martedì 6 ottobre 2015

L'ESERCITO DI LOCUSTE DEI PESSIMISTI di Piemme

[ 6 ottobre ]

Sergio Cesaratto così concludeva il suo bell'articolo del 2 ottobre:
«Così come non mi fascerei la testa di fronte alla difficoltà di determinare come potrebbe avvenire una dissoluzione dell’euro o una uscita unilaterale. Questa può avvenire solo in seguito a una radicalizzazione della situazione, ovvero a una rivolta popolare contro politiche che non danno prospettive di lavoro e benessere».
Un lettore subito chiosava:
«Ma di che sta parlando? La rivolta popolare non ci sarà mai. Ci potrà essere qualche rivoluzione colorata pilotata dall'esterno da qualche manina interessata ma il popolo che si solleva contro la UE è un'assurdità. E tira fuori il caso greco...lí la gente ha addirittura accettato senza battere ciglio che la sua volontà espressa nella cabina elettorale venisse tranquillamente tradita appena il giorno dopo, anzi alle elezioni ha rivotato Syriza e venite a raccontare che ci sarà la rivolta popolare?».
Perché segnaliamo questo commento?
Perché, di contro a ristrette minoranze che calcano ancora i sentieri dell'antagonismo sociale, questo discorso esprime come meglio non si potrebbe quello che Gramsci avrebbe chiamato il "senso comune" di chi sta in basso.

Cosa ci dice questo "senso comune"?  Che il sistema, malgrado le sue crepe, è considerato etereno; che chi comanda è forte abbastanza per restare al potere; che chi sta in basso non ha alcuna possibilità di modificare il corso degli eventi.

Confutare con argomenti razionali questo senso comune a poco serve, anzi a niente. Potremmo riempire pagine sulle profonde cause storico-sociali di questo smisurato senso di impotenza. Potremmo ricordare come il ciclo di prostrazione che viviamo non è inedito, che ci sono stati precedenti anche più tristi, quindi sottolineare che ogni ciclo di catalessi del conflitto sociale è destinato a dischiuderne uno di segno opposto. Oppure potremmo ricapitolare i fattori di crisi sistemica e segnalare come essi congiurino tutti verso uno sbocco catastrofico.

L'angoscia e la prostrazione sono affezioni dell'anima, e la ragione nulla può contro di esse. La loro forza contagiosa consiste in questo, che ti mettono la coscienza in pace, ti forniscono l'alibi per pensare ai cazzi tuoi, per non guardarti allo specchio e voltare le spalle davanti all'abisso. Ed a nulla servono, per contrastare questi sentimenti, gli appelli sul "dovere morale" di ciascuno di fronte alle sorti della collettività. Non si converte se non chi sente il bisogno di esserlo.

Allora? Non resta che voltare le spalle a quelli che si sono arresi ed hanno gettato la spugna. Non serve perdere tempo nel resuscitare i morti o a consolare gli sconfortati. Le ultime due generazioni sono andate in malora. Pensiamo piuttosto a quella che comincia solo adesso ad affacciarsi sulla scena. Pensiamo a raccogliere i superstiti, i pochi sopravvissuti al genocidio delle menti. Essi saranno il lievito del futuro prossimo. Diamo loro e subito una casa e un'organizzazione.

Non saranno i nostri predicozzi a disperdere l'esercito di locuste dei pessimisti. Saranno i fatti, che hanno la testa più dura della loro.




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21 commenti:

  • Anonimo scrive:
    6 ottobre 2015 10:35

    Avevo notato il commento (non mio) molto pessimistico. Voglio però osservare che al netto di tutte le ragionevoli considerazioni che esprimete, quando ammettete che bisogna rivolgersi alle nuove generazioni state dicendo di fatto la stessa cosa che dice lui. Ovvero che questa generazione, su cui esprimete un giudizio molto sprezzante, la sollevazione non la farà.

  • Anonimo scrive:
    6 ottobre 2015 10:53

    Sono l'anonimo del post che avete menzionato nell'articolo.
    Mi auguro che mi concederete una risposta.
    Scusate ma non avete capito niente di quello che ho detto.
    Non mi interessava per niente dimostrare che il popolo è bue ma che VOI e tutta la sinistra state sbagliando strategia.
    Non serve a niente partire dal presupposto materialista che se stai male economicamente ti ribelli, perché non funziona cosí.
    Occorre fare altro ossia ricostruire degli ideali e uno spirito di appartenenza degli sfruttati.
    Gli ideali non possono essere quelli vecchi e stantii di un secolo e mezzo fa. La lotta di classe non deve più essere nominata e anzi bisogna cercare in tutti i modi di costruire un fronte che accomuni il lavoro con la piccola, micro e media impresa (ossia classi che fino a oggi si sono sempre trovate in conflitto).
    Bisogna inoltre superare definitivamente e al più presto la concezione materialista del marxismo per tentare in ogni modo di rigenerare quella parte di "religiosità" che costituiva la vera forza del comunismo negli anni della sua espansione e affermazione.

