ROMA, 25 APRILE, ASSEMBLEA DELLA CONFEDERAZIONE

martedì 28 marzo 2017

MANIFESTAZIONE DI EUROSTOP: TIRIAMO LE SOMME di Carlo Formenti

[ 28 marzo ]

Per alcuni un grande successo, per altri un mezzo flop,  per altri ancora, addirittura, un fallimento. Parliamo del corteo di Eurostop del 25 marzo a Roma. Come redazione abbiamo subito tratto un primo bilancio, necessariamente sommario. PROVIAMO AD APRIRE LA DISCUSSIONE. Al di là dei numeri: cosa è andato storto il 25 marzo? E perché? Quali, se c'erano, i limiti politici della manifestazione? Cos'è andato storto? 


Cominciamo leggendo quanto scrive Carlo Formenti.


LA UE CHIAMA ALLE ARMI
di Carlo Formenti

Avete presente quel manifesto di propaganda dal quale occhieggia un marziale zio Sam, puntando il suo ditone contro chi lo guarda per invitarlo ad arruolarsi? Ebbene: ormai l’intera stampa europea sembra essersi trasformata in una variante di quel manifesto, chiamando il cittadino europeo a mobilitarsi contro i nemici esterni (Putin a Est e Trump a Ovest) e interni (i movimenti antieuropeisti). Vedi, per esempio, Il Corriere di lunedì 27 marzo che schiera nell’ordine: Angelo Panebianco (attenti all’orso russo: se ci dividiamo diventeremo suoi protettorati); Sergio Romano (se Trump ci abbandona attrezziamoci per autogestire la nostra sicurezza); Michele Salvati (avanti con le riforme istituzionali per garantire la “governabilità” – leggi: per concentrare tutto il potere nelle mani di una minoranza oligarchica!). Il tutto condito da servizi sulla repressione della dissidenza in Russia e dalle sempre più frequenti frecciate nei confronti di un Renzi che, tentato dal populismo, non ascolta più i saggi inviti di Padoan a chinare la testa davanti agli ordini di Frau Merkel (ormai il tifo dei media di regime è tutto per il malleabile Gentiloni).
Lo spezzone della CLN

Prima di passare al discorso sui nemici interni, chiariamo meglio chi è questa zia Ue che vorrebbe imitare lo zio Sam. 

Lo fa Alessandro Somma in un bell’articolo apparso qualche giorno fa su queste stesse pagine, nel quale chiarisce che l’annunciata Europa a due velocità non è altro che la costituzione del nocciolo duro dell’imperialismo europeo, che chiama a raccolta i più fedeli vassalli (Francia, Italia e Spagna) intorno alla Germania, decisa a sfidare Usa e Russia, a imporre un’accelerazione delle riforme (privatizzazioni, attacco al welfare e ai salari ecc.) e a gestire una combinazione di chiusure e aperture (le prime per le persone le seconde per merci e capitali) o, per dirla con le parole di Somma, a costruire “un Superstato di polizia economica”. Polizia appunto: un ministro di cui sentiamo sempre più spesso tessere le lodi è l’ineffabile Minniti, che si è appuntato nuove medaglie con la gestione della giornata del 26 marzo scorso a Roma (se va avanti così Putin ce lo chiederà in prestito).

Veniamo dunque al nemico interno, cioè alle forze come la piattaforma Eurostop e le altre realtà politiche e sociali che hanno organizzato la manifestazione contro la Ue in occasione delle celebrazioni per il sessantesimo anniversario della Comunità. Dopo aver inscenato una campagna terroristica che paventava devastazioni urbi et orbi (contribuendo a desertificare Roma, e a far sì che i 27 euro papaveri fossero i soli abitanti di un centro blindato, assieme alle loro guardie del corpo e ai giornalisti che ne hanno immortalato la firma sull’ennesima sacra alleanza contro i rispettivi popoli) tutti i media hanno difeso la tesi della polizia, secondo cui le cose sono andate bene solo grazie a un’efficace azione di prevenzione, mentre esistono prove di un piano (fortunatamente fallito) per "devastare la città". In effetti un piano c’era, ma non dalla parte dei manifestanti: lo confermano il mostruoso schieramento di forze, le ripetute provocazioni (dal "sequestro" di più di cento manifestanti, trattenuti per ore in un centro di identificazione, alla rottura in due spezzoni del corteo alla fine del percorso, al primo dei quali si è cercato di impedire di defluire pacificamente, mentre il secondo veniva circondato e bloccato senza che fosse stato lanciato nemmeno un tappo di bottiglia - e solo grazie alla pazienza degli organizzatori la situazione si è sbloccata senza incidenti). È chiaro che c’era una precisa volontà di provocare lo scontro, trasformando gli annunci di sventura in profezie autoavverantesi (centinaia di telecamere accompagnavano il corteo, nella speranza di documentare il sangue versato e i danni alla città).


