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giovedì 24 marzo 2016

CONTRO IL "POLITICAMENTE CORRETTO" di Costanzo Preve

[ 24 marzo ]

Riteniamo utile pubblicare alcuni paragrafi di un denso testo del compianto Costanzo Preve pubblicato nel 2010 dall'editrice Petite Plaisance. Il saggio comparve con questo titolo: «Elementi di Politicamente Corretto. Studio preliminare su di un fenomeno ideologico destinato a diventare in futuro sempre più invasivo e importante».
Preve aveva visto giusto. 
Il "politicamente corretto", nato in certa sinistra liberal nordamericana, è diventato la neolingua ufficiale, quindi prescrittiva, degli oratores (clero) e degli apologeti della modernizzazione capitalistica. Si prescrive infatti non solo come dire e nominare le cose, ma quali cose non si debbono né nominare né dire, pena la scomunica, l'interdizione dal dibattito pubblico.
Lasciamo alla lettura i nostri lettori.
«In linea generale, il Politicamente Corretto è semplicemente la tarda elaborazione razionalizzata del sistema dei tabù che regge tutte le società primitive, che al di là delle radicali differenze dei marxiani modi di produzione hanno regole che si sono riprodotte fino ad oggi. 

L’elemento comune di tutte le società umane sta nel fatto che nessuna società, indipendentemente da quanto dicono i relativisti assoluti, gli storicisti assoluti ed i negatori dell’esistenza di qualsiasi natura umana, può esistere e riprodursi senza un sistema di interdizioni. 
Questo sistema di interdizioni può ovviamente essere diversamente protetto e può diversamente punire la sua violazione, dal cuore strappato al semplice mormorio di disapprovazione, e l’alleggerimento della pena prevista per la sua violazione non dipende da un generico “grado di civiltà”, i cui parametri nessun antropologo comparatista ha mai potuto accertare, ma semplicemente dal fatto che la coesione sociale è ottenuta con altri metodi. 
Pensare che il capitalismo sia più civile del feudalesimo perché non utilizza il rogo per i dissidenti in base unicamente al parametro astratto dell’evoluzione di una generica “sensibilità” o addirittura di una generica “marcia del progresso” significa non capire che se per garantire l’estorsione del plusvalore fosse necessario lo squartamento pubblico cui fu sottoposto l’attentatore Damien nel 1758 a Parigi avremmo squartamenti sulla pubblica piazza ogni domenica. 
Ma non si può estorcere plusvalore ad un lavoratore libero da gravami schiavistici e feudali minacciando di squartarlo. Su questo punto (ma praticamente solo su questo, il resto della sua concezione è orribile), Michel Foucault ha ragione. 
L’elemento differenziale sta invece nel fatto che il tabù nelle società primitive è legittimato dal triplice uso del mito, della magia e del totemismo, mentre il tabù dopo l’illuminismo ed il positivismo deve basarsi su di un uso ideologico della ragione. Ne farò più avanti varie esemplificazioni. 

Nelle nostre civiltà monoteistiche, il Politicamente Corretto è una secolarizzazione dell’interdetto alla bestemmia. I cosiddetti “laici” vorrebbero liberamente bestemmiare Dio, che da circa duecento anni ormai ha perso ogni sovranità nella legittimazione sociale (ed è per questo che i laici sono quasi sempre particolarmente islamofobi, in quanto sospettano che nell’Islam Dio continui ad avere un certo ruolo, sia pure sempre minore, nella legittimazione politico-sociale). Strillano però contro i cosiddetti antiamericanismo ed antisemitismo, se appena qualcuno gli tocca la religione americanista dell’occidente e la religione olocaustica. 

Si tratta solo di un passaggio funzionale ed ideologico da un tabù ad un altro. Ma è giunto il momento di entrare maggiormente nello specifico. Il Politicamente Corretto, infatti, elabora la proibizione del tabù e secolarizza l’interdetto della bestemmia. E tuttavia, questo non basta ancora, anche se è necessario partire da questo presupposto ben compreso. 

