DRAGHI, VENIAMO A CONSEGNARTI IL FOGLIO DI VIA

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martedì 10 giugno 2014

LISTA TSIPRAS: AL CARRO DEL "PARTITO DI REPUBBLICA" di Leonardo Mazzei

10 giugno. Gli imbrogli di Barbara Spinelli: sugli impegni presi, sul perché li ha traditi e perfino sul numero di preferenze che si è attribuita.

Nella foto: la Spinelli, Padoa Schioppa e l'allora presidente della Bce J.C.Trichet

Se ieri sera i ballottaggi ci hanno mostrato un'Italia meno piddina e meno renziana di quel che si voleva far credere, i quotidiani di ieri mattina ci parlavano invece delle pittoresche contorsioni di una "sinistra altreurista" che mai saprà porsi come alternativa credibile. Se Livorno è il simbolo della fragilità del successo renziano, Barbara Spinelli è quello di una "sinistra" fagocitata dal partito di Repubblica.

Della resistibile ascesa del boy scout della P2 si è già scritto. Così pure del significato della discesa in campo della signora Spinelli, figlia dell'europeista Altiero e già compagna dell'eurista Padoa Schioppa.

Il voltafaccia

Quest'ultima vicenda merita però qualche commento.
Come tutti ricorderanno, in un primo momento la Spinelli aveva dichiarato di non volersi candidare, facendo solo da "garante". Successivamente la decisione di candidarsi, insieme all'annuncio della sua rinuncia all'eventuale seggio. Poi, con il seggio arrivato, la decisione - naturalmente "sofferta" - di andare a Strasburgo. Che in fondo non dista troppo da Parigi, dove normalmente risiede, e dove ha preso la decisione di rimangiarsi la sua parola, alla faccia degli altreuristi che si riunivano in contemporanea a Roma dopo avergli attaccato i manifesti in campagna elettorale.

Mentre questi ultimi, che sia ben chiaro si meritano questo ed altro, si ritrovavano in un'assemblea evidentemente senza capo né coda nella capitale, l'ineffabile Maltese (altro eletto che andrà a rappresentare l'altreurismo al parlamento europeo) annunciava la decisione della Spinelli dal palco di Repubblica delle Idee di Napoli. Un luogo tutt'altro che casuale.

Con questa decisione resterà fuori Sel. Chi scrive considera il partitucolo di Vendola niente di più che una corrente esterna del Pd. Potete dunque immaginarvi il dolore e la prostrazione provata nell'apprendere la notizia, peraltro già nell'aria. E tuttavia l'arroganza del partito di Repubblica va segnalata. Non perché rappresenti una qualche novità, ma per far emergere fino in fondo a quale carro si è legato il Prc, insieme ad altre frattaglie della cosiddetta "sinistra radicale" che non vogliono fare i conti con il mostro chiamato UE.

Un'arroganza facilmente rintracciabile nelle parole del giornalista di Repubblica. Volendo fare lo spiritoso antiberlusconiano, Maltese ha detto «meglio lei di Iva Zanicchi». Dichiarazione assai singolare, dato che in alternativa a Spinelli non c'era l'ex aquila di Ligonchio bensì un candidato di Sel.

Il voltafaccia di Barbara Spinelli è stato davvero clamoroso. Una prova insuperabile di serietà, coerenza, signorilità. Una roba da vergognarsi, sulla quale tacere almeno per un po'. Ed invece - dopo giorni di assoluto silenzio, come se la questione non fosse di pubblico dominio - ieri il sito del Prc ha pubblicato un commento di Paolo Ferrero. Pieno il suo sostegno a Spinelli, di cui dice tutto il bene possibile e financo quello impossibile.

Ora, a parte una domandina che sorgerebbe spontanea a chiunque - ma Ferrero si sarebbe espresso allo stesso modo se Spinelli avesse optato per la circoscrizione sud, penalizzando il Prc anziché Sel? - c'è una questione politica assai tosta: la subalternità che si profila nei confronti del partito di Repubblica.

