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venerdì 21 febbraio 2014

UCRAINA: ACHTUNG BANDERA! di Nello De Bellis

21 febbraio. CHI SONO I FASCISTI UCRAINI? E' di queste ultime ore la notizia che tra il corrotto, oligarchico e presidenzialista regime guidato dal presidente Janukovic e alcuni leader dell'opposizione filo-occidentale, è stato raggiunta un'intesa politica. Non è detto che questa ponga fine alla rivolta. Le organizzazioni nazional-fasciste che sono diventate la testa d'ariete della sommossa di Kiev —molto forti in Ucraina occidentale, Galizia e Trascarpazia— hanno ribadito che la loro lotta sarebbe continuata fino alla cacciata di Janukovic e la definitiva rottura con la Russia putiniana. Al primo punto dell’intesa  c’è la convocazione di elezioni presidenziali anticipate da tenersi entro dicembre mentre nel giro di 10 giorni verrà formato un governo di unità nazionale.
Dimostranti nazionalisti. L'effige è di Stepan Bandera
I nazional-fascisti sono raggruppati in un blocco chiamato "Pravý Sektor" (settore destro). Ne fanno parte "Svoboda" (Partito della Libertà), i "Patrioti Ucraini"," la "Assemblea Nazionale Ucraina - Difesa Nazionale Ucraina"(UNA-UNSO), e "Trizub".  Tutte queste organizzazioni condividono una ideologia comune violentemente anti russa, anticomunista, razzista, e antisemita. Tutte venerano la madre di tutti i nazisti ucraini, ovvero quella che fu la "Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini", guidata da Stepan Bandera, la quale, col suo braccio armato (UPA, Organizzazione insorgente ucraina) si schierò a fianco dell'invasione nazista.

Ciò che sta accadendo da tempo e particolarmente in queste ultime ore in Ucraina nel silenzio complice dei mass-media occidentali è di una gravità inaudita. Il Paese è ormai sull'orlo di una vera e propria guerra civile. Secondo quanto riportato dal notiziario "Russia 24" i morti ammontano ad un centinaio, parte della popolazione è in fuga da Kiev, in alcune zone della città i dimostranti filoeuropei aggrediscono i rappresentanti delle circoscrizioni amministrative in cui Kiev è divisa pretendendo le loro dimissioni dopo averli pubblicamente picchiati e umiliati, i voli dell'aeroporto internazionale sono fortemente limitati, così pure sono chiuse alcune vie d'accesso alla città, banche e supermercati sono pure chiusi.

E' stato proclamato un giorno di lutto nazionale, ma gli scontri continuano. In tutto questo giunge la proposta formulata da un rappresentente dell'amministrazione USA in missione in Ucraina al Presidente legittimamente eletto Janukovic di rassegnare le proprie dimissioni "per il bene del Paese" e spianare così la via ad un Governo di emergenza, manco a dirlo,"rispettoso della democrazia e dei Diritti Umani". 

Fin qui la cronaca di queste ultime ore convulse e drammatiche. Sulla scorta di questi avvenimenti è bene che le forze antagoniste presenti nel nostro Paese alzino la soglia dell'attenzione su quanto sta avvenendo perchè il teatro ucraino (o meglio russo-ucraino) è tutt'altro che periferico rispetto alle nostre lotte e alle nostre battaglie. Innanzi tutto si tratta di una crisi annunciata: stiamo assistendo al solito copione, al solito "format" che ormai immancabilmente si ripete ovunque l'imperialismo atlantico (in questo caso euro-atlantico) ritiene di difendere i propri interessi strategici. Ieri in Jugoslavia, in Iraq, in Libia , oggi in Ucraina. 

La relativa novità è che le oligarchie euriste agiscono in questo caso in perfetto sincronia e tempismo con l'amministrazione statunitense. Esaurito lo slancio propagandistico e ideologico del pacifico allargamento a Est verso i Paesi facenti un tempo parte del Patto di Varsavia, agitando il miraggio della prosperità e potenza dell'UE, si è scelta la strada dello scontro aperto e brutale con il potere soffiando abilmente sul mai sopito fuoco del nazionalismo occidentale ucraino contro l'altra metà del Paese e contro la Russia. Va ricordato (perché le rappresentazioni mediatiche distorcono quasi sempre la realtà omettendo completamente i trascorsi storici) che l'Ucraina è geograficamente, linguisticamente e storicamente divisa in due grandi regioni, un pò come la Gallia di Cesare. La parte occidentale, ad ovest del Dnjepr,è stata fino al 1918 sotto l'amministrazione austro-ungarica. Ne è prova il fatto che una delle più importanti città di quella regione, l'attuale L'vov(o in ucraino L'viv) si è chiamata anche Leonberg. L'altra parte, russofona, ha fatto invece organicamente parte del'Impero zarista. A Lugànsk (ex Voroscilovgrad), a Charkov,a Donjeck si parla infatti il russo. 
L'antico Stato russo, dai tempi di Rjurik il Grande, sorse a Kiev. Le vicende storiche legate alla sua decadenza spostarono nei secoli l'asse della potenza russa verso Mosca e dal XVII secolo la lingua cominciò interrnamente a differenziarsi, giungendo all'attuale diversa configurazione. 

