lunedì 17 luglio 2017

DAVANTI AL NICHILISMO TECNO-MONDIALISTA di Eos

[17 luglio 2017 ]

«Chi non conquista è conquistato: è una massima storica e spirituale. E oggi il sottosuolo essenziale della filosofia vuole che la Tecnica ci divori totalmente, totalitariamente, mediante un nuovo Assolutismo; il più pericoloso e abissale mai comparso sulla faccia della terra»


Con questo intervento Eos inizia la sua collaborazione con SOLLEVAZIONE. Speriamo anzi di poter avere d'ora innanzi una vera e propria rubrica filosofica. Il soggetto della sua riflessione è la minaccia rappresentata dallo strapotere della tecnica.

* * * 
«Solo il discorso di Cristo si può opporre al nichilismo biologico dello scientismo, che cerca di cancellare ogni specificità della condizione umana». 

Carl Schmitt ed Emanuele Severino

Con queste parole Pietro Barcellona concludeva un lungo dialogo filosofico con Emanuele Severino; dialogo nel quale le rotture, i contrari prevalevano sull’armonia concettuale, anche in virtù di una svolta paradigmatica, tale è da considerare anche se potrebbe essere negato, compiuta dal Severino. Il nichilismo, nella forma del determinismo post-umano delle neuroscienze, diventava per il Barcellona l’orizzonte epistemico o più precisamente cripto-epistemico entro il quale si situava il Severino con il suo concetto del “sottosuolo esistenziale” e filosofico del nostro tempo. 
Per quanto il Severino si fosse confrontato per decenni con il filosofo tedesco Heidegger, giungendo a ipotesi gnoseologiche contrapposte a quelle a cui è pervenuto recentemente, pareva essere approdato a questa svolta più mediante un continuo approfondimento della “metafisica” tutta politica e “immanentistica” – per quanto assolutamente fondata sul diritto all’intervento Trascendente “catecontico”- di Carl Schmitt; e non a caso il testo fondamentale, il più interessante ed esplicito, della “svolta” si chiama o intende definirsi come un saggio su Il tramonto della Politica. Considerazioni sul futuro del mondo.  In realtà un saggio sulla “grande politica”. 

Sebbene Severino precisi che la concezione di Heidegger sullo sradicamento dell’Essere da parte degli enti sia filosoficamente più profonda, il dialogo principale è con Schmitt. Forse lo considera più attuale? Forse ha preso attualisticamente, definitiva coscienza che non può esistere vera Filosofia se non si fa “grande politica”? Ricorrono ovunque, in queste pagine di rarissima profondità, meditazioni intense di tematiche schmittiane e motivazioni schmittiane che però assumono un significato altro, assolutamente altro, da quello originario dello Schmitt. La tesi fondamentale di Schmitt sul problema decisivo, il problema della tecnica, si sviluppa dalla metà degli Anni Trenta del ‘900 in avanti.  Per Schmitt il problema della tecnica rimanda ad una visione del mondo, ad una sorta di “archetipo spirituale”: è il grande spazio marittimo britannico politicamente ed ontologicamente strettamente connesso allo “sradicamento” dell’uomo, dunque al monocraticismo globale tecnocratico. C’è un filo diretto tra questo e la conquista degli oceani da parte
dell’Inghilterra, la rivoluzione industriale, lo sviluppo capitalistico, il progresso tecnico e la sua legittimazione filosofica da parte dell’illuminismo e infine, poi, il controllo anglosassone del pianeta. Essenza unificante di questi fattori è ciò che oggi si definisce “mondialismo”: la pianificazione totalitaria che mira all’unità tecno-capitalista del mondo lasciandosi alle spalle non solo lo Stato, le Nazioni, ma anche ogni autenticità originaria politica, ogni centralità politica, ogni aspirazione ai “grandi spazi”.

Da ciò discendeva per Schmitt la sostanziale identità tra Occidente capitalista ed Oriente comunista, uniti dal tratto essenziale incentrato sul processo di pianificazione meccanicistico e materialistico (fordismo, sfruttamento del lavoro, annientamento delle culture “interne” non progressiste ecc).

