DRAGHI, VENIAMO A CONSEGNARTI IL FOGLIO DI VIA

mercoledì 1 ottobre 2014

IL PD VERSO LA SCISSIONE? di Leonardo Mazzei

1 ottobre. 
Renzi: epuratore od apprendista stregone?

Scontato. Il farabutto ha avuto l'80% dei voti di una Direzione fatta a sua immagine e somiglianza. Intanto la stampa mainstream esulta: secondo i sondaggisti «il 50% degli italiani non considera l'articolo 18 un tabù». 
Interessante: e l'altro 50%?

Non scordiamocelo mai: la vera forza di Renzi non è nel consenso, che nei termini che si vorrebbe far credere proprio non esiste. La sua forza è tutta nella debolezza degli altri. Debole è l'opposizione, non tanto in parlamento quanto nel Paese. Deboli sono i competitors interni al Pd. Una debolezza che autorizza l'arroganza del mascalzone, ed i suoi mussoliniani «me ne frego».

Ieri, su mandato quirinalizio, ha addolcito i termini solo per tener ferma la sostanza. Addolciti quel tanto - invero quasi nulla - che bastava per garantirsi il voto dei Giovani turchi. I quali giovani non sono più da tempo, e che più che turchi sprizzano italianissimo trasformismo da tutti i pori.

Fin qui la cronaca di una buffa corrida chiamata Direzione. Un organismo che non dirige un bel niente, limitandosi a ratificare plaudente le direttive del capo. Se poi quest'ultimo è un mezzo pagliaccio, il degno erede del barzellettiere di Arcore, il risultato è garantito. E passano da lì difatti le peggiori porcherie. Ma passano come l'acqua sul marmo, come già avvenuto per la legge elettorale e la (contro)riforma istituzionale.

Di certo non piacerà a Bersani e D'Alema, ma Renzi è la degna risultante del percorso verso il nulla iniziato da Occhetto. Un percorso che inizialmente si voleva a-comunista ma di sinistra, ma che poi ha dato i frutti inevitabili di una mission già da allora precisa: essere il partito dellagovernance di sistema. Un sistema che nel frattempo veniva assumendo, sempre più, i connotati oligarchici ben visibili oggi.

Dunque, «chi è causa del suo mal pianga se stesso».

Questo significa che possiamo allora disinteressarci degli sviluppi di questa vicenda? No, sarebbe un grave errore.

Il berluschino fiorentino ha scatenato l'attuale putiferio sull'articolo 18 per tre motivi: perché «glielo ha chiesto l'Europa»; per mettere in secondo piano la manovra finanziaria e più in generale l'inesorabile degradarsi della situazione economica; perché, al pari del suo vero ispiratore, non ammette discussioni interne degne di questo nome.

La minoranza del Pd - la cui debolezza politica è facilmente ravvisabile nei modi curiali di un leader improbabile come Cuperlo - si trova così nella scomoda posizione di dover condurre una battaglia che non avrebbe mai voluto. E che Renzi invece vuole, essendo questo il modo più efficace per raffigurarsi come il «Blair italiano».

Ora, alle persone minimamente perbene il guerrafondaio Tony Blair non potrà che fare schifo. Non così al salottiero mondo politico e mediatico che strolica da vent'anni, con fare accigliato, sul futuro di quella che loro chiamano ancora «sinistra». Per costoro, che amano follemente la patria della City, uno dei centri del capitalismo-casinò, Blair è il modello. Un modello che oggi guadagna fior di milioni all'anno nella qualità di massimo consigliere del despota kazako Nazarbayev, ma questo è un altro discorso...

Quella di Renzi è dunque una sofisticata operazione politica. Portando lo scalpo dei lavoratori italiani a Bruxelles pensa di avere qualche margine di manovra in più, probabilmente un rinvio del pareggio di bilancio di 1-2 anni. Questo non basterà a nascondere i propri fallimenti, ma certo servirà a parlar d'altro, a mettere sotto tiro i fantasmatici bersagli della «conservazione» sindacale e politica.

Un trucchetto da politicanti di quart'ordine, che nel breve periodo potrebbe però avere una certa efficacia.

La linea intrapresa può portare a diverse ipotesi di sviluppo, tanto per il futuro del governo quanto per quello del Pd. Vediamole.

E' ben difficile che una scissione possa essere evitata. Questa non è certa, né possiamo conoscerne i tempi. E tuttavia è probabile, dato che Renzi la vuole, spingendo la cosiddetta «vecchia guardia», rappresentata dal duo D'Alema-Bersani, ad un aut-aut che suona sostanzialmente così: o vi arrendete o ve ne andate. Difficile che scelgano la resa, anche se la scelta finale dipenderà da tanti fattori.

Il prossimo passaggio, assai più delicato della scontata direzione di ieri, avverrà al Senato, dove la maggioranza governativa ha numeri abbastanza stretti. Quanti senatori della minoranza Pd opteranno alla fine per il no? Al momento nessuno lo sa. In teoria ci sono tre possibilità: 1) la maggioranza tiene magari con qualche modesta defezione, 2) il governo va sotto, 3) la delega passa ma con i voti determinanti della destra.

Nel secondo e nel terzo caso avremmo la crisi di governo, che porterebbe abbastanza rapidamente alle elezioni. Già, ma con quale legge? Ecco che ben si capisce la fretta dei renziani ad accelerare i tempi dell'approvazione della super-truffa denominata «Italicum». Per loro l'ideale sarebbe andare alle elezioni nella prossima primavera con la nuova legge iper-maggioritaria. Ma gli altri glielo consentiranno?

Certo, tutto ciò troverebbe una soluzione con un governo Renzi-Berlusconi già prima del voto. Inevitabili però i contraccolpi sia nel blocco della destra che in quello del centrosinistra. In quest'ultimo, in particolare, i dalemiani avrebbero buon gioco a denunciare non un semplice inciucio, ma addirittura un'alleanza di governo con l'odiato nemico.

Come si vede la situazione è mobile ed incerta, a dispetto di quanti dopo le europee prevedevano una decisa stabilizzazione del quadro politico.

Questa incertezza, tuttavia, non dipende solo dalle fibrillazioni politiche. Essa è figlia, in primo luogo, della crisi e della sua gestione da parte dell'Unione Europea.

Nel dibattito avvenuto nella direzione del Pd, solo Fassina ha toccato in modo chiaro il punto. L'ex vice-ministro del governo Letta ha detto che la definitiva abolizione dell'articolo 18 serve ad accelerare l'attacco al salario, velocizzando quella svalutazione interna che è resa obbligata dall'impossibilità (volendo restare nell'eurozona) della svalutazione monetaria.

Gira che ti rigira torniamo sempre lì. Fassina, come al solito, non trae le logiche conseguenze del suo ragionamento. Ma questo sarebbe chiedere troppo...

In effetti, il vero nodo non è l'articolo 18, che è stato già sostanzialmente svuotato dalla contro-riforma Fornero della primavera del 2012. Questo lo sanno tutti. La battaglia sull'articolo 18 ha invece un elevato valore simbolico, e la sua definitiva cancellazione ha lo scopo di accendere il semaforo verde ad una pesante riduzione salariale. Quella, appunto, che «ci chiede l'Europa».

Ogni intralcio a questo disegno reazionario sarà per noi benvenuto. Non importa se esso verrà da una «vecchia guardia» quanto mai squalificata. Importa che avvenga, meglio ovviamente se con la ripresa della lotta sociale.

Ecco perché non possiamo disinteressarci allo scontro interno al Pd. Renzi immagina un'epurazione che nei suoi calcoli potrebbe dargli un ulteriore vantaggio d'immagine. Non è detto però che vada così. Il suo dinamismo non è solo caratteriale, è che non può fare diversamente. Solo in questo modo può nascondere la realtà delle cose. Ma così facendo è costretto all'azzardo continuo, e non è affatto detto che i conti possano sempre tornargli. Alla fine l'epuratore potrebbe invece rivelarsi un apprendista stregone.

Certo, il blocco dominante coltiva già una soluzione alternativa - basti pensare al recente articolo di De Bortoli -, ma se dopo Berlusconi, Monti e Letta, anche il bomba dovesse andarsene in tempi non troppo lunghi, questo non sarebbe privo di conseguenze.

Se non altro perché avremmo la prova provata dell'impossibilità di uscire dall'attuale recessione restando ancora dentro la gabbia europea, le sue regole, i suoi vincoli, i suoi diktat. E non sarebbe poco.

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martedì 30 settembre 2014

SINISTRA-SINISTRATA di Enea Boria

30 settembre. Come forse i nostri lettori sapranno il Movimento Popolare di Liberazione, pur molto criticamente, ha aderito alla raccolta di firme dei quattro referendum contro l'austerità, tecnicamente per bocciare la legge attuativa del Fiscal compact.  La raccolta di firme non sta andando affatto bene. Segnaliamo un fatto "curioso": nel sito del Comitato promotore sono elencatele forze (poche) che hanno aderito ai 4 referendum. Tra queste forze anche la "Destra sociale" e "Fratelli d'Italia-Alleanza nazionale". L'adesione del Coordinamento della sinistra contro l'euro, non è invece nell'elenco (malgrado questa censura sia stata fatta notare). I rottami post-fascisti non fanno problema, la sinistra no-euro invece sì.

Sta faccenda dei referendum sull'austerità, che in realtà tali non sono perché trattandosi di questioni di bilancio e recepimento di trattati internazionali ( vedasi art. 75 della Costituzione ) non si tratta di materia sottoponibili a referendum, ed infatti l'escamotage è fare i referendum su dei decreti attuativi andando ad abrogarne alcuni avverbi ( letteralmente, leggete bene i testi dei quesiti, ciò che si cerca di abrogare sono 4 avverbi in un decreto attuativo ), si sta trasformando nell'ennesimo catartico rito collettivo da sinistra-sinistrata.

