FORUM DEI POPOLI MEDITERRANEI

lunedì 25 settembre 2017

ELEZIONI IN GERMANIA: NOI NON VOMITIAMO di Piemme

[ 25 settembre 2017 ]

Il significato della sberla tedesca.
E per fortuna che era svanito il fantasma del "populismo". L'avevamo detto che quella di Macron era una vittoria di Pirro.

Le elezioni sono uno specchio, per quanto deformante, della realtà sociale. Il terremoto elettorale che ha stravolto il paesaggio politico tedesco con lo sfondamento di AfD e il crollo dei due partiti sistemici ci dice che nel sottosuolo tedesco il sommovimento in corso è ancor più grande. 

Mi vengono in mente quegli azzeccagarbugli che vanno cianciando che grazie al "pilota automatico" e alla forza motrice tedesca l'Unione europea procede verso il proprio rafforzamento, gli Stati Uniti d'Europa. La scossa che è venuta dalla urne e che ha azzoppato la Merkel, fa invece tremare dalle fondamenta l'Unione europea e le sue tracotanti élite euriste. E' cosa buona? Si, lo è, sicché noi non vomitiamo affatto — " l'avanzata dell'AfD è una cosa che mi fa vomitare", ha affermato il verde e sorosiano, ed ex Ministro degli esteri tedesco Joschka Fischer.

L'autorevole Frankfurter Allgemeine, oltre a fornire una mappatura del voto, rende note le prime analisi sui flussi elettorali. Esse confermano che se i voti ad AfD sono venuti da ogni parte dello schieramento politico —anche da sinistra, dalla Spd come pure dalla Linke. Se si guarda la composizione sociale, essi sono venuti anzitutto dal proletariato e dai settori sociali che hanno subito la "crescita", che di questa "crescita" non hanno raccolto che briciole, che han finito per trovarsi ai margini della società. Un clamoroso voto di protesta quindi. Non a caso AfD ha ottenuto un successo strepitoso nei Länder poveri della Germania dell'Est.


Le élite euriste, prese dal panico, lanciano l'allarme con immancabile l'anatema: "la democrazia più solida d'Europa è in pericolo, l'Europa è minacciata, avanza il nazismo".

Non è un nostro problema che l'instabilità tedesca  faccia traballare l'Unione. Nostro grande, grandissimo problema è semmai che rabbia e indignazione di chi sta sotto, in Germania e nei suoi satelliti, prenda forma nazionaliste e reazionarie. Che AfD sia un movimento nazista è una pacchiana esagerazione, la storia tuttavia insegna: il nazionalismo tedesco contiene geneticamente in grembo il mostro di uno sciovinismo imperialista e aggressivo. 

Occorre fermarlo? Certo che sì! Ma non si ferma in combutta con le forze sistemiche, nemmeno con quelle di sinistra, dalle quali invece occorre prendere le massime distanze. Si costruisce un argine al revanchismo nazionalista se e solo se si avanza, dentro l'inesorabile tendenza geopolitica alla ri-nazionalizzazione, una prospettiva di patriottismo democratico, di un sovranismo costituzionale.

Occorre fare in fretta a costruire un polo politico indipendente della sinistra patriottica, neo-internazionalista, che sappia incalanare la rabbia e dargli una prospettiva strategica democratica. I tempi stringono. Come insegnano gli avvenimenti non solo italiani ma europei, il solo terreno sul quale, per il momento, è possibile raccogliere e convogliare proteste e rabbia sociale di chi sta in basso, sono le elezioni. Ce lo ha dimostrato anche il referendum del 4 dicembre dell'anno scorso.

In Italia si voterà la prossima primavera. Vogliamo provare a giocare la partita?

Continua »

Print Friendly and PDF

domenica 24 settembre 2017

FRANCIA: SOLIDARIETÀ CON IL MOVIMENTO OPERAIO FRANCESE

[ 24 settembre 2017 ]

Dichiarazione del coordinamento europeo per l'uscita dall'Unione europea, dall'euro e dalla NATO

«Il Coordinamento europeo per l'uscita dell'Unione europea, l'euro e la NATO esprime solidarietà e sostegno ai lavoratori francesi che si oppongono alle riforme neoliberali del governo di Macron. Leggi simili (Hartz I, II, III, IV) sono state imposte ai lavoratori tedeschi  con conseguente impoverimento di milioni di persone, quindi ai lavoratori spagnoli in cui il tasso di disoccupazione rimane molto elevato, dove la precarizzazione è esplosa e la gioventù è particolarmente colpita,
ai lavoratori italiani (Renzi) ed ai Greci da parte della "sinistra radicale" di Tsipras, che ha obbedito alle direttive europee nonostante la grande mobilitazione dei lavoratori per opporvisi.

In tutti i paesi dell'Unione Europea, le stesse leggi favoriscono il padronato riducono i diritti sociali, il potere d'acquisto senza tuttavia mai far scendere la disoccupazione.

E' assieme che i lavoratori, salariati e disoccupati che debbono combattere e organizzarsi per rompere con la globalizzazione euro-liberale che priva i popoli della loro sovranità.

Per costruire le basi di una nuova società, basata sull'uguaglianza, la giustizia sociale, la democrazia, la sovranità e la pace, il Coordinamento europeo per l'uscita dell'Unione europea, dall'euro e dalla NATO chiede a tutti coloro che non vogliono rinunciare al progresso sociale ad aderire».

Coordinamento europeo per l'uscita dall'Unione europea, dall'euro e dalla NATO 
Parigi, 20 settembre 2017

Continua »

Print Friendly and PDF

sabato 23 settembre 2017

AfD: SE LA GERMANIA VA A DESTRA di Pasquinelli Moreno

[ 23 settembre 2017 ]

Jean Baudrillard, nel descrivere quella che chiamava "epoca postmoderna", oltre a sostenere che il reale era sostituito (falsificato aggiungo io) con i "segni del reale", disse, ricorrendo ad una delle sue figure immaginifiche, che si vive in un contesto pieno di eventi ma dove non succede mai un cazzo

Aveva ragione? Sì e no. Sì se per eventi s'intendono quelle grandi fratture, per loro natura palingenetiche, destinate a invertire il corso della storia dato, riconoscibili quindi per l'irruzione sulla scena di forze nuove, rivoluzionarie, fino a quel momento sotterranee. No se per grandi eventi vogliamo dire anche quei salti, quelle accelerazioni che forze potenti imprimono alla catena degli eventi e che quindi la storia la segnano nel profondo.

La riunificazione delle due Germanie del 1990 —la seconda Deutsche Einigung, ovvero l'annessione della Germania socialista dell'Est che poi ha trascinato nel baratro l'Unione Sovietica— venuta dopo il cosiddetto "crollo del Muro di Berlino",  è stato uno di questi eventi colossali di secondo tipo. Nessuna rivoluzione sociale, anzi, una controrivoluzione, per quanto dai "guanti di velluto".
il Terzo Reich nazionalsocialista

In occasione della riunificazione Giulio Andreotti, argutamente, ebbe a dire: "Amo talmente tanto la Germania che ne preferivo due". Ciò che forse ci aiuta a capire "mani pulite", ovvero la liquidazione della élite politica della Prima repubblica da parte del nascente "partito tedesco" italiano, che poi prenderà il sopravvento in Italia, che ebbe nel governo di Mario Monti il suo apice.


Ecco, quella riunificazione-annessione è ciò che gli storici chiamano "data periodizzante". Quel fatto ha segnato la storia europea e mondiale. Lì la spinta verso la nascita dell'Unione europea (1991-92); lì stanno le vere radici dell'attuale supremazia tedesca [1], supremazia che spiega la crisi irreversibile dell'Unione europea, quindi il fallimento della visione francese che riteneva, con la moneta unica, di ingabbiare il latente imperialismo tedesco. 
Morale della favola, come ebbi modo si scrivere mesi addietro in LA GRANDE GERMANIA MERKELIANA, GLI STATI UNITI D'AMERICA E IL NOSTRO DESTINO:
«Senza la riunificazione prima e la fondazione dell'Unione dopo, la Germania non avrebbe mai potuto assurgere al rango che oggi occupa, quello di prima potenza europea. E' diventata così forte che a giusto titolo si deve parlare, come facciamo da anni, di €uro-Germania. Berlino ha saputo utilizzare il cataclisma della grande crisi venuta da oltre oceano per trasformare l'Unione europea in una sua dependance. Ad eccezione della Francia, socio in affari, la grande crisi ha spinto tutti gli stati a cedere quote decisive di sovranità, diventando essi dei protettorati. Di qui, sia detto en passant per i finti sordi ed i finti ciechi, la centralità ed i nuovi termini della questione nazionale per questi Paesi, tra cui il nostro.I fatti sono lì a dimostrare che una volta risorta la Grande Germania avremmo dovuto fare nuovamente i conti con il Grande Imperialismo Tedesco».
Tuttavia, quella tedesca, malgrado non avanzi sulla punta delle baionette ma grazie alla potenza del suo Moloch industriale, non solo segue le tradizionali linee geopolitiche espansioniste germaniche, ma è anche stavolta una supremazia senza egemonia, destinata quindi a collassare su se stessa, a meno che, in fretta, non si doti della necessaria potenza militare. Scrivevo nel 2014: 
«Può sopravvivere l'Unione europea alla tendenza tedesca ad assumere un ruolo di potenza mondiale? No, non può resistere. Ciò che fa traballare l'Unione non è solo la gravissima crisi economica dei suoi paesi "periferici" e l'insostenibilità della moneta unica, è anche la spinta espansionistica tedesca. Per comprendere come potrebbe andare e finire si studi attentamente la storia europea degli ultimi 200 anni, a partire dalla fine guerre napoleoniche che fecero uscire la Germania dallo stato di minorità seguito alla Pace di Westfalia. Il lepenismo in Francia, così come l'avanzata di diverse forze nazionaliste nei paesi europei, possono essere compresi solo alla luce della storia, ovvero come indicatori della resistenza di nazioni che si sentono minacciate dall'espansionismo imperialistico tedesco e non vogliono essere satellizzate».
Domani i tedeschi vanno alle urne. Come spiegare che malgrado la sua supremazia economica (disoccupazione al 3,8%, bilancio in surplus, primazia mondiale nell'export) Alternative für Deutschland —AfD, che non è più quella delle origini visto che ha subito una
impressionante metamorfosi in senso nazionalista e sciovinista— è data nei sondaggi in grande avanzata diventando il terzo partito con 80-100 deputati?
Il successo di AfD si spiega per il concorso di due fattori, uno sociale e l'altro ideologico. 
Il malcontento degli strati sociali che stanno in basso i quali, subendo il dogma dei sacrifici, lavorano come bestie in cambio di salari e redditi più che modesti o, come all'Est, sono disoccupati o sottoccupati (mentre in un decennio è aumentato il numero dei milionari e delle loro rendite: la Germania merkeliana vede una concentrazione tra le più alte di patrimoni nel 10% delle famiglie più ricche). Sul versante ideologico AfD sta riuscendo a far passare l'inganno che queste ingiustizie sociali dipendono non dai meccanismi intrinseci alla dottrina ordoliberista bensì ai lacci ed ai lacciuoli dell'Unione europea. Rimuoverli quindi, et voilà, benessere generale grazie ad una dispiegata potenza tedesca.

Una miscela esplosiva, che nasconde, per chi voglia vedere, l'incipiente e risorgente idea della Grande Germania, ovvero del Quarto Reich.

In conclusione. L'Unione può crollare sotto l'attacco combinato di due forze opposte: i risorgenti nazionalismi nei paesi europei che mal sopportano la supremazia (senza egemonia) della Germania; oppure di quelle revanchiste che proprio questa supremazia tedesca alleva nel suo grembo.

Sventata per il momento la minaccia francese, le urne tedesche potrebbero domani, in caso di avanzata dell'AfD, suonare per la Ue e per gli attuali equilibri europei e mondiali (se Putin è guardingo, Trump non dorme sonni tranquilli) un ancor più minaccioso campanello d'allarme.

NOTE

[1] «La realtà dei dati

I numeri di Eurostat, l’agenzia statistica europea, raccontano in effetti una storia lontana dalle narrazioni dei politici. L’enorme successo del made in Germany sui mercati mondiali e il surplus negli scambi con l’estero oggi più vasto al mondo devono molto di più alla seconda riunificazione: dopo quella tedesca del 1990, quella continentale del 2004 con l’ingresso nell’Unione europea di gran parte dell’ex blocco di Varsavia. La Merkelomics, il modello economico della cancelliera, si regge più sulla catena di scambi intrecciata con l’Europa centro-orientale che sul culto dei sacrifici o il dogma dello Schwarze Null, il bilancio in surplus. La Germania ha trovato sul confine orientale la sua «Cina interna», un’area a basso costo inclusa nella sua stessa area politica, giuridica, di mercato e in parte anche monetaria (Slovacchia, Slovenia e i Baltici adottano l’euro). In questi anni l’industria tedesca è riuscita come nessun’altra a trasferire in Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca o nella stessa Slovacchia gran parte della produzione delle componenti che le servono; queste poi vengono reimportate e assemblate in Germania, in vista dell’export del prodotto finale che monetizza solo all’ultimo stadio gran parte del valore aggiunto dell’intera filiera.

