mercoledì 23 ottobre 2019

PICCOLO BORGHESE IO TI SPARO di Piemme

[ giovedì 24 ottobre 2019 ]

Torniamo ad occuparci dell'economista Emiliano Brancaccio.

No, non per commentare il dibattito teorico tra lui e il liberista Olivier Blanchard sorto dopo la pubblicazione del contro-manuale di economia "ANTI-BLANCHARD. Un approccio comparato allo studio della macroeconomia" — chi fosse interessato veda anche QUIQUI, QUI E  QUI).

Vorremmo invece scendere dalle "stelle" alla "stalle per segnalare quanto ha dichiarato Brancaccio a Rassegna Sindacale, la rivista della CGIL, in merito alla Legge di bilancio del governo Conte Bis. In alcuni punti la sua critica alla anti-popolare finanziaria targata Pd-M5s-Italiaviva-Leu è condivisibile. 

Poi però Brancaccio scivola sulla sua solita buccia di banana.

Quale? E' presto detto: il suo disprezzo viscerale proto-marxista per la piccola borghesia, considerata per sua natura una classe sociale reazionaria.

Ma sentiamo. Alla domanda del giornalista: "C’erano margini per attuare politiche più incisive?", il nostro risponde:
«Dal punto di vista della lotta alle disuguaglianze certamente sì, almeno introducendo una patrimoniale sulle grandi ricchezze ed eliminando anche la flat tax salviniana sulle partite Iva, chiaro preludio di un aggiramento definitivo del principio costituzionale di progressività delle imposte. Ma questo governo sembra avere troppe velleità “ecumeniche”: non vuole scontentare né i ricchi, né i piccoli proprietari, e così facendo si ritrova con pochi spiccioli per i lavoratori dipendenti».
Brancaccio esulterà dunque alla notizia che invece nella Finanziaria del Governo è eliminata la cosiddetta "flat tax" al 20% per le Partite IVA fra i 65mila e i 100mila euro — norma che era stata inserita nella legge di Bilancio de passato governo giallo-verde.
Si capisce che egli contesterà invece la decisione (sensata) di mantenere il regime forfettario con aliquota al 15% per chi abbia ricavi sotto i 65mila euro.

Non vogliamo perderci nei meandri del farraginoso e ingiusto sistema fiscale italiano, sulla carta equo, nel fatti massimamente ingiusto. Tutte le indagini mostrano infatti che i pesci grandi pagano poco e niente mentre il fisco si accanisce oltre che sul lavoro dipendente sulle piccole e micro imprese, sugli artigiani, sugli esercenti, nonché sui tanti lavoratori che son costretti per lavorare ad aprire una partita Iva. 
Karl Marx

Conferma infatti la Cgia di Mestre che "L'evasione fiscale delle grandi aziende è 16 volte maggiore di quella delle piccole".

Né ci vuole molto per capire che questo governo "progressista" si muove sul solco di quelli mondialisti precedenti, ovvero in base al principio liberista, mercatista e globalista per cui i piccoli sono poco produttivi e che occorra facilitare la concentrazione del capitale e la "più efficiente" grande distribuzione. Ergo: che chiudano pure e vengano gettati sul lastrico piccoli imprenditori, artigiani, commercianti. Centinaia di migliaia di disoccupati sono quindi il prezzo da pagare sull'altare del "progresso".

L'acredine verso la piccola borghesia non si giustifica se non in base ad un vetusto paradigma marxiano. Scrivevano Marx ed Engels nel manifesto del partito comunista:
«Nei paesi in cui si è sviluppata la civiltà moderna, si è formata una nuova piccola borghesia che oscilla fra il proletariato e la borghesia e che si ricostituisce sempre di nuovo come complemento della società borghese. Ma i piccoli borghesi vengono regolarmente risospinti dalla concorrenza verso il proletariato, anzi, con lo sviluppo della grande industria essi si avvicinano al punto in cui spariranno del tutto come elemento autonomo della società moderna e verranno rimpiazzati — nel commercio, nella manifattura e nell'agricoltura — da sorveglianti di fabbrica e da servitori».
Poco più avanti Marx ed Engels saranno ancor più trancianti:
«In Germania la piccola borghesia rappresenta l'effettivo bastione sociale della società attuale, una piccola borghesia costituitasi nel XVI secolo e da allora sempre riaffiorante in forme diverse. La sua conservazione è la conservazione dell'attuale società tedesca. Essa teme di essere ineluttabilmente distrutta dall'egemonia industriale e politica della borghesia, sia per effetto della concentrazione del capitale che per il sorgere di un proletariato rivoluzionario». 
E' evidente quel fosse il paradigma: la piccola borghesia è un lascito sociale del passato precapitalista, un'anticaglia destinata ad essere spazzata via dal progresso rappresentato dalla grade industria e dalla legge generale dell'accumulazione capitalistica. Altrettanto evidente che questa previsione contenga un giudizio di valore: questo processo di annientamento è cosa buona e giusta.

Ammesso e non concesso che Marx ed Engels avessero ragione nel loro giudizio storico politico sulla piccola borghesia, la previsione si è dimostrata sostanzialmente sballata — così come si è dimostrata sbagliata l'idea che il "contadiname" non avrebbe potuto giocare alcun ruolo rivoluzionario — vedi Cina ed altri paesi a debole capitalismo —, ruolo che invece sarebbe spettato solo alla classe operaia industriale.

