venerdì 7 novembre 2014

LETTERA APERTA AI MOVIMENTI "SOVRANISTI"*

7 novembre.

Il Coordinamento della sinistra contro l'euro promuove un incontro nazionale dei movimenti no-euro. L'incontro si svolgerà a Firenze sabato 6 dicembre, con inizio alle ore 10:00. 
Dove? Presso il Dopolavoro Ferroviario, VIA ALAMANNI 4 (vedi la mappa più sotto).

«È senso comune che il 15 settembre 2008 sia una data spartiacque. Con la bancarotta della Lehman Brothers entrava in crisi il sistema globale contraddistinto dalla assoluta prevalenza della finanza speculativa e predatoria su tutte le sfere della vita economica e sociale. Si sbagliava chi pensava che, visto il collasso, sarebbe stato abbandonato il neoliberismo.
Il sistema politico finanziario, gestito da ristrette e onnipotenti élite oligarchiche, hanno infatti ripreso a lavorare a pieno ritmo e potrebbero portare ad un nuovo e più tremendo disastro globale. L’Unione europea non è l’epicentro della crisi sistemica per caso. Ciò dipende anzi dai criteri con cui è stata concepita, dipende dalla sua struttura di cui la moneta unica è lo strumento.
Via L. Alamanni: a 400metri dalla stazione ferroviaria di S.M. Novella
Malgrado ogni evidenza sulla insostenbilità dell’euro, i dominanti hanno fatto di tutto per tenerla in vita. Le conseguenze per i popoli, compreso quello italiano, sono stati devastanti. Per evitare la spoliazione e l’inesorabile declino del nostro Paese, l’uscita dall’euro e dall’Unione europea, la riconquista della sovranità nazionale, sono passaggi non sufficienti, ma assolutamente necessari.
Le cose cambiano.

Se fino a ieri la proposta di uscita dall’euro era minoritaria, oggi rappresenta una larga fetta della popolazione. L’incapacità delle classi dominanti e dei suoi fantocci politici, la loro ottusità nel massacrare i popoli pur di tenere in vita il moribondo, apre grandi spazi alla proposta di voltare pagina. Ci spieghiamo così come mai forze politiche parlamentari — anche quelle che hanno avuto responsabilità di primo piano nel sostenere la moneta unica e le politiche neoliberiste: dal voto favorevole al Trattato di Maastricht all’inserimento del pareggio di bilancio in Costituzione — si vadano riposizionando nella speranza di evitare di essere travolte.
Questa conversione, in certi casi più formale che sostanziale, ha avuto pesanti conseguenze sulla costellazione di associazioni anti-euro e “sovraniste” che per prime avevano indicato la via dell’uscita dall’euro, dell’alternativa della sovranità, e della difesa della Costituzione democratica. Si fa strada la tendenza a smobilitare ed a delegare a forze come la Lega Nord, Fratelli d’Italia o il Movimento 5 Stelle, il compito di portarci fuori dal marasma.
E’ possibile fermare questo corso? Ci si può fidare dei gattopardi liberisti che fino a ieri stavano nella stanza dei bottoni? Al tempo stesso, fino a che punto possiamo considerare il Movimento 5 Stelle una forza autenticamente sovranista? O non è forse necessario che le associazioni, i movimenti ed anche i singoli cittadini che per primi hanno denunciato il sistema eurista, si raggruppino per offrire loro una seria e coerente alternativa politica ai cittadini?
Proviamoci!
Per questo il Coordinamento della Sinistra contro l’Euro promuove  l’incontro del 6 dicembre prossimo, invitando a partecipare tutti coloro che condividono lo spirito di questa lettera aperta. La crisi sociale e politica conoscerà nuove accelerazioni. Occorre organizzarsi, unirsi. Verifichiamo assieme se questo è possibile».
Per adesioni e informazioni: info@sinistracontroeuro.it

* Fonte Coordinamento sinistra contro l'euro

ACCIAIERIE AST DI TERNI: "VERGOGNATEVE!!" (Landini contestato dagli operai)

6 novembre. Dopo svariati e snervanti giorni di sciopero ad oltranza, di blocchi 24h alle portinerie sui tre turni, e all'uscita delle merci, di presidi permanenti in comune ed in prefettura; malgrado il minaccioso "allarme meteo" centinaia di lavoratori dell'Ast si sono recati a Roma sotto il Ministero dell'economia, dove si riapriva il tavolo negoziale. [Nella foto accanto l'arrivo degli operai Ast sotto il Ministero] 

Dopo sette ore di presidio  dell'ingresso del Ministero, senza che i sindacati si fossero degnati di informare i presenti sull'andamento della trattativa (mentre le agenzie battevano le indiscrezioni) un membro della Rsu scendeva in strada a presentare l'accordo raggiunto. Ci dice al megafono che l'accordo prevede il reingresso al lavoro del personale amministrativo (impiegati). Il pretesto è la consegna degli stipendi di ottobre (spacciata come vittoria). Vergognoso trucco: le buste paga erano già pronte e comunque per farle non servono tutti gli amministrativi come chiesto dall'Azienda. Si tratta di fatto della rottura dello sciopero.