Questo è per Schmitt il nichilismo: il mondialismo dispiegato che si fa astrattamente, propagandisticamente difensore dei diritti umani, dell’ “umanità”. In questo caso l’umanità non combatte più un nemico umano (dato che soltanto esso, il tecnomondialismo, è l’umano) ma qualcosa di “non umano”, di “barbarico”, “reazionario” che va annientato con operazioni “morali” di polizia internazionale, tramite “guerre giuste”: nella Rivoluzione legale mondiale (1978) Egli specifica che l’uomo autentico si trasforma in non uomo e la sua vita è un non valore. E’ la guerra planetaria per l’umanità, la democrazia, la libertà.
Ed è qui che Severino avanza tramite Schmitt demolendo in realtà la visione schmittiana. Laddove Schmitt vede la tecnoscienza proprietà di oligarchie plutocratiche anglosassoni, laddove quest’ultimo vede l’astratta livellatrice, sub-naturale, unità mondialista come impulso “politico” dispiegato, tecno marittimo, dell’Impero Britannico (Egli ci porta l’esempio della Rivoluzione francese, quando nella notte del 4 Agosto 1789 “i privilegiati rinunciarono solennemente ai loro privilegi feudali”), Severino vi vede di contro “azioni di grande complessità”: a dominare non saranno le elite britanniche o anglosassoni schmittiane ma la tecnica. La tecnica è destinata al dominio terraneo delle forze nazionali, religiose, ideologiche che si fronteggiano e si combattono: la conflittualità ideologica, economica, tra tali forze diventa anzi una guerra di retroguardia rispetto al conflitto primario esistente tra esse e la tecnica. Lo scopo dell’Apparato tecno-scientifico planetario non è il bene cristiano, non è lo Stato etico corporativo fascista, non è l’uguaglianza comunista, non è la rappresentatività democratica dell’umanità:  è l’aumento indefinito e vorticoso della Potenza.

L’Apparato si potenzia, secondo il filosofo italiano, riducendo tale conflittualità, eliminandola quindi del tutto, almeno nelle forme a noi storicamente conosciute. La pax technica andrà riconfigurando anche questo ambito. La “destinazione” dell’Apparato implica dunque che tali conflittualità abbiano a diventare guerre di retroguardia rispetto al conflitto primario, quello cioè esistente tra le forze che si servono della tecnica e la tecnica stessa, il conflitto dove quest’ultima prevarrà inevitabilmente. L’uomo, come nel capitalismo, ma ancor più radicalmente che nel capitalismo, non è assunto dall’Apparato come un fine. 
Alla base dell’ “universalismo”tecnico, Schmitt vede la filosofia dell’Illuminismo, che per lui non è “verità”. Ma la tecnica è destinata al dominio perché il sottosuolo essenziale della filosofia degli ultimi due secoli mostra, al di là di ogni scetticismo ingenuo, che l’unica verità possibile è il divenire del tutto, in cui viene travolta ogni altra verità e anzitutto la verità della tradizione dell’Occidente…che pone limiti all’agire tecnico. L’unica verità possibile mostra cioè l’impossibilità di ogni limite; mostra quindi che la tecnica è legittimata a incrementare all’infinito la propria potenza, senza doversi arrestare di fronte ad alcun ostacolo “inviolabile””. (E. Severino, Il Tramonto della Politica, p. 239)
Questo in sostanza l’oltrepassamento intuito dal Severino negli ultimi anni (il saggio Oltrepassare è del 2007); questa la “grande politica” schmittiana declinata e potenziata quale potenza ultra-nichilista. Potenza, potenziata potenziante da fuori  (da un sottosuolo essenziale archetipico….) un soggetto macchinico, matematizzato, de-umanizzato. Questa “grande politica” teorizza di lasciarci “conquistare” dalla tecnica totalitaria avanzante,
scuotendo dalle sue fondamenta quella Barriera tra demoniaco e divino, quella Barriera che fu il Nemico originario dell’uomo, quella Barriera che iniziò a farsi conoscere uccidendo la vita che tenta continuamente di aprirsi. Giustamente Severino interpreta il più originario processo storico su cui Schmitt a lungo si soffermò, il Nòmos,  non tanto come “legge” ma come “Conquista”.  Chi non conquista è conquistato: è una massima storica e spirituale. E oggi il sottosuolo essenziale della filosofia vuole che la Tecnica ci divori totalmente, totalitariamente, mediante un nuovo Assolutismo; il più pericoloso e abissale mai comparso sulla faccia della terra. 

