martedì 7 agosto 2018

SPREAD: ECCO COME DISINNESCARE LA BOMBA di Leonardo Mazzei

[ 7 agosto 2018 ]

Torniamo sull'articolo ECCO L'USCITA DALL'EURO di Moreno Pasquinelli.
L'articolo chiosava un "singolare" intervento di Giavazzi e Alesina. I due famigerati liberisti ammettevano che il governo giallo-verde avrebbe la maniera per realizzare le misure contemplate nel "contratto" e proteggersi dall'attacco della finanza speculativa:
«C’è un modo per sottrarsi al giudizio degli investitori internazionali: ricomprarci i titoli che in passato abbiamo loro venduto. In teoria è possibile. L’Italia ha una posizione finanziaria netta rispetto al resto del mondo sostanzialmente in pareggio, cioè abbiamo tanti debiti quanti sono i crediti che vantiamo. Vendendo le attività estere che possediamo potremmo in teoria ricomprarci tutti i titoli italiani detenuti da investitori esteri. Bisognerebbe nazionalizzare le banche ed espropriare i cittadini obbligandoli a vendere, ad esempio, titoli svizzeri per sostituirli con Btp. Vorrebbe anche dire uscire dal mercato unico europeo e probabilmente dall’euro. Tutto è possibile. Ma se non si ha il coraggio di farlo, allora bisogna fare i conti con gli investitori internazionali».
Pasquinelli quindi così chiosava:
«L'Italia ha una ricchezza mobiliare netta pari a tre volte il Pil, a patto di volerla sottrarre alla rapina dei mercati finanziari e canalizzarla e utilizzarla per il bene pubblico e l'interesse nazionale — e di tecniche funzionali allo scopo, al netto del controllo del sistema bancario e della moneta, ce ne sono numerose —, più che sufficiente per reggere l'urto dell'eventuale fuga dei predatori. Ciò senza dimenticare "il resto" della ricchezza e dei beni materiali e immateriali, pubblici e privati del nostro Paese».
Un lettore ci ha quindi chiesto:
«Potete spiegare meglio questo concetto qui espresso? Che significa al netto di.....ce ne sono numerose di tecniche per canalizzare la ricchezza mobiliare per il bene pubblico. Quali sarebbero queste tecniche?»
Proviamo a rispondere.

*  *  *

I BOT PEOPLE* CI SALVERANNO  
di Leonardo Mazzei

1. L’idea di Giavazzi e Alesina si basa su un fondamento solido: la sostanziale equivalenza dei crediti e dei debiti finanziari dell’Italia.  

Il problema pratico è come far rientrare i crediti (di fatto capitali esportati) per nazionalizzare i debiti.


Ove ci si riuscisse il problema dello spread sarebbe risolto all’80%. Al 100% no, perché se si continuasse a consentire la negoziazione sul mercato secondario [1] gli speculatori esteri verrebbero sostituiti da quelli (meno forti, ma ci sono) interni. 

Anche se Giavazzi e Alesina lo utilizzano come spauracchio il loro schema non è per nulla stupido: primo, nazionalizzare le banche (che fungono da intermediarie); secondo, bloccare — attraverso di esse — tutti i capitali investiti su titoli esteri; terzo, vendere quei titoli per reinvestirli immediatamente in titoli del debito italiano.

Il primo punto è tutto politico, il secondo è tecnicamente facilissimo da realizzarsi, il terzo è quello più problematico. 

Qui ci sono aspetti giuridici evidenti, ma anche problemi pratici che richiederebbero di fatto un meccanismo di — chiamiamolo così — “prestito forzoso temporaneo”.

Sono evidenti infatti tre cose: 1) Non si possono vendere tutti i titoli posseduti da soggetti italiani in pochi giorni, pena una svalutazione finanziaria altissima. 2) Idem per l’acquisto dei Btp dai possessori stranieri, dato che in questo caso si avrebbe un rialzo esagerato del loro valore. 3) Onde evitare eccessive beghe giuridiche lo Stato dovrebbe poi garantire ai possessori di titoli esteri un cambio senza perdite nominali. (Che poi abbiano una perdita al momento dell’uscita dall’euro è normale, ma su questo non si vede cosa potrebbero fare sul piano giuridico).

Il prezzo per lo Stato di cui al punto 3 è assolutamente sostenibile. Meglio un’operazione più costosa ma senza troppi strascichi che non il contrario.

In sostanza, scattata l’ora x, lo Stato dovrebbe imporre alle banche — tramite decreto  — l’espropriazione temporanea dell’investimento estero. Le stesse banche verrebbero poi incaricate di effettuare l’operazione di vendita e di acquisto dei Btp.

Se una banca ha posizioni sull’estero di propri clienti per 10 miliardi, essa verrà incaricata di trasferire quella somma su Btp decennali. Ad operazione completata il cliente z, “espropriato" temporaneamente dei suoi 100mila euro, riavrà la stessa cifra in Btp.