Per arrivare a tempi più recenti, diciamo che durante la guerra civile seguita alla Rivoluzione d'Ottobre le due regioni furono erette in due repubbliche distinte che si combatterono addirittura tra di loro. Il Potere sovietico unificò nuovamente il Paese, ma in una parte di esso l'opposizione antisovietica durante al guerra civile si innestò sul ceppo del nazionalismo antirusso delle regioni occidentali, alcune da poco annesse all'URSS. Basti pensare che sempre L'vov è appartenuta, dopo la fine della monarchia asburgica, nel periodo tra le due guerre mondiali, alla Polonia. 

Durante il periodo staliniano, all'epoca della collettivizzazione forzata delle campagne, i ritmi e le modalità della stessa provocarono in Ucraina una spaventosa carestia che causò la morte di circa 4 milioni di persone detta in lingua ucraina "Holodomòr" (olocausto della fame). Ciò rinfocolò ovviamente il risentimento contro il potere centrale, identificato con la Russia staliniana, e diede nuovo slancio al nazionalismo occidentale. All'epoca della guerra, nelle zone occupate dall'esercito tedesco, il movimento nazionalista ucraino col suo leader Stepan Bandera si schierò apertamente a favore dei nazisti. Questi si servirono dei collaborazionisti ucraini creando una milizia odiata e temuta dalla popolazione addetta ai rastrellamenti e alla sorveglianza nei Lager e chiamata sprezzantemente dagli autoctoni Polizei. 
Il movimento nazionalista e secessionista fu attivo, anche con azioni armate, fin quasi alla fine degli anni Cinquanta, quando Bandera fu eliminato da agenti sovietici nella Repubblica federale tedesca, dove si era rifugiato. 

E' chiaro, sulla scorta di questi brevi cenni storici, che una frattura, una linea divisoria esiste e che le forze filo-europeiste interne, ma soprattutto esterne, stanno facendo di tutto per allargarla. Del resto l'imperialismo non potreebbe attecchire se non lavorando con materiali storici reali. Esattamente come nella Federazione jugoslava dove una guerra civile a bassa intensità, determinata dal movimento separatista dell'UCK (finanziato dagli USA e da Bin Laden) e dalle sue mire sul Kosovo ha determinato alla fine dello stato federativo, frutto della resistenza antifascista. 

Anche qui assistiamo più o meno, come già detto, alla stessa sceneggiatura: da una parte una popolazione virtuosa che vuole la democrazia, i diritti umani, la libertà, la modernità. L'integrazione europea e via dicendo e dall'altra parte o un dittatore corrotto e sanguinario (preventivamente demonizzato) o un despota forcaiolo e inetto. Ovviamente non è mai così, perchè assieme al satrapo di turno, così dipinto dall'ossessiva propaganda occidentale, ci sta per ragioni che i poteri forti del capitalismo predatorio globale e il pittoresco codazzo di ignorantissimi intellettuali e pagliacci umanitari preferiscono bellamente ignorare, quasi sempre l'altra metà del popolo. Al di sopra di tutto le Organizzazioni Internazionali che agiscono per il ripristino della legalità, dell'ordine, della pace, servendosi dei diritti umani come armatura ideologica dell'espansione dei mercati e dunque della globalizzazione. Solo che stavolta la partita si va facendo più pericolosa ed impegnativa, non solo perchè l'antagonista indiretto della contesa non è solo l'indebolito Presidente Janukovic e la metà russofona del Paese, ma perchè il gioco mira ancora una volta ad accerchiare e ricattare la Russia, che però non è più, dopo la guerra alla Georgia del 2008, l'anatra zoppa dei tempi di El'cin. 

Al di là dello scacchiere in questione, che potrebbe preludere nel peggiore dei casi ad un conflitto armato tra Ucraina e Russia, il messaggio ai popoli che soffrono per le misure di massacro sociale prese dagli eurocrati è chiarissimo: non vi azzardate a ribellarvi altrimenti useremo il nostro potere per approfondire le divisioni esistenti in seno alle vostre compagini nazionali fomentando un pò di guerra civile e così vedrete che cosa succede a disobbedire alla BCE, alla Troika e alla Commissione Europea. Immaginiamo infatti se un movimento di segno opposto e infinitamente meno radicale di quello ucraino prendesse piede nella Ue e specificamente in Italia,dove il massimo dell'eversione è il movimento dei forconi o le proteste dei deputati del M5S in Parlamento.

