sabato 26 ottobre 2013

GRECIA: CON L'EURO IN TASCA MA PIÙ POVERI DEL 40%! di Leonardo Mazzei*


26 ottobre.   Gli italiani sono avvisati. Se vorranno tenersi l'euro come valuta, guardino a quanto accaduto ai greci.

«Di quanto si sono impoveriti i greci per restare nell'eurozona?
Ecco una bella domanda. Di quelle che bisognerebbe farsi ogni volta che si avvia una discussione su "euro sì, euro no". Discussioni a volte astratte, e spesso dominate dal terrore dell'ignoto: quel ritorno alla valuta nazionale che secondo alcuni provocherebbe solo disastri senza fine.

Ora, abbiamo scritto tante volte che l'uscita dalla moneta unica non sarà certo indolore, che essa dovrà essere accompagnata da una serie di altre misure - in primis la nazionalizzazione del sistema bancario, un rigido controllo sul movimento dei capitali, una robusta ristrutturazione del debito pubblico - e tuttavia non ne possiamo più dei profeti di sventura che vedono solo le disgrazie future, mentre poco hanno da dire su quelle già in corso.

Prendiamo allora il caso della Grecia. Caso estremo, si dirà con qualche ragione, dato che la Grecia è il paese che ha maggiormente subito i diktat austeritari dell'Unione Europea e della troika. Ma il suo caso, pur essendo il più grave, non è certo l'unico. Gli stessi fenomeni di impoverimento, caduta del reddito, aumento della disoccupazione, depauperamento dell'apparato industriale, li ritroviamo in tutti i paesi della periferia sud del continente, a partire dall'Italia.

Vediamo gli ultimi dati sulla Grecia. Numeri ufficiali dell'istituto di statistica ellenico,

riportati da un articolo di Ettore Livini su la Repubblica del 23 ottobre scorso. Leggiamo i dati essenziali:
«L'istituto nazionale di statistica ha calcolato che il reddito disponibile delle famiglie greche è calato dal 2008, anno dell'inizio della bufera dei debiti sovrani, ad oggi del 40%. Cifra tonda frutto del -29,5% di ricchezza calcolata e dell'effetto inflazione. Gli stipendi dei cittadini ellenici sono crollati dal secondo trimestre del 2009 del 34%, mentre il governo nello stesso periodo ha tagliato i servizi e i benefit sociali del 26%».
Quaranta per cento! C'è qualcuno in giro che osa sostenere che i greci avrebbero subito la stessa sorte se avessero potuto disporre di una propria moneta e della conseguente sovranità monetaria e nazionale? Se c'è qualcuno si faccia avanti, magari spiegandoci come mai in nessun paese del mondo, ma proprio in nessuno, l'attuale crisi economica ha prodotto un disastro lontanamente paragonabile a quello greco.

Quaranta per cento! C'è qualcuno che ancora vuol parlare dei perniciosi effetti inflattivi della svalutazione conseguente al ritorno alla moneta nazionale? Giustissimo, lo faccia. Il problema ha da essere affrontato, soprattutto per salvaguardare salari e pensioni. Ma va fatto sapendo (e dicendo) come stanno le cose, e cioè che nessuna svalutazione potrà mai fare più danni di quanti ne ha fatti, ne sta facendo e ne farà la moneta unica. Il caso greco è lì a dimostrarlo.


Certo, l'euro non è stato la causa della crisi sistemica scoppiata nel 2008. Ma continuare a non vederne l'effetto moltiplicatore che esso ha prodotto in Europa, e specificatamente nell'area mediterranea, non è più tollerabile.

Ora, tornando alla Grecia, la Troika si dice molto soddisfatta della situazione, perché vi sarebbero «incoraggianti segni di stabilizzazione». Sai che bello "stabilizzarsi" dopo aver perso il 40% del reddito e della ricchezza!

Secondo Ue-Bce-Fmi quest'anno i conti pubblici faranno registrare un avanzo primario  —peccato che, esattamente come in Italia, ci penseranno poi gli interessi sul debito a ripristinare un bel segno meno. Il Pil calerà "solo" del 4%. Ma la Troika è felice perché temeva peggio... Felice anche l'impagabile Olli Rehn che, dopo 6 anni di recessione, vede per il 2014 l'inizio della ripresa...

Lo stesso Livini ammette che «non si vede ancora la fine del tunnel». Del resto: «Solo tra giugno 2012 e giugno 2013 sono andati in fumo 3,1 miliardi di risparmi, pari a un'altra flessione del 9,3%. Colpa dell'ennesima sforbiciata del 13,9% alle busta paga e del 12,4% al welfare». Cifre da brivido, relative solo all'ultimo anno. Un anno in cui i consumi sono calati di un altro 7,6%.