E’ chiaro che nel complesso di questa operazione è probabile vi siano delle perdite, dato che la speculazione non dorme.

Per evitare che siano troppo alte il problema può essere quello dei tempi. Tempi troppo lunghi provocherebbero tensioni pericolose, ma tempi troppo brevi mi sembrano improbabili, a meno di una folle corsa a vendere dei possessori esteri.

In conclusione, il meccanismo ha degli inevitabili punti deboli, ma a fronte di una precipitazione della crisi non ci sarebbero molte alternative, salvo dichiarare il default sulla parte estera del debito sovrano. Un’ipotesi che potrebbe essere modulata a seconda delle varie categorie di creditori.

Chiudendo sul punto, è chiaro che l’ipotesi Giavazzi-Alesina potrebbe funzionare anche senza nazionalizzazione delle banche, ma con una norma ad hoc per costringerle ad operare come richiesto.

2. La nostra ipotesi in un certo senso è più soft, ma per altri aspetti più radicale. Essa consentirebbe non solo la “rinazionalizzazione” del debito, ma anche la sua sottrazione integrale (benché progressiva) alle logiche perverse dei mercati finanziari.

Il suo punto debole è quello dei tempi. Perché a fronte di una precipitazione degli eventi bisognerebbe comunque ricorrere allo schema del punto 1.

E però una cosa non esclude l’altra. Iniziare con i “Btp famiglia” potrebbe essere la prima mossa — diciamo ordinaria — che prepara (se necessario) quella straordinaria. Ed essa rappresenterebbe anche un segnale ai “mercati” ed alla speculazione, il segno che lo Stato non intende restare con le mani in mano. 


In pratica si tratterebbe di questo: 

1) Da una data x lo Stato emette solo un nuovo tipo di Btp decennale, chiamato per esempio “Btp famiglia”. 
2) Il governo dichiara che questo titolo è garantito al 100%. 
3) Il Btp famiglia potrà essere acquistato solo da soggetti italiani, avviando così una progressiva rinazionalizzazione del debito. 
4) Il suo tasso di interesse sarà un po’ più elevato di quello corrente, diciamo al 4% per i primi tre anni, del 3% per gli anni successivi. 
5) Questo titolo non sarà negoziabile sul mercato secondario. 
6) Ove l’investitore volesse rientrare in possesso del suo capitale prima della scadenza, ma dopo i primi cinque anni, lo Stato procederebbe al riacquisto al valore nominale. 
7) Qualora invece la richiesta di riacquisto avvenisse entro i primi cinque anni, lo Stato riacquisterebbe allo stesso valore meno una penale da calcolarsi allo scopo di impedire operazioni meramente speculative.

Lo scopo di questo meccanismo è chiaro: rinazionalizzare integralmente il debito, sottrarlo integralmente (benché progressivamente) ai mercati finanziari, avere alcuni anni di relativa tranquillità.

Se la situazione non dovesse precipitare — ipotesi certo improbabile — crediamo che questo meccanismo funzionerebbe alla perfezione, instaurando anche un nuovo senso di fiducia verso lo Stato.

Nel momento in cui invece la situazione precipitasse, si sarebbe comunque fatto un pezzo di strada nella giusta direzione. Non solo dal punto di vista finanziario, ma anche da quello politico e psicologico. Abituare le persone a strumenti nuovi in virtù di un passaggio straordinario potrebbe rivelarsi utile. E, a quel punto, il piccolo esercito degli investitori sull’estero — piccolo ma di certo aggressivo — dovrebbe confrontarsi con quello più ampio dei nuovi investitori sull’Italia.

Chi l’avrebbe mai detto che un giorno il vecchio “Bot people” sarebbe tornato utile... 




* Nel linguaggio giornalistico, l'insieme dei risparmiatori che, per prudenza, tendono a investire in sicuri titoli di Stato (come i BOT), tenendosi alla larga da titoli più rischiosi.


NOTE

[1] un mercato finanziario secondario è il luogo dove sono trattati i titoli già in circolazione, che vi rimangono fino alla loro eventuale scadenza, esso è concettualmente contrapposto al mercato finanziario primario dove il Mef colloca l'offerta pubblica iniziale di obbligazioni.

lunedì 6 agosto 2018

FRITTATA PIDDINA A MONCALIERI di Leonardo Mazzei

[ 6 agosto 2018 ]

L'ondata mediatica sul "razzismo" finita nel ridicolo del lanciatore di uova targato Pd

Solo i cretini potevano non rendersi conto della strumentalità antigovernativa della campagna mediatica sul "razzismo". Ora, dopo i fatti di Moncalieri, vedremo se qualcuno aprirà gli occhi.