Comprensibilmente Ferrero cerca di scansare la questione, ipotizzando che ora, da una lista costruita verticisticamente per necessità (come egli ammette), sgorghi come d'incanto una Syriza italiana costruita dal basso. Perché mai dovrebbe compiersi un simile miracolo non ci viene spiegato, ma non chiediamo troppo a chi ha passato un'intera settimana dietro i ripensamenti di Spinelli.

Qualche difficoltà con le addizioni?

Tra tutti i ridicoli argomenti utilizzati per giustificare l'ingiustificabile, ne citiamo solo uno. Nella lettera scritta dalla giornalista troviamo infatti un argomento che si commenta da solo: il voltafaccia non sarebbe opera di chi l'ha compiuto (quando mai una Spinelli potrebbe fare una simile porcheria?) bensì degli elettori. I quali, si sa, hanno sempre l'ultima parola. Che affidano, naturalmente, a chi è in diuturno contatto con loro.

Leggere per credere:
«So che molti sono delusi: il proposito espresso all’inizio di non andare al Parlamento europeo sarebbe disatteso, e questo equivarrebbe a una sorta di tradimento. Non sento tuttavia di aver tradito una promessa. I patti si perfezionano per volontà di almeno due parti e gli elettori il patto non l'hanno accettato, accordandomi oltre 78.000 preferenze».
Avete capito? Lei non avrebbe voluto, ma gli elettori l'hanno convinta!
E qui siamo ad un misto di presunzione e falsità davvero degno della revenderissima laica signora. Che il simbolo stesso della lista prendesse più preferenze degli altri candidati non dovrebbe troppo stupire chi per mestiere fa la giornalista. Chiunque al suo posto, e nelle sue condizioni, avrebbe ottenuto senza sforzo alcuno un identico risultato. Se poi ci si presenta in due circoscrizioni anziché in una, sommare le preferenze è un trucchetto un po' ignobile da politicanti da strapazzo.

Ma visto che ci siamo occupati della somma, ci è venuto un dubbio: almeno l'addizione è giusta?

Ci siamo dunque rivolti al Ministero degli interni, laddove risultano le seguenti preferenze attribuite a Spinelli Barbara: circoscrizione Centro 36.759, circoscrizione Sud 27.955, totale 64.714. Da dove siano saltate fuori le 78.000 preferenze indicate dalla stessa non lo sappiamo. Che ci sia un errore del Ministero? Che un membro della famiglia Spinelli abbia qualche difficoltà con le quattro operazioni? Che sia semplicemente in malafede? Davanti ad ipotesi così politicamente scorrette ci ritraiamo con pudore, tanto ognuno potrà rispondersi da solo.

Però, già che sul sito del Ministero siamo andati, togliamoci qualche altra soddisfazione. Siccome sembra che tutti l'abbiano votata, vediamo in che misura l'hanno fatto davvero. Le 64.714 preferenze sono state ottenute in due circoscrizioni in cui la Lista Tsipras ha avuto un totale di 506.908 voti. Dunque ha votato Spinelli, pur disponendo di ben tre preferenze, solo il 12,76% degli elettori della lista. Non ci sembra un granché.

Ma, si dirà, è pur sempre arrivata prima. Vero, ma di quanto? Nella circoscrizione Centro dietro le 36mila preferenze accordate a Spinelli, il secondo è stato Furfaro (23mila), il terzo Amato (18mila). Questo invece l'ordine d'arrivo al Sud: Spinelli 27mila, Forenza 22mila, Cataldo 21mila, Riccio 20mila. Come si vede, distacchi assai limitati rispetto a candidati assai meno conosciuti. Se una chiamata divina è davvero arrivata in quel di Parigi essa non è partita certo dal Dio elettore.

Una "sinistra" altreurista?

Forse qualcuno penserà che mi sia dedicato troppo a questi aspetti un po' folcloristici. Giusto, è ora il momento di arrivare alle conclusioni politiche. Il fatto è che non sopporto la disonestà intellettuale e detesto le oligarchie, ancora di più quelle di "sinistra". Ed è questo che rappresenta Barbara Spinelli, anche se certi "antagonisti" allo sbando, ma pur sempre al traino, non lo capiranno mai.

