Seminario con James K. Galbraith Martedì 4 giugno 2013 – ore 17 Presso l’Ass. nazionale fra le banche popolari Piazza Venezia 11 – Roma
Indirizzi di saluto: Emilio Zanetti (Presidente Ass. nazionale fra le banche popolari). Relazione: James K. Galbraith (University of Texas, Accademico dei Lincei). Con interventi, tra gli altri, di: Emiliano Brancaccio (Università del Sannio), Massimo Cingolani (Banca Europea degli Investimenti), Giulio Sapelli (Università statale di Milano). Modera: Bruno Amoroso (Presidente Centro Studi Federico Caffé).
Una rivoluzione democratica per uscire dalla crisi
di Giorgio Cremaschi*
«Occorre una rivoluzione democratica e sociale dei popoli europei che rovesci l’Europa delle banche, della finanza, dei ricchi. Bisogna non pagare questo debito e far invece cadere, finalmente, i costi della crisi su chi l’ha provocata»
Un'analisi tecnica delle ultime aste italiane e l'imminente crisi di governo
di Tyler Durden*
Ad una settimana dal secondo salvataggio Europeo si può essere tentati di chiedere "quale salvataggio?" guardando al deterioramento del mercato europeo: titoli Spagnoli a 10 anni di nuovo sopra il 6,00% , i CDS sull'Italia salgono a bps 330, lo spread BTP/Bund a 331 poco distante dal record di tutti tempi di 353 bps, EUR/USD precipita di oltre 100 punti durante la notte, CAC, DAX, OMX tutti in caduta a causa delle stime sui mancati guadagni di VW, BASF del settore chimico, Credit Suisse, e , naturalmente, di numerose banche italiane (non ci deluderà UniCredit), ancora una volta sul punto di una sospensione delle contrattazioni dopo un crollo del 5-6%.
«Spesso il Pd viene descritto come un partito incerto ed ondivago. Molto spesso lo è davvero, ma non quando si tratta di partecipare alle guerre imperialiste, di cui ama invece farsi vanto. Un «particolare» di cui fingono di scordarsi coloro che, da sinistra, si apprestano all’ennesima alleanza con il partito di Bersani. «Alleanza democratica», sembra che la chiameranno. Sì, «democratica» e filo-imperialista».
Murgados: non solo nostalgia della vecchia moneta.
Un segnale del futuro che dovrà venire
di Alessandro Galimberti*
Nostalgia del vecchio conio e del tempo che fu, o forse paura dello spettro finanziario che aleggia sull'Europa dell'euro. A pochi mesi dal ritiro definitivo delle divise nazionali – il 28 febbraio 2012 scade il termine ultimo per la consegna alle banche centrali delle monete sostituite dall'euro esattamente 10 anni fa: dopodichè diventeranno carta straccia – si moltiplicano le iniziative di quelli che… si stava meglio quando si stava peggio.
Ugo Maria Tassinari, vedi il suo blog FascinAzione, non ha gradito il nostro articolo «Capire, non solo esecrare», pubblicato lunedì, dove abbiamo spiegato quale fosse la reale matrice culturale e politica del massacratore norvegese Anders Behring Breivik, ovvero fondamentalismo cristiano sì, ma di matrice sionista e non antisemita. La prova incontrovertibile l'abbiamo prodotta pubblicando la traduzione di uno dei capitoli più significativi del "manifesto" del killer, nel quale si sostiene che due sono i nemici assoluti: i marxisti e i musulmani, mentre i sionisti, ovvero i nazionalisti ebraici sono alleati —di qui il netto rigetto del nazismo.