Kathècon

Qui Severino sembra applicare la visione heideggeriana de L’abbandono rispetto al logòs pensante puro; spostando però la tecnica noetica dell’abbandono verso un sottosuolo che schmittianamente è un puro caòs subnaturale, un cosmo di antiessenze, una pura volontà di potenza quale anti-Pensare. E’ così l’abbandono verso l’Apparato tecno-scientifico quello stesso che, nella concezione del mondo di Carl Schmitt ha marciato di pari passo nella storia spirituale e politica dell’umanità mediante la proiezione spaziale dell’Imperialismo talassocratico anglosassone. Una marcia vorticosa e senza sosta, una frenetica gioiosa, edonistica, danza dei demoni che avrebbe chiamato all’azione il Kathècon, l’Autorità spirituale —un Reggente del Cristo del Barcellona? Una Giovanna d’Arco, un Costantino?... Il Kathècon, questa forza frenante la marcia supermaterialista e nichilista il cui fine è stato quello di spazzare via, frantumare ogni Barriera tra il mondo divino e quello demoniaco con il piano di mezzo, quello umano, campo di battaglia passivo senza conoscere la posta in gioco. Forse la sua stessa anima? Significativo che la “grande politica” severiniana, risorgente dal “tramonto della politica”, si annuncia con l’avanzata del “sottosuolo” essenziale; il sottosuolo potrà agire soltanto mediante una radicalizzazione della “volontà isolante”. La macchina è la più sublime incorporazione di questa “volontà isolante” : volontà isolante il sogno della terra isolata dal destino e da ogni destinazione “metafisica”. Sarà dunque la volontà isolante, tecnico-macchinica, a spazzare via quello stesso sapere ipotetico-deduttivo scientifico, che proclama dall’illuminismo a oggi tramite la mediazione neo-scientista nicciana il principio della “morte di Dio” ma non lo ha ancora realizzato mediante la Potenza della “volontà isolante”, perché è ancora troppo diretto il rapporto con  la forza metafisica Originaria della Tradizione d’Occidente. Il nemico della “grande politica” del Severino è dunque senza posa individuato nell’auctoritas delle sapienze tradizionali d’Occidente, pagano-cristiane. 

Abbattute definitivamente queste, abbattuto del tutto il loro potere frenante, soprattutto sul piano politico-sociale, il dado sarà tratto. Il “sottosuolo” eromperà: l’uomo pagano-cristiano occidentale sarà un pallido ricordo. Trionferà la Filosofia del Severino, la “grande politica. D’altronde, la tradizione spirituale platonica occidentale, che è in fondo il Nemico assoluto, l’hostis non l’inimicus, del “sottosuolo”, per quanto non esplicitamente citato come Nemico assoluto, ha comunque già perso: l’Eterno ha già perduto poiché Eterno platonicamente e cristicamente significherebbe Verità assoluta che non consente l’esistenza della disponibilità della Cosa e conseguentemente della “volontà isolante” di disporne. La cosa rimanda platonicamente all’origine, ovvero all’ Idea, dunque non può realizzarsi compiutamente come pura cosa. Ma il limite, il limite platonico, è stato rivoluzionariamente infranto. La vita è ormai la Cosa: essa può essere infranta e a sua volta ricreata dal neo-illuminismo tecno-scientifico, che ancora non sarebbe conscio del suo infinito potere, della sua infinita volontà di potenza.   