All'ingresso del Ministero oggi

E' esplosa subito la rabbia operaia, la contestazione dei lavoratori, che han subito capito che si trattava di una bidonata, di una vergognosa concessione alla Thyssen. Subissato dai fischi e dalle grida il membro della Rsu deve lasciare la parola a Landini. 

I sindacati collusi han mandato quindi avanti Landini a giustificare l'inciucio. Non ha fermato le contestazioni. Qui sotto il video che riprende tutta la scena. Domani pubblicheremo un altro video in cui Landini, contestato da un operaio, ostenta la sua arroganza, sintomatica della sua difficoltà a giustificare l'ingiustificabile.

Più sotto il commento a caldo di Sergio Bellavita della Rete 28 Aprile. (ci scusiamo coi lettori per la fretta, torniamo da una giornata campale)







Vertenza Ast Terni: la Fiom non tiene

di Sergio Bellavita 


 E' terminato da molto l'incontro tra le organizzazioni sindacali, i vertici di ThyssenKrupp e il ministro Guidi quando sotto il ministero dello sviluppo economico di via Molise, nella totale assenza di informazioni dirette ai lavoratori, cominciano a circolare negli smartphone degli operai ,giunti da Terni per difendere l'acciaieria e il loro futuro, foto dei testi di un accordo firmato dai sindacati che sospenderebbe lo sciopero per tutte le aree amministrative in cambio del pagamento degli stipendi e del mantenimento della trattativa a partire da lunedì 10 (...)
Nei giorni scorsi la multinazionale tedesca ha messo in campo il più bieco e classico dei ricatti contro lavoratori in lotta e che avranno la busta paga di novembre pesantemente leggera per le lotte di queste settimane: o si rientra a lavorare o niente stipendio di ottobre! Gli operai rumoreggiano sempre di più per la mancanza del sindacato che spieghi loro cosa sta succedendo, mentre il fatto che le decine di giornalisti presenti battano agenzie sui contenuti dell'intesa mentre loro sono all'oscuro di tutto non fa che crescere la tensione. Ci vorrà ancora un'ora prima che la delegazione sindacale scenda. Alle 15.20 circa eccoli finalmente. La lettura di un comunicato congiunto Fim-Fiom-Uilm-Fismic-Uglm è affidata a un funzionario con il megafono che stenta a farsi ascoltare perché sovrastato da urla fischi e insulti.
Il comunicato, gelido, conferma l'accoglimento della sospensione dello sciopero in tutti i reparti amministrativi in virtù di una disponibilità dell'azienda alla revisione del piano industriale ed al pagamento delle retribuzioni di ottobre.
La parola passa a Landini ma le proteste non cessano. Il segretario Fiom tenta di spiegare che non si è ceduto nulla, che dai cancelli non uscirà un bullone e che gli scioperi proseguono. Un intervento tutto in difesa che cerca di affermare la tesi del primo buon risultato quale frutto delle lotte.
I pochi applausi non riescono a controbilanciare i fischi, le urla, gli insulti o il silenzio attonito dei più che non hanno compreso per quale ragione il sindacato, compresa la Fiom e compreso Landini, abbiano accettato la sospensione dello sciopero in alcune aree senza aver ottenuto garanzie sul futuro dell'acciaio, della città.
I lavoratori che erano presenti al ministero non sono una semplice parte dell'azienda, sono il nerbo di chi sta sostenendo le lotte di questi mesi. Il loro giudizio vale mille volte quello di un amministrativo o di chi ha partecipato passivamente a questo lungo conflitto. E il loro è un giudizio drammaticamente negativo. La ThyssenKrupp pretendeva la ripresa della produzione senza condizioni. Sapeva che non l'avrebbe mai ottenuta senza un risultato concreto sulle prospettive dell'acciaio Ternano. Si è quindi accontentata di una sospensione dello sciopero in tutte le aree amministrative che certo non potranno far uscire le merci o produrre alcunché ma realizzano il fatto che è passata l'azienda. Questo chi lotta lo percepisce subito. Basta vedere i volti tiratissimi e ascoltare i capannelli di operai che litigano e urlano furiosamente tra loro per capire chi è passato e chi ha ceduto. Da domani il blocco totale dei cancelli non c'è più. Cosa abbia ottenuto il sindacato in cambio non è chiaro a nessuno. Così operai in sciopero e in presidio vedranno passare loro davanti gli autorizzati al lavoro. Questa è la vittoria concreta dell'azienda. Quello che gli serviva per spezzare l'unità dei lavoratori, fiaccare la loro resistenza e minare la credibilità di un sindacato che non può vantare una vittoria, nemmeno parziale, perché non c'è alcuna vittoria. Forse c'è un'apertura, uno spiraglio, una promessa di revisione del piano industriale, troppo poco tuttavia per sottovalutare l'impatto di questo cedimento sulle lotte e sventare il rischio di cadere nella strategia di sfiancamento da parte dell'azienda e del governo. Vogliamo sperare che sia solo un passo falso e che nella trattativa di lunedì e nei prossimi giorni si possa recuperare una vertenza che ha reso evidente una grande disponibilità a lottare anche in maniera radicale. Pur nella consapevolezza della durezza del ricatto della multinazionale tedesca e della difficoltà di tenere tutti insieme, continuiamo a pensare che un crescendo di mobilitazione così radicale si può fermare o rallentare solo quando si vince, quando insieme a chi lotta si decide ogni passaggio della vertenza. Questa sospensione parziale dello sciopero andava discussa prima di condividerla al ministero. Così non è purtroppo stato. E i sindacati sono apparsi nuovamente indistinguibili e lontani dal battagliero sentimento prevalente. Il fattore determinante della vittoria storica nella lotta dei 21 giorni alla Fiat di Melfi nel 2004 è stato esattamente questo. Mentre i vertici pretendevano la rimozione dei blocchi come condizione per trattare i lavoratori e la Fiom dissero no. La trattativa si doveva fare in sciopero totale, a blocchi in piedi. Fiat fu così costretta a sedersi al tavolo, per la prima volta nella sua storia, a fabbrica ferma. Nelle vertenze questi non sono elementi secondari. Fanno esattamente lo scarto tra vincere e perdere. I padroni lo sanno bene. Toccava alla Fiom, anche oggi, fare la differenza nella vertenza delle acciaierie di Terni dopo le manganellate della polizia di Alfano e Renzi. Doveva assumersi l'onere di alzare il livello dello scontro sino all'occupazione dello stabilimento. Ha deciso un'altra strada, speriamo non disastrosa per i lavoratori.

