sabato 28 settembre 2019

MONTI, HO QUALCOSA DA DIRTI di Daniela Di Marco

[ Sabato 28 settembre 2019 ]

Sabato 21 settembre ad Assisi, nell’ambito del Festival Il Cortile di Francesco, si è svolto un convegno i cui relatori erano Mario Monti ed Alberto Bagnai.

Un noioso confronto pseudo contraddittorio, con un Monti versione “green” preoccupato del futuro dei giovani ed un sostanzialmente sdraiato Alberto Bagnai verso il collega e ciò che rappresenta.

In questo contesto, alla fine del confronto, Daniela Di Marco, strappando il microfono (non era previsto alcun dibattito) ha preso la parola rivolgendo un originale “messaggio d’auguri” al senatore a vita Monti e annunciare il 12 ottobre.

Pubblichiamo il video del suo intervento e più sotto il testo integrale del suo messaggio, impossibilitata a leggere tutto dalla fuga fulminea dei due senatori e dal disordine creatosi fra gli organizzatori del convegno…



Onorevole Monti,

Ho rinunciato, oggi, per essere qui di fronte a lei, al mio lavoro.

Sono una dei tantissimi piccoli imprenditori, che non possono permettersi un dipendente e nonostante sfrutti me stessa, non arrivo a fine mese.

Sono qui solo per poter farle un augurio sincero, dal più profondo del mio cuore:

Le auguro di trovarsi presto nella stessa identica condizione di migliaia e migliaia di italiani che hanno chiesto il reddito di cittadinanza. Le auguro di avere disperato bisogno di un lavoro e doversi accontentare di un posto da precario, sfruttato per ore e ore consecutive in cambio di un salario da fame (400-500€), con il quale non potrà mai permettersi un mutuo, non riuscirà a pagare l’affitto, dovrà centellinare fra mille rinunce per riuscire a pagarci le bollette: luce, acqua, gas, facendo la spesa all’eurospin, nella consapevolezza che non potrà aiutare i suoi figli.

Ma l’augurio più sentito (e cortesemente rivolga questo augurio anche alla sua collega Elsa Fornero), è quello di ascoltare, mentre vive in questa condizione assurda di stenti, i politici di turno che sbraitano contro i lavoratori italiani, offendendoli nella loro dignità; ascoltarli mentre danno dei “bamboccioni” ai suoi figli; e mentre li esortano ad andare a lavorare, gli stessi continuano però a sdraiarsi supini ai voleri di quel mostro perverso che avete voluto e costruito, attraverso l’euro, per tenere i popoli in miseria.

Se la Grecia è il più grande successo dell’euro, allora la vostra Unione con le sue spietate ed esecrande politiche austeritarie è sporca del sangue di 700 bambini innocenti, come ha dichiarato Federico Fubini, vicedirettore de Il Corriere della Sera, scandalosamente nascondendo la notizia (e non solo dell’innocente sangue greco, se ricordiamo la Yugoslavia, mentite sapendo di mentire, altro che 70 anni di pace!).

L’Ue è una macchina da guerra, ha dichiarato guerra ai popoli che la compongono, servendosi dei moderni carri armati giuridici e finanziari euro-tedeschi.

Non mi dilungo.

I media di regime non daranno notizia, ma io ci tengo a dirlo a lei e a tutti i presenti:

il 12 ottobre noi saremo in piazza, affratellati e uniti dal tricolore della nostra Repubblica (costata il sangue di giovani, uomini e donne che volevano il paese libero dal nazifascismo), per dire che oggi bisogna di nuovo liberare il Paese.

Saremo in piazza per dire:

Liberiamo l’Italia! Usciamo dalla gabbia della UE! Riprendiamoci la sovranità monetaria! Riconquistiamo la democrazia! Applichiamo la Costituzione del 1948! Lavoro e dignità per tutti!

FRIDAY FOR FUTURE TUTTA MERDA? di Piemme

[ sabato 28 settembre 2019 ]

Genova, lo striscione dei compagni di Giovine Italia alla manifestazione di ieri
Nel suo intervento pubblicato ieri Mario Monforte ha rivolto un duro j'accuse contro la giornata denominata Friday for Future. La sua tesi si potrebbere riassumere così: «è un’operazione montata, preparata, lanciata da quegli stessi “potenti della Terra” che hanno devastato, e devastano, suolo e sottosuolo del pianeta, inquinano in maniera massiccia, saccheggiano risorse non ricostruibili, sfruttano e opprimono, ed escludono, miliardi di esseri umani».

