ADERISCI AL NUOVO MOVIMENTO POLITICO

sabato 18 aprile 2015

SALERNO DÀ LA PAROLA AL DONBASS di Comitato antifascista russo-ucraino

[18 aprile] Conferenza stampa in collegamento con rappresentanti e deputati della Repubblica indipendente di Lugànsk
A Salerno, lunedì 20 aprile, alle ore 11:00, presso il circolo "Mumble Rumble" in via Loria, 35 (Pastena) il Comitato antifascista russo-ucraino organizza una conferenza-stampa sulla guerra nel Donbass con un collegamento in diretta via Skype con rappresentanti e deputati della Repubblica indipendente di Lugànsk, che illustreranno agli ospiti presenti la reale situazione della città e della popolazione dopo l'inizio della guerra civile che oppone le forze del regime di Kiev, appoggiato dalla NATO, dagli USA e dall'UE, agli indipendentisti filorussi.
Interverranno: Lilija Rybkina coordinatrice del Comitato, Francesco Virtuoso attivista e Nello De Bellis - MPL Salerno. Gli organi di stampa, le forze politiche democratiche e la cittadinanza sono invitati a partecipare.
"Abbiamo colto la possibilità, grazie ad una nostra compagna residente a Salerno, che si trova ora al fronte, di mostrare con un collegamento in diretta la condizione in cui vivono le popolazioni del Donbass dopo che il colpo di Stato di piazza Majdàn, voluto ed organizzato dagli Stati Uniti, con l'assenso e la complicità dell'Unione europea, ha portato al potere forze esplicitamente nazifasciste che si rifanno orgogliosamente al loro leader collaborazionista antirusso ed antisemita dell'ultima guerra, Stepàn Bandera" - ha dichiarato Lilija Rybkina.
E' stato inevitabile per le popolazioni russofone del bacino del Don doversi difendere,visto l'odio etnico degli estremisti nazionalisti ucraini contro una parte del loro stesso popolo, fomentato dai "registi" occidentali di tutta l'operazione,ansiosi di mettere le mani, grazie al regime golpista di Poroshenko, sulle ricche risorse del territorio dove vivono i russofoni. Noi lavoratrici immigrate da anni in Italia, abbiamo dovuto trasformarci in attiviste politiche per mostrare a tutti le cause e le conseguenze di un crudele conflitto che l'Occidente vuol colpevolmente ignorare: città distrutte, civili uccisi o barbaramente dati alle fiamme, come a Odessa e a Slavjànsk dalla cieca furia distruttrice delle milizie naziste di "Svobòda", "Pravyj Sektor" e dall'esercito di Kiev, ora apertamente sostenuto dalla NATO".
"Abbiamo aderito al Comitato, organizzando iniziative politiche e sociali, perché nel LXX della Liberazione e della sconfitta della Germania nazista, ad opera della coalizione antifascista e della Resistenza europea,la battaglia delle popolazioni del Donbass negli stesi luoghi dove vi furono aspri e sanguinosi combattimenti nella Seconda Guerra Mondiale contro i Tedeschi e i loro collaborazionisti ucraini occidentali acquista un significato importante e profondo", ha dichiarato Nello De Bellis a nome del MPL".
L'attuale Governo di Kiev è espressione di formazioni politiche e bande armate che rivendicano orgogliosamente il loro passato di "volenterosi carnefici di Hitler”. Questi gli ascari che, come ai tempi della guerra fredda, gli USA hanno scelto per ridurre l'Ucraina ad uno Stato vassallo, per saccheggiare le sue risorse e colpire e isolare la Russia, restia a far circondare la propria frontiera da un regime dichiaratamente ostile. Nel Donbass è in atto un conflitto strategico decisivo tra le forze del Capitalismo assoluto, rappresentate dal regime golpista e tecnocratico di Kiev, che ha già varato le peggiori misure di austerità,e le popolazioni dell'Ucraina orientale che rifiutano l'inclusione nella gabbia d'acciaio dell'imperialismo euro-atlantico, che ha già martoriato i Paesi europei come l'Italia con misure economiche che equivalgono a quelle di una guerra perduta. Onore e solidarietà, nel settantesimo anniversario di quella che in Russia è chiamata "Grande Guerra Patria" a chi ieri ha sconfitto il Fascismo ed oggi si batte contro il capitalismo e l'imperialismo. Il Governo fantoccio di Kiev è per noi l'equivalente storico della Repubblica di Salò!"
"Abbiamo aderito anche noi al Comitato - ha detto Francesco Virtuoso - per esprimere concretamente il nostro dissenso alla guerra, ovunque essa si pratichi, che continua ad imperversare nelle terre del Donbass e la nostra sensibilità politica su questo scontro determinato dalla stessa logica imperialista che si esprime in termini di espansionismo economico-finanziario in alcune aree, come l'eurozona, o in termini apertamente militari e brutalmente oppressivi, come nel Donbass. Dopo la fine del bipolarismo mondiale, la tendenza degli USA a dominare il mondo in modo unipolare fa sì che la propria super-potenza sconfini sempre più nella prepotenza. Siamo inoltre preoccupati anche per i risvolti sulla folta comunità locale, un tempo molto unita ed oggi scissa e contrapposta al suo interno. Abbiamo sollecitato alcuni parlamentari a presentare un'interrogazione parlamentare al Governo sul conflitto in corso e siamo in attesa di risposte".

Salerno,  17/04/2015

Continua »

Print Friendly and PDF

STRADE LASTRICATE D'ORO di Vincenzo Baldassarri

[18 aprile]

Crolla il mondo crolla la terra tutti giù per terra! 

Così recitava una filastrocca della mia infanzia, non avrei mai creduto che si trasformasse in realtà. Da tempo oramai noi autisti ci troviamo di fronte a strade sempre più dissestate, sembra quasi che continuamente strade e autostrade crollino e nei comuni e nelle strade provinciali se troviamo dei lavori in corso sono sempre più spesso postumi, cioè interventi a disastro avvenuto, e sempre meno si trovano lavori in corso per semplice manutenzione, i manti stradali di tutta italia si stanno sgretolando sotto i nostri occhi. Di chi è la colpa?

La nostra è che pensiamo che ancora esistano delle strutture del comune, della provincia, della regione che si occupano di manutenzione, ma questo non esiste più. Mi ricordo ancora quando meno di 20 anni fa ci si lamentava delle strutture pubbliche e molti chiedevano sull'onda del Berlusconismo e del neoliberismo, più privatizzazioni, ecco che ora si vede l'effetto di queste politiche, politiche che tagliano la spesa pubblica e foraggiano i privati delle lobby, lasciando il deserto nelle opere pubbliche e distruggendo un paese. In un paese pieno di lavori da fare si dice che non ci sono i soldi, ma questo è chiaramente un paradosso, perché se esiste tanta richiesta di manutenzione non possono mancare i soldi, tanto lavoro dovrebbe generare tanti soldi, ma questo non è più vero in un mondo di pazzi che non sanno più cosa sono i soldi e a cosa servono. Siamo arrivati al punto in cui i soldi sono diventati un'entità superiore generata non si sa dove e da chi, che regolamentano come un dio la vita del pianeta e del nostro paese. 

E' tutto falso, il lavoro e non i soldi genera ricchezza, la ricchezza è data dalla laboriosa attività dell'Uomo e quindi per essere ricchi non si devono avere soldi ma si deve invece avere la capacità di lavorare e del lavoro da svolgere, e queste due cose non sono in carestia nel nostro paese, invece si usano i soldi per bloccare questa attività solo perché i pochi ricchi non vogliono concorrenza e non vogliono dover lavorare per vivere. Ecco qui allora che ci ritroviamo con milioni di ore di lavoro potenziale e quindi ricchezza potenziale bloccata da un'idea, servono i soldi? No! Non servono i soldi, serve solo che si lavori e che lo stato stampi dei foglietti che danno credito alle persone che contribuiscono ai lavori che riguardano il sociale, una specie di attestato di merito scambiabile tra la popolazione, cioè moneta, ma non una moneta fittizia generata da terzi per terzi che può essere accresciuta sulla base di opinioni di gente con il colletto della camicia inamidato, ma vera moneta, moneta che non accresce in base ad opinioni ma che rappresenti il LAVORO. Quindi se avete la strada per il lavoro piena di buche sappiate che state camminando su una via lastricata d'oro che qualcuno ha deciso di lasciare lì a marcire.

Continua »

Print Friendly and PDF

venerdì 17 aprile 2015

IL DEMAGOGO E LE SUE CARTE FALSE di Leonardo Mazzei

[ 17 aprile ]
Dalla legge elettorale truffa alle previsioni economiche del governo del bomba e che non si possono mantenere».

Demagogia: «l’accattivarsi il favore delle masse popolari con discorsi semplici ma privi di sostanza e con promesse che non si possono mantenere».
Insomma, avete capito, l'arte di prendere per i fondelli. Quella in cui eccelle Matteo Renzi, alias il Bomba, così perfettamente fotografato dal dizionario Garzanti.
La sua furia devastatrice ha fretta di arrivare ad una legge elettorale confezionata su misura, passo decisivo verso lo stravolgimento dei principi costituzionali e l'instaurazione di un vero regime. La minoranza del suo partito protesta, e Rosy Bindi parla di "cinismo". Sai che scoperta! E che novità! La notizia ci sarebbe solo se l'opposizione interna al Pd decidesse una buona volta la rottura. Che lo faccia ora, dopo aver fatto passare il Jobs act e i primi due voti sulla controriforma istituzionale, può sembrare strano, ma non mettiamo limiti alla Provvidenza.