mercoledì 5 novembre 2014

LANDINI? VALORE E LIMITI DEL SINDACALISMO di Piemme

5 novembre.
Maurizio Landini da segretario della FIOM a leader del nuovo partito a sinistra del Pdr (Partito democratico renziano)?

La tracotanza con cui Matteo Renzi sta procedendo verso la demolizione definitiva dell’Art.18 ha rianimato la sinistra tradizionale. Non c’è dubbio che esista in questo Paese lo spazio politico per una forza antiliberista di sinistra. Renzi non solo l’ha messo nel conto, sembra addirittura auspicare questa nascita, poiché lo aiuterebbe a purgare il suo partito dai dissidenti. Tanto poi, pensa Renzi, con la nuova legge elettorale, chiuderò questo eventuale partito in una riserva indiana, che sarà quindi del tutto residuale e innocuo.

E’ vero che esiste in Italia (come del resto negli altri paesi europei) un ragguardevole spazio politico per un partito della sinistra antiliberista. Tanto più vista la deriva del Pd e le grandi difficoltà in cui versa M5S e l’evaporazione della Lista Tsipras. Esiste, più in generale, perché la crisi sociale accresce la polarizzazione sociale e politica. Quale funzione potrà avare questo eventuale nuovo partito?

C’è da soffermarsi sul gravissimo monito di Napolitano. In forma solenne ha affermato ieri (4/11) che il rischio che nel prossimo futuro avvengano disordini e scontri sociali è altissimo, e che essi saranno di un’intensità senza precedenti, e quindi il sistema sarebbe messo a rischio. Forse siamo prevenuti, ma noi sospettiamo che l’eventuale partito di Landini (che si chiami Partito del lavoro o altro) potrebbe essere perfettamente funzionale al disegno dei dominanti. Perché? Esso sarebbe, in ultima istanza, uno strumento (qualcuno direbbe socialdemocratico) per incanalare la protesta sociale, per evitare che debordi, per riportarla nel perimetro delle compatibilità sistemiche.


