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mercoledì 11 gennaio 2017

LA CORTE OBBEDISCE di Leonardo Mazzei

[ 11 gennaio ]


Bloccati i referendum sui diritti dei lavoratori. A voucher ed appalti ci penserà il governo con una leggina, ad affossare il voto sull'articolo 18 ha provveduto oggi la Corte Costituzionale

Lunga è la storia delle sentenze politiche della Corte Costituzionale in materia referendaria. 

Inutile perciò stupirsi dello scandaloso pronunciamento di oggi. 
Scandaloso perché, al di là di appigli giuridici che sempre si possono trovare, la sostanza politica è chiara: sulla vergogna del jobs act lorsignori non consentono di discutere, tantomeno di votare.

La cosa è ancor più grave oggi, considerato quanto il tema della precarietà del lavoro sia sentito in questo momento nella società. 
Ed è ancor più grave dopo la grande partecipazione del 4 dicembre, che ha mostrato quanto sia forte il desiderio popolare di riappropriarsi dello strumento referendario. 
Forse è proprio per questo che si è voluto dare un chiaro segnale di chiusura. 
Insomma, il sistema si blinda.

Non facciamoci adesso ingannare dal fatto che gli altri due quesiti - sui voucher e sugli appalti - siano stati ammessi dalla Consulta. 
Su questi due temi siamo certi che non si voterà. 
Troppo facile è la strada di una modifica di facciata, giusto per cancellare il ricorso alle urne. 
Modifica che potrà avvenire nelle prossime settimane, o magari anche più avanti qualora il tutto venga superato dallo scioglimento delle camere, ma che comunque avverrà.

Che dire allora del commento quasi trionfalistico di un Di Maio che, anziché criticare la cancellazione del voto sull'articolo 18, ha affermato che «Questa primavera saremo chiamati a votare per il referendum che elimina la schiavitù dei voucher»? 
Di Maio, ma ci sei o ci fai? 
Questa primavera non ci sarà nessun referendum, perché continuare a vendere simili panzane?

Come ha notato la stessa Camusso, nelle settimane scorse forti sono state le pressioni sulla Corte. 
Forti e manifeste come mai accaduto nel passato. 
Dai palazzi della politica, come dai potentati economici, si è fatto sapere cosa si voleva in maniera esplicita. 
E si è perfino pubblicamente parlato dell'uomo che ha funzionato ad un tempo da collettore di queste richieste e da promotore di una "soluzione politica" che niente ha a che fare con il diritto. 
Quest'uomo è Giuliano Amato: un nome, un programma.

Mai come questa volta è stata chiara fin dal principio la divisione del lavoro tra Consulta e governo. 
Un modo di procedere che deve far pensare anche in vista della sentenza, prevista per il 24 gennaio, sull'Italicum.

La decisione di posticipare di brutto questa sentenza, inizialmente prevista per il 4 ottobre scorso, è sempre sembrata un robusto aiutone ai tanti che vogliono portare la legislatura fino al febbraio 2018. 
Non solo. 
Se tanto mi da tanto, la fedeltà sistemica dimostrata oggi dalla Corte fa pensare ad una sentenza che lasci in qualche modo spazio a nuove porcherie di tipo maggioritario comunque mascherate.

Detto in altri termini, nello scontro interno al blocco dominante tra il gruppo di potere renziano che vuole andare alle urne entro giugno, ed il vasto partito del rinvio del voto che punta alle "larghe intese", la Corte Costituzionale si è chiaramente schierata con il secondo.

Noi, ovviamente, non abbiamo preferenze tra questi due schieramenti, entrambi nemici. 
Ma resta il fatto - gravissimo - di una Corte Costituzionale asservita ai poteri oligarchici. 
Non è certo una novità nella storia italiana, e probabilmente i membri di nomina più recente non hanno certo migliorato la situazione. Una ragione di più per mobilitarsi in vista del 24 gennaio.

In quanto ai diritti dei lavoratori, cancellati con il Jobs Act, toccherà al nuovo parlamento ripristinarli. 
Che tutti, a partire dalla Cgil e dai Comitati per il NO, ne facciano da subito un tema centrale della prossima campagna elettorale, costringendo tutte le forze politiche a pronunciarsi chiaramente sul tema.

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15 commenti:

  • Anonimo scrive:
    11 gennaio 2017 19:49

    Questo episodio appare ai miei occhi di una gravità assoluta.
    Avevamo una gran voglia di votare contro il jobs act e
    invece ci hanno tolto anche questa gioia.
    3 milioni di cittadini firmano e questi annullano.
    Questo episodio non va lasciato passare nel silenzio.
    Dobbiamo segnarci tutte le porcate che fanno e che dicono
    e gridarle ai quattro venti.