Sia chiaro, non stiamo dicendo che il razzismo, ed ancor più la xenofobia (certamente più diffusa), non siano un problema. Lo sono, peccato che mai si rifletta a fondo su un fenomeno che affonda le sue radici nel colonialismo e nell'imperialismo di marca occidentale. Quel che invece diciamo - qui e ora - è che la rappresentazione di un'Italia percorsa da bande razziste, magari aizzate dalla politica del governo gialloverde è falsa.



Gli episodi riportati dai media sistemici, secondo cui si sarebbe di fronte ad un'ondata di atti di matrice razzista, sono gravi ma purtroppo in linea con quanto avviene da anni. 

Quando ero ragazzo mi colpivano notizie del tipo "Strage di Pasqua, nei quattro giorni del week end pasquale morte 80 persone sulle strade italiane". Ma come, mi chiedevo, 80 diviso 4 fa 20 e venti morti al giorno farebbe 7.300 vittime all'anno. In realtà sapevo che allora le vittime annue di incidenti stradali erano circa 11mila, cioè più di 30 al giorno: possibile che nel trafficatissimo fine settimana di Pasqua si morisse meno degli altri giorni? Ovviamente no e, del resto, se così fosse stato, il titolo dei giornali avrebbe dovuto essere semmai: "Straordinario calo pasquale delle vittime della strada". Ma con un titolo così venivi licenziato. Per cui si utilizzava un dato approssimativo, in realtà sottostimato, per sostenere invece un titolo allarmista in grado di far notizia.   

Ora il problema è più grave. Perché la mistificazione mediatica non è tanto finalizzata alla vendita di qualche copia in più, quanto a rendere il miglior servigio all'èlite dominante che trama h24 per far cadere al più presto il governo gialloverde.

Fortunatamente, però, non tutte le ciambelle riescono col buco. E mentre i ragionamenti statistici di cui sopra possono interessare sì e no l'un percento delle persone, ci sono alcune bufale che (quando svelate) hanno il potere di mostrarci la realtà meglio di tanti discorsi. La frittata piddina di Moncalieri è uno di questi casi.

Cosa è accaduto in quel di Moncalieri lo sanno praticamente tutti. Nei giorni scorsi un'atleta azzurra, la discobola di colore Daisy Osauke, è stata colpita agli occhi da uova lanciate da una macchina in corsa. Razzismo, razzismoo, razzismooo!, gridano all'unisono i media di lorsignori. Per non parlare di Repubblica e del Pd, dove il genio di Renzi rifulge come sempre. Per lui non ci sono dubbi, Daisy Osauke «ieri è stata picchiata da schifosi razzisti», questo il suo immancabile tweet.

In realtà, che vi fosse un movente razzista era dubbio fin dal principio. All'inizio la stessa discobola (peraltro iscritta al Pd) sembrava escluderlo, poi - la cura dei media è più miracolosa di quella degli oculisti - aveva detto che gli aggressori cercavano una persona di colore. Peccato che pochi giorni prima un'altra persona, stavolta una donna bianca, avesse subito lo stesso lancio di uova nella stessa zona da una macchina dello stesso tipo. E che, negli ultimi mesi, almeno altri sette casi del genere fossero stati segnalati da quelle parti.

Coincidenze che avrebbero dovuto imporre una qualche prudenza. E invece no. Siccome l'attuale opposizione ha meno argomenti che voti, insistere sul "razzismo" degli italiani gli sembra la cosa più intelligente.

Talvolta però la verità viene a galla. E di solito fa male ai veri propalatori di bufale mediatiche, che non stanno in oscure basi di San Pietroburgo, come pretenderebbe la (dis)informazione mainstream, quanto piuttosto nelle redazioni dei principali media e nei vertici dei partiti euristi.

Nel caso di Moncalieri la Nemesi (la dea della "giusta vendetta") ha colpito davvero nel modo migliore. Le indagini hanno infatti permesso di scoprire che la macchina degli agguati alle uova appartiene ad un consigliere comunale del Pd, che colui che la guidava altri non era che il figlio del suddetto, mentre i tre lanciatori - una volta scoperti - hanno dichiarato di aver agito per "goliardia".

Insomma, ma questo già lo sapevamo, in giro ci sono più cretini che razzisti.

Di fronte al figurone rimediato, adesso a Piddinia City e dintorni tacciono. Insomma, il figlio di un piddino ha colpito al volto - per "goliardia", non sia mai razzismo, mica era il figlio di un gialloverde! - una piddina. Costei, che a leggere certa stampa sembrava impedita a partecipare ai campionati europei di Berlino, adesso è già in viaggio per la capitale tedesca. Un uovo (vero) di un lanciatore di famiglia piddina mica fa male come quel (falso ed inesistente) uovo razzista gridato dai media...!