    Voi e la sinistra non state facendo nulla di tutto questo. Anzi state facendo il contrario.
    Diciamo che non lo considerate nemmeno un tema di discussione (non ho mai cisto un singolo convegno che affronti questo argomento).

    Da parte mia mi limitavo a dirvi che è una fesseria scrivere: "Noi intellettuali e attivisti siamo pronti, aspettiamo solo che VOI popolo vi ribelliate". Fa ridere i polli anche se so che non ve ne rendete conto.
    Prima di questo tipo di discorsi è necessario discutere sulle modalità di comunicazione in un contesto dove il nemico

    1) adotta efficacissimi metodi di comunicazione tesi a suggestionare l'istintività più profonda e meno razionale al fine di indurre una regressione verso la soddisfazione immediata dei bisogni primari

    2) ha tutti i media a disposizione salvo la nicchia dei blog di internet

    Quindi si deve

    1) imparare una comunicazione emotiva e affettiva - che oggi non sapete fare per niente e quando ci provate vi viene malissimo - che però al contrario di quella mainstream non sia regressiva ma tenda a suscitare la voglia di consapevolezza e partecipazione. Non si può fare come fate voi che cercate solo di "far capire" razionalmente. Vi seguono in pochissimi e gli altri che non hanno tempo di approfondire non vi considerano proprio.

    2) occorre fare una selezione accurata di tutte le persone più dotate di comunicativa perché se non si trova qualcuno con un minimo di carisma i concetti che si cerca di veicolare non passeranno mai. Non affidarsi all'uomo della provvidenza ma comprendere che senza degli uomini di punta non si può competere con un nemico che ha il fascino dell'invincibilità.

    Fate dei convegni su questo invece di ripetere sempre gli stessi incontri sugli stessi argomenti dove regolarmente si dicono e ridicono le stesse cose MENTRE OGNUNO DA ANNI E ANNI RESTA ARROCCATISSIMO SULLE PROPRIE POSIZIONI.

    Voi fate come vi pare, poi però valutate i risultati. Fino adesso sembra che le cose vadano come dico io.
    Se volete approfondire sono a vostra disposizone. Prevedo però che non vi interessi molto. :)

  • Bardi scrive:
    6 ottobre 2015 11:48

    Il commentatore aveva perfettamente ragione.. saranno le contraddizioni all'interno della classe dominante a determinare la fine di questo sistema.

  • Luca Tonelli scrive:
    6 ottobre 2015 12:23

    Condivido in linea di principio...ma x chi è bloccato in questa condizione vergognosa di disoccupazione...che me ne faccio di sapere che prima o poi questo finirà?
    Intanto la vita va avanti e la nostra rimane indietro.
    Chi come me NON PUÒ PERMETTERSI di aspettare che le pecore realizzino lo stato delle cose....che deve fare?

    Parliamo terra terra proprio...come dovrei pensarla? Che dovremmo fare?
    Che alternativa c è alla depressione???

    Non me ne faccio niente di sapere che fra 20 anni la situazione migliorerà...io purtroppo devo vivere ORA!!!

  • Redazione SollevAzione risponde:
    6 ottobre 2015 14:52

    LUCA TONELLI:

    dici che il tuo problema è che "devi vivere ora", ovvero non puoi "permetterti di aspettare"... che devi pensare a mettere insieme pane e companatico... beh non possiamo aiutarti, dovresti rivolgerti qualcuno che ti dia lavoro o reddito. Ognuno di noi, da solo, non conta un cazzo, può solo suicidarsi a dosi omeopatiche.

    ALL'ANONIMO DELLE 10:53
    1. perché non ti firmi?
    2. In verità condividiamo gran parte dei tuoi ragionamenti e da anni stiamo lavorando a mettere assieme pezzi per un nuovo pensiero rivoluzionario e non facciamo solo convefgni per dire le solite cose
    3. se ci confondi con la sinistra dei sinistrati vuol dire che segui da poco SOLLEVAZIONE e MPL. Non te ne facciamo una colpa, beninteso.

    ALL'NONIMO DELLE 10:35

    (1) perché non ti firmi anche tu che con tutti 'sti anonimi non ci si raccapezza...
    (2) sì, questa generazione molto probabilmente non si solleverà. Ciò non vuol dire che non avremo conflitti, scosse, nuove crisi. Intanto che facciamo? Ci guardiamo l'ombelico? Piemme scrive: raccogliere il meglio della vecchia generazione, organizzarla, dargli un casa. Senza questo deposito di memoria di intelligenze la nuova generazione sarà senza testa, e senza testa non si andrà da nessuna parte-

  • Anonimo scrive:
    6 ottobre 2015 14:56

    Sono l'anonimo incirminato che avete elegantemente chiamato "la locusta". Vi ringrazio per questo.