Vincenti e perdenti

I dati lasciano pochi dubbi. La Repubblica federale ha un surplus negli scambi di beni manufatti con tutto il mondo, eppure è in deficit con i 10 Paesi dall’Estonia alla Slovenia. Nel 2016 da queste economie la Germania ha comprato 69,6 milioni di tonnellate di beni industriali e ne ha vendute loro solo 53,6 milioni. Nell’import da Est spicca tutto ciò che serve a fare auto: manufatti di gomma, metallo, altri «equipaggiamenti per il trasporto, parti e accessori» (gli acquisti tedeschi di questi pezzi dall’Europa centro-orientale sono raddoppiati dal 2006).
I dati finanziari relativi a queste partite industriali rivelano poi l’altro lato della storia: qui i saldi sono in equilibrio; anche se la Germania compra da Est molte più tonnellate di beni di quante ne venda. Il prezzo d’acquisto da Oriente riflette sistemi nei quali le fabbriche lavorano al salario minimo e questo non supera mai i 500 euro al mese. Il prezzo di vendita del prodotto finale made in Germany, sempre caro, riflette invece salari da 30 euro l’ora negli impianti tedeschi di assemblaggio, oltre alla forza dei marchi come Bmw».




Continua »

Print Friendly and PDF

venerdì 22 settembre 2017

PALERMO: FORUM DEI POPOLI MEDITERRANEI

[ 22 ottobre 2017 ]


La Sicilia periferia dell’Europa o centro del Mediteranneo? 


In una Europa a trazione tedesca quali sono le prospettive per la nostra regione e per gli altri Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum? Cosa è stato fatto finora per favorire lo sviluppo del Sud dell’Europa? Sono alcuni dei temi che verranno affrontati nel corso del Forum internazionale che andrà in scena a Palermo il prossimo 14 Ottobre – dalle 10 alle 16 – presso il “Cinema Rouge Noir” di Piazza Verdi.

Una iniziativa promossa da Noi Siciliani con Busalacchi - Sicilia Libera e Sovrana e dalla Confederazione per la Liberazione Nazionale (CLN) che riunisce tutti quei movimenti che, accanto alle storiche rivendicazioni del mondo del lavoro, si stanno battendo per ricostruire un blocco anti-liberista di unità popolare che sappia opporsi alla dittatura della finanza che sta affamando i popoli, in particolare quelli mediterranei.

Il Forum porterà nel capoluogo siciliano esponenti dei movimenti popolari di Spagna, Catalogna, Grecia, Francia, Tunisia e di altri Paesi uniti da una critica radicale nei confronti dei trattati europei da loro definiti “ultra-liberisti e funzionali unicamente al capitale finanziario”. 
Dalla Francia arriveranno protagonisti del movimento di “La France Insoumise” movimento della sinistra francese che fa capo a Jean-Luc Mélenchon che, alle ultime presidenziali, con il suo 19% ha battuto il Partito socialista fermo al 6%. 
Dalla Spagna arriveranno esponenti dei vertici di Podemos, il partito nato dal basso che fa capo a Pablo Iglesias.
Delegati anche dalla Catalogna, scossa dalla battaglia per l’indipendenza.
Dalla Grecia avremo Laiki Enotita (Unità Popolare) ... e tanti altri ancora.

Il Forum sarà un’occasione per fare della Sicilia un vero e proprio laboratorio per una nuova sinistra europea che possa ridare voce ai popoli e che possa riaffermare il primato della politica - quella vera, quella esercitata nel nome della democrazia - su una economia prigioniera delle lobby finanziarie il cui unico scopo è garantire la sopravvivenza dell’oligarchia che regna in questa Unione europea.

Info: Conf.liberazionenazionale@gmail.com

Continua »

Print Friendly and PDF

SCISSIONE NEL FRONT NATIONAL di Jacques Sapir

[ 22 settembre 2017 ]

Florian Philippot, vice-presidente del Front National dal 2009, stratega politico e vero artefice della linea no-euro, ha lasciato il partito. Marine le Pen —che ha così dato retta al padre che la incalzava affinché cacciasse Philippot— gli aveva intimato di lasciare la presidenza dell'associazione sovranista Les Patriotes QUI la dichiarazione di Philippot del 21 settembre. Avendo respinto la richiesta della Le Pen e abbandonando il Front National Philippot ha fatto appello 
«ad una nuova unione dei patrioti, un'unione inclusiva e aperta che non escluda né la destra né la sinistra. Un'unione sociale-sovranista, gollista, patriottica, che si deve fare con tutti coloro che hanno a cuore la Francia e la volontà di ridargli grandezza».
Fra i motivi all'origine dell'attrito, culminato poi nell'addio di Philippot le accuse dell'ambiente lepenista sul «cous cous gate», scaturito da una foto di Philippot, a Strasburgo con alcuni amici in un ristorante dove non si mangiavano piatti locali, di «origini francesi», ma un cous cous.

Di seguito le importanti riflessioni di Sapir, uno che Philippot lo conosceva bene.

«Le dimissioni di Florian Philippot e di altri del Front National non sono un episodio secondario. È una vera e propria spaccatura, un punto di svolta importante nella politica francese.

Florian Philippot, come era noto a tutti, aveva cercato di portare un’altra linea politica nel Front National. E in una certa misura ci era riuscito, portando ad un cambiamento significativo che aveva permesso al partito di passare dal 12-15% dei voti che il partito aveva precedentemente, fino ai risultati registrati nelle ultime elezioni (il 33,9% del secondo turno delle elezioni presidenziali, pari a 10,638 milioni di voti). Si tratta di percentuali di portata storica. Oltre a ciò, di fronte alla crescente tirannia dell’Unione europea e dei suoi referenti in Francia, ciò aveva reso possibile pensare di realizzare un fronte comune con le correnti sovraniste della sinistra.


1. Questo fronte comune o “fronte di liberazione nazionale”, perché è di questo che si tratta, comportava o che il Front National portasse avanti la sua trasformazione per diventare un vero partito populista, oppure che sarebbe nato un nuovo partito liberato dalle scorie razziste e di estrema destra. All’epoca l’avevo espresso chiaramente [1]:

«A lungo termine si porrà la questione dei rapporti con il Front National, o con il partito che ne deriva. Bisogna capire con chiarezza che non è più il tempo del settarismo e dei divieti incrociati degli uni e degli altri. (…) Dobbiamo invece essere consapevoli che la costituzione di un Fronte di Liberazione Nazionale pone dei problemi formidabili. Dovrà comprendere un vero programma di “salute pubblica” che i governi di questo “Fronte” dovranno implementare, non solo per smantellare l’Euro, ma anche per organizzare l’economia del “giorno dopo”. Questo programma comporta uno sforzo particolare nell’ambito degli investimenti, ma anche una nuova regola per la gestione della moneta, nonché nuove regole per l’intervento statale nell’economia. (…) L’idea di un Fronte di Liberazione Nazionale è dunque certamente un’idea molto potente, sia in Francia che in Italia. Ma implica che, almeno a sinistra, ci si riappropri della logica dei “fronti” e si comprenda che in questo tipo di “fronte” possono esserci ampie divergenze, ma che sono – temporaneamente – messe in secondo piano a vantaggio di un obiettivo comune. Il vero problema è l’autonomia di espressione e di esistenza delle forze politiche di sinistra all’interno di questi fronti. Sarà quindi necessario garantire che le forme istituzionali che questi fronti si daranno non siano contraddittorie con l’autonomia politica».
Queste parole conservano oggi tutta la loro rilevanza e tutto il loro significato. Al di là della Grecia, possiamo vedere come l’euro e l’Unione europea stiano portando a limitare ogni giorno di più la democrazia e la sovranità del nostro paese, e che c’è un un legame logico tra la crisi delle istituzioni democratiche e la negazione della sovranità. La logica
Florian Philippot 
(e non la semplice riedizione) del CLN è chiaramente necessaria per affrontare i problemi che il nostro Paese si trova davanti. Il problema era, e rimane ancora, che alcuni non riescono a concepire questa logica del “fronte”, o forse semplicemente non la comprendono [2].

2. Le dimissioni di Florian Philippot sono perciò l’inizio di una vera e propria scissione, che si verifichi immediatamente o che si realizzi nel tempo, con un’emorragia di aderenti e l’uscita dei migliori militanti. Essa misura l’incapacità della leadership del Front National di essere all’altezza delle sfide della storia e l’incapacità più particolare di Marine le Pen, rivelata nella campagna presidenziale e in particolare durante il dibattito del mercoledì precedente al secondo turno. Ne ho già parlato ampiamente nell’intervista al CIRCLE des PATRIOTES DISPARUS [3].

Al di là del comportamento personale della candidata, questo episodio ha mostrato una incoerenza di fondo della sua campagna. Il fatto che non sia riuscita a correggere rapidamente questa incoerenza è stato altrettanto significativo. Ancora una volta, riporto le parole che ho usato:

«È quindi in una posizione indebolita che Marine le Pen è arrivata al dibattito di mercoledì, prima del secondo turno. Ha commesso due errori: quello di sottovalutare il suo avversario, perché qualunque cosa si possa pensare della politica di Emmanuel Macron, non è certo il primo venuto, e quello di pensare di poter giocare la carta del populismo demagogico, un po’ come Donald Trump. Ma la cultura politica francese è molto diversa dalla cultura politica degli Stati Uniti, almeno su questo punto. Il risultato è stato quello che abbiamo visto: un’agitazione sterile, e a volte patetica, che ha mancato di cogliere le questioni reali che avrebbero potuto mettere Emmanuel Macron in difficoltà. La perdita di credibilità che, voglio ricordare, si era già cominciata a manifestare la domenica precedente il dibattito, è diventata catastrofica. E ha portato a “ri-demonizzare” Marine Le Pen, ridando quindi credibilità alle “barricate». [4]
Vediamo bene cosa c’era in gioco. Incapace di superare questo fallimento, il Front National e la sua presidente si sono impantanati in atteggiamenti suicidi. Limitando il loro discorso al solo problema dell’immigrazione, hanno completamente perso di vista il fatto centrale: il fallimento dei meccanismi di integrazione, un fallimento che può giustificare una certa posizione immediata sull’immigrazione, ma al quale non si dà seguito.

3. Che ne sarà del Front National? Può solo sperare lo stesso destino del Partito Comunista Francese dopo il fallimento storico della candidatura di George Marchais nel 1981. Si trasformerà in un “partito zombie”, un morto vivente della politica. Questa è stata la traiettoria del PCF dal 1981 in poi, una traiettoria che l’ha portato, dopo che aveva ottenuto più del 20% dei voti alla fine del gollismo, a scendere al di sotto del 5%.

Tuttavia, questa traiettoria dovrebbe essere più veloce. Anche se il FN non dovrà subire uno shock come quello della dissoluzione dell’URSS, nella misura in cui si ripiegherà su se stesso verranno fuori le sue caratteristiche più ripugnanti. Perderà la sua base elettorale nazionale, ma conserverà per qualche anno un radicamento locale, specialmente in Provenza e nella Costa Azzurra. 
Certamente per alcune delle persone più vicine a Marine Le Pen c’è una garanzia di carriera. Potranno sempre contare, nelle loro roccaforti, su accordi non di principio con i repubblicani. Si imporrà una pura logica di vantaggi personali, ben diversa da quella dei loro discorsi in cui affermano di voler “servire la Nazione”. Faranno come i membri del RPF degli anni 48-52 che, secondo l’espressione stessa del generale de Gaulle, si erano “seduti a tavola”. 
Gli elettori che si erano rivolti al FN, da parte loro, capiranno che ormai è inutile e si allontaneranno. Se ne allontaneranno tanto più rapidamente se le altre forze sovraniste saranno in grado di aprirsi alle questioni sollevate da questi elettori e cesseranno, soprattutto alcuni, di chiudere gli occhi sui reali problemi dell’islamismo.

4. Quanto al destino personale di Florian Philippot e delle persone che lo seguono, è ancora troppo presto per pronunciarsi. Se una spaccatura è sempre un fenomeno significativo, non compromette necessariamente la carriera politica delle persone coinvolte. L’unica cosa che si può dire è che è di fondamentale importanza non tradire i propri principi e avere una posizione coerente. Vedremo, nelle prossime settimane, se la posizione gollista di Philippot era solo un atteggiamento, o l’espressione di un profondo impegno. Potrà sviluppare il suo discorso in un modo che non sarà più vincolato dal quadro del FN.

Questo punto di svolta è una prova che il processo di decostruzione-ricostruzione della vita politica in Francia sta ancora avvenendo, un processo che in parte spiega l’elezione di Emmanuel Macron».

* Fonte: voci dall'estero

NOTE


[1] Sapir J., « Réflexion que la Grèce et l’Europe », pubblicato il 21 agosto 2015 su Russeurope, https://russeurope.hypotheses.org/4225

[2] Cfr. Sapir J., “Sur la logique des fronts”, pubblicato il 23 agosto 2015 su Russeurope, https://russeurope.hypotheses.org/4232

[3] Vedi Sapir J., “Le souverainisme inaudible? “, pubblicato il 16 settembre 2017 su Russeurope, https://russeurope.hypotheses.org/6287

[4] https://russeurope.hypotheses.org/6287

Continua »

Print Friendly and PDF

giovedì 21 settembre 2017

PODEMOS E L'INDIPENDENZA DELLA CATALOGNA di Manolo Monereo

[ 21 settembre 2017]

Pubblichiamo una recentissima intervista di Manolo Monereo, uno dei dirigenti di spicco di Podemos
Nella prima parte dell'intervista Monereo risponde sulla questione se sia possibile, e se sì, in che forma e su contenuti, un'alleanza di governo tra Unidos Podemos e i socialisti del PSOE.
Nella seconda parte risponde ad ampio raggio e con profondità teorica e strategica sulla questione della indipendenza della Catalogna.
Data l'imminenza del referendum catalano del 1 ottobre e il precipitare del conflitto tra Barcellona e Madrid invertiamo l'ordine mettendo prima la parte dell'intervista che tratta della Catalogna.
E siccome ci siamo segnaliamo che anche noi, come Monereo, pur essendo federalisti e anti-secessionisti, siamo col popolo catalano che protesta contro gli arresti e la repressione del governo Rajoy. Come Monereo siamo per l'autoderminazione dei popoli, il che non significa affatto sostegno sempre e ovunque alla secessione.