Da un altro punto di vista Landini è per il potere, un leader affidabile. Landini non è solo un fervente europeista, abbe modo di dire che “Non sarei contento se l’Italia uscisse dall’euro”:

«Dopo 20 anni di un’Europa fondata solo sulla moneta senza avere lavorato per costruire una Europa vera, sociale e del lavoro, fondata su regole fiscali comuni, l’Europa rischia semplicemente di esplodere. Io non sono tra quelli che sarebbero contenti se l’Italia uscisse dall’euro. Forse sbaglierò, ma continuo a pensare che ci sarebbe il rischio di pagare un prezzo troppo alto per le persone che noi rappresentiamo se tale questione non si affronta in modo diverso, ma è indubbio che la situazione come oggi rischia di esplodere anche noi non lo vogliamo». (Maurizio Landini, 26 novembre 2011)
Affermava questo concetto nel momento più critico della vita della moneta unica, ciò che suonava quasi come un endorsement per Mario Monti, che infatti rimpiazzò Berlusconi per mettere in atto il più tragico salasso ai danni del popolo lavoratore.

Sono passati due anni e Landini non ha fatto cenno di autocritica, o anche solo di aggiustare il tiro. Si dice, allo scopo di assolverlo, che Landini era operaio, che non ha chissà quali conoscenze nel campo macroeconomico. Che dire? A noi non pare ammissibile che un importante leader sindacale possa trincerarsi dietro alla “ignoranza” su una questione di vita o di morte come la natura dell’Unione europea. Ancor meno lo sarebbe per un capo partito.

Quello della “ignoranza” è tuttavia un alibi. Landini ha avuto negli ultimi anni tutte le possibilità per erudirsi. Se ancora adesso difende l’Unione e tace sull’euro è perché, come del resto quasi tutta la sinistra “radicale” (vedi Lista Tsipras), considera l’Unione e la moneta unica come conquiste da difendere.

La prova? Landini sa bene che la riforma del mercato del lavoro, tra cui l’abolizione dell’Art.18, non se l’è inventata Renzi, queste misure erano prescritte nella famigerata lettera della Bce e (di Bankitalia di Draghi) del 5 agosto 2011. Ma Landini continua a sostenere viva l’Europa.

Come non vedere poi i limiti politici del leader Landini? Privo di una visione strategica, procede empiricamente, naviga a vista, va di qua e di la, e spesso commette errori pacchiani.
La conferenza stampa dopo le cariche contro gli operai ternani


L’ultimo? Che ci faceva Landini, poche ore dopo le cariche della Polizia contro gli operai ternani, a fianco di Del Rio e della Federica Guidi in una conferenza stampa nel palazzo del Governo? La sua presenza in conferenza stampa era un assist quasi pornografico al governo che se ne frega dei sindacati (e che in nome del decisionismo governativo) rifiuta addirittura di discutere con loro della finanziaria.

Landini vittima della sindrome del presenzialismo mediatico? No, c’è di più.

Fino a poche settimane fa Landini, pur di fare le scarpe alla Camusso in CGIL, si sbaciucchiava con Renzi il quale non perdeva occasione per ostentare la sua stima e amicizia con Landini stesso. Vedi l’incontro riservato con Renzi del 27 agosto scorso) Un errore, quello di aver dato spago e legittimità a Renzi, clamoroso, imperdonabile: Renzi si è servito di Landini per ingannare l’elettorato di sinistra, preparando il terreno all’attacco in corso. Anche in questo caso nessun accenno di autocritica.

Vediamo il caso del TFR in busta paga.


La maggior parte dei sindacalisti, come numerosi economisti hanno dimostrato quanti danni possa fare la decisione del governo Renzi-Padoan (Bankitalia dichiara che in caso il Tfr venga messo in busta paga le stesse pensioni sarebbero a rischio). Ebbene, ecco quanto dichiarava Landini, non anni fa, ma il 1 ottobre scorso: 
«Il Tfr è salario dei lavoratori e io penso che si possa fare una cosa molto semplice: mettere in condizione ogni lavoratore di scegliere quello che vuol farne». (Espresso, 2 ottobre 2014).
Errare è umano, perseverare è diabolico.

* Fonte dell' articolo: Coordinamento sinistra contro l'euro

martedì 4 novembre 2014

ACCIAIERIE DI TERNI: NASCE IL COMITATO DI LOTTA DEGLI OPERAI

4 novembre
Vergognosa e carognesca, la campagna di sciacallaggio che certi organi di stampa della destra berlusconiana, Libero in testa, hanno inscenato per sputtanare gli operai delle acciaierie. Ed è davvero triste che certi "sovranisti", che si dicono "patrioti" ed "amici del popolo", abbiano dato manforte a questa carognata. [1]
Poco meno che vergognosa la posizione (sbirresca) del Movimento 5 Stelle. [2]



La notizia, comunque, è un'altra, ed è importante.