Così va il mondo in questa strana estate 2018. Facciamo tesoro di questa lezione piemontese. Il razzismo, e la lotta contro ogni sua manifestazione, è cosa troppo seria per essere lasciata nelle mani di chi oggi la usa strumentalmente per riprendersi le redini del governo. Ed è semmai proprio questo loro agitarsi scomposto il modo migliore per innescare autentici focolai razzisti. Perché quell'ondata razzista che adesso non c'è, lorsignori la vorrebbero proprio, che tanto gli farebbe gioco... 

Ricordamocelo, e ricordiamoci dell'istruttiva Moncalieri.

IPOTESI EVERSIVA di Sandokan

[ 6 agosto 2018 ]

Il trauma subito dell'élite con il terremoto elettorale del 4 marzo continua ad espletare i suoi effetti.

In psicologia chi subisce un forte trauma può cadere vittima della "dissociazione", ovvero:
«accentuazione dell'insicurezza ontologica per cui un individuo può sentirsi più irreale che reale, letteralmente più morto che vivo, differenziato in modo incerto e precario dal resto del mondo, così la sua identità e la sua autonomia sono sempre in questione. Può sentire il suo io parzialmente disgiunto dal suo corpo».


Sembra questo il caso, osservando il polverone che la stampa di regime ha sollevato sul caso "DELL'ATTACCO AL COLLE VIA TWITTER" che sarebbe avvenuto nella notte tra il 27 e il 28 maggio scorsi subito dopo che Mattarella rifiutò di accettare Paolo Savona come ministro dell'Economia e diede incarico a formare il governo a Carlo Cottarelli. Erano le ore convulse in cui anche questo blog parlò di "colpo di stato", quando lo stesso Di Maio (salvo poi fare marcia in dietro) chiese di porre in Stato d'accusa (ex Art. 90) il Presidente Mattarella.

Per "svelare il complotto" oggi, su richiesta del Pd,  è stato addirittura convocato il Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza), visto che sembrerebbero coinvolti addirittura i servizi segreti russi.

Siamo quindi andati a vedere le carte, e che abbiamo scoperto? che si tratta di un patetica buffonata. 

La cronaca più esilarante (Così hanno attaccato Mattarella sui social: indaga l’Antiterrorismo) l'ha scritta ieri Fiorenza Sarzanini sul CORRIERE DELLA SERA. E che viene fuori? Che in quelle ore di golpe (ore in cui saliva nel Paese una generale ondata di indignazione) da 400 profili Twitter sarebbero partiti "migliaia di messaggi" con con l’hashtag #Mattarelladimettiti.

Tutto qui? Sì, tutto qui!


Tuttavia per lorsignori si sarebbe trattato di un "tentativo eversivo":
«Alla polizia postale si chiede dunque di ricostruire quanto accaduto, rintracciare gli account, individuare i server. E così dare un’identità a chi ha compiuto un atto ritenuto eversivo proprio perché prende di mira la più alta carica dello Stato».
Se qui c'è un "atto eversivo" è proprio questa campagna! Non siamo in un regime di assolutismo monarchico, e il Presidente non è legibus solutus. Questo in primo luogo. In secondo la campagna è eversiva perché svela l'unico grande complotto in atto, quello dell'élite che usa ogni mezzo per rovesciare il governo giallo-verde. In terzo luogo questa campagna è eversiva poiché punta a limitare la libertà di pensiero e di parola, quindi a mettere un bavaglio alla rete.

Altro che "governo fascio-leghista"! La vera minaccia a ciò che rimane della democrazia viene dai poteri forti feriti. Lo stato di amnesia psicogena in cui si dibattono potrebbe precedere un autoritario atto di forza per riconquistare Palazzo Chigi.

Nessun dorma...







domenica 5 agosto 2018

LA FOLLIA "NO BORDER - NO NATION" di Oskar Lafontaine

[ 5 agosto 2018 ]

Della serie: non tutta la sinistra e' sinistrata


Più volte abbiamo parlato di Oskar Lafontaine, storico leader della sinistra tedesca, anzitutto delle sue implacabili critiche all'euro. Avemmo modo di incontrarlo a Parigi nel gennaio 2016, in quell'occasione c'erano anche Stefano Fassina e Emiliano Brancaccio.
Lafontaine è in minoranza nel suo partito (Die Linke) non solo per essere partigiano del "Piano B", ma anche per opporsi alla follia "no border"...

*  *  *

Oskar Lafontaine insieme alla moglie Sahra Wagenknecht e ad altre personalità di spicco sta cercando di costruire un nuovo raggruppamento politico in grado di superare i tradizionali confini della Linke e della sinistra tedesca. Dalla sua pagina FB il leader storico della socialdemocrazia tedesca questa volta se la prende con l'assurda ideologia dei "no-border-no-nation" e risponde per le rime a chi lo accusa di essere un nazionalista di sinistra. Dal suo profilo FB, un ottimo Oskar Lafontaine.

