FORUM DEI POPOLI MEDITERRANEI

lunedì 22 giugno 2015

PERCHÉ MI AUGURO CHE NON CI SIA ACCORDO TRA UE E GRECIA di Giorgio Cremaschi

[ 22 giugno ]
Idioti! 
Pare che così commentasse il presidente del consiglio francese Deladier rivolto alle folle festanti che lo accolsero per l'accordo di Monaco del 1938, ove la grande Germania di Hitler umiliava la piccola Cecoslovacchia con il concorso di tutta l'Europa. Naturalmente tutto è diverso da allora e i paragoni son sempre forzature, se non per tre singolari coincidenze. La prima è che la piccola Grecia con un Pil inferiore al 2% della Ue si trova ad una tavolo con rapporti di forza a proprio danno simili a quelli della Cecoslovacchia del 1938. La seconda è che un eventuale accordo di Bruxelles provocherebbe in Europa una euforia incosciente simile a quella di 77 anni fa. La terza è che l'accordo, almeno per la Grecia, non risolverebbe nulla, rinviando solo per un po' di tempo la resa dei conti con il tentativo di quel paese di abbandonare le politiche di austerità. Purtroppo in assenza di mutamenti profondi nelle politiche economiche della Germania e di tutta la Ue, un eventuale compromesso di facciata che allentasse il cappio del credito sulla Grecia, servirebbe solo a logorare la credibilità ed il consenso del governo di Syriza, servirebbe a "renzizzare" Tsipras. Poi tra qualche tempo la Ue e la Troika tornerebbero all'attacco, per far definitivamente fallire il solo esperimento politico di sinistra nel continente europeo colpito dalla crisi e così riproporre con ancora più arroganza la politica di austerità.
Queste considerazioni non rappresentano in alcun modo una critica al governo greco. Nessun europeo di sinistra ha diritto oggi di suggerire o proporre ai greci, di fronte al silenzio, alla complicità, alla rassegnazione che in tutto il continente ha accompagnato l'intervento della Troika verso quel paese. I grandi sindacati, i partiti socialisti son stati o complici dei creditori o passivi. La sinistra radicale non è riuscita a fare nulla di significativo. Le nuove forze indignate son troppo giovani e troppo legate alla crisi dei loro paesi per costruire una iniziativa internazionale. La destra euroscettica conservatrice e fascista ovviamente ha solo da guadagnare dal crollo delle speranze suscitate da Syriza. In sintesi, la Grecia è sola e noi possiamo solo colpevolmente stare a guardare. Ciò nonostante c'è da augurarsi che il confronto impari di Bruxelles si concluda senza accordo e che l'Europa precipiti nella crisi di sistema che merita e che è necessaria perché le cose cambino.
Sgomberiamo il campo dai valori civili e morali. Questa Europa li ha sommersi nelle scogliere di Ventimiglia e nelle frontiere del Donbass ucraino ove sostiene truppe che si fregiano di simboli nazisti. Se nel passato si era potuto coprire gli interessi finanziari con i superiori valori democratici del continente, oggi questa ipocrisia mostra tutta la sua malafede. Questa Europa difende solo le sue ricchezze e i suoi ricchi, e cerca di associare i suoi sempre più numerosi poveri a questa lotta contro il testo del mondo. Non c'è nulla di progressivo e avanzato in un continente che distrugge il suo più importante risultato, lo stato sociale, e poi cerca di indirizzare la rabbia dei suoi esclusi verso quelli che stanno fuori. Se si ragionasse sul piano morale questa Europa sepolcro imbiancato meriterebbe solo di essere travolta.
Ma anche sul piano più cinicamente economico bisogna augurarsi la rottura. Il merito della cosiddetta trattativa tra il governo greco e la Troika è di aver fatto emergere due verità di fondo. La prima è che l'Unione e europea è guidata dalla Germania, è un sistema planetario con al centro il sole tedesco. Questo sistema si confronta poi con quello che ruota attorno agli Usa, con il Fmi, persino con i Brics. Ma sempre secondo gli interessi e le regole dettate dal paese guida. Non c'è l'Europa, c'è la Germania. La seconda verità l'ha brutalmente ammessa il ministro delle finanze tedesco Schauble, che ha dichiarato che Euro ed austerità sono la stessa cosa. È vero, la moneta unica non è solo una moneta, ma un modello di sviluppo economico. Basta guardare i trattati che l'hanno istituita, a partire da quello che varò il serpente monetario europeo nel 1979, al quale il Pci di Enrico Berlinguer si oppose rompendo la politica di unità nazionale con la Dc. Per poi passare a Maastricht, al fiscal compact e a quel mostruoso pareggio di bilancio costituzionale, che fa sì che il ministro Padoan possa rimproverare alla Corte Costituzionale di non essere compatibile.
