lunedì 24 aprile 2017

NON È LA FRANCIA CHE INDICA LA VIA di Piemme

[ 24 aprile ]

Mentre in rete fioccano le scemenze, i media di regime colgono l'essenza del risultato uscito dalle urne francesi: scampato pericolo! 

Le classi e le èlite dominanti di fede eurista non esultano ma possono tirare un sospiro di sollievo: lo sfondamento della Le Pen, nonostante il marasma sociale e malgrado il crollo dei due tradizionali blocchi sistemici (post-gollista e socialista), non c'è stato.

Il successo della grande borghesia francese —quella che dopo l'inglese ha nel sangue il più alto tasso di veleni finanziari ma che a differenza dell'inglese non ha alcuna intenzione di spezzare il matrimonio con quella tedesca— è anzi doppio. Ha contenuto l'avanzata del Front national con quello che potremmo definire un trucco geniale: tirando fuori dal suo cilindro il coniglietto addomesticato di Macron, dando a bere la menzogna che egli sarebbe un uomo politico nuovo, anti-establishment, europeista ma patriottico, populista ma progressista.

Nessuno, quattro mesi fa avrebbe scommesso un soldo bucato sulla vittoria di questo uomo di plastica. Ingegno degli strateghi del marketing politico, intelligenza delle classi dominanti francesi. Chapeau!

Emmanuel Macron, certo grazie ai meccanismi elettorali ed istituzionali infami della V. Repubblica gollista —la Francia avrà un Presidente che ha ottenuto meno di un quarto dei consensi— è già virtualmente Presidente di Francia. Le urne non erano ancora chiuse che i due tradizionali poli sistemici (la destra posto-gollista e il blocco socialista e comunista) hanno già assicurato che sosterranno l'uomo della plutocrazia eurista francese.

Il candidato che avremmo votato se fossimo stati francesi, Jean Luc Mélenchon, avrà tanti limiti ma almeno si è rifiutato di farsi intruppare nell'Union sacrée. Va a suo merito. Ci vuole coraggio in Francia, dopo decenni di satanizzazione del Front National, per respingere l'appello di regime all'embrassons-nous. Tra i fatti nuovi del quadro politico francese questo è forse quello più
promettente: la nascita di uno schieramento populista INDIPENDENTE (France Insoumise) che tiene assieme patriottismo e vocazione socialista, la dimensione della dignità nazionale-popolare con la lotta di classe. Che siano i giovani il motore del successo di Mélenchon fa ben sperare. 
Un fenomeno importante, che da fastidio ai sinistrati europeisti, italiani anzitutto, e che suscita l'ira di tanti imbecilli (vedi riquadro a destra) che gridano... al "rossobrunismo".

Le classi dominanti francesi non si illudano tuttavia di potere tirare i remi in barca. Il loro gioco di prestigio col coniglietto Macron ha funzionato ma il sistema bipolare su cui si è fondata la V. Repubblica non c'è più. Mentre la crisi sociale è sempre lì, e l'Unione europea a trazione tedesca continua a fare acqua da ogni parte. 

Per quanto quello francese sia un sistema a monarchia elettiva, il Re nulla può senza un Parlamento addomesticato e una solida e servile maggioranza. Macron non l'avrà. Il nuovo sistema quadripolare (tutto il mondo è paese nel marasma europeo) è destinato per sua natura all'instabilità e questa si rovescerà nella nuova assemblea legislativa —altro che governance!

Morale della favola: i dominanti l'hanno sfangata guadagnando tempo prezioso ma la Francia entra con tutti e due i piedi nel pantano.

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15 commenti:

  • Roberto scrive:
    24 aprile 2017 12:33

    Per favore mi dite per chi deve votare un francese che mette al primo posto come sua indicazione politica l'uscita dall'euro?

  • Matteo scrive:
    24 aprile 2017 13:33

    A questo punto,al ballottaggio Marine Le Pen

  • Anonimo scrive:
    24 aprile 2017 13:35

    Per cortesia, posso chiedere una risposta precisa su chi dovrebbe votare uno di sinistra al ballottaggio?

    Votereste Ma ron, Le Pen o vi asterreste?

    Grazie

    Ps: io fossi francese non avrei dubbi pur non essendo di destra e voterei senza esitazione Le Pen.

  • Anonimo scrive:
    24 aprile 2017 14:09

    Gli ultimi francesi rimasti residenti nelle campagne hanno votato per Le Pen. Le grandi città invece che hanno già subito il processo di sostituzione della popolazione indigena secondo la volontà delle grandi massonerie e del grande capitale hanno votato Macron.
    Purtroppo il disegno globalista della grande finanza affamatrice dei popoli ha trovato piena attuazione col burattino Macron. Le città come Parigi ormai non hanno più cittadini francesi, ma sono solo un accozzaglia di stranieri, moltitudini facilmente manipolabili dal grande capitale (che sappiamo bene nelle mani di chi è anche se non si può dire perchè è reato dirlo).

