martedì 26 settembre 2017

ROSATELLUM 2.0: L'UNICA COSA CERTA di Leonardo Mazzei

[ 26 settembre 2017 ]

Coalizioni o car pooling? A proposito della nuova proposta di legge elettorale targata Renzi-Berlusconi

Andrà davvero in porto l'ennesimo raggiro sulla legge elettorale congegnato dalla collaudata coppia formata dal Buffone di Arcore e dal Bomba di Rignano?

Al momento non lo sappiamo. A giudicare dallo schieramento che si è pronunciato a favore del Rosatellum 2 (Pd, Forza Italia, Ap e Lega) non dovrebbero esserci incertezze. A leggere invece le cronache di questi giorni qualche dubbio appare assai fondato. Non solo Renzi è più prudente del solito, ma i gruppi parlamentari del Pd sembrano divisi sia per motivi politici che per i diversi interessi di tanti deputati e senatori.

Certo, se il quartetto di cui sopra fallisse, a dispetto dei numeri di cui dispone, saremmo di fronte all'ennesimo sputtanamento di una classe dirigente che in materia detiene già molti record. Ma questo lo sapremo solo nelle prossime settimane.

Intanto cerchiamo di capire tre cose: come funzionerebbe la nuova legge qualora venisse approvata, quali scenari disegna, quale accordo politico la sostiene.


Rosatellum 2: al peggio non c'è limite

Da anni ormai, ogni nuova proposta di legge elettorale ha l'indubitabile pregio di far rimpiangere quella precedente. La fantasia truffaldina di certi personaggi, cui i partiti di regime delegano i lavori più sporchi, non ha davvero limiti. Il Rosatellum 2 non fa certo eccezione, anzi!

Con questa legge il 36% dei deputati e dei senatori viene scelto in collegi uninominali all'inglese, dove chi vince piglia tutto. Agli altri nulla resta, neppure lo scorporo parziale che c'era col Mattarellum. Il restante 64% dei seggi viene attribuito in collegi plurinominali (circa un centinaio, ma ancora da disegnare). Per l'ammissione alla ripartizione dei seggi le liste devono superare il 3% a livello nazionale.

Sono di nuovo consentite —grande vittoria della destra— le coalizioni. Si torna dunque, per questo aspetto, al tanto aborrito Porcellum. Sono però riconosciute come "coalizioni" solo quelle che superano il 10% dei voti. Questo è un aspetto molto importante, perché solo queste ultime avranno diritto al recupero dei voti delle liste, interne alla coalizione, che non abbiano raggiunto il 3% avendo però superato l'1%. Nelle coalizioni al di sotto del 10% questo recupero non è invece concesso. Quanto possa essere costituzionale una simile disparità i lettori possono giudicarlo da soli

Un altro aspetto da segnalare —qui i maneggioni che hanno elaborato la proposta si sono ispirati al Tedeschellum abortito in aula a giugno— è che non c'è voto disgiunto tra quota maggioritaria e quota proporzionale. Al contrario, sarà il voto nel collegio uninominale (maggioritario) a trainare quello proporzionale. Qui il vantaggio delle forze sistemiche (Pd e destra) è del tutto evidente. Ancor più lampante la volontà di colpire M5S, che nei collegi uninominali avrà inevitabilmente candidati meno conosciuti.

Infine, dopo tanti discorsi sulle preferenze, dopo gli stessi pronunciamenti della Corte Costituzionale, si torna alle liste interamente bloccate. Qui la giustificazione è che gli elettori potranno almeno scegliere un terzo dei parlamentari nei collegi uninominali. Il che è totalmente falso, perché se io voglio votare il partito x, sarò inevitabilmente costretto a votare il candidato y che lo rappresenta nel mio collegio, dunque niente a che vedere con le preferenze.

Una legge su-misura per i soliti noti

Belli i tempi in cui si parlava di leggi ad personam! Qui siamo ormai a leggi pensate su-misura per avvantaggiare alcuni partiti, danneggiandone altri. Di più, siamo di fronte ad una proposta di legge che mira a predeterminare con millimetrica precisione la futura maggioranza di governo. Uno schiaffo alle più basilari regole democratiche che grida davvero vendetta.

Come abbiamo già visto, il vantaggio di Pd e destra è dato dai collegi uninominali e dalla soglia del 10%. Per accettare i collegi uninominali la destra ha preteso (ottenendolo) il ripristino delle coalizioni, senza le quali sarebbe stata tagliata fuori.