Vero? vero!
Il piccolo problema è che la giornata di ieri, segnata dallo sciopero anzitutto delle medie superiori, ha avuto un successo di partecipazione enorme. E' presto per dire se si tratti solo di un fuoco di paglia o se la enorme mobilitazione di ieri (che in Italia è stata più massiccia che altrove) preceda qualcosa di più profondo, il segnale di un generale risveglio politico delle giovani generazioni. 

Sia come sia le piccole minoranze creative (una volta si chiamavano "avanguardie") debbono prendere parte a questo movimento, malgrado esso sia sorto sotto gli auspici delle élite dominanti. Se fosse un fuoco di paglia pace!, ma se fossimo davanti ai primi vagiti di un nuovo movimento di radicalizzazione giovanile, ognuno capisce che sarebbe un errore politico fatale autoescludersi o assumere un contegno spocchioso.

Non solo dovrebbero farne parte, dovrebbero costituire al suo interno, con le giuste modalità, una corrente organizzata che non si limiti soltanto a smascherare l'ambientalismo di regime, che si batta per epurarlo dalle tante illusioni sulla "green economy", per connettere la questione ambientale a quella sociale e quindi alla battaglia contro la globalizzazione e la gabbia eurocratica; dando quindi vita a nuclei e ad una corrente ambientalista patriottica e anticapitalista.

Non sarà facile. Niente è facile in tempi in cui c'è da rialfabetizzare politicamente i giovani. Un'impresa che avrà successo solo stando dentro la mobilitazione, e non fuori.

In questi casi vale ricordare l'esempio della grande rivoluzione russa del 1905, che iniziò dopo l'eccidio del 22 gennaio 1905 a San Pietroburgo. Allora decine di migliaia di operai scesero in piazza per presentare allo Zar una petizione invocando la concessione di elementari diritti democratici. Alla testa di quella manifestazione vi fu un prete, pope Gapon, che si scoprirà era un agente della Okrana, la polizia politica zarista. Malgrado ciò, e nonostante gli operai manifestavano ostentando croci, icone dei santi, nonché dello stesso Zar e della Zarina, essi vennero massacrati e da lì prese il via una grande rivoluzione alla cui testa ben presto ascesero le correnti rivoluzionarie.


*  *  *


Comunicato in occasione della seconda mobilitazione globale 
contro il cambiamento climatico





Alla vigilia della seconda chiamata globale di sciopero per il cambiamento ci sentiamo di dire che pur essendo lee osservazioni portate avanti da Greta Thumberg nei fatti giuste esse peccano, magari non per colpa sua, di mancanza di cognizione di causa. Dire “cambiamo il sistema, non il clima” serve a pochissimo se non si specifica quale sistema si stia cercando di cambiare e in che modo. Stiamo assistendo al dirottamento di una protesta che si basa su situazioni reali e rivendicazioni sacrosante da parte della classe politico-economica liberista, assolutamente intenzionata a trasformare ogni terreno fertile per una critica al sistema in una contestazione controllata ed inserita nei binari del sistema stesso. 

Obama, Junker e la Von der Leyen stringono le mani alla alla Thumberg col preciso intento di propagandare il loro sistema come amico della causa ambientale, e questa falsissima nozione viene rimbalzata dai media al loro soldo e dai loro vari vassalli inseriti a mo’ di quinte colonne all’interno della società civile. Un ambientalismo serio deve guardare alle cause, non al decoro urbano, deve guardare ad un cambiamento sistemico identificando il sistema nemico, che è quello capitalista, non spingere per un’economia di mercato “ecosostenibile”. Se non abbiamo la forza di agire per controllare la protesta dall’alto dobbiamo inserirci dal basso, portando all’interno dei loro cortei un pensiero critico capace di mettere in difficoltà gli organizzatori dei loro orwelliani eventi. Invitiamo pertanto tutti i nostri Amici a partecipare alle mobilitazioni indette da Fridays for future col preciso scopo di ostacolare il giardinaggio liberista ed europesita spacciato per ambientalismo.