C'è dunque da dubitare che la Grecia abbia toccato il fondo. Tant'è vero che tutti sanno che una nuova ristrutturazione del debito (haircut, "sforbiciata" come dicono gli strozzini-barbieri della Troika) si renderà necessaria. Lo sanno talmente bene che hanno già deciso la data. Sarà subito dopo le elezioni europee, ed il perché è presto detto. Siccome questa volta saranno chiamati a pagare la Bce ed il "fondo salvastati", e siccome ciò produrrà una perdita secca ai paesi che vi contribuiscono (tra i quali ovviamente l'Italia) è meglio non far sapere niente di tutto ciò ai cittadini che nel maggio prossimo saranno chiamati ad eleggere il nuovo parlamento di Strasburgo.

Ricapitolando: i greci si sono impoveriti del 40%; la "fine del tunnel", al di là di una possibile ripresina fisiologica, è di là da venire; il debito pubblico, nonostante le misure draconiane imposte, è tutt'altro che stabilizzato.

Ripetiamo allora la domanda: c'è qualcuno in giro che vuole sostenere che un simile disastro sarebbe avvenuto se i greci avessero potuto disporre di una propria moneta e della conseguente sovranità monetaria e nazionale?

Nessuna persona onesta potrebbe sostenere una simile castroneria. Ecco perché ci siamo abbastanza stufati delle sottili disquisizioni sul rapporto costo/benefici di un'uscita dall'euro. Discussione utilissima, beninteso, ma solo a condizione che prima si faccia un raffronto non sulle due ipotesi future, ma con il disastro ben misurabile del presente. E ciò vale per la Grecia, ma anche, mutatis mutandis, per il nostro paese.

A meno che non si voglia sostenere la tesi secondo cui non si possono negare i danni dell'euro (hai a provare!), ma siccome ormai ci siamo conviene rimanervi per non produrne di ulteriori. Ma con una simile ignavia, di sicuro non estranea ad una sorta di conservatorismo inconscio di una certa intellettualità di "sinistra", sarebbe davvero inutile discutere».


* Membro della Segreteria nazionale del Mpl
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10 commenti:

  • Anonimo scrive:
    26 ottobre 2013 21:36

    ottimo articolo! un paio di precisazioni.
    1) la devastazione del sud europa sarebbe avvenuta anche senza crisi del 2008, era insita agli andamenti dei fondamentali delle economie.
    2) una "ristrutturazione" del debito in caso di uscita dall'euro è inutile e sarebbe anzi devastante per noi. la svalutazione permetterebbe già un progressivo rientro del debito/pil tramite incremento pil + inflazione.
    ci perderebbero qualcosa i creditori stranieri ma i titoli sono distribuiti fra diversi paesi e molte banche, gli farebbe il solletico.
    invece un "haircut" sull'entità nominale del debito sarebbe devastante per le famiglie italiane, primo perchè il 65% del debito lo deteniamo noi e secondo perchè una grossa fetta del risparmio nostro è investito nei nostri titoli di stato.
    a chi non lo sapesse ricordo che il debito detenuto dalle banche in realtà è detenuto dalle famiglie, tramite fondi comuni e fondi pensione gestiti dalle banche.
    3) sto facendo questa campagna di istruzione su molti siti, anche liberisti, perchè vedo molti che si eccitano sadicamente con sta "ristrutturazione" del debito e non si rendono conto delle conseguenze sulle loro saccocce.
    io credo che 30 anni di mantra "debitobruttokattivo" ci abbiano dopato i sensi... il debito è pericoloso solo se detenuto all'estero, per le possibili manovre di ricatto politico. il debito in sè è l'altra faccia dei nostri patrimoni. tagliare il debito significa tagliare i nostri patrimoni.
    e non mi si dica che 100.000 euro sono garantiti... il fondo apposito è di un'entità che non garantisce nulla.
    sono i piccoli risparmiatori che investono nel debito pubblico, i ricchi hanno già i soldi alle cayman!!!
    antonio.

  • Redazione SollevAzione risponde:
    27 ottobre 2013 17:02

    Il commento di anonimo Antonio merita alcune precisazioni, anche perché questo tipo di argomentazione sul problema del debito è piuttosto ricorrente.
    Spero sia chiaro che non è possibile in ogni articolo soffermarsi su tutti i dettagli di ogni questione. E questo vale a maggior ragione per il tema del debito, per sua natura abbastanza complesso.
    Personalmente ho già scritto diverse volte sulla materia. In particolare in questo articolo http://www.antimperialista.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1711:cancellare-il-debito&catid=13:italia-cat&Itemid=166
    ho cercato di entrare nei dettagli.

