mercoledì 18 marzo 2015

DAVVERO MARINE LE PEN VUOLE USCIRE DALL'EURO? di Jacques Nikonoff*

[ 18 marzo ]

Ecco perché Marine Le Pen e il Fronte nazionale fanno finta di voler uscire dall'unione europea e dall'euro.

Tutti quanti, o quasi, credono che Marine Le Pen voglia uscire dall’Unione europea e dall’Euro. Noi tutti l’abbiamo sentita affermare questi propositi alla televisione e alla radio. Ascoltando la ninfa egeria, che inonda tutte le trasmissioni invitata con compiacenza dai grandi media, si è infatti tenuti a crederlo.Questa impressione è rafforzata dai dirigenti della sinistra e della destra che ci spiegano, anche loro, che la Le Pen e il Fronte Nazionale vogliono uscire effettivamente dell’Unione Europea e dall’Euro.

Come dubitarne se tutto il mondo lo dice? Invece è falso! Marine Le Pen e il Fronte Nazionale in realtà non vogliono né uscire dall’euro né uscire dall’Unione Europea. Fanno soltanto una finta, una messa in scena.
Perché dunque affermare il contrario di quello che sembra evidente a molti? Perché Marine Le Pen e il Fronte nazionale fanno soltanto campagna elettorale. Il loro scopo è di dare l’impressione di voler uscire dall’Unione Europea e dall’euro a quella parte dell’elettorato che ha voglia di ascoltare questo discorso, dando invece l’impressione opposta a quanti sono terrorizzati dall’uscita dall’Unione Europea e dall’Euro.
Il Fronte nazionale non vuole uscire dall’euro per le quattro regioni seguenti:
– Il Fronte nazionale vuole rinegoziare i trattati europei e non uscirne unilateralmente: la sovranità della Francia è dunque trattabile.
– Il Fronte Nazionale utilizza l’uscita dall’euro come un gadget per i sondaggi.
– Il Fronte Nazionale vuole un’uscita “progressiva” e “ordinata” dall’euro, quando l’uscita dall’euro è urgente e mentre nessun altro paese della zona euro ha manifestato il desiderio di uscirne.
– Procede dunque a zig-zag tra posizioni contraddittorie facendo in realtà sorgere il fondato dubbio della sua volontà di uscire dall’Unione Europea.
I. Il Fronte nazionale vuole rinegoziare i trattati europei e non uscirne unilateralmente per esso
Jacques Nikonoff
la sovranità della Francia e dunque trattabile.