    Volevo farvi notare che nonostante il vostro post sdegnato ci sono ben tre commentatroi che affermano che qualche ragione ce l'avevo anche io.
    Perché non ne parliamo qui nel thread senza astio?
    Discutendone insieme si chiariscono meglio le posizioni e magari salta fuori qualcosa di interessante.
    Comunque apprezzo che non abbiate censurato la replica.

  • Anonimo scrive:
    6 ottobre 2015 15:18

    "imparare una comunicazione emotiva e affettiva"

    In parte è il problema, a loro manca questa capacità ma forse non sarebbero buoni "combattenti" se fossero "emotivi ed affettivi", comunque sarebbe insufficiente se prima non scoppia il "petardo" nella polveriera ed anche Mazzei adesso scrive che non sa quando scoppierà. Quindi non sono del tutto d'accordo con la frase in alto, più di quello che fanno non possono fare. Il misericordioso consolatore in questa fase non avrebbe più successo di loro.

    Concordo con le osservazioni di Tonelli ma è proprio a quelli come lui (e come me) che essi rispondono "Non serve perdere tempo nel resuscitare i morti o a consolare gli sconfortati". Esprime il bisogno di selezionare in più resistenti per la battaglia, magari anche di incitarli provocatoriamente ma in una maniera polemica che trovo davvero pessima, non è la prima volta ma va bene così.

    Allora polemica per polemica (avete deciso voi passare al registro polemico), aggiungo che sono sempre stato convinto che il "padrone" è quello che ti frusta se non lavori abbastanza il "rivoluzionario" è quello che ti frusta se non fai la rivoluzione con lui, lo strumento è diverso ma la musica non cambia, specialmente se la rivoluzione stenta a decollare ed il rivoluzionario ha un motivo in più per prendersela con gli altri esprimendo la rabbia della sua impotenza sulle persone sbagliate. Però quando i tempi sono maturi il "rivoluzionario" resta sempre meglio del "padrone".

    Firmato: quello delle 10:35

  • Francisco Goya scrive:
    6 ottobre 2015 16:31

    No, scuste, così non si può fare.
    L'anonimo delle 15:18 mente, si firma "quello delle 10:35" ma è una balla.
    Io sono l'anonimo delle 10:35 e dico le stesse cose in un altro blog quindi ci sono persone che scrivono qui e in quell'altro che sanno benissimo chi sono.
    Ora entrerò con google così i furbetti non ci provano più.

  • Francisco Goya scrive:
    6 ottobre 2015 17:16

    @Redazione

    Innanzitutto ripeto che chi ha scritto il post delle 10:35 e che ha scritto anche il commento sul quale avete scritto l'articolo (voi chiamandomi locusta...) sono io e non l'anonimo delle 15:18. Pure questo si doveva vedere.

    Vorrei darvi una risposta argomentando per esteso se avrete la pazienza di leggerla.

    1) non mi firmo con nome e cognome perché per esempio mi avete chiamato "locusta" scrivendo un post appositamente per additarmi al pubblico ludibrio. E questo come anonimo in un blog, figuratevi cosa è successo le poche volte che ho avuto la brillante idea di esprimere le mie idee "controcorrente" in un'assemblea dal vivo.
    Non vi accomuno ai sinistrati perchè vi ritengo uguali ma perché come loro fate alcuni errori che a mio avviso sono gravissimi (fatte salve le vostre intenzioni che sono ovviamente ottime).

    2) per esempio in un altro blog, una persona che conoscete, si è incazzata di brutto perchè sostenevo che la lotta di classe è un concetto che va rielaborato radicalmente dato che oggi non fa più presa e in realtà così come era concepito nel passato oggi non significa più niente.
    Mi sono preso le parolacce dopodiché la stessa identica persona - avendo letto il post di Porcaro che avete pubblicato qui, in cui si diceva appunto che la lotta di classe va ripensata - ha dichiarato che in effetti erano idee sulle quali valeva la pena di riflettere. Allora vedete che è come dico io e cioè che non conta solo (purtroppo) ciò che dici ma "chi sei". Porcaro è conosciuto, è un intellettuale (o anche Preve se si vuole) per cui lui va ascoltato mentre io o uno qualsiasi senza "qualifica" diciamo automaticamente solo cazzate.
    Quindi bisogna "coltivare" e selezionare gente che abbia un certo carisma o almeno un certo appeal anche se, adesso come adesso, il vero leader della sinistra non lo vedo da nessuna parte. Lo si può costruire però, ma solamente se si comprende che questo deve diventare il soggetto di discussioni di gruppo approfondite. Anche di convegni in cui finalmente si parla del perché il popolo non ci segue più e di come fare per recuperare il contatto.