Ed il catartico rito collettivo da sinistra-sinistrata, col quale non si risolve un cazzo ma dopo ci si sente tanto buoni e bravi, ormai non passa neanche più attraverso il portare 2.000.000 di persona in piazza ( oggi il popolo risponderebbe "machivvesenkula?" a dir tanto quei partiti e la stessa Cgil si son così sputtanate che potrebbero portare in piazza al massimo 3 o 4 squadre di briscola chiamata ) ma attraverso fare qualche conferenza stampa con Landini e Rodotà issati sopra un palco.

E dietro tutta la corte dei miracoli: nani, barelline, lustrini e paillettes, ricchi premi e cotillons, Stefani Fassine che un anno votano il pareggio di bilancio in costituzione per la maggior gloria del partito e l'anno dopo si rifanno una verginità politica promuovendo un referendum che corregge tre avverbi nelle puttanate che lui stesso ha votato in parlamento e promosso da responsabile economico del PD di Bersani, Pippo penultimatum Ciuati, ciechi,cani da ciechi, cani da ciechi ciechi a loro volta, sordi, orfani, puttane, la banda dei pompieri di Viggiù, suore, freaks da circo ed altri variegati episodi di umanità reietta.

Insomma, uno scenario agghiacciante.

Però siccome una battaglia politica, una volta avviata, vive in parte di vita propria negli spazi che si ritaglia, eventualmente anche al di la delle intenzioni ruffiane dell'umanità reietta che la promuove, questo referendum potrebbe anche essere uno strumento attraverso il quale coagulare un po' di partecipazione civile.
Persone sulla cui coscienza lavorare per far passare qualche concetto VERO su ciò che sta accadendo, e quindi convincere anche un po' di persone in buona fede tra le tante disperate che parteciperanno per trovare un perchè a ciò che stanno patendo, che qua per ben altro occorre combattere che cambiare 4 avverbi in un decreto attuativo.
E' una occasione per far passare concetti veri.
E siccome, perso per perso, il disastro economico non cambia, agire politicamente significa agire li dentro per parlare con le persone e in questo modo agire su coscienze e consapevolezze.
Per adesioni e informazioni: info@sinistracontroeuro.it


Perciò, nonostante i conati di vomito, io una firma ci andrò a metterla.

Tuttavia in questo momento domando una cosa.
A quelli che mi troverò davanti ai banchetti delle firme io vorrei dire:
"io una firma ve la metto, ma avete voi una idea di come funzioni la bilancia dei pagamenti, di cosa sia la condizione di Marshall-Lerner-Robinson, cosa siano le elasticità di prezzo di importazioni ed esportazioni?
Avete un'idea del fatto che quei sepolcri imbiacati dei promotori, se anche potessero di colpo sforare fino al 5-6% il rapporto deficit/Pil, otterrebbero in questo modo soltanto di far aumentare le importazioni dalla Germania e peggiorare l'esposizione debitoria italiana verso l'estero come è già successo in Spagna negli ultimi 2 anni e proprio nello stesso modo?
Avete capito che l'unica possibilità con la spesa a deficit che un governo avrebbe senza contestare la moneta, sarebbe utilizzare il deficit per fare subito politiche di sostituzione delle importazioni e quindi rinazionalizzare in fretta e furia un tot di asset strategici e pompare assunzioni pubbliche a strafottere ricreando impresa di stato nel campo energetico ed in quei settori nei quali dipendiamo dall'estero ( cioè ad esempio spendendo a credito sarebbe necessario nazionalizzare Fiat e fare al volo un paio di modelli nuovi di utilitarie non spazzatura che poi vendano ), e/o produrre più energia con una nuova Eni di nuovo sotto controllo pienamente pubblico, ma che questo governo non è ha né le capacità ne l'intenzione?
Vi rendete quindi conto che chiedere la possibilità di sforare i vincoli di bilancio senza contestare l'€ è un cinico, spregevole calcolo di pd-sel-cgil per prendere un anno, un anno e mezzo di tempo, per non dover svendere lo stato e pagarne il prezzo elettorale coprendo il buco col deficit, nella speranza che nel frattempo i fasci francesi del Front National gli tolgano le castagne dal fuoco prendendo il posto di Hollande e facendo esplodere l'eurozona dalla Francia?
Vi rendere conto dell'infinito cinismo che anima questi mediocri buoni a nulla ma pronti a tutto, che accusano di fascismo chiunque critichi la UE ma che in realtà sono i primi a fare un'ignobile scommessa sugli sciovinisti francesi per non dover pagare in Italia il prezzo della loro ignavia?
Vi rendete conto di quanto tutto ciò sia ignobile?
Comunque credo che questo sia necessario spiegarlo alla gente, anche se non ve ne rendete conto, e per averne l'opportunità bisogna che le firme si trovino, così poi ci saranno le assemblee pubbliche nella campagna referendaria nelle quali potrò andare a spiegarlo.
Pigliatevi 'sta firma, tiè".

Secondo voi, quando farò questo discorsetto ai burocratelli ai banchetti, escluso che mi menino perchè sono nnerto e ho le spalle larghe, secondo voi uscirà loro sangue dal naso, o semplicemente non capiranno un cazzo di quel che gli dirò?
E nel caso in cui sia plausibile che gli esca il sangue dal naso per vergogna da malafede sgamata, per provocare questa epistassi nasale è meglio che vada a cercarmi un banchetto del pd, di sel o della cgil?
Io, veramente, non riesco a scegliere.

Però accetto suggerimenti..

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lunedì 29 settembre 2014

UNA SEMI-COLONIA CHIAMATA ITALIA di Movimento R(e)voluzione*

29 settembre.

Nella foto l'immagine (vera) che fece scandalo nel 2102. Un reparto dei marines in Afghanistan si fece immortalare con lo stemma della SS naziste.

In questi giorni sta spopolando, su facebook, un video russo in cui si canta una canzone contro le sanzioni imposte da Stati Uniti e satelliti vari. Ho avuto modo di guardare il video e devo dire che esso ha suscitato in me qualche riflessione che potremmo definire spontanea e che, ora, voglio cercare di esporvi. Il concetto principale su cui ruota questa modesta riflessione è molto semplice: l’Italia ha perso progressivamente la propria indipendenza diventando una semicolonia. Si sentirà già qualche detentore della Verità tuonare il dogma: un Paese imperialista non può essere una colonia e l’Italia è un Paese imperialista.
Peccato per questi duri e puri da tastiera che le cose non vadano mai come si vuole, che viviamo in un mondo fluido che purtroppo o per fortuna non si piega ai dogmi. L’Italia è davvero un Paese imperialista, ma potremmo definirlo uno Stato imperialista “minore”. In sostanza non esercita una vera e propria egemonia, ma si limita a rubare i rimasugli che l’Impero le lascia. Potremmo definire tutto ciò una sorta di ricompensa per i servizi resi alla potenza dominante (gli Stati Uniti a livello globale e l’Unione Europea a livello “locale”). Proviamo ora a spiegare il processo che ha portato l’Italia a divenire una semicolonia. Esso ha radici molto profonde. Potremmo iniziare dai grandi Stati regionali che nascono sul finire del medioevo, oppure potremmo partire dagli Stati pre-unitari o dal Regno d’Italia nel periodo compreso dalla sua fondazione (1861) alla firma del Patto d’acciaio (1939) che legò definitivamente la sorte dell’Italia a quella della Germania. Per comodità e per brevità d’analisi preferiamo partire dal 1945, ossia dalla fine della Seconda guerra mondiale. Si è appena conclusa la dittatura fascista, che aveva trasformato l’Italia in una colonia del Terzo Reich tedesco, dapprima seguendo la via “diplomatica” e, in seguito, sostenendo l’invasione delle truppe naziste. Le masse, a termine del grande conflitto, desiderano solo pace, lavoro, giustizia, democrazia, indipendenza. insomma, desiderano l’autodeterminazione e la piena sovranità. Desiderano la democrazia e la libertà di poter scegliere il proprio destino. Peccato però che la borghesia e la Democrazia Cristiana abbiano già preparato il tradimento, svendendo l’Italia al nuovo invasore che andò a sostituire le armate naziste: gli Stati Uniti d’America. Spiace dover sottolineare il fatto che, purtroppo, tale tradimento avvenne con la complicità di buona parte della dirigenza dell’allora Partito comunista, collusione (e sottomissione) che durò a lungo e che ebbe il punto più alto ed evidente con l’esternazione di Berlinguer, secondo il quale si stava meglio sotto l’ombrello della NATO. 



Dicevamo, quindi, che, usando come scusa la “logica della Guerra fredda”, la DC, su ordine della borghesia, svendette l’Italia agli Stati Uniti, trasformandola in una immensa semicolonia. Tutti noi conosciamo bene i risvolti politici, come, ad esempio, il potere di veto (nemmeno troppo segreto) su determinati ministri e sulle massime cariche dello Stato. Tutti noi conosciamo bene i risvolti economici, con la quasi totale dipendenza dell’economia italiana da quella statunitense ed europea (il cui inizio di unione economico-politica fa da contraltare alla NATO, la qual cosa dovrebbe farci riflettere in maniera approfondita sull’Unione in cui viviamo oggi). Tutti noi ben conosciamo i risvolti più oscuri, quelli legati alle bombe, alle stragi, all’eversione nera. Ma, come si sa, il mondo non è finito e la storia ha continuato il suo inesorabile corso. L’Unione Sovietica si è disciolta, il blocco socialista è venuto a mancare, la Guerra fredda è finita. O almeno quella contro l’URSS ed il Patto di Varsavia. Qualche anima bella e candida potrebbe pensare che sia finita anche la “logica della Guerra fredda”. Purtroppo non è così. Il processo di colonizzazione dell’Italia, lungi dal fermarsi, ha subito una forte accelerazione. Il rafforzamento dell’Unione Europea e quello che potremmo definire un subappalto del nostro Paese, tramite il quale gli Stati Uniti hanno ceduto parte dell’egemonia alla Germania, hanno innescato una serie di conseguenze dal futuro incerto e fumoso. 

