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domenica 3 aprile 2016

CONTRO IL SINISTRISMO di Ugo Boghetta

[ 3 aprile ]

Cosmopolitica era il titolo dell'assemblea con cui ha preso avvio Sinistra Italiana. Cosmopolitica è un nome, un programma, un'ideologia: il sinistrismo

Il sinistrismo è una delle malattie della politica italiana. 
La sinistra, infatti, non è la soluzione ma un problema. Prima del '89 il termine sinistra veniva usato in modo generico per indicare i partiti dai socialisti alla sinistra rivoluzionaria. Dopo l'89, con la nascita del PDS/DS, il termine nomina un partito. Il PD di Veltroni va oltre, ma sinistra resta come nome e peso allo tempo stesso. Con la scissione dal PRC, Vendola si aggiunge al treno: Sinistra Ecologia, Libertà. Solo Berlusconi, su indicazione dei sondaggisti, usava il termine comunista: quelli di destra si sa rimangono indietro. C'è il centro sinistra. I sistemi elettorali maggioritari, polarizzando gli schieramenti, hanno favorito questo lessico. Questi passaggi comportano la cooptazione della sinistra nel sistema. Pds/DS, prima, Vendola poi, nascono anticomunisti e anticlassisti. 

Ciò porta a una visione liberale, con un po' di ecologia e tanti diritti individuali: la/le libertà. Michèa chiama quest'area: liberal-libertaria. I diritti individuali sono un pezzo forte. La vera ideologia del sinistrismo. Non il diritto individuale sacrosanto, ma anche il diritto individuale egocentrico di poter fare tutto: ogni limite è fascismo. 
Se, ad esempio, si fa rilevare che l'utero in affitto può comportare un problema di classe, ti becchi del nazista. Cosa sarà mai questa anticaglia della questione di classe!? Dall'immaginazione al potere, al potere dell'ipertrofia dell'io desiderante e consumista. Elettoralismo e leaderismo ne sono i corollari con il seguito di primarie. Ogni progetto forte è abrogato. 

Così il marxismo e la lettura di classe che avevano imperato per oltre un secolo svaniscono come neve al sole. In questo frullatore sono attratte anche culture comuniste. Ci riferiamo alla decadenza della galassia operaista (Negri, Revelli ecc) e dell'ingraismo (Bertinotti, Vendola ecc ecc ). Il sinistrismo, non a caso, trova terreno fertile negli eventi degli ultimi decenni. Il movimento noglobal è l'apoteosi e l'apparente conferma. Ma, alla fine, l'unico movimento global rimasto è quello del capitale. 
Ugo Boghetta, membro del Cpn del Prc

L'altro momento è l'Unione Europea. L'Unione capitalista liberista, finanziaria è coperta dallo spinellismo diffuso: gli Stati Uniti d'Europa. Il superamento degli Stati viene visto come un fatto positivo quasi fosse l'estinzione di marxiana memoria. Ciò senza comprendere che, a differenza della lunga fase storica precedente, è lo stesso capitalismo a demolire una parte delle prerogative statali per avere meno inciampi alla sua libertà totale. 
Dall'altra, tuttavia, lo stato, ancor di più di prima, diventa un comitato d'affari che tutela i loro interessi. Se serve l'intervento pubblico per salvare banche, finanza e sistema, chi se ne importa della teoria. Basta che il linguaggio rimanga liberista. Che l'Unione, metta in mora sostanziale e formale le Costituzioni post belliche (quelle che Jp Morgan bolla come antifasciste e socialiste) appare secondario. E se gli Stati Uniti d'Europa, una volta realizzati, relegheranno le costituzioni nazionali a statuti regionali non importa. Però faranno la campagna per il no contro la deforma Renzi!? 

Così il cosmopolitismo sinistrese diventa funzionale. Contro gli stati nazionali alimenta il superstato europeo. Contro il pubblico inventa il bene comune. L'euro diventata uno strumento di unione dei popoli: l'internazionalismo monetario. Se si propone la riconquista della sovranità politica economica e monetaria nazionale, allora sei un fascista, reazionario, leghista. A nulla serve ricordare che siamo stati i sostenitori di tutte le lotte di liberazione nazionali. Che Marx, Lenin, Gramsci hanno, in modi e tempi diversi, teorizzato il radicamento nazionale, l'autodeterminazione nazionale. E che, dunque, l'internazionalismo non è il cosmopolitismo borghese ma il rapporto fra proletariati nazionali. Per queste anime belle la nazione è un tabù. 