Un'ultima breve, necessaria, considerazione, su quella parte di popolo ucraino che in questo momento sta mettendo a ferro e fuoco la propria capitale per entrare nell'Unione europea: al di là del loro ascarismo storico, frutto delle complesse vicende con la Russia, hanno tutti realmente capito che sgomitano per entrare in una zona praticamente depressa? 
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10 commenti:

  • Anonimo scrive:
    22 febbraio 2014 00:13

    i mercenari nazisti ucraini non sono filo-UE, servono a fare il golpe per portare l'Ucraina nella Nato.
    L'ha detto chiaramente la Nuland "fuck the UE", chi altro lo deve ripetere perchè sia chiaro qual è l'unico obiettivo della sovversione?

  • chiunque scriva ciò che vuole scrive:
    22 febbraio 2014 10:45

    Ringrazio Nello De Bellis per questa precisa analisi che concorda anche con l'opinione degli amici ucraini che ho interpellato sui fatti in corso: tutti d'accordo nel condannare il regime corrotto ma nessuno per lo smembramento del Paese. E forse la situazione è ancor più grave di quanto non appaia poiché si sommano i problemi in tutta l'area, e tornano a galla quelli solo apparentemente "risolti" (anche lo smembramento dell'ex Jugoslavia è lungi dall'aver "pacificato" la regione). La Siria non è lontana (strategicamente) e quindi se si osservano i vari scacchieri si nota che è in atto una manovra avvolgente di soffocamento economico dell'Occidente/USA contro la Russia, una ripetizione delle guerre coloniali del secolo scorso in Africa per la conquista di mercati e materie prime. L'espansione commerciale dell'Occidente che ha trovato altrove i suoi limiti si sposta in queste regioni dell'ex Unione sovietica e degli Stati suoi alleati. Una manvra che si serve dell'euro (Paesi Baltici, euro introdotto contro la volontà popolare e sostenibile solo grazie al grandissimo numero di emigrati nell'UE da questi paesi) e dove questo non basta sostenendo le forze che mirano alla disgregazione dei rispettivi Paesi, appunto come prima in Jugoslavia ed ora in Ucraina. La storia si ripete, come pure l'impotenza nel mettere in guardia le future vittime. La corsa dell'Ucraina verso l'Europa assomiglia alla fuga dell'armata napoleonica sui ponti tagliati della Beresina il 27 novembre del 1812: i disperati di dietro spingevano e solo arrivati a loro volta sui ponti si rendevano conto della trappola e annegavano nel fiume. L'Ucraina nell'UE andrebbe logicamente a sostituire la Grecia nella graduatoria dei Paesi più rovinati dall'euro, ma la disperazione è tale che come i soldati francesi sulla Beresina, pur di sfuggire da un regime tirannico e corrotto gli Ucraini rischiano una tragedia forse maggiore. D'altra parte i falsi segnali delle sinistre Tsipras-dipendenti non servono certo a mettere in guardia: la differenza è che in questo caso si finisce nel fiumi da ambo le parti.

  • Anonimo scrive:
    22 febbraio 2014 10:56

    Historicus
    E' da supporre che corrisponda al vero l'ipotesi che l'insurrezione ucraina abbia fra i suoi scopi una mossa "militare": allargare ad est oltre i Carpazi le basi NATO verso Russia e Cina. Per il resto, purtroppo, l'Ucraina dal canto suo è difficile che scordi l'atroce questione dell'Homolodor, nazisti o non nazisti: si parla di decine e decine di milioni di morti per fame causati dalla persecuzione sovietica contro i kulaki ucraini. Qualcuno lo definisce genocidio a buona ragione, ma gli organismi internazionali si sono sempre opposti a definire l'Holomodor con tale per altro giustificatissima qualifica.

  • Anonimo scrive:
    23 febbraio 2014 09:16

    @Historicus
    Guarda riguardo ai kulaki e la carestia, Ludo Mertens si era già espresso. Magari Ludo Mertens è un fonte diciamo un pò di parte ma in quegli anni la propaganda nazi-americana ci rimarcò sopra parecchio. Dal nomignolo che porti suppongo tu sia uno storico, quindi queste cose le saprai meglio di me.
    Comunque questo è comprensibile del fatto che in quelle zone ci sia un sentimento anti-russo, ma io ti posso dire: vivo nel meridione, una terra che è stata sfruttata e colonizzata dalla mafia e dallo stato, che dovremmo fare? Anche noi una guerra civile? Dio ce ne scampi!

