II. ASSEMBLEA-FORUM DELLA CLN - 1/2/3 SETTEMBRE

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martedì 13 ottobre 2015

PODEMOS: GLI ERRORI SI PAGANO, E CARI di Enea Boria*

[ 13 ottobre ]

Il quotidiano El Pais ha recentemente pubblicato un'indagine sulle proiezioni elettorali in Spagna. [Vedi i grafici sotto]

Il contenuto è senza dubbio devastante [crollo di Podemos, avanzata del neoliberismo in stile renziano del movimento Ciudadanos, ndr]; e credo si possano trarne delle deduzioni di principio piuttosto importanti anche per l'Italia, che traccino la linea di alcuni importanti aspetti del nostro lavoro politico presente e futuro.

Cosa credo di poter trarre, quale deduzione di principio, da questa sconfortante analisi?

1) Come segnala anche Kouvelakis (*), l'appoggio incondizionato a Tsipras - non tanto di Podemos quanto in particolar modo di Iglesias – è un clamoroso autogoal che genera soltanto discredito e sperpera speranze ed aspettative politiche.

Il segnale che l'UE ha lanciato a partire dalla Grecia è arrivato, forte e chiaro.

Chi ha un interesse in un politica anti-austerità si vedrà spezzare la schiena, e la stessa politica gli verrà imposta in forma anche più dura. Questo è ciò che l’UE ha insegnato ai recalcitranti a partire dalla Grecia.
IL CALO DI CONSENSI PER PODEMOS (clicca per ingrandire)


Quindi, dopo la vicenda Grecia, continuare a rimestare la polenta delle politiche "si UE, si € ma no austerità" è una prospettiva che neanche raccoglie più consenso. Non è più disposta a crederci una quantità di persone sufficienti a poter lanciare una scalata al governo di nessun paese periferico.

Il problema è ormai *solo* costruire un consenso intorno ad una chiara politica di rottura con la UE.

Scommettere sulla riformabilità dell'UE non solo è una menzogna, cosa che abbiamo sempre sostenuto, ma ormai non paga più nemmeno in termini elettoralistici.

2) La "retorica anti-casta" è un boomerang.

Essa è stata politicamente canalizzata in Italia dal M5S, e se sappiamo quanto esso possa essere necessario a destabilizzare lo status quo ( e speriamo che alle prossime politiche la spunti col PD ), sappiamo anche quanto esso, nei contenuti, sia sideralmente lontano dal rappresentare una soluzione sistemica.

Sin qui in Spagna, invece, la retorica anti-casta è stata monopolizzata da Podemos.

Tuttavia la retorica anti-casta è perfetta solo ed esclusivamente a veicolare un messaggio politico tutto interno al mainstream economico-politico.

Essa concorre a spacciare l'idea che basti darsi rappresentanti nuovi, onesti, e tecnicamente preparati, e le cose andranno meglio.



Purtroppo però il nuovismo per antonomasia è Renzi ( per l'Italia ), e questo mostra come la retorica della rottamazione possa corrispondente ad un'idea di rapporti sociali e di produzione che non è semplicemente vecchia, ma addirittura antica; inconciliabile con qualsiasi aspirazione emancipatoria.

L'onestà non è un contenuto politico ma una precondizione minima; un governo tremendamente antipopolare e liberista potrebbe essere composto da persone individualmente integerrime. Nell'aspirazione all'onestà manca qualsiasi contenuto di classe, quindi è un'aspirazione morale ed etica ma politicamente è una linea di indirizzo del tutto vuota, inutile e quindi potenzialmente fuorviante.

La preparazione tecnica fa da corrollario ad una malintesa concezione della centralità dell'onestà: non è che Monti fosse impreparato, anzi. Proprio per questo sapeva dove colpirci per riuscire a far male veramente.

Ora, il peso di queste due contraddizioni, Podemos lo sconta in pieno.

Il Psoe arretra ma non si sfalda e per questo motivo riesce ancora a far valere il principio del voto utile per cercare di prendere il governo al posto di Rajoy, il cui reazionario clericalismo ed i numerosi scandali di corruzione che hanno coinvolto membri del suo partito, suscitano giuste reazioni di rigetto.