Nessuno è profeta, quindi parliamo del presente. Ciò che si nota ora è la sempre più decisa progressione del processo iniziato diversi anni fa e cioè la distruzione della nostra culture e delle nostre tradizioni e l’imposizione di una “americanizzazione” forzata. Basta guardare alle nuove generazioni, al loro modo di parlare fatto solo di slang e anglicismi, oppure al loro orizzonte culturale, limitato alle sole produzioni statunitensi. Quasi nessuno di questi ragazzotti ha letto Pirandello, eppure tutti conoscono G.R.R.Martin. Quasi nessuno di questi ragazzotti conosce la poesia musicale di De Andrè, eppure tutti conoscono Lady Gaga. Quasi nessuno di questi ragazzotti conosce la maestria cinematografica di Vittorio De Sica, piuttosto che Marcello Mastroianni o altri grandi artisti, eppure tutti conoscono i film spazzatura partoriti dalle peggiori menti di Hollywood. La cosa, ovviamente, si ripercuote anche sul piano culinario. Non so quanti esponenti delle nuove generazioni conoscano i piatti tipici della loro terra, eppure diversi di loro mangiano periodicamente nei fast-food di importazione statunitense. Tutto questo è un segno dei tempi e conferma la famosa frase di Fidel Castro, secondo la quale l’imperialismo non si accontenta solo di dominarti, ma deve distruggere completamente anche la tua cultura. 
Per adesioni e informazioni: info@sinistracontroeuro.it


Ora siamo arrivati ad un punto di non ritorno. La potenza egemone, gli Stati Uniti d’America, ci sta trascinando nel baratro, imponendoci una politica estera che ci porterà alla distruzione. La nostra economia, già in ginocchio a causa della crisi e delle restrizioni imposte dall’Unione Europea, viene colpita duramente dall’obbligo di imporre sanzioni alla Russia, una potenza in ascesa il cui immenso mercato era, fino a poco tempo fa, aperto. Di più: la politica estera che ci viene imposta potrebbe portare ad una guerra, il cui unico risultato sarebbe solo la distruzione di tutto e di tutti. Il Governo italiano, fedelissimo nei confronti del suo padrone, accetta tutto ciò che viene imposto, disposto a sacrificare il popolo sull’altare degli interessi americani. Noi, semplici cittadini della Repubblica italiana, siamo disposti ad accettare tutto questo? Siamo disposti ad accettare la nostra distruzione per fare gli interessi del grasso banchiere? O finalmente reagiremo lanciando un grido di battaglia e di indipendenza? Ovviamente non una indipendenza nazionalista, ossia una falsa indipendenza che vada di nuovo a fare gli interessi dell’oligarchia finanziaria, ma una indipendenza socialista, che passi attraverso l’eliminazione di questa classe dirigente corrotta e attraverso la costituzione di un vero potere popolare e di una vera autodeterminazione del popolo lavoratore. Insomma, diciamolo francamente: una indipendenza socialista, che sia in grado di allontanare definitivamente l’Italia dall’orbita statunitense e di qualsiasi altra potenza che abbia mire egemoniche, una indipendenza socialista che sia guida ed esempio per gli altri popoli oppressi, proprio come lo era ed è Cuba.
Noi, da parte nostra, una decisione l’abbiamo già presa. E concludiamo citando la canzone di cui parlavo in apertura (citazione ovviamente modificata parzialmente):

“Diciamo tutti insieme: non ci serve niente da voi. Non fa per noi il cibo del McDonald’s…”



* Movimento R(e)voluzione fa parte del Coordinamento della sinistra contro l'euro

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domenica 28 settembre 2014

RIVOLUZIONE IN UN SOLO PAESE? di Norberto Fragiacomo

28 settembre
Sul blog Bandiera rossa in movimento è in corso un dibattito. Tema: Uscire dell'euro sì o no? Abbiamo venerdì scorso riportato l'intervento di Giancarlo D'Andrea. Ci pare utile far conoscere ai nostri lettori anche quello del compagno Norberto Fragiacomo, dal titolo Europa, Ue e stato nazionale: un’interpretazione autentica del mio pensiero. Esso tocca la "questione incandescente", ovvero il vero e proprio tabù a sinistra, della "sovranità nazionale" La conclusione che tira Fragiacomo ci trova d'accordo...


«Ora, il punto è questo: come è stato autorevolmente detto, chi aspetta per muoversi il miracolo di un’insurrezione globale non è un rivoluzionario, è un sognatore. Oblomov non farà mai la Rivoluzione, socialista o democratica che sia. Allo stato dei fatti, un moto potrebbe scoppiare in una qualsiasi zona del continente o, al limite, in territori fra loro lontani: per questo, un’attività propiziatoria a livello nazionale ed anche locale è indispensabile. Se però si vuole che l’ipotetica fiammella si estenda fino a diventare incendio è necessario uno stretto collegamento sovranazionale: un’Internazionale di nuovo conio che sappia elaborare un linguaggio comune e coordinare le forze disposte alla lotta. 

Questo consesso non potrà decidere né programmare tutto: solo un ubriaco potrebbe immaginare che fracando botòn in una stanza chiusa salti macaco (cioè la Rivoluzione prenda magicamente il via). Senza una persona capace alla guida, tuttavia, la macchina va a sbattere: qualsiasi successo locale avrebbe vita effimera, anche perché un ipotetico governo popolare si troverebbe a prendere decisioni capitali in mezzo al caos di una fortezza assediata. Uno Stato-continente, invece, avrebbe chance di sopravvivenza.
Per questo mi permetto di dire: un ritorno allo Stato nazionale potrebbe al più costituire una soluzione ponte, una fase di passaggio all’interno di un quadro sovranazionale in rapida trasformazione. O la sollevazione – per quanto non simultanea – sarà generale, o il suo destino è fin d’ora segnato: gli incendi circoscritti si domano facilmente. Attenzione: il Superstato europeo è un’opzione fra tante, le possibili forme aggregative sono varie (ad es. una Confederazione). Quella che ritengo imprescindibile è l’unità di intenti e – mi ripeterò fino alla nausea, dei pazienti lettori e mia – un coordinamento fra forze operanti all’interno di un orizzonte comune.
per adesioni e informazioni: info@sinistracontroeuro.it

Concludo con una similitudine che mi auguro calzante, pur sapendola storicamente scorretta (visto che le condizioni di partenza sono diversissime). Nel 1917 la Russia aveva tre strade davanti: poteva sopravvivere come Impero zarista (oggi: l’Europa potrebbe restare feudo capitalista); poteva frantumarsi in diverse entità (oggi: ogni Stato nazionale potrebbe andare per conto suo), e rischiò in effetti di andare incontro a questa sorte; poteva costituirsi in Unione Sovietica, nel pieno riconoscimento – voluto da Lenin – della pari dignità fra le diverse etnie (oggi: potrebbe forgiarsi, nella lotta, un’Europa dei popoli, sufficientemente coesa e avviata verso il Socialismo).

Per quanto mi riguarda scelgo la terza opzione, pur consapevole che non saranno le preferenze personali del sottoscritto a determinare il corso della Storia futura – e confermando la mia piena disponibilità a collaborare con chiunque, sovranista o meno, si proponga di rovesciare questo sistema iniquo, assolutamente irriformabile e lanciato verso la (nostra) catastrofe.

Avvertenza ai critici, che non mancheranno: ho tentato, su richiesta, di schematizzare il mio pensiero su un tema fin troppo incandescente, senza illudermi che nelle mie tasche vuote si nasconda la “Verità”. D’altra parte:Quid est veritas?»


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sabato 27 settembre 2014

QUANTE BALLE SULL'ARTICOLO 18 di Emiliano Brancaccio

27 settembre.

Le nuove proposte del governo Renzi sul mercato del lavoro mirano ad accrescere ulteriormente la flessibilità dei contratti, prevedendo in alcuni casi anche l’abolizione delle tutele dell’articolo 18 contro i licenziamenti ingiustificati. I fautori della riforma sostengono che occorre superare le rigidità e i dualismi del mercato del lavoro italiano per rilanciare l’economia e l’occupazione. 

Tuttavia i dati dell’OCSE mostrano una realtà ben diversa da quella che viene solitamente raccontata. Basti notare che tra il 1999 e il 2013 l’Italia ha già fatto registrare una delle più pesanti cadute degli indici di protezione dei lavoratori, addirittura tripla rispetto alla riduzione che si è registrata nello stesso periodo in Germania. 

Questo significa, per intenderci, che le riforme Biagi e Fornero hanno accresciuto la precarizzazione del lavoro molto più della famigerata riforma Hartz realizzata in Germania. Inoltre, oggi l’Italia si caratterizza per un livello generale di protezione dei lavoratori pressoché in linea con quello di molti paesi europei, come Germania e Belgio, e inferiore al livello generale di protezione dei lavoratori in Francia. Ed ancora, la protezione dei lavoratori a tempo indeterminato è già inferiore a quella che si registra in Germania. 
Per adesioni e informazioni: info@sinistracontroeuro.it

Riguardo poi al dualismo tra lavoratori a tempo indeterminato e lavoratori temporanei, questo in Germania è oltre tre volte maggiore che in Italia. Infine, come è noto, per la stessa ammissione dell’attuale capo economista del FMI, vent’anni di ricerche empiriche hanno negato l’esistenza di una relazione tra maggiore precarietà del lavoro e minore disoccupazione. 

Di fatto, l’unico effetto plausibile dei contratti precari è che essi riducono il potere rivendicativo dei lavoratori e quindi consentono di ridurre i salari. Ma l’idea che abbattendo i salari si esca dalla crisi è anch’essa smentita dai fatti. Lo dimostra la Grecia, che nonostante un vero e proprio crollo delle retribuzioni continua a registrare crescita della disoccupazione e aumenti del debito.


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MEDIO ORIENTE: LA NUOVA AGGRESSIONE AMERICANA di Leonardo Mazzei

26 settembre. 

Dopo i bombardamenti sull'Iraq, gli Stati Uniti ed una minuscola pattuglia di alleati hanno iniziato a bombardare le postazioni dell'Isis in Siria (foto). Si tratta di una nuova violazione del diritto internazionale, dell'ennesima esibizione di muscoli della superpotenza americana, del tentativo di riprendere il controllo del Medio Oriente, accreditandosi ancora una volta come i poliziotti del mondo.