[nella foto Artur Mas, leader del centro-destra liberista e indipendentista catalano]

   LA QUESTIONE CATALANA    



D. In alcuni aspetti, i discorsi del PSOE e di Unidos Podemos sono simili. Ma c'è un'area in cui sembra che ci sia un ostacolo importante: la questione catalana. Qual è esattamente la posizione di Podemos su questo problema?

-R.  Quando Podemos nacque come forza politica con qualche potere di decisione, il problema della Catalogna era già sul tavolo. Inoltre, il problema della Catalogna affiorò già nel 15M. Ricordo ancora Carod Rovira invitare i pitoflautas [ espressione gergale che non ha un equivalente in lingua italiana, che sta potrebbe stare per cazzaro; NdR]ad andare a pisciare in Spagna. In quei giorni la questione sociale, e la questione del potere, stavano emergendo con forza in Catalogna, e in quel contesto la borghesia catalana, guidata da CiU [Convergència i Unió, alleanza dei due partiti nazionalisti catalani di centro-destra CDC e UDC scioltasi nel 2015; NdR], ha reagito facendo un balzo in avanti. Lo disse Enrico Juliana, in Catalogna, che i disordini sociali erano diventati un malessere nazionale. Non bisogna dimenticare che la prima seria contestazione del populismo [1] [2] nacque col 15M. La seconda contestazione del populismo sorse con l'esplosione della corruzione, populismo e corruzione sono intimamente legati.
Jordi Pujol

Di fronte [agli scandali per corruzione, NdR] ed a queste contestazioni, il pujolismo reagì con una fuga verso l'indipendendentismo. Ha trasformato i disordini sociali in disordini nazionali. Ha pilotato quella mutazione, l'ha organizzata.

Quando venne Unidos Podemos il problema era già lì, e fu molto difficile, tra la pressione del PP e dei nazionalisti spagnoli e catalani, giocare dialetticamente con due elementi che erano strettamente correlati: la difesa dei diritti nazionali e la questione sociale come elemento fondamentale. Molte volte siamo caduti nella trappola del nazionalismo senza considerare che ciò che era in discussione in Catalogna era da una parte nazionalismo rappresentato da CiU e dall'altra la necessità di costruire un'alternativa a questo nazionalismo. La chiave era la questione sociale, la questione di classe. Non siamo stati in grado di fare una lettura intelligente della questione nazionale come discorso dominante e, come tale, deviante rispetto alla questione sociale.

Podemos che nacque in Catalogna stava dicendo: esiste la questione nazionale, tuttavia, deve essere legata alla questione di classe, ai diritti sociali, ai tagli alle politiche sociali. Se parliamo di una questione nazionale indipendentemente dalla questione sociale, questa è vecchia politica, non siamo interessati. E Podemos nacque in Catalogna con questo discorso, che è stato accusato di spagnolismo, ma è una menzogna. Poiché la questione nazionale non dovrebbe essere utilizzata per schivare la questione sociale. Per schivare il problema dei tagli, della riforma del lavoro, dell'industrializzazione, della legge della dipendenza ... non si può usare la questione nazionale  per bloccare il futuro dei giovani, di destrutturare le classi lavoratrici.

E Podemos vinse nelle elezioni generali in Catalogna, e vinse con un forte discorso sociale e annodando la questione nazionale con quelle di classe e sociale. A mio parere, quel discorso è venuto meno, scivolando nel freddo discorso nazionalista, a spese di una proposta alternativa.

D. E perché il declino di Podemos in Catalogna?

R. Per un problema fondamentale: perché abbiamo abbandonato l'argomento del processo costituente. E perché Podemos non è stato in grado di mantenere un discorso più radicale sulla questione sociale? E perché l'egemonia si è spostata sulle questioni nazionalitarie? Perché abbiamo smesso di difendere in profondità il progetto del processo costituente. Ma noi in Catalogna, ma anche in Andalusia, Estremadura, Galizia, ovunque abbiamo un progetto chiaro: Stato federale. Una federazione di Stati e di popoli. Uno stato complesso, ma annodato non solo dal riconoscimento dei diritti nazionali, ma dai diritti sociali, che ponga fine al potere che abbiamo chiamato la trama, il potere economico. Questo è ciò che è scomparso dal nostro Nord e siamo andati, giorno dopo giorno, deriva —come rispondiamo qui e come rispondiamo lì? No, quando si va in Catalogna si deve avere lo stesso discorso che si ha a Madrid o Jaén. Noi non siamo indipendentisti.

D. Ma tu difendi il" diritto di decidere ", un modo politicamente vago di definire il diritto all'autodeterminazione.

R. Noi difendiamo il riconoscimento del diritto all'autodeterminazione senza dubbio, ma con garanzie democratiche. Ciò che sta accadendo in Catalogna manca di garanzie democratiche, tutti lo sanno.

D. Difendendo quale progetto di Paese?

R. Noi vogliamo uno Stato federale dal punto di vista delle classi lavoratrici, delle maggioranze sociali. Non siamo tutti uguali. Nel nuovo Stato federale, nella Repubblica Federale Spagnola, vogliamo che comandino i lavoratori, i settori popolari, noi abbiano una visione di classe. Questo è il discorso che non siamo stati in grado di fare in Catalogna. Non dimenticare —lo sai, perché lo pubblicherete— che lavoro ad un libro per l'autunno che verrà chiamato "Spagna, un progetto di liberazione" il cui capitolo centrale è chiamato "Una Spagna federale in un'Europa confederale".

D. Il 15 M mise in questione l'ordine sociale in Catalogna. Infatti, in molti crediamo che il salto verso l'indipendentismo iniziò quando il parlamento venne circondato e Artur Mas dovette sbarcare con l'elicottero. Ma è passato molto tempo, le cose si sono evolute e la mia impressione è che Podemos e la sua area politica non è chiaro cosa siano davvero, visto che per molte persone Podemos in Catalogna è Ada Colau. Podemos in Catalogna  ha abbondato in
Ada Colau
dichiarazioni contraddittorie: ha detto"non siamo separatisti", ma i suoi dirigenti votarono sì-sì il 9N [ si riferisce al referendum consutlivo catalano per l'indipendenza svoltosi il 9 novembre 2014; NdR] o dicono di voler votare il prossimo 1 ° ottobre (anche se non ci sono garanzie democratiche) per mostrare il loro rifiuto del Partido Popular, la qual cosa è molto strana. Si è chiuso così un occhio sulla divisione verticale della società catalana, sulla rottura delle classi lavoratrici e una volta che questa divisione si è consolidata, come riparare i danni da una prospettiva di classe?


R. A mio modesto parere, il 15M catalano disse due cose: uno, diritti nazionali sì, ma usati per camuffare i problemi sociali. L'autodeterminazione, diritto di decidere, avanti. Ora, questo non può camuffare il conflitto di classe. È sorprendente che l'industria tecnologicamente avanzata stia super-sfruttando in modo intensivo la forza lavoro come mezzo per aumentare la produttività. Nessuno parla di questo. Il 15M disse: parliamo di conflitti sociali e dal conflitto sociale, affrontiamo la questione catalana. E questa era una posizione che il nazionalismo catalano non poteva accettare.

D. Ma questo discorso non esiste più ...

R. Abbiamo perso. Il problema dell'indipendentismo, è molto grave, provoca la rottura della comunità catalana. Non so se gli indipendentisti —alcuni sono miei amici, compagni di ER [Esquerra Repubblicana; NdR] con cui sto lavorando in parlamento e di cui ho un grande apprezzamento, come Rufián o Joan Tardá—, si rendono conto di quello che dicono. La prima cosa che mi sorprende è che non si comprende che il giorno in cui si dichiarasse la Repubblica Indipendente di Catalogna, si creerebbe una minoranza spagnola nazionale. Pensano forse che, quando lo Stato spagnolo si sarà scisso, coloro che si considerano spagnoli catalani non faranno nulla? Resteranno sottomessi al nuovo potere, quando possono essere più del 40% della popolazione catalana? O addirittura possono essere la maggioranza ... Una cosa è combattere per l'autonomia, o per il diritto di autodeterminazione o per consolidare una personalità catalana ...

D. Capisco quello che dici, ma i catalani direbbero "fer volar coloms", vale a dire alimentare illusioni, perché in realtà l'indipendenza della Catalogna non ci sarà, e tutti i politici lo sanno.

R. "Sì, ma qual è il problema di fondo? Che l'asse spagnolo-catalano sovradetermina l'asse di classe-nazione. Qual è la mia preoccupazione? Che nel giorno in cui una maggioranza catalana rompe con la Spagna si consoliderà una minoranza spagnola, che non è mai esistita e non dovrebbe esistere. Rompere uno stato non è innocuo, e questa minoranza [spagnola; NdR] può avere più del 40% dei voti in Catalogna. E la prima domanda che si pone è: quali diritti le minoranze avranno nel nuovo stato?
La destra spagnolista in Catalogna
La seconda domanda, cosa succede in Spagna? Questo lo si dimentica. Con un nazionalismo spagnolo corrotto e corruttore, antidemocratico, incapace di riconoscere i diritti nazionali e i diritti sociali, che finisce per alzare la bandiera spagnola quando lo stato si spezza. Ci troviamo di fronte a due mondi che si retro-alimentano e che liquidano la sinistra in Catalogna e in Spagna, e questo non posso accettarlo.
E c'è un terzo elemento, l'UE. A me cosa importa di una Catalogna formalmente indipendente in una Unione europea che impone i criteri di Maastricht, la troika, dove vengono imposte politiche neoliberali? E non è un caso che in Catalogna, tranne la CUP [Candidatura d'Unitat Popular, coalizione della sinistra radicale catalana; NdR] tutti sono europeisti pro-Unione europea, e che i miei amici di Esquerra Republicana non sono in grado di alzare la voce contro l'Unione europea, che porta a un disastro assoluto tutti i popoli d' Europa.

Concludo: il grande problema che ha Unidos Podemos è che sta nel sandwich tra il nazionalismo spagnolo e il nazionalismo periferico, e non è in grado di risolvere un problema che il PSUC [Partit Socialista Unificat de Catalunya]risolse perfettamente nel 1936.

D. Uno degli elementi che sono serviti a creare confusione è stata la manipolazione del linguaggio. Oggi diciamo cose, slogan che sono ingannevoli ma mediaticamente molto fortunati, e altre a cui ciascuno dà un significato diverso. Ad esempio, si parla di "diritti nazionali". Quali sono questi diritti?

R. Tu sai come me che i diritti nazionali prima esistono, poi si legittimano. Quando una popolazione crede, per ragioni x, che sia una nazionalità oppressa o una nazionalità che non viene presa in considerazione, essa sostiene i suoi diritti.
È un costrutto sociale e, come i nazionalisti sanno perfettamente, i costrutti sociali si maneggiano e vengono manipolati. A mio avviso, la Catalogna è una nazione consapevole di esserlo, però da qui ad essere un paese indipendente dalla Spagna c'è un enorme distanza. per di più questo processo non è neutrale da un punto di vista di classe. Di qui la mia insoddisfazione per ciò che sta succedendo. Chi parla qui della classe? Ora siamo tutti patria, siamo tutti comunità, che bello.
Quello che è in gioco in Spagna, per i popoli storicamente chiamati Spagna, è una lotta per il riconoscimento nazionale determinata dalle questioni sociali. Se questo non lo si vede, allora abbiamo un problema serio.
Faccio un esempio. Il partito di Puigdemont [attuale Presidente della Generalitat de Catalunya; NdR] è altrettanto corrotto del Partido Popular di Rajoy. È un partito-regime, come il PP a Madrid e Valencia o il PSOE in Andalusia. Il PP di Madrid e il PP di Valencia sono organizzazioni a delinquere. Corrotta e delinquenziale è anche  CiU. E anche il PSOE della signora Susana Diaz [governatrice del PSOE in Andalusia; NdR]. La magistratura sta indagando per una corruzione che ha significato arricchire i partiti politici, che hanno fatto doping alle elezioni, per l'arricchimento personale di alcuni, per aver rubato denaro.
Il partito di Puigdemont è una partito corrotto. Come può governare? Possiamo dimenticare il passato? Il partito di Pujol, Mas e Puigdemont è un partito corrotto gestito da élite catalane alcune delle quali potrebbero essere contro l'indipendenza.

D. Torno all'argomento della lingua e dei diritti nazionali. Se credo di averli, di appartenere ad un'altra nazione, convincimi che non ho il diritto di avere un mio stato.

R. Per una ragione molto semplice, perché le nazioni non devono per forza avere uno stato dietro di loro.

D. Ma perché non possono farlo?

R. Possono farlo se lo decidono.
Manolo Monereo

D. E come possono deciderlo?

R. Si chiama diritto di autodeterminazione.

D. Ma se quel diritto non è riconosciuto ...

R- Devi capire come esercitarlo. C'è da mettersi d'accordo, concordare sulla base del diritto all'autodeterminazione.

D. Che nel nostro caso richiede una riforma costituzionale ...

R. Non solo, c'è per me qualcosa di più importante: un patto in Catalogna tra indipendentisti e non indipendentisti. Ad esempio, la neutralità dei media, la percentuale necessaria [affinché il referendum del 1 ottobre sia da considerare valido. Il governo catalano ha approvato una legge ad hoc per cui affinché il referendum sia valido non è necessario il 50% più 1; NdR ]

D. Ciò riguarda le garanzie, ma prima c'è la questione della legittimità.

R. È evidente che in questo momento, con la legalità spagnola, non è possibile esercitare tale diritto. Ma tutto questo è un grande sofisma, perché sono convinto che se questo diritto fosse esercitato, l'indipendenza non sarebbe vincitrice nel referendum. La domanda è: perché la sovranità spagnola dovrebbe essere contraria alla sovranità catalana? Consideriamo la Catalogna come componente essenziale della Spagna. Io sono un spagnolo plurinazionale. Sono stato formato sapendo che in Spagna ci sono diverse nazionalità e nazioni. Che devono avere i propri diritti nazionali. Per me questo non è un problema. Ora, perché usare il diritto di autodeterminazione senza che il resto della Spagna parli?