Gli interessi che lo Stato paga sui BTp crescono. A fine luglio 2011 sono al 5,67%. Si consideri che la soglia del 7%; è considerata quella oltre la quale i «mercati» ritengono siano inevitabile il salvataggio
Prima del settembre nero
di Piemme
Dopo il venerdì nero della borsa italiana (venerdì 15 luglio) e il lunedì nerissimo (lunedì 18 luglio) i più ritenevano che le cose si sarebbero rimesse a posto, anche perché si sapeva che il vertice a 17 dell'Eurozona che ci sarebbe stato giovedì 21 luglio, avrebbe preso misure urgenti per salvare la Grecia. Cosa che in effetti è accaduta. Il Vertice ha raddoppiato a 800 miliardi di euro, non è cosa da poco, il Fondo salva-stati (Efsf). Tuttavia questa iniezione di morfina, ovvero di denaro sonante, nel sistema circolatorio del capitalismo europeo, pare aver esaurito in due giorni il suo effetto.
L’idea che la soluzione ai nostri problemi di debito pubblico sia la crescita economica è semplicistica e irrealistica. La nostra organizzazione economica, sociale e culturale è interamente focalizzata sulla crescita economica e il suo risultato è di creare malessere. Il malessere genera spesa pubblica, soprattutto spesa sanitaria e per l’ordine pubblico. Di conseguenza una riorganizzazione della società che tenga conto della dimensione relazionale della vita e non soltanto di quella economica è destinata a contenere la spesa pubblica.
Carlo Bonini (La Repubblica) prende la solita cantonata e... tutti dietro. Ma ci sono altre letture... L'esilarante Guido Olimpio batte ogni record di scemenza: "pista uigura".
Anders Behrin Breivik, con il suo massacro, non ha solo ottenuto un giorno di gloria. Ha dato ampio risalto alle sue idee e a quelle del suo movimento. Che è esattamente ciò che voleva con la sua azione sanguinaria. Egli, infatti, non ha agito da solo. E' un esponente, forse il principale, di un'organizzazione, il «Movimento nazionale Paneuropeo di Resistenza Patriottica», un mezzo, quest'ultimo per rifondare l'ordine dei Templari, il Pauperes Commilitonis Christi Templique Solominici. Abbiamo compiuto una prima lettura del manifesto di questo movimento. Ecco cosa ne viene fuori.
(ultima parte)
Gli apocalittici reazionari e l'idea della salvezza attraverso lo sterminio dei musulmani e dei comunisti
di Miguel Martinez*
«In cambio gli evangelici offrono un appoggio incondizionato alle forme più estreme di sionismo. Inoltre, essi, in genere così pronti a minacciare l’inferno per chiunque non si converta, rinunciano, in maniera sempre più esplicita, a promuovere la propria fede presso gli ebrei, da molti ritenuti “già salvati” per diritto di sangue. Il tutto in nome di un’invenzione tipicamente americana, i presunti “valori giudeocristiani”»
Abbiamo solo potuto dare uno sguardo al voluminoso memoriale dell'attentatore di Oslo (1500 pagine!). Sarà materia di studio per specialisti e analisti di intelligence. Dovrebbe esserlo per chiunque non creda che Anders Behrin Breivik debba essere liquidato come un "pazzo". C'è da chiedersi semmai se egli abbia potuto fare tutto da solo (?), e se il suo ponderoso memoriale sia tutta farina del suo sacco. Pubblicando questo arguto studio di Miguel Martinez sul carattere del "cristianismo fondamentalista" e sul "cristiano-sionismo" avevamo visto giusto. Chi pensava che certe forme di fanatismo religioso cristiano fossero un'esclusiva degli Stati Uniti si sbagliava. E sarebbe errato pensare che l'attentatore sia una nazista, un fascista o un antisemita. Per niente! Nessun riferimento né alla superiorità razziale ariana, nessun odio per la democrazia o per gli ebrei. L'odio si rivolge a due soli bersagli: l'Islam e il marxismo.
Cristiano-sionismo e guerra di civiltà di Miguel Martinez*
(Prima parte)
Anders Behrin Breivik, l'autore del sanguinoso attentato che ha sconvolto la placida e opulenta Norvegia, è presentato dai media come un «pazzo» e un «cristiano fondamentalista». Giusta la seconda, sbagliata la prima. Qui si spiegano le scaturigini del "fondamentalismo cristianista", il suo indissolubile legame con il missionarismo imperialista americano e il sionismo.