Si dirà che in Siria ed in Iraq la guerra c'era già. Vero, ma come non rendersi conto del salto di qualità rappresentato dall'intervento statunitense? Eppure, anche se tutto ciò dovrebbe essere chiaro, i bombardamenti a stelle e strisce non fanno notizia come dovrebbero. Tace il mondo che fu pacifista, tace rigorosamente quel che resta della sinistra, anche quella che a parole si definisce antimperialista.

Certo, vi sono diverse ragioni che spiegano questo silenzio, ed è giusto analizzarle e confrontarsi con esse. Ma prima di farlo dobbiamo dire che questo silenzio è indecente.

La ragione fondamentale di tutto ciò sta in una visione occidentalo-centrica che accetta la descrizione dell'Isis come il male assoluto, e che rinunciando a capire come si sia arrivati alla situazione attuale finisce per accettare nei fatti la più becera propaganda islamofoba.

Sia chiaro: la concezione settaria, takfirista, dell'Isis - che vede negli sciiti il primo nemico da abbattere -  rappresenta la parte peggiore dell'Islam. Quella che rinuncia ad una prospettiva universalista e che spinge invece, e non solo in teoria, alla fitna, la guerra di religione dentro lo stesso Islam. E' in tutta evidenza una concezione assai utile alla tradizionale politica imperialista del divide et impera.

Detto questo, bisogna porsi subito una domanda: è l'Isis un Male assoluto di fronte al quale ogni alleanza è lecita?  

Settanta anni fa i comunisti e le forze partigiane, che pure lottavano per un'alternativa al capitalismo, accettarono di buon grado l'alleanza con le principali forze imperialiste: la Gran Bretagna in fase discendente e, soprattutto, gli Stati Uniti in procinto di diventare la prima potenza mondiale in assoluto. Lo fecero per resistere al nazifascismo, non solo perché aveva attaccato l'Urss ed invaso buona parte dell'Europa, ma per il modello sociale e per l'ideologia di cui era portatore.

Bene, andiamo subito al punto: possiamo paragonare - ovviamente mutatis mutandis - l'Isis al nazismo? Questa domanda è decisiva, perché solo un sì potrebbe giustificare il silenzio attuale. Ma, nel caso, questo sì andrebbe innanzitutto dichiarato e poi motivato.

Di tutto ciò non vi è traccia, segno di qualche opportunistico pudore oltre che delle evidenti difficoltà nell'argomentazione.

Di quel che pensiamo delle concezioni dell'Isis abbiamo già detto, ma che forse sono così diverse da quelle dei Taliban afghani? Eppure il movimento contro l'aggressione all'Afghanistan fu piuttosto ampio, e non solo in Italia. Ed abbiamo già detto di quanto sia grave la linea anti-sciita dell'Isis, ma che forse la politica anti-sciita di Saddam Hussein impedì la formazione di un vastissimo movimento contro l'aggressione all'Iraq?

Certo, va riconosciuto, nel caso dell'Isis c'è un'ulteriore differenza: i Taliban governavano l'Afghanistan e Saddam l'Iraq, dunque l'attacco nei loro confronti si configurava come un'aggressione plateale a due Paesi sovrani. Nel caso dell'Isis abbiamo invece qualcosa di nuovo: una formazione dagli incerti confini, che ha momentaneamente abbattuto quelli tra Siria ed Iraq in nome di uno Stato Islamico che intende rimettere in discussione le frontiere decise dai colonialisti francesi ed inglesi un secolo fa (accordo Sykes-Picot del 1916).

Questa differenza è evidente, anche se non dovrebbe scandalizzare i pacifisti del né né (ad esempio quelli del «né con gli Usa né con Saddam»), dei quali oggi non abbiamo notizia; ancora meno dovrebbe scandalizzare i sostenitori di un astratto internazionalismo senza confini, quelli per i quali il concetto di «sovranità» è del tutto privo di senso, se non semplicemente reazionario.

A noi invece questa differenza interessa, portandoci infatti a cercare di capire le ragioni della situazione attuale (leggi QUI e QUI). Ragioni complesse, che non si possono banalizzare in alcun modo. E la dimostrazione della complessità ci viene proprio dai bombardamenti sulla zona di Raqqa, in quel nord della Siria divenuto territorio dell'Isis. Un bombardamento - al quale fra l'altro hanno partecipato i nemici sauditi - di cui il governo siriano è stato semplicemente «informato», ma che ha di buon grado accettato. A protestare, sia pur blandamente, per una mera questione di immagine, sono rimaste solo la Russia e l'Iran. Il gioco delle alleanze, magari solo temporanee, è dunque in gran movimento

Ora, il fatto che la situazione sia appunto complicata giustifica in qualche modo il silenzio se non addirittura il sostegno alle azioni di guerra dell'imperialismo americano?

Questa è la vera domanda da porsi. Alla quale non abbiamo avuto finora grandi risposte. Ed è significativo che le uniche alternative al silenzio siano stati dei maldestri tentativi di consigliare Obama, al quale evidentemente si riconosce il diritto imperiale di essere il decisore d'ultima istanza. Di cosa stiamo parlando è leggibile QUI. Stendiamo un velo pietoso e tiriamo avanti.

Per cominciare ad orientarci nel complesso ginepraio mediorientale, una cosa, una almeno, bisogna dirla subito: il nemico principale resta ed è l'imperialismo, in primo luogo quello americano, ancora una volta primo attore indiscusso dell'aggressione in corso. 

In ogni situazione vi è sempre un nemico principale, e rinunciare a vederlo e ad indicarlo è un virus opportunista che non può che portare all'impotenza. No dunque all'aggressione americana. Sì invece alla costruzione di un'opposizione alla guerra ed alla politica imperialista in Medio Oriente. Non sarà facile ma è questa la strada da seguire.

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giovedì 25 settembre 2014

DOPO LA LISTA TSIPRAS IL VUOTO di Giancarlo D'Andrea

24 settembre. 
CONTINUA IL DIBATTITO SULLE SINISTRE DI FRONTE ALLA QUESTIONE DELL'EURO E ALLA CRISI EUROPEA. Anche D'Andrea, sulla falsa riga di Michele Berti, commenta l'intervento di Zaffarano.

Bandiera Rossa in movimento, il blog per il quale collaboro , ha pubblicato lo scorso 21 settembre un articolo di Maurizio Zaffarano dal titolo "Una critica al Sovranismo", già pubblicato lo scorso 10 Agosto dal blog "Verità e Democrazia" .
La pubblicazione avviene significativamente dopo il Forum di Assisi , cui un autorevole membro della redazione di "Bandiera Rossa in movimento" ha preso parte contribuendo , per quanto possibile , al successo indiscutibile dell’iniziativa .
L’articolo di Zaffarano e la decisione della sua pubblicazione su Bandiera Rossa in movimento, rappresentano un fatto significativo nel dibattito che anima questo blog, di per se caratterizzato da una scelta decisamente pluralista ,che spesso si è concretizzata in autentiche “ provocazioni “ politico – culturali nel tentativo di animare un dibattito che spesso ristagna nel panorama desolato della sinistra italiana. Ultima , ma non per importanza, credo sia stata proprio la discussione e la battaglia ingaggiata molti mesi prima delle ultime elezioni europee per la presentazione della Lista Tsipras.

LA LISTA TSIPRAS

Fermo restando e fatte le dovute proporzioni , posso affermare di essere stato tra i primi militanti della sinistra in Italia , subito seguito da gran parte della redazione di Bandiera Rossa e da altri compagni di strada , a perorare la causa della presentazione della Lista Tsipras alle recenti elezioni europee con la speranza che il processo di presentazione della lista, la campagna elettorale e il risultato finale , potessero innescare un processo dinamico di superamento della crisi in cui da molti anni versa la cosiddetta “ sinistra radicale “ e promuovere un indispensabile movimento verso la costruzione di un nuovo soggetto politico popolare, unitario , anticapitalista e socialista sull’onda di fenomeni quali quelli cui abbiamo assistito in Grecia con Syriza e in Spagna , più recentemente e con una velocità quasi imprevedibili , con Podemos.

Oggi credo sia necessario che proprio sulle pagine di Bandiera Rossa , sia il caso di cominciare a trarre un bilancio da quest’esperienza e riprendere il nostro infaticabile dibattito sulle prospettive .

Il compagno Zaffarano , con il suo articolo "Una critica al Sovranismo" mi offre questa possibilità , anzi mi è grato ricordare che fu proprio lui a suggerire la proposta di “elezioni primarie “ su programmi politici , anche diversi , per la conformazione delle liste dei candidati della Lista Tsipras , modalità che avrebbe consentito un confronto democratico tra le diverse posizioni e opzioni , e ,allo stesso tempo, consentito un dibattito di massa come il miglior auspicio di un avvio di una campagna elettorale che partiva , è bene ricordarlo ,con un primo sondaggio che dava la lista addirittura al 7,2 % , confermando l’esistenza di uno spazio politico delle dimensioni di quello conquistato poi da Podems in Spagna.
In quel periodo, Gennaio di quest’anno , ci trovavamo io e altri due compagni della redazione a Chianciano per il Convegno proprio dei sovranisti , antesignano del Forum Europeo di Assisi di fine Agosto .
Avanzai con forza la proposta delle “ primarie “ invitando i sovranisti a partecipare alla tenzone per la formazione delle liste dei canditati della Lista Tsipras e la risposta di Moreno Pasquinelli fu : “ la vostra proposta è troppo intelligente perché la sinistra radicale , avvinghiata in una spirale identitaria senza uscita e nella permanente battaglia dei piccoli ceti politici - burocratici falliti che la dominano, per poter essere accettata “.
E’ andata proprio così : la gestione della lista da parte degli intellettuali , da una parte della redazione di Repubblica , e dalla miriade di piccole burocrazie auto referenziali che non si rassegnano al proprio fallimento , hanno prima disperso lo slancio che pure aveva portato alla raccolta di quasi 250.000 firme, sgonfiato i primi incoraggianti sondaggi , e con essi la voglia di mobilitazione di migliaia di militanti , noi fra questi ,e dobbiamo dirlo con franchezza , le spesso meschine polemiche post elettorali , e la conduzione della lista ad oggi , stanno distruggendo anche le possibilità aperte da un risultato miracoloso che ha consentito il superamento di un soffio dello sbarramento del 4% .
Perché non si è prodotto quanto abbiamo fortemente sperato ?
L’encefalogramma della cosiddetta sinistra radicale è più piatto di prima , la delusione prevale in molti compagni che pure si sono impegnati nella campagna elettorale, e le posizioni recenti della Lista Tsipras a livello internazionale, accompagnate da prese di posizioni a mio avviso poco felici della stesso leader Greco ,arrivano sino a lambire la possibilità di alleanze contro natura col PD in vista di possibili posticini per le regionali che si avvicinano .

