sabato 15 settembre 2018

LA PROSSIMA CRISI GLOBALE

[ 15 settembre 2018 ]




Secondo la maggior parte degli analisti una nuova recessione economica globale sarebbe in arrivo. Per alcuni — ad esempio JP Morgan, nel 2020, altri, addirittura nel 2019. In un'autoconsolatoria intervista pubblicata questa mattina [15 settembre] da El Pais lo stesso Jean-Claude Trichet ci dice che siamo messi peggio che nel 2007-2009 — e che una nuova crisi di debito nella Ue è in arrivo.

Ciò su cui economisti, grandi banche e fondi d'investimento s'interrogano è quale potrebbe essere l'impatto della recessione sul sistema finanziario internazionale. Risposta unanime: sarà devastante, visto il livello del debito mondiale. E perché sarebbe devastante? Perché causerebbe una nuova durissima stretta creditizia (credit crunch), ovvero una restrizione dell'offerta di credito, anzitutto da parte delle banche, ad imprese e cittadini, e quindi agli Stati che finanziano il loro debito emettendo titoli sui mercati finanziari (Italia tra questi).

Ma vediamo a quanto questo debito ammonta?

In un report del 18 aprile scorso, Bloomberg, citando il Monitor Fiscal del Fondo monetario internazionale ammoniva:
«L'insieme del debito mondiale [vedi grafica sopra] è balzato a un record di 164 trilioni di dollari [un trilione corrisponde a mille miliardi, Ndr], una tendenza che potrebbe rendere più difficile per i paesi rispondere alla prossima recessione e pagare i debiti se le condizioni di finanziamento si irrigidiscono. Il debito pubblico e privato globale è salito al 225 percento del prodotto interno lordo globale nel 2016, l'ultimo anno per il quale il FMI ha fornito cifre, ha detto il Fondo mercoledì nella sua relazione semestrale sul Monitor Fiscal».
Abbiamo quindi che rispetto al picco precedente del 2009, il mondo è ora più indebitato del 12% del PIL.

Pur essendo i criteri per calcolare il debito diversi non cambia di molto la sostanza.
«Secondo i dati sul debito globale – rilasciati dall’Istitute of International Finance e aggiornati al terzo trimestre del 2017 – ammontano alla cifra monstre di 233mila miliardi di dollari. Rispetto a fine 2016 la massa è lievitata di 16mila e 500 miliardi. Se si amplia l’orizzonte si scopre che in 10 anni il debito è cresciuto di 71mila miliardi.
I dati parlano chiaro: il mondo può dire di aver messo alle spalle l’ultima grande crisi finanziaria (bolla dei derivati subprime del 2007) ma al prezzo di aver ingrassato il debito globale (sia pubblico che privato) di circa un terzo del totale in appena due lustri. In 20 anni il debito è cresciuto di 163mila miliardi.
Come dire che il 70% dell’attuale mole di prestiti è “nato” dal 1997. Si tratta di una cifra enorme. Per intenderci, come metro di paragone basta ricordare che la capitalizzazione globale delle Borse ammonta a 80mila miliardi di dollari. Oppure che ogni anno il mondo genera un Pil di 77mila miliardi. Solo 3 paesi (Cina, Giappone, USA) rappresentano oltre la metà del debito globale».
[ Wall Street Italia ]
Citando lo studio di JP Morgan, Bloomberg, in un report del 13 settembre scrive:
«Il modello JPMorgan calcola i risultati in base alla durata dell'espansione economica, alla potenziale durata della prossima recessione, al grado di leva finanziaria, alle valutazioni dei prezzi delle attività e al livello di deregolamentazione e innovazione finanziaria prima della crisi. Supponendo una recessione di lunghezza media, il modello ha fornito le seguenti stime:
- Una caduta dei titoli azionari negli Stati Uniti di circa il 20 percento.- Un balzo dei premi delle obbligazioni societarie statunitensi di circa 1,15 punti percentuali.- Un crollo del 35% dei prezzi dell'energia e del 29% di crollo dei metalli di base.- L'aumento di 2,79 punti percentuali degli spread sul debito pubblico delle nazioni emergenti.- Una flessione del 48 percento nelle azioni dei mercati emergenti e un calo del 14,4 percento nelle valute emergenti».
Le stime di JP Morgan non tengono conto dell'impatto combinato di recessione e crisi finanziaria sull'Unione europea, ne indicano gli effetti che essa avrebbe per l'Italia ed il suo debito —a maggior ragione con la fine imminente del Quantitative easing. E' facile prevedere che saranno guai serissimi.