«Ad Armageddon ci saranno circa quattrocento milioni di uomini che faranno corona all'olocausto finale dell'umanità! Proprio per questo non dobbiamo mai dimenticare com'è bello essere cristiani! Noi abbiamo un futuro meraviglioso davanti a noi!» [Frase pronunciata da Jerry Falwell, il predicatore americano che lanciò i fondamentalisti in politica, diventando consigliere di Reagan e grande elettore di Bush il Giovane]
Intervista a Marco Rizzo (Sinistra Popolare) Il Giornale, nella sua edizione di oggi, 22 luglio, pubblica una breve intervista a Marco Rizzo segretario di Sinistra Popolare. Non è che costruire in Italia una copia del KKE greco sia una meta che ci affascini. Tuttavia la sua è una delle poche voce che da sinistra (in modo più sfumato Giorgio Cremaschi) metta il dito sulla piaga e chieda apertamente l'annullamento del debito e l'uscita dall'Italia dall'euro. Che dire quindi? Se son rose fioriranno.
In risposta a chi crede che l'Unione monetaria sia un contr'altare allo strapotere americano
di Claudio Martini*
«La cosiddetta ”italietta”, in realtà, è un grande paese, potenzialmente ricchissimo, è l'unica trincea possibile da cui i lavoratori italiani possono difendere se stessi e il proprio futuro. Per fare questo però devono scrollarsi di dosso il soffocante fardello dell'euro e della UE; e prima ancora, liberarsi dell'idea che il sistema sia riformabile dall'interno. Non è così. Chiunque conosca l'impianto giuridico dell'Unione sa che è praticamente impossibile modificarne l'assetto istituzionale per via democratica. Chiunque proponga una via diversa dall'uscita dal progetto europeo propone di fatto l'immobilismo».
Ben Alì (Tunisia), Alì Saleh (Yemen), Gheddafi (Libia),
Mubarak (Egitto). Non tutti i despota finiscono nella
ignominia. Diceva Trotsky: «Contro la democratica ma
imperialistica Inghilterra sosterremo anche il Brasile
fascista». Non intendeva certo dire che occorreva
sostenere la cricca dei generali brasiliani. Ogni guerra
che l'imperialismo vince è una sconfitta per tutti i popoli
oppressi. Per questo occorreva battere l'Inghilterra.
«Omaggio ai libici che resistono alla NATO»
di Maurizio Blondet*
Riceviamo e volentieri pubblichiamo, questo articolo, non senza sottolineare, oltre a certi aggettivi impolitici riferiti a Gheddafi, che c'è poco da osannare il Trattato di amicizia tra Berlusconi e Gheddafi, che era pur sempre un accordo di tipo imperialistico, che cioè assicurava all'Italia la posizione di dominus nelle relazioni bilaterali. E comunque daccordo, visto il voltafaccia italiano, con l'dea di trascinare il governo Berlusconi davanti ad un tribunale dell’ONU per violazione di trattati internazionali.
A quel che sembra, al di là dei quotidiani «rimbalzi», i famosi «mercati» non sono soddisfatti: la finanziaria tremontiana è troppo diluita nel tempo ed il governo Berlusconi è troppo poco affidabile. Tuttavia, la manovra economica licenziata dal parlamento a passo di marcia è tutto fuorché leggera. Cosa c’è allora dietro il tracollo dei Btp?
Non confondiamo il sogno dell'Unione europea con l'incubo della moneta unica
di Mark Weisbrot*
Pubblichiamo quest'articolo malgrado sia "inglese", ovvero contenga la pittoresca idea che la politica monetaria del duetto anglosassone (UK e USA) sia "meno di destra" e meno "antipopolare" di quella della Bce e delle autorità politiche europee che l'avallano. Per l'autore sarebbero andati benissimo, nel tentare di uscire dalla recessione, i paesi che hanno adottato stimoli e incentivi fiscali per rilanciare i consumi, mentre la Bce ha scelto politiche restrittive. Tutto vero. Solo va aggiunto che di quegli stimoli si sono avvantaggiati solo i capitalisti e le banche, e che né UK né USA sono venute fuori dal marasma e che anzi, per certi versi stanno messe peggio dell'eurozona. Se la finanza predatoria non li aggredisce è solo perché... essa risiede nella City londinese e a Wall Street. La verità è che né a Francoforte, né a Londra, né a Washington hanno la più pallida idea di come evitare che la crisi diventi catastrofica, per la semplice ragione che quest'esito non si può evitare. La crisi è una crisi epocale, e il capitalismo occidentale è destinato a sprofondare. Se poi sarà in grado di risorgere, lo si vedrà fra trenta o quaranta anni.
