FORUM EUROPEO, Assisi 20-24 agosto 2014

FORUM EUROPEO, Assisi 20-24 agosto 2014
per info e adesioni: forumeuropeo2014@virgilio.it

mercoledì 23 luglio 2014

E SE RENZI ANDASSE A SBATTERE? di Piemme

23 luglio. Renzi si sta forse impiccando con la sua stessa corda. Questa corda è simboleggiata dalla fretta con cui vuole scassare la Costituzione eliminando il Senato per farne, cesaristicamente, un organismo fantoccio. 

Poi vuole che sia approvata la nuova legge elettorale Italicum, che abbiamo definito peggiore della Legge Acerbo del novembre 1923 e che nell'aprile successivo consentì al Listone Mussolini una schiacciante vittoria. "Migliore" quella fascista perché: ove nessuna forza avesse superato il 25% nessuno avrebbe conquistato il premio di maggioranza i seggi sarebbero stati ripartiti proporzionalmente fra tutti; perché ammetteva il voto di preferenza; perché non c'erano sbarramenti espliciti; infine perché c'era un collegio unico nazionale e quindi un voto valeva un voto in qualsiasi zona del Paese.

Andando al succo: se il disegno concepito da Renzi e Berlusconi dovesse realizzarsi piomberemmo in una Repubblica segnata (1) dallo strapotere dell'Esecutivo e dove il legislativo sarebbe ostaggio del governo e (2) dal silenziamento delle forze d'opposizione, tanto più se davvero antagoniste.

Con lo sfrontato appoggio del golpista Napolitano l'Esecutivo Renzi vuole far approvare il Ddl costituzionale di riforma del Senato e del Titolo V entro l'8 agosto. Problema: ci sono la bellezza di 7.850 emendamenti. Per cui è stato imposto al Senato che da lunedì prossimo le sedute si terranno dalle ore 9 alle 24, compresi sabato e domenica. 

La sfrontatezza di questo atto d'imperio la dice lunga su quel che rischia Renzi. Stefano Folli su Il Sole 24 Ore dichiara giustamente che ove l'ostruzionismo delle opposizioni riuscisse a bloccare il suo schiacciasassi, Renzi subirebbe "una sconfitta memorabile".

Renzi lo sa, per questo minaccia di "mandare tutti a casa" ricorrendo al voto anticipato con liste confezionate, ciò malgrado si voti con la legge elettorale venuta fuori dalla sentenza della Corte costituzionale ("Consultellum") che rischia di prolungare l'anarchia politica e istituzionale.

Come mai tanta sicumera? Perché mai lo spaccone fiorentino è tanto sicuro di spuntarla? "Perché i tacchini non amano il Natale", si afferma. Dove i tacchini sono la grande maggioranza degli attuali parlamentari i quali, sapendo che non saranno rieletti, alla fine, pur di difendere i loro privilegi, non faranno morire in anticipo la Legislatura.

Quest'elemento c'è, ma non è detto che risulti quello principale. Se si considera la dimensione dell'offensiva Renziana vien fuori che lo scontro politico è davvero dirimente e difficilmente componibile. Quest'offensiva è anzitutto interna al Partito democratico: Renzi vuole il controllo pieno del partito sbarazzandosi finalmente dei suoi avversari. L'offensiva è poi rivolta verso le Camere, che non gli sono obbedienti e per questo vuole un repulisti. La terza posta in palio dell'offensiva è il più profondo mutamento in senso autoritario dell'ordinamento istituzionale dalla nascita della repubblica. 


I sondaggi dicono a Renzi che la sua popolarità è alta. Una popolarità fragile, che potrebbe scendere in picchiata a causa della disastrosa situazione economica. Con un Pil oscillante attorno allo zero e un debito pubblico cresciuto di 100 miliardi nei primi cinque mesi dell'anno, con i conti sballati, la "manovra" lacrime e sangue da 25 e passa miliardi diventa inevitabile. Paralisi istituzionale più palude economica potrebbero quindi spingere Renzi a portare il Paese alle urne prima che la "luna di miele" con gli italiani evapori.... 
A novembre si vota per il rinnovo del Consiglio regionale dell'Emilia-Romagna.

In Italia non si sa mai, certi inciuci potrebbero partorire accordi anche all'ultimo secondo. Come andrà a finire lo vedremo la sera dell'8 agosto.

La situazione si fa, o meglio resta, interessante.

Aveva visto giusto Leonardo Mazzei quando, il 30 maggio scorso, subito dopo le elezioni europee, di contro a certi impressionisti che vaticinavano del prossimo "ventennio renziano", parlava invece di "Resistibile ascesa di Matteo Renzi".

Vero è che i tacchini non amano il Natale, ma... anche i tacchini s'incazzano, e potrebbero, messi davanti al rischio di lasciarci le penne, trascinare il loro carnefice in un olocausto collettivo.

Fosse così verrebbe da dire: Viva i tacchini! Viva la Casta che conduce Renzi all'autorottamazione.



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GAZA VIVRÀ! Manifestazione a Perugia

23 luglio. Riceviamo e pubblichiamo da Marcia della Dignità

Perugia non ha mai fatto mancare la sua solidarietà alla causa palestinese, soprattutto quando Israele sferra i suoi attacchi.
Saremo in tanti a manifestare la nostra indignazione contro il genocidio in atto a Gaza.

- Conferenza stampa dei promotori, giovedì 24 luglio h. 12:00, presso la Consulta degli Immigrati, via Imbriani 2, Perugia
- Corteo di solidarietà, sabato 26 luglio, h. 17:30, Piazza della Repubblica, Perugia

IL TESTO DELL'APPELLO

«Dopo 10 giorni di martellanti bombardamenti, nella notte tra il 17 e il 18 luglio, l’esercito israeliano, ancora una volta in aperta violazione del diritto internazionale, ha dato il via all’invasione della Striscia di Gaza.

E’ così che Gaza, un lager a cielo aperto visto l’assedio a cui è sottoposta dal 2006, è stata trasformata in un inferno.

Il numero dei morti palestinesi è salito a 500, oltre 3.000 i feriti, la maggior parte civili innocenti, tra cui bambini, donne e anziani inermi. Il numero delle vittime è destinato a crescere.

Occorre fermare questo massacro disumano.

Noi condanniamo con fermezza l’aggressione israeliana e, per obbligo morale, siamo solidali con le vittime palestinesi. Chiediamo a gran voce
- l'immediato cessate il fuoco;
- la fine dell'assedio di Gaza, e l'apertura dei valichi per portare viveri e medicinali alla popolazione martoriata;
- la liberazione dei prigionieri politici palestinesi;
- che il governo italiano e l'Unione europea si adoperino in prima persona affinché Israele cessi immediatamente l'aggressione;
- che la comunità internazionale fornisca immediatamente gli indispensabili aiuti umanitari per i cittadini di Gaza;
- il diritto del popolo palestinese all'autodeterminazione».

I promotori:

Cittadini umbri con la Palestina, Comunità palestinese di Perugia, Comunità araba di Perugia, comunità islamiche di Perugia e dell’Umbria. 