La verità è che il Bomba ha fretta di incassare la legge elettorale anche in vista delle elezioni regionali del 31 maggio. L'anno scorso si presentò alle europee con i famosi "80 euro", quest'anno deve inventarsi qualcos'altro, ed il "tesoretto" di cui si parla è davvero cosa troppo misera. Dunque la legge elettorale dovrà servire come trofeo, come la prova provata di chi comanda. Di chi ha saputo infinocchiare tanto l'ex cavaliere che l'ex segretario del suo partito.

Nella sua narrazione, da spendere negli spot elettorali di maggio, l'Italicum dovrà essere la prova che finalmente «si decide». Con il manifesto sottinteso che l'importante è decidere, non tanto la sostanza delle decisioni. Sostanza obbrobriosa dal punto di vista democratico, ma di un obbrobrio non troppo comprensibile per un popolo bombardato da 30 anni (trenta) dal dogma della governabilità.

Il 31 maggio Renzi vorrà fare cappotto. Impresa non facilissima (specie in Veneto e Campania), ma non impossibile. Con la destra in crisi e frantumata, con un M5S che non ha certo il suo forte nelle regionali, è naturale che il demagogo punti ad incassare un nuovo successo elettorale. Successo prevedibilmente reso monco da un astensionismo in fortissima crescita, ma questo è un altro discorso, sul quale peraltro Renzi può fare ben poco.

Il demagogo ha bisogno di un successo per rafforzare il suo potere prima che le sue promesse sulla ripresa economica si rivelino per quello che sono: aria fritta allo stato puro.

In generale, Renzi sa di avere dalla sua alcuni punti di forza: 1. la crisi, o comunque la difficoltà, dei suoi competitori; 2. il fatto che, dopo tanta "antipolitica", l'idea dell'"uomo solo al comando" piace; 3. la favorevole congiuntura politica in Europa, dove la guerra di Berlino ad Atene lascia qualche margine ad un governo di Roma messosi ordinatamente in riga al seguito della Germania.

Ma ci sono anche i punti deboli: 1. il consenso è solo relativo, perché il Pd ha soltanto una maggioranza relativa tra coloro (in forte calo) che votano; 2. sulla situazione economica l'Italia è al palo e le illusioni sulla fine della crisi svaniranno assai presto; 3. a quel punto il vantaggio dell'"uomo solo al comando", potrebbe trasformarsi nella solitudine di chi ha fatto volutamente terra bruciata attorno a se.

Non solo, mentre la particolare congiuntura europea potrebbe mutare, prima o poi - ma più prima che poi - scoppierà un'altra bolla finanziaria, quella che oggi il quantitative easing di Draghi alimenta bellamente.

Il nodo decisivo resta dunque quello della crisi. Ed è sui dati economici che il demagogo dà il meglio di se. E' questo il caso delle previsioni contenute nel Def (Documento di economia e finanza) 2015, varato dal governo la scorsa settimana.


Il Def: liberismo ed austerità in attesa di qualche miracolo. Intanto, balle a gogò

In generale il Def 2015 non differisce in nulla da quello del 2014. Stessa politica liberista, fondata su tagli e privatizzazioni. Stessa adesione alle stringenti regole europee. Come al solito si chiede all'UE un po' di flessibilità, questa volta come premio per l'avvenuta distruzione di ogni diritto dei lavoratori. E come tradizione si disegnano i soliti illusori scenari, che visto che non si realizzano mai vengono sempre spostati - con un copia-incolla, si direbbe - all'anno successivo.

Lo scorso anno si era scelta la furbesca strada di nascondere i draconiani tagli alla spesa, messi in calendario per il 2016, con la cosiddetta "clausola di salvaguardia" (aumento delle tasse, IVA in particolare, per 16 miliardi). Ora, 6 di questi miliardi sono stati recuperati per strada attraverso la riduzione degli interessi sul debito - unico vero successo della politica della Bce - ma gli altri 10 verranno da nuovi tagli e nuovi sacrifici.

Il demagogo ha annunciato, senza neppure arrossire, che ci sarà una riduzione delle tasse. Peccato che nel Def che porta la sua firma, oltre a quella di Padoan, ci siano scritte altre cose. Come rileva, ad esempio, Fabrizio Forquet sul Sole 24 Ore dell'8 aprile:
«Il totale delle entrate tributarie crescerà quest'anno al 30,3% del Pil rispetto al 30,1% del 2014 e continuerà a crescere negli anni (2016 e 2017) al 31,2%. La pressione fiscale propriamente detta si collocherà quest'anno al 43,5%, confermando il valore del 2014, e salirà poi al 44,1% nel 2016 e 2017».

Inoltre, prosegue Forquet:
«Ancora più significativo il confronto con il precedente quadro tendenziale, quello previsto dallo stesso governo Renzi il 30 settembre scorso con la nota di aggiornamento del Def. La pressione fiscale era indicata per il 2014 al 43,3% mentre ora è stata portata al 43,5%, per il 2015 era al 43,4 e ora è al 43,5, per il 2016 era al 43,6 e ora è al 44,1, per il 2017 era al 43,3 e ora è al 44,1. Tutto rivisto al rialzo, dunque».

Le differenze possono sembrare minime, ma - a parte il fatto che (chissà perché!) questi numeri vengono sempre rivisti in peggio - bisogna ricordarci che uno 0,1% di Pil equivale ad un miliardo e 600 milioni di euro. L'incremento di tasse previsto per il 2017 è dunque (si badi: al netto dell'inflazione e dell'eventuale aumento del Pil ) di 11 miliardi. Non proprio noccioline.

Insomma, una balla dietro l'altra, a conferma del fatto che il Bomba non si smentisce mai. A dire il vero, però, il vizietto delle previsioni ottimistiche non ce l'ha solo lui. Si è calcolato, ad esempio, che se dal 2008 le annuali previsioni governative sul Pil italiano fossero state corrette, nel 2014 avremmo avuto un Pil superiore del 14,2% a quello poi effettivamente registratosi. 14,2% vuol dire circa 227 miliardi... giusto per avere un'idea della portata degli errori non solo dei governanti, ma anche dei ben retribuiti tecnici che si dilettano con questi numeri.

Perché questi errori? Certo, una prima spiegazione sta nella difficoltà di maneggiare adeguatamente un numero particolarmente elevato di variabili, ma come mai le previsioni sono sempre (sempre!) troppo ottimistiche? Indubbiamente peserà la pressione del governo del momento per poter diffondere qualche illusione, ma c'è sicuramente dell'altro. E questo altro sta nella credenza, peggio nella superstizione, che ritiene che il capitalismo possa sempre, comunque e quantunque assicurare la mitica "crescita". Una credenza che l'attuale crisi sta mettendo a dura prova, ma che non intacca i dogmi religiosi dei custodi dell'ortodossia economica.

Tutto ciò ha delle conseguenze davvero comiche. Mentre leggere il Def è certamente utile per decifrare l'orientamento di fondo delle politiche governative, la lettura del quadro previsionale in esso contenuto è sostanzialmente una perdita di tempo. Il problema è che le stesse scelte governative vengono motivate dentro questa architettura previsionale, che è però inficiata alla base da ipotesi di crescita che non si reggono in piedi.   

Vogliamo averne qualche prova? Nel Def 2015 si legge che: «L'economia italiana è entrata in una fase di ripresa». E la premessa al Def così inizia: «Dopo una crisi molto grave e prolungata, nell’ultimo trimestre del 2014 l’economia italiana è uscita dalla recessione. La favorevole evoluzione del contesto macroeconomico sta spingendo le principali organizzazioni internazionali a rivedere al rialzo le stime di crescita per l’Area dell’Euro e l’Italia; abbiamo a disposizione una speciale finestra di opportunità per riprendere a crescere a un ritmo sostenuto e porre il rapporto tra debito e PIL su un sentiero discendente. Non possiamo assolutamente permetterci di sprecarla».

Dunque si dice che con il 2014 è finita la recessione, e che il Pil crescerà dello 0,7% nel 2015, dell'1,4% nel 2016 e dell'1,5% nel 2017. Puntuali come sempre nello spostare un po' più in là la famosa uscita dal tunnel, verrebbe quasi da commuoversi per tanta precisione. Se non che ci siamo presi lo sfizio di andare a vedere cosa si diceva (sempre a firma Renzi-Padoan) nel Def 2014.

E cosa abbiamo trovato? Leggete: «La fase recessiva, iniziata in Italia nella seconda metà del 2011, si è sostanzialmente chiusa nel terzo trimestre del 2013». E voi che non ve ne eravate accorti? Ora, si può ridere come piangere, ma sta di fatto che questi soloni avevano immaginato (nell'aprile dello scorso anno) un 2014 di ripresa. Sappiamo com'è andata: quattro trimestri tutti col segno meno per un dato annuo al -0,4%.

Cosa prevedevano invece Renzi e Padoan? Scopriamolo in questa autentica perla:
«Gli indici congiunturali più recenti prefigurano la prosecuzione (sic!) della fase ciclica moderatamente espansiva. E' proseguito l'aumento della fiducia delle industrie manifatturiere. Segnali positivi provengono dal settore dei servizi. La produzione industriale è attesa in crescita nel primo trimestre. In base alle informazioni disponibili, si prospetta un moderato aumento del Pil nel primo trimestre e una ripresa più sostenuta nei trimestri successivi. Considerando anche l'effetto di trascinamento lievemente negativo sul 2014, pari a -0,1%, le attese di crescita del prodotto interno per l'anno in corso sono riviste al ribasso (capito, che realismo! - ndr) allo 0,8%, rispetto all'1,1% previsto a ottobre».

Vi basta? Per i pignoli precisiamo che nel 2014 si prevedeva una crescita dell'1,3%, negli anni successivi dell'1,7%.

Questi, ad aprile 2014, hanno previsto un +0,8, che è diventato invece un -0,4%. Se tanto ci da tanto, a quanto corrisponderà alla fine il +0,7% previsto quest'anno? Lo vedremo, ma intanto che sia chiara a tutti la natura e l'attendibilità di certe previsioni. Da sempre fallaci, ma oggi ancor più manipolate. Com'è inevitabile che sia nell'era del Bomba, un demagogo senza precedenti. Uno che fa sembrare Berlusconi un lestofante quasi perbene.   