D. Questo lo vedo ancora più esoterico ...

R. Perché? Quando sei di Jaén, ad esempio, e ti viene detto che la Catalogna vuole autodeterminarsi, cosa significa per un andaluso di Jaén autodeterminarsi in quanto andaluso? La domanda che dovremmo chiederci per autodeterminarci dovrebbe essere: spagnoli, volete uno stato federale dove le nazioni e le nazionalità dello stato spagnolo possano coesistere, sì o no?

D. Questa è una proposta politica che ha senso, ma non è ciò che l'indipendentismo vuole ...

R. Ma continuo con la mia idea: spagnolo, catalano, basco, vuoi che la Spagna avvii un processo costituente per diventare veramente uno stato federale? Questa è la domanda. Da lì, dobbiamo discutere di cosa significhi lo stato federale. Ad esempio, la tassazione. Ci sarà aiuto tra ricchi e poveri? La questione della classe non è solo episodica. Le migliaia di lavoratori di origine andalusa, di Extremadura, non  credono forse che per salvare la loro terra del Sud, è necessario un trasferimento di reddito dai paesi ricchi a quelli poveri?


D. La parola redistribuzione è da tempo evaporata nei discorsi della sinistra.

R. Beh, non voglio sopprimerla. Non avrei paura del nazionalismo e del diritto all'autodeterminazione se le forze democratiche spagnole possedessero un chiaro progetto di Paese.

D. Quindi, tu vorresti che il referendum fosse invertito, non per separarsi ma per costruire.

R. Referendum in positivo. E non solo in positivo, ma con qualcosa di molto più importante: con un contenuto di classe. Non sono disposto a parlare della Spagna del futuro come se fossimo tutti uguali.

D. Torniamo alla realpolitik. Presumibilmente questo settembre ci saranno grandi mobilitazioni in Catalogna e avremo la fase finale del famoso scontro tra treni. Quale dovrebbe essere la posizione di Unidos Podemos in questo scontro?

R.  Dovremmo fare due cose, la prima è riconoscere il diritto di decidere, poi chiedere anche garanzie democratiche intorno a tale diritto. Ciò che non è ammissibile è l'unanimità che il governo della Generalitat richiede ai popoli della Catalogna. La prima questione che deve essere risolta in Catalogna è constatare che c'è una pluralità al suo interno e che un referendum indetto in qualsiasi forma non è possibile. In secondo luogo chiedere che sia spiegato molto bene perché si vuole l'indipendenza. Cosa significherà per le pensioni degli anziani, per il contratto di lavoro dei giovani, per le donne, per la cultura e l'istruzione, vale a dire come si porrà la nuova Catalogna nella divisione del lavoro a livello europeo. Non dobbiamo lasciare da parte i sentimenti, ma dobbiamo razionalizzarli.

D. Beh, come ho detto, penso che tutti coloro che stanno coi piedi per terra sanno che non ci sarà indipendenza, e questo dice già qualcosa. Per esempio, supponendo che la Catalogna ottenga la sua indipendenza —ciò che è altamente improbabile— e riesca a rimanere nell'Unione europea, dato il suo alto livello di indebitamento, sarebbe immediatamente rilevata dalla troika, e sappiamo che cosa vuoi dire: politiche di austerità e l'intervento della BCE. Ma nessuno parla di cose come queste, perché nessuno crede veramente che l'orizzonte sia reale. Ma parlando della UE, pubblicherai quel libro in cui si chiede una Spagna federale nel quadro di una confederazione europea. Come muoversi in questa direzione?


R. Questa UE, che è stata definita da Jacques Delors come un'OPNI, un oggetto politico non identificato, non è né uno Stato federale, né uno Stato nazionale, né una federazione di Stati. È una cosa complessa che considera le politiche neoliberali come elemento fondativo e serve per applicarle. L'Europa di oggi non ha un contenuto istituzionale chiaro. Non sappiamo cosa siamo. In realtà siamo una confederazione perché siamo governati dai trattati, ma la Corte di giustizia della Ue ha detto che questi trattati sono una vera costituzione. Siamo entrati in un problema complesso e difficile, che considero irrisolvibile. Dire che possono essere costruiti gli Stati Uniti d'Europa è una menzogna. In che senso? Non esisterà mai una sovranità sopra alla sovranità degli Stati. L'utopia federalista non si realizzerà. Lo sappiamo, ma continuiamo a giocare con quella ipotesi come se fosse possibile.
Cosa succede veramente? Che l'Europa davvero esistente si oppone alla sovranità popolare. L'Europa è lo strumento principale per liquidare i diritti sociali e sindacali, per liquidare la democrazia stessa come lo abbiamo capito in ciascuno dei nostri paesi. Prima o poi l'UE salterà in aria e finirà per disintegrarsi, oppure avremo un'alternativa riformista, l'Europa confederale.

D. Che cos'è un'Europa confederale?

R.  Molto semplicemente: che non condividiamo la sovranità. La sovranità deve sempre detenerla lo stato. E i miei accordi con altri Stati sono quello di difendere la mia sovranità, per essere più sovrani, non meno. Io mi associo con la Germania per avere una politica industriale, per difendere i miei diritti sociali, per recuperare le regioni arretrate affinché diventino più forti come stato, non più deboli. La mia democrazia deve essere più forte, non meno. Io mi associo, ma per essere più forte, per non essere più debole e per esportarmi tutto quello che produci.
Una seconda questione: ciò richiede un nuovo ordine europeo, dove finisca l'egemonia tedesca. E un terzo: la moneta. Sappiamo tutti che l'euro è uno strumento per il dominio della Germania. Ciò di cui abbiamo bisogno è una moneta comune, non una moneta unica. Ma per noi la cosa fondamentale non è uscire o no dall'euro, che il problema non è solo l'euro; il problema è che questa Europa ipoteca la nostra sovranità e rende impossibile la democrazia nei nostri paesi.



............................................................................................

(2) Qui la prima parte dell'intervista di Manolo Monereo.

PODEMOS: ALLEANZA CON I SOCIALISTI DEL PSOE?

D. Curiosamente la maggior parte degli spagnoli che si considerano di sinistra, sembrano insensibili al problema della corruzione, almeno elettoralmente.

R- Perché esiste un terzo della popolazione che è impregnato dai principi del nazional-cattolicesimo e ha una visione patrimoniale del Paese. Questo Paese è suo. È il Paese che ha ereditato dai propri anziani e gli appartiene. È una Spagna franchista, legata alla Chiesa cattolica, capace di perpetuare un modello patrimoniale di potere.

D. Dobbiamo rassegnarci? Sarà sempre così?

R. Il problema è che una Spagna alternativa non è mai stata costruita a questa Spagna franchista. Ci si provò con la Repubblica e fummo schiacciati. Ora, dopo il 15M e Podemos, c'è un nuovo tentativo per un cambiamento vero del paese, con le classi dominanti che hanno comandato in questo paese per due secoli, che stanno perdendo terreno. Queste classi sono rappresentate dal Partido Popular, ciò che possiamo chiamare nazional-costituzionalismo.

D. E quali sono i pilastri politici di questa restaurazione?

R. In primo luogo, ovviamente, la monarchia. L'asse che collega il regime Franco con l'attuale sistema costituzionale è la monarchia. Nel nostro paese il monarca ha un grande potere. Tra le altre cose, è il capo delle Forze armate e le Forze armate hanno la missione di garantire l'unità di Spagna e la difesa della Costituzione. Il secondo pilastro è l'Unione europea. L'UE è un meccanismo creato dalle classi dirigenti europee per impedire il cambiamento sociale di sinistra. Ed è un gigantesco meccanismo di potere, concepito per difendere un modello neoliberista e impedire che un governo possa seguire altre strade. Il terzo elemento è quello che noi abbiamo chiamato la trama. In Spagna ci sono un insieme di poteri, economici, politici, mediatici, che hanno la facoltà di selezionare politiche e politici che sono funzionali a quei poteri, e pongono il veto alle politiche ed ai politici che cercano di andare oltre il modello neoliberista. Ciò che stiamo sperimentando ora in Spagna è un enorme potere di veto di questa trama che vuole fare due cose contemporaneamente: impedire politiche contrarie al modello neoliberale e impedire che Podemos possa arrivare al governo. Senza dimenticare le profonde trasformazioni che stanno avvenendo nel capitalismo spagnolo. Negli ultimi anni c'è stata una grande concentrazione di ricchezza e di potere, il cui ultimo esempio è la caduta del Banco Popular. Abbiamo visto come è caduta la quinta banca del paese, l'hanno acquistata per un euro e nulla è successo.

D. Quindi?

R. Quindi siamo nelle mani di un'oligarchia finanziaria e immobiliare che dirige il nostro destino. Una trama che deve essere sconfitta se vogliamo avere un governo veramente democratico.

(...)

D. E' possibile una convergenza tra il PSOE e Unidos Podemos?

R. Pedro Sanchez ha oggi due alternative. La prima è prendere atto che non può governare se non con Unidos Podemos. Nelle prossime elezioni la somma PSOE-Unidos Podemos potrebbe avere la maggioranza assoluta nelle due camere. Se crediamo i sondaggi, sarebbe solo necessario raggiungere un accordo elettorale per il Senato. Potremmo anche pensare ad ottenere una maggioranza sufficiente per promuovere modifiche della costituzione

D. Senza i nazionalisti?

R. Senza i nazionalisti. Questa prospettiva va tenuta in mente. In un certo senso, potrebbero essere, le prossime, elezioni costituenti. Questo sarebbe un primo scenario.

D. Qual è la seconda alternativa?

R. Che Sanchez posizioni il PSOE a sinistra per indebolire Unidos Podemos e poi spostarsi al centro. E poi governare con Ciudadanos, o cercare qualche altro accordo. In realtà, queste due alternative possono essere combinate.

D. Quindi?

R.  Il mio parere è che oggi il PSOE e Pedro Sánchez vogliono demolire il peso politico, elettorale e sociale di Unidos Podemos, ma cercando di andare al governo con il sostegno, probabilmente esterno, di un Unidos Podemos con 30 o 35 deputati.

D. E' un progetto che ha una lunga tradizione, lo sperimentammo anni addietro con l'approccio del PSOE verso Izquierda Unida.

R. Ancora prima, del PSOE con il  Partito Comunista. Lo fece Felipe González nella Transizione, andare a sinistra, occupare lo spazio del PC, liquidarlo e raggiungere la maggioranza assoluta degli 82 anni. A mio parere, il PSOE è in un'operazione a obbligare Unidos Podemos, e poi obbligarlo a sostenere dall'esterno le misure del governo.

D. Assistiamo quindi alla lotta per l'egemonia a sinistra ...

R. Questo è quello che penso, una lotta che Unidos Podemos deve condurre, perché il suo futuro si gioca in questa battaglia. Penso che dobbiamo necessariamente, verso il PSOE, confrontarci in modo dialettico e unitario e che la dialettica unitaria richiede più di una semplice riorientazione tattica. Richiede una seria difesa del nostro progetto autonomo. A più unità, più progetto autonomo, non meno. Molti credono che siccome siamo a favore dell'unità, il conflitto sia finito. Niente affatto. Il conflitto politico e ideologico tra il partito socialista e noi sarà, non dirò eterno, ma duraturo, perché siamo sostanzialmente diversi. Tutto questo nel caso che Pedro Sánchez effettivamente conduca davvero a sinistra il suo partito,  e non si limiti ad occupare lo spazio a sinistra per poi portarlo al centro.

D. Ma Unidos Podemos è abbastanza forte da resistere a questo conflitto?

R. Da questo punto di vista, la prima cosa che dobbiamo fare è rafforzare la nostra unità. Unidos Podemos è un progetto unitario, che ha prodotto la più grande unità delle sinistre spagnole dopo la guerra civile. Ma se procediamo verso l'unità con il PSOE, è necessario rafforzare l'unità interna con altre forze, Izquierda Unida, Las mareas, Compromis, e tutti gli altri.

In secondo luogo, dobbiamo consolidare il nostro profilo politico. Ad esempio, da tempo, vado proponendo una costituente per la Costituente. Penso che Unidos Podemos, quindi molto meglio di quanto rappresenta oggi Unidos Podemos, dovrebbe proporre un' Assemblea, degli Stati generali per l'alternativa, per indicare sei o otto punti importanti che mostrino la nostra visione di una riforma della Costituzione. Per avviare le necessarie riforme richieste dal paese e che la Catalogna reclama, per dare un esempio di ciò che è urgente oggi.

E per rinforzarci in questo processo unitario, Podemos deve strutturarsi politicamente e organizzativamente. Convocare un' assemblea dei circoli per discutere dell'importanza di avere una cultura organizzativa e di quale strumento organizzativo useremo al di là di quelli consueti che sono stati utilizzati dalle diverse tradizioni dei partiti di sinistra.

Dovremmo fare una proposta seria alle altre forze politiche proprio per rafforzarci, creando comitati quartiere per quartiere, di città in città, luogo di lavoro per luogo di lavoro, comitati unitari. Dobbiamo dar vita ad una nuova formazione politica al di là della semplice coalizione, che non necessariamente comporti la dissoluzione dei partiti, che ci permetta di andare oltre, creando un tessuto sociale in basso, nella società, con comitati di unità popolare.

E dobbiamo andare avanti in quello che potremmo chiamare un vero e proprio governo ombra ... C'è uno spazio che dobbiamo rafforzare in questa prospettiva, quella della proposta e della sua realizzazione. Unidos Podemos deve fare le cose in modo che nei prossimi mesi sia in grado di fornirci una struttura di governo ombra con ministeri e gruppi di lavoro sui grandi problemi del Paese.