Fin dall'inizio denunciammo il senso dell'«operazione Spinelli» come un'operazione sistemica (vedi ad esempio L'Opa di Natale della signora Spinelli). Ora che la frittata è fatta, che il partito di Repubblica ha preso il sopravvento, e non solo nella composizione della delegazione a tre che siederà a Strasburgo, è chiaro che avevamo visto giusto.

Scrivevamo a dicembre:
«La sua Opa è l'offerta d'acquisto, che più pubblica di così non si può, di una posizione critica sull'Europa, sui trattati, sull'attuale direzione politica e sulla sua linea austeritaria. Una posizione critica che si vuole normalizzare a tutti i costi, principalmente per una ragione. Quella di impedire la nascita di un polo sovranista di sinistra. L'obiettivo è duplice: indebolire la lotta contro la gabbia dell'euro, delimitare nel campo della destra le forze che si oppongono alla moneta unica.

Senza dubbio la debole posizione rappresentata da Tsipras, a dispetto dell'ampio consenso ottenuto in Grecia, è un varco nel quale operazioni come quella di Spinelli possono provare ad inserirsi. Nella crisi le élite non stanno ferme. Ed anche uno spazio come quello rappresentato dalla Sinistra Europea va in qualche maniera presidiato».
Ora qualcuno ci accuserà di esagerare, che in fondo le europee sono passate, che presto tornerà fuori lo spirito militante. Non ci crediamo proprio. La vittoria del partito di Repubblica è avvenuta anzitutto sui contenuti. In Italia la Lista Tsipras è stata la lista del «più Europa», dell'Europa federale di cui Spinelli parla anche nell'ultima lettera. Vittoria culturale piena, vittoria politica garantita.

Ma, dirà qualcun altro, se così stanno le cose perché penalizzare Sel, formazione eurista al pari del Pd? Per prendere i classici due piccioni con una fava. Da un lato, anche grazie all'asse con Tsipras, ci si garantisce l'appoggio rifondarolo. Dall'altro, con lo sgarbo a Furfaro (esponente della componente di Sel meno subalterna al Pd), si sospinge il partito di Vendola nelle braccia di Renzi, smantellando di fatto ogni ipotesi di strutturazione della Lista Tsipras in vero soggetto politico.

Soggetto che se nascerà non potrà comunque prescindere dai «garanti» che si sono messi in testa al carrozzone, tantomeno da colei che è felicemente passata dal ruolo di «garante» a quello di garantita.

Potrà avere successo un simile progetto? Ci auguriamo proprio di no.
Il suo scopo è quello di ancorare la cosiddetta "sinistra radicale" in un ambito protestatario e rivendicativo, magari rumoroso ma politicamente sterile ed ininfluente. Ininfluente non per i numeri, che possono sempre cambiare, ma per la sua natura altreurista, quella cioè di ruota di scorta del blocco dominante che ha nel sistema euro il suo punto decisivo.

Volete una prova di quanto detto? Giorni fa, in vista della manifestazione di apertura del controsemestre europeo, che si terrà a Roma il prossimo 28 giugno, la segreteria del Prc ha chiesto (e purtroppo ottenuto, certo non da noi) che si cancellasse dall'appello ogni riferimento critico alle istituzioni dell'Unione Europea. Vi sembra poco?

Di fronte ad un'impostazione del genere il discorso è chiaro: o noi, o loro. Dove per "noi" si intende l'insieme di forze che hanno preso a muoversi per arrivare alla costruzione di un soggetto politico che sappia unire la questione di classe con quella nazionale.

Questo è il punto. Il problema non è quello di un seggio in più o in meno nel parlamento di Strasburgo. Il problema è il futuro della sinistra in Italia.

E l'alternativa è chiara: o con le oligarchie euriste, sia pure nella critica dell'austerità e dei sacrifici, a fare il controcanto nel coro del blocco dominante; o con una sinistra sovranista che sappia parlare alle grandi masse in maniera non minoritaria, per la conquista del governo del Paese.