Continua »

Print Friendly and PDF

DAL PRIVATO AL PRIVATO. Breve storia dei servizi pubblici locali in Italia di Norberto Fragiacomo

[ 17 aprile ]

1. Il concetto di servizio pubblico

In principio era il privato.
Nell’Europa dell’800 quelli che sarebbero diventati “servizi pubblici” erano gestiti da imprenditori e società private secondo la logica del profitto, e venivano forniti, di conseguenza, solo ai membri delle classi abbienti.
La lenta trasformazione dello Stato liberale “di diritto” in Stato sociale determina, verso la fine del secolo, una modifica dell’impostazione generale: l’ascesa delle forze socialiste e la presa di coscienza, da parte delle masse, dell’esistenza di diritti basilari costringono la politica ad un mutamento di rotta – dal privato al pubblico – che si traduce in leggi di riforma. In Italia, il primo intervento normativo è datato 1903: si tratta della c.d. Legge Giolitti (n. 103).
Prima di esaminarne per sommi capi il contenuto è però opportuno introdurre il concetto di servizio pubblico. Per espressa ammissione di generazioni di giuristi che si sono cimentati col tema non si tratta di impresa facile; lo stesso legislatore è sempre apparso restio ad introdurre definizioni generali, preferendo individuare singoli settori di intervento.
Prima ad essere elaborata fu la c.d. “teoria soggettiva”: servizio pubblico è quello erogato dallo Stato o dagli enti pubblici. Oggi tale tesi non è più sostenibile, e difficilmente lo era in passato, dal momento che – attraverso il meccanismo della concessione – il privato ha, in ogni epoca, rivestito un ruolo (sia pure secondario) nell’erogazione. Più convincente appare, alla luce del diritto positivo, la “teoria oggettiva”: servizio pubblico è quello che, per il soddisfacimento di determinate esigenze generalisi rivolge ad un’utenza indifferenziata. Il problema è che la mutevolezza delle scelte legislative impedisce di distinguere aprioristicamente ciò che è di interesse generale – e quindi va considerato “servizio pubblico” – da ciò che non lo è: dunque l’esame va condotto caso per caso, a seconda dei momenti storici. Si tratta, in altre parole, di un concetto politico piuttosto che giuridico.
Una nozione oggi abbastanza condivisa, ma eminentemente descrittiva, fonde le due precitate teorie, individuando nel servizio pubblico quel complesso di attività, direttamente od indirettamente riconducibili all’amministrazione, che soddisfano bisogni collettivi e sono rivolte, perciò, alla generalità dei cittadini1. I caratteri del servizio sono pertanto la continuità, la doverosità, l’economicità, il rispetto dei principi di tutela, qualità e partecipazione2.
Esiste anche una definizione in negativo: il servizio pubblico va distinto dalla funzione pubblica, che implica – a differenza del primo – l’esercizio di poteri autoritativi, in base allo schema potestà-soggezione. In pratica, lo Stato gestore, che agisce in regime di diritto privato, è contrapposto allo Stato autorità, che agisce invece in regime di diritto amministrativo3.
Come detto, non esiste un’unitaria nozione legislativa di servizio pubblico: la legge 146/1990 regolamenta il diritto di sciopero nei servizi denominati essenziali, riconoscendoli in quelli volti a garantire il godimento dei diritti fondamentali previsti dalla Costituzione; la legge 80/1998, invece, attribuisce la giurisdizione esclusiva in materia di servizi pubblici al giudice amministrativo, e contiene un’elencazione di natura esemplificativa.
In ogni caso, un riferimento ai servizi pubblici è rinvenibile nell’articolo 43 della Costituzione, che pone un limite “elastico” all’iniziativa privata in quelli che vengono etichettati come servizi essenziali.

2. L’evoluzione della disciplina dei servizi pubblici locali dalla Legge Giolitti agli anni ‘90

Come anticipato, è con la Legge 103/1903 che viene sancita l’assunzione diretta, in capo ai Comuni, dei servizi pubblici locali. Il meccanismo prescelto per l’erogazione è quello dell’azienda speciale, priva di personalità giuridica ma con autonomia di bilancio: eventuali utili di gestione vanno a rimpinguare il bilancio comunale, altrimenti sarà il Comune a dover ripianare i (più frequenti) disavanzi. E’ prevista anche la gestione in economia.
Un’evoluzione si ha negli anni ’20, con l’entrata in vigore del R.D. 2578/1925; in precedenza, la possibilità di assunzione diretta dei servizi pubblici era stata estesa anche alle Province.
La nuova disciplina prevede, per l’assunzione del servizio in regime di monopolio pubblico, un’autorizzazione legislativa – autorizzazione non necessaria nell’eventualità in cui il pubblico si affianchi al privato. Si mantiene il modello dell’azienda municipalizzata, ma nuova enfasi viene posta sulla gestione in economia, cui si fa ricorso ove il valore del servizio sia modesto, e soprattutto quando il suo carattere sia prevalentemente non industriale. Via libera, in alternativa alla gestione diretta, a quella indiretta, da attuarsi attraverso lo strumento della concessione.
Nonostante la caduta del fascismo e l’avvento della nuova Costituzione democratica, la disciplina scritta nel primo quarto di secolo rimane sostanzialmente invariata fino al 1990, quando con la Legge 142/1990 – che potenzia il ruolo degli enti locali, attribuendo loro autonomia statutaria – viene ridisegnato anche il sistema dei servizi locali.
Rispetto al passato, non mancano le innovazioni: si passa anzitutto da un modello in cui il servizio ha prevalente carattere imprenditoriale ad uno nel quale la finalità sociale si affianca a quella della promozione dello sviluppo della comunità comunale/provinciale. E’ introdotto l’obbligo di pareggio di bilancio.
Gli strumenti di gestione sono i seguenti (art. 22):
  1. gestione in economia, per servizi di modeste dimensioni o dalle particolari caratteristiche;
  2. concessione, qualora lo richiedano ragioni di carattere tecnico od economico;
  3. azienda speciale, per i servizi economicamente rilevanti, da gestire secondo modalità imprenditoriali. La nuova azienda speciale ha personalità giuridica, autonomia imprenditoriale ed un proprio statuto (approvato dal Consiglio); i suoi organi sono il consiglio d’amministrazione, il presidente ed il direttore;
  4. istituzione (con proprio statuto, ma senza personalità giuridica), quando si tratti di gestire un servizio privo di rilevanza imprenditoriale;
  5. società per azioni a prevalente capitale pubblico, ove risulti utile il coinvolgimento di privati. La Società deve perseguire finalità inerenti all’interesse pubblico affidato all’ente; l’affidamento è disposto conconcessione.

3. Dal Testo Unico al Decreto Bersani (periodo 2000-2006)

Gli anni ’90 sono non soltanto un periodo di profonda trasformazione per tutto l’apparato amministrativo italiano; sono anche il decennio in cui aumenta la capacità di penetrazione della disciplina comunitaria nell’ordinamento nazionale. Com’è noto, la legislazione europea non conosce la categoria dei “servizi pubblici”: parla, più asetticamente, di “servizi di interesse (economico) generale”. La differenza terminologica non è di poco conto, specie se si considera la fede dogmatica4 delle istituzioni UE nel totem denominato “tutela della concorrenza”. La spinta verso una liberalizzazione del settore si fa dunque sempre più forte, anche grazie ai numerosi interventi della Corte di Giustizia.
Le prime significative modifiche al tessuto normativo della 142 coincidono con la trasfusione di detta legge nel Testo Unico 267/2000.
Si tratta, in verità, di poca cosa, rispetto ai periodici stravolgimento che la disciplina subirà negli anni successivi: tra le novità, merita ricordare l’apertura alle società per azioni non controllate dall’ente pubblico ed allesocietà a responsabilità limitata oggetto di controllo.
Sorge tuttavia una questione, fonte di possibili collisioni con i principi comunitari: è possibile prescindere dal meccanismo di gara per la scelta del socio privato?
Ancora una volta è il legislatore ad attivarsi, redigendo l’articolo 35 dellaLegge 448/2001.
Questa volta il quadro muta radicalmente: accanto all’articolo 113 del T.U., dedicato ai “servizi di rilevanza industriale” fa la sua comparsa un 113bis, che riguarda i servizi privi di detta rilevanza; scompare, inoltre, l’istituto della concessione. Viene anche sancito il principio della necessaria separazione tra la proprietà di reti, impianti e dotazioni e la gestione del servizio: la prima è riservata agli enti, o a società di capitali di cui questi ultimi detengano la maggioranza assoluta ed incedibile; la seconda è affidata in via preferenziale al privato, da scegliersi tramite gara.
Anche la nuova disciplina non manca di suscitare perplessità: si assiste di conseguenza a ben due interventi legislativi nello stesso anno, con Leggi 326 e 350/2003.
Scompaiono i servizi con e senza rilevanza industriale, sostituiti da quelli con (o senza) rilevanza economica”: il discrimen adesso è più chiaro, essendo rappresentato dall’attitudine del servizio a generare utili. Per quanto riguarda invece la proprietà delle reti, essa può essere ancora attribuita a società di capitali, a condizione però che l’intero capitale sia in mani pubbliche.
La privatizzazione della gestione va avanti: i servizi economicamente rilevanti possono essere affidati: a) a soggetti privati, con gara pubblica: b) asocietà miste, con scelta del socio privato tramite gara pubblica; c) a societàin house, in presenza dei noti requisiti, elaborati in sede europea, del controllo “analogo” (a quello sui servizi dell’ente) e della prevalenza dell’attività svolta in favore dell’ente5.
E’ però la regolamentazione puntuale (art. 113bis) delle modalità di affidamento dei servizi non economici ad attirare l’attenzione della Corte Costituzionale che, con Sentenza 272/2004, dichiara l’illegittimità della disciplina, in quanto non rientrante nella “materia” statale della tutela della concorrenza. In tale specifico ambito, dunque, l’autonomia delle regioni e degli enti locali non può venire ingiustificatamente compressa.
Passano due anni prima che il legislatore torni ad occuparsi della tematica dei servizi locali: in questo caso, però, l’interesse si focalizza non sui servizi generali, cioè destinati alla collettività, bensì sulla produzione di beni e servizi strumentali all’attività dell’ente locale di riferimento.
L’articolo 13 del Decreto Bersani (n. 223/2006) vieta, infatti, alle c.d. società strumentali6 di svolgere attività a beneficio di soggetti diversi dall’ente locale, onde evitare distorsioni del mercato. Da qui l’obbligo per le amministrazioni di cedere le proprie quote azionarie entro un breve termine (più volte prorogato) o, in alternativa, di procedere allo scorporo dei servizi non più consentiti. La norma non si applica alle società esercenti servizi pubblici7.