Italia : EMERGENZA SOCIALE
Cari compagni , io credo che la Grecia, primo esperimento di macelleria sociale imposto dalla Troika , sia più vicina di quanto immaginiamo.
Alcuni dati ISTAT sono impressionanti :
“Nel 2013, il 12,6% delle famiglie è in condizione di povertà relativa (per un totale di 3 milioni 230 mila) e il 7,9% lo è in termini assoluti (2 milioni 28 mila). Le persone in povertà relativa sono il 16,6% della popolazione (10 milioni 48 mila persone), quelle in povertà assoluta il 9,9% (6 milioni 20 mila).
Tra il 2012 e il 2013, l'incidenza di povertà relativa tra le famiglie è stabile (dal 12,7 al 12,6%) in tutte le ripartizioni territoriali; la soglia di povertà relativa, pari a 972,52 euro per una famiglia di due componenti, è di circa 18 euro inferiore (-1,9%) al valore della soglia del 2012.
L'incidenza di povertà assoluta è aumentata dal 6,8% al 7,9% (per effetto dell'aumento nel Mezzogiorno, dal 9,8 al 12,6%), coinvolgendo circa 303 mila famiglie e 1 milione 206 mila persone in più rispetto all'anno precedente.
La povertà assoluta aumenta tra le famiglie con tre (dal 6,6 all'8,3%), quattro (dall'8,3 all'11,8%) e cinque o più componenti (dal 17,2 al 22,1%). Peggiora la condizione delle coppie con figli: dal 5,9 al 7,5% se il figlio è uno solo, dal 7,8 al 10,9% se sono due e dal 16,2 al 21,3% se i figli sono tre o più, soprattutto se almeno un figlio è minore.
Nel 2013, 1 milione 434 mila minori sono poveri in termini assoluti (erano 1 milione 58 mila nel 2012).
L'incidenza della povertà assoluta cresce tra le famiglie con persona di riferimento con titolo di studio medio-basso (dal 9,3 all'11,1% se con licenza media inferiore, dal 10 al 12,1% se con al massimo la licenza elementare), operaia (dal 9,4 all'11,8%) o in cerca di occupazione (dal 23,6 al 28%); aumenta anche tra le coppie di anziani (dal 4 al 6,1%) e tra le famiglie con almeno due anziani (dal 5,1 al 7,4%): i poveri assoluti tra gli ultrasessantacinquenni sono 888 mila (erano 728 mila nel 2012).
Nel Mezzogiorno, all'aumento dell'incidenza della povertà assoluta (circa 725 mila poveri in più, arrivando a 3 milioni 72 mila persone), si accompagna un aumento dell'intensità della povertà relativa, dal 21,4 al 23,5%”
In Italia , qui, oggi , abbiamo tanti poveri quanta l’intera popolazione della Grecia, e la situazione peggiora di anno in anno !
Ancora Istat:
“A febbraio 2014 la disoccupazione in Italia sale e il tasso si assesta al 13%. Quella giovanile, che riguarda le persone tra i 15 e i 24 anni, è pari al 42,3 per cento. Renzi, in visita a Londra, definisce il dato “sconvolgente”.
Per l’Istat si tratta del tasso più alto sia dall’inizio delle serie mensili, gennaio 2004, sia delle trimestrali, che si rilevano dal 1977. A febbraio infatti il numero di disoccupati ha superato la soglia dei 3,3 milioni, arrivando a 3 milioni 307mila persone in cerca di lavoro, in aumento di 8mila unità su gennaio (+0,2%) e di 272 mila su base annua (+9%). La disoccupazione cresce per gli uomini (+1,6%) ma diminuisce per le donne (-1,4%). Per quanto riguarda i giovani, invece, il tasso di disoccupazione è in diminuzione di 1,4 punti percentuali su gennaio, quando aveva toccato il picco, ma in aumento di 3,6 punti su base annua.
In tutto, i giovani che cercano attivamente lavoro e non lo trovano sono 678mila. Peggiora anche il dato sugli occupati, che a febbraio sono 22 milioni 216mila, in diminuzione dello 0,2% rispetto al mese precedente (-39mila) e dell’1,6% su base annua (-365mila). Il tasso di occupazione, pari al 55,2%, risulta stabile su gennaio ma diminuisce di 0,8 punti percentuali rispetto a dodici mesi prima”.
Naturalmente potrei portare ulteriori dati ufficiali su sanità , istruzione, assistenza sociale, ecc….e anche questi sono dati sconvolgenti. Per non parlare del crollo della produzione e dei consumi, di interi settori come l’ediliziae la piccola impresa, del picco eccezionale della cassa integrazione, del blocco dei salari dei dipendenti pubblici , ma altri compagni molto più autorevoli di me sul piano dell’interpretazione dei dati economici potrebbero approfondire questi aspetti drammatici .
Credo che possiamo affermare che siamo tutti concordi nel valutare la situazione sociale del paese come di gravissima emergenza sociale.
Dice nel suo articolo il mio amico Zaffarano :

“Le ultime dichiarazioni di Mario Draghi nelle quali 'auspica' che i Paesi dell'Eurozona cedano la propria sovranità all'Unione Europea anche sulle riforme strutturali (che in soldoni significherebbe il definitivo smantellamento della presenza del 'Pubblico' nell'economia, l'ulteriore riduzione della spesa sociale - sanità, pensioni, istruzioni, assistenza - e dei diritti dei lavoratori in termini di retribuzione e di stabilità dell'occupazione) rafforzano evidentemente le convinzioni dei sovranisti.
Ora mi sembra che gli elementi da cui partono i sovranisti siano fatti incontrovertibili: l'adozione dell'euro e dunque la rinuncia alla possibilità di ricorrere a svalutazioni competitive ha influito in modo determinante nella perdita di capacità concorrenziale dell'economia italiana; l'obbligo di ricorrere esclusivamente ai mercati finanziari per fare fronte alla spesa pubblica (regola in realtà già in vigore dagli ottanta con la separazione tra Tesoro e Banca d'Italia) è all'origine dell'esplosione del debito pubblico italiano e alla sua insostenibilità “.

Mi permetto solo di aggiungere che la situazione critica non riguarda solo l’Italia , e le sue peculiari caratteristiche storiche che ne hanno influenzato la conformazione e le dinamiche sin dall’unità del paese, ma sono un dato generalizzato nell’euro zona , in maniera particolare nei paese del sud europa dove la situazione di emergenza sociale è più o meno sui livelli italiani , ma si affacciano nubi anche sulla forte e beneficiata , almeno fin’ora, Germania.

A me sembra che l’introduzione dell’euro, e la svalutazione del valore del lavoro e la svendita del Welfare , non potendo svalutare la moneta, stia mettendo in crisi l’intero progetto dell’unione Europea: se procedono queste dinamiche sociali, la situazione si aggraverà in tutt’Europa, con punte di insostenibilità per i paesi del sud Europa.
Potremmo trovarci nelle condizioni di affrontare le conseguenze derivanti dal fatto che le oligarchie prendano atto del fallimento e decidano , indipendentemente dalla nostra volontà , di adottare un “Piano B “.
Scenari che faremmo bene a considerare e a non esorcizzare , potremmo trovarci nella condizione che la potente borghesia tedesca, per evitare il rischio di essere trascinata nel baratro, per difendere i suoi interessi imperialistici —ancorati alla coppia della politica mercantilistica che sorregge la sua industria e della moneta forte vitale al suo sistema bancario—, consideri un male minore liberarsi della “zavorra” dei recalcitranti paesi “periferici” del Sud; ciò che sarebbe una maniera per costringerli ad adottare ancor più violente politiche di macelleria sociale, indebolirli, e quindi chiuderli definitivamente come satelliti nella sua orbita.

Perché non considerare la possibilità a fronte del protrarsi della crisi deflattiva dell’intera eurozona una uscita a destra nelle forme ultraneoliberiste o addirittura reazionarie ?
Allora si che a pagare sarebbero solo le masse popolari , questo è indubbio !
Ma se questo è possibile perché rifiutarsi di vedere la realtà e porsi il problema di come , in che modo concreto uscire dalla drammatica crisi sociale da sinistra ? Perché non considerare la possibilità di contendere alle oligarchie turbo capitaliste la partita?
Perché non impugnare quindi, da sinistra, la questione della “sovranità”? Perché mai lasciarla in mano alle destre ed ai liberisti, col rischio che le sinistre vengano seppellite una volta per tutte?