Ho ricordato all'inizio il segnale che ci giunge da Livorno. Solo chi saprà guardare in quella direzione - non minoritaria e non identitaria - potrà giocare la partita dei prossimi anni. Anni in cui il nodo sarà sempre più l'Europa (per i precisini l'UE): un mostro da sconfiggere e disintegrare nell'interesse dei popoli che vi abitano. Altro che Altra Europa!

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giovedì 1 maggio 2014

Sinistra e Libertà è morta, abbasso Sinistra e Libertà di Aldo Giannuli

1 maggio. A quanto pare, Sel è prossima alla scissione: una ventina di deputati e tre o quattro senatori si apprestano a lasciare Sel per volare fra le braccia di Renzi, sperando di essere rieletti. Avete capito bene: Renzi, neppure Bersani o Civati: Renzi. Il tutto alla vigilia del voto per le Europee, dove la lista Tsipras lotta sul decimale in più o in meno per prendere il quoziente e salvarsi: il che è l’evidente vigliaccata di gente che pensa solo a mantenersi il cadreghino sotto il sedere. Ma da Gennaro Migliore [nella foto accanto a Vendola)], non mi aspettavo di meglio.

Le alte motivazioni ideali di questa pattuglia di migranti sono facilissime da capire: Sel è in discesa nei sondaggi e lo era già sei mesi fa, ora, se la lista Tsipras fallisce, loro si trovano coinvolti nel naufragio ed il loro potere di contrattazione scende a zero, se, invece, riesce a salvarsi, poi loro non hanno prospettive di rientro, perché la Befana del premio di maggioranza non ci sarebbe e perché lo stesso partito di appartenenza li mollerebbe. Molto meglio passare in tempo al Pd, facendo finta di dare un contributo elettorale a Renzi che ha bisogno come l’aria di non andare sotto il 30%.

Non credo che tutto ciò provocherà grandi terremoti elettorali e che questo pattuglione di “cadrega dipendenti” sposterà nulla (sono gli stessi che hanno perso il congresso, e nell’elettorato non li conosce nessuno). Migliore è uno che, se ci fosse il voto di preferenza, prenderebbe sette voti, compreso quello della madre, del fratello e del portiere di casa (e del portiere non sono neanche troppo sicuro). Ma la scissione può spostare quello 0,1% che fa la differenza fra il prendere e il non prendere il quoziente.

Questo è il prodotto della selezione dei gruppi dirigenti di partito e parlamentari nell’area della cd "sinistra radicale" (cose anche peggiori potremmo dire di Rifondazione, tanto per fare un esempio) che fanno emergere regolarmente una casta di arrivisti, incapaci e opportunisti. E di questo, nel caso di Sel, la colpa ricade tutta su Nichi al quale, peraltro, non perdoneremo mai di averci rifilato un bidone come la Boldrini.

E questo, a sua volta, è il riflesso delle scelte che stanno alla base della nascita di Sel che avrebbe potuto essere il punto di riferimento della sinistra libertaria, ma non ha saputo e voluto esserlo. In primo luogo, aver lasciato decadere la discriminante anticapitalistica, per una forza politica che veniva dalla costola di un partito comunista era una scelta che comportava lo svuotamento di una identità non riempita da altro che formule generiche ed ambigue. Ma più in generale, il progetto virò immediatamente verso quello del comitato elettorale di supporto al leader in vista del miraggio della nomination della sinistra per la Presidenza del Consiglio. Nichi non dedicò alcuno sforzo a costruire il partito né dal punto di vista organizzativo, né da quello della cultura politica. Tutto venne sostituito dal ruolo carismatico suo personale a sua volta retto solo dalla sua capacità affabulatoria di grande retore della politica.

Ho un ricordo personale in proposito: sono più vecchio di Nichi di otto anni e, quando lui aveva 17-18 anni ed iniziava a muovere i primi passi in assemblea, io ne ero già buon frequentatore. Ricordo che un bel giorno, in assemblea interviene un giovanotto sconosciuto che fa un intervento rutilante di metafore, ricco di preterizioni, grondante metonimie ed audacie stilistiche varie. Alla fine commentai “Come parla bene!!! Che ha detto?”.