4. Le riforme del 2008/2009 e la Sentenza 325/2010 della Corte Costituzionale

La volontà di liberalizzare ulteriormente il mercato sta alla base dell’ennesimo intervento legislativo in materia, contenuto nell’articolo 23bis del Decreto 112/2008, convertito in Legge 133/2008.
Si sancisce che, in materia di affidamenti, la regola è quella della gara pubblica, cui possono partecipare società miste e private (anche di persone!), oltre che singoli imprenditori. Solo in presenza di particolari circostanze economiche, sociali, ambientali ecc. che non consentono un utile ed efficace ricorso al mercato, è consentito l’affidamento in house – a patto che la scelta sia adeguatamente pubblicizzata e motivata (in relazione ad un’analisi di mercato), e che di essa siano informate l’autorità di settore e quella garante della concorrenza.
Si ribadisce inoltre il principio secondo cui le reti devono essere pubbliche, ma la loro gestione può essere affidata a terzi.
Ad appena un anno di distanza, il legislatore scrive un altro decreto, il n.135/2009, convertito in Legge 166/2009, che modifica il testo dell’articolo 23bis.
Per quanto riguarda il modulo in house, non è più disposto l’invio di relazioni, bensì la richiesta di un parere all’Autorità garante della concorrenza e del mercato; quanto alle società miste, si precisa che il socio c.d. industriale – cioè incaricato in toto in parte della gestione – debba essere scelto con procedure di evidenza pubblica (c.d. a doppio oggetto8) e non possa essere titolare di una percentuale inferiore al 40% del capitale sociale.
Sono previste delle deroghe (gas, trasporto locale, farmacie comunali, elettricità) e termini per adeguarsi. Nel complesso, nella sua nuova formulazione, l’articolo 23bis appare più chiaro rispetto alla versione precedente; ma resta da dire che l’introduzione della norma ha suscitato non poche preoccupazioni, legate soprattutto alla liberalizzazione del servizio idrico.
Questi timori, uniti alla convinzione che l’intervento fosse invasivo delle loro competenze, hanno condotto numerose regioni ad impugnare la norma davanti alla Consulta, e ad emanare proprie normative derogatorie.
Il giudice delle leggi si è pronunciato con la Sentenza 325, datata 17 novembre 2010, respingendo di fatto tutte le censure proposte dalle regioni.
La Corte ha ritenuto, infatti, che, contrariamente a talune prospettazioni, la disciplina introdotta dal legislatore nazionale sia pienamente compatibile con quella europea, che fissa un limite minimo, non certo massimo, di tutela della concorrenza (le regioni lamentavano una sorta di marginalizzazione dell’istituto dell’in house, confinato in ipotesi eccezionali); ha ribadito la ragionevolezza delle scelte legislative e, richiamandosi a precedenti pronunce, ha affermato che la materia dei servizi pubblici di rilevanza economica rientra nella tutela della concorrenza, affidata allo Stato centrale.
Un tanto varrebbe, secondo la Consulta, anche per il servizio idrico integrato. La sentenza dice anche un’altra cosa: che stabilire la rilevanza economica di un servizio pubblico spetta al legislatore nazionale “sulla base di criteri oggettivi”, in presenza di un mercato anche solo “potenziale”.
Ora, sarebbe agevole rispondere che un mercato “potenziale” esiste ovunque, visto che qualsiasi settore è suscettibile di privatizzazione (dalla sanità ai servizi sociali alle forze armate9), e che, di conseguenza, la Corte avrebbe dovuto concludere che non c’è più spazio, oggi, per servizi “privi di rilevanza economica”, ma c’è di più: ponendo la concorrenza innanzi tutto, anche in ambiti fondamentali come quello della distribuzione dell’acqua, il Giudice delle leggi mostra di non tenere in nessun conto alcuni principi cardine del nostro ordinamento, come gli articoli 41 e 43 – che subordinano di fatto l’iniziativa economica privata alle esigenze primarie dei cittadini – e lo stesso articolo 3, che sancisce l’eguaglianza sostanziale.
Al centro dell’attenzione sono non più i bisogni degli individui e delle collettività di ricevere adeguata tutela, bensì la necessità del mercato di espandersi, costi quel che costi: i valori della Costituzione sono capovolti dal suo stesso tutore.
Ed eccoci dunque tornati al punto di partenza, a quel mondo ottocentesco in cui tutto poteva essere comprato e venduto, tutto era business.
La nostra frase di apertura era “in principio era il privato”. La cieca (ed interessata) fede nel mercato che permea oggi le istituzioni ci costringe a conchiudere: la fine è il principio.

5. L’imprevisto di un referendum che supera il quorum e la tentata truffa di un legislatore alle strette

Il largo trionfo del “sì” al referendum del 12-13 aprile 2011 – favorito anche dall’emozione suscitata dalla tragedia di Fukushima – entusiasmò la cittadinanza consapevole e gettò nello sgomento le multinazionali dei servizi (specie idrici) e i loro galoppini politici: di colpo la disciplina dell’articolo 23-bis, approvata come detto dalla Consulta, non c’era più.
Referendum sull’acqua, uno slogan azzeccato: in realtà referendum abrogativo sui servizi pubblici locali di rilevanza economica tutti.
Un Governo Berlusconi allo sbando – era l’estate del Grande Spread – provò a ingraziarsi la UE con una norma-truffa contenuta nell’ultima manovra tremontiana (D.L. 138/2011, convertito in L. 148/2011): fingendo che la consultazione avesse riguardato solamente l’acqua, si stabilì di escludere quest’ultima da una nuovissima disciplina che addirittura limitava il ricorso all’in house rispetto al 23-bis, prevedendo una soglia massima di 200 mila euro e promuovendo il ricorso al mercato fra gli “indici di virtuosità” degli enti locali. Il tentativo di cattivarsi la simpatia dei mercati non andò a buon fine: nel 2012, a Governo Berlusconi morto e sepolto (dall’affossatore Napolimonti), la Consulta dovette dichiarare l’incostituzionalità della norma sopravvenuta, visto che riproduceva – talora “testualmente”, annotò ironicamente l’estensore - i principi della vecchia disciplina bocciata dal referendum (sent. n. 199/2012).
L’esecutivo Monti decise allora di prendere tempo: il D.L. 179/2012 si adeguava alle indicazioni della Consulta, dando piena “libertà” agli EE.LL. circa la modalità di gestione, nel rispetto della normativa UE.

Storia finita? Neanche per sogno: leggo, su il Messaggero del 13 aprile 2015, che con specifico riferimento al trasporto pubblico locale (ma è una rondine che fa primavera) nel “Programma nazionale di riforma approvato insieme al DEF viene annunciata la messa a punto di uno specifico disegno di legge col duplice obiettivo (…) di garantire che gli affidamenti in house diventino realmente una categoria residuale (…)”.
Gli anni passano (ne serve ancora uno), l’attenzione dell’opinione pubblica scema: c’è da scommettere che tra le prossime “riforme epocali” l’erede di Silvio inserirà un’integrale riprivatizzazione dei servizi pubblici locali. Il tam tam propagandistico è già cominciato: si farnetica di investimenti insostenibili, inefficienze e servizi da migliorare.
L’acqua torna a sporcarsi.



NOTE

1 Mutatis mutandis la definizione è valida anche se riferita alla sottocategoria dei servizi pubblici locali, assunti dall’E.L. per scopi sociali e di sviluppo economico-sociale della collettività amministrata.
2 Questi ultimi principi si concretano nella previsione normativa di “carte dei servizi”, vere e proprie prese d’impegno da parte dell’amministrazione.
3 Tale conclusione si ricava in primis dal Codice penale, che distingue il pubblico ufficiale – colui che esercita le funzioni legislativa, giudiziaria od amministrativa (disponendo, in quest’ultima ipotesi, di poteri certificativi/autoritativi) – dall’incaricato di pubblico servizio.
4 Di matrice anglosassone.
5 Oltre che della proprietà interamente pubblica.
6 Si pensi a quelle partecipate che svolgono attività di supporto informatico all’ente.
7 Sulla stessa scia, la Legge 244/2007 (art. 3, comma 27) obbliga gli enti locali ad avviare la dismissione, entro un termine definito, delle proprie partecipazioni in ogni società che a) non produca beni o servizi strettamente necessari per l’attività dell’ente stesso, o b) non svolga servizi di interesse generale, ovvero c) non fornisca servizi di committenza o di centrali di committenza. Ugualmente vietato è costituire nuove società che non rispondano ai requisiti di legge. Si dettano regole precise in ordine alle modalità da seguire per il mantenimento delle partecipazioni nelle ipotesi consentite (numerosi adempimenti: delibera consiliare, trasmissione della stessa alla Sezione di Controllo della Corte dei Conti ecc.), all’obbligo, in caso di cessione, di rideterminare le dotazioni organiche, al ruolo degli organi di revisione.
8 E’ stato così accolto dal legislatore il “suggerimento” contenuto nella sentenza dell’A.P. del CdS n. 1/2008, una sorta di “terza via” tra chi sosteneva fossero necessarie 2 gare e chi riteneva sufficiente che la scelta del socio avvenisse con meccanismi di evidenza pubblica.