Il punto radicale per cercare di dipanare la matassa concettuale cui si verte ruota ora tutto intorno alla possibilità politica e sociale del Kathecon. Il presidente iraniano Ahmadinejad enunciava il concetto di Mahdi, ma la sostanza non diverge molto. Come noto, dopo le bombe atomiche basate sulla fissione del nucleo atomico dell’uranio, ossia sulla sua scissione, tragicamente inaugurata nell’Agosto del ’45, son state costruite le bombe H —H è il simbolo chimico dell’idrogeno— basate di contro sulla “fusione” dei nuclei atomici leggeri, che son addirittura più potenti delle precedenti. Le bombe atomiche annientano la vita da fuori, dopo la sua costituzione; l’ingegneria genetica ha iniziato invece a minacciare la vita dal di dentro, nel suo costituirsi stesso. L’ingegneria genetica mediante la pratica della manipolazione del codice genetico è forse più pericolosa per l’ “umanità”, per la vita, di quanto lo siano state due guerre mondiali (atomica inclusa).  Essa avanza, manipola la vita dal di dentro con mezzi apparentemente indolori, mascherati da “conquista pacifica”. Sul piano della manipolazione dei “geni” e degli embrioni, in concorrenza con la Gran Bretagna solo una Cina ormai totalmente occidentalizzata, formalmente neo-confuciana, rigidamente oligarchica come lo è più o meno la tradizionale costituzione sociale e politica Anglosassone, è all’avanguardia tecnoscientifica nell’attuazione della tecnica Crisp-Cas9. La Gran Bretagna d’altra parte è stata l’unica, almeno per ora, Nazione al mondo ad autorizzare, tramite una sentenza definita choc, l’ibernazione post-mortem per una ragazza di 14 anni (17.11.2016). Sul piano della “geopolitica delle armi autonome”, le più avanzate competenze tecnologiche nella sfera delle armi cibernetiche e autonome vanno ancora a Stati Uniti e Gran Bretagna, sebbene in questa sfera – per quanto filtri all’esterno – soprattutto la Russia, subito dopo Israele e Cina ma anche Francia, Iran, India, Germania paiono se non  reggere bene il confronto almeno correre subito dietro….. (G. Giacomello, “Geopolitica delle armi autonome”, Limes 2/2017 Chi comanda il mondo?).

Non tutto è morto con Dio

Tutte analisi che sembrano confermare le previsioni schmittiane, ossia che la pianificazione tecnologica planetaria, arma da combattimento di oligarchie “mercantili” britannico-occidentali, lungi dal neutralizzare il conflitto, lo amplierà, rendendolo anche forse più crudele. Per Severino, viceversa, quelle che tutti chiamano guerre sono le forme visibili di una guerra più profonda e distruttiva che per lo più passa inosservata: è appunto la guerra tra la tecnica e la Tradizione d’Occidente. Con la Tradizione d’Occidente saranno sconfitte le forze che vogliono utilizzare la tecnica per i propri scopi politici e economici. Ciò avverrà poiché il “sottosuolo filosofico” postilluminista possiede l’ “autorità” che consentirà di affermare la destinazione inevitabile della tecnica al dominio. 
Scrive Severino (pag. 260) che 
la voce del sottosuolo non è ancora udita dalla tecnica e quindi nel tempo presente la tecnica è ancora debole e maggiore è il pericolo che la Terza guerra mondiale non si trovi ancora spinta e rinchiusa nella zona della guerre di retroguardia, un pericolo, comunque….che viene fronteggiato….dalla coscienza che nessuna guerra potrà condurre allo scontro tra i propri arsenali nucleari, sì che nessuna guerra potrà avere il carattere dell’autentica Terza guerra mondiale”.
Che cosa significa Pensare?; si chiedeva Heidegger. Quali forze scatena il mondo della tecnica? Si tratta forse di pensare un mistero, un oltremondo o un non mondo che si manifesta mediante la tecnica? Quale la dimensione che questo non mondo evoca? E’ una lotta tra Apparati o uomini in carne ed ossa che possono contemplare o realizzare le
Platoniche Idee, tra robot  o visioni del mondo? E’ forse l’estrema definitiva rivincita del razionalismo fanatico, laicista, scientista, estremista e nichilista che vuole definitivamente cancellare l’Uomo platonico, l’Uomo “originario” della Tradizione Occidentale? La saggezza spirituale del Logòs deve dunque essere scientificamente annientata poiché così vuole il sottosuolo? Cerchiamo di tirare le conclusioni da tutto questo.

a) La pianificazione tecnocratica mondialista non è neutra; è il veicolo di espansione ideologica dell’Anglo-Saxon Way of Life. La storia spirituale degli ultimi secoli lo ha mostrato. La tecnica ha prodotto un’unità di orizzonte categoriale ma non l’unità, “internazionalista”, politica del mondo, che si rivela sempre più un’utopia irrealistica e astratta. In realtà, all’interno dell’unità categoriale tecnocratica – checché ne dica il Severino – i conflitti si accendono ancor più acutamente. La tecnica rimane quindi prigioniera dello scontro politico o geopolitico. Il pericolo della indefinita e incontrollata “presa industriale” sul mondo è anzi l’apocalisse della “guerra civile mondiale”, è una sorta di tragico preludio di una guerra di tutti contro tutti. L’unica soluzione è dunque un nomòs “stato- centrico” o comunque un nomòs fondato su una concreta realtà spirituale, al tempo stesso metafisica e politica, frenante. Alla forza conflittuale del Politico deve essere associata una forza ordinatrice che valorizzi gli elementi di differenziazione politica legati alla terra ed ai Grandi spazi concreti, quale contrappeso alla dimensione astrattamente uniformante, vorticosamente livellatrice dell’ideologia tecno-mondialista, per la quale la spinta isolante dell’uomo desiderante (sessualmente, gastronomicamente, materialisticamente) significherebbe il trionfo planetario dell’homo oeconomicus di radice borghese, anche e soprattutto se socialmente ridotto alla condizione di nuovo schiavo.