Sel è stata in piedi in questi anni sulla capacità retorica di Nichi e sull’aspettativa della sua ascesa a Palazzo Chigi. Ma il periodo di grazia è durato poco: il 14 dicembre 2010 fu chiaro che non si sarebbe votato nell’anno successivo e che, di conseguenza, le primarie sarebbero slittate indefinitamente. Poi, nell’estate 2011, successero due cose: la crisi riprese con ogni evidenza e Nichi non disse una sola parola in proposito. So che Nichi capisce di economia e finanza come di dialetti tibetani e va bene, ma se aspiri a fare il Presidente del Consiglio, non ti puoi permettere di queste ignoranze e quel lungo silenzio iniziò a logorarlo.

Nello stesso tempo, iniziò l’implacabile ascesa di Renzi che assorbì buona parte delle Fabbriche di Nichi. Quando si arrivò alle primarie, nell’autunno 2012, Nichi ci arrivò spompato e racimolò uno scarso 15%, che era più o meno la stessa percentuale presa a suo tempo da Bertinotti. Ancora per tutto il 2012 i sondaggi accreditavano Sel di un grasso 6% (dopo i picchi dell’8 o 9% dell’anno prima) ma alle elezioni del 2013 Sel è andata sotto il 4% ed è stata graziata solo dalla partecipazione alla coalizione vincente.

Trentasette deputati, ma disegno politico zero. Si capisce che da quel momento inizia a balenare nella mente dei neo eletti l’idea di migrare verso lidi più caldi e sicuri. Il tentativo di convenzione della sinistra (il cantiere dell’11 maggio) cadde presto nel vuoto ed all’invito non si presentò quasi nessuno. Anche la Fiom, un tempo vicina a Sel, iniziò a pencolare fra M5s e Pd renziano. Nichi aveva perso un’altra occasione: avrebbe potuto fare lui la linke italiana, ma avrebbe dovuto farlo fra il 2011 ed il 2012. Glielo ha impedito la sua vivace antipatia per Ferrero: possiamo facilmente capirlo, ma in politica bisogna saper passare sulle antipatie personali e privilegiare i disegni di lungo periodo.

Poi sono venuti gli infortuni tarantini che ne hanno minato l’immagine irrimediabilmente. E Sel si avvia al capolinea. Ciò nonostante, penso che la Lista Tsipras meriti di farcela e vada sostenuta. Come sapete io voterò M5s, ma se –come nel sistema australiano- avessi un secondo voto, sicuramente sarebbe per la Lista Tsipras. Non ho questa possibilità, però posso fare qualcosa da questo blog per sostenerla. Penso a tutti i militanti del Pd con il mal di pancia. Un voto a questa lista può essere un ottimo antidoto alla deriva renziana e può rafforzare le opposizioni interne che, invece, uscirebbero scoraggiate e marginalizzate da una sconfitta di quella lista. Cari amici e compagni della sinistra Pd pensateci.

Ed anche voi “grillini delusi”, che non volete più saperne di votare M5s: va bene è una scelta che rispetto, ma il vostro voto naturale è questo, non quello al Pd. Pensateci anche voi.

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sabato 2 marzo 2013

«GRILLISMO» = FASCISMO? di SollevAzione




Sabato 2 Marzo. Continua l'inchiesta sul terremoto elettorale. Nuove tabelle per capire cosa è accaduto. Un M5S dalle molte anime ha conquistato consensi da ogni area, anche a scapito della "sinistra radicale" che è andata da una parte, quella opposta del popolo dell'indignazione.