Del danno ai pentastellati si è detto. Sia chiaro, con il profilo neo-democristiano scelto, con la candidatura di Di Maio l'insipido, M5S ci ha messo molto del suo per autoescludersi a priori dalla partita per il governo del Paese. Ma questo non cancella la gravità di una legge pensata innanzitutto in funzione M5S. C'è però un'altra area politica volutamente colpita da questa legge. Si tratta dell'area Mdp-Pisapia-Sinistra Italiana, un raggruppamento che non raggiungendo il 10% non avrà i privilegi delle coalizioni riconosciute.

Ai danneggiati da questa orrenda legge bisognerebbe però ricordare il detto secondo cui chi è causa del suo mal pianga se stesso. E sia M5S, che il blocco dei sinistrati di cui sopra, hanno le loro colpe. Quella di non aver mai veramente sostenuto il sistema proporzionale come l'unico democratico, quella di essersi esercitati anzi con proposte ultra-maggioritarie i bersaniani (con il loro Mattarelum peggiorato), e con disegni comunque truffaldini M5S (il modello spagnolo). Così, oggi che il duo Renzi-Berlusconi vuole colpirli entrambi, possono sì lamentarsi del danno che andrebbero a subire, ma non possono certo rivendicare una cristallina posizione democratica.

Il patto Renzi-Berlusconi (e il loro dialogo immaginario)

Se stabilire chi guadagna e chi perde col meccanismo truffaldino del Rosatellum 2 è cosa da ragazzi, vediamo ora qual è la coalizione di governo per cui è stato pensato.

Se la coalizione elettorale più avvantaggiata è certamente quella della destra, è però all'alleanza post-elettorale che hanno guardato in primo luogo i suoi ideatori. E la spiegazione di tutto sta nel patto Renzi-Berlusconi. Chi scrive —sbagliando— pensava che Renzi non avrebbe mai concesso il ritorno alle coalizioni sulla scheda elettorale, questo per il banale motivo che il Pd una vera coalizione di forze alleate non ce l'ha. Dunque, perché suicidarsi?

Ma —l'abbiamo già detto— quando si tratta di imbrogliare questi qua non mettono limiti alla fantasia. La Costituzione? Le basilari norme democratiche? La regola di condividere la legge elettorale con l'opposizione? E chissenefrega!!! Quel che conta è solo il risultato, ed ecco così servito un sistema assai bizzarro, dove è vero che avremo le coalizioni pre-elettorali, ma dove si è stati ben attenti a che nessuna delle due (destra e Pd+cespugli), pur avvantaggiandosene su M5S, possa avere da sola la maggioranza dei seggi.

Questo perché? Hanno avuto forse qualche scrupolo democratico? Scordatevelo. Semplicemente, il Bomba vuol tornare ad ogni costo a Palazzo Chigi. E non è un segreto per nessuno che possa farlo solo con un accordo con il Buffone di Arcore. Fin qui siamo alla fondamentale scoperta dell'acqua calda. C'era però un problema. Con la legge attuale —uscita dalle sentenze della Consulta— la maggioranza in parlamento Pd e Forza Italia l'avrebbero vista solo con un potente cannocchiale. D'accordo imbarcare gli alfaniani, che stanno al mondo solo per quello, ma coi voti che hanno non sarebbero mai stati sufficienti. Imbarcare allora Mdp e soci? In linea generale nessun ostacolo, se non fosse per il niet a Renzi. Un dettaglio non proprio trascurabile, specie se visto da Rignano sull'Arno.

Ecco allora il Rosatellum 2. In fondo non è difficile immaginare il dialogo che dev'essersi svolto tra i due. Armiamoci anche noi di un po' di fantasia (ne basta sempre meno che per congegnare l'obbrobrio della legge elettorale di cui ci stiamo occupando), e capiremo meglio i come e i perché dell'accordo trovato.

Renzi. Guarda Silvio che non abbiamo i numeri per farcela. Bisogna ritornare ad un sistema più maggioritario.

Berlusconi. Lo so Matteo, ma non penserai mica di fregarmi con un nuovo Italicum?

R. No, non ti voglio fregare, voglio Palazzo Chigi e tu avrai quel che ti serve, per Mediaset e non solo.

B. Allora c'è un solo modo: devi ridarmi le coalizioni.

R. Ma così sei tu che mi freghi. Io dove ce l'ho una coalizione?

B. Tranquillo, qualcosa ti inventi. Alfano, per esempio, te lo lascio. Ma poi, mica dobbiamo fare delle vere coalizioni! A me serve solo un taxi per i collegi uninominali. Poi dopo il voto scendo e vengo da te.

R. E chi mi assicura che scendi? Come glielo spieghi ai tuoi?

B. Semplice: studiamo un meccanismo dove noi due insieme avremo la maggioranza di sicuro, ma senza che nessuna coalizione possa vincere da sola.