    William Wilson

  • Anonimo scrive:
    23 febbraio 2014 11:12

    Se mi permettete vorrei postare questa dichiarazione di qualche settimana fa del compagno Zjuganov in merito alle proteste ucraine.
    Penso che cio di cui parli possa valere anche per il nostro paese:

    http://www.statopotenza.eu/10126/zjuganov-sullucraina

  • Anonimo scrive:
    23 febbraio 2014 13:21

    Historicus
    Conosco il pensiero di Ludo Martens, ma l'Holomodor resta tale: un crimine contro l'umanità. La responsabilità rimane un po' oscura. Stalin ha avuto grandissimi meriti per l'ex URSS e il post stalinismo lo ha spesso accusato di responsabilità non sue. Dicono che, fra l'altro, sia stato assassinato. La colpa di Stalin, per i suoi detrattori, era essenzialmente il suo pensiero sospettato di tendenze nazionalistiche.

  • Anonimo scrive:
    23 febbraio 2014 16:02

    @Historicus

    Grazie innantitutto per la risposta.
    Stalin viene tacciato di stalinismo esattamente come i redattori di questo sito, ma ovviamente nè il nazionalismo di Stalin nè da quello condiviso dal MPL ha qualcosa a che fare con il nazionalismo sciovinista e revanscista di qui Stalin stesso fu un importante oppositore, visto che i revanscisti li spediva nei gulag

    William Wilson

  • Fuck You Google+ scrive:
    23 febbraio 2014 17:10

    Devo essere sincero:

    Tutta questa copertura sulla c.d. "rivoluzione ucraina" mi puzzava e soprattutto tutta questa vicinanza tra la opposizione e la Germania.

    Sospettavo si trattasse di una situazione orchestrata, finanziata e foraggiata dalla Germania che, guarda caso, è anche dietro ai fenomeni "Femen", "Pussy Riot" e ai plutocrati usciti sconfitti dallo scontro con Putin...

    Questo articolo non fa che confermare i miei sospetti...
    questi sono mercenari al soldo della Germania.

  • Anonimo scrive:
    23 febbraio 2014 21:02

    @errata corrige: Stalin veniva tacciato di nazionalismo

    William WIlson

  • Anonimo scrive:
    24 febbraio 2014 21:01

    Leggo spesso il vostro blog, soprattutto perchè concordo con la visione che avete verso l'€uro l'Europa e verso il capitalismo finanziario. Purtroppo mi dispiacce smentire in maniera assoluta e categorica le ricostruzioni fatte in quando non corrispondono per niente al vero. Vado in ucraina per lavoro da anni e sono stato a Kiev un mese fà prima che scoppiasse il vero finimondo. I ragazzi che hanno fatto la rivoluzione non se ne fregano assolutamente nulla dell'Europa, vogliono semplicemente vivere in una nazione libera, cacciando l'oppressore sovietico. Putin è un dittatore e non sà nemmeno cosa è il comunismo. Con la caduta del muro l'Ucraina, come la Russia, si è riempita di oligarchi che hanno istaurato una vera e propria plutocrazia feroce e sanguinaria contro chi recriminava giustizia ed uguaglianza. I ragazzi morti avevano tutti tra i 19 ei 23 anni e non certo sono morti per stare con l'Europa. Non erano nè fascisti nè europeisti ma semplicemente giovani ucraini senza lavoro e libertà, diasposti a tutto pur di ottenere queste cose.Sono morti per vivere da ragazzi liberi. Purtroppo il regime li aveva ridotti alla fame e alla disperazione peggio del comunismo. Per questo hanno trovato il coraggio di farsi ammazzare..Poi che l'Europa cavalchi la protesta, è evidente e innegabile, ma ricordatevi che quella gente così come si è fatta ammazzare per liberarsi di Yanukovich farà lo stesso con la tymoshenko, qualora tornasse ad essere espressione degli oligarchi finanziari.
    Viva i martiri di Kiev, abbasso gli italiani senza palle e pecoroni...
    I ragazzi di Kiev sono ragazzi e basta, non sono di destra nè di sinistra, nè filoeuropei nè filorussi!
    Non si sono preoccupati di tutte le ricostruzioni che voi fate, avevano qualcosa di più grande nella testa. Hanno fatto la rivoluzione perchè sognano un futuro migliore, senza pensare se si chiama Europa, Nato, Russia..
    Loro hanno sogni noi abbiamo solo rimpianti e rimorsi.
    Loro ci hanno insegnato come si fà..
    altro che Nato, Russia, Europa..
    I ragazzi morti avevano 20anni e gli interessava solo la libertà!

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