L'Euro e le politiche di austerità sono coniate dalla stessa zecca e hanno lo stesso corso legale, anzi hanno lo stesso scopo. Quello di affermare sul continente europeo un sistema di capitalismo selvaggio che travolga diritti del lavoro, contratti, servizi, pensioni e scuola pubblica. Un modello americano a trazione tedesca questa è l'economia dell'Euro. È riformabile? La vicenda greca di questi mesi dimostra di no. La questione non è il debito. Un mese di quantitative easing con cui la Banca Centrale Europea finanzia il sistema bancario perché finanzi il debito, vale 70 miliardi. La Grecia ne chiede 7. Quando nel giugno 2011 il presidente Napolitano proclamò la necessità dei più ampi sacrifici per ridurre il debito, questo era pari a 1900 miliardi. Ora siamo a 2200 miliardi, trecento in più, una cifra pari a tutto l'ammontare del debito greco. Ma l'Italia è virtuosa perché ha tagliato le pensioni e garantito la libertà di licenziamento e persino di spionaggio dei lavoratori. L'Italia è virtuosa perché fa le "riforme" chieste dalle banche e aggiunge altre privatizzazioni alle tante già disastrosamente realizzate. L'Italia è virtuosa perché il suo governo riceve gli applausi di Marchionne. La Grecia invece con il nuovo governo ha timidamente tentato di fare un'altra politica, e per questo va posta all'indice.
Questa Europa non è riformabile, così come non lo era quella dominata dalla Santa Alleanza degli imperatori del 1848. Certo se scoppiasse una rivoluzione in Germania tutto cambierebbe. Ma in attesa che quello accada, la sola possibilità di costruire un'alternativa all'austerità sta nella rottura della macchina europea e del suo cardine monetario: l'euro. Come ha scritto Papa Francesco nella sua Enciclica Laudato Sii: "Non basta conciliare, in una via di mezzo, la cura per la natura con la rendita finanziaria, o la conservazione dell'ambiente con il progresso. Su questo tema le vie di mezzo sono solo un piccolo ritardo nel disastro..." Lo stesso vale per i diritti sociali, non c'è conciliazione tra essi e l'austerità, non c'è una via di mezzo.
Per questo una rottura a Bruxelles ci porterebbe in una terra sconosciuta, come ha detto Draghi, dove le vecchie politiche di austerità non potrebbero più essere imposte e guidate con il pilota automatico. Certo non sarebbe il ritorno all'Eden, ma a quel punto le politiche pubbliche e di eguaglianza sociale avrebbero una possibilità, possibilità che viene totalmente negata dal sistema europeo attuale. La crisi della moneta unica farebbe avvicinare l'Italia alla Grecia, alla Spagna, a paesi con economie e problemi simili e forse fermerebbe anche la marcia angosciante e catastrofica verso il confronto militare con la Russia. Insomma la rottura dell'Europa dell'euro non sarebbe la soluzione, ma la premessa indispensabile per trovare una soluzione giusta alla crisi. La Grecia naturalmente all'inizio verrebbe sottoposta a tutte le minacce e rappresaglie possibili e sarebbe necessaria verso quel paese la solidarietà che finora non c'è stata. Ma alla fine, magari con opportuni accordi con i BRICS, quel paese mostrerebbe a tutto il continente che la via sconosciuta costruisce più futuro di quella nota che non porta a nulla.
Ma qui mi fermo perché è molto più probabile che alla fine un accordo finto si trovi e che tutto continui andare avanti verso il baratro. A quel punto l'opinione pubblica europea e le Borse festeggeranno lo scampato pericolo. Idioti.