R. E come facciamo ad essere così sicuri? Col maggioritario tutto può succedere. 

B. Non essere ingenuo. Basta scegliere la giusta dose di maggioritario. Ne ho parlato con Verdini, la formula c'è. Tu parlane coi tuoi, che quando si tratta di imbrogliare non sono secondi a nessuno.

R. Va bene, ma non voglio scherzi. Di te mi fido, ma tra i miei ce n'è più d'uno che mi infinocchierebbe volentieri. E dietro hanno forze potenti... Quelli immaginano una nuova coalizione di centrosinistra, nuove primarie, un'idiota come Pisapia tra i piedi. Non so se ti rendi conto?

B. Certo, certo. Ma li puoi fermare solo prendendo prima tu l'iniziativa.

R. Questo è giusto. Ma già che ci siamo troviamo anche il modo di dare un colpetto a D'Alema e Bersani.

B. A me va bene. 

R. Ma come farai con Salvini?

B. Salvini è un uomo di mondo. Sa che tanto al governo non ci va. Sì, adesso non parla più dell'euro, sai quanto gliene frega... Ma sa che ai piani alti non piacerebbe lo stesso. A lui basta fare il pieno nei collegi del nord. Glielo concederò, poi ognuno per la sua strada.

R. Ma non ti accuseranno di tradimento della coalizione?

B. Tradimento? E perché. Tradirei se avessimo i voti per governare. Ma quelli non li avremo. Si imporranno le "larghe intese". Salvini e la Meloni si sfileranno. Io no: viva l'alleanza tra le forze che in Italia rappresentano i due maggiori partiti europei!    

R. Bene, accordo fatto. Ma evitiamo di gridarlo ai quattro venti, che poi magari in parlamento i franchi tiratori non mancheranno. Se andrà male non dovrà essere colpa nostra.

B. Beh, questo è più difficile, ma possiamo sempre accusarci reciprocamente, che un po' di teatrino non guasta mai.

Conclusioni

Solo fantasia? Chissà. Ma a me solo immaginando un siffatto dialogo le cose riescono a quadrarmi. Diversamente non si capirebbe la concessione di Renzi, che stupido non è, sulle coalizioni. Né si capirebbe lo strano dosaggio tra proporzionale (64%) e maggioritario (36%). 

Ma c'è qualcosa di più. Ed è che la legge prevede che le singole liste, non le coalizioni, presentino formalmente un programma elettorale. Ora, se le coalizioni fossero fatte per reggere —e, nel caso, per governare— tutto ciò non avrebbe senso. Se invece le coalizioni devono essere solo un taxi elettorale, meglio una sorta di car pooling applicato alla politica, il senso c'è eccome.

Se la mia tesi è giusta —ma prima si dovranno superare gli ostacoli parlamentari, di cui non ci occupiamo in questo articolo— avremmo una situazione pre-elettorale assai pittoresca.

Un mio amico —persona simpatica se non avesse questa fissa— chiude ogni discussione sulla legge elettorale in questo modo: «Si, va bene, ho capito quello che dici, ma io la sera delle elezioni voglio sapere chi ha vinto!». Ora, se il patto Renzi-Berlusconi avrà i voti necessari per diventare legge, lui sarà non contento, ma contentissimo, dato che —almeno per questo giro— il nome del vincitore (quello di chi andrà a Palazzo Chigi) lo saprà con ogni probabilità da subito, senza neppure dover aspettare quella sera!

Certo, il governo che ne verrà fuori sarà comunque debole. Ma la sua vita dipenderà innanzitutto dalla nascita di un'opposizione degna di questo nome, altro che il Salvini ri-berlusconizzato o il Di Maio integralmente democristianizzato, per non parlare dei sinistrati senza idee e senza consensi.

In ogni caso, tornando alla legge elettorale, tra tante incertezze che rimangono una cosa è certa: dietro il Rosatellum 2 c'è il patto di ferro tra il Bomba di Rignano ed il Buffone di Arcore. Ogni altra ipotesi è destituita di fondamento.


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2 commenti:

  • Barbaro D'Urso scrive:
    26 settembre 2017 17:53

    La legge elettorale più proporzionale e dunque più democratica per un sistema parlamentare sarebbe una legge che riprenda i principi di quella olandese.

    Nei Paesi Bassi, infatti, i 150 seggi della Seconda Camera (quella ad elezione diretta, l'unica che dia e tolga la fiducia al governo e che possa proporre disegni di legge - il Senato viene eletto dai consigli provinciali, non vota sulla fiducia al governo e non può introdurre disegni di legge) vengono ripartiti fra tutte le liste che abbiano superato un centocinquantesimo dei voti validi su base nazionale, vale a dire lo 0,67%. Una soglia di sbarramento sì, ma una soglia di sbarramento "naturale"!