Marine Le Pen, dopo aver presentato il suo progetto presidenziale nel novembre 2011, lo ha chiarito meglio il 12 gennaio 2012 prima delle elezioni presidenziali francesi (che si sarebbero svolte il 22 Aprile e il 6 maggio 2012). Si sarebbe potuto credere che Marine Le Pen avrebbe spiegato come la Francia doveva uscire urgentemente dall’Unione Europea e dall’euro in modo da poter risollevare il paese e, in particolare, affrontare il grave problema della disoccupazione.Invece non è successo niente. Al contrario,Marine Le Pen ha fatto di tutto per smussare gli angoli mostrandosi molto più ragionevole di quanto non facessero immaginare le sue apparizioni televisive. La Le Pen ha affermato:
«La Francia deve preparare, con i suoi partner europei, la fine dell'infelice esperienza dell'euro e il benefico ritorno alle monete nazionali che permetterà una svalutazione competitiva per ridare ossigeno alla nostra economia e ritrovare la via della prosperità». 
Com’ è possibile prendere sul serio l’espressione “preparare con i partner europei la fine dell’infelice esperienza dell’euro“? Dei governi dei diciannove paesi membri della zona euro (dopo l’ingresso il 1 gennaio 2015 della Lituania) nessuno desidera uscire dalla zona euro. Non esiste neppure in nessun paese della zona euro una qualsiasi forza politica sulla soglia del potere che annunci la volontà di uscire dall’euro. Allora quali sarebbero questi partner con i quali il Fronte nazionale vorrebbe trovare un accordo?
Per il Fronte Nazionale l’uscita dall’euro è condizionata all’accordo con gli altri paesi europei. Se non sono d’accordo — e questo è il caso— non ci sarà di conseguenza nessuna uscita dall’euro. Ecco come il Fronte nazionale confonde le menti!
«La cooperazione europea permetterà di esaminare durante tutta la durata dei negoziati l'insieme delle opzioni da prendere in considerazione per ristabilire la sovranità monetaria degli Stati membri».
Sembra di sognare! Come si può parlare di cooperazione europea quando in questi ultimi anni si è mostrata tutta la durezza implacabile di questo sistema, particolarmente verso paesi come la Grecia, l’Irlanda, la Spagna e il Portogallo? Come immaginare che esista la possibilità di una “cooperazione europea” per smantellare ciò che costituisce il cuore stesso della costruzione europea, l’euro? Il Fronte nazionale in realtà fa della pura demagogia: perché negoziare la sovranità della Francia? Che mortificazione!
Ci sono dunque due possibilità. Marine Le Pen considera che l’uscita dall’euro e dell’Unione Europea è necessaria e in questo caso lei si farebbe eleggere Presidente di Francia con questo obiettivo chiaramente indicato nel suo programma. Di conseguenza, dati i poteri che sono attribuiti al Presidente, non ci sarebbe bisogno né di referendum né di trattare con Bruxelles — che del resto non darebbe naturalmente mai il proprio avallo all’autoaffondamento dell’Unione Europea. Oppure lei non crede o non ha intenzione di uscire dall’euro, e in questo caso il referendum non è che una messa in scena per prendere tempo.
Il programma del Fronte nazionale è improntato a un neoliberismo ultraortodosso. Si legge nel programma presidenziale di Marine Le Pen: 
«Secondo le previsioni del mio piano di sdebitamento 2013 l'obiettivo politico è di ripianare il debito pubblico dolcemente e senza massacro sociale per ristabilire il circolo virtuoso e l'ortodossia di bilancio»
Nel 2012 Marine Le Pen affermava che la sfida era di tornare nel 2018 al ritorno al pareggio di bilancio (deficit zero) e al riassorbimento nel 2025 di circa il cinquanta per cento del capitale-debito iniziale (ovvero il trenta percento del prodotto interno lordo 2025). Ma è esattamente il piano messo in opera oggi da Francois Hollande e dalla Troika in Grecia!
Il Fronte nazionale non vuole annullare il debito pubblico della Francia, ma si allinea di fatto sui dogmi neoliberisti che denuncia a parole. Non c’è niente di sorprendente se ci ricordiamo che Marine Le Pen, il 22 ottobre 2010, durante la mobilitazione in difesa delle pensioni sotto Sarkozy, dichiarava: 
«Governo e sindacati stanno gettando tutti assiem la Francia nel caos. Da due settimane la Francia è entrata nel caos fra scioperi, manifestazioni e blocchi. Tolleranza zero contro tutta la gente in rivolta».
Ricordiamoci anche il comunicato stampa del Fronte nazionale dell'8 aprile 2013:
«Il Fronte nazionale rivolge le sue condoglianze al partito conservatore dopo la morte di Margaret Thatcher Primo Ministro britannico del 1979 al 1990. Esso saluta la memoria di una dirigente convintamente legata alla sovranità del suo paese e risoluta avversaria dell'Europa federale».
II. Il Fronte nazionale usa l'uscita dall'euro come un gadget per i sondaggi