9 L’esercito americano, nelle sue più recenti campagne, si è diviso i compiti bellici con i famigerati contractors.

Continua »

Print Friendly and PDF

giovedì 16 aprile 2015

PARTITO DEMOCRATICO: #LA VOLTABUONA? di Piemme

[ 16 aprile ]

Dopo essere stata artefice di ogni sorta di malefatte —l'elenco sarebbe sterminato: ricordiamo, dopo i governi Monti e Letta, sole le ultime due: l'avallo dei mesi scorsi al Jobs Act e quello alla "riforma costituzionale" in senso presidezialistico— una spompata e divisa sinistra piddina dichiara che i tempi "delle ritirate sono finite, che è l'ora del combattimento". 

Siccome a pronunciare queste parole è Bersani, i più, con Crozza, ritengono che l'ennesima capitolazione è scontata.
Noi non ne saremmo così sicuri.

Il 1 ottobre scorso Leonardo Mazzei, alle porte dei decisivi passaggi sul Jobs Act e della riforma della Costituzione, scriveva:
«E' ben difficile che una scissione possa essere evitata. Questa non è certa, né possiamo conoscerne i tempi. E tuttavia è probabile, dato che Renzi la vuole, spingendo la cosiddetta «vecchia guardia», rappresentata dal duo D'Alema-Bersani, ad un aut-aut che suona sostanzialmente così: o vi arrendete o ve ne andate. Difficile che scelgano la resa, anche se la scelta finale dipenderà da tanti fattori.
Il prossimo passaggio, assai più delicato della scontata direzione di ieri, avverrà al Senato, dove la maggioranza governativa ha numeri abbastanza stretti. Quanti senatori della minoranza Pd opteranno alla fine per il no? Al momento nessuno lo sa. 
In teoria ci sono tre possibilità: 1) la maggioranza tiene magari con qualche modesta defezione, 2) il governo va sotto, 3) la delega passa ma con i voti determinanti della destra.
Nel secondo e nel terzo caso avremmo la crisi di governo, che porterebbe abbastanza rapidamente alle elezioni. Già, ma con quale legge? Ecco che ben si capisce la fretta dei renziani ad accelerare i tempi dell'approvazione della super-truffa denominata «Italicum». Per loro l'ideale sarebbe andare alle elezioni nella prossima primavera con la nuova legge iper-maggioritaria. Ma gli altri glielo consentiranno?» [IL PD VERSO LA SCISSIONE?]
Il redde rationem sembra essere l'Italicum, la legge elettorale truffa targata Renzi-Berlusconi. Fassina afferma che questa è la goccia che fa traboccare il vaso, che con l'Italicum [QUI una nostra scheda su questo mostro di legge elettorale] si seppellisce l'ordinamento costituzionale e si va dritti nel presidenzialismo. Vero. Ma se il vaso è già pieno, tutti voi, dirigenti e deputati del Pd, ne portate la responsabilità. Lo sventramento della Costituzione viene da lontano, sin dall'abolizione del sistema proporzionale (Referendum Segni del 1991) seguito dai referendum anti-proporzionali dei radicali del 1993, la Bicamerale D'Alema del 1997...

Se il Pd è stato l'architrave di tutti o quasi questi passaggi truffaldini è perché gli veniva chiesto dai suoi padroni, dalle classi dominanti neoliberiste ed euriste, che da molto tempo lavoravano dietro le quinte per smantellare il sistema democratico (seppur borghese) per sostituirlo con la cosiddetta "governance", ovvero il predominio politico assoluto delle conventicole da loro sponsorizzate. Se il potere sta a Bruxelles e Francoforte, il governo deve fungere da esecutore ed il parlamento nazionale un organismo svuotato di ogni prerogativa che deve solo ratificare decisioni prese ben più in alto.

Se ora una scissione è davvero possibile è perché Renzi non accetta nessun compromesso, perché in vista delle elezioni avrà l'ultima parola sulla composizione delle liste e vorrà fare un repulisti di tutti i disobbedienti.

Cuperlo invoca un compromesso e chiede: "ma se le elezioni sono nel 2018 perché tanta fretta di chiudere la vicenda"?

Domanda da un milione di dollari. Non sarà che la fretta di Renzi, anche a patto di spaccare il Pd, nasconde la recondita volontà (la crisi continua a mordere ed il suo consenso è in discesa) di portare gli italiani alle urne molto presto?
Scrivevo il 12 marzo scorso:
«Anche questo golpe [la "riforma" costituzionale] è passato col voto favorevole della cosiddetta "sinistra" del Pd la quale annuncia che sarà l'ultima volta, che se non cambia la legge elettorale "Italicum" uscirà dalla maggioranza e forse dal partito stesso. Che pena! Questi cannibali, dopo aver partecipato a sbranare la Costituzione, ora bisticciano su come vanno ripartiti i brandelli. 
Renzi ha lasciato intendere anche questa volta, visto che tutti i sondaggi lo confortano, che in caso di imboscate e brutti scherzi, di ingovernabilità del parlamento, porterà tutti quanti i "nominati" alle elezioni anticipate». [IL "PARTITO DELLA NAZIONE"]







Continua »

Print Friendly and PDF

BASTA CON LA CAZZO-DITTATURA DELLA BCE!

[ 16 aprile ]

A noi non ci sono mai piaciute molto le "femen" —quante cause sbagliate hanno difeso! Ti pare che vai ad interrompere la messa di Natale a seno nudo!? 

Ma l'azione simbolica compiuta da ieri mattina da Josephine Markmann ci ha riempito di soddisfazione.
Un gesto simbolico coraggioso, sfrontato, che per questo i media sono stati obbligati a mostrare a centinaia di milioni di telespettatori. Uno slogan che in inglese suona geniale.

Un gesto più efficace di tanti discorsi e che rafforza la causa di tutti coloro che denunciano l'ordine neoliberista, la bancocrazia e l'aristocrazia finanziaria che affamano i popoli.

Se noi sovranisti avessimo la stessa creatività e audacia mostrate da Josephine, o anche solo il 10% della sua impudenza, quanti consensi potremmo ottenere!







Continua »

Print Friendly and PDF

mercoledì 15 aprile 2015

GRECIA: DEFAULT IN ARRIVO di Moreno Pasquinelli

[ 15 aprile ]

Nel suo discorso al Parlamento greco il 29 marzo scorso, Alexi Tsipras ha affermato che «La ristrutturazione del debito greco è necessaria affinché Atene possa rimborsarlo». 
Chiosava il giorno dopo Il Sole 24 Ore facendo eco a quanto si bofonchiava nel sinedrio degli oligarchi europei: 
«L’affermazione di Tsipras riporta le lancette dell’orologio al 20 febbraio scorso, quando Atene accettò di eliminare la richiesta di riduzione del debito in cambio dell’estensione di quattro mesi del termine per raggiungere un accordo con la Troika. Una doccia gelata sui negoziati in corso da venerdì a Bruxelles perché rimette in discussione un elemento che i greci avevano accettato di accantonare per poter trovare un compromesso, che ora si fa più difficile».
A conferma di quanto scrivevamo il 24 febbraio: (1) che l'accordo raggiunto il 20 febbraio era scritto sull'acqua, (2) che esso non cancellava la tendenza al default sul debito della Grecia—il quale, insistiamo, non significa affatto "bancarotta": gli Stati non vanno in bancarotta come le aziende private—  e (3) che sbagliavano gli stolti che davano per scontato che oramai... "Grecia? Nessun problema!".

Davanti al muro tedesco SYRIZA, nella vana illusione di trovare un compromesso onorevole e sostenibile, venne costretta a presentare agli euro-oligarchi, a fine febbraio un piano più dettagliato e accondiscendente. Il 2 marzo affermavamo:
«Vedremo se questo penoso cedimento sarà sufficiente per convincere gli euro-oligarchi a concedere alla Grecia i quattrini necessari ad evitare il default ed il "privilegio" di restare nell'eurozona. La risposta al quesito non tarderà molto. Lo sapremo nelle prossime settimane. Un fatto è certo: la decisione finale sarà presa a Berlino, dipenderà dalla battaglia politica in seno alla cupola politica tedesca. La Merkel accetterà di rimandare la cacciata della Grecia solo se potrà dire di avere vinto e quindi di aver piegato ed umiliato SYRIZA».
La risposta tedesca, malgrado nel preambolo i greci avessero scritto che la Grecia si considera «un membro orgoglioso e irrinunciabile dell'Unione europea e un membro irrevocabile della zona euro», è quella che prevedevamo: Nein!

Ieri, 14 aprile, tutte le agenzie europee segnalavano che, dietro alla cortina fumogena dei negoziati, e malgrado le smentite di Atene, il grosso dei brokers londinesi scommettono sull'inevitabilità del default greco. Se l'è lasciato scappare addirittura Olivier Blanchard, a capo del dipartimento della ricerca del Fondo monetario internazionale: 
«Nel caso non ci sia un'intesa, ha spiegato l'economista, «il quadro è abbastanza chiaro. Prima di tutto, l'uscita dall'Eurozona sarebbe estremamente costosa e dolorosa per la Grecia. Ma il resto dell'Eurozona si trova in una posizione migliore per gestire» una Grexit».
Siamo quindi ad oggi, 15 aprile, giornata che segna, anche a causa dei tonfi borsistici, un'accelerazione della corsa greca verso il default.
I rendimenti dei titoli di stato greci ieri sono schizzati verso l'alto. I bond a due anni sono balzati a un tasso del 21,7%! 
Il contagio ha quindi coinvolto anche i titoli di Italia e Spagna, allargando lo spread tra BTp, Bonos e Bund tedeschi. En passant: dal 9 marzo, cioè dall'avvio del cosiddetto "Quantitative easing" della Bce lo spread tra i paesi "periferici" e la Germania, invece di ridursi, è aumentato, segnando l'evidente fallimento della mossa di Draghi, che era motivata, non scordiamocelo, con lo scopo di ridurre lo spread.