b) La forma politica mediante cui la tecnocrazia ha marciato è quella della democrazia parlamentare bipolare anglosassone, ossia quella che meglio potesse assicurare la dissoluzione della Forma Stato custode della Costituzione e dell’Auctoritas e dare dunque il totale semaforo verde al supercapitalismo finanziario delle Multinazionali e delle Oligarchie.  Vediamo oggi che laddove si affermano modelli politici antagonisti alla democrazia rappresentativa parlamentare (Russia e Turchia ad esempio) l’espansione sociale tecnocratica, la fisima ossessiva e postumana dei “diritti senza confine” sono ideologie bollate come pure sovversioni “terroriste ed antiumane” messe ai margini senza troppi complimenti.  La strategia della “guerra civile mondiale”, la strategia dell’abisso diviene dunque, sul piano storico-spirituale, una lotta tra Oligarchie (nichiliste) ed Elite (tradizionaliste e platoniche). Le Oligarchie plutocratiche e nichiliste conoscono concretamente il “sottosuolo filosofico” di cui parla Severino; il “progresso tecnologico”, questa illusione pericolosa e perniciosa come la chiamava G. Sorel, è la legittimità metafisica per operare una “rivoluzione mondiale continua” (Schmitt). Il progresso oligarchico non è realtà il progresso umano; non corrisponde al progresso sociale, tantomeno a quello morale. E’ anzi il regresso dell’umano e l’avvento del post-umano, di una nuova dimensione “antropologica” contraddistinta da tratti chimici biologici super-umani che avanzano secondo un istinto di potenza verso un presunto “illimitato”. E’ l’uomo macchina che cerca una sua immortalità, fuori e contro ogni platonismo e ogni cristianesimo platonico. Il modello delle elite nichiliste è dunque questa nuova immortalità, metamorfosata sul piano della volontà di potenza tecno-scientifica.

c) La lotta dunque tra Élite tradizonaliste-platoniche ed Oligarchie sarà una lotta assolutamente politica. Le Élite, “sacre” custodi della Tradizione Platonica occidentale, il principale bersaglio dell’ideologia tecno-mondialista, dovranno salvaguardare l’umano. Uomo significa Parola. Nel pensiero greco, logòs indica la parola che si articola nel discorso. Il filosofo Eraclito usa l’immagine del logòs identificandolo con il principio ideale metafisico del divenire. Le Oligarchie, viceversa, Avversarie radicali della Tradizione Platonica e cristiana, son già tutte proiettate in un atmosfera “ideologica” nella quale l’uomo è neo-darwinisticamente un animale, per quanto “superumano”,  non pascalianamente una
condizione spirituale e morale.  La lotta sarà politica, non potrà che essere politica, poiché solo la politica conosce così intimamente la fase “shivaita” della Distruzione e della Costruzione. Non la conosce la Scienza, né la conosce l’Economia. Entità così intimamente platoniche come Alessandro il Grande, Giovanna d’Arco, Napoleone Bonaparte – autentiche forze “catecontiche”-  erano entità spirituali radicalmente Politiche. E’ necessario quindi agire nel senso della Ricostruzione di Grandi spazi nei quali il pensiero politico, la parola politica sappiano socializzare e nazionalizzare concretamente il progresso tecnico, laddove questo sia volto alla ricostruzione della condizione spirituale e morale dell’uomo. Ciò esige l’hegeliano Spirito del tempo. Occorre dunque ripensare un Pensiero politico universale, forte di una visione del mondo metafisica, che non arretri e non si culli in sogni reazionari di fronte alle sfide post-umane. Un Pensiero che sappia essere sintesi della Tradizione Platonica occidentale e al tempo stesso incorpori la forza sociale “catecontica”, correttrice dello squilibrio difforme e caotico. Altrimenti sarà l’abisso di cui vediamo già ben chiari, minacciosi i segnali. Non è la Quarta teoria politica di Dughin, sostanzialmente già postmoderna e profondamente altra dallo spirito del grande popolo russo per quanto voglia ricalcare l’Ontologia antiplatonica heideggeriana; non è la “grande politica” antiumana del Severino; è il Mito “sociale” di George Sorèl, ossia il platonismo dei “nuovi tempi”, quale forza di rigenerazione morale e risveglio spirituale.