Il sinistrismo non ha senso critico. Come il capitalismo é una religione. I dogmi non si discutono: si ripetono come mantra. Ma anche coloro che condividono la secessione dall'Unione hanno paura a usare il termine nazionale. È un tabù. Così si usa il termine sovranità popolare anche se questo termine non significa nulla al di fuori della riconquista dell'indipendenza. Tanto per non farsi mancare nulla, infatti, abbiamo anche il sinistrismo di sinistra. Questo è movimentista, “conflittista”, formalmente classista. Va da se che senza movimenti e conflitti non si va da nessuna parte, ma questo sinistrismo li pensa e pratica come se questi movimenti in se portassero alla meta. Basta farli crescere. Pensano che la soluzione a tutti i problemi sia: più conflitti. Espandendosi questi, si crea un'altra società, mentre il capitalismo deperisce. Così non ha senso più di tanto interrogarsi sull'alternativa di società, basta enunciarlo verbalmente: un altro mondo è possibile o un altro generico socialismo o comunismo sono possibili. Così non ha nemmeno senso interrogarsi sulla strategia, sulla presa del potere dello stato e la loro trasformazione. 

Questi due sinistrismi hanno infatti in comune la mancanza di un progetto politico strategico, un percorso, le sue tappe, la transizione, i blocchi sociali. Hanno in comune il dissolversi del capitalismo. 

Anche sul tema immigrazione il sinistrismo cosmopolitico dà degna prova di se. Il problema non sta nella rimozione delle cause di questo fenomeno epocale: le enormi disparità, la rapina economica, le guerre, la fame, l'attrattiva del consumismo, ma lo approccia solo dal (giusto in sé) punto di vista umanitario. Che poi gli sfollati vadano a ingrossare le periferie, siano utilizzati come esercito di riserva per guerre fra poveri, non li tange. Che questo porti anche a conflitti culturali, religiosi, comportamentali è un aspetto secondario: nostra patria è il mondo intero. E la soluzione è il buonismo

C'è anche l'aspetto cinico. Siccome le nostre società hanno bisogno di mano d'opera, di figli, di giovani (Boldrini), non importa che siano proprio le società di origine ad aver ancor più bisogno di loro. Che tutti costoro abbiano diritto di vivere in pace a casa loro. Così i confini, i limiti, che servono per costruire le identità, le sole che poi permettono di confrontarsi con l'Altro, sono sostituiti dalle frontiere aperte. Del resto, a costoro, sembra anche assurdo pensare di mettere i confini per imbrigliare i movimenti di capitali e di merci. Viva il liberoscambismo capitalista. Viva il mercato dei capitali, delle merci, dei lavoratori. Come si può ben vedere il sinistrismo culturale ed ideologico è l'altra faccia di quel liberismo economico che ha bisogno di individui senza limiti e senza freni. 

La sinistra non è l'opposizione, non è l'alternativa, ma ciò che impedisce opposizione ed alternativa. L'incapacità di chiamare le cose col proprio nome ha portato ad una visione fantastica della realtà: auto-illusione, produzione di parole a mezzo di parole. È tempo di rimettere le cose in piedi, i piedi per terra e dare alle parole il loro senso.

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13 commenti:

  • Anonimo scrive:
    3 aprile 2016 15:57

    Sinistrismo, come quasi tutti gli "ismi", riesce vocabolo poco simpatico. Si tratta di una "etichetta" che si presta ad interpretazioni negative più che positive qualificando chi ne viene accusato come persona pressapochista e superficiale. Pure "sinistrorso" e sinistroide hanno un che di spregiativo. Un "socialista" sincero non userebbe mai tali aggettivi per etichettare l'atteggiamento ideologico di un amico.