Non vogliamo farla lunga, non è questa la sede. Vorremmo segnalare a Brancaccio il recente studio dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, secondo cui, considerato il tessuto economico di ben 99 paesi capitalistici, sette lavoratori su dieci sono lavoratori autonomi o di piccole imprese. Si dissolve dunque, assieme al paradigma marxiano, la leggenda che questo fenomeno sia una patologia essenzialmente italiana.

Sul fatto che la piccola borghesia sia per sua natura una classe reazionaria, che dire? Come è vero che è stato uno dei carburanti della reazione, è stato vero anche il contrario. Di sicuro l'approccio che ci propone il Brancaccio (la profezia che si autoavvera), agevola lo sforzo egemonico delle destre reazionarie, liberiste e non, lasciando loro campo libero nell'apparire paladini dei ceti medi, dei piccolo imprenditori, ecc..  

E' il contrario che occorre invece fare. Come socialisti e patrioti noi dobbiamo difendere queste classi sociali contro il comune nemico, il grande capitalismo globalista e i suoi lacchè politici.





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ARISTOTELE, LA LOGICA E L'EURO di Mario Monforte

[ mercoledì 23 ottobre 2019 ]



Un sillogismo … Si conosce un “fattore” elementare di ragionamento logico? Si tratta del sillogismo (teorizzato e sistematizzato da Aristotele). Lo riassumo per chi non l’avesse presente. Il sillogismo consta di A) una premessa maggiore, B) una premessa minore, C) una conclusione.

Quindi, il sillogismo: premessa maggiore + premessa minore = conclusione. La quale costituisce un giudizio incontestabile.

Esempio (classico):
(premessa maggiore) tutti gli uomini sono mortali
(predicato universale affermativo);
(premessa minore) Socrate è un uomo
(predicato particolare affermativo);
(conclusione ) Socrate à mortale
(predicato particolare affermativo).
Per negare questo sillogismo, si deve confutare o la premessa maggiore - che tutti gli uomini sono mortali - o la premessa minore - negando che Socrate sia un uomo. Se la prima e/o la seconda confutazione riescono, il sillogismo è falsificato: da respingere perché errato. Altrimenti, va assunto come giudizio vero (nell’esempio in questione ne è evidente l’inconfutabilità, dunque la verità).

Applicazione al nostro presente:

(premessa maggiore) l’Ue/euro hanno rovinato il nostro popolo e paese, ne sono nemici (predicato universale affermativo); (premessa minore) abbiamo governi e forze politiche che sostengono l’Ue/euro (predicato particolare affermativo); (conclusione ) il presente governo e le sue forze politiche rovinano il nostro popolo e paese, ne sono nemici(predicato particolare affermativo). 
Per negare questo sillogismo, si deve confutare o la premessa maggiore - che l’Ue/euro abbiano rovinato il nostro popolo e paese, non ne siano nemici - o la premessa minore - negando che abbiamo governi e forze politiche che sostengono l’Ue/euro. Se la prima e/o la seconda confutazione riescono, il sillogismo è falsificato. Ma (premessa maggiore) la negatività dell’Ue/euro è ormai (infine!) riconosciuta (in misura maggiore o minore, ma comunque riconosciuta) da tutti gli analisti (esclusi i fan, che solo la negano senza dimostrarlo, e ora sono del tutto minoritari), mentre (premessa minore) negare che vi siano che vi siano governi e forze politiche che sostengono l’Ue/euro è solo una menzogna rispetto alle stesse dichiarazioni ufficiali di tali governi e forze politiche.

Dunque, va assunto come giudizio vero e inconfutabile che il presente governo e le sue forze politiche sono nemici del nostro popolo e paese. «Il resto…è silenzio» (come dice l’Amleto shakespeariano), coperto dalla canea di chiacchiere, giustificazioni, rassicurazioni - e fideismi vari (scriteriati: vedi in particolare i 5S residui).
Per negare questo sillogismo, si deve confutare o la premessa maggiore - che l’Ue/euro abbiano rovinato il nostro popolo e paese, non ne siano nemici - o la premessa minore - negando che abbiamo governi e forze politiche che sostengono l’Ue/euro. Se la prima e/o la seconda confutazione riescono, il sillogismo è falsificato. Ma (premessa maggiore) la negatività dell’Ue/euro è ormai (infine!) riconosciuta (in misura maggiore o minore, ma comunque riconosciuta) da tutti gli analisti (esclusi i fan, che solo la negano senza dimostrarlo, e ora sono del tutto minoritari), mentre (premessa minore) negare che vi siano che vi siano governi e forze politiche che sostengono l’Ue/euro è solo una menzogna rispetto alle stesse dichiarazioni ufficiali di tali governi e forze politiche.

Dunque, va assunto come giudizio vero e inconfutabile che il presente governo e le sue forze politiche sono nemici del nostro popolo e paese. «Il resto…è silenzio» (come dice l’Amleto shakespeariano), coperto dalla canea di chiacchiere, giustificazioni, rassicurazioni — e fideismi vari (scriteriati: vedi in particolare i 5S residui).

martedì 22 ottobre 2019

12 OTTOBRE: LE RAGIONI DI UN SUCCESSO di Moreno Pasquinelli

[ martedì 22 ottobre 2019 ]



A dieci giorni dalla manifestazione, dopo quelle a caldo fatte dal Comitato promotore, è bene svolgerne qualcuna a mente fredda.