8. Il Politicamente Corretto come elemento costitutivo di una nuova formazione ideologica mondializzata nasce negli anni sessanta e settanta negli USA, e non poteva essere diversamente. 
Gli USA non sono infatti solo un impero economico, politico e militare, ma sono un impero culturale. Tutte le forme ideologiche che esportano nel mondo intero, adattandole ovviamente alle diverse situazioni storico-geografiche, derivano in ultima istanza da un processo di secolarizzazione del primitivo eccezionalismo messianico seicentesco del puritanesimo protestante. 
Mentre nel pensiero europeo (ad esempio Hegel, ma anche Marx) il processo di universalizzazione culturale è concepito in modo razionalistico e storicistico, nel pensiero americano l’universalizzazione è pensata secondo il modello della trasmissione biblica veterotestamentaria. L’universale non è così un possibile risultato finale di un processo (illuminismo, Kant, Hegel, Marx, marxismo, eccetera), ma come un dato già presente fin dall’inizio, che si tratta di diffondere senza fermarsi davanti a nessun confine (border), in quanto la frontiera (frontier) è indefinitamente sorpassabile. 
Il popolo eletto ha infatti diritto sia a lasciare una terra del peccato (l’Egitto veterotestamentario, l’Europa cattolico-papista e dispotica), sia a massacrare gli abitanti provvisori della terra promessa (amaleciti e filistei nella Palestina veterotestamentaria, pellirosse ed amerindi vari nella nuova terra promessa). 
Fucile, bibbia e liquore. Ecco la trinità dell’eccezionalismo messianico americano. 

9. Il Politicamente Corretto ha dunque la sua genesi negli USA degli anni sessanta e settanta del novecento. Essa avviene in due momenti. 

In primo luogo, la genesi vera e propria. Si tratta di un episodio interno alla cultura radicale di estrema sinistra negli USA, dalla Vecchia Sinistra (old left), ancora socialista e comunista di tipo europeo, alla Nuova Sinistra (new left), postsocialista e postcomunista, sconfitta al livello della “struttura”, e che cerca una rivincita al livello del costume, dei modi di pensare e della “sovrastruttura”, in particolare per quanto concerne i quattro punti del sessismo maschilista, dell’omofobia, dell’antisemitismo antiebraico e del razzismo contro i “diversamente colorati” (neri, amerindi, eccetera). 

In secondo luogo, si tratta di una generalizzazione all’intera società “ufficiale” di questo movimento, generalizzazione resa possibile e necessaria da un mutamento di natura dell’intera società capitalistica globale, che nel suo passaggio da una fase storica ancora dialettica, e cioè caratterizzata dalla dicotomia Borghesia/Proletariato, ad una fase storica speculativa, e cioè postborghese e postproletaria, deve far cadere e rendere obsoleti i vecchi modelli razzisti, sessisti ed omofobi. 

Trattiamo questi due momenti separatamente, avvertendo però il lettore che questa separazione è largamente astratta e scolastica, perché in realtà questi modelli sono strettamente intrecciati insieme. 

10. Alla base di tutto, c’è l’incapacità prima del socialismo e poi del comunismo di diventare fattori politici rilevanti nella storia degli USA del novecento. A partire da Sombart e da Weber esiste in proposito una riflessione europea secolare. Essa è molto interessante, ma per ragioni di spazio è impossibile occuparsene in questa sede. La darò quindi per scontata, e partirò nella mia riflessione dal fatto che questa assenza di socialismo e di comunismo negli USA (non parlo di testimonianze minoritarie, cui va la mia massima stima ed ammirazione) è un dato da cui partire. 