Italia : EMERGENZA DEMOCRATICA
Spero che la valutazione dei compagni mi conforti quando sostengo che stiamo vivendo una emergenza democratica in Europa e in Italia in maniera devastante.
Trattati mai votati , la Troika e la sua conformazione, il ruolo della BCE ecc…pongono seriamente il problema di una entità sovranazionale che non è uno stato federale ( il sogno di Spinelli ) , che non affronta in termini solidaristici il problema del debito , che rafforza alcune economie a scapito di altre , senza che i cittadini possano incidere . Eppure il recente referendum scozzese ha mobilitato tutte le oligarchie eurocratiche scosse dal solo fatto dell’irrompere sulla scena della volontà popolare ..
E in Italia ?
Un parlamento di nominati eletti con una legge anticostituzionale, 3 governi non eletti , l’assalto alla costituzione in nome della volontà delle oligarchie europee di far fuori le costituzioni nate dalle resistenze popolari alla fine della seconda guerra mondiale. Una legge elettorale, l’Italicum peggiore della Legge Acerbo che spianò la strada al fascismo. E ancora la fine del bicameralismo perfetto , lo squilibrio tra i poteri dello stato , l’uso della decretazione d’urgenza che mette seriamente in discussione lo stesso regime parlamentare. lo smantellamento in corso della pubblica istruzione, della sanità pubblica. La distruzione del diritto del lavoro che si approssima.
Come si fa a non vedere che siamo in piena emergenza democratica ?
Scrive il mio amico Zaffarano:
“Anzitutto ritenere che abbattendo il 'Tiranno', l'Unione Europea, si realizza la condizione necessaria e sufficiente per riconquistare la sovranità perduta. L'Unione Europea non agisce in virtù di una sua forza intrinseca, non ha imposto il suo potere con le armi ma l'ha ricevuto dalle classi dominanti nazionali. E solo questo rende lo spread, la propaganda ideologica che essa diffonde, le sue direttive fatti cogenti nel nostro Paese. L'Unione Europea, così come è andata configurandosi, è conseguenza dell'evoluzione del capitalismo ed il suo ruolo va collocato nel quadro della globalizzazione e della finanziarizzazione dell'economia degli ultimi decenni.

La priorità dunque è rovesciare i rapporti di forza politici, sociali, economici in Italia e a livello internazionale: è questa la condizione indispensabile per cambiare o cancellare il ruolo dell'Unione Europea”.

Ma i processi in atto di profonda modificazione della sovrastruttura in atto , la progressiva cessione di sovranità a entità sovranazionali non federaliste e non sottoposte al controllo democratico dei cittadini, e quella ulteriore che richiede Draghi con il consenso attivo di Padoan e dello sbruffone fiorentino, le “riforme” istituzionali e quella elettorale , non sono forse funzionali ed indispensabili ai progetti , alla gestione, al comando delle oligarchie che comandano l’Europa e il nostro paese proprio per attuare senza che i cittadini disturbino i manovratori della “globalizzazione e della finanziarizzazione dell'economia degli ultimi decenni”?

Allora dovremmo rispondere a questa semplice domanda : l’Europa e le sue politiche turbo liberiste sono riformabili ?
Si forse, ma solo a scapito delle masse popolari ,in caso le oligarchie optassero , come è possibile, per una accelerazione dei loro progetti e delle loro politiche prendendo atto del fallimento dell’Unione Europea così come la conosciamo .

CHE FARE ?

Naturalmente non ho la presunzione di avere una ricetta, ma credo che l’interrogativo i militanti della sinistra disponibili a prendere atto che non vale la pena di investire su “ditte fallite”, debbano cominciare a porsi quest’interrogativo.

Tutti gli indicatori internazionali dipingono un aggravamento della crisi dell’eurozona.
Si prepara in Italia , in una situazione di emergenza sociale e democratica senza precedenti, il braccio di ferro tra Renzi e il suo gruppo dirigente, saldamente alleato con Berlusconi , e settori di oligarchie che sentono il terreno franare sotto i loro piedi: Camusso , Dalema , Bersani e soci , sanno che il loro destino è legato o al raggiungimento di una accordo con renzi e i poteri che rappresenta oppure sono destinati a combattere per la loro sopravvivenza, non certo per i diritti dei lavoratori .

Si approssima un autunno dove potrebbe finalmente irrompere il conflitto sociale su larga scala , un autunno che noi ci auguriamo caldo .

Allora la mia esperienza e sono sicura di tutti i militanti della sinistra ci dovrebbe dire che :
- è meglio prepararci a possibili cambiamenti di scenari politici : che faremmo se fosse messo in discussione l’euro in uno o più paesi dell’eurozona ?
- è meglio lottare in un paese dove vigano la sovranità popolare e istituzioni democratiche da cittadini piuttosto che da sudditi in una oligarchia autoritaria?
E ancora se un grande movimento popolare dovesse irrompere sulla scena nei prossimi mesi dovremmo sostenerlo adoperandoci per una grande alleanza popolare la più vasta possibile che ponga il problema del governo del paese ?
E un governo che nascesse sulla spinta di un grande movimento popolare che programma di emergenza dovrebbe affrontare per risolvere le emergenze sociali e democratiche del Paese ‘
Dovrebbe attuare o no una politica di fortissimo intervento nell’economia per rilanciare l’occupazione, e salvare lo stato sociale ?
Se la risposta è si , allora come farebbe coi trattati internazionali , la BCE e La Troika che ci stanno strangolando ? Senza stampare denaro ??

Arriverà il momento in cui bisognerà dare queste risposte ,ce lo chiederanno i popoli lavoratori d’europa, ce lo chiederanno i lavoratori , i giovani , le donne e gli anziani di questo nostro Paese , e allora saremo tutti sovranisti !

* Fonte: Bandiera Rossa

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mercoledì 24 settembre 2014

UCRAINA: INCHIESTA SUI GRUPPI NEO-NAZISTI di Dmitriy Kolesnik *

24 settembre
Presentiamo ai lettori uno straordinario reportage sulla situazione in Ucraina. E’ un’inchiesta lucida e dettagliata sull’origine, l’avanzata e la minaccia dei diversi gruppi neonazisti.
Ucraina, novembre 2013. Il presidente Janukovich ritarda la firma dell'Accordo di libero scambio con la UE e le relative richieste del FMI di  misure di austerità, ed ecco che il giorno successivo l’Ucraina si è trovata alle prese con proteste pro-UE le quali, dopo un’escalation graduale, hanno portato al colpo di stato e alla guerra civile. 

Ma chi ha giocato il ruolo di primo piano in queste proteste? Chi è stato fatto entrare nel governo ucraino dopo il colpo di stato? E perché tanti cittadini ucraini hanno deciso di sostenere la ribellione armata contro il nuovo governo?

Nonostante tutti i tentativi di tacere sui gruppi neo-fascisti e di estrema destra ucraini, siccome questi ultimi non possono essere nascosti o camuffati, anche nei media mainstream si possono trovare resoconti circa la rivolta nazi-ultras, i battaglioni neo-fascisti e filo-governativi, le bande di estrema destra nella moderna Ucraina. Sono troppo noti e troppo ingombranti per poter chiudere un occhio sul loro ruolo di primo piano. La verità è che senza i virulenti gruppi neonazisti, né il colpo di stato di febbraio, né l’attuale guerra nell’Oriente Ucraino sarebbero potuti accadere. 

Alcuni analisti considerano i neo-nazisti ucraini come meri strumenti degli oligarchi ucraini, mentre altri analisti sono più preoccupati e affermano che i neonazisti vogliono conquistare tutto il potere e realizzare i loro sogno di una “Europa bianca unita”, unendosi con i loro compari occidentali della  “internazionale bruna”.

Nel febbraio scorso un servizio della BBC ha messo in evidenza le idee essenziali dei militanti che agivano come truppe d'assalto di EuroMaidan. I portavoce del Settore destro (la coalizione dei partiti neonazisti e dei gruppi ultras di calcio di estrema destra sorti a Kiev duranteEuroMaidan) hanno dichiarato apertamente la loro affinità con i principi nazisti, affermando che vogliono una società “simile a quella che c’era ai tempi di Hitler". [1] Dopo alcuni mesi, abbiamo trovato le stesse persone a combattere nel sud-est dell'Ucraina contro i minatori e i ribelli del Donbass.

Manifestazione antifascista ad Odessa
Il Telegraph riporta le opinioni di combattenti pro-Kiev inviati nel  Donbass: 
«L'uso di Kiev di paramilitari volontari per stroncare le “repubbliche popolari” di Donetsk e Luhansk sostenute dalla Russia e proclamate in Ucraina orientale nel mese di marzo, deve far correre un brivido lungo la schiena dell’Europa. I battaglioni formati di recente, come il Donbass, il Dnipro e l’Azov, composti da diverse migliaia di uomini, sono ufficialmente sotto il comando del ministero degli interni, ma il loro finanziamento è torbido, la loro formazione inadeguata e la loro ideologia allarmante. Gli uomini dell’Azov hanno il simbolo nazista del  Wolfsangel (Dente di lupo) sulla loro bandiera e i membri del battaglione sono apertamente dei suprematisti bianchi e anti-semiti. "Personalmente, io sono un nazista", ha detto "Phantom", un ex-avvocato di 23 anni in mimetica e armato di un kalashnikov in occasione di una parata. Phantom ha detto che era come un russo, ma che egli si oppone al sostegno di Mosca ai "terroristi" nella sua patria: "Mi sono offerto volontario e tutto quello che ho chiesto era una pistola e la possibilità di difendere il mio paese". Alla domanda circa le sue simpatie naziste, ha detto: "Dopo la prima guerra mondiale, la Germania era un disastro totale e Hitler l’ha ricostruita: costruì case e strade, linee telefoniche, e ha creato posti di lavoro. Io approvo tutto questo". [2]
In realtà queste persone combattono in difesa degli interessi degli oligarchi ucraini e di quelli delle multinazionali europee in Ucraina.

Per molti anni i vari tipi di gruppi di estrema destra sono sorti, creati e finanziati come strumenti funzionali a raggiungere alcuni obiettivi politici o economici. Essi sono stati utilizzati per sopprimere le proteste, l'opposizione o addirittura contro concorrenti commerciali. Questo i leader dei neo-nazisti lo hanno capito molto bene e hanno approfittato delle rivalità tra gli oligarchi per crescere di numero, per addestrare e promuovere i loro gruppi e partiti.

Circa venti anni fa, quando il conflitto ucraino diventava di portata internazionale, le comunità ucraine negli USA e in Canada, quelle provenienti dalla tradizione degli ex-collaboratori nazisti durante la seconda guerra mondiale, si precipitarono in Ucraina iniziando ad organizzare (con fondi e aiuti occidentali) la propria rete, indottrinando i bambini con idee nazionaliste e fasciste.
lo stemma Wolfsangel

L’organizzazione ucraina marxista "Borotba" lo previde già  qualche anno fa: "Allora nel 2012, quando la prima frazione del partito di estrema destra Svoboda entrò in Parlamento sostenuto da un certo numero di gruppi oligarchici, tra cui alcuni vicino allo stesso presidente Yanukovich,Borotba era la prima e l'unica forza politica che affermò che, con lo sviluppo della crisi socio-economica, l'oligarchia avrebbe messo le ideologie e le organizzazioni di estrema destra al suo servizio. Fu in quel momento che pubblicammo il report, "L’oligarchia ucraina sta preparando uno strisciante golpe fascista."

