martedì 9 agosto 2016

M5S E LE ACCUSE DI RAZZISMO: DA QUALE PULPITO! di Valmor

[ 9 agosto ]

In certa sinistra si scambia l'internazionalismo con l'universalismo morale kantiano. Peggio ancora, si considerano "progressisti" la globalizzazione e l'occidentalizzazione (imperialista) del mondo, di cui le crescenti ondate migratorie sono il risultato. Due sinistre, quella di regime e quella radicale "non border", sono così unite, in sintonia con le élite mondialiste, nel considerare una iattura gli stati nazionali, quindi necessaria e auspicabile la loro abolizione.
Ci siamo occupati di queste sinistre in diverse occasioni [IMMIGRAZIONE DI MASSA E SUICIDIO A SINISTRA (maggio 2015 - LA GRANDE IMMIGRAZIONE NON E' SOSTENIBILE (giugno 2015) - L'IMMIGRAZIONE E NOI: RISPOSTA A LUCIANO CANFORA (settembre 2015) - IMMIGRAZIONE: ANTICRITICA (settembre 2015)]

Volentieri pubblichiamo questo pezzo apparso sul sito di Programma 101, che ci ricorda come certa sinistra, che vitupera contro il Movimento 5 Stelle (MoV), usi due pesi e due misure.

«E’ chiaro che il razzismo e la xenofobia sono gravi problemi – qualsiasi accezione si dia dei due termini – ma non ci si può nascondere che nel discorso che cerca di contrastarlo, e soprattutto nei relativi risvolti politici c’è qualcosa che non va. Per dirla chiara, nelle sinistre c’è un problema evidente a tal riguardo e non si può metterlo sotto il tappeto.
Un nodo importante è venuto fuori con il M5S. Da quando ha cominciato a collezionare successi le stigmatizzazioni non si sono contate da parte di sinistra radicale, in specie SEL. Dal famoso articolo di Wu Ming [I] che formulava – in consonanza con il bilioso Giuliano Santoro [II] – un’accusa nientemeno che di criptofascismo non si contano gli attacchi in tono scandalizzato e indignato che tendono a ricondurre il MoV nell’alveo della destra. Qui il tema dell’immigrazione giganteggia. Quanto è fondata tale inferenza?

Rileggendo i post di Grillo di allora (tralasciamo per il momento la questione se possano essere considerati rappresentativi del Movimento) c’è un po’ di tutto. Alcuni certo non verrebbero citati nel manuale del perfetto antirazzista:
“La cittadinanza a chi nasce in Italia, anche se i genitori non ne dispongono, è senza senso. O meglio, un senso lo ha. Distrarre gli italiani dai problemi reali per trasformarli in tifosi [III]“.
Qui chiaramente non si accetta l’importanza dello ius soli. Ma è bastante per bollare Beppe come razzista? Andiamo avanti.
“In poche settimane sono stato additato come razzista per aver scritto che la cittadinanza automatica agli stranieri nati in Italia è oggi un oggetto di distrazione che serve solo ai partiti per prendere voti. A proposito, chi ha scritto la legge “Bossi- Fini”, forse proprio Fini? Proprio lui? Io non sono per nulla contrario alla cittadinanza per gli immigrati, ma vanno valutati modi e tempi a livello europeo [IV]“.
Non sembrerebbe farina di nazisti redivivi. Più nel dettaglio?
“Cosa ci fanno più di diecimila immigrati irregolari nelle campagne calabresi? E’ ovvio, portano benessere a chi li sfrutta. Per farlo vivono in condizioni igieniche da porcile, sono pagati poco e in nero, non hanno nessun tipo di assistenza. La risposta cieca pronta e assoluta del solito coglione terzomondista è sempre la stessa: “Sono qui da noi perché fanno i lavori che gli italiani non vogliono più fare!”. Tutto il contrario, pagate gli italiani il giusto e ci sarebbe la fila di calabresi disoccupati per prendere il loro posto. Gli immigrati lavorano in condizioni disumane che gli italiani non possono più tollerare, per questo sono qui. E allora, ancora, chi ci guadagna? Gli immigrati sono un bacino elettorale, portano voti sia a destra che a sinistra. Sono uno strumento di distrazione di massa usato dai partiti. La Lega e il Pdl vivono dell’uomo nero, del babau. Il Pdmenoelle e dintorni del buonismo a spese delle fasce più deboli della popolazione che vivono a diretto contatto con gli emigrati e si disputano le risorse [V]“.
Questa posizione dà un po’ un colpo al cerchio e uno alla botte: migranti come risorsa elettorale per buonisti da una parte e razzisti dall’altra. Ma sentiamo qualcos’altro.
«La situazione dell’ ordine pubblico a Roma è peggiorata dopo l’ ingresso massiccio dei rumeni […] Spero che le forze dell’ ordine facciano un intervento straordinario: sanno dove queste persone si trovano, conoscono le loro abitudini. Spero in un intervento energico, forte, duro verso queste fonti di efferata criminalità che qui in città non si possono tollerare».«Ho chiesto ad Amato di modificare la normativa sull’ espulsione immediata prevista per i cittadini comunitari quando mettono a repentaglio la sicurezza nazionale: va estesa anche ai casi di violenza su persone e cose. E che sia il prefetto ad emanare il provvedimento [VI]»
Qui c’è un evidente salto di qualità; espulsione immediata dei cittadini comunitari… intervento energico e forte… ruolo del prefetto… In effetti sono parole che non stonerebbero in bocca a un leghista.