Promossa da un manipolo di combattivi e coraggiosi operai dell'Ast, si è svolta ieri a Terni presso il centro Siviera, una partecipata e impegnativa assemblea aperta alla cittadinanza.
L'assemblea ha deciso di costituire il COMITATO OPERAI E CITTADINI PER L'AST.
Giovedì a Roma, al Ministero dello Sviluppo Economico, riprende la trattativa.
L'aria che tira non è bella.
Potrebbe essere raggiunto, con il consenso dei tre sindacati ufficiali, un accordo bidone, basato sul "Lodo Guidi".
Il Comitato si è costituito per dire NO a qualsiasi accordo che implichi licenziamenti e che non preveda il rilancio dei volumi produttivi del sito siderurgico, quindi la nazionalizzazione dell'impianto siderurgico.
Il Comitato chiama alla Resistenza e alla Lotta, se necessario ancora più dura, nella consapevolezza che questa volta o si vince o il destino dell'Ast e di Terni è segnato.


Qui sotto il comunicato stampa, approvato dall'assemblea di ieri, e diffuso ai media locali, regionali e nazionali, e ai cittadini di Terni.
Un momento dell'assemblea di ieri pomeriggio


«Si è costituito oggi, presso i locali della Siviera, il COMITATO OPERAI E CITTADINI PER L'AST, a seguito di una partecipata assemblea composta da operai, studenti, commercianti, pensionati e tutti i soggetti sensibili alla vertenza.

L'iniziativa è nata dalla necessità di rilanciare l'opposizione dei lavoratori e della città al piano di smantellamento di Ast imposto da Thyssen-Krupp.

La passività e la complicità del governo e delle istituzioni regionali e locali con la multinazionale sta cancellando centotrenta anni di storia industriale.

Il Comitato si pone l'obbiettivo di impedire il disegno di TK e della ipotesi di mediazione espressa dal governo italiano attraverso il lodo Guidi, rilanciando la lotta per la difesa del lavoro, e per imporre al governo la ripubblicizzazione di Ast, industria strategica per il futuro di Terni, dell' Umbria e del paese.

Il Comitato vuole svolgere un azione di sostegno alle rappresentanze dei lavoratori che continuano a sostenere il peso di una mobilitazione straordinaria per intensità e capacità di imporsi all'attenzione dell'intero paese.

Le parole d'ordine che hanno unito oltre trentamila ternani lo scorso 17 ottobre - Non si tocchi né un posto di lavoro né un bullone - non possono essere disperse. Per questo il Comitato si attiva da subito per promuovere la più ampia partecipazione possibile da parte della città, tanto alla lotta quanto alla condivisione delle decisioni che nei prossimi giorni verranno assunte, a partire dall'incontro al Mise del prossimo 6 novembre». 

COMITATO OPERAI E CITTADINI PER L'AST

Terni, 3 novembre 2014, ore 19:30


Note

[1] Occorre ringraziare Zoro per aver mostrato a chi non c'era, come siano andate realmente le cose nei pressi dell'ambasciata tedesca. Gli operai delle acciaierie, ritenutisi gabbati dalla risposta dell'Ambasciata e per "dare un senso alla giornata di lotta", decidono spontaneamente di recarsi nel vicino Ministero dell'economia. In testa al corteo improvvisato gli operai dell'AST, con alcuni membri ben noti della RSU.
Un centinaio di metri e vengono aggrediti dalla polizia. [Nella accanto foto il funzionario che da l'ordine della carica]. 
Libero e la porcilaia mediatica berlusconiaia hanno fatto peggio del Ministro degli interni Alfano —che, per giustificare la carica, si è letteralmente inventato che gli operai si stavano dirigendo presso la stazione Termini (e anche se fosse?)—; hanno tentato di far passare gli operai ternani come aggressori e provocatori e i poliziotti come delle vittime.

Un esempio di "sovranisti"' che han perso la bussola è quello dell'amico Stefano D'Andrea, fondatore dell'Associazione Riconquistare la Sovranità.
La sera stessa degli incidenti in cui rimarranno feriti gli operai, nella sua pagina facebook, ubbidendo ad un torbido riflesso condizionato, si chiedeva: «Cerchiamo di essere sinceri. Secondo voi la polizia si è comportata male nei fatti ripresi da questa telecamera?». La domanda è retorica, visto che la conclusione è la stessa dei pennivendoli di Libero. 


[2]  Il Blog di Beppe Grillo da la parola ad un poliziotto che accusa gli operai, disarmati e indifesi. Titolo del pezzo quasi uguale a quello di Libero: "Scontri a Roma, cittadini contro cittadini: la versione della Polizia". Il video guarda caso è sempre quello diffuso dalla PS.