Che la manifestazione sia stata un successo, è fuori discussione.
Le ragioni sono diverse, vorrei indicare, provando a farlo per ordine di importanza, quelle che a me appaiono evidenti.


ITALEXIT


La prima salta agli occhi. Essa ha incontrato e raccolto una domanda politica diffusa nel Paese, quella del no all'euro e all'Unione europea. Col passaggio dei 5 Stelle nel campo europeista (voto per la Von Der Layen), quindi l'affondamento del governo giallo-verde da parte di Salvini, milioni di cittadini si sono sentiti orfani, privati di rappresentanza. Ecco, nella manifestazione del 12 ottobre è confluita la parte più determinata e consapevole di questo popolo che ha voluto gridare "non ci stiamo, non molleremo la lotta per la sovranità nazionale!". La conferma di quanto affermo veniva dalla composizione della manifestazione: la grandissima parte di coloro che vi hanno partecipato aveva riposto le proprie speranze sul governo giallo-verde, che avrebbe mantenuto la promessa di disobbedire ai poteri eurocratici e combatterli, quindi aperto la via all'uscita del Paese dalla gabbia in cui è recluso. 


COME LA GRECIA NO


La seconda ragione del successo è nella proposta dei promotori. Non un piagnisteo rancoroso di sfiduciati, né un convegno per discettare sul che fare, ma una manifestazione di consapevole protesta. "Non faremo la fine del popolo greco!". In una parola: Resistenza!


SINFONIA DI LIBERTÀ


La terza ragione del successo la possiamo dire così: Unità nella diversità. Si sono dimostrate corrette due mosse dei promotori. La prima: che a promuoverla fossero non gruppi o partiti, bensì centinaia di cittadini, diversi per funzione sociale e appartenenza politica e culturale, ma accomunati dal medesimo obbiettivo. La seconda, a conferma del carattere unitario: che fosse ammesso solo il tricolore e non, appunto, divisivi simboli di partiti o gruppi, per quanto essi si proclamino "sovranisti". Chi ha partecipato alla manifestazione ha potuto toccare con mano questo afflato patriottico, quel sentirsi parte della medesima comunità politica.


LA STELLA POLARE


La quarta ragione. Si è rivelata giusta la scelta dei promotori nell'evitare che questo afflato patriottico fosse indeterminato, retorico e demagogico. Essi hanno posto come stella polare la difesa e l'attuazione della Costituzione del 1948 la quale, per la visione di Paese che contiene, non a caso è sotto attacco da decenni, sia da parte dei poteri forti mondialisti che dei loro alfieri italiani (di destra e di sinistra). Di qui la scelta simbolica di esporre, accanto alle tantissime bandiere tricolore, quella del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) che fu allora, pur con tutti i suoi limiti, artefice della riconquista dell'indipendenza nazionale e della fondazione della Repubblica, come pure sorgente della nostra Costituzione.


PATRIOTTISMO INTERNAZIONALISTA


La quinta ragione del successo. Azzeccata si è rivelata la decisione dei promotori di invitare alla manifestazione delegati ed esponenti di movimenti democratici di altri paesi europei. I loro interventi, anzitutto quello greco, sono stati raccolti con commozione e  solidarietà. L'anelito patriottico che saliva dalla piazza era tanto determinato quanto innervato da uno spirito di fratellanza con gli altri popoli. Fieri di essere italiani ma nessuna vanagloria o alterigia nazionalistica. Non vogliamo essere oppressi e non vogliamo opprimere nessun altro. Così si spiega non solo il rifiuto di quest'Unione oligarchica ma pure la richiesta di farla finita con la NATO e la richiesta di fare dell'Italia un Paese neutrale.



CONTARE SULLE PROPRIE FORZE


Non avremmo avuto il successo senza la necessaria dose di "follia", la determinazione e lo sforzo formidabile del Comitato Promotore e di tutti i suoi membri. Due mesi e mezzo di attività frenetica. L'uso della rete si è dimostrato essenziale, ma lo è stato altrettanto il riunirsi con impeccabile regolarità per affrontare e decidere, passo dopo passo, criticità, problemi e ostacoli. Hanno contato la consolidata esperienza in fatto di organizzazione e logistica, la capacità tutta politica di aver trovato sempre un punto di sintesi malgrado le diverse voci e sensibilità nel Comitato promotore. Indispensabile è stato il contributo di alcuni degli intellettuali che figuravano tra i promotori, che hanno dato qualità e respiro all'impresa. E per quanto attiene alle rete, fondamentale è stato l'aiuto di ByoBlu e di altri blogger. Utili infine, non sembri un paradosso, sono risultate le accuse e financo le diffamazioni di alcuni esagitati impostori; la loro egotica e distruttiva malafede ha meglio messo in risalto la forza e la coerenza dei promotori.


Hanno scritto i promotori che col 12 ottobre inizia un nuovo cammino. Dove si vuole andare? Qual è l'orizzonte? Con chi e come procedere? Come organizzarsi?
Ma questa è già un'altra storia. 