*  *  *

C'era da aspettarselo: c'è un nuovo raggruppamento politico che sta ottenendo risonanza e molti già ne parlano male. Gli oppositori cercano di diffamarlo definendolo "nazionalismo di sinistra". Ma in un tale contesto parlare di "nazionalismo di sinistra" sarebbe come parlare di "cattolicesimo musulmano". Sinistra e nazionalismo non possono stare insieme visto che il movimento dei lavoratori cantava: "popoli ascoltate i segnali" e non "popolo ascolta i segnali" (Internazionale).

E alla fine di ogni congresso di partito cantavano: "Brüder zur Sonne zur Freiheit“ e non "Deutsche zur Sonne zur Freiheit“.

Il modo piu' semplice è guardare dentro l'ideologia "no-border-no-nation", perché chiunque si ponga la questione di come poter costruire uno stato sociale capirà immediatamente quanto questa ideologia sia lontana dalla realtà. E i seguaci di questo pensiero, di conseguenza, vedono nello stato sociale un'aberrazione nazionalistica.

Il non-senso del "nazionalismo di sinistra" trova molti sostenitori fra chi ritiene che esprimere solidarietà verso i rifugiati significhi mantenere le frontiere aperte per tutti e garantire benefici sociali a tutti quelli che arrivano. Questo equivoco diventa piu' chiaro quando si guarda al sistema sanitario. Nei paesi anglosassoni spesso la metà dei dottori e degli infermieri arriva dai paesi in via di sviluppo. In Germania, con un certo orgoglio, si fa riferimento al fatto che qui da noi sono stati accolti migliaia di medici dalla Siria e dalla Grecia. Almeno a questo punto i seguaci dell'ideologia dei "confini aperti per tutti" dovrebbero iniziare a capire che stanno sostenendo qualcosa di irrealistico e completamente antisociale. In Siria e in Grecia, dove questi medici sarebbero molto piu' necessari che da noi, il sistema sanitario è al collasso. L'alsaziano Albert Schweitzer andò fino a Lambaréné in Gabon per fondare un ospedale e aiutare le persone malate senza assistenza sanitaria. Oggi la solidarietà viene capovolta.

Ancora negli anni '70 del secolo scorso i paesi industrializzati formavano gratuitamente persone provenienti dai paesi in via di sviluppo, i quali avevano poi l'obbligo di tornare nel loro paese una volta completato il periodo di formazione. Oggi invece un'ampia comunità neoliberista e bipartisan vorrebbe andare a reclutare lavoratori specializzati e rendere in questo modo ancora piu' poveri i paesi in via di sviluppo.

Internazionalismo significa dare asilo alle persone politicamente perseguitate, aiutare i rifugiati di guerra e permettere ai poveri di questo mondo una vita migliore, grazie agli investimenti realizzati dai paesi industrializzati in quelli in via di sviluppo con l'obiettivo appunto di migliorare la vita delle persone, invece di continuare a depredarle.

Quanto sia ormai avanzata la confusione concettuale lo si vede anche dal fatto che coloro che chiedono di spendere miliardi di euro nei campi profughi e nelle zone in cui si muore di fame vengono considerati dei nazionalisti di sinistra. Mentre coloro che vorrebbero andare a reclutare nei paesi piu' poveri la forza lavoro piu' istruita e quindi rendere omaggio al "nazionalismo occupazionale" tedesco si danno una pacca sulla spalla e si considerano erroneamente degli internazionalisti.

Bisognerebbe gridare: "Nazionalisti dell'occupazione di tutto il mondo, pensateci!"

sabato 4 agosto 2018

FONTANA O L'ANIMA NERA

[ 4 agosto 2018 ]

Lorenzo Fontana [nella foto] è uno degli artefici della "svolta lepenista" della Lega. Veronese, classe 1980, rappresenta quello che dopo l'Unità d'Italia, ai tempi del Non Expedit — la disposizione con cui Pio IX nel 1874, dichiarò inaccettabile per i cattolici italiani partecipare alle elezioni politiche del Regno d'Italia — fu bollato come "partito nero" clericale.
Per questo, prima ancora che per la sua giovanile militanza fascista, Fontana incarna l'anima nera, ovvero cattolico-integralista, islamofoba e reazionaria della Lega.