Dalle parti del governo giallo-verde c'è contezza di questa minaccia? C'è un piano per evitare una catastrofe? O ci si limita a galleggiare ed a cazzeggiare su Twitter e fare sparate  su questioni inessenziali come l'immigrazione?
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11 commenti:

  • Anonimo scrive:
    15 settembre 2018 15:11

    Accanto a pregevoli interventi di Pasquinelli appaiono poi questi discutibili ritagli di giornali finanziari dell'èlite globalista sempre pronti ad ammonirci e a redarguirci circa l'insostenibilità del nostro debito "pubblico" che,va sempre ricordato, è in massima parte PRIVATO;sembra di leggere l'ennesimo,minaccioso avvertimento di lorsignori a cui va precisato che quello di cui si parla è comunque ECONOMIA DI CARTA il cui valore prescinde dalla reale vita delle persone in carne ed ossa e che non va confuso con l'ECONOMIA intesa in senso proprio ma, soprattutto, può essere ripudiato(i precedenti ci sono vedi America Latina) e poi quell'ultima, infelice frase, a chiudere quella rassegna stampa del Gotha della finanza predatoria mondiale sul governo giallo/verde che si occuperebbe solo di tweet contro gli immigrati è degno della prima pagina di Repubblica;che si deve fare, gettare la spugna e farci massacrare perché il governo giallo/verde non ha contezza del pericolo e non si occupa della imminente crisi sistemica con Bagnai e Borghi che preferiscono traccheggiare?;sostituiamoli allora con dei cortigiani graditi all'oligarchia e vedrete come per magia il mostro di carta evocato sparirà;non penso sia questo che si vuole.

  • Anonimo scrive:
    15 settembre 2018 17:20

    Colgo l'occasione del commento precedente per sottoliineare che ci vorrebbe una rivista anche on line dell'area della sinistra no euro, patriottica, sovranista, che sia caratterizzata da articoli piu' di riflessione teorica e di prospettiva politica, lasciando al blog i commenti estemporanei degli avvenimenti contingenti. Alrimenti si rischia di bruciare nel tritacarne della comunicazione virtuale con la sua furia del dlileguare ogni analisi.

  • Aldo Zanchetta scrive:
    15 settembre 2018 17:21


    La previsione di una probabile nuova crisi mondiale legata al debito, sicuramente in gran parte privato ma questo non cambia sostanzialmente le sue conseguenze, è pronosticata anche da molti qualificati economisti di sinistra quali, ad es. Michael Roberts o Eric Toussaint (Vedi rispettivamente https://thenextrecession.wordpress.com/2017/10/20/the-global-debt-mountain-a-minsky-moment-or-carchedi-crunch/ ed anche https://thenextrecession.wordpress.com/2018/05/08/global-debt-crisis-ahead/; La montaña de deudas privadas de las grandes empresas estará en ... https://blogs.publico.es/.../la-montana-de-deudas-privadas-de-las..., quest'ultima disponibile anche in inglese e francese sul sito www.cadtm.org). I due economisti citati non sono certo accusabili di essere dalla parte del "sistema". Le premesse per una crisi ci sono tutte ed è perciò superficiale ironizzare su ciò che dice questa nota economica, salvo che sulla parte finale sul governo giallo-verde, del tutto idiota, , aggiunta dal suo estensore ad uso e consumo della parte politica cui appartiene. Infatti, se e quando questa crisi scoppierà essa non sarà legata alla politica economica dell'attuale governo italiano ma a quella delle grandi imprese internazionale e delle grandi banche che hanno loro concesso crediti in eccesso e dalle prime utilizzato per i loro giochi finanziari. Cosa che la nota non tace. La situazione debitoria in cui l'Italia si trova, essa è stata ereditata e non creata da questo governo. Questa crisi sarebbe avvenuta anche col governo renzusconi e una posizione responsabile di chi desidera la riuscita del cambiamento in atto, già fragile per varie altre ragioni, non è quella di ironizzare sulla sua ipotesi bensì di denunciare le cause che la stanno producendo, frutto della irresponsabilità delle citate imprese e istituzioni bancarie, affinchè essa, una volta esplosa, non venga facilmente addebitata al governo Conte come si tenterà di fare. Aldo Zanchetta