* Fonte: Huffington Post
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13 commenti:

  • Anonimo scrive:
    22 giugno 2015 13:36

    Solo un appunto, la Germania ha tanto potere perchè i nostri politici gli concedono carta bianca, visto che gli interessi padronali sono comuni.

    Per il resto condivido tutto.

    Riccardo.

  • Anonimo scrive:
    22 giugno 2015 14:54

    Anche Cremaschi cita il Papa.
    Leggetela la " Laudato si' " che è interessante

    Vi cito un passaggio che nessuno ha riportato ma che è fondamentale: il Papa dice che dobbiamo rifiutare l'economia e la cultura dello spreco, che dobbiamo essere più sobri e austeri. La cosa interessante è che non lo dice come un banale ammonimento ad accontentarsi di poco ma sostenendo che questo nuovo atteggiamento anticonsumistico di misura e moderatezza servirà a fare pressione contro lo strapotere delle classi dominanti.

    E un altro punto veramente notevole è quando dice:

    "Tale paradigma fa credere a tutti che sono liberi finché conservano una pretesa libertà di consumare, quando in realtà coloro che possiedono la libertà sono quelli che fanno parte della minoranza che detiene il potere economico e finanziario."

    Una certa minoranza è l'unica porzione di umanità veramente libera perché "detiene il potere economico e finanziario" ossia "papale papale" il concetto marxiano che le fondamenta dei fatti sociali si ritrovano nei criteri di accesso per determinati gruppi ai mezzi di produzione della ricchezza.

    Sono convinto che un'alleanza con il cattolicesimo progressista che fa capo a Francesco darebbe una spinta enorme alla sinistra (quella vera).

  • Peter Yanez scrive:
    22 giugno 2015 15:11

    Se "La destra euroscettica conservatrice e fascista ovviamente ha solo da guadagnare dal crollo delle speranze suscitate da Syriza" perché Cremaschi si augura che non ci sia accordo tra UE e Grecia ?

  • Anonimo scrive:
    22 giugno 2015 15:47

    Yanez...

    Ma scusa neh...perché nell'ottica di Cremaschi il crollo delle speranze suscitate da Syriza coincide con l'accordo...cioè l'accordo è implicitamente una sottomissione e quindi un tradimento di queste speranze sucistate da Syriza...compris?

  • Anonimo scrive:
    22 giugno 2015 17:32

    Temo che Cremaschi si illuda un po' ingenuamente quando dice che l'accordo porterà verso il baratro.
    Credo che invece si stabilirà una situazione della quale nessuno si lamenterà davvero e in cui le flebili spinte alla lotta contro le clssi dominanti si acquietrà di fronte ai rally di borsa e qualche piccola concessione di facciata ai lavoratori.
    La prova che sarà come dico la avremo dalle reazioni del popolo greco. Se si scatenerà la protesta sarà un conto ma se la gente non scenderà in piazza e ci si limiterà a qualche dissenso interno a Syriza non ci sarà più nulla da fare.

  • Ippolito Grimaldi scrive:
    22 giugno 2015 18:46

    In molti facciamo il tifo perchè la Grecia esca dall' euro, una sorta di "armiamoci e partite" o " andate avanti voi che a noi scappa da ridere".
    Fare i rivoluzionari col culo degli altri fa fine e non impegna.
    Solo i greci possono decidere del loro futuro, nel bene e nel male a noi spetterebbe solo un po' di solidarietà se ne siamo caoaci e non dispensare consigli non richiesti.

  • Anonimo scrive:
    22 giugno 2015 19:10

    Ippolito

    Esatto caro Ippolito, sono d'accordo.
    Vedremo come reagirà il popolo greco all'eventuale accordo; se non protesterà o se addirittura lo prenderà come una vittoria noi dovremo soltanto rispettare la loro decisione (capendo che certe decisioni senza una dichiarata volontà del popolo non le puoi prendere né in Grecia né qui da noi). Voglio dire: loro almeno hanno eletto Syriza, noi popolo italiano abbiamo votato per il PD...non so se mi spiego...

  • Anonimo scrive:
    22 giugno 2015 20:59

    Parole chiare e "sacrosante": all' "Europa", come a tutti gli strozzini, serve che gli usurati (in primis la Grecia, ma anche noi...) non schiattino ma restino in vita il più possibile (in condizioni criticissime) per continuare a spolparli.

    Se uscire dell' Euro e dall' "Europa" é un salto nel buio, meglio saltare nel buio che restare immersi nella merda fino alla bocca e alle narici stando in punta di piedi (si sa mai che "nel buio" la merda arrivi un po' più in basso, posto che peggio di così non può andare).