  • Anonimo scrive:
    11 gennaio 2017 19:51

    La cgil fa solo del teatro. Invece di chiamare la gente in piazza si è inventata la finta del referendum.
    E nemmeno oggi chiama la gente in piazza ma propone ricorsi farlocchi.
    Sono dei venduti e si godono il bottino.
    Marco

  • Lorenzo scrive:
    12 gennaio 2017 05:48

    Voi siete sicuri che l'aggancio della modifica 'creativa' non sia stato inserito deliberatamente dalla CGIL per far invalidare il referendum, facendo la figura di chi difende il lavoro senza paura di pestare i piedi al padronato?

  • Luca Tonelli scrive:
    12 gennaio 2017 09:13

    ma ha sicuramente ragione Lorenzo qui sopra.

    Qualcuno si ricorda una reale opposizione quando è stato tolto l'articolo 18? IO NO.

    dunque perchè mai dovrei pensare che il modo ambiguo in cui è stato formulato il quesito non sia stato precisamente voluto dai vertici CGIL?

    La CGIL è un sindacato di sistema. non dimentichiamolo.

  • Anonimo scrive:
    12 gennaio 2017 10:29

    Uno che continua a giocare a carte con un baro, merita di essere derubato.
    Avete votato per l'acqua pubblica, ed è ancora privata.
    Avete votato per cacciare Renzi, e sta ancora lì.
    Avete votato per Grillo, e questi a momenti si allea con Monti in europa.
    Volevate votare per ripristinare l'articolo 18, e ve lo hanno impedito.
    Quando smetterete di votare?
    Questo blog naque proponendo l'astenzione alle elezioni del 2008, proponendo la sollevazione, la rivoluzione democratica. Quando invece che votare cominciamo a lottare per rovesciare davvero le cose?

  • Anonimo scrive:
    12 gennaio 2017 10:38

    Sull'art. 18 chi è senza peccato scagli la prima pietra. La CGIL ha sbaglato a scegliere la via referendaria invece che quella della lotta. Ma i sindacati di base non sono da meno. Il Principale sindacato di base l'USB nell'autunno del 2014 ha fatto uno sciopero generale da solo. Non è sceso in piazza con CGIL e UIL, perché troppo moderati dall'alto del loro estremismo. Non è sceso in piazza nemmno con i Cobas, perché Bernocchi voleva firmare il Testo Unico sulla rappresentaziona (che poi la stessa USB ha firmato un anno dopo) non l'ha fatto con si cobas e cub, perché troppo estremisti. Insomma pure il principale sindacato di base non ha fatto un cazzo contro il jobs act. E' facile attaccare la CGIL. Il dramma è che in quell'autunno lì, che comunque qualcosa si vedeva (c'erano stati scontri a Napoli e Torino, a Terni è stata occupata l'acciaieria per un mese) i sindacati, tutti, anche gli pseudo.radicali non hanno fatto nulla per difenderci.

  • Anonimo scrive:
    12 gennaio 2017 12:12

    Ho partecipato a svariate trattative "di vertice" con CGIL (FILT) e i giuristi che presentava erano di tale livello che in un caso una grossa azienda nazionale si rimise alle loro decisioni. Mi pare talmente strano che abbiano sbagliato il testo del quesito che sono quasi convinto che lo abbiano sbagliato di proposito.

  • Redazione SollevAzione risponde:
    12 gennaio 2017 12:15


    Di certo non siamo gli avvocati difensori della Cgil, ma davvero si pensa che la decisione della Corte Costituzionale sia avvenuta in punta di diritto?

    Certe decisioni sono sempre state politiche. Rimanendo all'art. 18, nel 1982 la Consulta bocciò la richiesta di estensione alle aziende sotto i 15 dipendenti, perché il referendum avrebbe creato troppo imbarazzo ai sindacati ed al Pci. Nel 2003 lo stesso quesito venne invece ammesso, tanto quell'imbarazzo non c'era più e si poteva stoppare il tutto (come poi avvenne) con l'astensione.

    Questa volta la natura politica della sentenza è indiscutibile. Da un lato si è voluto evitare di dare la parola agli elettori su un tema in questo momento sentitissimo; dall'altro è evidente il raccordo con il governo (uno lo faccio fuori io, degli altri due occupatevene voi).

    Ma ad ispirare la sentenza di ieri è stata in primo luogo la scelta di schierarsi nel partito del rinvio del voto al 2018. Dobbiamo denunciare questo fatto, oppure no? A noi la risposta pare fin troppo ovvia.

    Leonardo Mazzei

  • Redazione SollevAzione risponde:
    12 gennaio 2017 13:49


    All'anonimo delle 9,13

    “Uno che continua a giocare a carte con un baro, merita di essere derubato”.

    Caro anonimo, se vuoi cominciare a lottare, come dici, fatti vivo ed intanto esci dall’anonimato. Facile fare i rivoluzionari dietro la tastiera.

    Per quanto ci riguarda, la scelta di utilizzare il voto l’abbiamo sempre motivata in maniera precisa. Si può essere in disaccordo, ma non si può far finta di non conoscere qual è il nostro pensiero. Certo che siamo per la sollevazione popolare, ma pensi che sia sufficiente proclamarla affinché avvenga?