Infine la falsificazione dei numeri: si è parlato di mobilitazione fallita e si è detto che i manifestanti erano 2000 (ma altrove si dice che si sono effettuati 2000 controlli e che nel secondo spezzone del corteo – quello circondato alla fine - c'erano 2000 “facinorosi” pronti a entrare in azione: i soliti duemila che andavo avanti e indietro?). La verità è che il corteo non contava meno di 8/10.000 persone: tantissime ove si consideri la campagna terroristica di dissuasione, ma soprattutto molti di più di quelli dei rachitici cortei pro euro di federalisti e "sinistre radicali" (quelli che vorrebbero riformare la Ue dall’interno). Sempre Somma, nell’articolo sopracitato, invita queste ultime a prendere atto dell’irriformabilità della Ue, e della necessità che si liberino della convinzione dogmatica che la dimensione sovranazionale sia di per sé preferibile a quella nazionale. Mi associo, e mi permetto di mettere in luce un curioso paradosso: nel 1914 le socialdemocrazie si arresero agli argomenti nazionalisti legittimando la Prima guerra mondiale, oggi le sinistre si arrendono al capitale globale legittimandone la guerra di classe contro i proletariati nazionali.

* Fonte: Micromega
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11 commenti:

  • sovranista scrive:
    28 marzo 2017 15:31


    E' vero che il sistema ha imbastito una campagna allarmistica forte.
    Ma questo basta a spiegare i bassi numeri? 5mila o 10mila poco cambia mi pare.
    Anche in altri casi i media avevano spaventato, ma ciò non ha impedito un'ampia partecipazione.
    E' chiaro che non è stata una manifestazione di popolo, che è sceso in strada il solito zoccolo duro..
    Ho la sensazione che i promotori usino la criminalizzazione di regime come un alibi per nascondere ben altre difficoltà politiche, e penso i loro errori. Si capiva dall'inizio, dati gli slogan e il taglio ideologico scelto, che sarebbe stata una manifestazione dai numeri modesti.
    Certa estrema sinistra va bene che finalmente sia diventata no euro, ma quanta strada deve fare per dotarsi di un linguaggio adeguato, per mettersi in sintonia con i cittadini, per sperimentare nuove pratiche di massa.

  • pasquino55 scrive:
    28 marzo 2017 16:13

    Cosa è andato storto il 25 marzo? Se, come dicevo nel mio primo commento subito dopo la manifestazione di Roma, con il 40% di disoccupazione giovanile, 11 milioni di cittadini che non possono curarsi, una moltitudine di famiglie e di persone sotto la soglia di povertà o di indigenza, etc., il popolo viene chiamato a manifestare contro quelli che vengono indicati come i responsabili principali di questa situazione e la risposta che viene data è quella che abbiamo toccato con mano il 25 marzio a Roma, è indubitabile che tra questa "organizzazione” (Eurostop) e la "gente" vi è un profondo e pericoloso iato. Non possono convincere le motivazioni addotte riguardanti il clima di terrore instaurato dai media e dal governo (anche in occasione del G8 di Genova questo era accaduto). Dietro e sotto questo mancato successo vi è qualcosa di più profondo e politico. Io ritengo e credo che una nuova proposta politico-sociale, per avere una oggettiva presa sulle masse diseredate, non debba avere come aspetto prevalente quello di essere contro l'euro e l'Europa ma occorra che affermi un’altra dirompente narrazione che sia nel contempo politica e ideale (il milione di persone a salutare Papa Francesco ne sono la riprova) in mancanza della quale rimarrà, come sta già accadendo, ai bordi, marginale e inesistente nel tremendo scontro che in questo periodo si sta consumando tra sfruttati, divisi, disorientati e disorganizzati e sfruttatori compatti e militarmente organizzati e, bene che gli vada, riuscirà a fare come a Roma. Una tempesta in un bicchiere d'acqua.
    Pasquino55