Il 12 gennaio 2012 Marine Le Pen ha tenuto una conferenza stampa per presentare il suo programma presidenziale. Il 21 marzo dello stesso anno, il Fronte nazionale lanciava una un documento di sedici pagine che riassumeva il programma. Ecco quello che ne diceva l’indomani uno dei giornali più europeisti, Liberation:
«La candidata del Fronte nazionale auspica ormai di sottoporre a un referendum il suo progetto di uscita dall'euro. Un modo per rassicurare sulla proposta chiave del suo programma economico che inquieta i francesi».
Il giornalista aveva ragione, parlando del referendum sull’euro Marine Le Pen vuole rassicurare una parte del suo elettorato e, inoltre, conquistarne nuove fette restie all’uscita dall’euro. L’argomento del referendum è perfetto da questo punto di vista perché permette di soddisfare tutti quanti. Non c’è bisogno di un referendum per uscire dall’euro! Se Marine Le Pen e il Fronte nazionale vogliono veramente uscire dall’euro non avrebbero dovuto scrivere questa proposta nel loro programma presidenziale. Se Marine Le Pen fosse eletta, avrebbe piena legittimità per applicare il suo programma e uscire dall’euro rispettando i suoi impegni. Non ci sarebbe dunque nessun bisogno di organizzare un referendum! La vera democrazia è dire ciò che si vuol fare nel proprio programma, e poi applicare il programma sulla cui base si è stati eletti.
Il giornale Liberation spiegava, citando uno dei dirigenti più vicini a Marine Le Pen, che questo referendum non era materialmente presente nel programma. Aggiungeva che che si stava annacquando il programma perché la direzione del Fronte nazionale considerava lo slogan dell’uscita dall’euro come una delle cause del calo dei consensi nei sondaggi. Accreditata del 13,5% (CSA) fino al17,5% (Ifop) Marine Le Pen aveva visto da febbraio a inizio di marzo 2012 crescere più di dieci punti la distanza che la separava dal duo di testa (Hollande e Sarkozy), mentre a gennaio tallonava Nicola Sarkozy. Nel gennaio 2012 Marine Le Pen attribuiva la difficoltà a penetrare nell’elettorato più anziano alla sua posizione sull’euro. Nello stesso tempo poteva difficilmente rinunciarci poiché un’altra parte importante del suo elettorato era ed è decisamente favorevole all’uscita. In effetti era il tema dell’uscita dall’euro che aveva permesso alla dirigente del partito di estrema destra di occupare la ribalta sulle questioni economiche e di allargare la sua influenza, oltre alle questioni della sicurezza e dell’immigrazione.
Ecco perché Marine Le Pen e il Fronte nazionale fanno finta di voler uscire dall’euroMarine Le Pen, la cui flessibilità politica è leggendaria, mette insomma in scena una grande acrobazia: indurre l’elettorato che vuol uscire dall’euro a credere che lei è favorevole, mentre vuole apparire molto maliziosa all’altra parte del suo elettorato, che non è favorevole. Insomma tutto questo non è che della fuffa politica e pre elettorale.
Forum di Assisi, agosto 2014: J. Nikonoff è il primo a sinistra
III. Il fronte nazionale vuole l'uscita "progressiva e ordinata" dall'euro mentre l'uscita dall'euro è urgente e intanto nessun altro paese della zona euro ha manifestato il desiderio di uscirne

Un volantino del Fronte nazionale intitolato “L’euro distrugge i vostri risparmi” mostra il doppio linguaggio di questo partito a proposito dell’Unione Europea e dell’euro.  Questo volantino sembra cominciare bene quando il Fronte nazionale constata a giusto titolo che l’euro ha favorito l’innalzamento dei prezzi e una crisi molto più violenta rispetto ai paesi che non sono nella zona euro. Ma come credere alla “dissoluzione progressiva e concertata dell’euro” e all’uscita dalla crisi dall’alto? È uno scherzo! L’uscita dall’euro in nessun caso può essere progressiva. Al contrario essa deve essere la più rapida possibile poiché c’è un’estrema urgenza sociale e la Francia ha bisogno di recuperare tutti i suoi strumenti di sovranità, prima di tutto la politica monetaria.
Inoltre vorrebbe dire lasciare alle classi dominanti il tempo di riorganizzarsi in modo da controllare il processo di uscita dall’euro. Pronunciarsi per una “uscita progressiva” è un artificio che cerca in realtà di mascherare il fatto che non si è affatto pronti ad assumere le misure coraggiose necessarie a risollevare la Francia. L’uscita dall’euro non può neppure essere “concertata“. Bisognerebbe per fare questo che gli oligarchi europei si mettessero d’accordo fra loro per liquidare l’euro. In 28! La proposta del Fronte nazionale di voler trasformare l’Unione Europea dall’interno è, dunque,  completamente demagogica. Essa mostra bene la doppiezza del Fronte nazionaleMarine Le Pen in verità non vuole uscire né dall’euro né dall’unione europea.
IV . Riguardo all'uscita dall'unione europea il Fronte nazionale oscilla fra posizioni contraddittorie che fanno sorgere dubbi sulla sua vera volontà di uscirne

Si è visto che il Fronte nazionale parla raramente di uscire dall’Unione Europea. È facile capire perché, dal momento che le sue posizioni sono tutto e il contrario di tutto, a seconda dei momenti e degli umori di Marine Le Pen. E’ dunque giusto dubitare della effettiva volontà del Fronte nazionale di uscire dall’Unione Europea.
Tra le proposte di politica finanziaria contenute nel programma presidenziale del Fronte Nazionale del gennaio 2012, vi era scritto:
«Riduzione graduale delle cattive spese di bilancio fra 5 e 70 miliardi di euro all'anno (congelamento del bilancio della UE, frodi sociali, costi di decentralizzazione, costi dell'immigrazione, guadagni del mancato salvataggio dell'euro e degli aiuti agli Stati della zona euro, eccetera)»
Se il Fronte nazionale si pronuncia per il “congelamento” del contributo della Francia all’Unione Europea vuol dire che la Francia farebbe sempre parte dell’Unione Europea! Si potrebbe aggiungere che Marine le Pen in vista delle elezioni presidenziali del 2012 non parlava né dell’uscita dall’Unione Europea né dell’uscita dall’euro. Peraltro, come può il Fronte Nazionale pretendere da una parte di voler uscire dal sistema dell’Unione Europea e, dall’altra parte, di volerci entrare partecipando alla mascherata delle elezioni europee portando i suoi deputati in parlamento?