    In quanto all’elenco che ci proponi esso presenta quattro errori su quattro, percentuale di realizzazione 100%.

    Vediamo.
    1. “Avete votato per l'acqua pubblica, ed è ancora privata”.
    Vero, ma mai siamo stati faciloni sul punto. In compenso voglio ricordare a te ed a tutti quelli che ci ripetono questa tiritera che nel 2011 si votò (e si raggiunse il quorum proprio per questo) anche sul nucleare. E quella vittoria è servita, eccome: vedi forse centrali nucleari in giro? Quindi, per favore, quando si danno giudizi, diciamola tutta e non al 50%.

    2. “Avete votato per cacciare Renzi, e sta ancora lì”.
    O questa poi? Ti risulta che Renzi sia ancora presidente del consiglio? Sì, è ancora segretario Pd e proverà a tornare a Palazzo Chigi, ma se permetti la battaglia è aperta. Certo, abbiamo un governo fotocopia, ma i dominanti sono in evidente difficoltà. Riesci ad immaginarti come sarebbe la situazione se il 4 dicembre avesse invece vinto il SI?

    3. “Avete votato per Grillo, e questi a momenti si allea con Monti in europa”.
    Vero, e sai benissimo qual è il nostro giudizio su quella mossa. Sta di fatto, però, che la cosa non è riuscita. Non sarà dipeso anche dalla rivolta che c’è stata nella base di M5S, al di là del più che sospetto 78% di adesioni dichiarato da chi controlla il blog?

    4. “Volevate votare per ripristinare l'articolo 18, e ve lo hanno impedito”.
    Sì, volevamo votare, perché lì il blocco dominante avrebbe preso un altro colpo, che è proprio la ragione per cui il referendum è stato bloccato. Se fosse come dici tu, che i referendum non contano nulla, l’avrebbero fatto passare tranquillamente. Sulla gestione CGIL, sia chiaro, non siamo stati mai convinti. Ma è così difficile capire che il giudizio politico e quello di merito sulla sentenza vanno ben oltre quello su chi ha promosso il quesito?

    Leonardo Mazzei





  • Luca Tonelli scrive:
    12 gennaio 2017 16:17

    Caro sig. Mazzei. Abbiamo capito tutti che la sentenza della Consulta è politica...ma PROPRIO PERCHÉ QUESTO RISCHIO LO CONOSCEVANO ANCHE I SASSI...non si poteva formulare il quesito in modo più attento? Non si poteva lasciare per il momento da parte l estensione e focalizzarsi solo sull abrogazione del Jobs Act???
    Si sarebbe ottenuto 75...non 100...ma neanche 0 come ora.
    E si sarebbe costretta la corte a una pronuncia favorevole o ad auto sputtanarsi assai più platealmente.
    Altroche è stato fatto di proposito. Sicuro al 100%

  • Luca Tonelli scrive:
    12 gennaio 2017 16:19

    E del resto non ci si poteva aspettare altrimenti. Illusi a parte.
    La Costituzione materiale che si è affermata in questi anni prevede un ruolo sempre più politico della Corte. E basta vederne i componenti.

  • Redazione SollevAzione risponde:
    12 gennaio 2017 18:30

    Caro Luca Tonelli, il quesito non lo abbiamo scritto noi, ma se la formulazione era così palesemente "sbagliata" come mai la votazione nella Corte è stata di 8 a 5? Per capirci, se per ipotesi al posto di Amato e Barbera avessimo avuto altri due come la relatrice Sciarra il risultato si sarebbe ribaltato in un 7 a 6 per l'ammissibilità...

    Dunque, tra i membri della Consulta la cosa non è stata affatto tranquilla come farebbero pensare certi commenti. La verità è che sul piano giuridico esistono due scuole di pensiero, ed ha vinto quella più favorevole a lorsignori anche perché ha prevalso il partito che punta ad arrivare alla fine della legislatura. Amen.

    Leonardo Mazzei

  • Anonimo scrive:
    12 gennaio 2017 21:22

    Giusto. Ma in questa dinamica niente affatto tranquilla la cgil in che ruolo può essere considerata? Ha scritto il quesito in maniera ambigua per cerchiobottismo? Così qualunque cosa accadesse aveva fatto la cosa giusta e rimarcato il suo ruolo di elefante sia davanti al PD che a tutte le altre sigle minori? Oppure spingeva per una delle due soluzioni?

  • Luca Tonelli scrive:
    12 gennaio 2017 22:43

    La composizione della corte era nota. Il rischio anche. Se si voleva star dalla parte dei bottoni si agiva altrimenti.
    Evidentemente non si è voluto farlo.

  • Anonimo scrive:
    13 gennaio 2017 14:04

    Cgil mezzo Pd, per non dire tutta.
    E' un sindacato di regime.
    Quand'anche avesse scritto il testo in modo tale da garantirsi la sua bocciatura, ciò non esclude affatto l'analisi del Mazzei, ben più politicamente rilevante.
    Complimenti per l'analisi, l'unica vista ingiro, tutti gli altri gridano solo al complotto!

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