"Sinistra radicale" da una parte, popolo indignato dall'altra

di sollevAzione



Non ce ne vorranno i compagni del Pcl e di Sinistra critica per la tabella accanto. Mele e pere, ci diranno, non si possono sommare. In politica non è sempre vero. Abbiamo sommato tutti i voti delle forze che si sono opposte al governo Monti e che si sono presentate alle recenti elezioni (1.944.589), ovvero Idv, Sel, Rivoluzione civile e Pcl. Li abbiamo quindi relazionati a quelli ottenuti dalle stesse forze alle elezioni del 2008 (3.094.160). Il risultato è impietoso: 1.149 e rotti di voti persi. Un tracollo. [Vedi Tab.1 (sopra): più di un milione di voti persi (clicca per ingrandire)]

Un tracollo che segue quello già pesantissimo del 2008 (vedi Tabella n.2), quando Idv e Sinistra Arcobaleno persero, rispetto alle elezioni del 2006, due milioni di voti —tutti assieme nel 2006 avevano il 12,5% dei consensi elettorali. Particolarmente catastrofico, per chi se lo ricorda ancora, fu il risultato della Sinistra arcobaleno: Prc, Verdi e PdCI crollarono dal 10% del 2006 al 3% del 2008.
Tab 2 (clicca per ingrandire)

La tendenza alla consunzione del bacino elettorale dell'area a sinistra del Pd è infine clamorosamente confermata se prendiamo in considerazione il trend 2006-2013: l'elettorato è crollato del 62%. Voti persi in assoluto quasi 3 milioni. (Vedi tabella n.3)

Due sono le direzioni principali prese dal flusso di voti in libera uscita in questa tornata elettorale del 2013: il M5S e l'astensione.

Questo esodo di voti dalla "sinistra radicale" attesta il divorzio tra questa e l'indignazione popolare manifestatasi nelle urne. Un dato che rassomiglia, mutatis mutandis, a quello tedesco (la sconfitta di Die Linke) e lontanissimo da quello greco (avanzata di Syriza). Un dato pessimo, anche se confrontato ai dati delle "sinistre radicali" in Francia, Portogallo e Spagna —vedi la nostra analisi: Masticano amaro.
Un dato che noi avevamo lucidamente previsto —vedi l'articolo: Rifondazione comunista al capolinea.

Le dimissioni della segreteria del Prc sono l'epitaffio di questa débȃcle senza appello. Staremo a vedere in che direzione si muoveranno i migliaia di attivisti del Prc —quelli dei verdi e del PdCI non vediamo dove stanno— che turandosi il naso hanno votato Rivoluzione civile. Hanno essi per primi di che riflettere, visto che buona parte della loro area elettorale, del loro mondo, anche questa volta gli ha voltato le spalle.
Tab 3 (clicca per ingrandire)

La direzione che prenderanno dipende certo dalla lettura che essi faranno del terremoto elettorale venuto fuori dalle urne. 

Di certo non potranno fare come il Pcl, che si auto-consola spiegando il suo proprio scivolone con una presunta (sic!) "svolta reazionaria" manifestatasi nelle urne —il Movimento 5 Stelle per il Pcl sarebbe infatti una forza non solo reazionaria ma addirittura incipientemente fascista, se non proprio fascista. E' talmente evidente che si tratta di farneticazioni strampalate che nessuno le prende sul serio.  La posizione del Pcl suona più o meno così: le masse incazzate non ci cagano? che vadano alla malora! La segreteria del Prc, dimettendosi, ci fa una figura da signori. 

Ci sono chiarissimi i limiti del Movimento 5 Stelle, ma sostenere che esso è una forza reazionaria e cripto-fascista è segno evidente di una follia politica latente. Speriamo che non diventi conclamata. 

A noi pare davvero inammissibile che una forza politica che si richiama al pensiero di Lev Trotsky —colui che in seno al movimento operaio di allora più a fondo sviscerò il fenomeno del fascismo— possa rifugiarsi in una simile analogia per occultare la propria impotenza.

Fascista fu, negli anni venti del secolo scorso, la mobilitazione agguerrita, extra-parlamentare e paramilitare di settori della piccola-borghesia e del sotto-proletariato, finanziata dal grande capitale per schiacciare con la forza il movimento operaio e fermare l'avanzata del bolscevismo.