Genova 26 settembre 2019






venerdì 27 settembre 2019

SCIOPERO PER IL CLIMA? di Mario Monforte

[ venerdì 27 settembre 2019 ]

Tutti i media di regime esultano: «Fridays for future, cortei in oltre 180 città italiane... "Siamo più di un milione"»... 
COME MINIMO MOLTO STRANO.

*  *  *

Ogni gruppo e raggruppamento, diciamo “critico”, che ha o indetto, o partecipato all’indizione, o comunque vi aderisce, lo usa come una “borsa” in cui riporre, ossia appiccicarvi, i propri specifici contenuti. Peraltro, sarebbe meglio parlare di manifestazione, dato che lo sciopero è strumento di lotta sindacale, ma anche politica, quindi presuppone una controparte, con cui o trattare o imporre un “braccio di ferro”, e questo non appare il caso. Infatti, e comunque, si va dai massimi «organismi sovranazionali» come l’Onu e l’Ue, alle centrali del grande capitale transnazionale, in coloro che concordano sulla «lotta al cambiamento climatico»: ossia, gli autori, diretti e/o indiretti, del grande inquinamento e della massiccia devastazione a livello planetario, nazionale, regionale, di intere aree, cioè i responsabili dello stesso emergere e porsi della “questione climatica”, sono d’accordo a contrastare il «cambiamento climatico” & «surriscaldamento globale». 

Cagliari: comandati anche i bambini delle elementari
Inoltre, è piuttosto noto (ma a quanto pare non abbastanza, o si preferisce non recepirlo) che la messa in piedi a livello mondiale dell’“operazione-Greta”, con ampia diffusione del “gretinismo” e dei tanti “gretini”, è stata accuratamente preparata, lanciata e montata, con supporto delle potenze indicate e dei media mondiali, e che alla sua base e come suo obiettivo c’è il lancio di un business valutato su circa 100.000 miliardi di dollari (e simile è in euro), vale a dire una nuova via di sbocco alla crisi in cui si sta (re-)infilando il capitalismo nel suo complesso sul piano planetario. È del tutto evidente che questo “chiodo” non schiaccerà alcun altro “chiodo”, ma aggiungerà altri “mali” a quelli già precedenti e in atto e in corso - aggiungendovi altre nuove oppressioni, tasse, vincoli, etc., sulle popolazioni. Cartina di tornasole: lo sconcio nuovo governo (M5S-Pd-LeU-Renzi-Autonomie & Italiani all’estero), nella persona dell’“elevato” (ironia scontata) Conte, si è subito fiondato a proclamare il lancio anche italico del Geen New Deal … (intanto, concedendo anche la giustificazione dell’assenza a scuola per il 27 settembre agli studenti).

Ebbene, pensare che quello dello «sciopero» costituisca un qualche “movimento” e credere che basti la povera astuzia di utilizzare tale presunto “movimento” per portarvi i propri contenuti e istanze “altre”, attesta unicamente la visione errata di coloro che si entusiasmano sempre e comunque quando c’è molta “gente” in strada e in piazza, e, di piú presumono di poterla indirizzare “altrimenti”. Mentre partecipano soltanto come subalterni totali - e con piccolo cervello - a dare apporto alla nuova massiccia operazione capitalista globale.

SCOMPARSA LA DICOTOMIA DESTRA-SINISTRA? di Sandokan

[ venerdì 27 settembre 2019 ]

«Mi è arrivato un messaggio dal presidente della Regione Piemonte, è ufficiale: la primavera prossima avremo un referendum sul maggioritario, finalmente potranno votare 60 milioni di italiani, chi prende un voto in più vince e governa, chi perde non rompe le palle».

Così Matteo Salvini, ieri, ha chiosato la notizia che anche il Consiglio regionale del Piemonte si è aggiunto alla richiesta delle altre quattro regioni governate dal centro-destra per chiedere il referendum abrogativo della quota proporzionale prevista nella legge elettorale nazionale.


"Il capitano", quello che ad agosto fece cadere il governo giallo-verde dicendo che voleva i "pieni poteri", ha avuto subito il sostegno di Giorgia Meloni, che ha rincarato la dose: "D'accordo con una legge elettorale maggioritaria ma anche elezione diretta del Presidente della Repubblica". La Meloni ha subito ricevuto il plauso di Forza Italia...

Dal fatto che le sinistre hanno tradito le istanze ideali e sociali loro tradizionalmente proprie facendo loro idee e principi tipici delle destre, alcuni amici hanno tratto la bizzarra conclusione che sia scomparsa la dicotomia destra-sinistra. La scomparsa di un polo non significa che sia sparito anche l'altro. 