d) Il “sottosuolo” del Severino corre il rischio di essere la classica “montagna che produce il topolino”. Esaminando la presunta “rivoluzione antropologica”, o forse “sub-antropologica”?, dell’industrializzazione di quarta generazione, di cui una serie di intellettuali van facendo da tempo una apologia ossessiva  e decontestualizzata —notevoli e significativi a tal riguardo i contributi marxisti, con T. Negri che riesce a torcere in senso neo-averroista non solo Spinoza ma addirittura il Machiavelli e taluni elementi schmittiani….!—, molto saggiamente il Butera precisa che 
le tecnologie possono in linea teorica assorbire quasi tutti i compiti umani operativi ma non quelli che richiedono manipolazioni dei fini, ossia l’intelligenza nelle mani; non possono svolgere i compiti di creazione, innovazione, relazione, servizio; non possono andare out of the box (De Masi, Lavoro 2025, Marsilio 2017, p. 129).
Ancora; la ricerca compiuta da Magone e Mazali, la più ampia e seria di cui disponiamo riguardo l’ “Industria 4.0”, chiarisce in modo definitivo che non è in ballo l’ipotesi di sostituzione di macchine all’uomo, ma una nuova forma realistica di collaborazione tra uomo e macchina.

e) “Dio è morto”: certamente. Nelle ideologie —che vediamo però sempre più delegittimate dalla realtà e dal divenire— che puntano nichilisticamente ad annientare le Idee platoniche. Nonostante una guerra psicologica terroristica da Terza guerra mondiale (se vi è una Terza Guerra Mondiale, è questa….), le identità nazionali e popolari non son morte. Sono più vive che mai. Nonostante una decennale discriminazione sottile e pervicace dei costumi eterosessuali —discriminazione di radice
anglosassone, alla quale la cultura germanica-europeista si è subito uniformata per un atavico complesso d’inferiorità verso Oltremanica, mentre quella russa, anche in tal caso, ha ben mostrato la sua profonda vitalità tradizionale e “rivoluzionaria”— il modello di famiglia tradizionale è vivo e vegeto.

Ad esempio, guardiamo l’Italia. Nonostante il tentativo storiografico di radice anglosassone, impostosi subito dal primo dopoguerra (M. Cereghino, G. Fasanella, Il Golpe Inglese) di scrivere una nuova storia d’Italia, “non italiana” dunque, in cui a dettare legge fosse una impostazione utilitaristica, materialistica, scettica, son sempre i capi di stato “forti”, idealisti, patriottici della nostra storia a riscuotere la simpatia e il consenso della maggioranza del nostro popolo. Certamente l’attacco nichilista dispiegato contro le identità tradizionali dei popoli corrisponde spiritualmente e socialmente alla prova di una guerra mondiale. Si pensi alla Grecia, dove la contraffazione e la mistificazione sulle radici storiche della Nazione, partita negli anni ’80 con l’esecutivo Papandreou, ha portato alla catastrofe attuale. Ma anche lì la partita non è affatto chiusa; il fronte patriottico ed antimondialista è comunque forte nella coscienza popolare morale.  

Se dunque vi sarebbero moltissimi motivi per disperare, ve ne sono oggettivamente molti di più per sperimentare direttamente che l’autocoscienza ideale e morale di Popolo non è affatto conquistata dagli Oligarchi, nemmeno nell’estremo Occidente. 

“Dio è morto”, dunque?  Forse. Ma non il Katèchon... 