Chiamo Vecchia Sinistra Americana (old left) l’insieme di movimenti che dal 1870 al 1960 circa ha cercato di trasformare prima il socialismo e poi il comunismo in dato strutturale permanente della politica americana. Il fallimento è stato totale e tragico. Ma lo è stato soprattutto per la violenza sistematica che ha reso possibile questo sradicamento da parte degli apparati pubblici e privati. Questa violenza sistematica è costantemente nascosta dalla corporazione corrotta dei contemporaneisti e degli americanisti, per cui sembra che una generica “opinione pubblica americana” abbia educatamente rifiutato le cosiddette “ideologie totalitarie europee”. Niente di tutto questo. 
Data la struttura interna ed esterna dell’impero USA sia il socialismo che il comunismo sarebbero stati comunque fenomeni minoritari negli USA, ma non così irrilevanti e residuali come sono stati e sono. La loro residuale irrilevanza è stata effetto di un processo pubblico e privato di violenza sistematica durato quasi un secolo, ignorato e minimizzato dai gruppi corrotti dei contemporaneisti e degli americanisti, senza parlare dei seguaci subalterni di Hannah Arendt e compagnia bella. La “leggenda bianca” dell’eccezionalismo democratico USA è semplicemente l’altra faccia complementare della “leggenda nera” che è stata appiccicata alla vicenda globale del comunismo storico novecentesco realmente esistito (1917-1991).

11. Negli anni sessanta e settanta si ha negli USA un passaggio dalla cosiddetta Vecchia Sinistra alla cosiddetta Nuova Sinistra (new left), e su questo passaggio e sulla sua natura bisogna richiamare l’attenzione, perché è lì che bisogna cercare la genesi storica ed ideologica del Politicamente Corretto. Questo passaggio è l’insieme di due fenomeni distinti ma interconnessi: da un lato, fu l’effetto della spaventosa repressione privata e pubblica del ventennio precedente (1945-1965), che distrusse ogni possibilità di esistenza pubblica delle organizzazioni socialiste e comuniste di tipo europeo, e costrinse i residui militanti a ripiegare sulle cosiddette lotte culturali (vi fu qui la prima ricezione americana di Antonio Gramsci, visto come il grande teorico comunista delle lotte nella sovrastruttura); dall’altro, fu l’effetto della demitizzazione del precedente mito dell’URSS, amplificato dopo il 1956 dalla destalinizzazione ufficiale sovietica, ed anche dal crescente benessere del livello di vita della classe operaia americana, che toccò il suo punto più alto nel 1973, e da allora è sostanzialmente in caduta costante (frutto anche del passaggio da un modello capitalistico prevalentemente industriale ad un modello capitalistico prevalentemente finanziario). 

Credo che anche agli USA si applichi nell’essenziale la diagnosi di Augusto Del Noce sull’insufficienza strutturale del progressismo storicistico nel capire la natura riproduttiva della totalità capitalistica. A causa del fondamentalismo cattolico dell’autore questa diagnosi finisce per applicarsi quasi solo alla povera Italia provinciale del conflitto simulato fra Don Camillo e Peppone e fra DC e PCI, ma se la si estende e la si concretizza essa diventa illuminante anche per intendere i tratti generali della new left americana. 

In breve: la “sinistra” (nulla a che fare con le severe analisi strutturali di Marx) crede che il keynesismo in economia e la liberalizzazione dei costumi nella cultura siano tappe di avvicinamento progressivo (e di fatto “stadiale”) ad una società socialista e comunistica (in senso umanistico ed antistaliniano), in quanto crede che per sua stessa insuperabile natura il capitalismo si fondi su di un profilo razzista, omofobico, maschilista, sessista, autoritario, eccetera. 

Di fronte al fatto inatteso, invece, che il capitalismo per la sua stessa natura riproduttiva tende a superare il suo primo momento di instaurazione, effettivamente razzista, maschilista, omofobico, sessista, eccetera, per poter allargare le sue basi di consenso e di gestione attiva, includendovi appunto i neri, le donne, gli omosessuali, eccetera, la sinistra resta priva di qualunque teoria di riferimento, non sapendo neppure più dove porre le sue basi culturali identitarie. 

12. Chiarisco qui subito un possibile spiacevole e grottesco equivoco. 
Personalmente considero incondizionatamente positivo che i vecchi sgradevoli “pregiudizi” verso gli ebrei, i neri, le donne e gli omosessuali vengano superati. 
Se il Politicamente Corretto interdice la manifestazione pubblica del disprezzo verso gli ebrei, i neri, le donne e gli omosessuali questo è bene e non è male. Sono disposto a riconoscere questo dato positivo in modo chiaro, limpido e senza tortuosi equivoci. 