La destra, infatti, c'è e come! E la si riconosce, appunto da un marchio di fabbrica: l'idiosincrasia per il criterio democratico della proporzionalità del sistema elettorale e per il Parlamento come espressione della sovranità popolare. 

C'è un precedente che parla chiaro: il Partito Nazionale Fascista non sarebbe salito al potere nel 1924 senza l'aiuto della famigerata e maggioritaria "Legge Acerbo". E' la storia che parla: sia in Italia negli anni '20 che in Germania nei '30 le destre estreme conquistarono tutto il potere solo dopo che, con l'aiuto delle destre liberali (leggi il grande capitalismo) distrussero le democrazie parlamentari.

Si è ripetuto tante volte in questi anni che tra liberismo e democrazia c'è un'opposizione insanabile, ma incompatibilità c'è pure tra democrazia e populismo di destra che per genetica costituzione aspira all'uomo solo al comando. 

Di nuovo il sistema elettorale maggioritario dunque, quello grazie al quale una minoranza politica, anche esigua, può installarsi al governo. Di nuovo ci va di mezzo la Costituzione, quello che resta dalla sua anima democratica. 

Salvini dice che ove non fosse sufficiente la decisione dei cinque consigli regionali, verranno raccolte "milioni di firme" per svolgere un referendum.

Come votammo NO il 4 dicembre 2016 battendo Renzi voteremo NO anche in questo caso.


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giovedì 26 settembre 2019

QUI STA LA SINISTRA PATRIOTTICA

[ giovedì 26 settembre 2019 ]

Queste tesi sono state approvate dalla II. Assemblea del Movimento Popolare di Liberazione-Programma 101 svoltasi il 10 e l'11 marzo 2018.







*  *  *

(1) GLOBALIZZAZIONE AL TRAMONTO


Il lungo ciclo che va sotto il nome di “globalizzazione”, toccato il suo punto più alto con la dissoluzione dell’URSS e la trasformazione della Cina in grande potenza capitalistica, si avvia al suo tramonto. Se il processo di globalizzazione dispiegata è riuscito a dilagare anche nel nostro Paese, è perché le élite sono riuscite a nascondere la sua natura liberista e classista dietro alla maschera del progressismo cosmopolitico. Una delle chiavi di volta di questa narrazione ideologica è infatti la distopia di una irenica repubblica capitalistica mondiale. Il superamento degli stati nazionali era ed è non solo auspicato, ma considerato inevitabile. La stessa Unione europea veniva e viene ancora presentata ai cittadini come una tappa in questa direzione.

(2) LA CONTRADDIZIONE PRINCIPALE DI QUESTA FASE


Cosa effettivamente è accaduto con la globalizzazione? Attraverso un processo ineguale ma combinato, abbiamo un ordine imperialistico policentrico per cui un pugno di potenze hanno non solo preservato, ma rafforzato le loro prerogative sovrane, mentre la grande maggioranza degli stati nazionali ha progressivamente perduto sovranità, cedendola ai primi e/o, come nel caso dell’Unione europea, ad organismi oligarchici sovranazionali. Di qui la contraddizione principale di questa fase: quella tra il pugno di paesi dominanti e le nazioni dipendenti e semi-dipendenti le cui forze produttive sociali non possono più crescere a causa dei ceppi che le incatenano —dinamica che all’interno della Ue vede contrasti tra i paesi “core” e quelli bollati già “periferici” e, dalla Bce, denominati “vulnerabili”. Questa contraddizione principale si porta appresso un secondo aspetto: l’opposizione, all’interno degli stessi paesi soggiogati, tra la grande maggioranza dei cittadini e le frazioni più potenti e globaliste delle borghesie autoctone le quali, come nuove borghesie compradores, fungono da intermediari della rapina ai danni delle nazioni.