Per informazioni e adesioni:

Centro Islamico Culturale Perugia Umbria (C.I.C.P.U.) 338.6914575
Daniela Di Marco (Marcia della Dignità) 339.2071977

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lunedì 21 luglio 2014

C'È DEL MARCIO... SUI CIELI DELL'UCRAINA di Leonardo Mazzei

21 luglio. Intanto imperversa la campagna anti-russa

D’accordo, 298 morti sono tanti. Ma non c’è paragone tra il rilievo mediatico che questa notizia ha avuto ed il precedente silenzio sulla guerra civile in corso nell’Ucraina orientale. Eppure, nelle settimane scorse, lo stesso governo di Kiev si è più volte vantato di aver ucciso, in una sola giornata, anche 300 ribelli.

Ora, noi non possiamo sapere chi abbia davvero abbattuto l’aereo malese, ma alcune considerazioni di carattere generale vanno comunque fatte.
1. L’albero e la foresta. 
E’ davvero disonesto focalizzare tutta l’attenzione su questo pur gravissimo episodio, senza spendere una parola sulla repressione messa in atto dal governo di estrema destra, presieduto da Poroshenko. Un governo che non solo nega il diritto all’autodeterminazione delle popolazioni del Donbass, ma che ricorre senza problemi al bombardamento aereo sulle città ribelli. Zone in cui si combatte: si bombarda dal cielo e ci si difende con la contraerea. E’ davvero così strano che un aereo civile venga coinvolto in una situazione come questa? Non c’è forse una responsabilità delle compagnie aeree e della Iata (Organizzazione internazionale del trasporto aereo)?

2. Due ipotesi, ma di diversa gravità. 
Se veramente l’aereo è stato abbattuto da un razzo ci sono soltanto due ipotesi: o sono stati i combattenti della Repubblica popolare del Donetsk o sono state le forze armate di Kiev. Nel primo caso si tratterebbe di un errore – gli americani lo definirebbero un “effetto collaterale” delle loro mirabilissime e democraticissime imprese militari. Nel secondo di un attacco deliberato, una classica provocazione per addossare la colpa ai ribelli, alimentare la campagna anti-russa, favorire un intervento più diretto della Nato, inasprire le sanzioni contro Mosca. Ad ogni modo, se a fare fuoco sono stati i miliziani del Donbass, essi sarebbero responsabili di un tragico errore, non certo di una deliberata azione “terroristica” come invece ci si affanna a dimostrare nelle redazioni dei media occidentali. Ben più gravi, nel caso, le responsabilità di Kiev. E’ questa una possibilità da escludere? Prima di rispondere sì, fermiamoci a riflettere un attimo sulla natura criminale del governo ucraino. Prendiamo per esempio questa recente (10 luglio) dichiarazione di  Poroshenko: «Per ciascuna morte di un militare ucraino, i militanti filorussi pagheranno con decine o centinaia dei loro». Non vi fa venire in mente niente?
3. L’assurda via “giudiziaria” alla verità. Come in tutte le vicende umane è giusto che ci si preoccupi di accertare la verità, ma chi deve e chi può farlo? Su questo punto capita di leggere le cose più assurde. Ne è un esempio questo titolo del Corriere della Sera di oggi: «Ucraina, mitra puntati contro gli investigatori. Così sono sparite le prove sull’aereo». L’assurdità non sta solo nel fatto di voler far passare come neutrali “investigatori” i 28 osservatori dell’OSCE presenti in zona, non sta solo in un’accusa (la scomparsa delle prove) che certo non può essere dimostrata. Essa sta soprattutto nel ragionare come se ci si trovasse sul luogo di un ordinario delitto, dove ad un certo punto arrivano gli inquirenti a disporre un “fermi tutti, che arrivano quelli del Ris”. Nossignori, non funziona così. Qui siamo in un contesto di guerra – quella guerra che i media occidentali hanno occultato per settimane – e pretendere di applicarvi la via “giudiziaria” alla verità è soltanto ridicolo.

Forse la migliore rappresentazione di quale sia il problema, viene da Vagelis Karmiros che ha raccolto tutti i recenti percorsi di volo MH-17, come tracciato da FlightAware e mostra che, mentre tutti e dieci i percorsi più recenti passano tranquillamente a sud della regione di Donetsk, e attraversano la zona sopra il Mare di Azov, è stato solo il tragico volo di oggi che è passato dritto sopra Donetsk. 
4. La campagna anti-russa. 
In Russia non c’è più il comunismo. E per la verità neppure lo zar, che comunque giusto un secolo fa era un caro alleato delle “democrazie” occidentali. Ma la Russia è la Russia ed in qualche modo va odiata. Quando ne scrivono, i nostri pennivendoli sono del tutto speculari a certi “comunisti” da operetta che ancora confondono Putin con Lenin. Ma lasciamo perdere. Il fatto è che la campagna anti-russa che si è scatenata non promette niente di buono, e non ci sarebbe da sorprendersi se tra poco sbucherà fuori qualche fanatico alla Oriana Fallaci. Intanto vediamo all’opera i “giornalisti” embedded che rilanciano le veline della Cia e del Dipartimento di Stato americano. Prendiamo, sempre sulCorsera di oggi, il solito Guido Olimpio. Sotto il titolo: «Spie e generali, il “chi è” dei separatisti», Olimpio, individua cinque figure: il politico (Alexander Borodai), il generale (Igor Sergun), il tiratore (Igor Girkin), il becchino (Igor Bezler) e il cosacco (Nicolay Kozitsin). Niente da dire sul primo, che è il leader della Repubblica popolare del Donetsk. Molto da dire sul secondo, che è un russo e non propriamente uno qualsiasi, trattandosi del capo del GRU, il servizio segreto militare russo. In quanto alle figure del tiratore (un altro ufficiale del GRU), delbecchino e del cosacco, ognuno può giudicare quanta malafede ci sia in queste rappresentazioni di un’autentica resistenza popolare come quella che ha preso vita nell’Ucraina orientale. Ma su questo – agente poco coperto Guido Olimpio a parte – poco si trova sulla stampa occidentale, nulla su quella italiana.
5. Due pesi e due misure sulle vittime civili. 
Ora qualcuno protesterà, perché in fondo le vittime dell’aereo malese erano civili innocenti. Certo che lo erano. E qual era invece la colpa dei civili sterminati a Gaza? Eppure deve esserci, perché nessuno, nell’occidente che conta, ha condannato Israele. Solo oggi, almeno 70 civili palestinesi sono morti sotto il bombardamento sionista nel quartiere  di Shajaya, avvenuto non certo per un errore.
6. Il controllo sull’informazione. C’è un’altra leggenda in circolazione, quella secondo cui i media russi sono controllati da Putin (vero), mentre quelli occidentali sarebbero liberi per definizione (totalmente falso). E’ notizia di oggi che due giornalisti della Cnn e della Nbc, inviati in Medio Oriente, sono stati trasferiti per punizione per un identico motivo: l’aver detto su Twitter e Facebook quel che evidentemente non potevano dire in video. Significativo in particolare il twit di Diana Magnay (Cnn): «Gli israeliani sulla collina di Sderot esultano mentre le bombe piombano su Gaza, e minacciano di distruggere la nostra auto se dico una cosa sbagliata. Feccia». Non si può dire. Neppure fuori onda. Trasferita e sostituita con effetto immediato.
C’è una conclusione che può racchiudere il senso di queste considerazioni sui fatti di questi giorni? Sì, una c’è di sicuro, ed è che l’occidente - la sua politica, la sua cultura, la sua informazione - ci fa sempre più schifo. E dire schifo è probabilmente ancora troppo poco.