Il problema è che transitare da un governo che ha cercato di rimettere fuori legge l'aborto con un colpo di mano parlamentare ad un governo di cultura laica, essendo quest'ultima opzione rappresentata dal Psoe, non cambierebbe di una virgola il segno della politica economica ma solo il profilo dell'approccio alle libertà civili.

I rapporti tra le classi sociali rimarrebbe invariati; solo ci si liberebbe da una cortina di oscurantismo clerico-franchista ( anche qua di paragoni con l'Italia se ne potrebbero fare a iosa ) entrando in una gestione solo un po' meno spudoratamente clientelera del potere.

Nel medesimo tempo il combinato disposto dato dalla disfatta di Syriza/Tsipras e dalle sconce giravolte per giustificare la firma del terzo memorandum da un parte ( strategia sulla quale Iglesias si è appiattito ) e della retorica anticasta dall'altro lato, ha fatto si che una non sufficientemente politicizzata e consapevole aspirazione al nuovo e alla rottamazione di una vecchia e compromessa classe politica, tendesse nell’ultimo periodo ad orientarsi più verso Ciutadanos che non verso Podemos.



Purtroppo però sappiamo che Ciudadanos è portatrice di una proposta politica non solo entusiasticamente europeista ma soprattutto assolutamente liberista.
Questi due aspetti della politica, liberismo ed europeismo, sono in questa fase storica nell’intero continente così strettamente legati tra loro da poter essere considerati consustanziali, anche o addirittura a maggior ragione in quei casi particolarmente ipocriti nei quali si cerchi di rendere appetibile l’europeismo – cioè l’ordoliberismo – con una riverniciata superficiale di wishful thinking di sinistra.

Purtroppo per Podemos ( ed anche per M5S in Italia, ed ancor più per noi che aspiriamo ad essere veramente antisistemici ) se si tratta semplicemente di apparire "nuovi" e rottamare il vecchio, e non di ribaltare il paradigma dell'Unione Europea come unica prospettiva possibile e di introdurre un nuovo interventismo pubblico in forma forte nell'economia, può apparire più credibile Ciudadonos.

Ciò vale a maggior ragione se quest'ultimo soggetto politico, sul piano internazionale, non si appoggia esplicitamente ad una esperienza politica che pur essendo al governo, con palese evidenza, è catastroficamente fallita nelle proprie aspirazioni ed ha anzi provocato una reazione di irrigidimento da parte della UE; prospettiva di cui, anche comprensibilmente, i ceti popolari spagnoli hanno paura dato che nessuno si è preso la briga di spiegar loro puntualmente che qualsiasi prospettiva di liberazione dipende necessariamente da un inizialmente faticoso impegno per spezzare le catene della UE.

Inoltre, sicuramente, anche Ciudadanos ha tra le proprie fila persone "preparate".

Ma preparate a far che, ed in favore di chi?

Questo è esiziale specificare da sinistra, ma proprio questa questione viene invece genericamente elusa.

Chi se ne avvantaggia sono le soluzioni gattopardesche.

Che sia con Claudio Borghi o con Ciudadanos, "un altro liberismo è possibile".

Peccato se ne avvantaggerebbero sempre e solo i soliti….

Ultima cosa degna di essere notata: Izquierda Unida sembra per ora essere riuscita ad arginare la propria dissoluzione pensionando il precedente leader Cayo Lara, politicamente alquanto frusto e superato ed inoltre responsabile primo di IU in una fase in cui anche quest'ultima ha avuto dei problemi giudiziari in alcune amministrazioni locali, con grave detrimento d’immagine.

Aver deciso di porre nel ruolo di coordinatore di IU Aberto Garzon Espinosa ( classe 1985! ) è sicuramente stata una mossa azzeccata per tutta una serie di rilevanti motivi:

A) come dice sempre Manolo Monereo, in Spagna, la questione generazionale data da giovani senza presente né futuro è divenuta questione politica di rilevanza nazionale. Essersi scelti un leader così giovane è sicuramente positivo per captare e comprendere i termini di una spinta al cambiamento che potrà diventare vera alternativa politica solo nel momento in cui i giovani, veramente, sceglieranno di combattere per il proprio futuro, costi quel che costi.