(2) UNIONE EUROPEA E GRANDE GERMANIA


L’Unione europea, edificata con l’ambizione di dare vita al principale polo imperialistico mondiale (nell’illusione che gli USA avrebbero accettato di spartire il mondo in more uxorio) traballa per diverse ragioni, una delle quali è che essa ha accresciuto gli squilibri tra gli stati, tra il centro tedesco e le diverse sue “periferie” le quali, private delle loro sovranità, possono sviluppare solo quelle forze produttive sociali funzionali alla macchina mercantilistica tedesca ed ai conglomerati finanziari carolingi. Il predominio della Grande Germania riunificata, stato-potenza egemone della Ue, siccome tende per sua natura a germanizzare, a soggiogare le altre nazioni, è concausa del tramonto della Ue ed accentua il contrasto tra le spinte centrifughe e quella centripeta. Ultimo ma non meno importante: il predominio tedesco ha il fiato corto perché la Germania, oggi come ieri, è incapace di trasformare il suo predominio in vera egemonia continentale.

(4) IL DESTINO DELL’ITALIA


Anche l’Italia ha subito questo processo di desovranizzazione e spoliazione, reso possibile dall’abdicazione delle élite intellettuali nostrane e dall’accettazione del comando esterno da parte della grande borghesia italiana. Esse hanno consegnato alla Germania ed alle sue agenzie eurocratiche le decisive  leve di comando. Il parlamento è diventato un simulacro, i politici di regime dei Gauleiter, mentre lo Stato, già sovrintendente territoriale dello spazio giuridico imperiale a guida geopolitica americana, è diventato locale custode del protettorato tedesco. In queste condizioni, se non spezza la catena euro-liberista, l’Italia corre addirittura il rischio di spezzarsi come nazione unitaria, con un Nord agganciato alla locomotiva tedesca e il Mezzogiorno lasciato alla deriva, in mano al capitalismo mafioso.

(5) IL RITORNO DEGLI STATI NAZIONE


Il tramonto della globalizzazione non solo frena le ambizioni imperialistiche tedesche, alimenta la spinta opposta, quella che vede gli stati nazionali recuperare le loro sovranità, erigere proprie barriere difensive contro il libero scambismo selvaggio ed il mercantilismo che sono i vettori del dominio dei grandi conglomerati finanziari. Quando un edificio crolla restano le sue fondamenta. La dissoluzione della Ue dimostrerà che gli stati nazionali su cui si sorregge restano per i popoli la sola base per ricostruire le loro società. Il ritorno degli stati nazione sulla scena ha molteplici ragioni, guai a non comprenderle. Esse sono molteplici: economiche, geopolitiche, storico-culturali, religiose e psicologiche. Due spiccano su tutte: da una parte le forze produttive dei paesi dipendenti (eccetto quelle che avanzano e fanno profitti grazie alla globalizzazione) tendono ad autodifendersi invocando la protezione statuale; dall’altra le masse popolari (tranne i settori che traggono a loro volta vantaggi perché al servizio delle frazioni globaliste della borghesia) invocano sicurezza, lavoro, dignità, stato sociale.

(6) IL RISVEGLIO DEI NAZIONALISMI


Questo conflitto, manifestazione della contraddizione di fase principale, spiega il risveglio dei nazionalismi, sia in versione fascistoide che liberista, tutti accomunati da comuni denominatori revanchisti, autoritari e xenofobi. Il nazionalismo avanza perché fa incontrare e offre un orizzonte di senso a queste due spinte. Ne ricava maggiore forza grazie ad una narrazione opposta a quella cosmopolitica: contro l’umiliazione esibisce la volontà di riscatto, all’atomizzazione sociale oppone l’identità collettiva, contro lo spaesamento globalista insiste sul senso di appartenenza alla patria, alla società multietnica oppone il mito della nazione come comunità, al disordine oppone l’ordine. L’ostinazione delle élite eurocratiche a proseguire sulla strada della centralizzazione e della demolizione degli stati nazionali, lungi dall’indebolire i nazionalismi, li alimenta. Come in ogni grande crisi, in ogni fase di passaggio da un regime ad un altro, vale il principio per cui le energie scatenate dagli interessi sociali e di classe sono condannate a volatilizzarsi se non vengono incanalate, indirizzate strategicamente. E’ qui che entrano in gioco le ideologie, le visioni del mondo, le idee forti, religiose o secolarizzate che siano. Il nazionalismo, in società dominate dal nichilismo valoriale, è un’idea forte destinata ad accrescere la sua presa sulle larghe masse, anzitutto sui settori sociali più deboli, proprio quelli che dovrebbero fungere da forza motrice della trasformazione socialista della società. Contrastare dunque i nazionalismi avanzanti ma come?