QUI UN SINTETICO VOCABOLARIO DELLE PAROLE-CHIAVE USATE DA EOS


Abbandono
: il concetto di “abbandono” ha una sua decisiva centralità nella pratica di abbandono della volontà personale come emerge nella mistica renana, in particolare in Meister Eckart: abbandono della volontà personale che si fonde in comunione con l’impulso Cristo. Heidegger, nel secolo XX, lo renderà attuale nel suo fondamentale Die Gelassenheit, dove campeggia immota e dinamica la forza del Logòs.

Katèchon: nel contesto dei suoi scritti dei primi anni Quaranta del ‘900, Schmitt utilizzava per la prima volta il concetto escatologico di katèchon; in seguito svilupperà tale visione nella sua funzione teologico-politica forte. Usato due volte da San Paolo nella seconda lettera ai Tessalonicesi, katèkhov indica “la Forza che trattiene”, ossia che frena l’avvento dell’Anticristo. A tal riguardo, si rimanda all’ottimo studio di M. Maraviglia, La penultima guerra. Il katèkhov nella dottrina dell’ordine politico di Carl Schmitt, Università di studi di Milano. Pubblicazioni della facoltà di Lettere e Filosofia, Milano 2006. Per un definitivo approfondimento del concetto di Katèchon vedi: Vladimir Soloviev; I TRE DIALOGHI. Il racconto dell'anticristo. Marietti 1975

Mahdi: è una Entità fondamentale della escatologia islamica, Egli verrà nei tempi finali; il suo parto sarà preceduto dalla doglia messianica sovvertitrice del Dajjal (un Anticristo); il suo giorno è il giorno del giudizio. La visione politica dello Sciismo militante identifica l’epoca del Mahdi come un’epoca caratterizzata dall’estinzione del conflitto e da una sorta di pace aurea.

Verità: in questo contesto si utilizza la visione platonica della Verità, come assoluto sperimentabile mediante intuizione del pensare, dunque non trascendente, ma immanente come sembra svilupparsi nelle Conferenze “esoteriche” sul Bene.

Hostis-Inimicus
: Nella concezione teologico-politico schmittiana, “nemico” è solo il nemico pubblico: nemico è l’hostis, non l’inimicus in senso ampio. In Platone (Politeia, libro V, cap. XVI) la contrapposizione di guerra e guerra civile è assai accentuata e solo una guerra tra Greci e barbari (che sono per natura nemici) è realmente guerra, mentre le lotte tra Greci sono “discordie”. Specifica Schmitt che il citato passo evangelico “diligite inimicos vestros” non recita appunto “diligite hostes vestros”, sottolineando appunto che non si parla del nemico politico. Cfr C. Schmitt, Le categorie del Politico, Bologna 2009, pp. 111-112.

* Tutte le immagini sono parti degli affreschi di Luca Signorelli presso il duomo di Orvieto. In particolare tratte dalle grandiose scene apocalittiche dedicate alla Venuta dell'Anticristo, alla Fine del mondo, alla Resurrezione della carne e al Giudizio universale.
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4 commenti:

  • Marina Sagramora scrive:
    17 luglio 2017 17:39

    Uno scritto possente, ben sottolineato dalle altrettanto possenti immagini del Giudizio universale di Signorelli. Ci spinge ad approfondire la conoscenza, a sviluppare l'autocoscienza e soprattutto a porre come mèta ultima del nostro percorso individuale – filosofico o spiritualistico – la luce radiante del Cristo.

  • Anonimo scrive:
    18 luglio 2017 11:22

    Complimenti all'autrice per lo studio. Dimostra una grande padronanza delle varie filosofie. Nando

  • Anonimo scrive:
    19 luglio 2017 14:08

    Ê interessante che proprio mentre l'istituzione, che ha fondato la sua fortuna egemonica sulle gesta e parole (presunte) del sedicente figlio di dio, sta implodendo, a sinistra ci impegniamo con gli "atei devoti" e non a parlare di "resistenza metafisica" (kathecon).

    Lascio volentieri ai Pera, Casini, Giovanardi, Adinolfi, Cacciari, e forminchioni vari spiegarci se ci salveremo con bergoglio o con bertone, se limitare l'orizzonte spirituale alla Grecia e al Medio oriente o spingerci più a oriente, qualche millennio prima.