Mi prendo soltanto l’insindacabile diritto ad assumere in proposito un giudizio storico-dialettico, che non deve ovviamente essere scambiato per approvazione a posteriori dei precedenti “pregiudizi”. Anche l’Illuminismo fu positivo in rapporto alla precedente cultura assolutistica e signorile, eppure Horkheimer e Adorno si sono presi il diritto di criticarlo. 
Non vedo perché a me deve essere proibito ciò che ad Horkheimer ed Adorno ha dato invece la fama e l’approvazione della tartuferia semicolta degli intellettuali. 

13. La principale caratteristica del Politicamente Corretto è ovviamente quella di impedire che se ne parli in modo non programmaticamente politicamente corretto. È questa una caratteristica di tutti i tabù, per cui parlarne è già violare un tabù, e delle religioni, per cui è già blasfemo parlarne in modo non religioso sulla loro genesi e sulla loro funzione storica».

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2 commenti:

  • Karl Melvin scrive:
    24 marzo 2016 18:11

    Quello che preve spiega nella prima parte da questo intervento chiarifica indirettamente 2 concetti centrali per impostare al meglio il discorso sull'oggi.
    1) la formazione di universi di discorso che inglobano gli oggetti del quale si discute in una determinata dimensione filosofica (Marcuse)
    2) il compito politico (che discende all'affermazione di determinati principi) del soggetto in quanto oppositore/chiarificatore dei significati applicati agli oggetti.
    Provo a spiegarmi:
    1)questo universo di discorso,basato su assunti filosofici non discutibili funge da dispositivo di neutralizzazione concettuale di visioni diverse attraverso il concetto di verità intesa come certezza,indipendentemente dal fatto che questa derivi dal rispecchiamento scientifico o dalla logica della filosofia analitica.
    Riguardo questo credo che i capitoli finali di "one dimensionl man" rimangano uno dei momenti più alti della scuola di Francoforte. (Ps per tonguessy :da vero artigiano fai da te quale mio sento faccio mia la critica che in quelle pagine viene rivolta a Wittgenstein).
    2)per quanto riguarda questo punto è interessante notare un impaccio molto presente nell'ideologia e cioè il gioco per il quale un oggetto che storicamente ha esplicato un suo determinato significato sociale in un area politica si risolva in maniera assoluta ed identitaria in essa.
    Cosi facendole condizioni contestuali precedenti si assolutizzano,si assolutizza un momento e lo si cristallizza per sempre.
    L'identità di un soggetto politico si costruisce tramite la prassi nel momento sincronico impostata teoricamente in quello diacronico e non viceversa.
    (Una sorta di critica fattuale che la prassi e il soggetto operano contro la concezione stadiale e progressiva della storia)

  • Anonimo scrive:
    25 marzo 2016 09:55

    Articolo denso e profondo. C'è di che meditare.
    Credo che il Politicamente Corretto è la nuova religione laica contemporanea. Il nuovo "oppio dei popoli".
    Il Politicamente Corretto (guarda caso proveniente dagli USA) non è altro che un elenco di divieti.
    Purtroppo, chi ha introiettato questa mentalità non mira ad argomentare, ma a puntare il dito con orrore.
    Dire in un certo modo e soprattutto NON dire, fare in un certo modo e soprattutto NON fare.
    Scrive Preve: "È questa una caratteristica di tutti i tabù, per cui parlarne è già violare un tabù, e delle religioni, per cui è già blasfemo parlarne in modo non religioso sulla loro genesi e sulla loro funzione storica".
    Ha ragione.
    La realtà stessa è diventata un tabù.
    Non si offrono ragioni, argomentazioni, riflessioni, ma tabù indiscussi, e il solo sollevare questioni, anche minime, è considerato blasfemo.
    A sinistra i tabù si stanno centuplicando, infatti.
    Il Politicamente Corretto ormai riguarda una svariata serie di argomenti, dall'immigrazione alle differenze di civiltà e di origine geografica e razziale, l' omosessualità soprattutto, i temi identitari, le fedi religiose...
    Non è più soltanto questione di neolingua di orwelliana memoria.
    No, qui è una mentalità introiettata, questo è il "pensiero unico" e il nemico vero è quindi chi osa pensare, il pensiero stesso.

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