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domenica 20 luglio 2014

ARGENTINA: DEFAULT E "FONDI AVVOLTOIO" di Margarita Olivera*

20 luglio. Un mese fa pubblicavamo un articolo dal titolo Viva l'Argentina, in cui spiegavamo quanto grave e scandalosa fosse la sentenza con cui la Corte suprema USA dava ragione ai pescecani della finanza predatoria. Volentieri pubblichiamo questo intervento di approfondimento dell'economista Margarita Olivera.




Si parla molto in questi giorni della situazione argentina e del potenziale nuovo default a cui andrebbe incontro dopo la decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti di confermare la sentenza del 2012 del giudice Thomas Griesa di pagare il 100 per cento a un gruppo di hedge funds speculativi che non sono entrati nelle ristrutturazioni del debito estero del 2005 e del 2010. Nell’opinione della sottoscritta si tratta di una decisione più che altro politica. Cominciamo dall’inizio.

L’Argentina negli anni novanta inseguì le politiche neoliberiste del Washington Consensus, suggerite dal Fondo Monetario Internazionale e altri organismi multilaterali, che la portarono alla forte crisi del 2001-2002. In particolare, per sostenere la parità con il dollaro, in un contesto di tasso di cambio favorevole alle importazioni, liberalizzazione commerciale e dei movimenti di capitale, e riduzione del ruolo dello stato, l’unica via fu il forte indebitamento con l’estero, fino ad arrivare a tassi d’interessi usurari. Questo portò non solo a una crescita del debito estero pari al 145 per cento del Pil, ma anche a un processo di de-industrializzazione e forte disoccupazione. Alla fine tutto scoppiò nel 2001-2002 e nel mezzo della crisi si decise il default del debito estero che era pari a 144 miliardi di dollari.
Dal 2003-2004 incomincia la ripresa dell’economia, con un giro di 180 gradi nella politica economica. Nel 2004-2005 il governo di Nestor Kirchner iniziò la prima ristrutturazione del debito, offrendo diversi bond per rimpiazzare quelli in default. Questi nuovi bond contemplavano un’importante riduzione del debito rispetto ai valori originali e l’offerta durò fino a febbraio 2005. Il 76% dei bond holders entrarono nella ristrutturazione.

I problemi cominciarono con alcuni detentori di titoli, soprattutto statunitensi, conosciuti come fondi avvoltoio (speculatori), che non erano creditori originari ma che comprarono i bonds già in default a prezzi stracciati allo scopo di costringere il governo a ripagarli al 100 per cento. Per loro il solo costo aggiuntivo era quello degli avvocati e delle “donazioni” ai diversi congressisti americani come parte della loro strategia di lobby.
Dopo la ristrutturazione, alcuni di questi fondi intentarono processi contro il governo argentino in diversi paesi del mondo, persi per la maggior parte. Tuttavia uno dei processi, iniziato nel 2007 presso il tribunale del giudice Griesa degli Stati Uniti principalmente dalla NML Capital Ltd. e la EM Ltd ha avuto un esito diverso.

Il governo argentino dei Kirchner ha sempre mostrato il suo interesse di ripagare i debiti (cancellando per esempio il 100% del debito con il FMI nel 2006). Perciò nel 2010 offrì nuovamente la possibilità ai fondi speculativi di entrare nella ristrutturazione del debito (alle stesse condizioni del 2005). Alla fine di questo secondo giro di scambio dei debiti, il 93 per cento dei bond originali furono ristrutturati. Ma gli avvoltoi non si accontentarono e con il potere di lobby che hanno negli USA (sono fra i grandi donors del congresso) la NML pretese la restituzione di tutti i 1,3 miliardi di dollari di valore nominale dei titoli in suo possesso.

Nel 2012 il giudice Griesa sentenziò in prima istanza che la NML aveva ragione e che la Argentina dovesse pagare i 1,3 miliardi. L’Argentina si presentò al processo d’appello con due proposte di negoziazione che vennero respinte. Non venne neppure considerata la perorazione “Amicus Curiae” del governo degli Stati Uniti in favore dell’Argentina, in cui si sosteneva che un creditore individuale non potesse far fallire un intero processo di ristrutturazione. In effetti, se si accetta la risoluzione del giudice Griesa questo aprirebbe la possibilità anche per i fondi ristrutturati di esigere anche per loro il pago del 100 per cento del debito originale. Nel frattempo in Francia la NML perde un giudizio simile contro l’Argentina.

La pressione degli avvoltoi è grande e così la loro influenza. Alcuni giorni fa la Corte Suprema degli Stati Uniti si rifiuta a riesaminare il caso accettando di fatto la sentenza in prima istanza: la argentina deve pagare 1,3 miliardi alla NML. 

Tuttavia il problema non è il miliardo di euro da pagare, bensì che:
1) questo comporta un precedente per tutti i paesi in crisi che non riescono ad affrontare i loro debiti e devono ricorrere a un default seguito da un processo di rinegoziazione del debito (domenica il Corriere della Sera ne parlava anche a proposito dell’Italia);
2) per l'Argentina questo è soltanto la punta dell'iceberg. In effetti, dopo questi 1,3 miliardi ci potranno essere anche le richieste di altri 15 miliardi di dollari da altri fondi avvoltoio che non coinvolti nella sentenza del giudice Griesa. Dopodiché tutti quelli che sono entrati nella ristrutturazione del 2005 potrebbero appellarsi a una clausola (Right upon future offers) per cui se il governo argentino accetta di rinegoziare a condizioni migliori del 2005 automaticamente anch’essi avrebbero diritto di esigere il 100 per cento del debito originale, per cui la somma da pagare arriverebbe a 144 miliardi di dollari circa. Il che è certamente impossibile per l’Argentina.

Al momento l’Argentina non rifiuta di pagare, ma a condizioni accettabili. Esigere il 100% del debito originale da pagare subito sarebbe mettere al paese in ginocchio.
Ma la cosa peggiore, è che questa decisione del potere giudiziario degli Stati Uniti, allontana di nuovo l’Argentina dei mercati del credito internazionale. In effetti, dopo la decisione della Corte Suprema l’agenzia di rating Standard & Poor’s ha comunicato che la Argentina e’ scesa di due scalini delle loro valutazioni. E’ almeno sospettoso che quest’avvenga in un momento in cui il governo ha fatto di tutto per riuscire a rientrare nel mercato del credito internazionale, dopo la firma 10 giorni fa dello storico accordo con il Club de Parigi per il rimborso di 9 miliardi di debito in default i cui tempi sono condizionati all’arrivo di investimenti esteri nel paese. Infatti, l’accesso al credito oggi è fondamentale dato che, sebbene finora esso non sia stato necessario grazie all'aumento delle esportazioni che dal 2003 sono bastate per coprire sia le importazioni sia gli interessi del debito estero, negli ultimi anni l’espansione dell’industria e della domanda locale ha provocato un importante aumento delle importazioni (input, sopratutto energetici e beni di investimento), fino a annullare il surplus di conto corrente. Senza la possibilità d’accedere al credito internazionale, si rischia quindi una forte crisi della bilancio dei pagamenti (con il seguito di svalutazione, caduta dell’attività, perdita del potere di acquisto dei lavoratori, disoccupazione, ecc.).