  • Filippo Carboni scrive:
    3 aprile 2016 16:30

    L'articolo di Boghetta inizia con questa frase:
    «Il sinistrismo è una delle malattie della politica italiana».
    Un socialista sincero dovrebbe concordare perfettamente con tale pensiero. Se non si è politicamente miopi, si devono vedere gli errori assurdi della sinistra, che, esattamente come scrive Boghetta, è cooptata e perfettamente integrata nel sistema. «Pds/DS, prima, Vendola poi, nascono anticomunisti e anticlassisti».
    Le critiche politiche devono essere spietate, non può esserci buonismo nè pietà personalistiche.
    Persino l'atteggiamento ideologico di un amico va combattuto, se necessario, ricordando che non può essere rivoluzionario nessun movimento che non attacchi anche il sistema di rapporti personali e delle soddisfazioni private
    Personalmente "etichetterei" così persino mio figlio!

  • Anonimo scrive:
    3 aprile 2016 20:10

    Amico, in politica, significa "compagno di trincea". Chi lancia sassi agli uccelli li fa volar via, così come quello che rimprovera e svilisce gli amici li degusta facendoli allontanare da sé.
    E se la trincea rimane deserta, chi poi resterà per combattere?

  • Alberto scrive:
    4 aprile 2016 12:06

    Interessante l'articolo, e ancor più interessanti le reazioni critiche.
    Il termine comune ad entrambe le parti è "disgusto", ed è proprio da qui che a mio avviso occorre partire per cogliere il nocciolo della questione, che per Boghetta è politico, ma forse è in realtà più esistenziale, intimo, personale. E' umano sentirsi offesi nella propria identità, ma è anche un passaggio scontato dopo decenni di schizofrenia tra mondo reale e mondo ideale, di metamorfosi di previana memoria.

    Il tormento delle anime belle riflette il tormento dell'uomo moderno più in generale, finalmente costretto a rispondere positivamente (si spera) all'antico monito "conosci te stesso". E una volta risposto, almeno in parte, ci si rende conto di non avere altra scelta che ricominciare da zero, come i più profondamente onesti, stile Boghetta, ci indicano.

  • Anonimo scrive:
    4 aprile 2016 16:01

    L'articolo è condivisibile in toto, semmai è troppo tenero con la sinistra detta "radicale", dovremmo chiedere infatti ai vari partiti comunisti di varia sfumatura che cosa impedisce loro di unirsi per creare un partito degno di questo nome.
    I vari Rizzo , Diliberto, Ferrando etc proprio perché coscienti della situazione per me non sono meno colpevolI dei vari Vendola e Ferrero,anzi.

    Adriano Ottaviani Rieti

  • Anonimo scrive:
    4 aprile 2016 17:28

    Mi sembra che quest’articolo si inventi un facile bersaglio di sinistra inesistente ( ad esempio “Se si fa rilevare che l'utero in affitto può comportare un problema di classe, ti becchi del nazista” . Ma quando mai ? Non è per quello che ti becchi del nazista .. la mercificazione dell’utero è sempre stata combattuta a sinistra ; a sinistra sono state scritte migliaia di pagine sul tema .. la maternità surrogata quando è volontaria e non dettata da esigenze economiche è un altro discorso ed è più complesso ) per poter legittimare parole d’ordine che non hanno nulla di sinistra , ma che sono palesemente di estrema destra ( ad esempio “Che tutti costoro abbiano diritto di vivere in pace a casa loro. Così i confini, i limiti, che servono per costruire le identità, le sole che poi permettono di confrontarsi con l'Altro, sono sostituiti dalle frontiere aperte” ) . Quando poi per questo si prova a strumentalizzare anche Marx , l'operazione risulta goffa ..

  • Redazione SollevAzione risponde:
    4 aprile 2016 18:51

    SASSI AGLI UCCELLI

    Un lettore commenta:

    «Chi lancia sassi agli uccelli li fa volar via, così come quello che rimprovera e svilisce gli amici li degusta facendoli allontanare da sé. E se la trincea rimane deserta, chi poi resterà per combattere?»

    Una perla di saggezza, in apparenza.
    Un concentrato di buon senso, in apparenza.

