martedì 18 novembre 2014

TOR SAPIENZA (si fa per dire) di Piemme

18 novembre.
Quanto è accaduto a Roma in uno dei quartieri dell'estrema periferia, per la precisione Tor Sapienza, è da giorni al centro del dibattito pubblico.

Una folla imbestialità di autoctoni si scaglia contro un edificio in cui sono stipati dei giovani immigrati in attesa di ottenere lo status di profughi politici. Hanno chiesto, e alla fine ottenuto, che venissero allontanati con la forza dal quartiere.

Politici, giornalisti, intellettuali, si sono subito divisi in due schieramenti contrapposti: da una parte la sinistra liberale (affiancata da quella "radicale") che ha condannato la piccola sommossa come razzista, dall'altra la destra liberale (spalleggiata dai cascami neofascisti) che l'hanno demagogicamente coccolata e giustificata.

Si deve rifuggire da questa pantomima bipolare (razzismo-antirazzismo) se si vuole davvero capire e dare un giudizio.

Che si sia trattato di un tumulto xenofobo, non v'è dubbio —uno dei tanti che attraversano l'Europa, dalla Spagna alla Russia, dalla Francia alla Svezia. Nè può esservi dubbio che la xenofobia sia una brutta bestia. Lo è sul piano sul piano politico prima ancora che su quello etico-morale. La xenofobia sta diventando il carburante, il cavallo di battaglia, di forze a vario titolo reazionarie le quali, se un giorno salissero al potere, in barba alle loro professioni "democratiche"di fede, una volta edificato un sistema di segregazionista e di "pulizia etnica", imporrebbero un regime politico autoritario e sicuritario, liquidando le ultime vestigia dello Stato di diritto.

Certo che occorre sbarrare la strada a queste forze! Ma per farlo occorre compiere due mosse preliminari: (1) tenersi alla larga dalla sinistra liberale e, (2) tenere distinti il cavallo dal cavaliere.

Per capire quanto accaduto a Tor Sapienza, occorre comprendere cos'è accaduto a questo quartiere negli ultimi decenni. Nata come borgata dormitorio modello essa ha subito, come tante altre periferie metropolitane, un graduale e crescente processo di "degrado". "Degrado" sta ad indicare un doppio e parallelo fenomeno: da un lato l'abbandono da parte delle istituzioni, dall'altro lo spappolamento sociale. Alla base di entrambi stanno le politiche neoliberiste, portate avanti dai due blocchi bipolari. I tagli crescenti alla spesa pubblica hanno deviato verso la finanza speculativa le risorse che prima affluivano anche verso il basso. Meno scuole, meno asili nido, meno presidi sanitari, meno luoghi di socialità, meno trasporti pubblici, ecc.

Il sopraggiungere, dopo il 2008-09, della grande crisi economica, con l'aumento della disoccupazione, il crollo dei redditi da lavoro dipendente, l'impoverimento dei ceti medi, hanno causato il dilagante aumento dell'esclusione sociale.

Il combinato disposto delle politiche neoliberiste e della più grave crisi economica dal dopoguerra si è abbattuto anzitutto sulle periferie metropolitane, trasformate in vere e proprie pattumiere sociali, dove sono stati appunto gettati, ammucchiati e abbandonati, gli "esclusi", gli emarginati a vario titolo, i reietti sociali.

In queste pattumiere si sfasciavano e frantumavano le tradizionali appartenenze cetuali e ideologiche. Il risultato di questa caotica decomposizione è una paccottiglia sociale (certa sinistra radicale preferisce l'anglicismo: melting pot) entro la quale, tuttavia, si riproduceva necessariamente—proprio come avviene nelle galere— una gerarchia, una stratificazione interna. Ma mentre nelle prigioni è proprio l'autorità carceraria che si fa garante del rispetto delle gerarchie che si stabiliscono tra detenuti (dove gli immigrati prigionieri e i tossici sono il gradino più basso mentre sopra stanno mafiosi e criminali veri), nelle caotiche periferie degradate vale la legge della giungla, l'assenza dello Stato lascia che la lotta per stabilire il rango dei diversi ceti avvenga in base alla regola del più forte. Si stabilisce tra i forti un equilibrio, una instabile pace armata. La tensione si scarica quindi verso i più deboli, che è tuttavia la modalità che decide del rango dei forti. Accade così che coatti, delinquenti e attaccabrighe incarogniti (quelli che una volta si chiamavano "sottoproletari"), possamo fungere da condensatori della polvere d'umanità fino a prendere la testa della folla inferocita.