E ora, stando ai suggerimenti, dovremmo nei prossimi mesi promuovere una serie di leggi per la Spagna. Ne abbiamo già presentata una, che ci serve molto bene come esempio. Abbiamo presentato una legge articolata sulle pensioni, che non solo esprime il fatto che non siamo d'accordo con la legge sulle pensioni del PSOE e del PP, ma abbiamo una proposta positiva, articolo per articolo, che è stata discussa in un gruppo di lavoro molto ampio, con professori e specialisti di alto livello.

Queste sono le proposte che rafforzano il nostro polo autonomo, che per me deve essere consustanziale alla dialettica unitaria con il Partito socialista, perché nel momento della verità, convergenze e divergenze, le verificheremo sulla proposte concrete.

D. Hai citato una questione che sembra rilevante data l'idiosincrasia spagnola: la necessità di definire un modello organizzativo. Visto dall'esterno, dà l'impressione che l'attuale modello organizzativo di Podemos impedisce, come già visto in alcune circostanze, che le decisioni adottate siano davvero applicate da tutta l'organizzazione.

R.  Si deve costruire un tipo di formazione politica che, come si direbbe in Italia, adempia le promesse che fa. Un'organizzazione che rappresenti in sé il tipo di società che vogliamo per il futuro. Che soddisfi la promessa di democrazia partecipativa, che muova dal basso verso l'alto, che difenda una pluralità che non sia un caos permanente, che tuteli maggioranze e minoranze senza precipitare in un faziosità sterile, un'organizzazione che voglia essere quello che vogliamo diventi il Paese, che sia esemplare.

Sono completamente convinto di una cosa, nessuno verrà in questa organizzazione se al suo interno disporrà di meno diritti di quelli di cui gode nella società. Nessuno aderirà se non è messo in grado di difendere quello che già difende nella società. Nessuno acconsentirà, ad esempio, che non esista un vero censimento, nello stile dei vecchi partiti.

Detto questo, un'organizzazione deve basarsi su una chiara dialettica tra maggioranze e minoranze, come avviene in qualsiasi organizzazione democratica. E ciò non impedisce l'unità di azione, che deve essere sempre garantita e sopra a tutto. Che le minoranze non si trasformino in frazioni, ciò che sarebbe la morte di ogni organizzazione che sia radicata nel territorio, vicina ai problemi della gente, e basata sul lavoro volontario e non sul funzionariato.

E poi due cose che ritengo molto importanti, la prima che gli organi direttivi statali [nazionali, a livello di tutta la Spagna, NdR] diano l'esempio, garantendo una direzione collettiva, un dibattito di idee aperto e pluralista. La seconda è che essi siano capaci di procedere alla divisione interna del lavoro con responsabilità individuali precise e concrete. E che periodicamente siano accertate.

In breve, quello che abbiamo criticato delle vecchie formazioni, si trasformi in una leva per costruire la nostra, dando l'esempio che siamo venuti per cambiare le cose e non permetteremo che le cose ci cambino.

D. Nel caso che Unidos Podemos e PSOE riescano ad appianare le cose, organizzarsi e arrivare al governo dovranno scontrarsi con la UE, e probabilmente non avrete altra scelta che adeguarvi alle politiche neoliberiste ... Come venirne fuori?

R. Un vecchio militante disse che quando la sinistra arriva al potere ha due alternative: tradire o perire. Per evitare entrambi, è necessario avere alle spalle un potere popolare organizzato.
L'unica vera possibilità di costruire politiche democratiche e di sinistra in Spagna è rompere con la logica dominante nell'Unione europea. Se l'UE impone un massimale di spesa pubblica, una politica economica volta a ridurre il disavanzo, è chiaro che non è possibile progettare una politica alternativa. Ecco perché mi sembra disonesto non entrare nel dibattito europeo quando si discute della politica economica. È possibile rompere con quella dinamica? Credo che sarà possibile solo se una gran parte del popolo spagnolo accetta di rompere. Poche settimane fa, il Parlamento ha approvato il massimale di spesa, ma questo massimale di spesa era già stato concordato con l'UE. Qui si vede che il vero sovrano è la troika, non il parlamento spagnolo.

D. In questo contesto emerge Podemos, tuttavia il il PSOE sta recuperando...

R. Ma qualcuno può credere che il partito socialista di Prieto, Besteiro e Largo Caballero [ dirigenti socialisti prima del franchismo; NdR] sia il PSOE di oggi? A mio avviso, il PSOE è un nuovo artefatto ideologico, che emerge dopo il regime di Franco per fare ciò che la destra non è stata in grado di fare. Quello che oggi viviamo è una lotta, spesso cruenta, tra la restaurazione in corso e la rottura democratica che la società chiede. Ogni volta che c'è una crisi, c'è una restaurazione gattopardesca, qualcosa cambia affinché tutto rimanga lo stesso.

............................................

* Fonte: EL VIEJO TOPO
** Traduzione dallo spagnolo a cura di SOLLEVAZIONE

NOTE

[1] Sul dirigente politico catalano condannato per una gigantesca truffa fiscale vedi Jordi Pujol

[2] Pujolismo è il progetto politico di settori della borghesia, della piccola borghesia e della classe media di alto reddito, nonché componenti importanti della Chiesa in Catalogna, che cerca di mobilitare i settori più ampi della società catalana, comprese le sue classi popolari, con i obiettivo di raggiungere una coesione multi-classe intorno al concetto di nazione catalana, che definiscono come inclusivi.






Continua »