Diventato Ministro per la famiglia e le disabilità nel Governo Conte usa il suo scranno per lanciare le sue inconfondibili crociate ideologiche. L'ultima, dopo le frecciate omofobe e contro l'aborto, è quella per l'abolizione della Legge Mancino che vieta ogni organizzazione che inciti alla discriminazione "o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi". Punisce infine "chi pubblicamente esalta esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche".
Diciamolo a premessa: la Legge Mancino è un piccolo mostriciattolo giuridico poiché sconfina nella punizione di semplici reati d'opinione.  E' lasciata al giudice la discrezione sulla sua applicazione e certi casi recenti di sua applicazione sono biasimevoli. [1]

Quella di Fontana non è tuttavia un'uscita solo estemporanea. La Lega nel 2014 promosse senza successo un referendum per abolire la Legge Mancino, una mossa che servì alla neonata Lega salviniana per sfondare nel perimetro dell'estrema destra e raccattare qualche centinaio di attivisti di fascistica genia.
Bene han fatto diversi esponenti del M5S a biasimare l'uscita di Fontana, alla quale si è dovuto adeguare lo stesso Salvini che pur condividendola ricorda che il governo ha ben altre priorità. 

Ma la questione resta. Quella vera è quanto pesi nella Lega quest' anima nera.
I detrattori del governo giallo-verde hanno colto la palla al balzo per ribadire la loro opinione che la Lega è un partito fascista, e dunque riconfermare la loro tesi del governo "fascio-leghista" che prima va abbattuto e meglio sarebbe.

Ammesso e non concesso che Fontana dissimuli dietro al suo cattolicesimo anticomunista e clerico-reazionario (moderna reincarnazione del vecchio "partito nero") una fede propriamente fascista la domanda è se questa frazione (poiché è evidente che ce ne sono altre) sia quella davvero egemone nella Lega, e se non lo è se sia in procinto di diventarlo.

Non è evidentemente questione accademica ma squisitamente politica e in quanto tale implica un'indagine accurata e non sommaria né superficiale della Lega e della sua recente metamorfosi, quindi lo scandaglio del microcosmo di gruppi e associazioni neofascisti che orbitano attorno ad essa.

A questo servirà il Seminario politico-teorico deciso dal Comitato centrale di Programma 101 e che si svolgerà sabato 25 agosto.

NOTE

[1] Il 9 marzo scorso a Milano alcuni militanti del gruppo neofascista (o neonazista) Nsab-Mlns sono stati condannati a tre mesi per volantini contro...."il mescolamento delle razze".
Un triestino è stato condannato a 8 mesi per un post pubblicato si Facebook contro sloveni e maghrebini.
A Padova una commessa, malgrado il suo pentimento, è stata condannata a 4 mesi per insulti ad un rom (""puzzano"). 


venerdì 3 agosto 2018

SE QUESTI SONO "FASCIOLEGHISTI"....

[ 3 agosto 2018 ]


Del Decreto Dignità abbiamo detto che, pur con tutti i suoi evidenti limiti, rappresenta una salutare inversione di marcia rispetto alle politiche liberistiche di precarizzazione venute avanti negli ultimi 20 anni. Si poteva fare di più e meglio? Certo!
Ma sono incomprensibili, anzi ridicole! le critiche che vengono da certa sinistra, che si arrampica sugli specchi per giustificare la tesi che avremmo un "governo fascio-leghista", negando la svolta del Decreto Dignità sostenendo che esso... "conferisce dignità al jobs act", Giorgio Cremaschi, su tutti, docet.

Diamo dunque la parola al leghista Riccardo Molinari intervenuto alla Camera il 2 luglio.
Se questi sono "fascisti"....





giovedì 2 agosto 2018

ECCO L'USCITA DALL'EURO di Moreno Pasquinelli

[ 2 agosto 2018 ]


LE SORPRENDENTI AFFERMAZIONI DI GIAVAZZI E ALESINA

Compagni di merende: Francesco Giavazzi e Alberto Alesina

Giavazzi e Alesina sono due vecchie conoscenze per chi si sia occupato, soprattutto dopo l'arrivo della grande crisi, di economia e di politiche di austerità. Il Giavazzi è un liberista a tutto tondo, seguace di Milton Friedmann. Sostenne quindi a spada tratta l'abolizione dell'Art. 18, poiché "avrebbe fornito una spinta sia all'occupazione che alla produttività" (sic!). Non stupisce che abbia sostenuto il Partito radicale e che sia stato chiamato da Mario Monti, nell'annus horribilis 2012, a collaborare per la Spending Review.

E chi non conosce il suo compagno di merende Alesina? Il teorico della cosiddetta "austerità espansiva", ovvero la teoria secondo cui austerità e rigore delle politiche pro-cicliche di bilancio non solo non danneggiano l'economia ma anzi aiutano la ripresa economica. Si beccò le devastanti critiche, non solo di noialtri no-euro, non solo di Krugman, ma addirittura di Olivier Blanchard, capo economista del Fmi.