    3) vi seguo da tempo e so che ai vostri incontri avete invitato "addirittura" un prete (bravissimo), Don Formenton che essendo una persona molto intelligente ha capito subito la straordinaria potenza di questo Papa eccezionale.
    Vi faccio un piccolo esempio su Francesco: sapete che oggi si discute molto sul senso delle libertà personali che alla fine sono, per dirla in breve, una fregatura. Si scrivono pagine e pagine dotte, a volte enfatiche che capiscono solo in pochi, quelli che hanno il tempo di leggere tutta quella roba.
    Il Papa invece lo ha detto recentemente in due paroline con una forza straordinaria:

    "Oggi le persone hanno moltissime "libertà" ma non hanno nessuna "autonomia"".

    Ha centrato il punto con una precisione disarmante. Autonomia significa che sei in grado tu stesso di dare un ordine alla tua esistenza il che significa che le libertà non bastano e anzi sono un inganno se poi non ti consentono di fare politica come soggetto sociale e come individuo. SEGUE

  • Francisco Goya scrive:
    6 ottobre 2015 17:16

    CONTINUA

    Questo per dirvi come sia importante ripensare ed elaborare i concetti fondamentali della propria visione politica:

    a) in una forma sintetica forte

    b) adattandoli ai tempi

    c) veicolandoli tramite una figura di carisma. Il Papa il giorno della sua elezione si è presentato e ha detto con tono dimesso, in un italiano approssimativo: "Bonasera". E' successo il finimondo, la gente era in delirio. Lo diciamo voi o io e ci prendono per scemi.

    4) Porcaro però, che seguo con molto interesse, fa il solito errore del borghese quando dice che non deve essere più la classe la categoria di elezione per costruire una soggettività politica ma ci si deve riferire al "cittadino".
    Non funziona, è troppo politically correct, quasi buonista; perché "cittadino" sono tutti, anche i padroni, anche le oligarchie internazionali che comunque hanno il loro bravo passaporto che testimonia la loro "cittadinanza" tale e quale alla nostra che non abbiamo nulla in comune con loro.
    Ci vuole un concetto inclusivo per noi ed "esclusivo" per loro.
    Ad esempio è importantissimo battere sull' "uguaglianza"; non intesa come uguali stipendi o anarchia irrispettosa delle gerarchie necessarie nel lavoro o anche in un'azione politica ma come principio di rispetto generalizzato, di obbligo della comunità di fornire una vita dignitosa per tutti e soprattutto come possibilità per chiunque di realizzare le proprie aspirazioni. Questo implica che si può acquistare potere o ricchezza anche in enormi quantità ma non si può tramandarli interi alle generazioni successive della propria famiglia.
    Il privilegio deve comportare degli obblighi ossia, in altre parole, il mantenimento della rendita di posizione deve essere scoraggiato.
    E' molto difficile far passare una simile idea ma intanto cominciamo a battere sull' "uguaglianza" alla quale nessuno può negare il proprio consenso pena il rivelarsi come un amico delle oligarchie. Vi ricordo che De Blasio ci è diventato sindaco con l'uguaglianza. Il tutto facendo presente che l'alternativa porta inesorabilmente a una sempre maggiore disuguaglianza che travolgerà i lavoratori ma anche e soprattutto la classe media che perderà il proprio benessere e il proprio peso politico oggi ancora molto importante. Conviene a tutti.

    Questo come primi accenni poi speriamo che si sviluppi la discussione.

    P.S.: Non è un compito leggero perché sapete bene che a sinistra certe idee sono molto sclerotizzate. Se non si smuove il terreno su questo lato rimarremo sempre nel pantano.

  • PiEmme scrive:
    6 ottobre 2015 17:34

    Ringrazio i commentatori del mio articolo, anche per le loro critiche radicali.
    Continuiamo pure questo dibattito.
    Temo tuttavia che non ne verremo a capo, men che meno se la buttassimo nello psicologismo.
    Alla base dell'impegno politico c'è certo, come istanza primigenia, una ribellione morale contro l'esistente.

    Poi, dopo i primi rovesci, davanti alla durezza della lotta, questa molla si rivela scarica, tanto più ciò è vero se il sistema ha così tanta forza materiale e ideologicamente pervasiva.

    Il disincanto davanti alle masse lavoratrici, proletarie e plebee che voi manifestate non cade dal cielo, è anzi un figlio della potenza materiale e ideologica dei dominanti, venuto al mondo con un brutale parto cesareo, coinciso con il crollo del socialismo sul finire del XX secolo. I rivoluzionari sono stretti in una spietata tenaglia ideologica, le cui due morse sono, la prima che questo è il solo e migliore mondo possibile e l'altra, l'idea nichilista che il nulla avrebbe oramai vinto sull'essere e sul logos.
    Orbene, potrei rispondervi alla marxista e farvi un pistolotto sulle contraddizioni insuperabili di questo modo di produzione, e che esse sono destinate all'esplosione violentissima, quindi sulla necessità di attrezzarsi allo scontro. Ho la sensazione che siate appunto coloro con i quali, giunti a questo punto dell'inabissamento della coscienza, la ragione o logos nulla possono.