La situazione al momento è la seguente: in seguito alla conferma della sentenza Griesa viene impedito all’Argentina di pagare gli interessi a coloro che accettarono la ristrutturazione. Se l’Argentina tentasse di farlo, il giudice Griesa potrebbe sequestrare questi fondi per devolverli alla NML. L’Argentina viene dunque costretta a non rispettare i patti sottoscritti e a dichiarare un default sui pagamenti relativi al debito ristrutturato. Un vero ricatto! Il default a cui andrebbe in contro è naturalmente diverso da quello di 2002. Si tratta di un default tecnico, dovuto al fatto che gli interessi sui titoli ristrutturati si pagano attraverso una banca degli Stati Uniti, fondi che il giudice Griesa potrebbe sequestrare. Il governo Argentino sta pensando di cambiare la giurisdizione di pagamento degli interessi ma finora non si è andato avanti in quel senso (per fare ciò, di fatto, dovrebbe proclamare il default sui bond ristrutturati a scambiarli con nuovi titoli emessi con sede di regolazione Buenos Aires).
Il 30 giugno sono scaduti circa 500 milioni di dollari d’interessi del debito ristrutturato. L’Argentina ha già trasferito i soldi alla Banca americana e Griesa ha deciso non di sequestrare bensì di bloccare questi fondi in attesa di un compromesso del Governo argentino sul pagamento dei 1,3 miliardi alla NML. Perciò il governo, che è già in moratoria, avrà 30 giorni fino al default effettivo. Non è altro che un’estorsione. Il default tecnico non è un grande problema, ma gli effetti collaterali lo sono. Le conseguenze sui mercati di credito saranno sicuramente molto negative, potendo portare al paese sull’orlo della crisi di bilancia dei pagamenti, come ho segnalato prima. Il che dimostra un'altra volta che il potere delle finanze internazionali si trova al di sopra dalla sovranità degli stati nazionali.



*Prof.ssa Economia Internazionale, Universidad Nacional de San Martin, Argentina

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sabato 19 luglio 2014

FORUM EUROPEO: I PROTAGONISTI (1) La delegazione spagnola

19 luglio. Siamo oramai alle porte del Forum europeo (Assisi 20-24 agosto), promosso con un appello dal Coordinamento nazionale della sinistra contro l'euro.

Un’occasione straordinaria per conoscere, confrontarsi e organizzarsi in vista di un'alleanza che, oltre a dire no all'euro e al neoliberismo, si batta per la giustizia sociale, la fratellanza e la liberazione dei popoli. Al Forum parteciperanno militanti e intellettuali delle sinistre no euro o euro-critiche dei diversi paesi. 

Oggi presentiamo ai nostri lettori le prime schede sui protagonisti del Forum di Assisi e una video-intervista con, sottotitoli in italiano, di Alberto Montero. 
Iniziamo con la delegazione spagnola.



Per info e prenotazioni al Forum europeo: 
forumeuropeo2014@virgilio.it  - Tel: 339.2071977
Oltre al BLOG è da poco in linea il sito del Coordinamento




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venerdì 18 luglio 2014

PATTO DEL NAZARENO? NO DEL DIAVOLO di Piemme

18 luglio. Casaleggio, Grillo, Di Maio, stanno offrendo a Renzi e Berlusconi la corda con cui saranno impiccati.

C'è ancora chi si chiede come mai Renzi stia mettendo tanta fretta alle Camere affinché votino subito le "riforme" costituzionali con tanto di scioglimento del Senato, e la nuova legge elettorale "italicum". Fino al punto da rischiare di porre fine alla luna di miele con il grande capitalismo italiano e le tecno-oligarchie europee —che avrrebbero voluto che priorità fosse data alle "riforme economiche".

La inattesa assoluzione di Berlusconi al "processo Ruby" getta un sinistro fascio di luce su questa fretta. Renzi, in barba a quanto afferma,  ha forse in mente di andare ad elezioni anticipate prima che finisca anche la luna di miele con chi l'ha votato. La fretta poi, a Renzi, gliela impone proprio Berlusconi che, da parte sua, vuole rimettere in piedi la sua sgangherata coalizione, e per questo ha bisogno di essere salvato, con la Grazia, da un nuovo Presidente della Repubblica —il nome in tasca, Renzi e Berlusconi, già ce l'hanno, e questo dev'essere uno dei punti del loro Patto. Una volta dissolto il recalcitrante Senato attuale quello nuovo verrebbe scelto subito, come prevede il Patto, dalle satrapie politiche regionali, così da poterne avere uno addomesticato e quindi esaudire il desiderata dell'ex-Cavaliere.

Solo per questo l'Italia democratica dovrebbe, non solo indignarsi, ma protestare per buttare all'aria questo meschino teatrino. Il fatto gravissimo è che queste macchinazioni solo soltanto il contorno di una diabolica operazione si sventramento dell'ordinamento repubblicano.

Parliamo delle "riforme" istituzionali e della legge elettorale. Esse sono parte di un medesimo disegno, quello che avanza sin da "mani Pulite" e dalla fine della "Prima Repubblica", teso a scassare definitivamente la Costituzione per dare vita ad una Repubblica in cui dei tre poteri, quello Esecutivo (il governo) si mette sotto gli stivali gli altri due: legislativo e giudiziario.

Vale la pena ascoltare quanto affermato dal senatore del Pd Walter Tocci il 16 luglio. Una requisitoria lucida e implacabile del vero disegno che soggiace al Patto del Nazareno.
«I cittadini torneranno a non scegliere i deputati, e non eleggeranno nemmeno i senatori; né il presidente della città metropolitana, né i consiglieri della provincia, che rivive col brutto nome di "area vasta". Il risultato è che il ceto politico rielegge il ceto politico.... Ai cittadini viene indebolito lo strumento del referendum... Un partito minoritario che raccoglie meno del 20% degli aventi diritto al voto, può vincere il premio di maggioranza e utilizzarlo per conquistare le massime cariche dello Stato, la Corte costituzionale, la Presidenza della Repubblica. saremmo di fronte ad un presidenzialismo selvaggio, privo di contrappesi... Il potere Legislativo viene assoggettato definitivamente a quello Esecutivo, il quale sarà tentato di utilizzare il premio di maggioranza  non solo per governare il Paese per stravolgere a suo piacimento la legislazione fondamentale, ad esempio la libertà di stampa, i servizi segreti, l'autonomia della Magistratura, l'amnistia, l'indulto, le libertà religiose e personali, oppure per rimodificare a proprio favore la stessa legge elettorale alle successive elezioni».
Come i lettori possono vedere l'intervento di Tocci è stato pubblicato dal Movimento 5 Stelle. Grazie del servizio amici pentastellati!

Ma vi chiediamo: non vi sembra al contempo gravissimo e grottesco che voi, mentre vi opponete assieme ai "dissidenti" del Pd e di Forza Italia allo scioglimento del Senato, state dando man forte a Renzi, e ciò in linea col Patto del Nazareno, per approvare in fretta una legge elettorale truffaldina, antidemocratica e anticostituzionale? Una legge che accetta che in nome della governabilità venga calpestato il principio della rappresentanza, che introduce scandalosi premi di maggioranza e soglie di sbarramento per le forze d'opposizione.