E invece è Walter Veltroni. Si, proprio il buonista che si commuove per la povertà dell’Africa. Il fatto è che stava nascendo il PD, di cui proprio il “buon” Walter ricoprirà la carica di segretario. La dichiarazione citata è del 28 settembre 2007, e il nuovo partito sarebbe nato un mese dopo. Il contesto è la campagna elettorale delle comunali di Roma, infiammate da un episodio di violenza sessuale ad opera di uno straniero.
Ma era poi lui particolarmente incline a affermazioni poco tenere?
Si direbbe di no.
“Il ministro di Rifondazione Paolo Ferrero e il ministro Pecoraro Scanio, raggiunto telefonicamente a Tel Aviv, hanno dato il loro via libera al varo del decreto sulle espulsioni. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Romano Prodi, dopo il Cdm straordinario a palazzo Chigi. Ai giornalisti che chiedevano se la sinistra radicale fosse d’accordo, Prodi ha risposto di avere parlato con loro e ha assicurato che entrambi sono d’accordo. ‘D’altra parte su questo punto erano d’accordo anche nello scorso consiglio dei ministri’.[VII] ”
La notizia è del 30 ottobre. Il governo Prodi con l’assenso della sinistra radicale converte in un decreto legge alcune norme di un DDL per prevedere l’espulsione dei rumeni.
Alla fine questo è il punto centrale: Grillo è stato stigmatizzato per quello che ha detto. Mentre i vertici di centro-sinistra queste cose le hanno fatte.
Non è una piccola differenza.
Soprattutto considerando che i capi della sinistra radicale al gran completo il successivo 9 febbraio 2008 si vedranno chiudere le porte del centro-sinistra. Il PD rifiuta di allearsi con loro. E per bocca di chi?
Walter Veltroni. Al quale erano andati in delegazione Fabio Mussi, Oliviero Diliberto, Franco Giordano, Alfonso Pecoraro Scanio a mendicare per conto di Bertinotti un accordo che consentisse loro di superare agevolmente il quorum elettorale [VIII]. Così non sarebbe andata.
Ma passiamo oltre.
Ovviamente molti militanti di sinistra radicale non hanno mai digerito gli esempi di discriminazione targati centro-sinistra – e andrebbero citati tutti gli sgomberi e repressioni fatte dalle corrispondenti amministrazioni locali. Né va sottovalutata la disaffezione che ha colpito la sinistra radicale relegandola fuori del Parlamento. Ma è impossibile negare che su questo punto si siano fatti due pesi e due misure. La questione è che mentre per gli uni scatta o la rimozione (chi si ricorda di tali fatti nel popolo di sinistra radicale?) o la minimizzazione, mentre per il M5S ogni frase di Grillo o Di Battista diventa il sintomo della “vera natura” del movimento, un po’ destrorsa, e la approvazione di un decreto siffatto non porta a far mettere a Ferrero e Pecoraro Scanio gli stivali da nazisti; giustamente peraltro, eppure è la conclusione cui si arriverebbe con eguale rigore e severità. Ed invece pare che il passatempo preferito di alcuni militanti sia la “caccia al tesoro” delle affermazioni di esponenti del M5S che possano essere viste come se non xenofobe quanto meno sfavorevoli ai migranti per darli in pasto ai social network, ignorando allegramente i trascorsi degli esponenti apicali dei partiti votati fino a mezz’ora prima. Costituendo un (poco ammirevole) asse con militanti e simpatizzanti del PD – che su tale tema avrebbero tutte le ragioni per guardare un po’ che succede in casa loro [IX].