    Tantomeno potrete mai capire chi come me, oltre ala ragione, ha una fede incrollabile nella rivoluzione sociale.
    Sì, mettiamola così, è tutta una questione di fede, quella fede nell'uomo, nei popoli e in voi stessi, che il sistema vi ha scippato alla chetichella per nutrirsene.

    senz'astio
    Piemme

  • Anonimo scrive:
    6 ottobre 2015 19:23

    “Il disincanto davanti alle masse lavoratrici, proletarie e plebee che voi manifestate non cade dal cielo, è anzi un figlio della potenza materiale e ideologica dei dominanti, venuto al mondo con un brutale parto cesareo, coinciso con il crollo del socialismo sul finire del XX secolo” (Piemme).

    Credo che qui stia il punto.
    E’ diventato luogo comune (anche fra gli oppressi e sfruttati) che il capitalismo è il migliore dei modi POSSIBILI, che tutto il male che può arrecare e reca è comunque minore di ciò che qualsiasi tentativo di superarlo (al di là delle intenzioni più o meno buone con le quali lo si attua) è necessariamente destinato ad arrecare.

    “Hic Rhodus, hic salta!”

    Ma dalla caduta del muro di Berlino si è “ballato” poco o nulla (da parte delle sinistre più o meno rivoluzionarie), e dunque questo luogo comune reazionario si è inevitabilmente irrobustito e diffuso, fino a diventare vero e proprio “senso comune”.
    Tutt’ al più ci si è premurati si smarcarsi da quelle esperienze (dette del “socialismo reale”), sbrigativamente liquidate come fallimentari.
    Ci si è profusi in distinguo, in critiche (“bisognava fare così invece di colà”, e professioni di estraneità verso di esse (“noi non faremo questo, né quello ma invece quest’ altro e quest’ altro ancora”).
    Pero c’é un piccolo particolare molto importante: i vari “colà”, “quest’ altro” e “quest’ altro ancora” stanno nel mondo etereo delle idee e delle buone intenzioni (mi verrebbe da dire: nel cielo iperuranio in buona compagnia con le idee platoniche), mentre il “s. r.” con i suoi fatti e misfatti, esattamente come il capitalismo reale con i suoi pochi fatti e molti e sempre più gravi misfatti, stanno (stava) concretamente, effettivamente sulla terra, nel mondo reale.

    Non voglio dire ovviamente che non siano stati fatti errori anche gravi da parte dei gruppi dirigenti e anche delle masse impegnate il quelle esperienze (ovvio, se non altro per il fatto stesso che sono state sconfitte), e che su tutto ciò è necessario studiare con grande impegno.
    Intendo dire che però preliminarmente bisogna stabilire se sono FALLITE o se invece, come io credo, sono state SCONFITTE (ben diversa cosa: nel primo caso bisogna cercare altre strade, possibilmente non nel’ iperuranio platonico, ammesso che ve ne siano; nel secondo caso bisogna rifare gran parte di ciò che è stato fatto, concretamente, sulla terra, nel modo reale, vedendo di evitare gli errori che hanno portato alla sconfitta).
    E soprattutto, se non si vuol fare del platonismo, si deve essere realisti, si deve capire e far capire agli oppressi e sfruttati un’ elementare verità di buon senso: che non è possibile avere la botte piena e la moglie ubriaca.
    Cioè che, al di là di errori e limiti che ci sono stati e che si dovrà cercare di evitare, qualsiasi socialismo realisticamente possibile (non platonico) non potrà non avere, accanto a enormi vantaggi per gli attuali oppressi e sfruttati, anche qualche consistente svantaggio o elemento di minor attrattività rispetto al capitalismo.

    (CONTINUA)

    G.B.

  • Anonimo scrive:
    6 ottobre 2015 19:29

    (CONTINUAZIONE)

    Per dirlo molto terra terra: avevano le Trabant, mentre nel capitalismo si va dalle Ferrari alle Panda (che sono pur sempre meglio delle Trabant); però in cambio avevano scuola gratis, sanità gratis, pensioni.
    Siamo sicuri che si possano conciliare Ferrari e stato sociale?
    Sono convinto che l’ esperienza dimostra che non si può: qui da noi lo stato sociale c’ è stato fintanto che “là” è esistito il “s. r.” e il capitalismo ha dovuto subirlo obtorto collo; tant’ è vero che appena sconfitto il “s.r.”, avendo ottenuto la possibilità di smantellarlo, ha iniziato subito a farlo con straordinaria alacrità (certo c’ è voluto del tempo e ancora l’ opera non è del tutto compiuta, perché esiste una certa “inerzia della storia” e nessuno si farebbe sottrarre quelle grandi conquiste di civiltà senza cercare in qualche modo di opporsi, di resistere).