(7) SEPARARE QUINDI UNIRE


Le sinistre occidentali, sistemiche e radicali, avendo avallato o addirittura sostenuto la globalizzazione e il disegno euro-liberista, hanno contribuito a spianare la strada a questi nazionalismi e saranno messe all’angolo. Con il suo internazionalismo dottrinario, col suo lottaclassismo prepolitico anche l’estrema sinistra si è resa corresponsabile. Non si contrastano i nazionalismi facendo esorcismi, demonizzandoli, facendo dell’internazionalismo un totem e della nazione un tabù. Una via sicura per lasciare campo libero alle destre nazionaliste è consegnare loro il monopolio della battaglia patriottica, facendo spallucce davanti al ritorno sulla scena degli stati nazione, peggio ancora, apparendo subalterni alle élite neoliberiste, che restano il nemico principale dei popoli. Errore madornale, dunque, condannare come univocamente reazionarie le pulsioni sociali e ideali che alimentano i nazionalismi. Occorre invece distinguere e separare il carburante, le spinte sociali e ideali che alimentano i nazionalismi — la difesa delle forze produttive nazionali dalla predazione imperialistica esterna ed il desiderio di sentirsi parte di una comunità solidale — dalle formazioni nazionaliste che puntano a diventare il comburente. Bisogna quindi tenere assieme questione nazionale, questione di classe e questione democratica, insistendo sul principio che non ci sarà emancipazione sociale senza liberazione nazionale.

(8) PATRIOTTISMO REPUBBLICANO


Per contrastare i nazionalismi si deve sfidarli sul terreno dell’egemonia: mito buono contro mito cattivo, radici rivoluzionarie contro quelle reazionarie, narrazione sana contro narrazione tossica, identità etnica contro identità politica, comunità forte contro comunità debole. Al mito cattivo dell’Italia guerriera, annessionista, fascista e imperiale, noi opponiamo quello buono dell’Italia come faro di civilizzazione universale, ruolo che la nostra Patria ha saputo esibire nei momenti più alti della storia mondiale. Alle radici reazionarie del nazionalismo, proprie delle destre che ebbero la meglio dopo il Risorgimento e che le classi dominanti utilizzarono per giustificare, oltre agli innumerevoli crimini contro il popolo, i propri appetiti imperialistici, noi opponiamo quelle rivoluzionarie e democratiche dei padri nobili ed ai martiri della Patria. Alla narrazione nazionalista che esalta le gesta dell’Italia monarchica e fascista, con tutto il loro corollario di nefandezze, noi opponiamo il patriottismo popolare che dalle correnti democratiche del Risorgimento passa al movimento operaio, e di lì alla Resistenza antifascista che riscatterà l’onore del Paese e che s’incarnerà nella Costituzione repubblicana. All’identità etnica fondata sul sangue, sul suolo e sul destino, noi opponiamo quello della Patria come associazione politica di liberi e uguali, quale che sia la loro “razza”, provenienza, confessione ideologica o religiosa. Debole e fallace è la comunità dilaniata dai contrasti sociali, di casta, di classe, etnici, e dove ristrette élite hanno il monopolio delle leve di comando. Forte è invece quella patria dove sovrano è il popolo, dove i più forti non opprimono i deboli, dove non ci sono privilegi e conflitti sociali, dove lo Stato garantisce la sicurezza generale e difende come inviolabili i diritti di libertà della persona e delle minoranze.

(9) RIVOLUZIONE DEMOCRATICA



Non passerà molto tempo che il futuro del paese sarà deciso dallo scontro tra i due fronti opposti: quello del nazionalismo reazionario e imperialista (sia esso dominato da neoliberisti o neofascisti) e quello del patriottismo repubblicano e internazionalista. Occorre dunque costruire un grande partito (con i suoi diversi strumenti) che intercetti i sentimenti nazionali risorgenti tra il popolo e riesca ad indirizzarli verso il solo esito che potrà determinare la grande svolta, la sollevazione popolare. Abbiamo segnalato i due aspetti della contraddizione: le destre vorranno tenerli separati in modo oppositivo, facendo leva sul primo a spese del secondo. Noi dobbiamo invece tenerli concatenati: sollevazione per liberare il Paese dal dominio esterno e lotta per strappare il potere alle élite dominanti senza la cui collaborazione fattiva questo dominio non ci sarebbe. Sarà quindi, quella italiana, una rivoluzione democratica e patriottica. 
Sorgerà per tempo, prima di un altro 8 settembre, un nuovo Comitato di Liberazione Nazionale? Riusciremo ad evitare di cadere, come successo in Grecia, in un regime di protettorato? Forse no, forse, come altre volte capitato al nostro Paese,  la sollevazione seguirà la catastrofe nazionale e il popolo dovrà ricostruire il Paese sulle sue macerie. Sia come sia noi dobbiamo fare la mossa strategica da cui tutto il resto dipende, diventare i campioni della battaglia patriottica contro l’aristocrazia finanziaria predatoria esterna e le élite economiche e politiche italiane ad esse asservite. Solo a questa condizione potremo far sì che la rivoluzione democratica e costituzionale possa costituire il punto d’appoggio per quella socialista, visto che solo un Paese socialista potrà essere davvero sovrano.