Il golpe si è rivelato essere non "strisciante", ma "saltante", al grido di "chi non salta è con Mosca". Abbiamo previsto con precisione le mosse dei politicanti oligarchici e che i nazionalisti radicali avrebbero agito come una forza d’urto. Va notato che, mentre i nostri avvisi sono stati ignorati, molti irresponsabilmente negavano del tutto la possibilità di una svolta nazionalista nella scena politica ucraina." [3]

Ora i risultati sono sotto i nostri occhi: giovani uomini mascherati armati di bastoni, manganelli e striscioni dei vecchi collaboratori ucraino-nazisti, la folla inferocita che in strada canta: "L'Ucraina prima di tutto" (riecheggiando in tal modo il vecchio slogan  Deutschland uber alles). Manifestanti che indicano come nemici i 'comunisti', i 'pro-russi', gli 'agenti traditori', così che nessuno è sicuro, poiché chiunque potrebbe essere etichettato come “sospetto nemico”.

Chi potrebbe fermare questa folla linciante? Sicuramente non la polizia perché gli è stato ordinato di non intervenire, inoltre, molti poliziotti sono essi stessi ex partecipanti ai gruppi neo-nazisti, visto che di recente sono stati incorporati nelle forze di polizia come «??patrioti puri e affidabili”.
lo stemma della SS

I nazionalisti ucraini estremisti, i neonazisti, l’estrema, appena un anno fa, erano tutte forze relativamente marginali. Non appena la questione di un accordo di libero scambio con relative misure di austerità sono diventati dirimenti, queste forze sono diventate d’un tratto i padroni delle strade, superando anche i limiti posti dai loro sponsor. E’ così accaduto che il 17 agosto 2014 il Settore Destro ha lanciato l'ultimatum al presidente ucraino, minacciando una marcia armata su Kiev [4] se la loro richiesta di 'ripulire', non una parte, ma tutte le forze di polizia non fosse stata soddisfatta.

Questa volta i neo-fascisti del Settore destro [5]  vogliono tutto il potere, più posti di lavoro nella polizia e la totale impunità. Lo si può capire seguendo quanto dicono sui loro social network del Settore VKontakte, che ha quasi mezzo milione di seguaci, [6] e tenendo conto che i battaglioni del Settore destro sono armati ed equipaggiati (contro i ribelli del Donbass). 

Un report di La politica estera afferma ad esempio sul Battaglione Azov formato da questi militanti neonazisti che lottano 'per la scelta europea':
«Bandiere giallo-blu ucraine sono state issate sull’edificio amministrativo della città di Mariupol incendiato, ed ai posti di blocco militari intorno alla città. Ma in una scuola sportiva vicino ad un enorme impianto metallurgico, un altro simbolo spicca: il simbolo nazista del Wolfsangel che è stato ampiamente utilizzato nel Terzo Reich ed è stato adottato da gruppi neonazisti.

E Oleh Odnorozhenko, vice comandante del Battaglione Azov definisce la guerra ucraina come il conflitto di "persone con una identità europea in lotta con soviettisti." Ma la "identità europea" alla quale aspira Odnorozhenko è ben lontana dal liberalismo europeo e americano. Il battaglione Azov, il cui emblema comprende anche il simbolo occulto "Black Sun" utilizzato dalle SS naziste, è stato fondato da Andriy Biletsky, capo dei gruppi neonazisti dell’Assemblea nazional-sociale e quello dei Patrioti dell'Ucraina

Secondo Odnorozhenko, la piattaforma politica del battaglione sostiene il natsiokratiya, un sistema di governo messo a punto dai nazionalisti ucraini degli anni 1930 e 1940, quelli che hanno combattuto le forze sovietiche, e si resero colpevoli di atrocità come l'assassinio di migliaia di ebrei e polacchi». [7]

La TV tedesca ha mostrato i nazisti ucraini che lottano nel Donbass contro gli operai dell’industria ed i ribelli: «Il filmato andato in onda sulla  stazione televisiva ZDF ha mostrato soldati volontari con svastiche e le rune usate dal corpo d'elite delle SS di Adolph Hitler. Questo lo hanno riportato la scorsa settimana anche NBC News ed un videogiornalista di un'emittente norvegese.

L'International Business Times scriveva “I soldati ucraini si considerano membri del battaglione Azov, una forza militare di volontari con tendenze nazionaliste. Essi, però, negano di seguire un ideologia fascista”. [8] 

Gli stessi media mainstream occidentali, appena un anno fa, segnalavano la minaccia dell'estrema destra in Ucraina (e in tutta l'Europa orientale), tuttavia, questa volta, hanno volontariamente chiuso un occhio sulle bande neonaziste e l’ingresso, nell’apparato statale, dopo la vittoria di Maidan, di uomini politici d’estrema destra e xenofobi: parliamo dei ministri dell'Istruzione, dell’Agricoltura, dell’Ecologia, dei Segretari della Difesa Nazionale e del Comitato per la sicurezza, infine del Procuratore generale — tutti membri del partito di estrema destra Svoboda [9] (per non parlare delle amministrazioni regionali). 

Ricordiamo che l’appena nominato Governatore della regione di Kherson (Ucraina del sud) Yuriy Odarchenko, membro del “moderato” partito Batkyvschina (Patria), ha glorificato pubblicamente A.Hitler come un “liberatore”. [10]

Non è per la prima volta che forze di estrema destra vengono utilizzate nei giochi politici. Si può ricordare certi "movimenti pro-democrazia" come i talebani, i vari gruppi jihadisti o i paramilitari di destra latinoamericani. Solo un colpo di bacchetta magica può trasfomare questi fanatici di estrema destra in "combattenti per la democrazia”.

Tuttavia, le forze di estrema destra sanno bene (almeno i loro capi) che è impossibile salire al potere senza grandi somme di denaro, senza l’aiuto dei media e 'l'avvocato del diavolo' incaricato di calmare l’opinione pubblica occidentale. 

A tale scopo sono stati mobilitati e finanziati vari "esperti" e diverse ONG, in modo da rendere potabili i neo-nazisti e gli  estremisti religiosi/nazionalisti.
lo stemma della "Luna nera"
Ovviamente, il pubblico occidentale, per non cadere preda dell’ansia, preferisce guardare attraverso occhiali colorati di rosa. E quando qualche critica viene espressa, si discredita chi critica e osa resistere e gli si da dell’ “agente di Putin”. Ogni critica è infatti bollata come “propaganda di Putin”.

Ciò non accade per la prima volta: tutte le atrocità compiute da Hitler prima del 1939, erano a quel tempo liquidate come  “propaganda sovietica”, così come le atrocità fatte da Franco, Pinochet, dai jihadisti afgani nel periodo 1980-1990... La lista è troppo lunga. Non potevamo nemmeno immaginare che all'inizio del XXI secolo i vecchi, classici neonazisti, sarebbero tornati artificialmente in vita, sostenuti e imbellettati dai media nella moderna Ucraina.

Dopo la dissoluzione dell'URSS e la restaurazione capitalista in Europa dell'Est tutti questi paesi hanno visto la promozione artificiale di organizzazioni nazionaliste che lentamente hanno dissodato il terreno (nei media, nelle scuole e nelle istituzioni ufficiali) per la rinascita dei movimenti filo-nazisti del passato.

Così, abbiamo visto il risorgere del revanscismo, i tentativi di riscrivere la storia della seconda guerra mondiale e di sbianchettare tutte le atrocità fatte dai movimenti nazisti e collaborazionisti. Il ruolo principale è stato giocato da fondazioni e ONG sponsorizzate dagli USA, che hanno devoluto grandi somme di denaro in programmi di sostegno ai nazionalisti e persino ai filo-nazisti.

Come ha recentemente riconosciuto il segretario di Stato Victoria Nuland, gli Stati Uniti hanno versato, solo in Ucraina, circa 5 miliardi di dollari [11] per la “promozione della democrazia” o come ha detto in un’intervista George Soros: "Beh, ho creato una fondazione in Ucraina prima ancora che l’Ucraina diventasse indipendente dalla Russia. E la fondazione è in funzione da allora e ha giocato un ruolo importante negli eventi in corso". [12]

Negli ultimi anni abbiamo visto una serie di programmi di insegnamento nelle scuole e nei campi estivi dove i bambini sono stati lentamente ma inesorabilmente indottrinati con idee nazionaliste estreme, inculcando loro di essere privilegiati in base alla appartenenza etnica; aizzandoli contro i rappresentanti di altre nazioni o gruppi etnici e, soprattutto, contro le sinistre, i comunisti, gli antifascisti che sono stati definitivamente presentati come "nemici", "traditori", "bastardi non con sangue puro", "parassiti", ecc. I simboli della vittoria della seconda guerra mondiale sono stati costantemente presi di mira e screditati dai media.

Nel frattempo, i gruppi di estrema destra sono stati addestrati, organizzati ed equipaggiati. In primo luogo, sono stati utilizzati per il business e per raid intimidatori contro i concorrenti. Poi sono diventati il nucleo della protesta contro l'ex-governo di Yanukovich — protesta che è stata innescata da certe ONG, quando l'ex governo ha ritardato la firma dell'accordo di libero scambio con l'UE e rifiutato di adottare le misure di austerità chieste dal FMI. E così i gruppi di estrema destra hanno facilmente potuto imporre l'agenda del nazionalismo estremo.