    Nei fatti la sinistra sistemica, di cui Sel è parte integrante, non sta difendendo alcuna trincea, non sta difendendo alcuna barricata.
    Non si pone quindi il rischio di allontanare dei compagni di lotta dalla trincea.
    Il rischio vero che corrono gli antagonisti è quello di venire trascinati nella fossa dalla putrefazione di questa sinistra di regime.
    Per apririsi una strada sul futuro occorre che gli antagonisti taglino le mani con cui i morti trattengono e corrompono i vivi.
    Quindi è necessario non solo staccarsi, separarsi, ma dire pane al pane e vino al vino.
    Occorre dire la verità ai cittadini, per quanto amara essa sia.
    In questo caso dire ai cittadini la verità sulla sinistra sinistrata non produce in essi tanto disgusto quanto gliene provoca assistere allo schifo di questa sinistra medesima.
    Per quanto attiene alla durezza del linguaggio: il linguaggio è come la tavolozza dei colori per un pittore.
    Non chiedete ad un pittore che vuole descrivere l'orrore di usare i pastelli.
    Per descrivere davvero questa situazione di schifo generale, ci vogliono colori e parole forti, occorre sbarazzarsi del borghesissimo politicamente corretto.
    Chi pena ogni giorno, chi viene umiliato, chi deve tirare a campare mentre Lorsignori se la spassano ed i politici cazzeggiano, non si scandalizzerà udendo parole forti.
    E' necessario parlare chiaro agli italiani, è necessario tirarli fuori dal sonno ipnotico in cui li tiene il potere.

  • Anonimo scrive:
    6 aprile 2016 15:27

    "Quando poi per questo si prova a strumentalizzare anche Marx , l'operazione risulta goffa"
    Esattamente: l'egemonia culturale dell'estrema destra, imposta presso il grande pubblico tramite l'etnicizzazione della cronaca e la sistematica violazione della legge Mancino e dello spirito antifascista della costituzione, striscia anche tra persone più coscienti grazie alla massiccia campagna xenofoba della destra rossobruna. A questo proposito è interessante questo: http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=19380
    Già nel 1776 nientepopodimeno di Adam Smith diceva: "Nelle società ricche e commerciali, pensare o ragionare diviene, come ogni altro impegno, una particolare occupazione cui sono addette poche persone che offrono al pubblico tutti i pensieri e i ragionamenti che possiedono le grandi masse di lavoratori. Solo una minima parte delle conoscenze di una persona comune è il prodotto della sua osservazione o riflessione personale. Tutto il resto è stato acquistato, proprio come le sue calze o le sue scarpe, da chi è incaricato di preparare per il mercato quella particolare specie di merce". Per chi dal marxismo rifluisce all'estrema destra, un liberale è già un passo avanti.