Una modalità già ben nota nelle periferie nord-americane, francesi, inglesi, dove la guerra tra le diverse comunità nazionali, linguistiche, etniche e religiose, con il beneplacito delle autorità, ha condotto alla reciproca segregazione e alla costituzioni di ghetti etnicamente omogenei.
Borghezio (Lega Nord) e Di Stefano (Casa Pound) a Tor Sapienza

In Italia, dove l'immigrazione di massa è fenomeno recente siamo solo agli albori di questo fenomeno. E' da vedere se da noi, al caos seguirà un compiuto ordine segregazionale su basi etnico-linquistiche. Forse, dato il generale sfascio sistemico, non ce ne sarà né il tempo né lo spazio. Forse al piccolo caos seguirà il grande caos.

Un grazie, comunque, vogliamo tuttavia rivolgerlo agli italiani di Tor Sapienza.
La loro "indecente" ribellione da la misura di cosa si agita nelle viscere della società. Essi riportano certe anime belle coi piedi per terra. Ci riportano il governo, i partiti parlamentari, tanti sapientoni imborghesiti, le cui baruffe appaiono sideralmente distanti dalle istanze di milioni di cittadini precipitati sotto la soglia della povertà.

Per quanto in modo distorto e in forme ripugnanti questi cittadini chiedono giustizia sociale, gridano contro un sistema che li ha gettati ai margini, che li ha dimenticati, e chiedono se avere cittadinanza abbia ancora un qualche significato. Ciò che li muove è la sensazione di essere dei plebei che stanno precipitando verso la schiavitù, e proprio come plebei inferociti se la prendono contro gli intrusi di altra lingua e con la pelle di altro colore, invocando l'appoggio dei patrizi e delle loro autorità.

Non si deve confondere questa rivolta dal basso malgrado le sue forme xenofobe, con il lavoro sporco di leghisti e neofascisti, che aizzano i plebei non contro chi comanda ed il loro sistema, bensì contro chi sta più in basso di loro in difesa del sistema.

Occorre andare incontro alla rabbia popolare, spiegare le vere cause dei loro patimenti, indicare chi sia il loro vero nemico, non solo la "casta" ma il sistema economico neoliberista e globalista; quindi affermare che si esce dal marasma solo con una radicale svolta politica che riconsegni al Paese ed al suo popolo la sovranità, ceduta da una classe dirigente di venduti, agli Usa, alle aristocrazie finanziarie, all'Unione europea. Occorre un governo che metta al centro la difesa delle istanze popolari e combatta, invece di servire, le minoranze dei ricchi. Sarà possibile con uno Stato che userà le sue risorse per il bene comune.

Un simile governo, se sostenuto dalla maggioranza dei cittadini, avrebbe non solo il diritto ma la forza, di sfidare i potenti e sganciarsi dal sistema globale di capitalismo-casinò dominato dalle consorterie della grande finanza. L'Italia che vogliamo è un Paese indipendente che cesserà di far parte di alleanze imperialistiche come la NATO, quindi di soggiogare e vampirizzare altri popoli e nazioni per poi fargli guerra in caso di resistenza.

Un simile Paese sovrano avrebbe pieno diritto a proteggersi, ponendo dei limiti alla libera circolazione di capitali e di merci. Dovrebbe anche stabilire norme certe che regolamentino i flussi migratori diretti al suo interno. Fatta eccezione per i richiedenti asilo politico potrà entrare nel Paese solo chi abbia un visto d'ingresso. Che esso debba essere concesso prima dalle ambasciate (oggi covi di corrotti che concedono visti a chi paga bustarelle, ciò che favorisce proprio la malavita) o alla frontiera, ciò dipenderà dagli accordi bilaterali tra stati.