SPAGNA: PODEMOS PRIMO PARTITO?

4 novembre. 
In Spagna, nelle recenti elezioni europee, la vera sorpresa è stata l'affermazione di PODEMOS —7,96% dei voti e 5 seggi a Strasburgo. [nella foto il leader Pablo Iglesias] 
 PODEMOS, in alcuni sondaggi, risulta essere già il primo partito spagnolo. Vedi la tabella più sotto. Un exploit del tutto simile a quello ottenuto dal Movimento 5 Stelle nelle elezioni del febbraio 2013.
Ci sono in effetti similitudini tra i due movimenti, come forti differenze. La prima tra queste è che PODEMOS ha dato rappresentanza politica ad un reale movimento sociale di massa come gli indignados (Movimiento 15-M) ed è stato fondato il 17 gennaio 2014 da militanti di sinistra, quindi con una visione non solo antiliberista ma anticapoitalista. Tra loro ci sono compagni come l'economista Alberto Montero (che era al Forum di Assisi dell'agosto scorso).
«A otto mesi dalla sua comparsa sulla scena, il partito degli “indignados” Podemos rivoluziona la mappa politica spagnola. Se si votasse oggi, secondo un sondaggio di Metroscopia per El Pais, il partito di Pablo Iglesias vincerebbe le elezioni con il 27% dei suffragi, 7 punti avanti al Partido Popular, crollato dal 44,6% delle politiche 2011 al 20,7%. Dietro Podemos anche i socialisti, che tuttavia con il nuovo leader Pedro Sanchez riescono a frenare l'emorragia, attestandosi come secondo partito al 26,2%.E Pais fa notare come mai prima d’ora, in Spagna, una formazione politica così recente sia riuscita a raggiungere percentuali di consenso così alte. Dopo il risultato ottenuto a maggio – scrive il quotidiano spagnolo – ora il movimento "consolida il suo distacco" a sette mesi dalle elezioni regionali e comunali e ad un anno dalle elezioni generali». [L'Uffington Post]
«Il forte malcontento dell'elettorato è evidenziato da oltre il 20% di astensionisti e da circa il 18% che hanno intenzione di votare scheda bianca oppure per partiti diversi rispetto ai due giganti della politica spagnola. Podemos cresce anche a scapito di Izquierda Unida (IU), la Sinistra Unita, che registra un forte calo, fino al 3,8% dei voti. In attesa che le stime siano corroborate dal Barometro di ottobre del Centro statale di ricerche sociologiche (Cis), molti analisti si chiedono se l'exploit di
Podemos sia un'effervescenza temporanea, che catalizza la protesta contro la 'casta' politica e la corruzione - come indicano il 42% dei suoi potenziali elettori - o se si tradurrà in una solida alternativa politica. 

Al suo esordio alle scorse elezioni europee, il partito - che culminerà la fase costituente con l'elezione di Pablo Iglesias a segretario generale - ha ottenuto 1,2 milioni di voti e 5 seggi. E ha confermato il modello organizzativo assembleare, con la decisione di non presentarsi alle elezioni municipali del maggio prossimo con una propria sigla, ma solo a quelle regionali del 2014 e generali del 2015. Allo stesso tempo appare evidente che il sistema bipartitico, con l'alternanza al governo del Pp e del Psoe dalla transizione democratica a oggi, è destinato ad essere superato da governi di coalizione. Da parte loro, i fondatori di Podemos, tutti docenti di Scienze Politiche o esperti in Scienze Sociali, si mostrano cauti rispetto al sondaggio di Metroscopia. Ma non negano che conferma una tendenza dovuta a "un tempo politico di scomposizione" del tradizionale consenso elettorale. L'obiettivo che si prefiggono è vincere le elezioni del 2015, occupando "il centro dello scacchiere" politico. E che non siano sulla strada sbagliata è confermato dallo stesso rilevamento de El Pais, secondo il quale l'8% degli elettori del Pp
I risultati delle europee in Spagna
 sarebbe disposto a votare Podemos, percentuale che sale al 31% nel caso degli elettori socialisti».

lunedì 3 novembre 2014

L'ITALIA PUÒ FARCELA?

3 ottobre. Il prossimo 22 novembre, promosso dal Coordinamento della sinistra contro l'euro, si volgerà a Roma il convegno LA SINISTRA E LA TRAPPOLA DELL'EURO. Parteciperanno: Emiliano Brancaccio, Stefano Fassina, Paolo Ferrero, Vladimiro Giacché, Enrico Grazzini, Leonardo Mazzei.