Parlamentari pentastellati, perché, invece di inciuciare con Renzi allo scopo di abbellire l'Italicum, non avete fatto blocco coi "dissidenti" con un duro ostruzionismo parlamentare chiamando i cittadini a protestare? Dicevate di essere i paladini della Costituzione e della democrazia e invece anche voi, pur di conservarvi come partito-ceto politico, per arroccarvi come seconda forza, accettate un sistema elettorale bipartitico e maggioritario che darebbe al PD il governo perpetuo. Illusione! Meschina anzitutto, ma anche sciocca. Voi date per morto il blocco berlusconiano, ma non è così. Anche grazie alla infame legge maggioritaria che avallate, questo blocco risorgerà (con o senza il puttaniere).
Casaleggio, Grillo, Di Maio, stanno offrendo a Renzi e Berlusconi la corda con cui saranno impiccati.

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giovedì 17 luglio 2014

M5S IN EUROPA... CERTI INQUIETANTI RETROSCENA di Denis Mapelli

17 luglio. Chi ci segue sa bene che questa redazione non solo ha sostenuto ogni battaglia democratica ingaggiata dal Movimento 5 Stelle; ha anche dato indicazione di voto a M5S sia alle politiche del febbraio del 2103 che alle recenti europee. Sa anche che ciò non ha ci ha impedito di criticare, spesso e volentieri, quelle che abbiamo ritenuto decisioni sbagliate di M5S  o di Grillo. L'ultimo caso quello della proposta di legge elettorale avanzata dai Cinque stelle, culminata nei Dieci sì alle richieste di Renzi. Critiche politiche argomentate quindi, non "gossip". Non ci pare gossip la denuncia che viene fatta in questo intervento. Riguarda il come M5S ha composto la squadra di consulenti a Strasburgo, criteri verticistici nel metodo, e ambigui nella sostanza. Siamo in attesa di smentita.


«Chi detta e gestisce la linea politica del movimento 5  stelle? L'imprenditore Urbano Cairo? Il gruppo Vogue Italia? Pierferdinando Casini? Le agenzie di pubblicità di Milano con le quali lavora il gruppo Casaleggio? E' Gianroberto Casaleggio consapevole di ciò che sta facendo, a se stesso e al movimento? E Grillo che cosa dice? 

Come è possibile che Casaleggio e Grillo abbiano scelto deliberatamente, senza chiedere l'opinione di nessun iscritto al movimento, di assumere a Bruxelles individui come Diego Destro per la cifra di 4.200 euro al mese? Costui è un uomo delle televisioni; lavora ne "la Gabbia" per Paragone, amico di Messora e di Paolo Barnard. Nel corso della campagna elettorale hanno attaccato il movimento tentando di convincere gli elettori a non votare per M5s. E' un nostro nemico. E viene premiato?
Addirittura a gestire i rapporti con i media? Il Casaleggio del web contrario alle tivvù, si prende un uomo delle televisioni? Come mai lo fa? 

Come è possibile che sia stato assunto, sempre alla cifra di 4.200 euro al mese, Emanuele Sanguineti, berlusconiano doc, che lavorava nella precedente legislatura come capo ufficio stampa dell'europarlamentare del PDL/Forza Italia, onorevole De Martini? 

Come è possibile che sia stata assunta per la cifra di 2.300 euro al mese, certa Cecilia Arvedi, fedelissima di Pierferdinando Casini dell'Udc, già assistente parlamentare dell'europarlamentare dell'Udc (il partito di Casini) Gino Trematerra? 

Come è possibile che siano state assunte Monia Benini e Roberta Barone, entrambe assistenti di un ex-deputato del Partito dei Comunisti Italiani  certo Ferdinando Rossi, leader del gruppo "Movimento per il bene comune" che hanno fatto campagna elettorale contro il M5s? perchè da bravi comunisti trombati alle elezioni sono rientrati dalla finestra grazie alla scelta di Casaleggio e Grillo? La Benini è stata segretario provinciale della federazione del Partito dei Comunisti Italiani nella città di Ferrara ed è estranea al movimento, su quale base è stata scelta? 
Forse proprio per questo motivo? Perchè Casaleggio e Grillo hanno deciso di dare asilo ai trombati negli altri partiti? Perchè lo fanno? 

Come è possibile che Casaleggio e Grillo abbiano deciso e scelto di assumere l'ing. Giuseppe Guerrera, membro del comitato scientifico del CETRI-TIRES di Jeremy Rifkin (2.600 euro al mese) che si è battuto contro l'accordo con Farage, che ha fatto campagna contro l'accordo con Farage, che ha denunciato e insultato sia Grillo che Casaleggio per aver "osato" accordarsi con Farage, sostenendo la necessità di spaccare il movimento e grazie al fatto di essersi messo contro il movimento? Allora il movimento lo premia? 

Come è possibile che Casaleggio e Grillo abbiano assunto Davide D'Antoni, giornalista di Telelombardia, leghista di ferro, amico di Paragone che è figlio di un sindaco leghista, direttore di Milanow, testata che guarda con simpatia a Roberto Maroni? 
Con tanti bravi giornalisti disoccupati che da sempre militano nel movimento cinque stelle con tutta la passione del loro essere, bisognava assumere alla cifra di 3.400 euro al mese un professionista che non ha niente a che vedere con il movimento, le cui uniche intenzioni sono quelle di sottrarre consensi, voti e spaccarlo? 

Come è possibile che Casaleggio e Grillo abbiano scelto e deciso di assumere Michela Maisti, una piddina che scriveva su Europa, l'organo ufficiale del PD, e su Il Foglio di Giuliano Ferrara, per la cifra di 3.100 euro al mese, la quale ha fatto campagna elettorale contro il M5s? Si premiano i nemici? 

Come è possibile che Grillo e Casaleggio abbiano deciso e scelto di assumere Giorgio Chiesa, alla cifra di 3.100 euro al mese, giornalista freelance operativo a Bergamo, in quota Lega Nord, amico di Messora e del leghista anti-M5s Paragone. 
Che senso ha pubblicare la lista sul blog "il giornalista del giorno" se poi la notte, Casaleggio e Grillo, quando nessuno li guarda assumono i collaboratori -facendoli pagare al contribuente, cioè ai cittadini- che scrivono sulle testate che poi il blog denuncia? C'è qualcosa sotto che noi non sappiamo? 
Come è possibile che la linea politica del movimento 5 stelle venga decisa, stabilita e imposta a Bruxelles da questa accozzaglia di furbi e paraculetti di svariata natura, scelti e prescelti da Claudio Messora per dimostrare che è lui il vero capo, dato che tutte queste persone compongono lo staff della comunicazione? E vogliamo stupirci del fatto che il M5s non ha preso neppure una presidenza di commissione a Bruxelles? Ma se lo staff della comunicazione cinque selle a Bruxelles è composto in gran parte da nemici dichiarati del movimento, da amici degli amici, e da furbetti dell'ultimora, c'è da stupirsi se poi si verificano episodi come questo? 

Voi che avete votato per cinque stelle alle elezioni europee, lo sapevate che avreste tirato la volata a una ricca fotografa di Vogue, tale Ambra Minnei, che è stata assunta per la cifra di 2.100 euro al mese, senza aver nessun merito, nessuna competenza tecnica, nessuna giustificazione politica se non quella di appartenere al mondo della Milano bene che il movimento 5 stelle ha da sempre denunciato e attaccato? Che ci fa a Bruxelles a nome del M5s? Scatta immagini di moda ad Angela Merkel? 