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lunedì 21 ottobre 2019

QUI QUO QUA di Sandokan

[ lunedì 21 ottobre 2019 ]

Giorni addietro commentavo l'intervista di Salvini in cui affermava lapidariamente che 
«La Lega non ha in testa l'uscita dall'euro o dall'Unione europea. Lo dico ancora meglio: l'euro è irreversibile».
Come i 5 Stelle, Anche la Lega, dopo anni di strepitii contro l'euro e l'Unione europea, ha compiuto il voltafaccia: dal "sovranismo" all'europeismo. Come diceva il Cristo, "non si può ubbidire a due padroni". Tra la maggioranza del popolo lavoratore che detesta l'Unione eurocratica e la grande borghesia italiana euroinomane, anche la Lega ha scelto il lato della barricata.

Ma Salvini non è un pirla. Sapendo fin troppo bene che la sua base militante e gran parte dei suoi votanti, se non proprio anti-euro sono sicuramente euro-critici, ha voluto che dal palco di Piazza San Giovanni, assieme a Berlusconi venisse osannato l'alfiere no-euro Alberto Bagnai.

Da una parte il vessillifero anticomunista dell'Unione europea e della sudditanza italiana, dall'altra l'alfiere no-euro e il portabandiera della sovranità nazionale e democratica. Il miracolo è compiuto: diavolo e Acqua santa, belzebù e angeli uniti in un unico e pornografico afflato.

Beninteso, Bagnai si è guardato bene dal sostenere quel che ha sempre sostenuto. Il nostro è diventato un maestro nell'arte del cerchiobottismo, nel dire e nel non dire, dell'adeguarsi alla bisogna, ovvero nell'adeguarsi alle giravolte del suo grande capo. 

Guardandosi bene dal rivendicare l'uscita dall'euro ha preferito l'allusione alla Brexit, ma solo per sottolineare quanto sia preziosa la democrazia. Un tipico caso di schizofrenia o dissociazione cognitiva. Si tenga infatti presente che solo pochi giorni fa il Bagnai era nella delegazione leghista che in Cassazione depositava il testo per una legge di iniziativa popolare per un doppio e autoritario sventramento della Costituzione —  legge elettorale ultra-maggioritaria e  presidenzialismo —, e che Bagnai è tra coloro che in Senato hanno votato a favore della drastica riduzione dei parlamentari.

Chi per anni ha voluto seguire Bagnai, fino nella Lega, dice che quella del nostro è solo dissimulazione. Ma qual è il confine tra dissimulazione e giravolta politica? Essi non lo dicono e dileguano ogni giorno che passa questa frontiera.

La verità, ed essi se ne debbono fare una ragione, è che l'uscita dall'euro non è più nell'agenda della Lega. Bagnai lo sa benissimo. Egli ha una carta di riserva: non c'è più bisogno di menarsela per l'uscita perché tanto l'euro verrà giù da solo. La tesi l'ha spiegata papale papale Antonio Maria Rinaldi (certe volte farebbe bene a tacere invece di fare affermazioni gravissimein Tv un paio di sere fa . A domanda, "Ma lei è ancora per l'uscita dall'euro?", ha risposto: " Io sono qui, sulla riva del fiume, ad aspettare il cadavere che passa. Farà il botto, vedrete". Sulla stessa linea Claudio Borghi Aquilini.

Ecco dunque a voi Qui, Quo e Qua.

Dopo essere entrati nei parlamenti come campioni della battaglia per l'uscita dall'euro, dopo aver scritto libri, saggi e ripetuto in ogni dove della necessità di batterci per riprenderci la sovranità popolare e nazionale, ora ci vengono a dire: "contrordine ragazzi, deponete le armi, che tanto sarà il nemico a consegnarcela". 
Se non è il risultato dell'essersi fatti corrompere dalla poltrona e dal prestigio è come dire: siamo pazzi, arrendetevi.

Ma dico io, come si fa a non sentire puzza di presa per il culo?!



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domenica 20 ottobre 2019

NO, JOKER NO

[ domenica 20 ottobre 2019 ]

«Quel che ora penso veramente è che il male non è mai "radicale", ma soltanto estremo, e che non possegga né profondità né una dimensione demoniaca. Esso può invadere e devastare il mondo intero, perché si espande sulla sua superficie come un fungo. Esso "sfida" […] il pensiero, perché il pensiero cerca di raggiungere la profondità, di andare alle radici, e, nel momento in cui cerca il male, è frustrato perché non trova nulla. Questa è la sua "banalità". Solo il bene è profondo e può essere radicale».
(H. Arendt, Lettera a Scholem, 1963)



*   *   *

Mi sono venute in mente queste lapidarie parole della Arendt riflettendo sul film Joker.

Non mi chiedete una critica filmica, estetica o segnica di questo prodotto della Warner Bros che appena uscito è stato un campione d'incassi — 226,6 milioni di dollari negli Stati Uniti e Canada e 392,9 nel resto del mondo, per un totale di 619,5 milioni —, non ne sarei capace. Del resto di recensioni, basta dare uno sguardo in rete, ne esistono a bizzeffe. E questo la dice lunga: incassi record, quindi recensioni a gogò. Warner Bros contro Marvel. Una conferma dello strapotere globale della cinematografia a stelle a stelle e strisce, semmai ce ne fosse stato bisogno.

Se quel che si voleva — dopo l'inflazione di polpettoni americani sui super eroi buoni: Batman, Superman, Wonder woman e chi più ne ha più ne metta — era fare incassi costruendo e gettando nella mischia la figura di un eroe negativo, non c'è dubbio che ci sono riusciti.