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CAPORALATO DIGITALE di Carlo Formenti

[ giovedì 26 settembre 2019]


Dalle cronache giudiziarie degli ultimi giorni apprendiamo l’esistenza di una pratica particolarmente ignobile di sfruttamento della forza lavoro precaria. La procura di Milano sta indagando sulla “moda”, invalsa nel mondo dei rider (i ragazzi che rischiano la pelle destreggiandosi con bici e motorini nel traffico cittadino per portare a tempo di record una pizza, o altri manicaretti, a chi li ha ordinati attraverso la app di uno dei tanti servizi di consegna di alimenti a domicilio) di “subappaltare” il servizio ad altri disgraziati, ”subaffittandogli” i ferri del mestiere (il contenitore dei cibi con tanto di marchio pubblicitario e l’uso del proprio account) in cambio di una quota del compenso per il servizio reso.

La pratica – definita come una inedita forma di “caporalato digitale” – è venuta alla luce perché alcuni di questi “sotto lavoratori” sono stati sorpresi a girare senza casco protettivo, senza giubbotti catarifrangenti nelle ore serali, o, visto che in molti casi si tratta di immigrati, senza permesso di soggiorno. Gli autori degli articoli sul fenomeno precisano che non si tratta – almeno finora - di una vera e propria inchiesta penale, bensì di un insieme sempre più nutrito di fascicoli relativi a violazioni a norme sulla sicurezza sul lavoro, a casi di incidenti stradali, a problemi igienico-sanitari (pare che la pulizia dei contenitori sequestrati lasci spesso a desiderare) e al tentativo di appurare se, dietro a questi casi, si nasconda una vera e propria organizzazione criminale che gestisce forme di caporalato paragonabili a quelle di cui sono vittime i braccianti nelle regioni del Sud Italia. Personalmente, devo confessare che alle mie orecchie quest’ultima ipotesi suona meno oscena rispetto a quella di qualche decina (o centinaia?) di rider che hanno deciso di scaricare gli aspetti più degradanti della propria condizione su uno strato di lavoratori ancora più deboli e privi di tutele, ricavandone una sia pur miserabile “rendita”.


Nel primo caso, ci troveremmo semplicemente di fronte all’ennesima conferma che il capitalismo – non solo quello “arretrato” delle imprese agrarie, ma anche quello super avanzato che sfrutta i più moderni ritrovati delle tecnologie digitali – si allea spesso e volentieri con antiche e collaudate pratiche criminali che garantiscono tassi di sfruttamento del lavoro (e profitti) più elevati. Del resto, come ho sostenuto più volte nei miei libri più recenti, le piattaforme digitali come Uber, Airbnb e, appunto, le varie imprese di delivery di prodotti ordinati online, si caratterizzano per il fatto che non si arricchiscono tanto attraverso lo sviluppo di nuovi prodotti e servizi, quanto attraverso la percezione di rendite monopolistiche su determinate reti di intermediazione commerciale, per cui non deve stupire se, all’ombra dei loro piccoli imperi, si sviluppano micro pratiche di intermediazione tese a intercettare quote di queste rendite parassitarie.