  • Brenno scrive:
    28 marzo 2017 17:34

    Formenti è (in barba ai traditori post-operaisti alla Bifo e alla Negri) uno dei migliori cervelli che abbiamo a sinistra. Vedi le analisi fatte nei suoi ultimi due libri. Ma stavolta non mi convince, un bilancio che mi pare un po' terra terra. Va bene contrastare la propaganda di regime, ma da una testa come la sua, tanto più perché ha capito i meccanismi di come si conquista egemonia oggigiorno (populismo, popolo contro élite, recupero della dimensione nazionale... ecc) mi sarei aspettato un giudizio meno encomiastico della manifestazione di Eurostop. Non se se legge, nel caso chiederei a Formenti se metodo e discorso di Eurostop vanno nella direzione di "fare popolo" e costruire, gramscianamente "nuova egemonia"

  • Pablo Bonuccelli scrive:
    28 marzo 2017 17:35

    http://www.carc.it/2017/03/28/considerazioni-sulle-manifestazioni-del-25-marzo-e-sullassemblea-nazionale-di-eurostop-del-26-marzo/

    La manifestazione che rivendicava un’altra Europa si è svolta al mattino ed è stata poco partecipata: dei 3000 manifestanti la componente di funzionari sindacali o di partito era molto alta. Hanno concorso al risultato sia la mancata mobilitazione di CGIL e FIOM per organizzare la partecipazione di operai, lavoratori e pensionati, sia lo scarso riconoscimento da parte delle masse popolari di una parola d’ordine fuori dalle condizioni concrete della lotta di classe.

    La manifestazione indetta da Eurostop ha visto la partecipazione di 8000 persone, la criminalizzazione con cui è stata annunciata dai media di regime non basta a spiegare un risultato per certi versi modesto che ha le radici, principalmente, nel settarismo dei promotori; un settarismo che si è manifestato sul piano politico (ne è esempio il comunicato della Rete dei Comunisti “No all’Unione Europea: il 25 marzo non sbagliate manifestazione”), che si riflette sul piano sindacale (con le diatribe nel campo del sindacalismo di base e la concorrenza fra USB e CGIL) e sul piano prettamente logistico di organizzazione e “gestione” della mobilitazione (un esempio in corso d’opera, ma che lascia intendere il lavoro preparatorio: sono stati i cordoni e il servizio d’ordine che selezionavano e separavano “spezzoni buoni” e “spezzoni cattivi” – che comprendeva, fra gli altri, il nostro spezzone e quello del SI Cobas con anche gli operai di Pomigliano – ben prima che la celere spaccasse il corteo e isolasse a beneficio di telecamere i “buoni” dai “cattivi”).

    Motivo di riflessione generale il dato che, sommando le due manifestazioni, la partecipazione è stata di molto inferiore a quella che in passato ha caratterizzato mobilitazioni dal percorso analogo (quelle contro la crisi promosse dal Comitato NO Debito e il NO Monti Day, per non citare il 15 ottobre del 2011 a cui parteciparono decine di migliaia di persone). Introduzione alla riflessione è che la partecipazione alle mobilitazioni della giornata del 25 marzo è stata fortemente penalizzata da una impostazione principalmente, se non esclusivamente, CONTRO; ma chiamare i lavoratori, i giovani e il resto delle masse popolari a mobilitarsi solo CONTRO o a rivendicare alla classe dominante non basta più, dato che non ha alcuna utilità nel fronteggiare gli effetti più gravi della crisi e non contribuisce alla definizione di una alternativa realistica ai vertici della Repubblica Pontificia.