    Sinteticamente, per quanto mi riguarda, i punti fermi dovrebbero essere questi: 1) Il peso del debito è un problema reale e affinché diventi un non-problema non basta la svalutazione (peraltro anch’essa da governare). 2) Come si evince dall’articolo di cui sopra, ristrutturare non significa operare dei tagli lineari a tutti i possessori del debito. 3) Come insegna anche l’haircut greco del 2012 è possibile escludere (totalmente o parzialmente) i risparmi detenuti dalle famiglie italiane. 4) In linea generale penso che questi ultimi debbano essere garantiti totalmente, almeno fino ad una cifra di una certa consistenza. 5) Ugualmente, penso che debbano essere garantiti i crediti delle banche italiane, visto che siamo per nazionalizzare l’intero sistema bancario. 6) Al contrario, credo che si possa e si debba procedere ad una cancellazione del debito verso i fondi di investimento e le banche straniere.

    Questo in linea generale, poi tutto dipenderà dai rapporti di forza politici. E’ chiaro che questo scenario aprirà uno scontro con i creditori (le banche, ma anche i corrispondenti governi stranieri).
    Dunque la forza politica sarà l’aspetto decisivo. Ed ovviamente non lo possiamo conoscere in anticipo. Porsi l’obiettivo di una radicale riduzione del debito è però necessario. Del resto di facile non c’è niente. Che forse l’uscita dall’euro non incontrerebbe le minacce più diverse delle oligarchie finanziarie e di altri paesi europei?

    Su tutto questo c’è poco da dire: chi ha paura non vada alla guerra...

    Leonardo Mazzei

  • Anonimo scrive:
    27 ottobre 2013 18:32

    In guerra, purtroppo, ci rimette la pelle anche chi non ha paura. Detto questo, il problema da esaminare sarebbe quello di analizzare se, una volta svalutato il debito e l'essere usciti dal sistema euro, ci fossero possibilità di ripresa dato che non sempre chi cade si scavezza l'osso del collo e talvolta può anche rialzarsi. Finire pari pari come la Grercia (e ciò sta avvenendo a grandi passi) equivale comunque a rompersi l'osso del collo con certezza.

  • Anonimo scrive:
    28 ottobre 2013 10:20

    leonardo,
    concordo sulle banche, non sul resto.
    1) i kattivissimi fondi in realtà raccolgono risparmio delle famiglie. ovvero quelli che 30 anni fa compravano direttamente i bond italiani ora lo fanno tramite fondi. la maggior parte del risparmio detenuto in fondi è investito in debito pubblico nazionale e fa capo a famiglie di classe mediobassa. quindi colpendo i fondi colpisci questa classe.
    ripeto: i ricchi investono in altre cose e muovendosi da paradisi fiscali.
    2) negli ultimi 50 anni il debito italiano ha reso ai creditori, in termini reali, mediamente l'1.5% annuo... alla faccia dei grassi lucri...
    3) svalutando, GIA' i creditori esteri subiscono un haircut.
    4) la presunta non sostenibilità del debito è solo IDEOLOGIA e di matrice non certo di sx. ci hanno infarcito i neuroni da decenni col debitobruttokattivo e "siamo falliti". state facendo lo stesso errore della dx liberista di considerare lo stato come fosse una famiglia, mentre è un sistema autoalimentantesi. il debito/credito è una cosa normale e benefica, esiste fin dalla preistoria (dammi un pollo oggi che poi ti darò patate domani). storicamente chi è stato contro il credito? cattolici integralisti, islamici, ezra pound... la peggior dx.
    veramente non capisco sta libidine per il taglio del debito, dev'essere perchè l'"esproprio" per voi ha qualcosa di EROTICO. però SE RAGIONATE vi rendete conto che:
    1) se il settore pubblico è in debito il settore privato (noi) è in credito.
    2) la gran massa di settore privato in credito è classe mediobassa. non puoi dire "se taglio preservo i piccoli risparmiatori" perchè se lo fai tagli ben poco.
    e infatti in grecia alla fine sono riusciti a tagliare un 10% appena.
    3) qualsiasi ipotesi di taglio a residenti è recessiva. il pil cade e in pochi anni sei al punto di partenza, come la grecia confermerà.
    quest'anno la grecia farà un deficit di bilancio del 10%, il debito si riporterà a livelli pre haircut, infatti già parlano di un altro haircut... insomma un loop infernale senza fine.
    in queste condizioni cosa vuoi nazionalizzare??? da dove li prendi i soldi?
    una cosa che i marxisti non capiscono: i soldi non crescono sugli alberi.
    antonio.

  • Anonimo scrive:
    28 ottobre 2013 13:15

    @Antonio, perché nazionalizzare coi soldi ciò che puoi fare con l'autorità. Le banche possono toglierti la casa perché non paghi il mutuo (principio che parrebbe giusto se non fosse per il fatto che il mutuo in questi tempi è insostenibile) perché lo stato non può prendersi le banche?