Non solo un eroe negativo, ma uno psicopatico, vittima incompresa di una società non meno marcia, patologicamente ingiusta e violenta, lugubre proiezione di quella nordamericana attuale. Fin troppo retorico, se non addirittura banale, non solo il tentativo di dissolvere la linea di confine tra bene e male, ma quello — tipico di certo pietismo delle sette protestanti che così a fondo hanno impregnato l'identità spirituale nordamericana — di spingere lo spettatore ad immedesimarsi in un emarginato disgraziato che suo malgrado innesca la rivolta sociale degli oppressi come lui. Una sollevazione senza alcun fine che non sia quello della vendetta sociale. Il succo, la sostanza, se volessimo dare una lettura politica del film in questione, è un logoro e fuori tempo massimo elogio del nichilismo — senza offesa per i nichilisti. 

So bene che essendo europea, sto dando una lettura europea, e so bene che l'americano medio non comprenderebbe, che non è un caso che quel mondo lì non abbia mai prodotto una visione alternativa (del mondo), che non fosse una variante dei quella liberal-capitalista. 

No future... Un racconto che non lascia scampo, non c'è niente oltre il presente. Nessuna speranza. 

Una concessione, una sola — oltre alla maestria ed ai virtuosismi istrionici del protagonista e alla demolizione del "politicamente corretto" —, la si potrebbe tuttavia fare a questo film; che esso abbia voluto darci, in un affresco allucinato, quello che ribolle nella pancia degli Stati Uniti d'America segnati dal trumpismo. L'avviso della guerra civile che dilanierà il centro dell'Impero, il preavviso del suo suicidio.

Spetterà a quest'altra parte dell'Atlantico, sfuggire a questo preavviso di morte, rovesciarlo in un annuncio di vita nuova, la rivolta funebre e cannibalesca in rivoluzione socialista.


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sabato 19 ottobre 2019

IL CONTANTE, L'EVASIONE FISCALE E IL GOVERNO DI IMPOSTORI di Piemme

[ sabato 19 ottobre 2019 ]

Mettiamo in chiaro alcune "cosette", e facciamolo subito.

LA PRIMA. Quella di snidare gli evasori è stato, sin dagli anni '80, il cavallo di battaglia dei neoliberisti: l'obbiettivo vero era quello di far digerire il principio del pareggio di bilancio e quindi di istituire uno Stato di polizia tributaria. La favoletta (falsa) è nota: "Lo stato è come una famiglia, non può spendere più di quel che guadagna". La caccia all'evasore era quindi giustificata per finanziare la spesa pubblica. Per cui l'altra fandonia: o si sradica l'evasione oppure  lo Stato è costretto tagliare la spesa sociale per scuola, sanità, trasporti, ecc.

LA SECONDA. Quello italiano è un popolo di furbetti, di evasori fiscali seriali e congeniti.
Falso! L'evasione fiscale in Italia, lo dicono le statistiche di lorsignori, è nella media europea e occidentale. In Germania, il paese leader della Ue e sempre presentato come quello "virtuosi" e da emulare, l'evasione fiscale, rispetto al Pil, è più alta che in Italia.

LA TERZA. La litania che sentiamo da ormai troppo tempo, e che questo governo ripete per giustificare l'obbiettivo di abolire il contante, è che i campioni dell'evasione si anniderebbero tra i piccoli: esercenti, artigiani, professionisti, ecc. Falso anche queso!
Secondo una recente indagine della autorevole Cgia di Mestre (condotta sui dati dell'Agenzia delle entrate), in Italia, "L'evasione fiscale delle grandi aziende è 16 volte maggiore di quella delle piccole". Per la precisione: 
«Le modalità di evasione delle holding non è ascrivibile alla mancata emissione di scontrini o ricevute, bensì al ricorso alle frodi doganali, alle frodi carosello, alle operazioni estero su estero e alle compensazioni indebite. La potenziale dimensione dell'infedeltà fiscale delle grandi aziende è enormemente superiore a quelle delle piccole».
Leggere con attenzione l'indagine per capire i tanti trucchi contabili a cui i pesci grossi del capitalismo ricorrono per sfuggire al fisco — la differenza tra evasione ed elusione fiscale dipende dalla maestria degli studi commerciali che tengono i conti. Il grosso dell'evasione non circola quindi in contante ma da tempo sui circuiti elettronici.

LA QUARTA. Si nasconde che l'Italia è il Paese con una pressione fiscale tra le più alte e ingiuste dell'Occidente, la qual cosa è causa principale dell'evasione di necessità, evasione che quindi si configura come legittima difesa per milioni di cittadini. La realtà è infatti che noi italiani LAVORIAMO 161 GIORNI ALL'ANNO PER PAGARE LE TASSE e 20 GIORNI DI LAVORO SE NE VANNO PER PAGARE GLI INTERESSI SUL DEBITO.

FERMIAMOLI !