Che cosa è che li ha spinti a optare per queste persone, a Grillo e Casaleggio? Perchè non sono state scelte persone meritevoli e competenti fedeli alla logica del movimento? Perchè vengono premiati i nemici del movimento? Perchè si consente a Messora di dare la linea politica del movimento? 

Perchè i deputati di Bruxelles guadagnano 22.000 euro al mese più diarie e altre entrate, avendo quindi scelto di usare due pesi e due misure: gli eletti nel parlamento italiano devono restituire gran parte dei loro soldi, mentre quelli di Bruxelles invece no. Che cosa sono diventati gli eletti al parlamento italiano: carne da macello mediatica? Masochisti? Oppure sono complici? Perchè tutto ciò?

Perchè?»

* Fonte: dalla pagina Facebook di Denis Mapelli

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FERMARE IL MASSACRO DI GAZA di Segreteria nazionale di Mpl

17 luglio. «Dietro ogni terrorista vi sono decine di uomini e donne senza il cui aiuto non sarebbe potuto diventare un terrorista. Sono tutti nemici combattenti e il loro sangue dovrà ricadere sulle loro teste. Ora, questo riguarda anche le madri dei martiri che hanno mandato i loro figli all’inferno. Anche loro dovrebbero seguire i loro figli. Niente sarebbe più giusto. All’inferno dovrebbero andarci anche le case dove hanno allevato i loro serpenti».
Alyet Shakeddeputata del partito Casa Ebraica nel parlamento israeliano 

16 luglio. Ottavo giorno dall’inizio dell’assalto israeliano contro il popolo palestinese. Mentre in Cisgiordania le forze di sicurezza dello Stato sionista procedono con rastrellamenti su vasta scala e arresti indiscriminati contro i dimostranti palestinesi (sotto il naso dell’impotente Autorità nazionale di Abu Mazen), è a Gaza che sta avvenendo un vero e proprio massacro. I morti palestinesi sono ad oggi, 16 luglio, 213. Per la gran parte civili inermi, tra cui numerosi bambini (fonti Onu). Qui la macabra lista fornita dal Ministero della sanità di Gaza. I feriti, alcuni gravissimi, sono più di 1.600.

La decimazione per rappresaglia contro civili, è vero, è stata utilizzata da ogni sorta di esercito occupante. Mai nella misura, con le modalità e la brutalità con cui viene applicata dalle autorità dello Stato ebraico. Israele avrebbe compiuto in una settimana più di 1550 attacchi, rovesciando su Gaza più di 1.600 tonnellate di esplosivo. Quello che le Nazioni unite e l’Occidente, chiamano pudicamente “uso eccessivo della forza” (sic!).

Il coinvolgimento di HAMAS nel rapimento e nell’uccisione dei tre israeliani non è stato provato. Anche se lo fosse Gaza che c’entra? Solo dei criminali di guerra possono giustificare un tale genocidio chiamandolo “legittima ritorsione”.

E’ evidente che l’uccisione dei tre ragazzi israeliani, scoperta il 1 luglio, è un ridicolo
pretesto. Un’offensiva così massiccia e su larga scala come l’operazione “Soglia di protezione” non si prepara in dieci giorni. Al contrario. L’attacco era evidentemente da tempo pianificato dal governo e dai militari israeliani. Come lo furono “Piombo fuso” nel dicembre 2008 e “Colonna di nuvola” nel dicembre 2012. L’obbiettivo dichiarato dei sionisti è dal 2006, quando HAMAS vinse le elezioni, sempre lo stesso: liquidare il “potenziale militare offensivo” della resistenza di Gaza. Non solo HAMAS dunque, ma pure Jihad Islamica, i Comitati di resistenza popolare, e gli stessi gruppi jihadisti che sono da tempo in rotta di collisione con HAMAS. E di quale potenziale parliamo? Esso non raggiunge nemmeno un centesimo di quello israeliano, molto, molto meno, se consideriamo le bombe atomiche nella disponibilità di Israele.

Che ci stiano riuscendo, contrariamente a ciò che vanno strombazzando i bollettini di guerra di Tsahal (Idf), che proclamano di aver raso al suolo “1.320 siti terroristici”, è altamente dubbio. Non è contestato solo dalla Resistenza palestinese, ma da numerosi analisti israeliani, che affermano che neanche il 20% degli arsenali della Resistenza sarebbero stato annientato.

Per questo il governo del guerrafondaio Netanyahu tiene accesi i motori dei carri armati per una ben più devastante invasione di terra. Ricordiamo quella che avvenne nel dicembre 2008-gennaio 2009, agli annali “Piombo fuso”. Allora il pretesto fu il lancio di razzi Kassam e Grad che. com’è noto, raramente infliggono danni e perdite rilevanti allo Stato sionista. Mezza Gaza venne rasa al suolo, più di 1300 i palestinesi uccisi, migliaia feriti. Ma la Resistenza palestinese non solo non venne piegata, si riorganizzò presto e in maniera ancor più decisa.

Per questo i comandi militari israeliani stanno frenando il governo Netanyahu. Essi sono titubanti nello sferrare un attacco di penetrazione nel cuore di Gaza, che potrebbe fallire come fallì cinque anni fa, e che potrebbe avere un esito pessimo, se non proprio tragico, per Tsahal. Lo Stato maggiore dell’esercito sionista preferirebbe continuare ad libitum con gli sbrigativi “bombardamenti sistematici, da terra, dal mare, dall’aria, riducendo al minimo i rischi di perdite umane. Godendo del sostegno degli Usa, della Nato e della Ue, essi pensano di poterselo permettere.

Bene hanno fatto HAMAS e le altre forze della Resistenza, a respingere l’ignobile proposta
di tregua avanzata dal generale golpista egiziano al-Sissi. Lo stesso generale che ha messo fuori legge i fratelli egiziani di HAMAS e che ha sigillato, per conto di Israele, il valico di Rafah, contribuendo all’assedio per fame di Gaza.

A nome e per conto dei sionisti al-Sissi ha vincolato la fine dell’attacco israeliano in cambio della consegna da parte della Resistenza del suo arsenale bellico. Per quanto riguarda il Valico di Rafah esso sarebbe stato preso in consegna dalle guardie dell’Anp di Abu Mazen, col compito di non far passare nemmeno una pistola ad acqua.

HAMAS ha chiesto, affinché cessino le ostilità, la riapertura dei varchi con l’Egitto e Israele, ovvero che venga posto fine all’assedio da ogni lato che dura oramai da diversi anni, un assedio che costringe gran parte dei cittadini di Gaza a disumane sofferenze, che priva la Striscia di cibo, di medicinali, di acqua, di elettricità, di cemento per ricostruire le case danneggiate dai bombardamenti. Solo i nazisti, nel 1943, fecero peggio, quando annientarono la rivolta del ghetto ebraico di Varsavia.

Haniye ha detto giusto: siamo pronti a siglare il cessate il fuoco, ma a patto che sia posto fine all’assedio. Che Netanyahu e al-Sissi accetteranno questa elementare e sacrosanta condizione posta dalle autorità di Gaza, noi ne dubitiamo. Se ci sbagliamo ben venga il cessate il fuoco. Ne dubitiamo, poiché non solo i sionisti e i loro alleati occidentali, ma la maggior parte degli Stati arabi, hanno voluto sigillare Gaza e farne il più imponente lager del mondo, proprio con la speranza di indebolire HAMAS e la Resistenza, di fiaccare il morale degli abitanti-reclusi, di spingerli a genuflettersi e ad umiliarsi agli aggressori, ad  accettare le loro condizioni capestro.