    Qualche parola da un Patriota indiano in materia di Kathecon:

    "L'ORA DI DIO
    Vi sono momenti in cui lo Spirito abita tra gli uomini ed il Respiro del Signore aleggia sulle acque del nostro essere; ve ne sono altri nei quali si ritira e gli uomini vengono lasciati agire con la forza o nella debolezza del loro egoismo. I primi sono periodi nei quali anche un piccolo sforzo produce grandi risultati e cambia il destino; i secondi quelli in cui anche un grande lavoro porta scarsi risultati. E' vero forse che gli ultimi sono preludio per i primi; forse l'alito del sacrificio che sale fino al cielo fa scendere la pioggia della bontà di Dio. Infelice è l'uomo o la nazione che al giungere del momento divino è addormentato o impreparato a riceverlo, perché la lucerna non è stata alimentata per accogliere l'ospite e le orecchie sono sorde al suo richiamo. Ma guai a coloro che pur essendo forti e pronti sprecano la loro forza o fanno cattivo uso del momento; vanno incontro ad una perdita irreparabile o ad una grande distruzione. Nell'ora di Dio monda la tua anima da ogni autoinganno, da ogni ipocrisia e da ogni vano autocompiacimento per poter vedere chiaramente nel tuo spirito e udire la sua chiamata".

    Il "Platone delle future generazioni", Aurobindo, ha una "parola buona" per tutti. Sempre tratto da "L'ora di dio":

    "Sullo Yoga - CERTEZZE
    Nelle profondità si celano ulteriori profondità, nelle altezze un'altezza ancora maggiore. L'uomo giungerà più velocemente ai confini dell'infinito che alla pienezza del proprio essere, poiché quell'essere è l'infinito, è Dio. Aspiro ad una forza infinita, ad una conoscenza senza limiti e ad una gioia infinita. Potrò mai ottenerla? Si, ma la natura dell'infinito è non avere fine. Perciò non puoi dire io la ottengo, ma piuttosto io la divento. Solo così l'uomo può ottenere Dio, diventando Dio. prima di giungere a divenire Dio l'uomo può entrare in relazione con Lui. Entrare in rapporto con Dio è Yoga, l'estasi più grande e l'occupazione più nobile. Esistono rapporti tipici dello stadio attuale di evoluzione dell'umanità, chiamati preghiera, venerazione, adorazione, sacrificio, riflessione, fede, scienza e filosofia. Esistono altre relazioni che superano le nostre attuali capacità ed appartengono ad uno stadio evolutivo ancora da raggiungere. Tali sono le relazioni alle quali si giunge attraverso le pratiche conosciute sotto il nome di Yoga. Possiamo conoscerlo come Dio, come Natura, come il nostro Sé Superiore, come Infinito o come una qualche meta ineffabile. Così lo avvicinò Buddha, così lo avvicina il rigido Advaitin. Anche l'ateo può entrare in contatto con Lui. Al materialista Egli si rivela nella materia. Per il nichilista attende in agguato nel cuore dell'annichilimento. In qualunque modo gli uomini vengano a Me, così vengono accolti dal Mio Amore".

    ...appassionarsi a cristo per me è come credere in salvini sapendo che il simbolo della lega appartiene all'ex cav. francesco

  • Anonimo scrive:
    20 luglio 2017 14:36

    La "tecnica" é un insieme di mezzi che possono essere utilizzati (subire passivamente l' utilizzo da parte di soggetti di azione) per dei fini.
    L' attuale illimitatezza dell' utilizzo delle tecnica che in un mondo realisticamente e non fantascientificamente praticabile il quale é finito, oltre a creare ingiustizie e violenze immani, tende a distruggere il mondo stesso (o meglio, nel suo ambito, le condizioni oggettivamente necessarie alla sopravvivenza umana) é conseguenza dei rapporti di produzione dominanti: rapporti capitalistici, i quali impongono a ciascuna unità produttiva (impresa) in concorrenza con tutte le altre il perseguimento del max profitto possibile a breve termine e a qualunque costo (umano individuale, sociale, ambientale, ecc.), così dimostrando platealmente il loro essere oggettivamente superati dallo sviluppo raggiunto dalle forze produttive.

    Per questo, al di là dei fantasiosi auspici di Schmidt e di Severino, non sarà certo dalle loro elucubrazioni teoriche, bensì solo dalla lotta di classe che questa iniquissima e deprecabilissima tendenza oggettiva in atto potrà (forse!) essere superata, rivoluzionando i rapporti di produzione che condizionano gli usi (attuali ed eventualmente ben diversi futuri) della "tecnica".

    Giulio Bonali

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