Ora, a parte le profonde differenze tra allora ed oggi (tra cui, la prima, esssenziale, è che non c'è nessuna avanzata bolscevica che minacci il sistema capitalistico) non si vede come possa essere fatta un'equiparazione con il M5S, di cui tutto si può dire, meno che non sia, proprio all'opposto del fascismo, legalitario, pacifico, impregnato fino alle midolla di illusioni nella democrazia parlamentare e fede nelle istituzioni repubblicane. 

Siamo seri, e vediamo di non fare la fine di coloro che a forza di vedere il fascismo in ogni ombra, quando arrivò davvero, non se ne accorsero e vennero travolti.

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venerdì 8 febbraio 2013

ELEZIONI: UN’EQUAZIONE SENZA INCOGNITE


Le tre speranze della borghesia globale

Di Piemme

Un gay ha il pieno diritto di rivendicare con orgoglio il proprio  modo d’essere. Non ha tuttavia il diritto di prenderci per il culo.

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lunedì 6 agosto 2012

«MILITONTI»? NO, SOLO FINTI TONTI

Dedicato alla «sinistra» che ama Vendola, ma non vorrebbe comtaminarsi con Casini
E che non ha ancora capito che l'inciucio dovrà andare ben oltre

di Emmezeta
Lo confesso: certi lamenti usciti, sul web e non solo, sulla «svolta» di Vendola (abbandono di Di Pietro ed abbraccio con Casini) mi hanno fatto tornare in mente i «militonti», una figura assai in voga dalla seconda metà degli anni '70 del secolo scorso. Ma è stato solo un attimo: coloro che amano la retorica del parolaio pugliese, ma la vorrebbero disgiunta dall'alleanzismo subalterno con le forze che sostengono il governo Monti, o sono solo tonti (ce ne sono), o più probabilmente sono invece dei finti tonti.

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lunedì 19 marzo 2012

PUGLIA: AFFONDA IL VENDOLISMO

Michele Emiliano e Nichi Vendola
Dalle stelle alla stalle


riceviamo e pubblichiamo

Nichi Vendola, grazie alla sua intronizzazione come governatore della Puglia, è stato il motore di quel fenomeno di plastica liquida che è Sel. Sel  è praticamente nata qui, e qui avremo i suoi funerali.
Il mare di fango, di scandali, di corruzione e mazzette che ha coinvolto le istituzioni pugliesi, non ha nulla da invidiare a quelle lombarde. Vendola, al suo secondo mandato (in scadenza nel 2015) non potrà ricandidarsi, ma se lo avesse potuto fare, avrebbe ricevuto una eclatante sconfitta.

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domenica 22 gennaio 2012

AVANTI VENDOLA!

Politicismo straccione


di Piemme

Si conclude oggi a Roma l'assemblea generale di Sinistra ecologia e libertà.  Il parterre degli invitati di spicco la dice lunga sul senso dell'operazione di Nichi Vendola. Vediamo:  Luigi De Magistris sindaco di Napoli,  Michele Emiliano sindaco di Bari, Giuliano Pisapia, sindaco di Milano, Massimo Zedda, sindaco di Cagliari, Maurizio Landini, segretario generale FIOM, Rossana Dettori, segretaria generale FP CGIL e  Mimmo Pantaleo, segretario generale FLC CGIL. Ceto politico, tutto ceto politico-sindacale.

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mercoledì 21 settembre 2011

NO, CON VENDOLA PROPRIO NO


di Da.Co.

Qui a Roma, in diverse zone della città, sono già visibili i manifesti di Sel sulla loro manifestazione del 1 ottobre [vedi la foto sotto]. Immagino che tipo di manifestazione sarà: uno dei soliti sermoni del guri Nichi, per la gioia dei una folla salmodiante. Nonsarà un folla oceanica, ci potete scommettere, visto che Sel ha scelto P.zza Navona, che si riempie ancor più facilmente di P.zza del Popolo. Credetemi, bastano diecimila persone per riempirla. E ci potete scommettere che diranno centomila, come al solito. Io non ci andrò, e vi spiego perché.