    La giornata del 25 marzo, soprattutto nel corteo del pomeriggio promosso da Eurostop, ha espresso anche tendenze positive, da valorizzare ed estendere.

    Il corteo di Eurostop è stato partecipato da molti giovani e da molti lavoratori e lavoratrici, principalmente iscritti USB, ma rappresentativi di quella parte di classe operaia e di lavoratori che, indipendentemente dalle sigle sindacali, sono disposti a mobilitarsi sulle questioni politiche e per le sorti del paese. E’ la partecipazione dei lavoratori e delle lavoratrici iscritti all’USB che ha fatto la differenza in termini quantitativi e qualitativi, nelle mobilitazioni della giornata.

    La partecipazione del SI Cobas, e in particolare degli operai di Pomigliano che si oppongono alla deportazione a Cassino, è il più vivo esempio della ricerca dell’unità di classe, al di là delle appartenenze sindacali.

    La partecipazione di una parte del movimento di lotta per la casa, con un importante componente di migranti, ha qualificato la manifestazione come strumento di lotta alla mobilitazione reazionaria, disarmando quell’attacco mediatico (con ampia propaganda e intossicazione su probabili attacchi da parte dei “terroristi islamici”) e politico che si sviluppava sull’equazione immigrato=potenziale terrorista.

    La partecipazione risoluta e decisa di migliaia di persone, nonostante le minacce di violenze poliziesche e la risposta determinata a fronte delle numerose provocazioni da parte della Questura e del Ministero degli Interni.

  • Pablo Bonuccelli scrive:
    28 marzo 2017 17:36

    http://www.carc.it/2017/03/28/considerazioni-sulle-manifestazioni-del-25-marzo-e-sullassemblea-nazionale-di-eurostop-del-26-marzo/

    La manifestazione che rivendicava un’altra Europa si è svolta al mattino ed è stata poco partecipata: dei 3000 manifestanti la componente di funzionari sindacali o di partito era molto alta. Hanno concorso al risultato sia la mancata mobilitazione di CGIL e FIOM per organizzare la partecipazione di operai, lavoratori e pensionati, sia lo scarso riconoscimento da parte delle masse popolari di una parola d’ordine fuori dalle condizioni concrete della lotta di classe.
    La manifestazione indetta da Eurostop ha visto la partecipazione di 8000 persone, la criminalizzazione con cui è stata annunciata dai media di regime non basta a spiegare un risultato per certi versi modesto che ha le radici, principalmente, nel settarismo dei promotori; un settarismo che si è manifestato sul piano politico (ne è esempio il comunicato della Rete dei Comunisti “No all’Unione Europea: il 25 marzo non sbagliate manifestazione”), che si riflette sul piano sindacale (con le diatribe nel campo del sindacalismo di base e la concorrenza fra USB e CGIL) e sul piano prettamente logistico di organizzazione e “gestione” della mobilitazione (un esempio in corso d’opera, ma che lascia intendere il lavoro preparatorio: sono stati i cordoni e il servizio d’ordine che selezionavano e separavano “spezzoni buoni” e “spezzoni cattivi”  – che comprendeva, fra gli altri, il nostro spezzone e quello del SI Cobas con anche gli operai di Pomigliano – ben prima che la celere spaccasse il corteo e isolasse a beneficio di telecamere i “buoni” dai “cattivi”).
    Motivo di riflessione generale il dato che, sommando le due manifestazioni, la partecipazione è stata di molto inferiore a quella che in passato ha caratterizzato mobilitazioni dal percorso analogo (quelle contro la crisi promosse dal Comitato NO Debito e il NO Monti Day, per non citare il 15 ottobre del 2011 a cui parteciparono decine di migliaia di persone). Introduzione alla riflessione è che la partecipazione alle mobilitazioni della giornata del 25 marzo è stata fortemente penalizzata da una impostazione principalmente, se non esclusivamente, CONTRO; ma chiamare i lavoratori, i giovani e il resto delle masse popolari a mobilitarsi solo CONTRO o a rivendicare alla classe dominante non basta più, dato che non ha alcuna utilità nel fronteggiare gli effetti più gravi della crisi e non contribuisce alla definizione di una alternativa realistica ai vertici della Repubblica Pontificia.