L'Ucraina è oggigiorno un paese multietnico, con un gran numero di minoranze etniche. Le incursioni dei gruppi paramilitari di estrema destra in varie città hanno scatenato proteste di massa nella periferia del paese, dove i vari gruppi ed i partiti d’opposizione sono stati presto estromessi. L'opposizione al governo, però, non è unanime: c’è chi utilizza il nazionalismo delle minoranze come una sorta di difesa contro il nazionalismo della nazione dominante; ci sono le forze di sinistra che debbono difendersi dagli attacchi di estrema destra; ci sono i funzionari e gli ufficiali dell'esercito dell'ex-governo; ci sono lavoratori industriali la cui resistenza è animata dal rischio della chiusura delle loro imprese e dalla retorica anti-operaia della piccola borghesia nazionalista.

Una fonte fondamentale di resistenza è una sorta di “patriottismo regionale”. Cittadini di varie regioni (Donbass in Oriente, Transkarpathia in Occidente, Odessa nel Sud) vogliono ora separarsi dal momento che il governo centrale non adotta una politica multiculturale e cerca di imporre il concetto monoetnico e di centralizzare il governo in modo che il paese possa essere più facilmente saccheggiato dalle multinazionali e dalle aziende  occidentali.

A tal fine un gran numero di persone sono state indottrinate dai media e dalle istituzioni e dalle ONG con idee di estrema destra. Dobbiamo capire che queste idee di privilegi basati sull'appartenenza etnica può facilmente far presa su molti giovani provenienti dalle regioni depresse poiché ciò accresce la loro auto-stima (certo, a scapito di altri).

La propaganda nazionalista ha contribuito al processo di de-umanizzazione dei lavoratori, che sono stati spesso raffigurati come una sorta di «schiavi» o «servi» che meritano il loro miserabile destino. E il ruolo di primo piano nel processo è stato svolto dalla classe media: un certo numero di giornalisti, insegnanti e artisti, hanno per molti anni ostracizzato i lavoratori e la loro attività; hanno creato nella coscienza pubblica l'immagine dell’operaio come un analfabeta, bruto, sporco alcolista; una persona che non si preoccupa delle "radici sacre della nazione”, ecc. Allo stesso tempo vediamo la glorificazione dei collaboratori dei nazisti, che sono costantemente presentati come" salvatori della nazione ".

Così, le dimensioni etniche del nazionalismo e quelle di classe si intersecano di nuovo. 

Come scrive Peter Lee: 
«Il leader, almeno per i molti ucraini di idee fasciste, era Stepan Bandera. L'organizzazione, la sua frazione OUN-B. Questo stato di cose persiste nel successore di oggi della OUN-B, Pravý Sektor [Settore Destro], nei suoi orpelli fascisti, nel suo culto del leader, e nel suo braccio paramilitare. Il secondo più forte gruppo fascista, Svoboda, sembra più un riconfezionamento strategico, allo scopo di ottenere un maggiore successo elettorale nasconde i suoi antecedenti fascisti. Così, sfortunatamente per gli apologeti del regime attuale di Kiev, la corretta descrizione di questi due gruppi non è "nazionalista" o "ultranazionalista"; è "fascista"… Fatalmente, il governo ucraino ha usato il nazionalismo fascista e i suoi eroi, al fine di creare l’identità dell’Ucraina post-sovietica». [13] 
In tempi di profonda crisi economica, quando la 'classe media' o piccola borghesia si trova di fronte alla prospettiva di una reale o potenziale perdita del suo status relativamente elevato e vuole quindi proteggere le proprie posizioni, si volge spesso verso il totalitarismo che è (a volte inconsapevolmente) considerato garanzia di stabilità del proprio status. V’è quindi una tendenza, comune ad alcuni strati di 'classe media' di preferire una specie di stabile sistema 'castale’. Uno stato totalitario che si basa su un'ideologia rigorosa richiede istituti di indottrinamento — esso fornisce posti di lavoro, una certa sensazione di stabilità e aiuta a sbarazzarsi di potenziali concorrenti. Il sistema di esclusione è di solito basato sul nazionalismo razzista in quanto riduce efficacemente il numero di potenziali rivali e applica privilegi.

Come riconoscono anche i sociologi ucraini, i nazionalisti di estrema destra in Euro-Maidan erano circa il 25%. [14]
Il resto erano nazionalisti prevalentemente che non solo hanno tollerato i neo-nazisti ma gli hanno permesso (in quanto combattenti più determinati) d’imporre idee di estrema destra e quindi accettato di buon grado il loro ruolo di primo piano.
«L'analisi della natura del Maidan deve prendere in considerazione non solo la dimensione relativa di queste forze, ma anche il rapporto tra loro e il mainstream del movimento. Quello che forse è più scioccante non è la presenza di ultra-destri o addirittura il loro numero, ma il fatto che (con poche eccezioni) essi sono largamente accettati come una parte legittima del Maidan. Le opinioni divergono per quanto riguarda il valore del loro contributo, ma la grande maggioranza di Maidanisti non traccia una linea di demarcazione netta tra se stessi e gli ultra-destri ... ».
Il ruolo dirigente dei gruppi di estrema destra ha causato l'adozione della loro agenda anche da parte della destra moderata e dei politici tradizionali.
«La classe dirigente si è spostata bruscamente a destra. Non è solo che essa ha utilizzato gli elementi di estrema destra come truppe d'assalto. Slogan che in precedenza erano limitati all’estrema destra Banderista sono ora utilizzati nella stampa e dei media, anche da politici come Poroshenko. I cortei del primo maggio, i convegni sindacali e altri eventi vengono attaccati da elementi di estrema destra, compresi quelli che fanno parte dell'apparato statale. Leader oligarchici come la Tymoshenko hanno  ringraziato pubblicamente gli autori del massacro di Odessa. Al contempo, i media ignorano il fatto che il Settore destro ha ammesso di avere  bruciato l'edificio» [15]
L’aver adottato di fatto l’agenda e gli slogan dell’estrema destra da parte degli uomini politici tradizionali si esprime non solo nel ripetere da parte di P.Poroshenko gli slogan del movimentoBanderista, ma anche dal fatto che il Primo ministro, si è riferito agli avversari come “subumani”, [16] o dalla dichiarazione razzista di Ivan Stoiko, parlamentare di Batkivshina (Patria): "la nostra guerra è contro la razza mongoloide". [17]

Ecco perché le argomentazioni circa il poco sostegno di cui godrebbe l’estrema destra in Ucraina sembrano essere, come minimo, irrealistiche: a) si basano principalmente sui recenti risultati delle elezioni presidenziali e non considerano la differenza tra le elezioni presidenziali e quelle parlamentari; b) esse ignorano il fatto dell’adozione dell’agenda di estrema destra da parte dei politici tradizionali; c) tali argomenti prendono in considerazione, come metro di misura, solo Svoboda Settore destro ignorando il risultato di Lyashko (oltre l'8%), capo delPartito radicale che combatte nel sud-est dell'Ucraina nel Battaglione Azov formato per lo più da membri del Settore Destro — in particolare dell’Assemblea nazional-sociale e Patrioti dell’Ucraina; [18] d) ignorano i recenti sondaggi sulle  future  elezioni parlamentari che mostrano come il Partito Radicale di Lyashko può vincere col 20-23% dei voti; [19] e) ignorano il fatto che anche se piccoli, ma armati ed equipaggiati, siccome è concessa loro impunità per le loro azioni criminali, i gruppi di neo-nazisti possono imporre il loro dominio con la forza.

Come ha riconosciuto anche Amnesty International
«Nel più ampio contesto di una situazione di deterioramento della sicurezza nella parte orientale, Amnesty International ha recentemente presentato le sue preoccupazioni alle autorità ucraine circa un particolare  ed errante parlamentare che incarcera — in effetti rapisce— e maltratta persone in tutta la regione. Si chiama Oleg Lyashko, egli è il leader del Partito Radicale, membro del Parlamento ucraino ed ex candidato presidenziale. Viaggia in compagnia di giovani uomini in divisa militare, armati e muscolosi, con la telecamera onnipresente per registrare le sue imprese. Il suo sito web ostenta il suo aspetto macabro — Oleg Lyashko è mostrato entrare nei locali pubblici e privati??, sempre accompagnato da uomini armati, e, successivamente, sequestra individui o costringendoli ad eseguire i suoi ordini. Oleg Lyashko dovrebbe essere un legislatore, ma ha preso la legge nelle proprie mani. "Gloria all’Ucraina, morte agli occupanti" è il suo grido di battaglia [slogan dei vecchi Banderisti] ....Amnesty International considera le azioni di Oleg Lyashko e dei suoi associati armati come una flagrante violazione delle norme giuridiche internazionali che affermano chiaramente che solo le autorità competenti possono arrestare o detenere persone. Nonostante ciò, ad oggi, Oleg Lyashko sta godendo di totale impunità». [20]
Dovremmo anche prestare attenzione al fatto che i neo-nazisti (che sognano la “Europa bianca unita”) si sono presentati alle elezioni nella lista elettorale dei partiti politici tradizionali comeBatkivshina (Patria) —il partito del primo ministro e del presidente del il Parlamento. Nella lista troviamo i leader dei battaglioni di estrema destra e gli attivisti delle organizzazioni nazionaliste estremistiche. Molto probabilmente il prossimo parlamento ucraino sarà quasi totalmente di estrema destra e pro-UE. Esso sarà una marionetta delle imprese dell'Unione europea e degli USA, mentre i nazisti-paramilitari saranno incaricati di reprimere ogni protesta dei cittadini contro i tagli sociali e gli aumenti dei prezzi, come del resto hanno fatto fino ad ora ora. [21]

Tenuto conto del fatto che i funzionari dell’Unione europea, delle aziende nord-americane e dei gruppi paramilitari neonazisti, sono uniti contro i popoli d'Europa e di altri paesi, la resistenza contro di loro deve essere anch’essa unita. Il caso dell'Ucraina dovrebbe servire da avvertimento per gli altri paesi: quando i capitalisti avranno bisogno di imporre contro di voi misure di austerità e tagli, richiameranno in servizio i neonazisti per schiacciare la vostra resistenza.



*Kolesnik Dmitriy, Editore del giornale web Liva (liva.com.ua)
Ucraina, 21 settembre 2014

** Traduzione a cura del Campo Antimperialista

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