«La polveriera del ceto medio» di Moisés Naím* L'articolo che qui sotto pubblichiamo compare sull'edizione odierna de Il Sole 24 Ore. Non fatevi ingannare dal titolo. Gli economisti borghesi hanno il terrore al solo pronunciare la parola "proletariato". Per essi è un tabù. Così essi lo annegano nell'indistinto ectoplasma della "classe media". Ma basta graffiare un po' la superficie per capire che stanno parlando anzitutto dei lavoratori salariati, non tanto dei bottegai. Fatta quest'operazione preliminare quest'articolo è davvero istruttivo, e lo è tanto più perché viene dal seno della classe dominante. Non lo "scontro di civiltà" la chiave di lettura del periodo storico in cui entriamo, ma quello tra classi sociali, sia in Occidente che nei cosiddetti "emergenti", Cina compresa. Giusta la simmetria: in Occidente il conflitto sarà causato dalla pauperizzazione generale, negli "emergenti" dalla richiesta di una distribuzione orizzontale del sovrapprodotto.
“Il manifesto" in Nove puntide Il Sole 24 Ore, ovvero il disco rotto di un liberismo senza limiti e senza argomenti di un capitalismo senza idee
di Emmezeta*
La maxi-manovra tremontiana è stata varata a tempo di record da un Parlamento sordo e grigio come non mai. Felice come un bambino col gelato in mano l’indecente inquilino del Quirinale, felici maggioranza e finta opposizione parlamentare che potranno così andare in ferie, felici i sindacati che apprezzano molto le stangate di luglio che, se non altro, hanno il pregio di non obbligarli ai soliti riti autunnali. Tutti felici, meno uno: il quotidiano della Confindustria, che appena incassata la manovra pensa già alla «fase due». Quando si dice la lungimiranza di lorsignori…
Sì; Mille-ottocento-novanta-settemila- e rotti miliardi. E' la cifra record raggiunta dal debito pubblico italiano. Dati Bankitalia diffusi questa mattina. Tenete presente che nel mese di maggio del 2010 il debito pubblico ammontava a 1.829,7 miliardi di euro. 67.800 miliardi in più in un anno. Alla faccia! La "Manovra" lacrime e sangue appena varata dal governo con la fidejussione delle opposizioni (di Sua Maestà) che quindi va a malapena a coprire l'aumento del debito di un anno. State attenti, c'è da considerare gli interessi che lo Stato paga su questo debito. Fatta una media tra Btp, Bot ecc del 2,5% fanno 45 Miliardi circa di euro che lo Stato ha sborsato in un anno ai suoi creditori —che sono al 55% (dato 2010) banche e fondi stranieri (quanto erano "belli" gli anni ottanta, quando al 90% il debito era affare interno italiano).
il Comitato per la libertà dei tre patrioti libici
riceviamo e volentieri pubblichiamo
Due mesi fa venivano arrestati, con l’accusa incredibile di «associazione per delinquere», Nuri Ahusain, Presidente della Lega degli studenti libici in Italia e altri due suoi compagni.
Come sia possibile che Giulio Tremonti, che giustamente D'Alema a suo tempo definì una "macchietta", sia ora rispettato e riverito come persona seria per noi è un mistero. O forse no, non è un mistero:lo è diventato da quando i custodi della massonica finanza globale (a proposito, ci sbagliamo o ammise pubblicamente di essere un massone?) l'hanno fatto entrare, lui che cianciava contro la globalizzazione, nel loro tempio, da allora è circondato da un'aura sapienziale.