E' vero o no che è il capitalismo globalista, in nome del Dio denaro, vuole abbattere gli Stati e spianare le nazioni per poter far scorazzare liberamente le sue forze demoniache e schiavizzare i popoli? Certo che è vero! Fino a quel momento ogni popolo ha pieno diritto all'autodifesa.




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7 commenti:

  • Anonimo scrive:
    18 novembre 2014 14:49

    Scusate, ma come cacchio vi salta in mente di scrivere

    "Per quanto in forme ripugnanti questi cittadini chiedono giustizia sociale"

    Ripugnanti? Ma cancellate quall'aggettivo della minchia, per cortesia.
    Ma è così che vi vorreste rivolgere al popolo che soffre? Con questi epiteti da bigotto medio borghese del cazzo?

    So che il lumpenpropetariat non è mai piaciuto neanche a Marx che lo insulta pesantemente in un celebre passo del 18 brumaio.però si tratta appunto del suo peggior limite e di quel vizio di origine del comunismo che, se ci si pensa, ha successivamente portato al tradimento del PCI nei '70.

    "Ripugnanti" un par di palle: si tratta comunque di rivolta di popolo e quindi sacra sempre, sia di destra che di sinistra che religiosa.
    Non si pretenderà che gli abitanti di una borgata fra le più disgraziate di Roma debbano prima studiare il Capitale e poi sostenere l'esame ministeriale per avere il patentino che li abilita alla ribellione prima di cominciare a diventare soggettività politica...

  • Anonimo scrive:
    18 novembre 2014 17:24

    Cari compagni,

    copio e incollo un commento sui fatto di Tor Sapienza. Mi pare in perfetta sintonia con quanto scrive PIEMME. Il commento è sul sito del gruppo romano Militant:

    I fatti di cronaca sono noti. Inutile ribadire la vigliaccheria di chi in queste notti ha tentato il linciaggio contro i ragazzi chiusi nel centro d’accoglienza. Ma non possiamo e non dobbiamo fermarci a questa analisi. Si deve cercare di capire ed interpretare il malcontento e la rabbia della popolazione della borgata.
    La cosa più assurda di tutta questa storia, è il non capire che la gente di Tor Sapienza non deve essere nostra nemica, anzi. La gente di Tor Sapienza è la nostra gente. In questi giorni ho sentito le storie più assurde sulla situazione di via Morandi, la quasi totalità di queste favole provenivano da compagni.
    Vorrei chiedere a loro dove erano quando Forza Nuova ieri indiceva un presidio a Piazza de Cupis, nel cuore di Torsapienza. Dove sono stati in tutti questi anni? In questi giorni già sbandieravano la loro verità banale e manichea ai 4 venti. “Ragazzi neri non vi preoccupate vi difendiamo noi dalla fascistissima Torsapienza”. Extraterrestri che con che titolo si palesano oggi nelle periferie? Fino ad una settimana fa scommetto non sapessero neanche dove fosse e come ci si arrivasse in questa borgata. Ignorando forse che da molto tempo compagni del posto denunciano la polveriera sociale e la tensione che si respira in borgata. Gli stessi compagni che in questi giorni stavano in piazza tra il popolo ( e non contro il popolo) cercando di incanalare la rabbia verso altri lidi. Verso uno stato assente, verso istituzioni che con le loro politiche ghettizzano sempre di più la povera gente, immigrati ed emarginati di Torsapienza.
    Scegliere come nemico la gente di via Morandi, fare una grande confusione fra 20 scemi che tirano sassate contro un centro di accoglienza e migliaia di poracci che soffrono di tutte quelle situazioni che si possono generare in un ghetto. Questa è la grande miopia della maggioranza del movimento romano.
    Stiamo perdendo un’altra occasione, l’ennesima, per stare a fianco degli ultimi. Certo lasciamo che le destre parlino con gli abitanti di via Morandi, molti di noi già li hanno etichettati come marmaglia fascista xenofoba e razzista! Facciamo gli scudi umani davanti il centro d’accoglienza, insieme alle guardie e alla brigata solidale di Marino! Quei ragazzi di certo non li difendiamo così, perchè domani noi ce ne saremo andati e lì i problemi continueranno.
    Stiamo diventando gli ultimi possibili interlocutori delle borgate romane. La gente non ci vuole, non ci riconosce. Preferisce addirittura parlare con lo sciacallo Borghezio che fino a ieri gridava Roma ladrona ( almeno per il fattore campo potevamo vincere questa mini-sfida!!). Rendiamocene conto e rimbocchiamoci le mani. Tutti.