    Per me quel che manca oggi alle vittime del capitalismo è innanzitutto e soprattutto questa consapevolezza, che le sinistre più o meno velleitariamente rivoluzionarie si sono ben guardate dal coltivare, che è meglio avere la Trabant e una scuola pubblica come si deve, una sanità gratuita e la pensione; e che pretendere di avere anche solo la Panda, e magari la Golf, e magari la Porsche, e magari la Ferrari, ma anche solo la Panda, e scuola, sanità e previdenza sociale è come pretendere di avere botte piena e moglie ubriaca.

    Grazie per l’ attenzione e la pazienza che certamente dovrete esercitare per sopportare queste veteroconsiderazioni di veterobuonsenso politicamente scorretto (molto più politicamente scorretto di qualsiasi proposta rivoluzionaria di “socialismo più o meno umano” e utopisticamente indenne non solo da inevitabili errori e limiti soggettivi ma anche -e questo è molto più importante- da non meno inevitabili oggettivi limiti ed elementi “relativamente indesiderabili”; ma complessivamente di gran lunga preferibili a quelli ben più sostanziosi, e oggi sempre più incivili e barbarici, che sono inevitabili nel capitalismo REALE).

    Giulio Bonali

  • Lorenzo scrive:
    7 ottobre 2015 01:47

    Non credo di essere l'ultimissimo arrivato in campo dottrinario, ma la risposta di Piemme mi è oscura. Come si fa a mettere assieme ragione e fede? Sono due termini antinomici. O forse tali non ti appaiono nel contesto di una concezione hegelo-marxiana della storia come plesso di forze dinamico? Vorrei capire.

    Che vuol dire "il nulla avrebbe vinto sull'essere e sul logos"? Io pensavo che il marxismo fosse una filosofia MATERIALISTA. A quale "essere" ti riferisci? Mi pare oltretutto che tu tenda ad apparentare sotto la nozione di "nulla" ogni forma di pensiero che esuli dal tuo concetto di logos, sicché fuori dalla tua accezione del marxismo ci sarebbe solamente una notte indistinta nel cui ambito liberismo, fascismo, positivismo logico, esistenzialismo e filosofia dei valori convivono tutti sotto il medesimo tetto. E' così?

    Non capisco nemmeno l'accenno all'imminenza di un'esplosione violentissima. Goya non nega che le cose stiano così. Dice che, senza un diverso approccio educativo nei confronti delle masse, queste resterannno inerti o verranno Attratte da altre ideologie. Tu, se ben capisco, apparenti questo approccio all'aborrito nulla nichilistico. Ma come rispondi sul merito? Che invece bisogna avere fiducia nelle virtù morali ed intellettive delle masse, che finiranno per sensibilizzarle al vostro approccio dottrinario e concettualizzato?

    Grazie in anticipo per le risposte che vorrai darmi.

  • Ippolito Grimaldi scrive:
    7 ottobre 2015 02:01

    Devo confessare che tra tutti questi anonimi non mi raccapezzo tanto.Volevo comunque fare i miei complimenti a Francisco anche e soprattutto per aver posto l' accento sul tema dell' uguaglianza, o meglio delle.disuguaglianze; ritengo sia un tema centrale ed attualissimo anche in chiave europea, basti pensare che esiste una maggiore disuguaglianza tra le oligarchie tedesche ed i poveri della Grecia piuttosto che tra oligarchie e poveri di uno qualunque stato nazionale europeo, con tutte le conseguenze sulla efficacia della effettiva rappresentanza ed esercizio del potere in assenza di vere istituzioni democratiche europee.
    Un tema centrale in cui bisogna però recuperare anche i temi della critica premarxista al comunismo che vedeva nella tendenza all' uguaglianza verso il basso il fondamento della società degli straccioni che si è poi compiutamente realizzata nei regimi socialisti del secolo scorso.
    Per quanto riguarda invece gli altri temi della discordia inviterei a limitare i toni di una polemica inutile che rischia di farci assumere o meglio di farci interpretare, a torto, come dei velleitari nostalgici gli uni e degli ignavi gli altri.
    I punti di vista non si escludono vicendevolmente ed infantilmente, ma piuttosto dovrebbero complementersi dando forza sinergica alla diffusione delle idee nel maggior numero di persone seguendo le varie sensibilità individuali.
    Possiamo negare che esista ancora la necessità di una lotta di classe?
    Possiamo negare che esista un conflitto distributivo?
    Possiamo negare che tale conflitto riguardi non solo e non più il capitale/lavoro?
    Possiamo negare che esista un grave problema di uguaglianza e che il progetto del capitalismo ludopatico spinga verso una sempre maggiore disuguaglianza?