 (1) Le misure contro il contante che il governo Conte bis vuole adottare non colpiranno i grandi evasori ma solo quelli piccoli, col risultato che i benefici per l'erario (ammesso che siano legittimi) saranno irrisori. 
(2) Queste misure sono un nuovo passo verso quello che abbiamo nominato STATO DI POLIZIA TRIBUTARIA. 
(3) Esse rappresentano l'ultimo letale colpo alla microimpresa, all'artigianato e al commercio al dettaglio. Altre decine di migliaia saranno costretti a chiudere bottega a favore della grande distribuzione per non parlare dei colossi dell'E-commerce come Amazon, eBay, Uber, AirBnB. Un economicidio che lorisgnori camuffano cosmeticamente chiamandolo sharing economy, economia della condivisione, rental economy, economia peer-to-peer. E' invece null'altro che la vecchia legge capitalista per cui il pesce grosso divora quello piccolo.  
(4) L'eventuale approvazione della norma sul contante proposta dal governo Conte Bis è l'ennesimo favore per le banche, anzitutto le grandi, visto che staccano il pizzo su ogni operazione commerciale che venisse eseguita tramite POS
(5) L'abolizione del contante e la tracciabilità digitale di ogni operazione commerciale, non ha solo un impatto economico disastroso sulle microimprese, il commercio al dettaglio e l'artigianato. E' un nuovo passo verso il "GRANDE FRATELLO" (G. Orwell), un potere poliziesco totalitario che tutto scruta e spia per tenere sotto controllo le persone, trasformate da cittadini in schiavi lobotomizzati.

Sacrosanta dunque la campagna lanciata da LIBERIAMO L'ITALIA in difesa del contante e contro la Legge di bilancio del governo Conte Bis.




venerdì 18 ottobre 2019

COMPLOTTISMO, COMPLOTTI E VERITÀ di Mario Monforte

[ venerdì 18 ottobre 2019]

«
Si badi bene: non è, certo, che tali “centri” non esistano e non svolgano le loro “iniziative”. Ma l’errore (fuorviante) è credere, e far credere, che qui stia la causa — ultima e prima — di “ciò che non va”».

*  *  *

Per un primo, necessario, chiarimento. Nel magma di confusione, fuorviamento, mistificazione (magma interessato e indotto, ma in cui gli stessi mistificatori sono a loro volta mistificati) che compone la “maniera di pensare” (pensare per modo di dire: pensare è qualcosa di arduo e raro), estensiva e intensiva, che permea tutti i “gradi” e livelli della popolazione, c’è un primo “elemento” che si può individuare (perché è importante confutarlo: certo ve ne sono anche altri, ma cominciamo con questo) e che si trova fra i “critici” del nostro presente.


Ecco, è la ricerca di “centri”, piú o meno segreti o piú o meno mascherati, ma iper-potenti, i cui piani, operazioni, complotti, etc., sono “a monte e a valle” di “ciò che non va”: per esempio, le centrali del grande capitale transnazionale e della grande finanza, intrecciati fra loro (tipo Bilderberg, Trilateral, Gruppo dei Trenta, ma anche la Goldman Sachs, i Rothschild, i Rockefeller, etc.) e pervadenti «organismi» internazionali, Ue, Stati, servizi segreti, etc., nonché altrettanto pervasive “sétte” oscure (centrali massoniche, “illuminati”, etc.) dagli ancora piú oscuri, ma tremendi ed efficaci disegni.

Si badi bene: non è, certo, che tali “centri” non esistano e non svolgano le loro “iniziative”. Ma l’errore (fuorviante) è credere, e far credere, che qui stia la causa — ultima e prima — di “ciò che non va”. 

E cosí si elimina e/o si “mette da parte” la sostanza: tali centri elitari: i loro disegni esistono e tali “centri” operano perché possono esistere e possono operare, e lo possono perché il modo di produzione dell’economia politica (il capitalismo) si basa sull’accentramento della proprietà-possesso-controllo dei mezzi di produzione (dalla produzione alla circolazione, fino alla forma di realizzazione-accumulazione del valore nel denaro) in mano di “pochi”, “pochissimi” (con espropriazione degli altri, i moltissimi, tutti i restanti) e sull’accentramento (interconnesso) della gestione del potere statale, con interrelata posizione dominante nella società (e con dominio dei media). Vale a dire che l’oligarchia (il potere dei pochi) è organica al modo di produzione (inteso in senso specifico e complessivo, su tutti i piani) vigente e globalizzato, e che tende alla totalità. 
E il suo dispiegamento porta all’ancora maggiore concentrazione dell’oligarchia nelle sue frazioni e fazioni, e ancora sopra in questi “centri”, e pone la possibilità, che si traduce in realtà, delle loro operazioni — volte a imporre i loro piani e disegni, che servono a mantenere le condizioni esistenti e a dispiegarle ulteriormente, secondo, appunto, la loro tendenza alla totalità.

Dunque, la causa risiede nello «stato di cose presente» e nel suo dispiegamento, e i vari “centri” sono componenti del suo dispiegamento e comando. “I conti” vanno perciò “fatti” con la realtà esistente - che, perciò, va compresa nella sua sostanza ed essenza - e quindi anche con tali “centri” operativi - che, però, vanno situati nelle loro funzioni nella realtà esistente. Invece, vedere “centri” e “sétte” come la causa, non solo esime da tale comprensione, ma di piú: l’occulta — di conseguenza limita le capacità cognitive e, in fondo e infine, rende inefficaci (o, a loro volta, strumentalizzabili e integrabili) le stesse “critiche” e possibili iniziative contrarie.