  • Davide scrive:
    10 aprile 2016 01:29

    Nonostante non condivida il giudizio tranchant sul movimento no-global, pur sapendo che non si tratta di soli marxisti-leninisti, così tra i Partigiani c'erano non-comunisti, concordo pienamente con il bisogno per il PRC, in cui milito, di affermare continuamente la propria identità comunista, per esempio utilizzando il proprio simbolo nelle coalizioni, e di lottare senza sosta con spirito classista.
    Tuttavia noto che una parte dell'articolo è pericolosamente ambigua relativamente a quello che è oggi l'uso comune di certa terminologia.
    Trovo infatti oscuro che cosa intenda con "che poi gli sfollati vadano a ingrossare le periferie, siano utilizzati come esercito di riserva per guerre fra poveri, non li tange" e con la sua opposizione alle "frontiere aperte" e l'apologia de "i confini, i limiti", cose che ovviamente, se dette da un compagno, non possono significare appoggio alle politiche anti-immigrazioniste della fortezza Europa che, fautrice di liberalizzazione dei commerci e rapina di materie prime a danni del Terzo Mondo e di protezionismo a proprio vantaggio, aggiunge oppressione ad oppressione chiudendo le frontiere a chi cerca lavoro dove i profitti generati da tale sfruttamento vengono travasati, o addirittura a chi fugge da guerre, molto spesso combattute dall'"Occidente". Tale appoggio sarebbe infatti già guerra tra poveri o, meglio, guerra contro i poveri.
    Suppongo poi che, con il termine "buonismo", intenda, a differenza di ciò che intendono in pratica tutti i politici che lo utilizzano, l'ipocrisia di quegli pseudodemocratici che, pur non essendo tanto fascisti da invocare la chiusura delle frontiere a chi fugge dalle condizioni da me appena descritte, non si battono però contro lo sfruttamento del Terzo Mondo da parte euroamericana e se ne fanno magari complici, se non autori, appoggiando trattati commerciali iniqui. Tuttavia "buonismo" è una parola usata in italiano contemporaneo per insultare valori come solidarietà, fratellanza e giustizia che sono a fondamento non solo del pensiero comunista, ma della civiltà, come a dire "eccesso di bontà", quasi che, tra CIE, sospensione dei soccorsi di Mare Nostrum da parte di un governo dalle colpe morali agghiaccianti e sotto la pressione di una destra berlusconiano-leghista che ha fatto della legittimazione dell'omissione di soccorso uno slogan, tra respingimenti, guerre, rapine e liberismo "a casa loro" e protezionismo "a casa nostra", istigazione impunita all'odio razziale da parte di politici e giornalisti che specificano l'origine etnica, irrilevante alla descrizione del fatto, di chi commette i reati dando più eco a quelli di immigrati e Rom (che cosa farebbero gli hooligans della squadra X se, quando un tifoso della squadra Y commette un reato, i media ne specificassero l'appartenenza calcistica, oltretutto irrilevante alla descrizione del reato? tollererebbero i cittadini italiani di una certa regione che si specificasse sistematicamente quando chi commette un reato è loro corregionale? non sarebbe forse stato fatto dimettere un giornalista che avesse specificato la religione di famiglia di Mieli o Oppenheimer quando ebbero i loro guai giudiziari?) in questo paese ci fosse "troppa bontà" con gli immigrati e quasi che esistesse, oltretutto, un limite oltre il quale la "bontà", nel senso di solidarietà, fratellanza e spirito di giustizia, diventasse disdicevole. [...]

  • Davide scrive:
    10 aprile 2016 01:29

    [...] Ritengo tale ambiguità di linguaggio pericolosissima perché, da una parte, può indurre il lettore già succube della propaganda xenofoba a credere che anche Boghetta sia passato a quell'estrema destra e a rafforzare eventuali idee personali neoazziste (e infatte mi è già personalmente successo, a pochi giorni di pubblicazione dell'articolo, di vederlo citato da terzaposizionisti rossobruni in appoggio alle loro idee) e, dall'altra, può indurre alla sfiducia nel partito una frazione tra quelle di maggior potenziale rivoluzionario del proletariato italiano, la cui parte più oppressa comprende i migranti.
    Proletari di tutto il mondo unitevi e proletari di tutta Italia unitevi dovunque siate nati!

  • Anonimo scrive:
    10 aprile 2016 13:06

    Signor Davide,

    questa immigrazione selvaggia è un problema, e anche molto serio, e andrebbe analizzato fin nel minimo dettaglio.
    Lei però commette un errore di miopia politica non indifferente, sostenendo che chi è a favore di una regolamentazione degli arrivi massicci sia un fascista, citando addirittura i "terzaposizionisti rossobruni".
    Le frontiere aperte oggi, in questo sistema ipercapitalista, iperliberista e iperfinanziarizzato, non fanno altro che creare schiavismo, aumentare il razzismo e la xenofobia.
    La politica dell'"accogliamoli tutti" è sbagliata, non è di sinistra, ma è liberista.
    Se lei non coglie questo aspetto, è un problema suo.
    Ma la prego, risparmi ai lettori certe assurdità sul fascismo e i rossobruni.
    Mi vedo costretto a difendere il compagno Boghetta, che finalmente ha aperto gli occhi e prende le distanze da una certa politica di sinistra,"buonista", perbenista, che fa gli interessi del capitale, e chi più ne ha, più ne metta.
    L'ambiguità penso che appertenga proprio a lei, e penso che l'ideologia purista le abbia paralizzato il pensiero, la capacità di critica e di analisi.
    La saluto dicendo che questa immigrazione selvaggia, va necessariamente regolamentata, e le consiglio di discutere di più al bar, fra la gente e il popolo che fatica.
    Non sono razzisti, ma di certo non sono tanto miopi o ideologgizzati da non avvertire il pericolo di un'immigrazione massiccia e selvaggia.
    La sinistra non commetta l'errore di gettare il popolo fra le braccia della reazione, si faccia carico del comune sentire e abbandoni l'utopistica idea e per nulla pratica dell"accogliamoli tutti".