Con ciò non intendiamo dire che il MoV non debba essere criticato da una prospettiva radicale o di classe o di altro genere emancipazionista. Ma una critica che non colpisce nel segno è tanto inutile per chi la formula che per chi la riceve – anzi potrebbe diventare controproducente se il tentativo di screditare il movimento è così venato da rancorosa irragionevolezza da sfidare il buon senso [X].
Ma veniamo all’oggi.
Brexit: trionfa il Leave.
La canea delle sinistre di governo (e non) è indescrivibile. Fra le accuse a chi ha votato contro la UE – vecchi, provinciali, senza sguardo sul futuro – campeggia quella di xenofobia e razzismo. Hanno scelto di lasciare l’UE perché potevano entrare troppi immigrati.
Indubbiamente una componente del genere c’è stata. Ma esistono due rilevazioni demoscopiche in cui si è chiesto le motivazioni del voto [XI]. Vediamo qui alcuni risultati:

Per Remain il fattore maggiore è stato l’economia (ah ma non erano tutti giovani, innamorati dell’Erasmus ed entusiasti della globalizzazione? Quindi hanno votato per non mandare all’aria l’economia?).
Per il Leave la motivazione prevalente è: la possibilità da parte dell’UK di fare le proprie leggi.
L’immigrazione c’è nelle motivazioni e non si deve nasconderlo: è un problema. Ma mentre il primo argomento è condiviso al 53%, questo lo è solo al 34%. Quasi venti punti di differenza sono tanti.
Anche l’altro sondaggio restituisce un risultato del tutto analogo:
La prima motivazione è che “le leggi riguardanti il Regno Unito devono essere fatte nel Regno Unito”.
Una affermazione che non stonerebbe sulle labbra di qualche leader di lotte anticolonialiste che le sinistre in generale hanno appoggiato.
Speriamo così di aver rassicurato alcuni incauti commentatori: gli inglesi non sono diventati un popolo di odiosi razzisti. O almeno non è la conclusione che si può trarre coi dati disponibili. Sicuramente gli esponenti della campagna del Leave hanno battuto molto questo tasto ma la fretta con cui si sono identificate le motivazioni dei votanti senza troppi elementi di sostegno – o meglio, continuando anche quando essi c’erano, senza fare minimamente marcia indietro – è più che sospetta. La strumentalizzazione appare davvero pesante vista la scanzonata e infingarda spregiudicatezza con cui si sono messe da parte le cose che non quadravano con tale visione: le percentuali del Leave in aree di tradizione laburista e operaia, la posizione di alcuni sindacati radicali britannici, l’impegno sperticato di realtà come Goldman Sachs e altre banche d’affari a favore del Remain. Tutti elementi lasciati da parte con la rapidità di un batter di ciglia.

