisi di un acritico sostegno al passato regime corrotto, sono stati praticamente messi al bando e non hanno più spazi di manovra.
La loro sconfitta è stata totale.
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... e neo-fascisti filo-russi

La grande maggioranza dei movimenti a vario titolo neo-fascisti è invece schierata, accanto ad altri partiti di destra, dall'altra parte della barricata, ovvero dalla parte delle Repubbliche del Donbass.

Degno di nota il tentativo dell’ideologo di Rodina (Madrepatria), Yuriy Lyubomirskiy, che ha fondato il Movimento nazional-conservatore mondiale. 

L'idea-mito di  Lyubomirskiy è l'Eurasia, di conseguenza l'obbiettivo politico è raccogliere, in un'internazionale euroasiatista, non solo neo-fascisti e nazisti, ma tutte le destre anti-americane e filo-russe.

L'orizzonte euroasiatista conta infatti seguaci in numerosi paesi europei. 

Il quadro si è chiarificato dopo il

Forum per i valori tradizionali (marzo 2015 S. Pietroburgo  —vedi foto sotto) promosso da Dmitriy Rogozin, esponente di punta di Rodina e sembra vicinissimo a Putin.

Moltissime forze europee neo-fasciste hanno espresso senza esitazioni il proprio sostegno alla Resistenza del Donbass". Del resto non è un mistero che in Donbass combattono contro gli ucraini le milizie Vilking o Rusich, che non nascondono, dietro il mito dell'Eurasia, le loro radici ideali nazionaliste grandi-russe e neo-fasciste.

Per l’Italia erano in Russia, in missione a fianco del Donbass, esponenti di Millennium, della Lega Nord e di Forza Nuova; Nuova Destra per la Romania; per la Grecia naturalmente Alba Dorata; per la Germania il Partito Nazionaldemocratico e Pegida; per la Gran Bretagna il National Party.

Il rapporto tra il Cremlino e il Front National francese è ormai stabile e organico, così come quello con Jobbik dell’estrema destra ungherese

L’estrema destra cetnica serba è tutta con il Donbass. In Polonia c'è il filorusso Kongres Novej Pravicy. di Michal Marusik.

In Austria il FPÖ non nasconde le sue simpatie per Putin. Stesso vale in Gran Bretagna per l'UKIP. In Belgio per il Flamish Interes. In Lituania per il Partito dell'ordine e della Giustizia di Rolandas Paksas.

Rodina, nonostante il Forum di marzo 2015 abbia deluso le aspettative, ha continuato sulla strada del sostegno all’estrema destra europea che sostiene il Donbass.

Il Movimento nazional-conservatore mondiale —che conta seguaci anche in Usa, in Cile, in Cina ed in Mongolia—, non poteva essere diversamente, sostiene apertamente l’intervento russo in Siria, lì dove l'eurasiatismo precipita in manifesta islamofobia. 


* Traduzione a cura della redazione

NOTE



[1] http://fakty.ictv.ua/ru/index/read-news/id/1540078
[2] http://rozum.info/news/2015-06-11-399

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