    www.militant-blog.org

  • Anonimo scrive:
    18 novembre 2014 18:05

    Ottima analisi. Si può dire che è un esempio di "politica leninista"?
    Quindi l'eventuale governo popolare, non solo ripristinerebbe un rigido controllo alle frontiere; respi9ngerebbe quelli che entrassero senza visto, oggi bollati come "clandestini". Non quelli che dimostrassero di essere persguitati politici. Giusto?

  • Anonimo scrive:
    19 novembre 2014 11:00

    A furia di "legnate" (leggi sofferenze sociali di ogni genere), comincia a farsi strada il cosiddetto "buonsenso" (che è la saggezza dell'istinto o del cosiddetto "cuore" che o prima o poi comincia ad accorgersi di certe stoltezze del cervello).
    Il fatto è che o presto o tardi, ceti sofismi che incantano il "cervello" vengono riconosciuti come "trappole" mentali.

  • Lorenzo scrive:
    19 novembre 2014 17:54

    Articolo valido quanto fazioso (tanto per cambiare). Perfettamente condivisibile la ricostruzione dell’emergenza sociale creata dal regime e delle guerre fra poveri che ne risultano. Viene invece sottaciuta la natura STRUTTURALE dell’invasione extracomunitaria rispetto al progetto neoliberista di smantellamento dei diritti del lavoro. La libertà indiscriminata di circolazione dei capitali e quella della forza lavoro (cioè delle persone) sono due facce della stessa medaglia. I borgatari romani hanno centrato l’obiettivo, o meglio uno dei due obiettivi.

    O pensate che l’afflusso continuo di orde innumeri di disperati senza alcun possesso, senza patria, senza speranza, senza istruzione, contribuisca meno dei tagli allo stato sociale alla miseria e alla degradazione dei borgatari romani? Se questi si rivolgono “ai patrizi e alle autorità” è perché non si sono ancora rassegnati all’apolia della favela e del melting pot a cui il regime vuole ridurli: rimane loro un senso di comunità nazionale (quella che voi stessi vorreste ricostituire) che li spinge a rivolgersi alle istituzioni che dovrebbero proteggerli, e invece li sprofondano nell’inferno multirazziale.

  • Brenno scrive:
    8 gennaio 2015 16:35

    Trovo l'articolo molto interessante.
    Non me lo sarei aspettato da un destrorso cattolico.
    Non tutti stanno portando la testa all'ammasso.
    Vi segnalo un cazzuto articolo del campo antimperialista: Non, nous ne sommes pas tous charlie

  • Lella scrive:
    8 gennaio 2015 16:42

    "Invasione extracomunitaria"?
    Ecco come si distinguono i razzisti decerebrati...
    La maggioranza degli immigrati sono da tempo proprio i "comunitari" e comunque proveniwenti dall'Europa orientale.
    "...disperati senza alcun possesso, senza patria, senza speranza, senza istruzione".
    Coglione!
    Perché noi OCCIDENTALi abbiamo forse "speranza"? O "istruzione"?
    Nemmno la "patria" abbiamo più che c'è stata tolta
    assieme alla sovranità nazionale da quando siamo entrati nella NATO e poi nell'Unione europea dell'euro.

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