  • Anonimo scrive:
    28 ottobre 2013 21:21

    anonimo,
    io non sono contrario alla nazionalizzazione (sperando che poi il gestore pubblico sia più abile e onesto di quello privato...). ma la semplice "autorità" non riempie la sera a cena il piatto dell'impiegato di banca. se non vuoi chiamarli soldi chiamali patate, comunque ci vogliono risorse.
    in una situazione post default con pil -30 e quindi grave erosione di risorse reali, cosa fai? dove le prendi le risorse per non chiudere le banche? stampi... ma allora non è meglio uscire dall'euro prima e stampare senza fare formale default ma solo ridenominando il debito in neolire svalutate (tecnicamente possibile e legale)?
    il discorso che i "soldi" non crescono sugli alberi significa che NULLA è gratis. mettiamo che d'autorità mandiamo l'esercito a occupare le banche. agli impiegati gli darai da mangiare? la pagherai la bolletta della luce? dice "ma è gratis" perchè occupiamo pure l'enel... ma a impiegati e operai dell'enel gli darai da mangiare? il petrolio lo dovrai comprare? o mandi l'esercito a occupare l'arabia?
    vuoi eliminare la moneta e tornare al baratto? ok, ma invece di "soldi" dovrai parlare di "patate, petrolio" ecc. che sono prodotti da uomini reali che lavorano e mangiano e macchine che consumano e devono essere rinnovate.
    antonio.

  • Anonimo scrive:
    29 ottobre 2013 12:56

    Ci sono trilioni di euro di strumenti finanziari nel mondo, dieci volte maggiori del PIL, e poi c'è sempre la possibilità di recuperare la sovranità monetaria per avviare politiche di rinvigorimento del sistema, come la MMT sostiene

  • Anonimo scrive:
    29 ottobre 2013 21:48

    anonimo,
    c'è il PATRIMONIO e il REDDITO.
    è normalissimo che il patrimonio sia x10 o x20 del reddito.
    gli "strumenti finanziari" sono patrimonio, il pil è reddito!
    pensa a uno che ha una casa (patrimonio) che vale 300.000 e guadagna 15.000 (reddito) l'anno...
    se mio bisnonno, mio nonno e mio padre per 120 anni hanno risparmiato il 10% del loro reddito, è normale che io oggi mi ritrovo con un patrimonio x volte il mio reddito... sono un kattivo rentier? se invece i miei avi si fossero sparati quel 10% a mignotte sarei buono?
    mandiamo i carri armati a distruggere le case della gente perchè valgono x volte il reddito?
    non fatevi fregare da quelli che "oddio, il debbbbito!"... "oddio, la finanzzzza!"...
    dice "ma le banche creano soldi dal nulla!"... è normaleeeeee!!! succedeva già ai tempi dei sumeri.
    chi urla contro i "moltiplicatori monetari" non solo è ingorante in economia, ma è anche (magari in buona fede) fascista. chi era o è contro i normali meccanismi del credito? chiesa, islam, ezra pound, hitler, scuola austriaca...
    mettiamo ogni gallina nel suo giusto pollaio.
    lo sai che il codice di hammurabi regolava strumenti derivati (contratti future)?
    antonio.

  • Anonimo scrive:
    30 ottobre 2013 12:45

    @ANTONIO, sarà normale quello che dici tu, ma non è normale che c'è gente che questi strumenti li ha usati per fare il fighetto con gli ex compagni di Harvard per vedere che lui c'ha la ggioconda nella villa a beverly Hills, tranquillo comunque qua non si tratta di essere contro le banche o di dar retta a quelle cazzate del signoraggio, si parla di nuovi modelli economici. Punto e basta.
    E poi scusa non è vero che i derivati hanno commesso danni enormi al sistema? Lo vogliamo ignorare questo o cerchiamo di fare qualcosa'

    PS:
    Comunque io sapevo che i derivati nacquero negli anni venti negli USA, che esistessero già dai tempi dei sumeri mi giunge nuova.

  • Anonimo scrive:
    30 ottobre 2013 14:27

    fenici, greci e romani usavano normalmente derivati future.
    poi normale che se in un dato momento o in un dato luogo o in un dato mercato si esagera qualcosa, per colpa o dolo, ci sono dei problemini...
    è una funzione parabolica a coefficiente negativo: credito, moltiplicatori e finanza sono buoni e stimolano l'economia, fino a un massimo situato vicino alla piena occupazione. se si continua ad aumentarli oltre si verificano squilibri. ad esempio negli usa negli anni 2003-2007 un moltiplicatore eccessivo (e tassi reali sotto zero) hanno causato la costruzione di 4mln di case l'anno mentre ne servivano 1mln. e patatrac!
    si volle colpire il risparmio, il kattivo rentier, ed ecco cosa è successo...
    antonio.

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