Per chi voglia capire quanta distopia liberista frulli nella testa dei due, può leggersi il pamplhet IL LIBERISMO È DI SINISTRA, un'apologia appassionata degli spiriti animali del capitalismo. Non fraintendemi, non dico che questa due teste d'uovo della borghesia globalista, siano dei pirla, anzi. Non sfugge loro che l'Unione europea abbia falle alle fondamenta e che l'euro sia una moneta "stupida", ma oramai ci siamo dentro e uscirne causerebbe un disastro biblico.

Ci occupiamo di loro a causa di un editoriale scritto a due mani mani sul CORRIERE DELLA SERA di ieri 1 agosto. L'intervento non è solo un generico grido di allarme contro le politiche del governo giallo-verde, avverte che ove Di Maio e Salvini vogliano davvero abolire la Fornero, istituire un "reddito di cittadinanza", diminuire le tasse, già a settembre l'Italia subirà un attacco frontale dei mercati. Essi sono precisi e danno i numeri:
«Gli investitori che fuori dall’Italia detengono un terzo del nostro debito pubblico, oltre 730 miliardi di euro, e anche quelli che hanno investito in azioni e obbligazioni emesse da nostre imprese private, altri 740 miliardi circa, stanno per rientrare dalle vacanze. Agosto è il mese in cui inizia la loro «campagna d’autunno», quella che determinerà il rendimento che a fine anno potranno offrire ai loro clienti».
Ergo, se Di Maio e Salvini non faranno marcia indietro — e i due credono che non la faranno —, ove volessero davvero procedere con una Legge di Bilancio che chiuda con l'austerità e trasgredisca ai dettami dell'Unione europea, sicuro è per loro quello che chiamano «sudden stop», una "catastrofica" fuga di massa e improvvisa degli investitori esteri e "l’azzeramento di tutti i prestiti esteri". Che Dio ce ne scampi! Avanti quindi con la garrota delle politiche austeritarie che oltre ad affamare il popolo lavoratore sono disfunzionali rispetto alla famigerata "crescita".

Che questo scenario si avveri è tutto da vedere. Lorisgnori avevano già previsto che il Regno Unito si sarebbe sfracellato con la Brexit, ma sfracello non c'è stato. Ammettiamo dunque che i pescecani della finanza predatoria globale, assistita dai suoi algoritmi schizoidi, segua la massima "pochi, maledetti e subito". L'Italia sarebbe davvero messa in ginocchio? No, e la ragione ce la spiegano, inopinatamente proprio i due compagni di merende. Sentiamoli:
«C’è un modo per sottrarsi al giudizio degli investitori internazionali: ricomprarci i titoli che in passato abbiamo loro venduto. In teoria è possibile. L’Italia ha una posizione finanziaria netta rispetto al resto del mondo sostanzialmente in pareggio, cioè abbiamo tanti debiti quanti sono i crediti che vantiamo. Vendendo le attività estere che possediamo potremmo in teoria ricomprarci tutti i titoli italiani detenuti da investitori esteri. Bisognerebbe nazionalizzare le banche ed espropriare i cittadini obbligandoli a vendere, ad esempio, titoli svizzeri per sostituirli con Btp. Vorrebbe anche dire uscire dal mercato unico europeo e probabilmente dall’euro. Tutto è possibile. Ma se non si ha il coraggio di farlo, allora bisogna fare i conti con gli investitori internazionali».
Esatto, "tutto è possibile", a patto di "avere il coraggio di farlo"! Da sempre, anche dissentendo da altri amici "sovranisti", sosteniamo che si esce dal marasma solo a patto di:
«Trasformare e nazionalizzare il sistema bancario e assicurativo in modo da bloccare le banche d’affari che utilizzano i depositi e i risparmi dei cittadini nel gioco d’azzardo dei mercati finanziari internazionali. Tutte le banche hanno una funzione economica e sociale di primaria importanza e devono essere messe sotto stretto controllo pubblico».
L'Italia ha una ricchezza mobiliare netta pari a tre volte il Pil, a patto di volerla sottrarre alla rapina dei mercati finanziari e canalizzarla e utilizzarla per il bene pubblico e l'interesse nazionale — e di tecniche funzionali allo scopo, al netto del controllo del sistema bancario e della moneta, ce ne sono numerose —, più che sufficiente per reggere l'urto dell'eventuale fuga dei predatori. Ciò senza dimenticare "il resto" della ricchezza e dei beni materiali e immateriali, pubblici e privati del nostro Paese.

Il problema è dunque politico: avranno Di Maio e Salvini il "coraggio di farlo"? Avranno la determinazione a voltare davvero pagina esercitando la sovranità che la maggioranza degli italiani ha consegnato loro? Chi ha la testa sulle spalle, sic rebus stantibusdeve augurarsi che il governo giallo-verde tenga il punto fino all'adozione di misure eccezionali, e potrà farlo solo se avrà alle spalle una potente mobilitazione popolare. Altrimenti sarebbe il disastro storico, un colpo di stato con tanto di insediamento della troika, un nuovo 8 settembre. O di qua o di là.