    La giornata del 25 marzo, soprattutto nel corteo del pomeriggio promosso da Eurostop, ha espresso anche tendenze positive, da valorizzare ed estendere.
    Il corteo di Eurostop è stato partecipato da molti giovani e da molti lavoratori e lavoratrici, principalmente iscritti USB, ma rappresentativi di quella parte di classe operaia e di lavoratori che, indipendentemente dalle sigle sindacali, sono disposti a mobilitarsi sulle questioni politiche e per le sorti del paese. E’ la partecipazione dei lavoratori e delle lavoratrici iscritti all’USB che ha fatto la differenza in termini quantitativi e qualitativi, nelle mobilitazioni della giornata.
    La partecipazione del SI Cobas, e in particolare degli operai di Pomigliano che si oppongono alla deportazione a Cassino, è il più vivo esempio della ricerca dell’unità di classe, al di là delle appartenenze sindacali.
    La partecipazione di una parte del movimento di lotta per la casa, con un importante componente di migranti, ha qualificato la manifestazione come strumento di lotta alla mobilitazione reazionaria, disarmando quell’attacco mediatico (con ampia propaganda e intossicazione su probabili attacchi da parte dei “terroristi islamici”) e politico che si sviluppava sull’equazione immigrato=potenziale terrorista.
    La partecipazione risoluta e decisa di migliaia di persone, nonostante le minacce di violenze poliziesche e la risposta determinata a fronte delle numerose provocazioni da parte della Questura e del Ministero degli Interni.

  • Anonimo scrive:
    28 marzo 2017 21:56

    Beh, da questo pistolotto qui sopra si capisce se la manifestazione, per quanto sacrosanta per i suoi scopi, non ha visto un'ampia partecipazione di popolo. Qui siamo ancora non solo nella gabbia dell'euro, ma in quella magica del marxismo-leninismo.

  • Anonimo scrive:
    28 marzo 2017 21:59

    Sono d'accordo con Sovranista e Pasquino55: Eurostop è il movimento di uno zoccolo duro che COME SEMPRE A SINISTRA si fida pochissimo del popolo.
    Proprio a causa di questo atteggiamento di fondo snobistico il popolo oggi istintivamente guarda a destra.
    Ora se fossimo intelligenti non assumeremmo un atteggiamento pedagogico nei confronti di questa tendenza popolare ma al contrario dovremmo apprezzarne il contenuto di "proto" ribellione anche se limitata a rivendicazioni troppo particolaristiche che in fin dei conti non chiedono un cambio dello status quo ma semplicemente un "riordinamento" senza minimamente intaccare i rapporti di potere e di classe.
    L'unica nostra discriminante deve essere la democrazia, visto che il tentativo delle élite messo in atto con le varie "crisi" è proprio quello di depotenziare in tutti i modi il voto dei cittadini.

    Il terreno comune fra destra popolare e sinistra potrebbe e dovrebbe essere la democrazia diretta, obiettivo al quale arrivare per gradi ma da implementare e sostenere insieme fin da subito, per esempio valorizzando al massimo lo strumento referendario.