Un evento importante, perché mette a confronto alcune delle migliori teste che circolano a sinistra. E le mette a confronto sulla questione decisiva: c'è un'uscita a sinistra dall'euro? E se sì in cosa questa uscita a sinistra consiste? E con quali alleanze è possibile pilotarla? Dati i protagonisti chiamati a dare delle risposte convincenti (e non quindi reticenti) esso è il primo nel suo genere.

Questo convegno viene preceduto da un altro, quello promosso da Alberto Bagnai. Si svolgerà in quel di Pescara l'8 e il 9 novembre. Il titolo del convegno pescarese è mellifluo: EURO, MERCATI, DEMOCRAZIA 2014: L’ITALIA PUÒ FARCELA? Non poteva essere diversamente, visto il parterre. Vi partecipano liberisti tutti d'un pezzo come Mario Giordano e Michele Boldrin, liberisti temperati come Claudio Borghi Aquilini, post-fascisti come Giorgia Meloni di Fratelli d'Italia- Alleanza nazionale, xenofobi neofascisti in pectore come Matteo Salvini della Lega Nord. Gente di sinistra, vuoi keynesiani o marxisti, come Sergio Cesaratto, Vladimiro Giacchè e Alberto Montero.


Un fritto misto, un bricolage, com'è nello stile di Bagnai, come la grafica più icasticamente non poteva simboleggiare.

Ci si dirà che il convegno pescarese ha un carattere scientifico, e che non c'è nulla di male, anzi, che le diverse dottrine si confrontino. Una verità dentro una più grande bugia. 

Calma! Le teorie economiche sono d'indirizzo a scelte di politica economica, ovvero a scelte politiche. E siccome viviamo in un sistema capitalistico, CHI compie queste scelte, volenti o nolenti, lo fa nell'interesse di questa o quella classe sociale. 

Che liberisi e antiliberisti, vonahayekiani e keynesiani, intellettuali di sinistra e di destra, europeisti e anti, possano scornarsi, questo è ammissibile, non invece convolare a nozze. E' come pensare di mettere assieme il Diavolo e l'Acqua santa. Chi afferma il contrario... c'è o ci fa.

Non è per farli scornare che Bagnai li ha invitati a Pescara, ma nel tentativo di stampellare la sua eccentrica idea che non ci siano un'uscita di sinistra e una di destra dall'euro. Che c'è solo un'uscita, la quale farebbe miracolosamente evaporare la lotta di classe. Se togliete la favola dell'uscita, resta il distillato del "pensiero unico" che va per la maggiore, e di cui il renzismo la quint'essenza.

Siamo preoccupati? Per niente. Non è che Bagnai sia infatti un'aquila in politica. Chi si è dimenticato l'argomento con cui giustificò a maggio il suo voto pornografico alla Lega Nord? Strillava che "non erano elezioni politiche"? C'ha pensato Renzi a dimostrare che fosse esattamente il contrario.

Gli ospiti di sinistra, per quanto persone per bene,  servono a coprire l'inciucio bagnaiano con Salvini, la Meloni (Magdi Allam che fine ha fatto?) e rottami reazionari vari. Un'operazione politica non solo sbagliata, indecente.

domenica 2 novembre 2014

TERNI: BISOGNA BATTERE IL FERRO QUANDO È CALDO! di Marcia della Dignità

2 novembre.
Accade che il nemico commetta errori. 

Qui sotto il volantino che viene distribuito tra gli operai Ast

[Nella foto accanto l'assemblea di questa mattina, 2 novembre, davanti alla acciaierie AST]

La violenza della polizia sotto l’ambasciata tedesca ha costretto i servili media di regime a mettere la vicenda Ast alla ribalta ed il signor Renzi a convocare in fretta e furia il vertice di giovedì. 

Non fatevi illusioni! 

Renzi ha difeso la proposta di accordo già presentata dalla Guidi, ovvero: (a) 290 licenziamenti sui 536 richiesti, (b) un forno a corrente alternata, (c) incentivazione all’esodo volontario, (d) semaforo verde alla ThyssunKrupp sull’integrativo. UNA BIDONATA!

Facciamo un po’ di conti.

Dal 2015 l’AST, grazie agli sgravi IRAP, risparmierà 7milioni di euro. Più o meno 536 dipendenti costano all’azienda 13,37 milioni l’anno. 13,37 meno 7 fanno 6,37 milioni. GUARDA CASO UNA CIFRA CHE CORRISPONDE AI 290 ESUBERI DELLA GUIDI.