FINANZIARIA RECESSIVA: CE LO CHIEDE L'EUROPA di Leonardo Mazzei

[ venerdì 18 ottobre 209]

Liberarsi dalla gabbia dell'euro e dell'Ue è la vera emergenza: la Legge di Bilancio 2020 è lì a dimostrarlo

Sabato scorso abbiamo manifestato a Roma per liberare l'Italia dalla gabbia eurista. Ieri, invece, il governo ha diligentemente inviato a Bruxelles il DPB (Documento Programmatico di Bilancio), che anticipa ai signori dell'Ue quel che i parlamentari italiani dovranno approvare nel dettaglio nella Legge di Bilancio vera e propria.

Quale sia il legame tra questi due eventi è facile da capirsi. Senza rompere la gabbia eurista l'Italia non ha futuro. E la Finanziaria del Conte-bis (chiamiamola così, all'antica, che ci capiamo meglio) è lì a ricordarcelo. Tutti sanno che con l'attuale crescita zero, che annuncia una probabile recessione alle porte, sarebbe stato necessario rilanciare gli investimenti, la spesa pubblica ed i i consumi. Avviene invece l'esatto contrario: gli investimenti (peraltro del tutto insufficienti) sono rinviati ad un non meglio precisato futuro, la spesa pubblica subirà nuovi tagli, mentre le nuove tasse peseranno per circa 13 miliardi (md) di euro. Auguri vivissimi agli italiani, al popolo lavoratore in primo luogo, ma è chiaro che questa politica non solo non contrasta la recessione, al contrario la alimenta.

Come naturale, nella manovra firmata Gualtieri non mancano, qua e là, misure sensate ed approvabili, come l'abolizione del super ticket o quella del cosiddetto "bonus facciate" per le ristrutturazioni condominiali. Ma si tratta appunto di cose di facciata. Piccole caramelle inserite nella solita legge-monstre che, spaziando quest'anno dai 23 md dell'IVA alla tassa sulle bibite zuccherate, consente ad ognuna delle forze di governo di intestarsi questa o quella misura, lasciando ovviamente quelle più impopolari - la stragrande maggioranza - senza padri né madri.

Meglio allora non farsi distrarre troppo ed andare all'essenziale. La Finanziaria 2020 è figlia del sistema dell'euro, ed è stata partorita da quello che abbiamo definito come il governo della restaurazione. Nessuno stupore dunque, ma una critica puntuale del lavoro di lorsignori è quanto mai opportuna.

Per non farla troppo lunga, proviamo a sintetizzare per punti.



Perché la Finanziaria è recessiva


Proprio mentre la congiuntura economica avrebbe richiesto provvedimenti anti-ciclici, cioè di contrasto al trend recessivo, il Conte-bis fa l'esatto contrario. Da un lato si continua con l'assurdità degli avanzi primari (1,1% del Pil nel 2020, per poi risalire addirittura all'1,6% nel 2022: non si dica mai che non facciamo i compiti a casa!). Dall'altro, portando il deficit tendenziale del 2,7% ad un programmatico del 2,2% si sottraggono all'economia italiana circa 9 md di euro. Di questi tempi, non proprio una bazzecola.

Ora, l'Italia è l'unico paese al mondo che, con la sola eccezione del 2009, è in avanzo primario da oltre un quarto di secolo (per l'esattezza dal 1992). Vogliamo continuare a migliorare questo ben poco invidiabile record? Per chi ancora non lo sapesse, l'avanzo primario è la differenza tra le entrate e le spese dello Stato. Dunque, sono 28 anni che le entrate superano (e di gran lunga) le uscite. Come noto il problema è che a valle di questo calcolo c'è il pedaggio da pagare ai possessori dei titoli del debito pubblico, quello che - già nel 1981 - Ciampi ed Andreatta (ricordiamo sempre i loro nomi) vollero mettere nelle mani dei pescecani della finanza internazionale. Riguardo al 2020, a causa di un'incidenza degli interessi prevista nel 3,3% del Pil, l'avanzo dell'1,1% diventa così un disavanzo del 2,2%, Che è come dire che anziché avere 19 md in cassa, ne dovrò invece pagare 38.

Non è questa la sede per approfondire il discorso e mi fermo qui. Ma possiamo continuare a farci del male in questo modo? Per gli eurocrati assolutamente sì. Anzi, quel risultato ancora non gli basta, che il Fiscal compact prevede sacrifici ancor più duri. Ma almeno l'Europa è contenta, così si dice. Che lo siano anche gli italiani è invece cosa dubbia assai.



Il trucco sull'IVA e quello sull'evasione fiscale


Ma, si dice ancora, l'IVA, almeno quella, ce la siam tolta dai piedi! Peccato non sia così. La cosiddetta "clausola di salvaguardia" è stata solo congelata per il 2020. Per il 2021 la clausola rimane per un importo di 18 miliardi. Sai che gioia veder ripartire la stessa litania sull'aumento IVA da disinnescare già dalla prossima primavera.

"Disinnescare". Il problema è che con certi artificieri il risultato è pressoché certo: l'IVA non aumenta, ma aumentano altre cento tasse. Che è esattamente quello che avverrà con questa Finanziaria. Le misure di copertura della manovra ammontano infatti a 15,4 md. Di questi 2,7 arriveranno da nuovi tagli, 12,7 da maggiori entrate tributarie.

Attenzione adesso, perché la propaganda governativa voleva far credere, fino a pochi giorni fa, che ben 7,2 md sarebbero stati incassati con il maggior contrasto all'evasione fiscale. Questa balla non ha retto alla prova dei fatti, ed ora nel DPB l'obiettivo è stato ridotto più realisticamente a 3,4 miliardi.