  • Anonimo scrive:
    29 marzo 2017 00:46

    Che tanta strada debba fare Eurostop è fuori discussione. Ma ai primi due commenti particolarmente (e secondo me ingiustamente) critici vorrei far notare che di meglio in giro non esiste ed è molto facile sparare sentenze. Quali altre forze politiche hanno fatto meglio di Eurostop nel contestare i signori della UE venuti nella nostra capitale sabato?. M5S non ha organizzato nulla e si è limitato al discorso di benvenuto pronunciato dalla sindaca Raggi.La destra neofascista-sovranista ha portato 2000 persone in piazza con il polo sovranista di Storace e Alemanno, qualche centinaio in un teatro con Fratelli d'Italia e 600 al corteo nazionale di CasaPound a...l'Aquila! (non è uno scherzo). Il corteo dei sinistrati altreuropeisti 3000 persone scarse. I federalisti europei 4 gatti. I numerosi gruppi sovranisti "nè di destra, nè di sinistra" che popolano il web: non pervenuti, come sempre quando si tratta di scendere nelle strade. Eurostop pur con tutti i limiti ha portato in piazza almeno 7/8000 persone che visto il clima di intimidazione poliziesco e di terrorismo mediatico non sono poche. Nessuna altra organizzazione politica pro o contro la UE ha saputo fare di meglio. E' stato quindi un successo quello di sabato? Certo che no. Ma nemmeno il giudizio resta comunque largamente positivo. Ovvio la strada è ancora lunga, ma non si poteva certo pensare si raggiungere il traguardo con il corteo di sabato, che è stata solo una tappa, un evento comunque riuscito dato il contesto in cui si svolgeva. Ovviamente il radicamento popolare non passa vero la costruzione di una manifestazione, ma attraverso un lungo e tenace lavoro sui territori. Ma la giornata di sabato ci dice che se eurostop ha ancora tanto da fare gli altri stanno messi anche peggio.

  • Anonimo scrive:
    29 marzo 2017 01:09

    L'anonimo del 28 marzo 2017 21:56 coglie - putroppo - l'essenza delle cose in maniera schietta, diretta e concisa. Mi permetto solo di aggiungere che il marxismo-leninismo (sigla che già da sola può avere una miriade di significati diversi) nella storia è stata una cosa di dimensioni molto, molto grandi e dalla natura molto, molto seria. Non mi sembra il caso in questione.

    Venendo al sodo, il regime ha senz'altro contribuito a creare un clima molto pesante e sfavorevole ed è possibile che molta gente potenzialmente interessata se ne sia rimasta a casa per la paura di trovarsi in mezzo a un bel casino di piazza fatto scoppiare ad arte col rischio poi di passare pure i guai. Nella sola Roma il degrado sociale e il livello d'incazzatura sono ai massimi storici e questo avrebbe dovuto portare in piazza dalla sola città molta più gente di quella che invece c'è stata in totale e che è venuta da tutta Italia.

    Qualcuno potrà pure rimproverare questa o quell'organizzazione per un eccessivo grado di "controllo", ma chi ha una certa esperienza di manifestazioni dovrebbe sapere bene che basta un non nulla e il reparto preposto suona la carica e si fa un bel tuffo nel sudamerica anni '70. Meglio non dare pretesti quando già c'è chi lavoro sodo per crearne di artificiali.

    Tuttavia il fatto che alla fine il regime, dopo varie e strane manovre, abbia rinuciato a darci giù come al solito può voler dire due cose: o consideravano già la manifestazione un fiasco e da "alto loco" s'è ordinato di lasciar stare (nonostanze il totale asservimento di tiggì e giornalacci-stracci, credo comincino a sentire che altra violenza poliziesca farebbe solo incazzare più gente, che le balle delle press-titute se le beve sempre meno ogni giorno, e preferiscono risparmiarsi per altre situazioni, magari anche per non rovinare il favoloso quadretto europeista a Frau Merkel 'sto sabato) oppure non si sentono manco loro più tanto sicuri e si astengono non per calcolo politico, ma per strizza (a Roma strizza = paura, fifa) e qui non posso non ricordare certe scene sempre a Roma nell'autunno 2011 dove costoro, abituati al "controllo della folla", a un certo punto se la batterono a gambe levate.

    Vorrei poi rispondere al commentatore del 28 marzo 2017 21:59 che parla di "democrazia diretta" e "destra popolare", ma rimando ad altro intervento per non allungare troppo il brodo.