B) Alberto Garzon è sicuramente più favorevole di chi l'ha preceduto a creare candidature di "unità popolare", aperte anche ai movimenti civici ed a Podemos, con spirito maggiormente collaboratori.
Se è necessario rottamare un certo vecchi carrillismo, e certamente lo è, il fatto che la dirigenza di IU passi nelle mani di persone giovani e combattive come Alberto Garzon Espinosa o Marina Albiol Guzmàn, è certamente positivo.

C) Alberto Garzon ha studiato macroeconomia, ed ha anche avuto qualche incarico accademico: ha conoscenza delle reali contraddizioni sul tavolo in Europa in questo momento, ed il suo europeismo non è stolidamente acritico ( interessante notare che sulla sua pagina web, tra gli economisti presenti e passati che hanno avuto influenza su di lui, citi esplicitamente anche Costas Lapavitsas. E' un nome buttato li? E' plausibile si tratti, piuttosto, di un "chi vuol intendere intenda" ).

Tuttavia notiamo che nelle intenzioni di voto IU resta ben lontana dallo sfiorare quel 10% che fu ai tempi di Anguita.

Una deduzione di principio che possiamo trarne per l'Italia è che in questa epoca la radicalità di pratiche e proposte paga, che occorre "svecchiarsi", ma occorre farlo fino in fondo non fermandosi soltanto al mero dato anagrafico delle leadership, che anzi andrebbe considerato come dato del tutto secondario.

Se, nei contenuti, recuperare una radicalità profonda è necessario se non solo sensato, i "gergalismi" ed i retaggi iconografici delle varie sinistre anticapitaliste, in questa fase storica, sono soltanto una zavorra.

Tale questione non è eludibile perché si tratta di una zavorra pesantissima.

Finché non ce ne sapremo liberare potremo al massimo costruire compagini politiche da 5 o 6% quindi magari non irrilevanti, ma pur sempre confinate in un ghetto.

Per uscire dal ghetto non dobbiamo comprometterci con una proposta edulcorata o con alleanze tirate fuori dal grembo di Giove; dobbiamo risultare convincenti agli occhi di una maggioranza di persone, e per riuscirci non occorre edulcorarsi nei temi ma spogliarsi di tutto ciò che puzza di muffa.

* Enea Boria, membro del Consiglio nazionale di Ora-costituente





(*)”The unconditional support Iglesias gave to Tsipras and the opening of Podemos towards an alliance with social-democracy do not seem to generate great enthusiasm. Of course, opinion polls are just opinion polls, but so far the rise of Podemos has to a very large extent been based on its performance in opinion polls”
Dal profile FB di Stathis Kouvelakis, oggi, riportando l’articolo di El Pais in analisi.
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5 commenti:

  • Francisco Goya scrive:
    13 ottobre 2015 13:14

    Cito:

    "Se, nei contenuti, recuperare una radicalità profonda è necessario se non solo sensato, i "gergalismi" ed i retaggi iconografici delle varie sinistre anticapitaliste, in questa fase storica, sono soltanto una zavorra."

    Questa è la chiave: il marxismo e il comunismo sono il Vecchio Testamento, non dobbiamo dimenticarli né rinnegarli, ma oggi dobbiamo annunciare il Nuovo Testamento che come sapete è stato scritto nella lingua dei gentili e non dei sacerdoti (cioè degli intellettuali) per di più in un greco rudimentale che gli stessi Padri della Chiesa chiamavano "sermo piscatorius" ossia "la lingua dei pescatori".
    Occorre un nuovo linguaggio adatto ai tempi, occorre rielaborare i vecchi concetti soprattutto "lotta di classe" e "materialismo" che così come sono non funzionano più.
    Ma soprattutto bisogna abbandonare il brand "Marxismo/Comunismo" al più presto INVENTANDONE UN ALTRO perchè senza un "brand" riconoscibile non si va da nessuna parte.