    Filippo

  • Anonimo scrive:
    10 aprile 2016 14:11

    Signor Filippo

    Secondo me la xenofobia e il razzismo sono alimentati quando si afferma , come fa questo articolo di Baghetta , che “i confini, i limiti servono per costruire le identità, le sole che poi permettono di confrontarsi con l'Altro” : questo è il nocciolo di fondo dell’articolo ed è il linguaggio identitario dell’estrema destra . Non c’entra “l’accogliamoli tutti” ( che avrebbe detto , non si capisce , qualcuno di sinistra ) , che è una frase generica , estrapolata , fuori contesto , ed in quanto tale non ha senso commentare . Secondo me c’entra invece l’ambiguità di questo articolo che strizza l’occhio all’ideologia identitaria dell’estrema destra nazionalista .

    Fabio

  • Davide scrive:
    11 aprile 2016 19:47

    Fortunatamente Ugo Boghetta, in un commento di oggi su Facebook ha precisato: "È un bugiardo chi mi fa dire che sono per i muri contro i migranti. I profughi sono il frutto delle guerre economiche e militari dell'occidente. Accoglierli è un dovere morale e politico. Dopo di che penso che dobbiamo creare le condizioni afficnhè possano restare a casa loro. La migrazione non deve essere una costrizione, nemmeno per i giovani italiani. Chi invece sostiene, come tanto sinistrume che ne abbiamo bisogno perchè le nostre economie ...... è un neoschiavista. Queste posizioni per me fanno parte di quel "sinistrismo" di cui ho parlato in un altro articolo."

    Espressioni "che poi gli sfollati vadano a ingrossare le periferie, siano utilizzati come esercito di riserva per guerre fra poveri, non li tange", ovviamente, se dette da un compagno, non possono significare appoggio alle politiche anti-immigrazioniste della fortezza Europa che, fautrice di liberalizzazione dei commerci e rapina di materie prime a danni del Terzo Mondo e di protezionismo a proprio vantaggio, aggiunge oppressione ad oppressione chiudendo le frontiere a chi cerca lavoro dove i profitti generati da tale sfruttamento vengono travasati, o addirittura a chi fugge da guerre, molto spesso combattute dall'"Occidente". Tale appoggio sarebbe infatti già guerra tra poveri o, meglio, guerra contro i poveri. In bocca ad un compagno una frase come quella può invece significare biasimo per chi, pur non essendo talmente fascista da invocare le frontiere, non si preoccupa di fare lotta di classe a fianco di chi va "a ingrossare le periferie", indipendentemente dall'origine etnica.
    Quanto all'opposizione alle "frontiere aperte" e l'apologia de "i confini, i limiti" un comunista potrebbe intenderle in chiave anti-UE.
    Si può poi supporre che, con il termine "buonismo", Boghetta intendesse, a differenza di ciò che intendono in pratica tutti i politici che lo utilizzano, l'ipocrisia di quegli pseudodemocratici che, pur non essendo doppiamente imperialisti invocando la chiusura delle frontiere a chi fugge dalle condizioni da me appena descritte, non si battono però contro lo sfruttamento del Terzo Mondo da parte euroamericana e se ne fanno complici, se non autori, appoggiando trattati commerciali iniqui, nonostante "buonismo" sia una parola usata in italiano contemporaneo per insultare valori come solidarietà, fratellanza e giustizia sociale.

    Esprimere però questi concetti con giri di parole e terminologia come quelli usati da Boghetta denotano un contatto nullo con quello che, purtroppo, dopo 20 anni di etnicizzazione della cronaca targata Mediaset, e non solo, e un anno mezzo di onnipresenza salviniana, è il linguaggio di molti italiani. E infatti in molti luoghi del Web si trovano già rossobruni che leggono in Boghetta un appoggio alle loro posizioni razziste.

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