  • Anonimo scrive:
    7 ottobre 2015 09:13

    Secondo me l'impegno politico non può prescindere dalla visione che si ha di “essere umano”.
    A cosa dovrebbe puntare l'impegno politico se non a creare o difendere le condizione esterne (sociali-economiche) che meglio garantiscano l'espressione creativa del potenziale umano?

    E se riconosciamo l'amore quale epicentro ontologico-energetico del potenziale umano (che quando felicemente dispiegato ci accompagna da qui https://www.youtube.com/watch?v=DR2DbU5Uq-4 a qui https://www.youtube.com/watch?v=ceDpf0dNjD0 ) significa che ci è nota l'esperienza totalizzante di quando ci sentiamo in sintonia con l'esistenza, così che testa, cuore, braccia e parole seguano. Certo che avremo una comunicazione affettiva-emotiva, o solo lacrime e silenzio, tutte le volte che ci sarà possibile la libertà interiore di celebrare questo mistero (la vita...è gratis!!!).
    Solo incominciando a riconoscere quel che c'è, in noi e fuori di noi, dandogli spazio e esprimendolo, recuperiamo la distanza necessaria alla nostra consapevolezza per poter funzionare, per osservare il volo della locusta allontanarsi dal nostro cuore.

    Cosa fare con quelli che hanno una visione di umanità diversa e hanno avuto la malasorte di trovare soddisfacente compensare la mancanza d'amore con il potere e il denaro?
    Per me, la cosa più importante è continuare a celebrare, da soli o in compagnia, creando attorno a noi quella fiducia estasiata che possa scuotere anche chi si crede fortunato per la prospettiva di morire ricco e famoso; condividendo il pane (soprattutto spirituale) con “quelli che hanno letto un milione di libri e quelli che non sanno nemmeno parlare”...perché prima o poi quando la Storia bussa “te li trovi tutti con gli occhi aperti che sanno benissimo cosa fare” (FdG).
    Prezioso è anche il lavoro, come quello della redazione, per contrastare la disinformazione che ci manipola e distrae, con strategie della tensione e giù di lì, non bastassero le incombenze delle strategie delle pulsioni http://psicofelicita.blogspot.it/2014/07/regole-attrazione.html .

    La rivoluzione non è una questione di fede e nemmeno di esiti storici, per chi “è” rivoluzionario.
    Lo può essere (una questione di fede) per chi “fa” la rivoluzione.
    La rivoluzione prima che prassi e teoria è porsi il tema di come superare il dolore per il sopruso dell'uomo sull'uomo, che dovrebbe venire subito dopo il sentimento di compassione per l'essere umano, mai completamente responsabile del ruolo a lui più prossimo di vittima, carnefice o salvatore.

    L'importante è usare il potere senza farsi usare dal potere: da imprenditori, rivoluzionari o imprenditori/rivoluzionari (l'editoriale di Majid “Potere e potere”: per i nati come me con il televisore a valvole: sfogliare e ingrandire con il cursore http://www.renudo.it/re-nudo-29-danza-potere/#more-2664 ).
    francesco

  • PiEmme scrive:
    7 ottobre 2015 11:56

    LA RAGIONE, LA FEDE... E LA TRABANT

    Debbo una risposta a Lorenzo.

    Infondo mi sembra tu sia prigioniero dell'aforisma di Pascal per cui: "Il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non capisce".
    Occorre respingere questa scissione, che sia certo razionalismo illuministico che certo fideismo anti-illuminiistico hanno invece radicalizzato. Mi becco volentieri l'accusa di essere un tomista e quindi, senza esitazione, affermo che la ragione può ben comprendere ed accogliere le "ragioni del cuore", che ragione e fede possono e debbono andare a braccetto e, se ci vanno, la loro potenza poietica e materiale è invincibile. Bisogna avere fede nella ragione, ove la ragione ci indica che una società priva di disparità, diseguaglianze di classe e conflitti non è solo auspicabile ma possibile. Questa società la chiamo socialismo.

    Come sostiene Heidegger nella sua critica alla metafisica, l'uomo si pone da sempre una domanda: "Perché c'è l'essere e non il nulla", ma allora "l'essere" non è altri che l'uomo che si pone questa domanda e nel quale il logos s'incarna, mentre il "nulla" è l'approdo inevitabile a cui conduce l'alienazione, ovvero questo porre il logos o ragione in una qualche sfera oltremondana, di qui l'idea che l'uomo sia costitutivamente segnato dal peccato, un legno storto, destinato allo scacco esistenziale.