    Enea Boria usa ancora espressioni come

    "Nell'aspirazione all'onestà manca qualsiasi contenuto di classe"

    Ora "contenuto di classe" significa coscienza politica che ti porta a lottare contro il sistema di potere che ti opprime. Ma perché c'entrerebbe la classe?
    E quale classe?
    L'onestà è un ideale tipicamente interclassista al limite dell'impolitico; e si vorrebbe andare a dire alla gente che lo ha fatto suo che deve combattere una lotta di classe?
    Gente per di più che è costituita da gruppi di diversa estrazione sociale anche se nell'ambito della borghesia medio piccola?
    Qui è il punto che è sia concettuale che linguistico: dobbiamo parlare della lotta degli sfruttati contro gli sfruttatori, dobbiamo convincere lavoratori, precari e piccola borghesia che sono tutti degli "sfruttati", che l'unica soluzione per NOI è in una nuova mentalità di condivisione e solidarietà.
    Ci vogliono delle parole forti che diventino emblemi (uguaglianza, innanzitutto) di cui si diventi i "proprietari" (vedi i grillini con "onestà"), serve elaborarle concettualmente tutti insieme.

    Per esempio, nell'articolo di Boria secondo me c'è un errore quando parla di onestà; scrive:

    "quindi è un'aspirazione morale ed etica ma politicamente è una linea di indirizzo del tutto vuota"

    E' un errore ed è dovuto al fatto che ci si rifiuta di entrare nel modo di pensare altrui giudicandolo aprioristicamente troppo elementare.
    La borghesia medio piccola ragiona in termini che non devono mai essere "raffinati", complicati o controintuitivi, non per stupidità ma programmaticamente.
    Quindi le cose e le idee per loro sono buone e giuste se sono "intuitive e sentimentali". Immediato è bello è il loro slogan.
    Quindi è importante capire che nella loro lingua onestà non vuol dire solo "rispetto delle regole" (indipendentemente dalla bontà delle stesse) ma implica un'idea di "bene comune" per cui se nessuno ruba automaticamente (secondo loro) tutti avranno di che vivere dignitosamente.
    Non è una cosa da poco anzi è importantissima perché il potenziale politico rivoluzionario c'è eccome.

    SEGUE

  • Francisco Goya scrive:
    13 ottobre 2015 13:15

    CONTINUA

    Starà a noi interpretarlo nei termini di una risposta politica popolare di lotta ma per farlo dobbiamo cominciare a capire meglio la mentalità di classi sociali diverse dalla nostra IMPARANDO IL LORO LINGUAGGIO E NON PRETENDENDO CHE LORO IMPARINO IL NOSTRO (per di più un po' vecchiotto).

    Prendiamoci al più presto delle parole.
    Per esempio:

    UGUAGLIANZA
    SOLIDARIETA'
    GIUSTIZIA

    Essenziale: facciamo nostre delle lotte che ci caratterizzino come ad esempio l'introduzione dello studio di economia, finanza e storia economica ai licei (anche alle medie, direi).
    E' una proposta forte perché se dici che il potere ci inganna e ci vuole distruggere tramite gli "arcana" della finanza sregolata; se lotti per portare a scuola dai ragazzi la chiave che svela quegli "arcana" del potere e la gente vede che "loro" oppongono una resistenza che apparirà chiaramente "ingiusta" allora avrai ottenuto uno status di "amico del popolo" che è onesto, giusto, che vuole la solidarietà e che vuole l'uguaglianza. Un amico del popolo che "aveva visto giusto", che "sapeva decifrare la lingua e gli arcana del potere" QUINDI AVREMO SDOGANATO LA FIGURA DELL'INTELLETTUALE CHE TANTO SPAVENTA LA PICCOLA BORGHESIA AMANTE DELL'ONESTA' sollecitandola a superare la limitazione dell' 2intuitivo e sentimentale" per cominciare a darsi da fare anche su terreni più difficili.


    Anche qui spero che ne nasca una discussione.
    Di altro da dire ce n'è tantissimo.

  • Lorenzo scrive:
    14 ottobre 2015 01:18

    Le osservazioni di Francisco coincidono colle mie, anche se sono espresse in un linguaggio molto più conciliante. Si tratta in sostanza di dare al popolo, cioè agli schiavi e agli idioti, la tv-spazzatura che vogliono e che rappresenta il loro orizzonte di vita MA connotata in senso anti- anziché pro-regime.