E così l’ovvia preoccupazione per note poco lusinghiere del voto – che definiremmo espressione di un certo tradizionale isolazionismo britannico, sempre riluttante tanto ad una gestione delle finanze priva di una certa occhiuta oculatezza quanto ad essere inglobato in ogni forma di egemonia continentale, gelosa delle sue prerogative di autogoverno – si tramuta in una sferzante stigmatizzazione di chi ha rifiutato non l’UE ma il faro di modernità tanto cool che esso rappresenta. Qui non solo la finta sinistra oligarchica e affarista (PD) ma pure le formazioni meno assimilate ci sono cadute.
Le conclusioni non sono molto allegre. Ci parlano di cos’è diventato l’antirazzismo e la sinistra.
Il primo è diventato sempre più una opzione di difesa di minoranze oppresse, che fatica a fare sistema con altre questioni. Diventa una opzione sempre meno politica in senso proprio. Chi soccorre un ferito fa un atto encomiabile, ma per fare una riforma del Sistema sanitario nazionale occorre di più oltre alla preoccupazione per un bisognoso. Occorre avere un’idea generale delle finalità da perseguire, una strategia attuativa e una capacità di quadratura con il sistema (gli interessi del personale in quanto lavoratori, la sostenibilità delle finanze, i meccanismi di nomina dei dirigenti e simili). È difficile mettere in questione la posizione di chi davvero opera sul campo perché spesso si tratta di persone caratterizzate da sincera sollecitudine e correttezza morale. Ma sul piano delle proposte politiche non è detto che tali qualità siano le più indicate per suggerire strategie e politiche efficaci.
In tal modo tutto diventa più emotivo ed emergenziale. L’emergenza e la sollecitudine personale diventano il sostitutivo di un disegno razionale. Prestandosi a ogni sorta di strumentalizzazione per chi in buona fede o meno ne fa un marketing politico per colpire gli avversari. Speriamo che gli attivisti sul campo riescano a sottrarsene.
Più o meno lo stesso è il discorso da fare sulla sinistra radicale o sui gruppi che ad essa si richiamano, anche se il discorso sarebbe assai più lungo. I valori “buoni”, le buone intenzioni diventano le chiavi di un sostegno elettorale facendo slittare in secondo piano la razionalità attuativa, e diventando una clava sulle teste degli avversari politici. Anche a ragione, talvolta.

(Il che, sia pur detto fra parentesi, accade specularmente a destra, con forze quali Casapound e Forza Nuova che promettono esodi biblici – nel senso di mandar via – di migliaia o milioni di stranieri senza spiegare come ne sosterrebbero i costi o come gestirebbero una operazione di tale difficoltà… si manifesta la stessa tendenza ad abbindolare l’elettorato – con ancora minore consapevolezza e raziocinio – con l’aggravante di far leva non sui sentimenti di altruismo e “buonisti”, ma egoisti e “cattivisti”).
Lo scrivente dubita che una sinistra riesca davvero a mettersi in carreggiata nella via dell’emancipazione visti tali presupposti. Probabilmente dovrà cambiare nome e forme, magari quando tutto il caravanserraglio che agita ancora ideali ma esita a individuare nel PD l’avversario da abbattere ad ogni costo sarà marginalizzato dall’età o dalla storia. Ma sicuramente senza un rigore progettuale, profondamente razionale e lucidamente determinato non può venire nulla di nulla».

** Fonte: Programma 101

NOTE

[I] http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=11977

[II] Autore di un testo sul M5S e molto vicino al collettivo di scrittori bolognesi. Ci pare uno dei più accaniti critici del M5S ma una considerazione di base ci spinge a non approfondire oltre la sua posizione. Per esempio a fronte del discorso più meditato di Matteo Pucciarelli – certamente non vicino al MoV – secondo cui “Qualsiasi deputato del M5S al momento è meno dannoso di un collega del Pd – scrive Matteo – Su praticamente ogni questione – economia, diritti civili, guerra, Costituzione, grandi opere – le posizioni degli eletti 5S sono almeno in parte condivisibili se viste da sinistra”, ribatte affermando che non è il programma la questione, ma “Non si tratta di compilare liste della spesa, di agire misurando col bilancino se il M5s è più meno peggio del Pd su questa o quella questione. Sarebbe un atteggiamento di piccolo cabotaggio, minimalista (poco di sinistra!), improduttivo dal punto di vista analitico e politico e soprattutto noiosissimo”. Straordinario considerare i contenuti effettivi cosa “noiosissima”. A quanto pare le cose importanti e immaginiamo più emozionanti e cool siano il linguaggio e gli schemi comunicativi. Chi voglia seguire lo scambio può leggerlo a questo link: http://temi.repubblica.it/micromega-online/m5s-sinistra-a-sua-insaputa/?printpage=undefined. È evidente a parer nostro che quando i contenuti sono assimilabili a quelli di destra scatta la stigmatizzazione su essi stessi; quando come per TAV acqua ecc. invece sarebbero accettabili per una forza progressista vengono ignorati. Una analisi che abbia una accettabile soglia deontologica di correttezza e onestà non può abbassarsi così ma si sdraia nella più comoda e meno rigorosa pratica della propaganda, che è una cosa un po’ differente.