« Sovrano è chi decide sullo stato di eccezione»
[Carl Schmitt, Teologia politica]


mercoledì 1 agosto 2018

ACCOGLIENZA! ACCOGLIENZA! di Sandokan

[ 1 agosto 2018 ]

Ieri un molto importante uomo politico italiano ha detto riguardo alla tragedia degli emigranti:
«Terreno agevole per queste nuove forme di schiavitù è il fenomeno migratorio. Ogni giorno migliaia di persone pongono a rischio la propria vita e quella dei propri cari per mare e per terra, in condizioni disperate; una tragedia figlia delle guerre, della povertà, dell'instabilità dello sviluppo precario, alimentata e sfruttata da ignobili trafficanti di esseri umani, che li avviano a un futuro di sopraffazioni: sfruttamento lavorativo, adozioni illegali, prelievo di organi, reclutamento da parte della criminalità organizzata, sfruttamento sessuale. Nessun Paese è immune da questa sistematica violazione della dignità umana».
Penserete, questa è un'altra delle solite uscite razziste di Matteo Salvini"... Invece no, è quel che ha detto il Presidente Mattarella in occasione della giornata mondiale contro la tratta degli esseri umani e lo schiavismo. 

Parole sante, che proviamo a decodificare, dicendo pane al pane e vino al vino.

(1) Il fenomeno delle migrazioni massa è uno degli effetti più crudeli dell'economia capitalistica globalizzata, che accentua gli squilibri regionali e sociali. Centinaia di milioni di esseri umani sono costretti ad abbandonare i loro luoghi di residenza data la miseria crescente e, come ha scritto Fred Kuwornu, incoraggiati da potenti mafie locali che fanno così profitti stellari. Un'emigrazione frutto di un'economia di rapina che non solo contribuisce a depredare quei paesi della loro principale forza produttiva, quella umana, che fa contente le corrotte classi dominanti locali che così sventano eventuali rivolte sociali.

(2) Ma nei paesi che lasciano, questi esseri umani sono si poveri, ma non sono schiavi. Iniziano a diventarlo dal momento che emigrano intruppati dalle mafie locali. E ogni tappa del loro percorso  rappresenta un collaudo progressivo verso la schiavitù inesorabile. Il tirocinio, per chi sopravvive al calvario, avviene in Libia, la schiavizzazione definitiva avviene in Europa, dove la grande maggioranza finirà nel circuito infernale della "sopraffazione", dell'emarginazione sociale, del lavoro forzato per quattro soldi, dell'illegalità fatta legge.


(3) Mattarella ha detto che la tratta è "alimentata e sfruttata da ignobili trafficanti di esseri umani". Quel che non dice è che queste famigerate Ong sono i trafficanti del lato Nord, visto che esse si occupano, in una collaudata divisione dei compiti con i negrieri del lato Sud, di gestire l'ultimo tratto del commercio. Come potrebbero infatti i trafficanti di morte arricchirsi se non ci fossero i trafficanti di vita?

Ergo: la retorica dell'accoglienza è la maschera dietro alla quale si nascondono i sacerdoti del Moloch capitalistico, che vive solo grazie al sacrificio dei viventi.



Nb

Chiudo ricordando quanto scriveva Piemme l'anno scorso su questo blog:


«Davanti a questo dramma il primo sentimento che ci viene è quello della pietas, di un'empatica vicinanza verso questi esseri umani vittime di quella che non può essere diversamente chiamata che "nuova tratta degli schiavi". La modernità borghese fece dell'abolizione del commercio degli schiavi, anche allora africani, fra il XVI e il XIX secolo, una sua bandiera di civiltà. Oggi questo commercio, miracoli dell'ipocrita ideologia cosmopolitica e umanitaria, viene definita "migrazione". La deportazione viene chiamata "diritto al futuro.La sostanza è tuttavia la medesima: la mercificazione dell'essere umano, che questa economia porta alle sue estreme, più brutali conseguenze. Ieri gli schiavi venivano deportati in catene per portarli a lavorare nelle piantagioni dei colonialisti. Oggi i migranti si auto-deportano per venire a fare gli schiavi nelle metropoli occidentali.
Davanti a questo esodo biblico, epocale, la pietas rischia di diventare la foglia di fico dell'imperialismo umanitario, di una economia capitalistica che usa i migranti come merce, come strumento supplementare delle politiche neoliberiste di pauperizzazione generale e di distruzione dei demos e delle comunità nazionali.
La pietas deve lasciare il posto alla politica, e politica, se non è demagogia (di qualunque marca essa sia, xenofoba o umanitaristica) implica una visione del mondo, della società, dello Stato.
Nella nostra visione socialista non c'è posto alcuno per la barbarie globalista».

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