    Vorrei anche fare un'osservazione su Iglesias. Questa vostra attesa spasimodica di un Capo in grado di fondare un grande partito di sinistra e spezzare le catene europee esprime, permettetelo, la consapevolezza di non essere in grado di farlo voi. E non ne siete in grado perché, come dice Francisco, la vostra comunicazione è anni-luci distante da quella di qualsiasi elettorato. Iglesias è un altro Tsipras, anzi molto peggio perché lui non avrebbe nemmeno seriamente provato a litigare cogli eurocrati.

    Ho letto alcuni suoi saggi ed esprimono idee interessanti sulla necessità di adottare strategie comunicative non ortodosse per arrivare al potere. Il problema è che fuori dalle chiacchere scritte su un pezzo di carta (magari quando erano 10 o 15 anni più giovani e non ancora "arrivati") questa è gente interna alla società del benessere e dei diritti, a cui sembra inconcepibile arrivare al "caso serio" per l'orrore che qualcuno (loro per primi) possa farsi male.

    Ogni pacifismo, come ben sapeva Marx, è una pura e semplice accettazione dello status quo. E' un po' ridicolo vedere tutta l'intellettualità di estrema (molto spesso per ridere) sinistra, da voi a Giannulli ecc., che passa il tempo ad aspettarte un salvatore rimanendone immancabilmente trombata. Qui ci vuole gente colle palle che prenda per il cxxx il gregge cogli stessi metodi ma in direzione opposta rispetto al mainstream di regime. Consapevoli che se avranno successo il gioco si farà durissimo e arriverà il momento del salto nel vuoto.

    La rottura colla UE era il primo saltellino sulla strada di Tsipras, ed è bastato quello a farlo tornare sculattante all'ovile.

  • Redazione SollevAzione risponde:
    14 ottobre 2015 10:07

    LORENZO scrive:

    «Questa vostra attesa spasimodica di un Capo in grado di fondare un grande partito di sinistra e spezzare le catene europee esprime, permettetelo, la consapevolezza di non essere in grado di farlo voi».

    Siamo messi male...
    Dov'è che traspare, da quanto facciamo e scriviamo, che noi saremmo in attesa "spasmodica di un grande capo"?
    Al contrario!
    Da anni lavoriamo alla costruzione di un collettivo ampio di militanti e di dirigenti, evitando di fare perno sul leader maximo. Questo è purtroppo il meccanismo infernale dei media, che non fanno che amplificare l'andazzo per cui ogni movimento si deve riconoscere non per la sua visione complessiva, ma per il volto del suo leader. E' questa forma schifosa di personalizzazione esasperata della politica, a sua volta metastasi dell'individualismo che sorregge la visione del mondo borghese, di cui la visione titanista fascista è una delle manifestazioni.
    Noi non cadremo in questa trappola, e non solo per amore di forme più nobili, ma perché siamo convinti che un Paese si salva se dal popolo, di contro ai dominanti, sorge una forza davvero potente e, in quanto tale, necessariamente collettiva e collegiale.

  • enea scrive:
    15 ottobre 2015 00:01

    Prego gli autori dei commenti di volermi scusare.
    Una risposta seria e circostanziata alle vostre osservazioni/obiezioni è dovuta, purtroppo sono giorni per me di attività piuttosto convulsa.
    Pendolarismo sulla Milano-Varese negli ultimi giorni dell'Expo.
    Per pompare le entrate ed arginare la voragine di bilancio stanno deportando non più semplici classi ma intere scuole, la linea ferroviaria è congestionata e i treni non vanno. Tocca sciropparsi 5 ore di viaggio al giorno per fare 30 Km all'andata e al ritorno perchè su metà dei treni che passano nemmeno si riesce a salire.
    Più vari altri articoli da scrivere dietro a quali c'è anche un lavoro di documentazione e le valigie da preparare, che nel fine settimana sarò all'estero.
    Insomma, mi capirete ma adesso non ho tempo e modo di soffermarmi seriamente sui vostri argomenti e non liquidarli con delle battute, cosa che sarebbe pure irrispettosa.

    Datemi tempo fino alla settimana prossima; appena tirerò un po' il fiato, parola d'onore, ritornerò sull'argomento rispondendovi.

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