Dato che 140 dipendenti hanno già accettato la “buonuscita” (costo annuo 3,74 milioni) restano 150 operai da licenziare.  [Il Giornale dell'Umbria del 31 ottobre]
Alla Morselli non è parso il vero ed ha dichiarato: «…sono emerse modalità alternative per l’implementazione del piano di ristrutturazione e di rilancio dell’AST, nel rispetto degli obbiettivi economici inzialmente definiti». [Il Sole 24 Ore del 31 ottobre]

Mario Ghini della UILM e Giuseppe Farina della FIM-CISL hanno subito accolto con favore la
BIDONATA.
Ast, viale Brin, 2/11/14
Il vero disegno della ThyssenKrupp…
La Thyssen, in barba a quel che strombazza la Morselli nel cuore della notte, vuole chiudere prima possibile E CONCENTRARE LA PRODUZIONE DI INOX IN GERMANIA.

I fatti parlano chiaro.

(1) al momento dell’acquisizione dai finlandesi, l’accordo prevedeva che venisse chiuso l’impianto di Bochum in Germania, e che Terni funzionasse a pieno regime. Dopo tre anni, invece, Bochum, anche se in perdita, e per volontà del governo tedesco, continua a produrre e non chiuderà i battenti.

(2) la Thyssen, in Germania ha accettato, per far fronte alla sovrapproduzione, i “contratti di solidarietà” (diminuzione dell’orario di lavoro a parità di occupati). A Terni invece licenzia.

(3) malgrado gli impianti Thyssen di Duisburg siano notoriamente obsoleti ed in perdita, le banche tedesche con l’appoggio del governo, hanno concesso 200milioni di euro di finanziamento alla multinazionale —l’Unione europea, in base alla famigerata regola per cui non sono ammessi gli “aiuti di Stato”, avrebbe dovuto sanzionare la Germania, ma non lo ha fatto.

(4) l’Unione europea ha figli e figliastri ed è sotto il predominio tedesco, sarebbe quindi vano sperare in un suo intervento a favore di Terni e dell’Italia. 


Nazionalizzare!

Siccome l’acciaio ternano è di assoluta rilevanza strategica per il Paese, spetta al governo intervenire. Come? NAZIONALIZZANDO GLI IMPIANTI DI TERNI. Solo così si salveranno, assieme ai posti di lavoro ed ai volumi produttivi, condizioni in fabbrica e ambientali decenti, la città di Terni e, con essa il tessuto industriale del Paese.

Comitato di lotta


Questo dev’essere l’obbiettivo dei lavoratori. E visto che certi sindacati alla fine accetteranno (come altre volte accaduto) accordi bidone, paralizzando la RSU, che i lavoratori più decisi formino subito un COMITATO DI LOTTA (aperto anche a quelli delle ditte terze come la ILSERV).

Questa battaglia si deve vincere ora!

Se serve anche occupando la fabbrica!

Marcia della Dignità

sabato 1 novembre 2014

LA SINISTRA E LA TRAPPOLA DELL’EURO - Roma 22 novembre

1 novembre.

La moneta unica, concepita come strumento per superare gli squilibri tra i paesi europei e consentire all’Unione di tener testa alla sfida della globalizzazione, ha fallito su entrambi i fronti. 

Mentre le discrepanze tra paesi forti e deboli e le diseguaglianze sociali all’interno dei singoli paesi si sono accentuate, l’Europa è addirittura diventata l’epicentro della crisi economica globale. 

Hanno fatto fiasco le dottrine monetariste ed i trattati neoliberisti posti a fondamento dell’Unione e della moneta unica. Malgrado ciò tecnocrati e oligarchie europee si arroccano a difesa di impossibili vincoli di bilancio e di politiche austeritarie che aggravano recessione, deflazione, disoccupazione di massa, miseria e degrado sociale.
Alla manifestazione della CGIL del 25-10

Il governo Renzi, a dispetto dei suoi annunci mirabolanti e per quanto pasticciata sia la sua Legge di stabilità, ha scelto di obbedire ai diktat di Bruxelles, Francoforte e Berlino. Continuando a colpire il popolo lavoratore e premiando solo il grande il capitalismo finanziario e industriale, l’Italia va dritta verso l’abisso.

Esistono le condizioni ed i tempi per riformare l’Unione monetaria? Oppure la sua dissoluzione è nell’ordine delle cose? E se è così, come evitare che la riconquista da parte degli Stati delle loro sovranità sia pilotata da forze reazionarie e scioviniste?

Un’uscita da sinistra dalla trappola dell’euro non è solo necessaria, è possibile.


Ne parliamo con:


   Emiliano Brancaccio, Stefano Fassina, Paolo Ferrero, Vladimiro Giacché, Enrico Grazzini, Leonardo Mazzei.


presiede: Giancarlo D'Andrea 



Roma

Sabato 22 novembre, Ore 15:00
Presso: Hotel Universo
Via Principe Amedeo 5/b

Promuove





Lettori fissi di SOLLEVAZIONE

Temi

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