  • Luca Tonelli scrive:
    24 aprile 2017 14:56

    Certo che da esser schifati da Hollande a votare Macron ce ne vuole.
    Uno che è chiaramente parte dell establishment...è stato suo ministro...è a capo di un partito finto messo in piedi in 6 mesi col chiarissimo unico intento di preservare la UE...che promette tagli sociali in massa e licenziamenti pubblici a pioggia....cioè almeno in italia per farsi votare si promettono mance elettorali...

    Evidentemente ai francesi va bene l austerità. Gli è stata promessa l hanno voluta e l avranno ...perché quello di macron è un programma elettorale da lacrime e sangue davvero.


    Ps: Ma scusate Iodice si riferiva ai comunisti che appoggiano Marcon con "merda rossobruna" no?

  • pasquino55 scrive:
    24 aprile 2017 15:16

    Nell’articolo dell’anonimo PIEMME riguardo la vittoria dell’uomo di plastica Emmanuel Macron, egli sostiene che sia stato determinato dall’ingegno degli strateghi del marketing politico e dall’intelligenza delle classi dominanti, facendogli tanto di cappello, riducendo tutto appunto a questi due fattori e continuando a non capire (o volutamente ignorare) che se queste “furbizie” elettorali sono ancora possibili vuol dire che è ancora presente ed in modo rilevante nell'immaginario collettivo del paese la convinzione o la rassegnazione che questo modello di società fino ad oggi vincente sia ancora quello migliore o meno peggiore per garantire sviluppo, benessere e libertà. Di conseguenza la battaglia politica di chiunque oggi lotta e lavora contro questa convinzione-rassegnazione non può, se non vuole seguitare ad ascrivere le sue sconfitte al destino cinico e baro, non proporre e lanciare al popolo e alle masse massacrate o disgustate da questo sistema sociale e politico una “nuova e alternativa narrazione” quale strumento di base politico e ideale per lo sgretolamento di questo immaginario collettivo ancora presente e maggioritario. Il problema non è chi votare ma è come portare al successo e alla vittoria le idee per cui ci si batte.
    Pasquino55

  • Anonimo scrive:
    24 aprile 2017 15:31

    Fino a ieri l’Europa era terrorizzata dalla prospettiva di un ballottaggio tra Marine Le Pen e Jean-Luc Mélenchon. Si diceva che se fossero andati al ballottaggio il grano sarebbe cresciuto sottile, l’inverno nucleare sarebbe calato e le rane sarebbero piovute dal cielo.
    Eppure Jean-Luc Mélenchon nel 2005 ha lanciato una campagna contro la costituzione europea su una piattaforma di sinistra perché aveva fatto la seguente diagnosi: fin dal trattato di Maastricht l’Europa è stata trasformata in uno spazio per la concorrenza e non per la cooperazione. Il dumping fiscale, quella pratica distorsiva di alienare un bene su un mercato estero a un prezzo minore rispetto a quelli messi in atto sul mercato di origine, ha costretto gli stati a una corsa verso il basso che una volta impoveriti, sono stati costretti a ridurre i programmi sociali e a privare dei diritti grandi parti della loro popolazione.
    Il nobile principio della libertà di movimento è stato trasformato in una migrazione economica forzata, che abbassa i salari e agita la tensione tra i popoli.
    Tuttavia  Mélenchon non intende lasciare l’UE ma vuole rinegoziare i suoi trattati. Nonostante ciò il programma di Mélenchon è stato caricaturizzato con riferimenti a Vladimir Putin, Hugo Chávez, Fidel Castro o addirittura Stalin.  
    Negli ultimi anni in nome dell’Europa stiamo assistendo alla rovina del Portogallo, dell’Italia, dell’Irlanda e della Spagna e il martirio della Grecia. Si rimane attoniti difronte alla disarmonia tra nobili ideali e politiche brutali.
    Ci troviamo difronte ad un disagio dell’incredulità? Si può essere ancora  increduli (incredulità=la resistenza ad accogliere qualcosa come vero), difronte al dato obiettivo che nessuno dei macro-obiettivi del Trattato di Maastricht è stato realizzato (“uno sviluppo armonioso ed equilibrato delle attività economiche nell’insieme della Comunità”, “alti livelli di occupazione e di protezione sociale”, “il miglioramento del tenore e della qualità della vita” delle persone, un “elevato grado di convergenza dei risultati economici”, perfino la “solidarietà tra gli stati membri”)?
    Adele D'Anna