CONCLUSIONI



Fronte nazionale, i dirigenti di destra e di sinistra, attivamente sostenuti dai grandi mezzi di comunicazione, hanno in realtà assegnato al Fronte nazionale il monopolio della proposta dell’uscita dall’Unione Europea e dell’euro, in modo da demonizzare quest’idea e tutti coloro che la sostengono, assimilandoli al Fronte nazionale.
Con quale scopo?
Quello di vincere al secondo turno delle presidenziali e delle legislative, sia che si tratti di un duello fra PS e FN oppure UMP- FN o perfino Fronte della sinistra-FN.
Più si sarà demonizzato il Fronte nazionale da parte del Partito Socialista, del Fronte di sinistra, EELV, NPA, UMP, MoDem, etc., più gli elettori saranno disponibili a votare al secondo turno qualsiasi altro candidato, escluso uno del Fronte nazionale. Tutto questo non è che un gioco di ombre cinesi in cui tutti quanti fingono. Non bisogna infatti ingannarsi sul conto del Fronte Nazionale. Marine Le Pen e i dirigenti del Fronte nazionale sono i difensori del grande capitale e della grande borghesia nazionale: essi sono nei fatti antisociali, anti operai, antirepubblicani. Dividono la società in nome del loro razzismo e della loro xenofobia.
Per il M’PEP, l’uscita dall’euro e dalla UE non è un uno scopo in sé: non è che un mezzo per conquistare la sovranità nazionale, condizione indispensabile per risolvere la crisi. Ecco perché ci deve essere permesso di conquistare il potere in modo da applicare il nostro programma di uscita dall’Unione Europea e dell’euro immediatamente e unilateralmente.
Non c’è legittimazione più democratica di quella che passa dalle elezioni.

*Jacques Nikonoff, tra i fondatori di ATTAC, è oggi portavoce del M'PEP, Movimento Politico di Emancipazione Popolare. Il M'PEP fa perte del Coordinamento delle sinistre europee no-euro.

** Traduzione di Rossana Becarelli

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4 commenti:

  • Luca Tonelli scrive:
    18 marzo 2015 21:51

    c'è una parte, una frase, di questo articolo che sia riferita a eventi degli ultimi 2 anni???

    no perchè le analisi vanno anche adattate ai tempi.

    le pen è senza dubbio anti euro. come è senza dubbio anti sociale e anti operaia.

    pochi fronzoli.

  • Anonimo scrive:
    19 marzo 2015 01:18

    Il problema è che non si resce a trovare una proposta che unisca i piccoli e medi imprenditori con i lavoratori contro le oligarchie.
    Finché non si cerca una soluzione a questa conflittualità si rimane a recriminare senza concludere nulla.

  • Anonimo scrive:
    9 aprile 2015 06:53

    Ma di cosa si dovrebbe trattare di una moneta che indebita i popoli spoliandoli dei loro beni? Una moneta emessa Dal nulla e prestata alle nazioni più deboli ? Una moneta che pur essendo di proprietà degli stati che l hanno istituita loro stessi hanno rinunciato alla proprietà indebitandosi pagando interessi con le nostre tasse a oligarchie private e a stati esteri.Noi non abbiamo piu uno stato e meglio rinunciare alla cittadinanza ed equipararci come chi non ha uno stato riconosciuto per cercare di ricominciare da zero e per farci riconoscere il diritto all.autodeterminazione il diritto di un territorio sovrano e di una moneta sovrana creata senza debito per il popolo e che produca ricchezza reale e non ricchezza finanziaria a favore di oligarchie

  • luisa accosta scrive:
    13 maggio 2015 14:46

    perché non seguire la via che ci indica l'economista di destra filippo matteucci?
    non ripagare piu il debito pubblico, salvando solo i piccoli risparmiatori che hanno investito in bot, e SOPRATTUTTO: TRASFORMARE L'ITALIA IN UN PARADISO FISCALE , nel paradiso fiscale piu attraente del mondo, sfruttando al massimo le tante risorse che l'italia GIA HA . ma ai poteri forti, ai banchieri signori del mondo, ai burattinai dei nostri politici, a coloro che ci fanno vivere "a norma" come servi, quelle proposte non piacciono e per questo non le fanno apparire sul mainstream informativo, tv, giornali...

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