Davanti a questo scandalo di proporzioni storiche mondiali che è Gaza, tutti coloro che sono davvero amanti della pace, della giustizia e della fratellanza tra popoli e nazioni, sono tenuti a gridare basta!, a mobilitarsi per sostenere la Resistenza palestinese. Nessuno si rifugi dietro l’alibi del “fondamentalismo islamico”. Ogni essere umano, chiunque consideri sacra la propria dignità e si trovasse al posto dei fratelli palestinesi, come loro si difenderebbe con le unghie e coi denti.
Sono tenuti a mobilitarsi i cittadini italiani, contro il loro stesso governo il quale, dietro alle chiacchiere, sostiene Israele, e lo sostiene anche vendendogli le armi con cui i palestinesi vengono massacrati.

E che nessuno si nasconda dietro la pacifista foglia di fico che ogni violenza è esecrabile, che la Resistenza è responsabile se la pace non viene. Sono passati più di 25 anni da quando l’Olp depose le armi e avviò negoziati di pace sulla base dell’obbiettivo “due popoli due stati”. E qual è il risultato? Che non abbiamo alcuno stato palestinese ma solo dei bantustan. E perché questo accade? Perché i sionisti non accettano e non accetteranno mai uno Stato palestinese davvero indipendente e sovrano, che non sia un suo stato-fantoccio.


Se la fiaccola della indomita Resistenza palestinese venisse davvero spenta, quello sarebbe un giorno di gioia per lo Stato fondato sull’apartheid chiamato Israele e le potenze imperialistiche che lo proteggono. Sarebbe però un giorno funesto per tutta l’umanità.

Segreteria nazionale del Mpl
116 luglio 2014

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mercoledì 16 luglio 2014

CHI STA VINCENDO IN IRAQ? (La dichiarazione di al-Durri) di Campo Antimperialista*

16 luglio. Il 19 giugno davamo conto e commentavamo la vittoriosa insurrezione popolare che ha liberato oltre a Mosul diverse province dell'Iraq dal controllo del governo di al-Maliki. 
Mentre quest'ultimo usufruiva del sostegno dell'Iran e implorava l'aiuto degli Stati Uniti per schiacciare gli insorti, noi smentivamo la vulgata dei media che quell'insurrezione fosse solo e/o principalmente dovuta ai successi militari del movimento che va sotto il nome di "Stato islamico dell’Iraq e del Levante".
A riprova di quanto scrivevamo, pubblichiamo un documento di straordinaria importanza: la dichiarazione della Primula rossa Izzat al-Durri (nella foto). Chi è al-Durri? Si tratta del massimo esponente, sopravvissuto alla persecuzioni, del Partito Baath iracheno. Al-Durri è dal 2003 comandante supremo delle forze guerrigliere irachene hanno prima combattuto contro l'occupazione americana dell'Iraq, che hanno poi respinto ogni negoziato o compromesso, e che hanno, in condizioni durissime, continuato a combattere, anche dopo il ritiro americano, contro i governi, qualificati dalla resistenza sunnita come "fantocci dei safavidi persiani". 

La dichiarazione, oltre a rivelarci quale sia lo spirito degli insorti sunniti (tra cui un nazionalismo radicalmente anti-persiano), quanto peso abbia la fede islamica, e la disposizione al perdono di chi ha collaborato col regime (fattore questo che contrasta con la vendicativa e indiscriminata politica repressiva dell'ISIL) conferma che la recente insurrezione è risultato di due spinte: quella della sommossa popolare dal basso nelle aree urbane, e quindi dell'offensiva militare di un composito fronte guerrigliero. Parliamo di almeno 14 gruppi armati. La dichiarazione conferma che le forze guerrigliere baathiste capeggiate dal al-Durri, come del resto negli anni immediatamente successivi all'invasione USA, hanno sottoscritto un patto di azione militare comune con diverse gruppi, tra i quali anche lo "Stato islamico dell’Iraq e del Levante" (ISIL) del famigerato Abu Bakr al-Baghdadi.

Per amore della verità occorre segnalare che altre fonti parlano di divergenze in seno al Partito Baath. Khodair al-Morshedi, portavoce ufficiale del Partito Baath all'estero ha affermato che non esiste alcun patto con "il terrorista Stato islamico dell’Iraq e del Levante". Ciò che è certo è che non esiste un'autorità centrale che amministri unitariamente tutte le vastissime zone irachene recentemente liberate, e che in diverse località si registrano attriti tra i movimenti, ad esempio quando gli islamisti di Abu Bakr al-Baghdadi, acciecati dal loro takfirismo, vogliono imporre con metodi più che settari e spietati la sharia.

Qui sotto la dichiarazione di al-Durri.

«Figli della grande Patria Iraq!
Abu Bakr al-Baghdadi in una foto di alcuni giorni fa

Combattenti Mujaheddin!

Io vi saluto dalla terra della Jihad e vi annuncio la grande notizia della vittoria ottenuta dal nostro grande popolo dell’Iraq e dalle sue eroiche forze, attraverso una lotta di 11 anni, costata la vita di due milioni di martiri. Le liberazioni di Ninive, capitale storica e di Sala el Din, madri degli eroi, sono considerate le più belle giornate dopo le giornate della conquista islamica da parte del molto amato eletto Maometto (Pace e Benedizione su di Lui) ed i suoi nobili compagni.

La liberazione di Ninive e di Salah el Din e le successive vittorie militari in Anbar e Diyala sono una svolta importante nella storia della nazione per la sua libertà, la sua unità e la sua prosperità, anche per le generazioni future. Che Dio benedica i rivoluzionari del popolo, i capi delle tribù patriottiche per la liberazione totale dell’Iraq arabo e musulmano.
Che Dio benedica gli eserciti e le fazioni della rivoluzione, l’esercito degli uomini Naqshabandi, i combattenti dell’esercito eroico patriottico ed i combattenti del comando supremo dell’esercito della Jihad, di liberazione e di Salvezza nazionale, gli uomini delle brigate della rivoluzione del 1920, quelli dell’esercito dei mujaheddin, alcuni gruppi di Ansar al Sunna e l’avanguardia di quelli, gli eroi e cavalieri di Al-Qaeda e dello stato islamico.
Che essi ricevano da parte mia un saluto pieno di fierezza, di rispetto e d’amore. Un saluto per i loro comandanti che hanno proclamato l’amnistia generale per tutti coloro che hanno sbagliato, si sono traditi, hanno tradito la loro Patria, le loro famiglie e poi si sono pentiti al cospetto di Dio il misericordioso. Saluti agli abitanti di Ninive, patrioti, nazionalisti e musulmani eredi di un’immensa storia.
Congratulazioni per questa immensa vittoria! Vi invito ad unirvi, a sostenere ed a difendere la vostra rivoluzione ed a preservarla con tutto ciò che possedete, ciascuno secondo le sue possibilità ed il suo rango.

Figli della nostra Patria gloriosa!
Eroi Mujaheddin!

Quanto si sta svolgendo in questi giorni, sotto forma di storiche vittorie sul cammino del Jihad del nostro popolo, è risultato e conseguenza inevitabili ed infallibili della Jihad del nostro grande popolo glorioso dell’Iraq, dei suoi sforzi in 11 anni di combattimenti e lotta incessanti, nei quali il nostro popolo ha offerto due milioni di martiri, decine di migliaia di prigionieri e milioni di profughi e di senzatetto.