Ma torniamo alla vicenda greca: Scrive Vito Lops su Il Sole 24 Ore di oggi:
«Tornando alla Grecia, in mattinata sono aumentati i timori di un default. Urge trovare un accordo con i creditori prima del 24 aprile, quando le casse di Atene saranno pressoché prosciugate. La novità rispetto alle crisi del 2010 e 2012 è che a questo punto un’uscita della Grecia dall’euro è da mettere seriamente sul piatto. (...) Secondo il quotidiano tedesco Sueddeutsche Zeitung l’Eurogruppo non ripone più alcuna speranza nella possibilità di una svolta nella crisi greca all’incontro del prossimo 24 aprile a Riga. «A Riga non ci sarà alcun accordo», ha detto una fonte diplomatica europea di alto rango al giornale. È «escluso» che si possa arrivare a concordare un programma di riforme concreto e vincolante. I colloqui con Atene sarebbero quindi, secondo Sz, a un passo dal fallimento».
Ammettiamo di esserci "sbagliati". 
Ritenevamo che la rottura tra la Grecia e l'Unione europea sarebbe avvenuta verso giugno, invece il giorno del giudizio sarò molto probabilmente il 24 aprile, in occasione della prossima riunione dell'Eurogruppo. Il luogo Riga, capitale della Lettonia. Lo stesso Valdis Dambrovsis, vicepresidente della Commissione Ue, vassallo di Berlino, ha confermato che "non ci sarà nessun ok ai pagamenti alla Grecia".

Gli euro-oligarchi alzano il prezzo perché puntano non più solo ad umiliare SYRIZA ma a spaccarla, per dare vita ad Atene ad un "governo di larghe intese" che imbarchi l'ala moderata di SYRIZA ed i vecchi servi locali della troika e di Bruxelles allo scopo di continuare l'economicidio.

Il momento della verità per Tsipras e i suoi è imminente. Ci auguriamo che sia vero quanto affermato da un esponente del partito:
“Siamo un governo di sinistra. Se dobbiamo scegliere tra fare i nei confronti dell’Fmi e fare default nei confronti della nostra gente, la scelta è chiara”.


Continua »