Se viceversa il caso fosse il secondo, se fossimo cioè di fronte alla “libera e autonoma” iniziativa di singoli rider, avremmo una ulteriore prova di quanto fossero mal riposti i peana di chi, negli anni scorsi, esaltava (non solo dalle pagine della stampa neoliberista ma anche da quelle della stampa “di sinistra”) le magnifiche sorti e progressive dei lavoratori autonomi, fronte avanzato di una iper-modernità proiettata — soprattutto se armata dei più innovativi strumenti digitali - verso un futuro di libertà e progresso. La penetrazione del digitale in tutti i settori del terziario “avanzato” e “arretrato” (sempre più integrati fra loro e difficili da distinguere) ha prodotto quasi esclusivamente sotto occupazione, precariato, salari miserabili, super sfruttamento, ma soprattutto auto-sfruttamento di lavoratori messi in condizione di tirarsi il collo per competere fra loro, invece di allearsi per contrattare condizioni di lavoro e di vita migliori. Il tutto nella colpevole latitanza di organizzazione sindacali incapaci di fronteggiare le trasformazioni della composizione di classe.


Ma la vicenda ha un altro risvolto amaro. Si sa che molti rider sono membri della “classe creativa”, giovani dotati di competenze professionali complesse e titoli superiori di studio, i quali, non avendo trovato altri modi di campare, si sono adattati a svolgere questi ruoli “marginali”. È chiaro che non possono vivere la propria condizione senza provare un penoso senso di frustrazione, quindi si capisce (anche se non si giustifica) che cerchino soluzioni per scaricare su qualcun altro il peso di tale condizione, e chi se non l’immigrato senza permesso di soggiorno può meglio incarnare il ruolo di questo “qualcun altro”? Magari, qualcuno trova modo di autogiustificarsi perché così “offre un’opportunità” a chi è messo peggio di lui. E magari in qualche manifestazione ha pure gridato slogan “no border”, per ritrovarsi a svolgere, nei confronti del clandestino di turno, il ruolo di caporale, invece che di compagno di lotte contro il comune nemico di classe.

Per finire con una nota allegra. L’associazione delle imprese Asso Delivery ha dichiarato: “il caporalato è un fenomeno di illegalità che le piattaforme intendono contrastare in ogni modo, con una politica di tolleranza zero”. No comment.

mercoledì 25 settembre 2019

VOX ITALIA: I SALUTI DI DANIELA DI MARCO

[ mercoledì 25 settembre 2019 ]

Il 14 settembre scorso a Roma è stato fondato, da Diego Fusaro e i suoi amici un nuovo partito, Vox Italia.
In molti ci chiedono quale sia il nostro giudizio. Lo daremo.
Di seguito l'intervento di Daniela Di Marco del comitato promotore della manifestazione del 12 ottobre LIBERIAMO L'ITALIA.


FASCISTI (NON) PER CASO di Thomas Mann

[ mercoledì 25 settembre 2019 ]

Questo blog ha immediatamente pubblicato la scandalosa risoluzione con cui il Parlamento europeo ha equiparato nazismo e comunismo. Sulla questione ha scritto Leonardo Mazzei L'€uro-dittatura getta la maschera.
Ci torniamo sopra dando la parola a Thomas Mann, uno dei più grandi romanzieri della letteratura mondiale. Questo conservatore borghese tedesco nel 1945 ebbe a scrivere: 

«Porre il comunismo russo sullo stesso livello morale del nazi-fascismo, perché entrambi sarebbero totalitari, è nel migliore dei casi superficialità, nel peggiore dei casi è fascismo.

Chi insiste in questa equiparazione può presentarsi come democratico, in verità e nel profondo del cuore, egli è già fascista e di sicuro combatterà il fascismo in apparenza ed ipocritamente, ma con tutto l’odio soltanto il comunismo.

Nel rapporto del socialismo russo e del fascismo con l’umanità, con l’idea dell’uomo e del suo futuro, le differenze sono incommensurabili.

La pace indivisibile, il lavoro costruttivo, il giusto guadagno; un consumo comune dei beni della terra; più felicità, meno sofferenza causata solo dall’uomo ed evitabile; un’elevazione spirituale del popolo attraverso educazione, conoscenza, formazione: tutte queste sono mete diametralmente opposte alla misantropia fascista, al nichilismo fascista, al piacere fascista di umiliazione e alla pedagogia fascista d’istupidimento. Il comunismo come la rivoluzione russa cerca di realizzarlo, in particolari condizioni umane, e nonostante tutti i segni di sangue che potrebbero confonderci, è in sostanza — e molto al contrario del fascismo — un movimento umanitario e democratico... ».

(Thomas Mann, “Pace mondiale e altri scritti”, Guida, Napoli, 2001, pp. 144-145.)


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