    Alle ultime elezioni, a marzo, tredici partiti sui ventotto che hanno presentato liste hanno avuto accesso alla ripartizione dei seggi. E quelli rimasti sotto lo 0,67%, messi tutti insieme rappresentano poco più dell'1,5%. Dunque sono davvero pochi gli elettori senza rappresentanza. Al tempo stesso, ogni partito ottiene una proporzione di seggi molto vicina alla proporzione dei voti ottenuti e così una maggioranza di governo sarà per forza rappresentativa di una maggioranza di elettori.

    Queste sono constatazioni di carattere tecnico, poi chiunque può avere le opinioni che vuole su quel Paese, può essergli indifferente, può pensare che sia un posto bellissimo oppure un covo di perdizione, ma non è questo l'oggetto del mio intervento!

    Se dunque volessimo fare una legge elettorale basata sui principi che ho appena esposto e che voglio battezzare spiritosamente Olandesellum, per accedere alla ripartizione dei seggi alla Camera sarà necessario un seicentotrentesimo dei voti validi su base nazionale, vale a dire lo 0,16%. Se il Senato resta su basi regionali, allora lì ci sarà per ogni regione uno sbarramento "naturale" così ricavato: 100 diviso il numero dei seggi a disposizione. Per forza di cose, anche le regioni con molti seggi al Senato avranno soglie di sbarramento abbastanza alte, ma le forze più piccole potrebbero sempre lavorare d'ingegno e presentare liste uniche per il Senato, avendo comunque già molte più probabilità di entrare alla Camera.

    [fine prima parte]

  • Barbaro D'Urso scrive:
    26 settembre 2017 17:58

    [seconda parte]

    Messi da parte questi tecnicismi, mi sembra evidente che la patata bollente del governo in esclusiva per la prossima legislatura, non la voglia proprio nessuno. Tira una brutta aria, un'aria di resa dei conti. Renzi non ha fatto abbastanza, l'art. 18 l'ha silurato per i lavoratori del settore privato, ma non per quelli del pubblico, cosa che invece credo sia uno dei principali obbiettivi dalle parti di Troika e dintorni. E ormai lo sanno anche i muri che il nocciolo duro dell'elettorato Piddì sono i dipendenti pubblici a tempo indeterminato, oltre a un grosso numero di pensionati. E quest'ultima riserva indiana i voti continua sì a darli al Piddì, ma sempre più controvoglia.

    Le pulsioni antistataliste della destra (Berlusconi e legaioli in testa) sono cosa nota anche se finora mai realizzata in pieno. Sull'unico altro fronte disponibile, il M5S e lo stesso "frontman" Grillo, pur fra mille contraddizioni, non hanno mai del tutto rinunciato a certa retorica ugualmente minacciosa nei confronti del settore pubblico.

    Dunque, qualche milione di elettori continuerà ad affidarsi anche stavolta al "meno peggio", ben sapendo di non poter più dormire sonni tranquilli in un modo o nell'altro. Infatti, la necessità di dover fare la "Grande Coalizione" potrà alla fine dare a Renzi il pretesto di seppellire l'art. 18 anche per gli statali, presentando la cosa come richiesta inevadibile di Forza Italia, il cui nocciolo duro elettorale è costituito massimamente da ceti che per lunga tradizione vedono lo Stato e i suoi dipendenti sotto una cattiva luce e che, per i più vari motivi, preferiscono avere i poteri pubblici fuori dalle scatole. (Almeno finché le cose girano bene, poi al momento del bisogno, aaah! se non si batte cassa alla grande!)

    Allora, e solo allora, si aprirà in Italia una fase scopertamente "thatcheriana" e "reaganiana". Ovviamente si sta già procedendo in quella direzione da decenni, ma lo si è fatto più per passetti alternati ad alcuni strappi più incisivi rispetto ai modi e tempi seguiti nel mondo anglosassone durante gli anni '80.

    Allora, e solo allora, nel mezzo di un simpatico bagnetto di sangue economico e sociale per milioni di famiglie e non più in un lungo ma lento declino con cui in un modo o nell'altro i più si erano abituati a convivere, allora sì che si aprirà lo spazio per un conflitto politico di vaste proporzioni. Sarà necessario che la botta arrivi in faccia e in pieno a settori quanto più vasti dei ceti medi, altrimenti questi non si sveglieranno mai. Fino ad allora, uno potrebbe avere anche le proposte e le personalità politiche migliori, ma qualsiasi progetto di seria alternativa resterà pura testimonianza catacombale.

    Un chiarimento: non sto auspicando alcuna macelleria sociale, ma dopo anni e anni che mi guardo intorno, ho seri dubbi che le cose si muovano sul serio se prima non si arriverà a tanto.

    Cordialmente

    Barbaro D'Urso

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