  • Anonimo scrive:
    24 aprile 2017 15:34

    Certo che Fassina è proprio un fetecchia....
    Melenhon ora voti macron

  • Anonimo scrive:
    24 aprile 2017 15:39

    L'articolo è condivisibile nelle sue linee generali, ma non analizza il dato di fondo essenziale, ossia che se non si fosse votato a Parigi la Le Pen sarebbe prima. A Parigi la situazione è tale che il 46% di votanti ha almeno un genitore non francese.
    I popoli europei vanno Sostituiti per questo; perchè, soprattutto i francesi, come ha mostrato la loro storia, non vogliono cedere la Patria.
    L'elettore modello del macronismo è dunque il prototipo del mondialismo finanziario.
    Sinistra, destra, centro, comunismo, fascismo, liberalismo son chiaramente tutte fandonie per gli sciocchi.
    L'unica differenza essenziale è tra mondialisti e patrioti.
    Niente più del voto francese è lì a mostrarlo.

  • Anonimo scrive:
    24 aprile 2017 15:48

    Anonimo qui sopra delle ore 15:34,

    "L'unica differenza essenziale è tra mondialisti e patrioti"?

    Questa è una mezza verità, cioè una bugia.

    Mi dici patria, ma che tipo di patria? Se non me lo indichi sei con tutti e due i piedi nella trappola del nazionalismo, anzi di un nazionalismo fascistoide e imperialista.

  • Giovanni scrive:
    24 aprile 2017 16:24

    A parte i modi maleducati di Iodice che chiama "merda rossobruna" chi si rifiuta di appoggiare Macron, anche Fassina non scherza nel suo spingere Melenchon a prendere le distanze dalla destra xenofoba. Lui ha evidentemente stabilito che il nemico principale è la xenofobia e non il globalismo.

    Io dissento fortemente da Fassina, chissà, deve essere la cosa strategicamente sbagliata ma politicamente giusta (semicit.) ... e sono io che non la capisco proprio, sarà ma penso che su Fassina ci siamo fatti troppe illusioni.

    Anche io se fossi francese voterei la Le Pen turandomi il naso. Nonostante sia di destra e nonostante abbia proposto il referendum come Grillo.

  • Giovanni scrive:
    24 aprile 2017 17:06

    E dopo aver letto il commento sul dato di Parigi un altra preoccupazione emerge. Che possa cronicizzarsi una divisione i due blocchi, uno che inneggia alla patria ed un altro al cosmopolitismo, nessuno dei quali può prevalere sull'altro.

    Su questa eventuale cronicizzazione potrebbero lucrare parecchi leader politici (di destra e di sinistra, Le Pen come Melenchon) stabilizzando una intero periodo di stagnazione economica e politica. Ciascuno galvanizza il suo elettorato (ingannandolo) senza essere di fatto costretto a fare alcunché perché nessuno prevale.

    Intanto l'euroamerica continua a farla da padrona dietro la farsa pseudodemocratica. Un film dell'orrore.

  • Anonimo scrive:
    24 aprile 2017 18:16

    Per anonimo 15:48

    Attualmente non c'è un nazionalismo fascista che imperversa per il mondo, ma c'è un dominio tecno-oligarchico mondialista.
    Evocare lo spettro di un "nazionalismo fascistoide" a vanvera, come sta avvenendo nel caso della contrapposizione assoluta alla Marine Le Pen, è il miglior modo per confondere le acque e fare in modo che avanzi sempre più la prassi della Sostituzione dei popoli, che significa disintegrazione del tessuto culturale e sociale.
    Rimaniamo nello specifico senza aderire al sabotaggio intellettuale oligarchico, come nel caso del populismo. Non c'è "nazionalismo fascistoide" attualmente. Inutile tirare fuori questo spettro.

  • Luca Tonelli scrive:
    25 aprile 2017 00:19

    Il problema in francia è che la sostituzione di popolo è in fase molto avanzata.
    Una buona fetta di elettori non si riconosce come francesi.
    Per cui il conflitto di classe, per cui a una fetta di popolo benestante e globalista si contrappone una fetta povera e che rifiuta la globalizzazione....il conflitto è falsato.
    Perché la Francia ricca usa l arma dell immigrazione per creare nuovi elettori pro establishment. ED è quello che è successo. E in Francia gli immigrati...o figli o nipoti di immigrati mai integratisi sono davvero milioni.

  • Luca Tonelli scrive:
    25 aprile 2017 00:20

    Iodice è un eurista sfegatato. Inutile aspettarsi altro.

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