Ma anche su questi 3,4 md ci sarebbe molto da dire. La lotta all'evasione, di cui il Conte-bis si fa gran vanto, non è infatti rivolta contro i grandi evasori, gli esportatori di capitali, le aziende che trasferiscono fittiziamente la loro sede legale all'estero, gli allegri fruitori dei vantaggi offerti dai paradisi fiscali, bensì contro i piccoli: piccoli commercianti, piccoli artigiani, piccoli lavoratori autonomi che spesso senza un po' di nero non potrebbero neppure sopravvivere.

D'altronde, la lotta alla grande evasione è resa sostanzialmente impossibile proprio da quelle regole neoliberiste, come quella sulla libera circolazione dei capitali, sulle quali si fonda l'Unione Europea.

Detto questo, lotta alla piccola evasione a parte, da dove vengono i restanti 9,3 md? Tre le voci previste: 1) le maggiori entrate dei lavoratori autonomi che utilizzano l'ISA (3 md); 2) i tagli alle agevolazioni fiscali e la nuova tassa sulla plastica (2 md); 3) una miriade di nuovi balzelli su acquisto prima casa, certificazioni penali, sugar tax, tabacco, gioco d'azzardo, eccetera (4,3 md).

Come si può ben capire siamo decisamente di fronte ad un forte aumento della pressione fiscale. L'esatto contrario delle promesse di agosto. Un aumento spalmato in tanti rivoli affinché non si veda troppo, ma non per questo meno pesante.



La miseria della riduzione del "cuneo fiscale"


Ovviamente il governo si fa bello per la riduzione del cosiddetto "cuneo fiscale" a vantaggio dei lavoratori. In realtà siamo di fronte a cifre davvero miserevoli: 3 md per il 2020, 6 per il 2021. Ancora non è chiaro chi sarà veramente il beneficiario di questa misura. Prima sembrava che la platea fosse quella fino a 26mila euro lordi (la stessa degli 80 euro di Renzi), adesso si dice che si arriverà fino ai 35mila euro. Inutile dire che più si allargherà la platea, più si ridurrà il beneficio medio. Da alcune indiscrezioni (vedi il Sole 24 Ore del 17 ottobre) si apprende comunque che i percettori di redditi fino a 24.050 euro lordi non avranno alcun beneficio.

Staremo a vedere, ma quel che si può dire fin d'ora è che siamo di fronte ad una misura davvero modesta, poco incisiva in generale e del tutto inefficace sul piano macro-economico.



Lotta al contante: perché?


Quella della lotta al contante è la vera ossessione del momento. Alcune ipotesi (come quella dell'aperta penalizzazione del contante) sono saltate, ma la sostanza resta. Perché è ovvio che si penalizza il contante anche solo favorendo i pagamenti elettronici. Ma, soprattutto, è chiaro che siamo solo all'inizio di un'offensiva che punta a dare alle banche (ed al mondo della finanza) il totale controllo della circolazione del denaro. Un controllo che arriva anche a monitorare ogni aspetto della vita delle persone.

Quello della lotta all'evasione fiscale è più che altro un pretesto. Per capirlo c'è un esempio che basta ed avanza. Pare che una delle misure decise sia quella di accettare le detrazioni per le agevolazioni fiscali previste dalla legge, solo se i pagamenti verranno fatti con carta o bonifico bancario. Cosa c'entra tutto ciò con l'evasione fiscale? Nulla. Assolutamente nulla. Come ovvio, già oggi ogni detrazione si appoggia su un documento fiscale (fattura o scontrino) che attesta l'avvenuto pagamento ed il codice fiscale di chi lo ha effettuato. Per quale motivo, dunque, si dovrebbe andare in farmacia a comprare l'aspirina con la carta di credito anziché con i soliti spiccioli?

Ovvio, lo si dovrà fare perché così vogliono i pescecani della finanza, altro che lotta all'evasione fiscale!

A questa autentica porcata non resta che opporsi con ogni strumento, a partire dalla campagna in difesa del contante lanciata dai partecipanti alla manifestazione del 12 ottobre.



Conclusione


Vista la natura dell'attuale opposizione (si pensi al dietro-front di Salvini sull'euro), non è detto che il governo paghi subito la pochezza di questa Finanziaria di mero galleggiamento, una manovra senz'anima se non quella del solito signorsì ai padroni di Bruxelles, Francoforte e Berlino. Di certo pagheranno invece gli italiani, pagherà il popolo lavoratore.

Quella del precisino Gualtieri è una Finanziaria dove mancano soprattutto gli investimenti pubblici, dove scuola e sanità restano solo titoli senza impegni, dove lo Stato tradisce ancora una volta i più importanti principi costituzionali.

Ma restando nella gabbia dell'Ue, ed avendo spazzato via l'almeno contraddittorio esecutivo gialloverde, non c'erano dubbi sul segno della manovra autunnale del governo della restaurazione.

Così ha scritto 2 settimane fa Programma 101: «Non c'è alcuna possibilità di uscire dalla crisi dentro la gabbia europea. Se i risultati della "flessibilità" transitoria ottenuta dal governo della restaurazione sono questi, figuriamoci cosa dobbiamo attenderci per il futuro. Nell'euro e nella Ue si soffoca, l'Italexit è sempre più necessaria».

Verità semplici che la Finanziaria di Gualtieri ci ha puntualmente confermato.




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