  • Anonimo scrive:
    16 settembre 2018 17:28

    anonimo 15.11,
    non è economia "di carta". in conseguenza della crisi del 2008 ad esempio, in molti paesi ci sono stati milioni di disoccupati in più, raddoppio dei suicidi, raddoppio dei divorzi, aumento della mortalità.
    lucio.

  • Anonimo scrive:
    16 settembre 2018 20:13

    Di carta o non di carta? Certo comunque che sulla vita delle persone la crisi ha impattato, a me brucia eccome.

    Ad ogni modo penso che la crisi ci sarà o meno se Trump deciderà o no di calcare la mano sulle sanzioni dopo le elezioni di medio termine che potrebbero vederlo indebolito.

    Intanto Bannon cerca di infiltrare la chiesa cattolica "vicino a Roma" proprio in questa prospettiva. Sarà legato a questo il riemergere degli scandali su cui avevo commentato qualche giorno fa?

    Intanto quelli continuano con l'avantindré sulla manovra. Che stress, ma prima o poi lo devono presentare uno straccio di documento ed il balletto lì finisce.

    Giovanni

  • Anonimo scrive:
    17 settembre 2018 10:28

    Ed infatti arriva Moore e ci dice che Bannon vuole resuscitare il fascismo in Europa, glielo avrebbe confidato personalmente a lui.

    Che certo gli "insegnanti delle scuole pubbliche americane - osserva Moore - guadagnano così poco, che hanno bisogno del food stamp", che di loro come di altri "il Partito democratico non si è mai curato" ma ciò nonostante "I liberal in America sono la maggioranza" e bisogna sconfiggere il fascismo alle elezioni di medio termine.In realtà è il regime dei republicrats che cerca di non soccombere.

    I "liberal in America" sono la perfetta controparte dell'UE. Qualsiasi cosa accada la soluzione è "più liberal" da loro come è "più Europa" da noi. Gli altri liberal con Moore.

    Non mi piace per niente Bannon ma è sempre più evidente come l'antifascismo, vero mito fondativo dell'era americana in cui viviamo, è ciò a cui si aggrappa per resistere le nouveau ancient regime in tutto il mondo.

    Giovanni

  • un Marxista scrive:
    17 settembre 2018 12:23

    Evitiamo di cadere nel complottismo del primo commentatore: la crisi è un fenomeno oggettivo della società capitalistica. La crisi del 2008 è stata una grande crisi sistemica, che non è stata risolta. Si sta verificando quello che ha pronosticato Marx, per il quale ad ogni crisi economica il capitalismo risolve ponendo le condizioni per l'esplodere di una crisi ancora più profonda. Solo che questo sta avvenendo a passi sempre più rapidi: 1929, 1975, 2008, 2020 (2019?).
    In questo contesto sarebbe paradossale se i comunisti si suicidino per la seconda volta: la prima, per aver appoggiato la sinistra liberista e globalista; la seconda, ora, nel difendere il governo della Lega strillando in senso profondamente anti-marxista che la crisi è orchestrata a tavolino da qualche cerchia di illuminati.
    In questo contesto, lavoro difficile con un analfabetismo che avanza a livelli mai raggiunti, è dire chiaramente che il problema è il capitalismo. Tra il 1929 e il 1975 ci corrono quasi mezzo secolo; tra il 1975 e il 2008 ci corrono appena trent'anni; ora la prossima crisi potrebbe arrivare a 12/15 anni dall'ultima!!!
    Siamo già (o quasi) in una situazione di crisi permanente. Piano piano, considerando la coscienza popolare ai livelli che è, bisogna mettere all'ordine del giorno la parola Rivoluzione.
    Ci mancherebbe solo che per micro-tatticismi (oggi il popolo odia il PD e ama il governo) noi ci mettiamo in questo passaggio decisivo su una linea di difesa dello status quo