Print Friendly and PDF

Temi

11 settembre (2) 11-12 gennaio 2014 (1) 12 aprile (2) 14 dicembre (11) 14 novembre (1) 15 ottobre (14) 19 ottobre (3) 20-24 agosto 2014 (1) 25 aprile 2014 (1) 27 ottobre 2012 (2) 28 marzo 2014 (1) 31 marzo a Milano (1) 6 gennaioMovimento Popolare di Liberazione (1) 9 dicembre (31) 9 novembre 2013 (1) A/simmetrie (1) Abu Bakr al-Baghdadi (3) acciaierie Terni (13) accordo del 20 febbraio (1) accordo sul nucleare (1) afghanistan (4) Agenda Monti (2) agricoltura (1) agricoltura biologica (1) al-Durri (1) al-Fatah (1) al-qaeda (1) al-Sisi (2) Alan Greenspan (1) Alavanos (2) ALBA (4) Alba Libica (1) alba mediterranea (1) Albert Einstein (1) Albert Reiterer (1) Alberto Alesina (1) Alberto Bagnai (33) Alberto Montero (2) Alberto Perino (1) Alcoa (1) Aldo Giannuli (9) Alemanno (1) Alesina (1) Alessandro Di Battista (2) Alessandro Mustillo (1) Alessandro Trinca (1) Alexis Tsipras (15) Algeria (8) Alitalia (2) alleanze (1) alluvione (1) alt (1) alternativa (155) Alternative für Deutschland (4) Altiero Spinelli (1) ambiente (10) amnistia (1) Amoroso (1) analisi politica (7) anarchici (4) anarchismo (7) Andalusia (1) Anders Breivik (1) Andrea Ricci (4) andrea zunino (1) Andrew Brazhevsky (1) Angelo di Carlo (1) Angelo Panebianco (1) Angelo Salento (2) Anguita (5) Anna Lami (1) Anschluss (1) ANTARSYA-M.A.R.S. (5) antifascismo (7) antimperialismo (85) Antonella Stocchi (1) Antonello Cresti (2) Antonio Guarino (1) Antonio Rinaldi (2) Antonis Ragkousis (1) Antonis-Ragkousis (1) apocalisse (1) appello (4) arancioni (4) aree valutarie ottimali (1) Argentina (6) arresti (1) Ars (3) Ars Longa (1) Art. 11 (1) Art. 18 (8) Articolo 18 (6) Artini (1) Ascheri (1) askatasuna (1) Assemblea di Chianciano terme (27) assemblea nazionale del 22 e 23 ottobre (1) Assisi (17) AST (11) astensionismo (38) ateismo (1) Athanasia Pliakogianni (1) Augusto Graziani (1) austerità (49) austria (1) Aventino (1) azione (33) Baath (1) Bagnai (10) Bahrain (2) ballarò (1) Banca centrale europea (4) Banca mondiale (1) banche (140) banche popolari (2) bancocrazia (6) Bandiera rossa in movimento (2) bankitalia (3) Barbara Spinelli (2) Basilicata (1) Bastasin (1) Battaglione Azov (1) battisti (1) bce (39) Belgio (1) benessere (1) beni comuni (5) Beppe De Santis (3) Beppe Grillo (8) Bergoglio (1) berlusconismo (89) Bernd Lucke (3) Berretti Rossi (2) Bersani (10) Bielorussia (1) Bifo (1) bilancia dei pagamenti (1) Bilancio Ue (1) Bilderberg (1) Bin Laden (3) Bini Snaghi (1) bipolarismo (4) Bisignani (1) Bismarck (1) blocco sociale (1) Boikp Borisov (1) Bolivia (1) Bolkestein (1) bonapartismo (1) bontempelli (1) BORIS NEMTSOV (1) Borotba (2) borsa (3) Bottega partigiana (6) Brancaccio (8) brasile (4) Bretagna (1) BRI (1) Brigate sovraniste (4) BRIM (3) Brindisi (1) Bruderle (1) Bruno Amoroso (6) Bruno Vespa (1) Brushwood (2) Bulgaria (1) Calabria (1) calunnia (2) Cambiare si può (1) Cammino per la libertà (1) campo antimperialista (23) camusso (5) Cancellieri (1) capitalismo (40) capitalismo casinò (26) Carc (1) carceri (4) Carchedi (1) carlo Sibilia (1) Carmine Pinto (1) carta dei principi (1) casa pound (3) Casaleggio (4) Casini (1) Cassazione (1) CCF (1) censis (1) Cernobbio (2) Certificati di Credito Fiscale (1) Cesaratto (3) CETA (COMPREHENSIVE ECONOMIC AND TRADE AGREEMENT) (1) Cgia Mestre (1) CGIL (5) Charlie Hebdo (4) Chavez (9) Checco (1) Chianciano Terme (17) chiesa (6) Chișinău (1) chokri belaid (1) Christoph Horstel (1) Cia (1) Cile (2) cina (11) cinema (2) cinque stelle (8) cipro (4) Circo Massimo (1) CISL (2) Città della Pieve (4) classi sociali (1) Claudio Borghi (4) Claudio Maartini (1) Claudio Martini (4) Claus Offe (1) CLN (3) coalizione sociale (4) Comitato antifascista russo-ucraiono (1) comitato di Perugia (2) Comitato No Debito (3) COMITATO OPERAI E CITTADINI PER L'AST (1) comitato per la salvaguardia dei numeri reali (1) complottismo (9) composizione di classe (1) comunismo (9) Concita De Gregorio (1) confindustria (2) confini (1) Consiglio europeo del 26-27 giugno 2014 (1) Consiglio nazionale ORA! (1) Contropiano (5) Coordinamento nazionale della Sinistra contro l’euro (71) Coordinamento nazionale sinistra contro l'euro (8) Coordinamento no E45 autostrada (3) coordinamento no-euro europeo (5) Corea del Nord (1) Corea del Sud (1) Corriere della sera (1) corruzione (8) Corte costituzionale (1) Cosenza (1) Costanzo Preve (11) Costas Lapavitsas (1) costituzione (37) Cremaschi (12) Crimea (1) crisi (538) cristianesimo (2) cristianismo (4) CSNR (4) CUB (2) cuba (3) cultura (8) D'alema (4) Daniela Di Marco (5) Danilo Calvani (3) david harvey (1) Davide Bono (1) Davide Serra (3) De Magistris (5) debito pubblico (79) debitori (3) Debt Redemption Fund (1) decescita (1) decrescita (9) Def (5) default (21) deficit (4) Del Rio (1) democrazia (77) denaro (1) Denis Mapelli (1) depressione (1) Der Spiegel (2) derivati (3) destra (89) destra non euro (2) di Pietro (5) Dichiarazione universale dei diritti umani (1) Dicotomia (4) Die Linke (1) Diego Fusaro (16) Dieudonné M'bala M'bala (3) Dimitris Christoulias (1) Dino Greco (1) Diritti Sociali (1) diritto di cittadinanza (2) disoccupazione (5) dissesto idrogeologico (1) divorzio banca d'Italia Tesoro (1) Dmitriy Kolesnik (1) dollaro (2) Domenico Losurdo (1) Domenico Quirico (1) Don Giancarlo Formenton (1) Donbass (8) donna (2) Draghi (7) ECO (1) Eco della rete (1) ecologia (17) economia (379) Edoardo Biancalana (1) egitto (30) Ego della Rete (1) egolatria (1) Elctrolux (1) Eleonora Florenza (1) elezioni (145) elezioni anticapte (3) elezioni anticipate (2) elezioni siciliane (5) elezioni siciliane 2012 (4) elezioni. Lega (5) Elinor Ostrom (1) Emilia-Romagna (1) Emiliano Brancaccio (52) Emmanuel Macron (1) Emmeffe (1) Emmezeta (9) enav (1) Enea Boria (2) enel (1) energia (2) ennahda (1) Enrico Grazzini (6) Enrico Letta (16) Erdogan (1) Ernesto Screpanti (6) Esm (7) estremismo (1) etica (17) Eugenio Scalfari (4) Eugenio Scalgari (1) Eurispes (1) euro (458) Eurogruppo (4) euroi (1) Europa (21) European Quantitative-easing Intermediated Program (1) europeismo (5) evasione fiscale (1) export (1) F.List (2) fabbriche (1) Fabiani (1) Fabriano (1) Fabrizio Tringali (2) facebook (1) fallimenti (1) fascistizzazione della Lega (1) Favia (1) Federalismo (4) Federica Aluzzo (1) Federico II il Grande (1) Felice Floris (3) felicità (1) femminicidio (1) Ferrero (1) FF2 (1) fiat (47) Fidesz (2) Filippo Nogarin (1) Filippo Santarelli (1) filo rosso (4) filosofia (35) finan (1) finanza (227) finanziaria (8) finanziarizzazione (5) finaza (1) fincantieri (1) Finlandia (1) fiom (31) Fiorenzo Fraioli (11) Fiorito (1) fiscal compact (27) fisco (2) Flat tax (1) Fmi (4) foibe (1) Foligno (3) fondi avvoltoio (1) Forconi (7) Forum Ambrosetti (1) Forum europeo (18) Forza Italia (4) forza nuova (1) Francesca Donato (1) Francesco Cardinali (1) Francesco Garibaldo (1) Francesco Giavazzi (1) Francesco Giuntoli (1) Francesco Maria Toscano (1) Francesco Piobbichi (2) Francesco Salistrari (2) Francia (27) Fratelli d'Italia (2) fratelli musulmani (4) Freente Civico (1) Frente civico (3) Front National (7) Fronte della gioventù comunista (1) fronte popolare (15) Frosinone (2) Frédéric Lordon (2) Fuad Afane (1) Fukuyama (1) Fuori dall'euro (1) Gaza (6) gender (1) genere (1) gennaro Migliore (1) Gennaro Zezza (9) Genova (2) Gentiloni (1) geopolitica (30) George Soros (1) Germania (37) Gesù (1) Gezi park (1) giacobinismo (1) Giacomo Bracci (1) Giacomo Russo Spena (1) Giacomo Vaciago (1) Giancarlo Cancelleri (1) Giancarlo D'Andrea (4) Gianni Ferrara (1) GIAPPONE (3) Giorgio Cremaschi (6) Giorgio Gattei (1) giornalismo (1) giovani (2) Giuli Sapelli (1) Giuliana Nerla (1) Giulietto Chiesa (2) Giulio Girardi (1) Giuseppe Guarino (1) Giuseppe Pelazza (1) Giuseppe Travaglini (1) Giuseppe Zupo (1) giusnaturalismo (1) globalizzazione (18) GMJ (1) Godley (1) gold standard (1) Goldman Sachs (1) golpe (8) Goofynomics (1) Goracci (8) governabilità (1) governicchio (2) governo (4) governo Renzi (13) Gramsci (1) Gran Bretagna (1) grande coalizione (1) Grasso (1) Graziano Priotto (1) grecia (99) Grillo (87) Grottaminarda (2) guerra (26) guerra valutaria (1) Guglielmo Forges Davanzati (1) Guido Grossi (1) Guido Lutrario (1) Guido Viale (2) Haitam Manna (1) Haiti (1) HAMAS (4) Hartz IV (1) Haver Analytics (1) hedge funds (1) Hegel (1) Hezbollah (1) Hitler (1) Hollande (5) HSBC (1) Huffington Post (1) i più ricchi del mondo (1) Ida Magli (1) ideologia (1) il cappello pensatore (1) il fatto quotidiano (2) il manifesto (3) Il popolo de i Forconi (5) Il tramonto dell'euro (1) Ilva (7) immigrati (17) imperialismo (111) import (1) Imu (3) inchiesta (36) incontri (7) Incontro di Roma (3) incontro internazionale (6) Indesit (1) indignados (1) indignati (3) indignatos (2) indipendenza (2) indulto (1) industria italiana (2) inflazione (3) Ingroia (8) iniziative (10) internazionale (178) internazionale azione (3) internazionalismo (4) internet (3) intervista (1) intimperialismo (1) iran (12) iraq (7) irisbus (4) irlanda (2) IS (1) ISIL (3) ISIS (6) islam (43) islamofobia (6) islanda (7) Israele (22) ISTAT (2) Istituto Italiano per gli Studi Filosofici (1) istruzione (2) isu sanguinis (2) italia (1) Italia dei valori (1) italicum (5) Iugoslavia (1) ius soli (2) Izquierda Unida (3) J.Habermas (1) Jacques Nikonoff (2) Jacques Sapir (4) James Holmes (1) James K. Galbraith (1) James Petras (1) Javier Couso Permuy (1) Jean-Claude Lévêque (1) Jean-Luc Mélenchon (1) Jean-Paul Fitoussi (1) Jens Weidmann (2) Jeremy Rifkin (1) jihadismo (5) Jobs act (10) Jorge Alcazar Gonzalez (1) Joseph Stiglitz (1) Josephine Markmann (1) João Ferreira (1) Joël Perichaud (1) Jugoslavia (1) Julio Anguita (1) Juncker (2) Junge Welt (1) kafir (1) Karl Marx (11) Kenneth Kang (1) keynes (10) keynesismo (4) Kiev (1) Kirchner (4) Kke (3) Kolesnik Dmitriy (1) Kostas Kostoupolos (1) Kostas-Kostopoulos (1) Kouachi (1) Kruhman (1) Kyenge (1) L'Altra Europa con Tsipras (1) L'Aquila (1) La forte polarizzazione (1) la grande bellezza (1) La sinistra e la trappola dell'euro (1) La via maestra (1) La7 (1) Lagarde (1) laicismo (3) Landini (7) Laura Boldrini (3) Lavoro (10) Lega (22) Lega Nord (23) legalità (1) legge del valore (1) Legge di stabilità (8) legge elettorale (18) Legge Severino (1) legge truffa (3) Lenin (2) Leonardo Coen (1) Leonardo Mazzei (72) Lettera aperta ai movimenti sovranisti (1) leva (1) libano (1) liberalismo (1) liberalizzazioni (1) liberismo (23) liberosambismo (4) libertà di pensiero (1) Libia (54) Lidia Undiemi (1) lira (6) Lista Tsipras (1) Lituana (1) Livorno (1) Logistica. Ikea (1) Lorenzo Dorato (1) Loretta Napoleoni (2) Loris Caruso (1) lotta di classe (6) Ltro (1) Luca Pagni (1) Luca Ricolfi (2) Lucia Annunziata (1) Lucia Morselli (1) Luciana Castellina (1) Luciano B. Caracciolo (3) Luciano Barra Caracciolo (3) Luciano Canfora (1) Luciano Vasapollo (2) Luciano Violante (1) Lucio Chiavegato (4) Lucio garofalo (1) Lucio Magri (1) Luigi Nanni (1) Luigi Preiti (1) lula (1) Lupo (4) M.AR.S. (1) M5 (1) M5S (121) Maastricht (2) Magdi Allam (3) maghreb (1) magistratura (5) Maida (1) maidan (1) malaysian AIRLINES (1) Mali (1) mandato imperativo (1) manifestazione (2) Manolis Glezos (1) Manolo Monereo (3) Manolo Monero Pérez (2) manovra (1) Manuel Monereo (1) Manuel Montejo (1) Marcello Barison (1) Marcello Teti (2) Marchionne (2) Marcia della Dignità (17) marcia globale per Gerusalemme (1) Marco Carrai (1) Marco Di Steafno (1) Marco Ferrando (1) Marco Fortis (1) Marco Mainardi (2) Marco Passarella (2) Margarita Olivera (1) Maria Grazia Da Costa (1) Maria Rita Lorenzetti (2) Mariano Ferro (17) marina silva (2) Marine Le Pen (10) Marino Badiale (8) Mario Draghi (21) Mario Monti (69) Marocco (2) Martin Wolf (1) marxismo (81) Marxista dell'Illinois n.2 (3) marxisti dell'Illinois (8) Massimo Bontempelli (3) Massimo De Santi (3) massimo fini (1) Massimo PIvetti (1) materialismo storico (1) mattarellum (1) Matteo Renzi (65) Matteo Salvini (13) Maurizio Alfieri (1) Maurizio del Grippo (1) Maurizio Fratta (3) Maurizio Landini (6) Maurizio Lupi (1) Maurizio Sgroi (1) Maurizio zaffarano (1) media (6) Medio oriente (32) mediterraneo (1) megalamania (1) Meloni (1) memoria (1) Mentana (1) menzogne di stato (27) mercantislismo (1) Merk (1) Merkel (15) Merloni (1) MH 17 flight paths (1) Michael Jacobs (1) Michael Ledeen (1) Michele Berti (2) Michele fabiani (2) Mihaly Kholtay (1) Militant-blog (1) militarismo (1) Milton Friedmann (1) Mimmo Porcaro (8) Mincuo (1) minijobs. Germania (2) Mirafiori (8) MMT (11) MMT. Barnard (7) MNLA (1) modello spagnolo (1) modello tedesco (1) Moldavia (2) moneta (24) Monicelli (1) Monte dei Paschi (6) Montegiorgio in Movimento (1) Moreno Pasquinelli (53) Morgan Stanley (1) Morya Longo (1) Mosul (1) Movimento dei forconi (49) Movimento pastori sardi (7) Movimento Popolare di Liberazione (199) Movimento R(e)evoluzione (1) Movimiento 15-M (1) Mussari (2) Nadia Garbellini (1) Naji Al-Alì (1) napolitano (25) Nato (6) nazional-liberismo (1) nazionalismi (13) nazione (6) nazismo (3) necrologi (2) Neda (1) negazionismo (2) Negri (11) Nello de Bellis (10) neofascismo (21) neoliberismo (20) Nepal (1) Nethanyahu (1) Nichi Vendola (31) Nigel Farage (1) NIgeria (1) Nino galloni (1) No debito (5) No e-45 autostrada (3) No Monti Day (5) no tav (5) no-Ttip (1) Noam Chomsky (1) nobel (1) noE-45 autostrada (3) Noi con Salvini (4) Norberto Fragiacomo (6) Nord Africa (1) Norma Rangeri (1) norvegia (1) nucleare (8) nuovo movimento politico (1) obama (10) occidente (1) occupy wall street (1) Olmo Dalcò (1) olocausto (1) OLTRE L'EURO (10) OLTRE L'EURO L'ALTERNATIVA C'È (1) Omt (1) Onda d'Urto (1) ONU (1) openpolis (1) operaismo (1) Ora (1) ORA! (1) Oscar Lafontaine (3) Pablo Iglesias (6) pace (11) Pakistan (1) palestina (28) Panagiotis Lafazanis (2) Panos "Panagiotis" Kammenos (1) Paolo Barnard (3) Paolo Becchi (1) Paolo Ciofi (1) Paolo dall'Oglio (1) Paolo Ferrero (5) Paolo Giussani (1) Paolo Maria Filipazzi (1) Paolo Savona (2) paolo vinti (2) Papa (1) Papa Francesco (3) parti de gauche (1) partiti (1) partito (3) Partito del Lavoro (1) patrimoniale (4) Patrizia Badii (3) patto del Nazareno (1) Patto di stabilità (1) Paul Krugman (1) Pcl (5) PD (67) PdCI (2) Pdl (2) pensioni (2) Perugia (7) Perù (1) petrolio (1) piemme (8) Piemonte (1) Pier Carlo Padoan (9) Piero Bernocchi (3) Piero fassina (1) Piero Ricca (1) Piero valerio (1) Pil argentino (1) Pil italiano (4) Pinna (1) Pisapia (3) Pizzarotti (1) Podemos (11) polizia (1) pomigliano (4) populismo (12) porcellum (3) Poroshenko (3) Porto Recanati (1) Portogallo (4) poste (1) povertà (2) Prc (7) precarietà (1) presidente della repubblica (4) Presidenza della Repubblica (1) presidenzialismo (4) Preve (1) primarie (2) privatizzazioni (1) Prodi (2) Profumo (1) programma UIKP (1) proletariato (83) proteste (5) proteste operaie (38) protezionismo (1) Puglia (1) Putin (5) Quantitative easing (11) queswjepjelezioni (1) quinta internazionale (1) Quirinale (8) Quisling (1) Raffaele Alberto Ventura (2) Raffaele Ascheri (1) Raffaella Paita (1) Rapporto Werner (1) rappresentanza (1) Ras Longa (1) ratzinger (3) razionalismo (2) razzismo (3) Realfonzo (1) referendum (10) Regno Unito (6) religione (12) renzismo (12) repressione (16) Repubblica di Lugànsk (1) resistenza (204) rete 28 Aprile (1) Rete dei Comunisti (3) Rete Sostenibilità e Salute (1) Riccardo Achilli (1) Riccardo Bellofiore (2) Riccardo Terzi (1) Riccardo Tomassetti (1) rifondazione (41) riformismo (1) RISCOSSA ITALIANA (1) risorgimento (2) risve (1) risveglio sociale (182) riunioni regionali (1) rivoluzione civile (7) Rivoluzione Democratica (53) Rizzo (1) Roberto D'Orsi (1) Roberto Musacchio (1) Rodoflo Monacelli (1) Roma (3) Romano Prodi (2) Romney (1) Rosanna Spadini (2) ROSSA (2) rublo (1) Russia (16) Said Gafurov (1) salari (7) Salento (1) salerno (7) Salistrari (2) Salmond (1) Salvatore Biasco (1) Salvatore D'Albergo (1) Salvini (3) salvinismo (2) Samaras (1) Sandro Targetti (1) sanità. spending review (2) sanzioni (1) Sapir (1) sardegna (3) Sarkozy (1) saviano (2) scie chimiche (1) scienza (7) Scilipoti (2) sciopero (3) Scottish National Party (1) Scozia (2) scuola (8) Sebastiano Isaia (1) seconda repubblica (165) Sefano Rodotà (4) seisàchtheia (1) Sel (15) seminario (1) senato (1) serbia (1) Sergeï Kirichuk (1) Sergio Bellavita (1) Sergio Bologna (1) Sergio Cesaratto (10) Sergio Cofferati (2) Sergio Mattarella (3) sfascio politico (228) Shaimaa (1) Shaimaa el-Sabbagh (1) Shale gas (1) shoa (1) Sicilia (24) siderurgia (1) Silvana Sciarra (1) silvio berlusconi (18) Simone Boemio (3) sindacalismo di base (2) sindacato (65) sindalismo di base (1) sinistra (302) sinistra anti-nazionale (5) sinistra anticapitalista (1) sinistra critica (2) SInistra popolare (1) sinistra sovranista (18) sionismo (28) Siria (31) Six Pack (3) Slai Cobas (1) sme (2) social forum (1) social media (1) socialdemocrazia (1) socialismo (38) società (1) solidarietà (40) sollevazione (85) Solone (1) Sorrentino (1) sovranismo (11) sovranità monetaria (69) sovranità nazionale (90) sovranità popolare (24) sovrapproduzione (2) spagna (30) SPD (1) spesa pubblica (3) Spoleto (1) Standard & Poor's (1) Stathis Kouvelakis (1) Stati Uniti D'America (49) Stato (4) Stato di diritto (7) Stato islamico dell’Iraq e del Levante (7) Stefano Alì (1) Stefano D'Andrea (4) Stefano Fassina (17) Stefano Lucarelli (1) Stefano Musacchio (1) Stiglitz (2) stop or-me (2) Storace (1) storia (10) stress test (1) Strikemeeting (1) studenti (1) Sudafrica (1) Susana Díaz (1) svalutazione (4) Svizzera (1) Syriza (51) takfir (2) tango bond (1) taranto (7) Tasi (1) Tasos Koronakis (1) tasse (6) tasso di cambio (1) teoloogia (1) Teoria Monetaria Moderna (1) teoria politica (144) Terni (10) terremoto (3) Terza Repubblica (3) terzigno (1) terzo polo (2) terzo stato (1) Tfr (1) Thatcher (1) Thissen (2) Thomas Piketty (1) Thomas Szmrzly (1) Thomas Zmrzly (1) ThyssenKrupp (9) TISA (TRADE IN SERVICES AGREEMENT) (1) Titoli di stato (2) Tltro (1) Tonguessy (3) Topos Rosso (1) Tor Sapienza (2) Torino (1) tortura (1) Toscana (1) TPcCSA (1) Transatlantic Trade and Investment Partnership (2) Transnistria (1) trasporto aereo (1) trasporto pubblico (3) trattati europei (1) tremonti (5) Trichet (1) Trilateral (1) Troika (10) troll (1) Tsipras (55) Ttip (4) TTIP (TRANSATLANTIC TRADE AND INVESTMENT PARTNERSHIP) (2) Tunisia (17) Turchia (3) tv (2) Two Pack (1) Tyssenkrupp (4) uassiMario Monti (1) Ucraina (17) Udc (1) ueor (1) UGL (1) Ugo Boghetta (7) UIL (2) UKIP (2) ulivi (1) ultimatum (1) umbria (8) Ungheria (1) Ungheria. jobbink (3) Unio (1) Unione europea (393) United Kingdom Indipendent Party (1) uniti e diversi (2) unità anticapitalisa (31) unità anticapitalista (8) università (2) USB (2) uscita dall'euro (5) uscita di sinistra dall'euro (11) Utoya (1) vademecum (1) Vagelis Karmiros (1) Val di Susa (4) valute (1) vattimo (1) Veltroni (1) vendola (10) Venezuela (7) Ventotene (1) Versilia (1) Vertice di Milano (1) Viale (1) Viareggio (2) Viktor Orban (1) Viktor Shapinov (1) Vincenzo Baldassarri (14) Vincenzo Sparagna (1) vincolo di mandato (1) violenza (3) Viscione (1) Visco (1) Vittorio Bertola (1) VLADIMIR LAKEEV (1) Vladimiro Giacchè (8) Vladimiro Giacché (1) Von Hayek (2) W. Streeck (1) wahbismo (1) Walter Tocci (1) Warren Mosler (1) Wen Jiabao (1) Westfalia (1) wikidemocrazia (4) wikileaks (3) Wilhelm Langthaler (6) xenofobia (10) xylella (1) Yanis Varoufakis (10) Yanis Varoufakys (2) Yemen (3) Ytzhac Yoram (1) yuan (1) Zagrebelsy (1) zanotelli (1) zapaterismo (1) Zizek (1) Znet (1) Zolo (1)

Lettori fissi

Google+ Followers