[III] http://www.beppegrillo.it/2012/01/la_cittadinanza.html 12 gennaio 2012.

[IV] http://www.beppegrillo.it/2012/01/la_soluzione_se.html 29 gennaio 2012.

[V] http://www.beppegrillo.it/2010/01/gli_spartacus_neri_di_rosarno.html8 gennaio 2010.

[VI] Corriere, 28 settembre 2007.

[VII] Rainews24, 31 ottobre 2007.

[VIII] Liberazione, 9 febbraio 2008.

[IX] Non risulta che la scelta di De Luca per la corsa a governatore della Regione Campania abbia determinato una massa di defezioni, per esempio.

[X] Queste rapide note non intendono prendere posizione sulla posizione del M5S sul tema, ma sulla intrinseca debolezza di talune critiche. Andrebbe esaminata la posizione espressa in atti parlamentari per avere un quadro più che rincorrere le dichiarazioni di vari portavoce a livello comunale o regionale in giro per il paese. Vorremmo indicare per esempio la mozione sul diritto d’asilo datata 13.06.2013. Se i critici di stretta osservanza antirazzista se la studiassero forse potrebbero guardare con maggiore serenità al problema. Si possono citare anche la mozione approvata in Senato del 12.06 2014 e la dichiarazione dell’Assemblea parlamentare dell’OSCE del 2014 scritta da rappresentanti del M5S: https://www.oscepa.org/documents/all-documents/annual-sessions/2014-baku/declaration-2/2589-2014-baku-declaration-ita/file . Qui il commento di Loretta Napoleonihttp://www.ilfattoquotidiano.it/2014/07/06/immigrazione-un-problema-europeo-il-primo-risultato-viene-da-m5s/1051204/ . Il fatto che pressoché nessuno dei critici del M5S citi tali documenti sul tema è un indice di quanta superficialità e cialtroneria essi contengano.

[XI] Consultabili rispettivamente quihttp://lordashcroftpolls.com/2016/06/how-the-united-kingdom-voted-and-why/ e qui http://www.comres.co.uk/polls/sunday-mirror-post-referendum-poll/ .
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8 commenti:

  • Karl Melvin scrive:
    9 agosto 2016 17:06

    Aggiungo che essendo ormai l attuale ondata migratoria difficilmente sostenibile,in termini economico logistici,il latitare in questo ambito di una seria riflessione a riguardo della sinistra radicale rischia di far egemonizzare il discorso a forze di destra con risultati potenzialmente catastofici.

  • Veritas odium parit scrive:
    10 agosto 2016 04:14

    Parole, ma uno straccio di proposta concreta su come dirimere gl'interessi dei lavoratori italiani e delle masse di disperati attirati per sostituirli, P101 non la avanza. Forse perché non c'è. Se la sinistra parlamentare è diventata il cane da guardia del capitale voi, con rispetto parlando, rimanete sospesi nel vuoto.

  • Redazione SollevAzione risponde:
    10 agosto 2016 11:15

    VERITAS

    moderassi la tua supponenza ti periteresti a leggere quanto abbiamo scritto e PROPOSTO.