Figli del nostro popolo del grande Iraq!
Uomini amanti della libertà per la nostra Nazione!
Militanti baathisti nella nostra grande patria araba!

Sì, 11 anni ed il vostro eroico Partito è esposto all’annientamento totale e lo è ancora. Il numero dei martiri del Partito ha superato 160.000 e non passa giorno senza altri martiri e prigionieri.
Sappiate, compagni, che il colonialismo iraniano safavide è un cancro continuo, dotato della forza di inghiottire sia il suolo che il popolo dell’Iraq, per inghiottire successivamente paesi interi della nazione, i suoi territori, le sue risorse idriche e le sue ricchezze.
Conseguentemente, noi analizziamo e consideriamo gli acquisti e le vittorie realizzate dalla nostra rivoluzione benedetta dal primo giorno della rivoluzione armata e fino al giorno della liberazione di Ninive e Salah el Din, dalla sollevazione e dalla rivoluzione e tutti questi sacrifici formidabili offerti per giungere a questi mirabili successi. Mi felicito con i rivoluzionari e li venero più di ogni altra cosa e fino alla fine della mia vita.

Figli del nostro grande popolo!

Figli della nostra gloriosa nazione!

La nostra Patria è stata il campo di battaglia di una dilagante persiana safavide cancerosa e distruttiva dopo la fuga dell’esercito statunitense dalle arene dei combattimenti, e l’amministrazione USA ha offerto questo paese ancorato nella storia come un boccone facile all’Iran safavide.
Peggio ancora! La nostra Patria è stata vittima di un colonialismo iraniano safavide canceroso senza precedenti, che ha distrutto tutto al suo passaggio e continua questo compito davanti agli occhi e con l’approvazione stessa della criminale amministrazione USA.

Qui, io mi rivolgo a quanti strsciano dietro all’immondo processo politico elaborato dai servizi segreti, e dico: tutto quello che si svolge nei corridoi di quella pagliacciata, la sua costituzione, il suo parlamento, il suo esercito, le sue milizie e le sue elezioni, non è che una buffonata ed una serie di manovre aventi uno stesso ed unico obiettivo che si riversa nell’orrendo e distruttivo progetto safavide. Perciò ne abbiamo abbastanza di questi discorsi!

Basta col tradimento del vostro popolo e della collaborazione contro la vostra patria che rischia la perdizione!
Forte di questa verità, lancio un appello a tutti i partecipanti ed a tutti coloro che sono stati avvelenati da questo processo politico immondo, di abbandonarlo immediatamente, di dissociarsi dai suoi promotori, di pentirsi e di congiungersi ai rivoluzionari: in effetti, la metà della patria è liberata e la liberazione di Bagdad è questione di giorni, affinché essi collaborino ciascuno secondo i propri mezzi, per liberare la loro Patria, perché non ci sarà consolazione od onore, per i suoi uomini, senza la sua liberazione e la sua indipendenza.

Voi che partecipate a questo processo politico immondo!

La metà dell’Iraq è stata liberata ed è uscita dalle grinfie del colonialismo iraniano safavide e del suo orrendo progetto ed è ritornata in seno al suo popolo ed alla sua nazione, mentre nessuno di voi ha potuto in questi 11 anni cacciare un solo safavide immerso nel sangue del vostro popolo.
Voi sapete molto bene che centinaia di agenti del colonialismo safavide lavorano accanto a voi per radicare il colonialismo persiano nel vostro paese e voi l’avete sperimentato per 11 anni. Essi, i safavidi, portano una sola dottrina, si attivano per realizzare un solo obiettivo, lavorano come un sol uomo e prendono ordini da una sola fonte; difendere il colonialismo persiano.
Così, per 11 anni, non avete potuto pubblicare un solo decreto per amnistiare gli innocenti nelle prigioni e nei centri di detenzione safavidi, mentre i gloriosi rivoluzionari – che l’imperialismo ed il colonialismo, i loro agenti ed i loro lacchè, accusano in modo menzognero, ipocrita e furbo, di terrorismo – hanno, fin dal primo giorno della liberazione delle province di Ninive e di Salah el Din, decretato un’amnistia per tutti coloro che avevano sbagliato e tradito la loro patria…

Oggi non avete più scuse davanti a Dio, al popolo e alla storia e davanti agli artefici delle vittorie storiche, i rivoluzionari eroi del popolo.
Al termine di questo discorso lapidario, vorrei dire ai carissimi rivoluzionari delle tribù ed a me stesso che dobbiamo apprendere dal passato amato ed attivare i suoi successi nella nostra marcia della Jihad. È necessario che la nostra vittoria globale sia basata su fondamenta e supporti inevitabili, sottrarsi a ciò ci condurrà alla regressione ed alla perdita delle nostre conquiste e successi.
Combattenti dell'ISIL nella provincia di Tall Afar



La prima base: la fede in Dio e nella giustezza della nostra causa, e le nostre lealtà e fedeltà verso di essa.

Secondo: la nostra unità, perché la nostra divisione è il peggiore dei nemici ed il più pericoloso per l’avvenire della nostra marcia della Jihad. E per la nostra unità dobbiamo mettere da parte le nostre divergenze, quali che siano, perché il nostro obiettivo, la liberazione dell’amatissimo Iraq dalle grinfie della cancerosa occupazione iraniana safavide, deve prevalere su tutto.

Terzo: aggrapparsi al popolo, tutto il popolo da Zakho al Fao. Il popolo è il luogo d’accoglienza sicura e fedele della Jihad e dei Mujaheddin ed è il sostegno fondamentale ed unico della nostra Jihad. Noi preghiamo i nostri fratelli nelle fazioni islamiche e della Jihad di superare i confessionalismi, le etnie, i regionalismi e le contrapposizioni cittadini-campagnoli.
Bisogna che sappiano che il nostro popolo autentico nel sud e Centro Eufrate è quello che ha affrontato la tempesta febbrile khomeinista negli anni 80 del secolo scorso ed è lui che ha messo in ginocchio gli eserciti safavidi ed ha offerto i più cari e grandi sacrifici. Questo popolo oggi è felice per le nostre vittorie, più di altri figli dell’Iraq, avendo subito a lungo l’aggressione, l’ingiustizia, la tassazione ingiusta, gli abusi e la divisione.

Quarto: accordare il perdono, la clemenza e l’indulgenza a quanti hanno sbagliato ed a quanti, spinti dalla necessità, sono stati costretti a lavorare con il governo dei collaborazionisti e dei nostri servili traditori, prendendo esempio dal nostro amatissimo profeta, che un tempo perdonò coloro che meritavano la morte.

Quinto: evitare di esaltarsi per le conquiste ed i risultati positivi, restando sempre aggrappati ai nostri fattori fondamentali di successo, in modo particolare alla nostra unità ed al nostro essere in armonia con il nostro popolo, dall’estremo nord all’estremo sud.

E che la pace di Dio e le sue benedizioni siano su tutti voi».

* Fonte: Campo Antimperialista
** Fonti originali della dichiarazione di al-Durri: (1)  al-Dhiqar  e (2) 
al-basra 

*** Traduzione dal francese di Claudio Martino (Appello al popolo) e SOLLEVAZIONE 

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