  • uno che c'era scrive:
    29 marzo 2017 12:27

    10 mila persone sono una cifra, sicuramente piccola, ma ahime falsa. Eravamo molti di meno. Io temo non più di 3 mila persone. Non si può mentire su cifre così base, per il semplice fatto che sono così poche e le puoi contare quasi uno ad uno (102 persone del si cobas, 42 dei carc, ecc. secondo la modalità scientifica che aveva il compagno Valerio Bruschini).
    Una manifestazione cittadina romana mal riuscita. C'erano solo militanti organizzati. C'erano SOLO militanti, ma non c'erano TUTTI i militanti. Le stesse organizzazioni hanno fatto una chiamata minimalistica. Entriamo nel dettaglio. (1) Il si cobas a Modena ha organizzato cortei anche di 3 mila persone...vero che a Roma è "fuori casa" ma qualche centinaia di persone in più poteva portarle. Nel caso del si cobas c'è un discorso politico. Il si cobas ha una chiara vocazione internazionalista - al di là delle divergenze politiche gli debbiamo riconoscere che ha fatto un ottimo lavoro fra i facchini - quindi aveva delle riserve politiche verso un corteo che, sebbene timidamente, rivendicava sovrantà nazionale e una vocazione più (passatemi il termine) "stalinista" (rete dei comunisti, militant, carc). (2) Per la stessa ragione il PCL non ha aderito affatto, mentre di solito duecento persone in piazza le porta. (3) Nonostante la vocazione "stalinista" degli organizzatori non ha aderito Rizzo, in un isolamento sempre più delirante, imitanto il KKE ha fatto una contromanifestazione da un'altra parte, sottraendo al corteo altre trecento persone. (4) I Carc, che pure stavano dentro eurostop hanno portato in piazza circa un terzo dei militanti che riescono a mobilitare nelle manifestazioni romane. (5) Il mondo dell'autonomia ha aderito in ordine sparso: tantissimi da Torino (ben tre autobus) ma in un contesto così ridotto troppo facilmente individuabili dalla polizia che ha vergognosamente sequestrato i loro autobus e internato i 160 militanti per tutto il pomeriggio in un lagar dove di solito vengono rinchiusi i migranti dopo le retate a Tor Cervara, impedendogli di arrivare in piazza. Ma dove stava l'autonomia romana? Non c'era il quadraro e i viterbesi (anche loro, come il si cobas, per posizioni anarco-bordighiste-internazionaliste, quindi critiche verso l'idea di sovrantà nazionale), ma non c'era nemmeno primavalle. (6) Il movimento di lotta per la casa ha fatto un bello spezzone, pieno di sotto-proletari, in gran parte migranti: ma si è mosso solo da Roma, non abbiamo visto l'arrivo di nessun altro da altre località. Hanno fatto il loro tipico corteo cittadino, ma a ranghi ridotti: si calcola, solo a Roma fra i 4 e i 6 mila occupanti di case). (7) Non hanno affatto aderito i Cobas di Bernocchi (diciamo 2 mila persone in meno?). (8) Non ha aderito nemmeno la CUB e considero grave che non si sia tentati di coinvolgerli fino all'ultimo, data la loro lotta straordinaria in Alitalia (mille persone in meno?). (9) Assenti totalmente gli studenti medi e pochi universitari. (10) In fine l'USB non ha fatto una mobilitazione generale, ma di fatto c'era solo la rete dei comunisti, come al solito camuffati da USB, ma non c'era la struttura profonda del sindacato: non un autobus partito da Taranto (dove hanno 1500 iscritti!) e campagna di autobus ridotta rispetto alla mobilitazione che fanno durante gli scioperi autunnali.
    Insomma anche a fare un corteo di soli militanti potevamo essere almeno 20 mila persone reali (50 mila sparati dagli organizzatori?). Eravamo poco più di un decimo. Ciò non toglie che anche in quel caso saremmo stati pochi, solo "militanti". Dove sta la gente?

  • Anonimo scrive:
    29 marzo 2017 14:09

    Anonimo dell 01:09

    Giusto per chiarire che non ho mai parlato di "destra popolare" come hai scritto tu.
    Ho detto che la destra e la sinistra se autenticamente democratiche possono stare all'opposizione in parlamento ma non dovrebbero essere totalmente nemiche perchè l'unico vero nemico sono le èlite internazionali legate alla finanza.
    Il progetto comune su cui destra e sinistra possono unirsi secondo me potrebbe essere la democrazia diretta.

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