    E' per quelli come te che all'inizio dell'articolo, come redazione, abbiamo segnalato gli articoli dove parliamo chiaro:

    IMMIGRAZIONE DI MASSA E SUICIDIO A SINISTRA (maggio 2015 - LA GRANDE IMMIGRAZIONE NON E' SOSTENIBILE (giugno 2015) - L'IMMIGRAZIONE E NOI: RISPOSTA A LUCIANO CANFORA (settembre 2015) - IMMIGRAZIONE: ANTICRITICA (settembre 2015)]

  • abc scrive:
    10 agosto 2016 12:32

    Un fenomeno come quello migratorio non su gestisce. Non è nemmeno prodotto dalla povertà ma paradossalmente dalla ricchezza. In tanti in Africa

    hanno internet e TV, hanno la coscienza che un altra vita é possibile e la pretendono. Questa società così complessa non si può gestire...si può solo soffiare sul fuoco delle contraddizioni. Bene fanno i no border, l'unica alternativa fra la sinistra stalinista (nazionalista) e la sinistra riformista (europeista).

  • Redazione SollevAzione risponde:
    10 agosto 2016 15:16

    Caro ABC,

    hai fornito un distillato chimico del nulla politico col vuoto attorno.

    "un'altra vita è possibile e la pretendono"..

    UNA VERA E PROPRIA CHICCA LA TUA!

    IL PICCOLO PROBLEMA è CHE la vita che li spetta è fatta di esclusione sociale e vita nei ghetti, ovvero come nuovi schiavi, disposto a vendere l'anima per sopravvivere.

    Proprio ciò che desiderano le multinazionali, i predoni capitalisti della grande finanza, i loro intellettuali mondialisti.

    E' triste dirlo... ma i no border fanno come stolti la guerra per il re di Prussia e, peggio, concimano il terreno per il passaggio al fascismo del proletariato europeo.

  • Veritas odium parit scrive:
    11 agosto 2016 01:49

    @ redazione

    Negli articoli citati esprimete gli stessi concetti sviluppati da P101: critica della sinistra (?) globalista e vaghi accenni all'opportunità di limitare l'invasione. Ma un abbozzo di PROGRAMMA CONCRETO che spieghi chi respingere, con quali metodi, come discriminare gl'immigrati già presenti per impedire che rubino il lavoro agl'italiani, non è dato trovarlo.

  • abc scrive:
    11 agosto 2016 03:41

    Il fenomeno della ghettizzazione mondiale é inarrestabile prodotto proprio dello sviluppo capitalista. Come i più lucidi teorici hanno individuato sin dagli anni novanta, la lotta di classe in questo millennio sarà un assalto degli esclusi al giardino degli inclusi. In questo senso lottare contro l immigrazione é come opporsi alla forza di gravità. Il rivoluzionario non deve e comunque non può essere guardiano degli inclusi ma gettare benzina sul fuoco. Oltre tutto queste masse annacquando le identità nazionali forniscono i presupposti oggettivi per la nascita del proletariato internazionale la cui assenza é stata la ragione della sconfitta della prima ondata rivoluzionaria del secolo scorso e quindi il successo delle vie nazionali al socialismo, dei fronti popolari, delle lotte di liberazione nazionali al posto della rivoluzione mondiale. Per quanto riguarda i presupposti soggettivi c'è tanta strada da fare: Esperienze come quelle del si Cobas che organizza conferenze di formazione su marx in arabo e bengalese, le giornate di Salonicco di lotta fra greci e profughi, le battaglie nelle campagne del Sud... Poi ognuno si sceglie i compagni di strada...io preferisco i facchini ai prof universitari e ai pafroncini

  • Anonimo scrive:
    14 agosto 2016 16:43

    Non giudico i no borders che sicuramente sono persone assai impegnate e ideologicamente motivate ma il loro voler abbattere le frontiere non é un progetto politico. É una forma di solidarietà rispetto a soggetti specifici ma senza un quadro generale.

    A VERITAS

    Se si riattivasse un interventismo statale a favore della emancipazione sociale sicuramente ci sarebbe più possibilità di affrontare il problema direi. Intanto non sarebbe male smettere di usare questo tema come mezzo di cattura del consenso delle fasce più radical senza un reale costrutto, no?

    Valmor

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