  • Anonimo scrive:
    17 settembre 2018 14:09

    D'accordo sulla critica al primo commentatore. Però sono anni che leggo sollevazione e pur non concordando su tutte le loro scelte non mi pare che qualcuno abbia mai sostenuto "che la crisi è orchestrata a tavolino da qualche cerchia di illuminati" ma piuttosto che le classi dominanti sono invischiate in una crisi dalla quale non sono capaci uscire, che è tutto il contrario.

    Giovanni

  • Redazione SollevAzione risponde:
    17 settembre 2018 16:12

    ECONOMIA DI CARTA?

    alcuni lettori han già risposto al primo commento, condividiamo nella sostanza quanto da loro scritto.
    C'è una correlazione genetica, oggi più che mai, tra sfera della produzione e dello scambio di beni e sfera finanziaria.
    Per cui, come nel 1929 e nel 2007, un crack finanziario di grandi dimensioni ha impatto sulla sfera della produzione.
    Ci sono talmente tante evidenze che pare inutile ricordarlo.

    AL "MARXISTA"

    egli ritiene che la nostra posizione di appoggio condizionato al governo giallo-verde sia funzionale alla difesa della status quo.
    Noi pensiamo il contrario, esattamente il contrario, che l'abbattimento di questo governo, facendo il gioco dei poteri oligarchici globalisti ed eurocratici, sarebbe il maggior appoggio al ripristino dello status quo ante.

  • Anonimo scrive:
    17 settembre 2018 17:44

    Rispondo al "marxista"con una domanda:quale complottismo intravedi in quello che ho scritto nel primo commento qui sopra?;non mi risulta che estrapolare dati quand'anche oggettivi sulla prossima, inevitabile e "catastrofica" crisi planetaria forniti da quelle "istituzioni finanziarie neutrali"(SIC)sia da ascrivere solo come dato statistico e non abbia invece un senso di avvertimento a chi si ostina a volere un'uscita dal capitalismo casinò e dalla gabbia eurista;è vero o no che l'enorme mole del debito(privato) globale è oramai fuori controllo superando di gran lunga il PIL di tutti gli Stati nel loro insieme e che arrivati a questo punto di svolta o lo si ripudia in toto o si va incontro ad una sparizione di ogni assetto sociale propriamente detto provocando la scomparsa di quegli elementi fondanti che sono connaturati al Capitale per sopravvivere, insomma conviene alla finanza predatoria liquidare quel contraente a lei così coessenziale?ed è altrettanto vero che il capitale lascia sulla sua strada solo macerie ma non è così stupido votandosi al suicidio innescando quelle crisi che lo affosserebbero;a questo mi riferivo e non ad un presunto "complottismo",accusa troppe volte abusata da sinistrati senza memoria;mi riferivo piuttosto alle carte giocate da Monsieur le Capital che sono poi le stesse di sempre nel ciclo infinito di produzione/finanziarizzazione INTRINSECO AL SUO MODO DI PRODUZIONE, e se vuole sopravvivere deve questa volta venire a patti con il popolo che conosce molto bene,un nemico che va debitamente terrorizzato fornendo quei dati sopra citati sperando nel risultato voluto, che é poi quello di sopravvivere a sé stesso.LUCIANO

  • Anonimo scrive:
    18 settembre 2018 00:48

    Bravo

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