    Per quanto concerne ...le masse. Non penso affatto che esse possano redimersi dalla loro abiezione grazie ad un diverso "approccio educativo". Qui vedo una miscuglio di avanguardismo soreliano e di teoria elitaria paretiana. La coscienza delle masse non muta come quella di un singolo. Solo potenti scossoni oggettivi causano rovesciamenti del "senso comune", le avanguardie possono aiutare, ove la situazione concreta lo consenta (e non sempre lo consente), il compiersi di questi rovesciamenti. Se una situazione non è oggettivamente rivoluzionaria, o non tende a diventarlo, non c'è "approccio educativo" che tenga. Questo conta, ma solo per convertire ristrette cerchie.

    Per rispondere infine al Bonali: perché mai se abbiamo sanità, istruzione gratuita, servizi pubblici ecc. dovremmo accettare di avere una scassata e inquinante Trabant e non una Panda? Perché mai, dati i livelli inusitati di produttività del lavoro già raggiunti non sarebbe possibile avere assieme servizi gratuiti per tutti ed un'utilitaria dignitosa? C'è ben poco marxismo in questo ragionamento di Bonali. Con l' egualitarismo nella miseria non andiamo lontano.

    PiEmme



  • Fiorenzo Fraioli scrive:
    7 ottobre 2015 15:01

    Questo commento me lo prendo e lo pubblico sul mio blog (citandoti).

  • Anonimo scrive:
    7 ottobre 2015 17:01

    Visto che vi ho inviato questa replica circa alle 13,30 e che non l’ avete ancora pubblicata mentre avete frattanto pubblicato la clacque di Fiorenzo Fraioli, iviata almeno un’ ora e mezza dopo, provo a rimandarla, confidando in un semplice disguido (se fosse stata pubblicata tempestivamente sarebbe comparsa molto più appropriatamente appena dopo la domanda retorica di Piemme “perché mai se abbiamo sanità, istruzione gratuita, servizi pubblici ecc. dovremmo accettare di avere una scassata e inquinante Trabant e non una Panda? Perché mai, dati i livelli inusitati di produttività del lavoro già raggiunti non sarebbe possibile avere assieme servizi gratuiti per tutti ed un'utilitaria dignitosa? C'è ben poco marxismo in questo ragionamento di Bonali. Con l' egualitarismo nella miseria non andiamo lontano [men che meno con l’ utopismo, N. di R.]”).

    Per il semplice fatto che (volendo continuare, per evidenti motivi di spazio, a “lavorare di accetta” come nel precedente intervento criticato da Piemme) per produrre oggetti più prestanti e pregiati occorre lavorare alquanto “col pepe sul culo”, in maniera forsennatamente disumana, come solo il capitalismo può ottenere si faccia (anche grazie alla minaccia sempre incombente della disoccupazione, che nel fu “socialismo reale” non esisteva; sic! Scusate se è poco); ma con tutte le altre inevitabili conseguenze intrinsecamente proprie del capitalismo, che nei “gloriosi anni ’50 - ‘80” erano state in parte attenuate anche con il determinante contributo della coesistenza conflittuale del “s. r.”.

    Il semplice buon senso non va contro il marxismo, che certamente lo supera dialetticamente in quanto scienza (umana), ma certamente non si limita a negarlo.

    Nel “s. r.” c’erano le Trabant (ma non mi pare un polemizzare intelligente fossilizzarsi su questo esempio volutamente caricaturale, proposto da parte mia, anche un po' autoironicamente, per far capire il problema in poche parole; certo che le Panda si sarebbero potute produrre; le Ferrari e le Porsche certamente no; le Golf non saprei…), ma non si viveva certo nella miseria!!!
    La miseria è invece stata reintrodotta in quei paesi dalla restaurazione capitalistica (e fra l’ altro non ha senso paragonare Romania o Bulgaria con Gran Bretagna o Francia -che fra l’ altro rapinano e sfruttano mezzo mondo- ma casomai con India e Brasile; o meglio: la Romania e la Bulgaria di allora con la Romania e la Bulgaria e di oggi, paragone assai lusinghiero per il “s. r.”! Questo se, sempre in omaggio al buon senso e non in contraddizione col marxismo si vuol ragionare realisticamente e non cadere nel platonismo, che di sicuro col marxismo é inconciliabile).

    “Il” Bonali (Giulio, almeno per compagni ed amici)

  • Lorenzo scrive:
    9 ottobre 2015 14:18

    Piemme, per quanto attiene all'atteggiamento delle masse ti invito a guardare il film "No. I giorni dell'arcobaleno". Si impara tanto anche dal medium cinematografico!

  • PiEmme scrive:
    10 ottobre 2015 12:56

    Lorenzo

    vedrò di seguire il tuo consiglio e di vedere quel film.

    PiEmme

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