    Un unico appunto circa gli entusiasmi per il papa (di Cremaschi e dei commentatori che mi hanno preceduto): come la mettiamo con il fatto che proprio appena appena dopo un accorato predicozzo sul diritto al lavoro come base per la dignità umana, a Torino, ha stretto la mano a Marchionne (sic!)?
    Qualcuno che lui conosce bene parlava di "sepolcri imbiancati"...

    Giulio Bonali

  • Anonimo scrive:
    22 giugno 2015 22:21

    Caro anonimo delle 19,10 (a parte il fatto che per quel che mi riguarda non ho votato PD e che metà degli Italiani non ha votato nessun politicante; il PD l' ha votato solo il 20% degli Italiani aventi dirotto di voto) mi spieghi che differenza ci sarebbe tra il PD e Syriza se anche quest' ultima accetta di restare nell' euro con tutto il massacro sciale che questo comporta per i lavoratori greci (per ora anche peggiore di quello che il PD arreca a noi)?
    Forse che Tsipras e Varufachis hanno facce meno "da schiaffi" di Renzi e delle sue scipite ministre?
    Personalmente mi sembra un po' poco...

    G.B.

  • Ippolito Grimaldi scrive:
    23 giugno 2015 00:44

    Perchè dei peccatori sarà il regno dei cieli...
    ...Pure quello!

  • Conker Red scrive:
    23 giugno 2015 01:17

    Condivido quasi tutto l'articolo.

    Per il caro Peter "impare a leggere", si scherza eh :)

    Per Ippolito Grimaldi, è vero che sia il popolo greco a dover decidere, lo ha fatto delegando Syriza.
    Ma io lo consiglio eccome, cos'è questa storia dell'ognuno a casa sua?
    Gli oppressi sono oppressi ovunque e senza barriere, altrimenti che dovremmo fare? smettere di parlare di politica estera perche non ci riguarda?

    Tra l'altro nel caso specifico i destini sono più incrociati che mai

    Non mi sembra che Cremaschi come nessun'altro qui abbia intenzione di "sacrificare" il popolo greco, semmai si spera che colgano un'occasione che qui non siamo stati capaci di crearci.

    Poi ovviamente si può non essere d'accordo, però se per Cremaschi la rottura con l'ue è benefica cosa deve dire?

  • Anonimo scrive:
    23 giugno 2015 02:02

    Ma dai... è minchionne che è andato lì per farsi stringere
    la mano dal Papa. Il Papa era suo malgrado obbligato a salutare le autorità,
    non poteva mica sputarli in un occhio...
    La condanna del consumismo e la necessità della decrescita
    suona come una scomunica al capitalismo, infatti
    giornali come "libero" adesso lo criticano dicendo che
    il Papa è bravo e buono ma dice cazzate perchè
    secondo loro non ci sarebbe alternativa alla crescita.
    Mi sembra che questa enciclica sia davvero una felice sorpresa.
    Adesso che finalmente un Papa afferma che il capitalismo
    è pura merda voi continuate a criticarlo?
    Basta basta basta, finiamola di darci la zappa sui piedi,
    sosteniamolo questo Papa

  • Anonimo scrive:
    23 giugno 2015 11:50

    Ma Marchionne sarebbe "autorità" dde che?!?!?!

    Forse dei leccaculi del potere!

    Nessuno l' ha eletto a nessuna funzione pubblica!

    Nessuno obbligava il papa a stringergli la mano appena finito di perorare la causa del lavoro come base della dignità umana, essendo un cittadino come tutti gli altri presenti al predicozzo (mica ha salutato ognuno delle migliaia di presenti).

    Questo papa mi piace relativamente più dei due ultimi (non che ci voglia molto, soprattutto rispetto al "santosubito" amicone di Pinochet, santificatore dei peggiori crtiminali franchisti, ustascia e chi più ne ha più ne metta, finanziatore di Solidarnosc che pagava gli operai polacchi per scioperare più di quanto avrebbero guiadagnato lavorando con i soldi della banda della Magliana, ecc., ecc. , ecc.); ma da che mondo é mondo i reazionari intelligenti hanno sempre cercato di darla a intendere agli sfruttati; i quali devono per lo meno diffidare ed esercitare il proprio senso critico.

    Giulio Bonali

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