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lunedì 29 agosto 2011

VENDOLA, IL DEBITO PUBBLICO, L'EURO ... E LE PRIMARIE IN MOLISE

Sinistra nel pallone

di Leonardo Mazzei*

Cosa pensano i vendoliani della crisi? Qual è la loro proposta sul debito? Misteri fitti, che certo non si dissolvono con la lettura delle vuote frasi del loro leader. Il quale, peraltro, appare in tutt'altre faccende affaccendato. Sul sito di Sel, la sua ultima dichiarazione si occupa della decisiva importanza delle imminenti ... primarie in Molise! Eh sì, forse non lo sapevate, magari siete troppo occupati a cercare di capire quale forma ultima prenderà la manovra bis in parlamento, ma domenica 4 settembre sarà una giornata storica per quella regione...

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lunedì 27 giugno 2011

L'ULTIMA DI NICHI VENDOLA

Della serie: come ti lecco i piedi pure a Mario Draghi pur di giocare a fare il primo ministro

di MdS*

Nichi Vendola ci crede. Ci crede a tal punto da mandare segnali a ripetizione a chi di dovere. Nel suo forbito dir niente riesce sempre ad infilare quel che gli interessa. Questa volta ha pensato bene di ingraziarsi, una volta per tutte, il potere dei poteri. Già che c'era non si è dimenticato della Chiesa di Ratzinger, ma quel che più gli stava a cuore era un altro Papa: quello che salirà al vertice della Bce giusto il giorno di Ognissanti.

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venerdì 3 giugno 2011

L'ULTIMA DEI VENDOLIANI: ANARCHICI OMOLOGHI DEI FASCISTI

Il coordinatore di SEL della Val Vibrata afferma che la Costituzione vieta l’apologia anarchica

Riceviamo e pubblichiamo

«Ne dobbiamo sentirne di tutti i colori. Non che ci importi un gran ché della Costituzione Italiana, come delle altre leggi dello Stato, ma siamo stati avvertiti da un tale Alfredo Centinaro di essere costituzionalmente banditi.

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giovedì 21 aprile 2011

VENDOLA: LA REALTA' SUPERA LA FANTASIA

Nichi Vendola e Franco Giordano
«Un partito unico col Pd»


cosa non si fa per entrare nella stanza dei bottoni


di Piemme


Mentre scriviamo non è chiaro come sia andato a finire l'incontro riservato tra Berlusconi e Tremonti, dopo l'attacco del forzitaliota della prim'ora Galan, pubblicato in prima pagina da Il Giornale di oggi. Che nel marasma politico italiano ri-tiri aria di elezioni, lo conferma anche l'l'intervista concessa da Veltroni (Pd) a La Repubblica di oggi, nella quale il nostro, folgorato sulla d'alemiana via di Damasco, si appella al Terzo Polo di Casini e Fini per una alleanza elettorale per mandare a casa Berlusconi. E' di un'altra intervista tuttavia che vogliamo parlare quella di Franco Giordano a Il manifesto.

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venerdì 25 marzo 2011

VENDOLA CON LA NATO

Ancora lui

di Leonardo Mazzei

Non sappiamo ancora che guerra sarà, ma da ieri l'Italia è in guerra con la Libia. Se la risoluzione dell'ONU ha dato il via libera all'intervento imperialista, il voto delle Camere è stato il semaforo verde alla piena partecipazione dell'Italia ad un'impresa di stampo neo-coloniale. «Basi, navi e aerei italiani contro Gheddafi», è questo il titolo del Corriere della Sera di oggi, una sintesi impeccabile del significato delle decisioni assunte dal governo e ratificate dal parlamento.

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lunedì 15 novembre 2010

Sinistra in Libertà

Franco Giordano
l'eterno braccio destro dei palloni gonfiati del momento
di Leonardo Mazzei*   





Perché "primarie" vuol dire presidenzialismo

«Cari democratici, abolire le primarie è un errore storico». E' con questo titolo che il Manifesto dell'11 novembre sintetizza l'intervista rilasciata da Franco Giordano a Matteo Bartocci.
 Sintesi azzeccata? Decisamente sì.

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