Print Friendly and PDF

Lettori fissi

Google+ Followers

Temi

Unione europea (748) euro (705) crisi (620) economia (506) sinistra (450) finanza (260) Movimento Popolare di Liberazione (239) sfascio politico (235) grecia (232) elezioni (224) resistenza (222) M5S (215) teoria politica (209) banche (203) internazionale (192) imperialismo (191) risveglio sociale (184) sovranità nazionale (168) P101 (167) alternativa (167) seconda repubblica (167) Leonardo Mazzei (166) Syriza (150) Moreno Pasquinelli (149) Tsipras (145) Matteo Renzi (125) antimperialismo (115) debito pubblico (108) PD (104) sovranità monetaria (102) marxismo (101) democrazia (100) destra (99) sollevazione (99) Grillo (93) berlusconismo (91) costituzione (91) proletariato (91) spagna (89) Francia (86) neoliberismo (85) islam (82) austerità (79) Coordinamento nazionale della Sinistra contro l’euro (78) Emiliano Brancaccio (77) referendum costituzionale 2016 (74) Stati Uniti D'America (73) Germania (71) Mario Monti (71) sindacato (71) filosofia (70) Stefano Fassina (68) bce (67) immigrazione (66) populismo (65) piemme (64) Libia (63) Alberto Bagnai (62) sinistra anti-nazionale (61) guerra (60) capitalismo (59) capitalismo casinò (59) Podemos (58) Rivoluzione Democratica (57) globalizzazione (56) bancocrazia (54) programma 101 (53) rifondazione (53) Carlo Formenti (52) Medio oriente (50) Siria (50) Alexis Tsipras (49) Movimento dei forconi (49) socialismo (49) Sicilia (48) cinque stelle (48) fiat (48) immigrati (48) Sergio Cesaratto (47) sovranità popolare (47) referendum (46) Nichi Vendola (45) legge elettorale (45) renzismo (45) sinistra sovranista (44) Beppe Grillo (43) Lega Nord (43) geopolitica (43) inchiesta (43) CLN (42) Pablo Iglesias (42) Troika (42) Emmezeta (41) Yanis Varoufakis (41) astensionismo (41) campo antimperialista (41) solidarietà (41) moneta (40) Alitalia (39) CONFEDERAZIONE per la LIBERAZIONE NAZIONALE (38) proteste operaie (38) brexit (37) italicum (37) Diego Fusaro (36) liberismo (35) III. Forum internazionale no-euro (34) Marine Le Pen (34) Mario Draghi (34) Matteo Salvini (34) Russia (34) egitto (34) immigrazione sostenibile (34) sionismo (34) sovranismo (34) azione (33) uscita di sinistra dall'euro (33) 9 dicembre (32) default (32) fiom (32) neofascismo (32) palestina (32) Fiorenzo Fraioli (31) Forum europeo 2016 (31) ISIS (31) Manolo Monereo (31) Sel (31) fiscal compact (31) governo Renzi (31) unità anticapitalisa (31) Luciano Barra Caracciolo (30) Mimmo Porcaro (30) Ucraina (30) Giorgio Cremaschi (29) Israele (29) Merkel (29) Ugo Boghetta (29) populismo di sinistra (29) napolitano (28) Assemblea di Chianciano terme (27) islamofobia (27) menzogne di stato (27) xenofobia (27) Forum europeo (25) Lega (25) eurostop (25) Europa (24) Karl Marx (23) Nello de Bellis (23) ora-costituente (23) Coordinamento nazionale sinistra contro l'euro (22) Donald Trump (22) Quantitative easing (22) finanziarizzazione (22) silvio berlusconi (22) Aldo Giannuli (21) Beppe De Santis (21) Chianciano Terme (21) Simone Boemio (21) Stato di diritto (21) Stato islamico dell’Iraq e del Levante (21) nazione (21) scuola (21) Front National (20) Marcia della Dignità (20) Unità Popolare (20) elezioni siciliane 2017 (20) uscita dall'euro (20) Lavoro (19) Nato (19) cina (19) ecologia (19) fronte popolare (19) nazionalismi (19) repressione (19) Fabio Frati (18) Izquierda Unida (18) Laikí Enótita (18) Regno Unito (18) Roma (18) Tunisia (18) USA (18) etica (18) iraq (18) keynes (18) Assisi (17) Costanzo Preve (17) Forum europeo delle forze di sinistra e popolari anti-Unione europea (17) Mariano Ferro (17) Pier Carlo Padoan (17) nazionalizzazione (17) pace (17) razzismo (17) religione (17) Enrico Letta (16) Forum di Atene (16) Norberto Fragiacomo (16) Sicilia Libera e Sovrana (16) Tonguessy (16) Venezuela (16) ballottaggi (16) vendola (16) Donbass (15) Emmanuel Macron (15) International no euro forum (15) Jacques Sapir (15) Luciano B. Caracciolo (15) Prc (15) Renzi (15) coordinamento no-euro europeo (15) emigrazione (15) melenchon (15) piattaforma eurostop (15) storia (15) 15 ottobre (14) Cremaschi (14) Enea Boria (14) Ernesto Screpanti (14) Eurogruppo (14) Luigi Di Maio (14) Monte dei Paschi (14) Noi siciliani con Busalacchi (14) Vincenzo Baldassarri (14) euro-germania (14) iran (14) obama (14) patriottismo (14) salerno (14) Chavez (13) Jobs act (13) MMT (13) Marco Mori (13) Marino Badiale (13) Movimento 5 Stelle (13) Stato Islamico (13) Virginia Raggi (13) Vladimiro Giacchè (13) acciaierie Terni (13) disoccupazione (13) finanziaria (13) umbria (13) Bersani (12) Brancaccio (12) Forum europeo 2015 (12) Legge di stabilità (12) Negri (12) Perugia (12) ambiente (12) catalogna (12) complottismo (12) decreto salva-banche (12) internazionalismo (12) piano B (12) scienza (12) sciopero (12) senso comune (12) terzo memorandum (12) 14 dicembre (11) AST (11) Alfredo D'Attorre (11) Enrico Grazzini (11) Gennaro Zezza (11) Putin (11) Reddito di cittadinanza (11) Sandokan (11) Turchia (11) antifascismo (11) comunismo (11) corruzione (11) de-globalizzazione (11) iniziative (11) keynesismo (11) lotta di classe (11) salari (11) sinistra Italiana (11) unione bancaria (11) Bagnai (10) Bruno Amoroso (10) Esm (10) Forum Internazionale Anti-Ue delle forze popolari e di sinistra (10) Hollande (10) Marco Passarella (10) Marco Zanni (10) OLTRE L'EURO (10) Ora (10) Panagiotis Lafazanis (10) Terni (10) Wilhelm Langthaler (10) cattiva scuola (10) cosmopolitismo (10) decrescita (10) golpe (10) presidenzialismo (10) tasse (10) ANTARSYA-M.A.R.S. (9) Algeria (9) Alitalia all'Italia (9) Art. 18 (9) Bernie Sanders (9) Campagna eurostop (9) Costas Lapavitsas (9) D'alema (9) Daniela Di Marco (9) De Magistris (9) Def (9) Dicotomia (9) Fmi (9) Jean-Luc Mélenchon (9) Paolo Ferrero (9) Portogallo (9) Risorgimento Socialista (9) Stefano D'Andrea (9) Terza Repubblica (9) ThyssenKrupp (9) Von Hayek (9) analisi politica (9) bail-in (9) chiesa (9) cultura (9) diritti civili (9) europeismo (9) internet (9) islanda (9) istruzione (9) nucleare (9) ordoliberismo (9) povertà (9) sindacalismo di base (9) Abu Bakr al-Baghdadi (8) CGIL (8) Corte costituzionale (8) DOPO IL 4 DICEMBRE (8) Diritti Sociali (8) Draghi (8) Erdogan (8) Forconi (8) Goracci (8) II assemblea della CLN (1-3 settembre) (8) Ilva (8) Ingroia (8) Mirafiori (8) Quirinale (8) Salvini (8) Wolfgang Schaeuble (8) Yanis Varoufakys (8) appello (8) deficit (8) diritto (8) elezioni anticapte (8) elezioni anticipate (8) elezioni anticipate 2017 (8) elezioni siciliane (8) grexit (8) indipendenza (8) lira (8) manifestazione 25 marzo 2017 (8) marxisti dell'Illinois (8) media (8) nazionalismo (8) nuovo movimento politico (8) privatizzazioni (8) seminario programmatico 12-13 dicembre 2015 (8) svalutazione (8) unità anticapitalista (8) Alternative für Deutschland (7) Argentina (7) Articolo 18 (7) Fausto Bertinotti (7) ISIL (7) Inigo Errejón (7) Landini (7) MMT. Barnard (7) Maurizio Landini (7) Me-Mmt (7) Michele Berti (7) Movimento pastori sardi (7) Nuit Debout (7) Paolo Barnard (7) Papa Francesco (7) Samuele Mazzolini (7) Sapir (7) Ttip (7) anarchismo (7) borsa (7) casa pound (7) classi sociali (7) confederazione (7) cosmo-internazionalismo (7) derivati (7) destra non euro (7) eurocrack (7) incontri (7) nazismo (7) necrologi (7) proteste (7) rivoluzione civile (7) taranto (7) trasporto pubblico (7) Alessandro Visalli (6) Ars (6) Banca centrale europea (6) Bottega partigiana (6) CUB (6) Casaleggio (6) Contropiano (6) Dino Greco (6) Eugenio Scalfari (6) Franz Altomare (6) Frédéric Lordon (6) Gaza (6) George Soros (6) Gran Bretagna (6) M.AR.S. (6) Massimo Bontempelli (6) No Renzi Day (6) Noi con Salvini (6) ORA! (6) Oskar Lafontaine (6) Paolo Savona (6) Pil italiano (6) Pisapia (6) REDDITO MINIMO UNIVERSALE (6) Sergio Mattarella (6) assemblea nazionale 2-3 luglio 2016 (6) beni comuni (6) bipolarismo (6) debitocrazia (6) fisco (6) governo Gentiloni (6) incontro internazionale (6) inflazione (6) liberosambismo (6) magistratura (6) manifestazione (6) no tav (6) no-Ttip (6) nuovo soggetto politico (6) questione nazionale (6) tecnologie (6) terremoto (6) trasporto aereo (6) uber (6) utero in affitto (6) vaccini (6) Alberto Negri (5) Anguita (5) Assad (5) CETA (COMPREHENSIVE ECONOMIC AND TRADE AGREEMENT) (5) Dario Guarascio (5) Domenico Moro (5) Ferdinando Pastore (5) Finlandia (5) Foligno (5) Forza Italia (5) Franco Bartolomei (5) Fratelli d'Italia (5) Genova (5) Giancarlo D'Andrea (5) Giuseppe Angiuli (5) HAMAS (5) Hilary Clinton (5) Il popolo de i Forconi (5) Kirchner (5) Lenin (5) Maduro (5) Nino galloni (5) No Monti Day (5) No debito (5) Npl (5) Parigi (5) Pcl (5) Polonia (5) Rete dei Comunisti (5) Riccardo Achilli (5) Romano Prodi (5) Sandro Arcais (5) Sharing Economy (5) Stathis Kouvelakis (5) Stato (5) TTIP (TRANSATLANTIC TRADE AND INVESTMENT PARTNERSHIP) (5) Target 2 (5) Val di Susa (5) Wolfgang Munchau (5) afghanistan (5) alleanze (5) automazione (5) banche popolari (5) califfato (5) camusso (5) cuba (5) debitori (5) di Pietro (5) elezioni regionali 2015 (5) elezioni. Lega (5) ideologia (5) jihadismo (5) la variante populista (5) laicismo (5) liberalismo (5) migranti (5) pomigliano (5) populismo democratico (5) rifugiati politici (5) rivolta (5) salvinismo (5) suicidi (5) suicidi economici (5) tremonti (5) ALBA (4) Alessandro Di Battista (4) Altiero Spinelli (4) Andrea Ricci (4) Anna Falcone (4) Aurelio Fabiani (4) Brigate sovraniste (4) CSNR (4) Carl Schmitt (4) Cesaratto (4) Charlie Hebdo (4) Chiavacci Alessandro (4) Città della Pieve (4) Claudio Borghi (4) Claudio Martini (4) Comitato per il No nel referendum sulla legge costituzionale Renzi- Boschi (4) Consiglio nazionale ORA! (4) Coordinamento per la Democrazia Costituzionale (4) Corea del Nord (4) Cub Trasporti (4) Danilo Calvani (4) Danilo Zolo (4) Diego Melegari (4) Dimitris Mitropoulos (4) Federalismo (4) Flat tax (4) France Insoumise (4) Franco Busalacchi (4) Frente civico (4) Giulio Regeni (4) Imu (4) Jacques Nikonoff (4) Jeremy Corbyn (4) Joseph Stiglitz (4) Julio Anguita (4) Kke (4) L'Altra Europa con Tsipras (4) Lafontaine (4) Laura Boldrini (4) Luca Massimo Climati (4) Luciano Gallino (4) Luciano Vasapollo (4) Lucio Chiavegato (4) Luigi Ferrajoli (4) Lupo (4) Marcello Teti (4) Militant-blog (4) Morgan Stanley (4) Mosul (4) Oscar Lafontaine (4) Piattaforma di sinistra (4) Piero Bernocchi (4) Prodi (4) ROSSA (4) Rajoy (4) Sefano Rodotà (4) Slavoj Žižek (4) Stato d'emergenza (4) Teoria Monetaria Moderna (4) Titoli di stato (4) Trump (4) Tyssenkrupp (4) USB (4) Varoufakis (4) Vladimiro Giacché (4) Xi Jinping (4) al-Sisi (4) anarchici (4) arancioni (4) autodeterminazione dei popoli (4) brasile (4) carceri (4) cinema (4) cipro (4) coalizione sociale (4) crisi bancaria (4) cristianismo (4) demografia (4) diritti di cittadinanza (4) donna (4) elezioni comunali 2017 (4) elezioni siciliane 2012 (4) facebook (4) filo rosso (4) fratelli musulmani (4) giovani (4) governo (4) il manifesto (4) il pedante (4) irisbus (4) ius soli (4) legge di stabilità 2017 (4) massimo fini (4) parti de gauche (4) patrimoniale (4) pensioni (4) porcellum (4) presidente della repubblica (4) protezionismo (4) risparmio (4) sociologia (4) spending review (4) spesa pubblica (4) tecnoscienza (4) transizione al socialismo (4) truffa bancaria (4) wikidemocrazia (4) 19 ottobre (3) Africa (3) Alavanos (3) Alfiero Grandi (3) America latina (3) Associazione Riconquistare la Sovranità (3) Atene 26-28 giugno (3) Aventino (3) BRIM (3) Barbara Spinelli (3) Bergoglio (3) Bernd Lucke (3) Bin Laden (3) Candidatura d’Unitat Popular (CUP) (3) Ciudadanos (3) Comitato No Debito (3) Coordinamento Democrazia Costituzionale (3) Coordinamento dei Comitati per il NO-Umbria (3) Coordinamento no E45 autostrada (3) Davide Serra (3) Dieudonné M'bala M'bala (3) Eleonora Forenza (3) Emanuele Severino (3) Eos (3) Ernest Vardanean (3) Fabrizio Tringali (3) Felice Floris (3) Filippo Abbate (3) Francesco Salistrari (3) Fronte Sovranista Italiano (3) GIAPPONE (3) Gianni Ferrara (3) Giorgia Meloni (3) Giorgio Lunghini (3) Giuliana Nerla (3) Giuliano Pisapia (3) Giulietto Chiesa (3) Giuseppe Pelazza (3) Goofynomics (3) Gramsci (3) HELICOPTER MONEY (3) ISTAT (3) Incontro di Roma (3) JP Morgan (3) Jens Weidmann (3) Karl Polany (3) Leonardo Mazzzei (3) Lista Tsipras (3) Luca Ricolfi (3) Luciano Canfora (3) Macron (3) Magdi Allam (3) Manolo Monero Pérez (3) Marco Mainardi (3) Martin Heidegger (3) Marx (3) Marxista dell'Illinois n.2 (3) Massimo De Santi (3) Maurizio Fratta (3) Maurizio del Grippo (3) Milton Friedmann (3) Moldavia (3) Napoli (3) Nigel Farage (3) No e-45 autostrada (3) Noi Mediterranei (3) Noi sicialiani con Busalacchi (3) ONU (3) Olanda (3) Panagiotis Sotiris (3) Paolo Gerbaudo (3) Pardem (3) Partito tedesco (3) Patrizia Badii (3) Pedro Montes (3) Poroshenko (3) Rodoflo Monacelli (3) Ruggero Arenella (3) Salento (3) Sarkozy (3) Sergio Starace (3) Six Pack (3) Stato di Polizia (3) Ungheria (3) Ungheria. jobbink (3) Ventotene (3) Viareggio (3) Viktor Orban (3) Yemen (3) agricoltura (3) al-Nusra (3) alba dorata (3) bankitalia (3) bollettino medico (3) confindustria (3) crediti deteriorati (3) cristianesimo (3) deflazione (3) deflazione salariale (3) diritto d'asilo politico (3) diritto di cittadinanza (3) dollaro (3) donne (3) economia sociale di mercato (3) elezioni 2017 (3) fascismo (3) il fatto quotidiano (3) indignati (3) insegnanti (3) internazionale azione (3) irlanda (3) italia (3) legge di stabilità 2015 (3) legge truffa (3) maternità surrogata (3) mattarellum (3) mediterraneo (3) mezzogiorno (3) minijobs. Germania (3) moneta fiscale (3) negazionismo (3) noE-45 autostrada (3) occidente (3) oligarchia (3) partito (3) primarie (3) ratzinger (3) riforma del senato (3) risorgimento (3) sanità (3) sardegna (3) saviano (3) seminario (3) senato (3) socialdemocrazia (3) sovrapproduzione (3) statizzazione banche (3) takfir (3) tassisti (3) trattati europei (3) università (3) violenza (3) wikileaks (3) xylella (3) 11 settembre (2) 12 aprile (2) 25 aprile 2017 (2) 27 ottobre 2012 (2) A/simmetrie (2) ALDE (2) Ada Colau (2) Agenda Monti (2) Albert Einstein (2) Alberto Benzoni (2) Alberto Montero (2) Aldo Zanchetta (2) Amando Siri (2) Angelo Panebianco (2) Angelo Salento (2) Antonello Ciccozzi (2) Antonello Cresti (2) Antonio Amoroso (2) Antonio Rinaldi (2) Arditi del Popolo (2) Atlante (2) Baath (2) Bahrain (2) Banca (2) Bandiera rossa in movimento (2) Berretti Rossi (2) Bilderberg (2) Black Lives Matter (2) Borotba (2) Brushwood (2) CISL (2) Carc (2) Carlo Romagnoli (2) Cernobbio (2) Cerveteri Libera (2) Cgia Mestre (2) Cia (2) Cile (2) Cirimnnà (2) Civati (2) Comitato antifascista russo-ucraiono (2) Coordinamento europeo della Sinistra contro l’euro (2) De Bortoli (2) Der Spiegel (2) Die Linke (2) Diem25 (2) Diosdado Toledano (2) Don Giancarlo Formenton (2) EReNSEP (2) Edoardo Biancalana (2) Ego della Rete (2) Ernesto Galli Della Loggia (2) F.List (2) Fausto Sorini (2) Federico Fubini (2) Fidel Castro (2) Fidesz (2) Filippo Gallinella (2) Fiumicino (2) Forum Internazionale antiEU delle forze popolari (2) Francesco Giavazzi (2) Francesco Maria Toscano (2) Francesco Piobbichi (2) Franco Russo (2) Fratoianni (2) Frosinone (2) Fulvio Grimaldi (2) Futuro al lavoro (2) Gentiloni (2) Giada Boncompagni (2) Giancarlo Cancelleri (2) Giuliano Amato (2) Giulio Sapelli (2) Giuseppe Mazzini (2) Giuseppe Palma (2) Goldman Sachs (2) Grottaminarda (2) Guido Viale (2) Hartz IV (2) Hegel (2) Hitler (2) Incontro di Madrid 19/21 febbraio 2016 (2) Iniciativa za Demokratični Socializem (2) Iniziativa per il socialismo democratico (2) Italexit (2) Italia Ribelle e Sovrana (2) Iugend Rettet (2) Iugoslavia (2) Javier Couso Permuy (2) Juan Carlos Monedero (2) Jugoslavia (2) Juncker (2) Kalergy (2) Ken Loach (2) Kostas Lapavitsas (2) Legge di Bilancio (2) Lelio Basso (2) Lelio Demichelis (2) Loretta Napoleoni (2) Ltro (2) Luigi De Magistris (2) MES (2) MPL (2) Maastricht (2) Mali (2) Manolis Glezos (2) Marchionne (2) Maria Elena Boschi (2) Maria Rita Lorenzetti (2) Mario Volpi (2) Marocco (2) Massimo PIvetti (2) Michele fabiani (2) Morya Longo (2) Movimento Politico d'Emancipazione Popolare (2) Mussari (2) NO TAP (2) Nadia Garbellini (2) Netanyahu (2) Oriana Fallaci (2) Palermo (2) Paola De Pin (2) Paolo Becchi (2) Paolo Maddalena (2) Papa (2) Papa Bergoglio (2) Patto di Stabilità e Crescita (2) Paul Krugman (2) Paul Mason (2) Pci (2) PdCI (2) Pdl (2) Pier Paolo Dal Monte (2) Pippo Civati (2) Pkk (2) Preve (2) Raffaele Alberto Ventura (2) Reddito di inclusione sociale (2) Riccardo Bellofiore (2) Riccardo Ruggeri (2) Rosanna Spadini (2) Rozzano (2) SPD (2) STX (2) Salistrari (2) Scenari Economici (2) Schumpeter (2) Scilipoti (2) Scozia (2) Seconda Assemblea CLN (2) Sergio Bellavita (2) Sergio Cararo (2) Sergio Cofferati (2) Shale gas (2) Simone Di Stefano (2) Slovenia (2) Stato penale (2) Stavros Mavroudeas (2) Stiglitz (2) TAP (2) Tasi (2) Tasos Koronakis (2) Terzo Forum (2) Thissen (2) Thomas Fazi (2) Thomas Piketty (2) Tiziana Ciprini (2) Tltro (2) Tomaso Montanari (2) Toni negri (2) Tor Sapienza (2) Torino (2) Transatlantic Trade and Investment Partnership (2) Transnistria (2) Trilateral (2) UIL (2) UKIP (2) Ugo Arrigo (2) Umberto Eco (2) Valerio Bruschini (2) Visco (2) Xarxa Socialisme 21 (2) Zagrebelsy (2) Zoe Constantopoulou (2) accordo del 20 febbraio (2) accordo sul nucleare (2) al Serraj (2) al-Durri (2) al-qaeda (2) alawismo (2) austria (2) banche venete (2) blocco sociale (2) bontempelli (2) burkini (2) califfaato (2) calunnia (2) casa (2) cobas (2) comitato di Perugia (2) composizione di classe (2) curdi (2) decreto vaccini (2) deregulation (2) divorzio banca d'Italia Tesoro (2) domenico gallo (2) due euro (2) elezioni comunali 2015 (2) enel (2) energia (2) ennahda (2) expo (2) export (2) fecondazione eterologa (2) fincantieri (2) fine del lavoro (2) forza nuova (2) frontiere (2) gennaro Migliore (2) governicchio (2) guerra di civiltà (2) indignatos (2) industria italiana (2) informatica (2) intimperialismo (2) isu sanguinis (2) legge del valore (2) libertà di pensiero (2) marina silva (2) mercantislismo (2) no expo (2) olocausto (2) paolo vinti (2) patto del Nazareno (2) patto grecia-israele (2) patto politico (2) petrolio (2) poste (2) poste italiane (2) precarietà (2) proporzionale (2) proteste agricoltori (2) razionalismo (2) reddito di base (2) riformismo (2) sanità. spending review (2) scissione pd (2) serbia (2) shador (2) shoa (2) sinistra anticapitalista (2) sinistra critica (2) sme (2) social media (2) società (2) sovranità e costituzione (2) stagnazione secolare (2) stop or-me (2) tasso di cambio (2) tecnica (2) terzo polo (2) tv (2) unioni civili (2) uniti e diversi (2) vincolo di mandato (2) vota NO (2) "cosa rossa" (1) 101 Dalmata. il più grande successo dell'euro (1) 11-12 gennaio 2014 (1) 14 novembre (1) 17 aprile (1) 1961 (1) 20-24 agosto 2014 (1) 25 aprile 2014 (1) 25 aprile 2015 (1) 28 marzo 2014 (1) 31 marzo a Milano (1) 6 gennaioMovimento Popolare di Liberazione (1) 9 novembre 2013 (1) A. Barba (1) AL NIMR (1) Abd El Salam Ahmed El Danf (1) Achille Occhetto (1) Acqua pubblica (1) Adenauer (1) AirCrewCommittee (1) Alain Parguez (1) Alan Greenspan (1) Alan Johnson (1) Alba Libica (1) Albert Jeremiah Beveridge (1) Albert Reiterer (1) Albert Rivera (1) Alberto Alesina (1) Alberto Perino (1) Alcoa (1) Aldo Barba (1) Aldo Bronzo (1) Aleksey Mozgovoy (1) Alemanno (1) Aleppo (1) Alesina (1) Alessandro Chiavacci (1) Alessandro Mustillo (1) Alessandro Trinca (1) Alex Zanotelli (1) Alterfestival (1) Alternativa per la Germania (1) Alì Manzano (1) Amazon (1) Ambrogio Donini (1) Ambrose Evans Pritchard (1) Amedeo Argentiero (1) Amoroso (1) Andalusia (1) Anders Breivik (1) Andrew Brazhevsky (1) Angela Matteucci (1) Angelo di Carlo (1) Angus Deaton (1) Anis Amri (1) Anna Angelucci (1) Anna Lami (1) Anschluss (1) Antonella Stirati (1) Antonella Stocchi (1) Antonio De Gennaro (1) Antonio Gramsci (1) Antonio Guarino (1) Antonis Ragkousis (1) Antonis-Ragkousis (1) Apple (1) Arabia saudita (1) Arditi (1) Argo Secondari (1) Argyrios Argiris Panagopoulos (1) Arnaldo Otegi (1) Ars Longa (1) Art. 11 (1) Art.50 Trattato Lisbona (1) Articolo1 (1) Artini (1) Artuto Scotto (1) Ascheri (1) Atene (1) Athanasia Pliakogianni (1) Attali (1) Augusto Graziani (1) Australia (1) BDI (1) BORIS NEMTSOV (1) BRI (1) Banca d'Italia (1) Banca mondiale (1) Barcelona en comú (1) Bashar al-Assad (1) Basilicata (1) Bastasin (1) Battaglione Azov (1) Bcc (1) Belgio (1) Benigni (1) Benoît Hamon (1) Bernard-Henri Levy (1) Bielorussia (1) Bifo (1) Bilancio Ue (1) Bini Snaghi (1) Bisignani (1) Bismarck (1) Black Panthers (1) Bloco de Esquerda. (1) Boikp Borisov (1) Bolivia (1) Bolkestein (1) Bossi (1) Branko Milanovic (1) Brennero (1) Bretagna (1) Brigata kalimera (1) Brindisi (1) Bruderle (1) Bruno Steri (1) Bruno Vespa (1) Bulgaria (1) CCF (1) COMITATO OPERAI E CITTADINI PER L'AST (1) COSMOPOLITICA (1) Calabria (1) Cambiare si può (1) Cameron (1) Cammino per la libertà (1) Cancellieri (1) Carchedi (1) Carlo Candi (1) Carlo De Benedetti (1) Carlo Galli (1) Carmine Pinto (1) Casini (1) Cassazione (1) Cekia (1) Certificati di Credito Fiscale (1) Chantal Mouffe (1) Checchino Antonini (1) Checco (1) Chiaberge Riccardo (1) Chiara Appendino (1) Chisinau (1) Chișinău (1) Christoph Horstel (1) Circo Massimo (1) Cirinnà (1) Civitavecchia (1) Claudia Castangia (1) Claudio Maartini (1) Claus Offe (1) Colonialismo (1) Concita De Gregorio (1) Conferenza d'apertura (1) Consiglio europeo del 26-27 giugno 2014 (1) Coord (1) Corea del Sud (1) Corriere della sera (1) Cosenza (1) Crimea (1) Cristina Re (1) Cuperlo (1) Dagospia (1) Dan Glazebrook (1) Dani Rodrik (1) Daniele Manca (1) Danimarca (1) Dario Fo (1) Davide Bono (1) Davos (1) Debt Redemption Fund (1) Del Rio (1) Denis Mapelli (1) Dichiarazione universale dei diritti umani (1) Dimitris Christoulias (1) Dmitriy Kolesnik (1) Domenico Losurdo (1) Domenico Quirico (1) Domenico Rondoni (1) Dominique Strauss-Khan (1) Don Sturzo (1) Donald Tusk (1) Duda (1) ECO (1) EDWARD SNOWDEN (1) EPAM (1) Eco della rete (1) Eduard Limonov (1) Elctrolux (1) Eleonora Florenza (1) Elinor Ostrom (1) Emilia-Romagna (1) Emmanuel Mounier (1) Emmeffe (1) Enrico Rossi (1) Enrico padoan (1) Enzo Pennetta (1) Erasmo vecchio (1) Ernesto Laclau (1) Ernesto Pertini (1) Ernst Bloch (1) Eros Francescangeli (1) Etiopia (1) Ettore Gotti Tedeschi (1) Ettore Livini (1) Eugenio Scalgari (1) Eurasia (1) Eurispes (1) Europa a due velocità (1) European Quantitative-easing Intermediated Program (1) FF2 (1) Fabiani (1) Fabio Amato (1) Fabio Mini (1) Fabio Nobile (1) Fabio Petri (1) Fabriano (1) Fabrizio De Paoli (1) Fabrizio Rondolino (1) Falluja (1) Favia (1) Federal reserve (1) Federazione delle Industrie Tedesche (1) Federica Aluzzo (1) Federico Caffè (1) Federico II il Grande (1) Ferrero (1) Fertility Day (1) Filippo Nogarin (1) Filippo Santarelli (1) Fiorito (1) Florian Philippot (1) Folkebevægelsen mod EU (1) Foodora (1) Foro di Sao Paulo (1) Forum Ambrosetti (1) Forum Popoli Mediterranei (1) Forum di Assisi (1) Francesca Donato (1) Francesco Campanella (1) Francesco Cardinali (1) Francesco Garibaldo (1) Francesco Giuntoli (1) Francesco Lamantia (1) Francesco Lenzi (1) Franco Venturini (1) Frauke Petry (1) Freente Civico (1) Front de gauche (1) Fronte della gioventù comunista (1) Fuad Afane (1) Fukuyama (1) Fuori dall'euro (1) GMJ (1) Gabanelli (1) Gabriele Gesso (1) Gandhi (1) George Friedman (1) George Monbiot (1) Gesù (1) Gezi park (1) Giacomo Bracci (1) Giacomo Russo Spena (1) Giacomo Vaciago (1) Giacomo Zuccarini (1) Gig Economy (1) Gim cassano (1) Giordano Sivini (1) Giorgetti (1) Giorgio Gattei (1) Giovanna Vertova (1) Giovanni De Cristina (1) Giovanni Gentile (1) Giovanni Lo Porto (1) Giovanni Schiavon (1) Giovanni Tomei (1) Giovanni di Cristina (1) Giuliana Commisso (1) Giuliano Procacci (1) Giulio Ambrosetti (1) Giulio Girardi (1) Giulio Tremonnti (1) Giuseppe Altieri (1) Giuseppe Guarino (1) Giuseppe Travaglini (1) Giuseppe Turani (1) Giuseppe Zupo (1) Godley (1) Google (1) Grasso (1) Graziano Priotto (1) Guerra di liberazione algerina (1) Guglielmo Forges Davanzati (1) Guido Grossi (1) Guido Lutrario (1) HSBC (1) Haitam Manna (1) Haiti (1) Haver Analytics (1) Hawking (1) Heiner Flassbeck (1) Hezbollah (1) Hillary Clinton (1) Hjalmar Schacht (1) Huffington Post (1) INPS (1) IPHONE (1) IRiS (1) IS (1) Ida Magli (1) Ignazio Marino (1) Il tramonto dell'euro (1) Ilaria Lucaroni (1) Imposimato (1) Indesit (1) Indipendenza e Costituzione (1) Inge Höger (1) International Forum of Sovereign Wealth Funds (1) Intesa Sanpaolo (1) Istituto Italiano per gli Studi Filosofici (1) Italia Ribelle (1) Italia dei valori (1) J.Habermas (1) JAMES GALBRAITH (1) JOBS ACT(ING) IN ROME (1) Jacques Delors (1) Jacques Rancière (1) James Holmes (1) James K. Galbraith (1) James Petras (1) Jaroslaw Kaczynsk (1) Jean Claude Juncker (1) Jean-Claude Juncker (1) Jean-Claude Lévêque (1) Jean-Claude Michéa (1) Jean-Jacques Rousseau (1) Jean-Paul Fitoussi (1) Jeremy Rifkin (1) Jo Cox (1) John Laughland (1) John Locke (1) Jorge Alcazar Gonzalez (1) Joseph De Maistre (1) Joseph Shumpeter (1) Josephine Markmann (1) João Ferreira (1) Joël Perichaud (1) Jugend Rettet (1) Juha Sipila (1) Junge Welt (1) Junker (1) Kalecky (1) Kalergi (1) Kemi Seba (1) Kenneth Kang (1) Kiev (1) Kolesnik Dmitriy (1) Kostas Kostoupolos (1) Kostas-Kostopoulos (1) Kouachi (1) Kruhman (1) Ktragujevac (1) Kurdistan (1) Kyenge (1) L'Aquila (1) La Pira (1) La forte polarizzazione (1) La sinistra e la trappola dell'euro (1) La via maestra (1) La7 (1) Lagarde (1) Lapo Elkann (1) Lars Feld (1) Lasciateci fare (1) Leave (1) Lecce (1) Legge Acerbo (1) Legge Severino (1) Leonardo Coen (1) Leopolda (1) Lettera aperta ai movimenti sovranisti (1) LexitNetwork (1) Lia De Feo (1) Lidia Riboli (1) Lidia Undiemi (1) Lillo Massimiliano Musso. Leoluca Orlando (1) Lituana (1) Livorno (1) Logistica. Ikea (1) London Corrispondent Society (1) Lorenzin (1) Lorenzin Beatrice (1) Lorenzo Alfano (1) Lorenzo Del Savio (1) Lorenzo Dorato (1) Loris Caruso (1) Luca Pagni (1) Lucca (1) Lucia Annunziata (1) Lucia Morselli (1) Luciana Castellina (1) Luciano Violante (1) Lucio Magri (1) Lucio garofalo (1) Luigi De Giacomo (1) Luigi Nanni (1) Luigi Preiti (1) Luka Mesec (1) M. Pivetti (1) M5 (1) MH 17 flight paths (1) MNLA (1) Macchiavelli (1) Maida (1) Manuel Monereo (1) Manuel Montejo (1) Manuela Cadelli (1) Manuela Carmena (1) Marcello Barison (1) Marcello De Cecco (1) Marcello Minenna (1) Marcia Perugia-Assisi (1) Marco Bersani (1) Marco Carrai (1) Marco Di Steafno (1) Marco Ferrando (1) Marco Fortis (1) Marco Giannini (1) Marco Palombi (1) Marco Pannella (1) Marco Parma (1) Marco Revelli (1) Marco Rovelli (1) Marco Santopadre (1) Marcuse (1) Margarita Olivera (1) Maria Grazia Da Costa (1) Marina Calculli (1) Mario Tronti (1) Mark Rutte (1) Mark Zuckerberg (1) Martin Lutero (1) Martin Wolf (1) Marxista dell'Illinois n.1 (1) Massimiliano Panarari (1) Massimo Costa (1) Massimo D'Antoni (1) Massimo Villone (1) Matt O'Brien (1) Mattei (1) Matteo Mameli (1) Mauricio Macri (1) Maurizio Alfieri (1) Maurizio Franzini (1) Maurizio Leonardi (1) Maurizio Lupi (1) Maurizio Molinari (1) Maurizio Ricci (1) Maurizio Sgroi (1) Maurizio Zenezini (1) Maurizio zaffarano (1) Mauro Alboresi (1) Mauro Maltagliati (1) Mauro Pasquinelli (1) Mauro Volpi (1) Maximilian Forte (1) Me.Fo. (1) Melanchon (1) Meloni (1) Mentana (1) Meridionalisti Italiani (1) Merk (1) Merloni (1) Metallurgiche Forschungsgesellschaft (1) Micah Xavier Johnson (1) Michael Jacobs (1) Michael Ledeen (1) Michael Moore (1) Michele Ainis (1) Michele Ruggero (1) Michele Serra (1) Microsoft (1) Mihaly Kholtay (1) Milosevic (1) Milton Friedman (1) Mincuo (1) Ministero economia e finanza (1) Modern Money Theory (1) Monica Maggioni (1) Monicelli (1) Mont Pélerin Society (1) Montegiorgio in Movimento (1) Moshe Ya’alon (1) Movimento R(e)evoluzione (1) Movimento democratici e progressisti (1) Movimento di Liberazione Popolare (1) Movimiento 15-M (1) Mulatu Teshome Wirtu (1) Musk (1) Mélenchon (1) NIgeria (1) Nadia Valavani (1) Naji Al-Alì (1) Natale (1) Neda (1) Nepal (1) Nethanyahu (1) Nicaragua (1) Nicola Ferrigni (1) Nicolas Dupont-Aignan (1) Nicolò Bellanca (1) Nimr Baqr al-Nimr (1) No Fertility Day (1) Noam Chomsky (1) Noi sicialiano con Busalacchi (1) Norbert Hofer (1) Norberto Bobbio (1) Nord Africa (1) Norma Rangeri (1) OCSE (1) OLTRE L'EURO L'ALTERNATIVA C'È (1) OPEC (1) OXI (1) Olimpiadi (1) Olmo Dalcò (1) Omt (1) Onda d'Urto (1) Orietta Lunghi (1) P 101 (1) P-Carc (1) PCE (1) PCdI (1) POSSIBILE (1) PSUV (1) Pablo Stefanoni (1) Padre Pio (1) Paesi baschi (1) Pakistan (1) Palladium (1) Panagoitis Sotiris (1) Panos "Panagiotis" Kammenos (1) Paola Muraro (1) Paolo Ciofi (1) Paolo Giussani (1) Paolo Maria Filipazzi (1) Paolo dall'Oglio (1) Paremvasi (1) Partito Comunista Italiano (1) Partito Comunista d'Italia (1) Partito del Lavoro (1) Partito radicale (1) Pasolini (1) Pasquale Voza (1) Passos Coelho (1) Patto di stabilità (1) Paul De Grauwe (1) Perù (1) Pettirossi (1) Piano di eradicazione degli ulivi (1) Piano nazionale per la fertilità (1) Piemonte (1) Piepoli (1) Pier Paolo Pasolini (1) Pierfranco Pellizzetti (1) Piero Calamandrei (1) Piero Gobetti (1) Piero Ricca (1) Piero fassina (1) Piero valerio (1) Pierre Laurent (1) Pietro Attinasi (1) Pietro Ingrao (1) Pietro Nenni (1) Pil argentino (1) Pinna (1) Pino Corrias (1) Pino Prestigiacomo (1) Piotr Zygulski (1) Pisa (1) Pizzarotti (1) Pomezia (1) Porto Recanati (1) Postcapitalism (1) Presidenza della Repubblica (1) Profumo (1) Puglia (1) Quadrio Curzio Alberto (1) Quarto Polo (1) Quisling (1) RISCOSSA ITALIANA (1) ROSS@ Parma (1) Rachid Ghannoūshī (1) Raffaele Ascheri (1) Raffaele Marra (1) Raffaella Paita (1) Ramadi (1) Rapporto Werner (1) Ras Longa (1) Razem (1) Realfonzo (1) Regioni autonome (1) Remain (1) Renato Brunetta (1) Repubblica di Lugànsk (1) Rete Sostenibilità e Salute (1) Riccardo Terzi (1) Riccardo Tomassetti (1) Riscossa Italia (1) Rita Di Leo (1) Rizzo (1) Robert Mundell (1) Roberta Lombardi (1) Roberto D'Agostino (1) Roberto D'Alimonte (1) Roberto D'Orsi (1) Roberto Fico (1) Roberto Grienti (1) Roberto Marchesi (1) Roberto Martino (1) Roberto Musacchio (1) Roberto Palmerini (1) Roberto Santilli (1) Rohani (1) Roma 21 novembre 2015 (1) Romney (1) Rosario Crocetta (1) Rosarno (1) Rovereto (1) SENZA EURO(PA) (1) SI COBAS (1) SInistra popolare (1) Said Gafurov (1) Sakorafa (1) Salmond (1) Salonicco (1) Salvatore Biasco (1) Salvatore D'Albergo (1) Samaras (1) Samir Amin (1) Sandro Targetti (1) Schengen (1) Scottish National Party (1) Scuola austriaca (1) Scuola di Friburgo (1) Sebastiano Isaia (1) Serge Latouche (1) Sergeï Kirichuk (1) Sergio Bologna (1) Sergio Romano (1) Severgnini (1) Shaimaa (1) Shaimaa el-Sabbagh (1) Shakira (1) Sig­mar Gabriel (1) Silvana Sciarra (1) Slai Cobas (1) Solone (1) Sorrentino (1) Spoleto (1) Sraffa (1) Standard & Poor's (1) Stefania Giannini (1) Stefano Alì (1) Stefano Azzarà (1) Stefano Bartolini (1) Stefano Feltri (1) Stefano Lucarelli (1) Stefano Musacchio (1) Stefano Petrucciani (1) Stefano Zai (1) Steven Forti (1) Storace (1) Stratfor (1) Strikemeeting (1) Sudafrica (1) Susana Díaz (1) Svitlana Grugorciùk (1) Svizzera (1) TISA (TRADE IN SERVICES AGREEMENT) (1) TPcCSA (1) Tarek Aziz (1) Tariq Alì (1) Telecom (1) Tempa Rossa (1) Tfr (1) Thatcher (1) Theodoros Koudounas (1) Theresa Mai (1) Thomas Szmrzly (1) Thomas Zmrzly (1) Tito Boeri (1) Tiziana Drago (1) Tommaso Nencioni (1) Tonia Guerra (1) Topos Rosso (1) Toscana (1) Trichet (1) Tripoli (1) Tuareg (1) Two Pack (1) UGL (1) UPR (1) Udc (1) Ulrich Grillo (1) Unio (1) United Kingdom Indipendent Party (1) Utoya (1) VLADIMIR LAKEEV (1) Vagelis Karmiros (1) Vallonia (1) Vasilij Volga (1) Veltroni (1) Versilia (1) Vertice di Milano (1) Viale (1) Viktor Shapinov (1) Vilad Filat (1) Vincent Brousseau (1) Vincenzo Sparagna (1) Viscione (1) Vito Storniello (1) Vittorio Bertola (1) Vittorio Carlini (1) Vittorio da Rold (1) Von Mises (1) Vox Populi (1) W. Streeck (1) Walter Eucken (1) Walter Tocci (1) Warren Mosler (1) Washington Consensus (1) Wen Jiabao (1) Westfalia (1) Wilders (1) Wolkswagen (1) Wozniak (1) YPG (1) Ytzhac Yoram (1) Zalone (1) Zbigniew Brzezinski (1) Zedda Massimo (1) Zizek (1) Znet (1) Zolo (1) accise (1) adozioni (1) agricoltura biologica (1) al-Fatah (1) al-Ghwell (1) alba mediterranea (1) alberto garzon (1) alluvione (1) alt (1) amnistia (1) amore (1) andrea zunino (1) animalismo (1) antisemitismo (1) antropocene (1) antropologia (1) apocalisse (1) aree valutarie ottimali (1) arresti (1) askatasuna (1) assemblea di Roma del 4 luglio 2015 (1) assemblea nazionale del 22 e 23 ottobre (1) atac (1) ateismo (1) autogestione (1) ballarò (1) battisti (1) benessere (1) big five (1) bilancia dei pagamenti (1) black block (1) blocco costituzionale (1) blocco nero (1) bloomberg (1) bomba atomica (1) bonapartismo (1) brigantaggio (1) capitolazione (1) carlo Bonini (1) carlo Sibilia (1) carta dei principi (1) cassa depositi e prestiti (1) catastrofe italiana (1) catene di valore (1) cdp (1) censis (1) chiesa ortodossa (1) chokri belaid (1) clausole di salvaguardia (1) comitato per la salvaguardia dei numeri reali (1) commemorazione (1) comuni (1) comunicazione (1) confini (1) conflitto di interezzi (1) contestazione (1) controcorrente (1) convegno di Copenaghen (1) cretinate. (1) cybercombattenti (1) dabiq (1) david harvey (1) decalogo (1) decescita (1) decrescita felice (1) democratellum (1) democratiche e di sinistra (1) democrazia economica (1) denaro (1) deportazione economica (1) depressione (1) di Monica Di Sisto (1) dichiarazione di Roma (1) dimissioni (1) dimitris kazakis (1) diritti dei lavoratori (1) dissesto idrogeologico (1) dracma (1) economie di scala (1) economist (1) egolatria (1) enav (1) enrico Corradini (1) esercito (1) estremismo (1) eurexit (1) euroi (1) evasione fiscale (1) fabbriche (1) fallimenti (1) fascistizzazione della Lega (1) felicità (1) femen (1) femminicidio (1) finan (1) finaza (1) flessibilità (1) flussi elettorali 2016 (1) foibe (1) fondi avvoltoio (1) fondi immobiliari (1) fondi sovrani (1) freelancing (1) fuga dei capitali (1) gender (1) genere (1) giacobinismo (1) giornalismo (1) giusnaturalismo (1) gold standard (1) governabilità (1) grande coalizione (1) gravidanza (1) grazia (1) guerra valutaria (1) hedge funds (1) i più ricchi del mondo (1) il cappello pensatore (1) ilsimplicissimus (1) import (1) import-export (1) incendi (1) independent contractor (1) indignados (1) indipendeza e costituzione (1) individualismo (1) indulto (1) intervista (1) ius sanguinis (1) kafir (1) l (1) la grande bellezza (1) legalità (1) legge (1) legge Madia (1) legge antisciopero (1) legge di stabilità 2016 (1) leva (1) lex monetae (1) libano (1) libaralismo (1) libe (1) liberalizzazioni (1) liberazionne (1) linguaggio (1) liste civiche. (1) loi El Khomri (1) lotga di classe (1) luddismmo (1) lula (1) madre surrogata (1) mafiodotto (1) maghreb (1) maidan (1) malaysian AIRLINES (1) mandato imperativo (1) manifesto del Movimento Popolare di Liberazione (1) manlio dinucci (1) manovra (1) marchesi Antinori (1) marcia globale per Gerusalemme (1) massacri imperialisti (1) massimo bray (1) materialismo storico (1) matrimoni omosessuali (1) medicina (1) megalamania (1) memoria (1) mercato (1) militarismo (1) modello spagnolo (1) modello tedesco (1) monetarismo (1) nascite (1) nazion (1) nazional-liberismo (1) neokeynesismo (1) no vax (1) nobel (1) norvegia (1) numero chiuso (1) occupy wall street (1) omosessualità (1) ong (1) openpolis (1) operaismo (1) ore lavorate (1) osvaldo napoli (1) pacifismo (1) palmira (1) pareggio di bilancio (1) parlamento europeo (1) partite iva (1) partiti (1) partito democratico (1) peronismo (1) personalismo (1) piano Silletti (1) piano nazionale di prevenzione (1) piigs (1) politicamente corretto (1) polizia (1) popolo (1) post-operaismo (1) profughi (1) programma UIKP (1) progresso (1) questione femminile (1) questione meridionale (1) quinta internazionale (1) rai (1) rappresentanza (1) rete 28 Aprile (1) ricchezza (1) ride sharing (1) risparmio tradito (1) risve (1) riunioni regionali (1) rivoluzione socialista (1) robot killer (1) robotica (1) rossobrunismo (1) rublo (1) salafismo (1) salir del euro (1) sanzioni (1) scie chimiche (1) sciopero della fame (1) sciopero generale (1) seisàchtheia (1) sfruttamento (1) siderurgia (1) sindalismo di base (1) sinistra transgenica (1) smartphone (1) social forum (1) sondaggi (1) sondaggio demos (1) spionaggio (1) squatter (1) stadio (1) startup (1) statuto (1) sterlina (1) stress test (1) studenti (1) sud (1) supply-side economics (1) svimez (1) takfirismo (1) tango bond (1) tassiti (1) tempesta perfetta (1) teologia (1) terza fase (1) terzigno (1) terzo stato (1) tesaurizzazione (1) tortura (1) transgender (1) trappola della liquidità (1) trenitalia (1) trivelle (1) troll (1) uassiMario Monti (1) uberizzazione (1) ulivi (1) ultimatum (1) uscita da sinistra (1) vademecum (1) valute (1) vattimo (1) vertice di Roma (1) volkswagen (1) voucher (1) wahabismo (1) wahhabismo (1) web (1) yuan (1) zanotelli (1) zapaterismo (1)