Il raccapricciante Manifesto neoliberista per uscire dalla crisi
di Luigi Zingales e Roberto Perotti*
Il giorno dopo il Venerdì nero della borsa di Milano il Sole 24 Ore pubblicava con enfasi il Manifesto neoliberista per uscire "subito" dalla crisi (vedi sotto). Ecco in sintesi la loro proposta:
«Esiste quindi una sola via d'uscita, che ci metta al riparo dalla volatilità del mercato: raggiungere il pareggio di bilancio nell'arco diciamo di un anno. (...) Raggiungere il pareggio di bilancio significa una correzione dei conti pubblici di circa il 4% del Pil. È molto di più di quanto Governo e opposizione abbiano mai pensato di fare. Si tratta di lacrime e sangue. Ma le lacrime e il sangue saranno ben maggiori se non abbiamo il coraggio di agire subito». Fatto 1.600 miliardi di euro il Pil italiano nel 2010, una "manovra" secca, immediata del 4% (non spalmata sui tre anni fino al 2014 come quella tremontiana, che comunque pare sia già di 70 miliardi), significa 64 miliardi, equivalenti a 128mila miliardi delle vecchie lire. In poche parole la più grande stretta economica di tutti i tempi.
Roma 14 dicembre 2010: la Grecia è nulla rispetto a quanto accadrà in Italia
«THE WORST CASE»
Cosa deve capitare in Italia per superare la linea rossa Bot alle stelle o gente in piazza?
da IL FOGLIO di mercoledì 13 luglio 2011
Pubblichiamo qui sotto l'editoriale de IL FOGLIO in edicola oggi. Ne raccomandiamo la lettura. Senza peli sulla lingua gli "analisti" di Sua Maestà dicono che c'è una sola maniera per evitare il crollo economico: «la Manovra tremontiana servirà a poco, servono politiche di lacrime e sangue» per lavoratori e ceto medio. Evocano quindi "il rischio" della sollevazione popolare. Ovvero: le teste d'uovo del capitale sanno a cosa andremo incontro. Il dramma è che dall'altra parte non solo non ci sono idee, non ci sono nemmeno teste pensanti.
Mentre mi apprestavo a terminare la stesura di quest’articolo giungeva il dato sulla chiusura della seduta di Piazza Affari di oggi [ieri, lunedi 11 luglio, Ndr]: -3,96%, bruciati quasi 18 miliardi, una cifra più alta di quella di venerdì. Di nuovo i titoli bancari sotto tiro. Titola il Sole 14 ore on line di oggi «Hanno bruciato i guadagni di due anni». Il che se da la misura del vortice di crisi in cui il paese sta entrando, conferma la tesi di fondo che questo articolo sviluppa e quanto strampalate siano le assicurazioni sulla affidabilità del debito italiano e la solidità del sistema bancario. E’ facile prevedere che il crollo borsistico darà una scossa al teatrino politicante, dieci volte più grande, delle elezioni e dei referendum. La tendenza a costituire un governo d'emergenza, dallo sfondo, si avvicina alla ribalta.
Riceviamo e pubblichiamo dal Comitato per la libertà dei 3
Qui il testo dell'Appello «Libertà per i tre cittadini libici arrestati a Perugia»
Per firmare l'Appello scrivi a : libertaperitre@tiscali.it
Elenco firmatari
Danilo Zolo, giurista e filosofo del diritto, Firenze Franco Cardini, Storico e saggista, Firenze Domenico Losurdo, Filosofo della politica, Urbino Moreno Pasquinelli, Campo Antimperialista, Giulietto Chiesa, Giornalista, Genova Marino Badiale, Università di Torino Giuliano Granocchia, Consigliere Provinciale Sel, Perugia
Che il governo sia un governo di zombi, non c'è dubbio. Il centro-destra, come anche i Referendum hanno mostrato, è oramai minoranza nel paese. Non gode più nemmeno dell'appoggio maggioritario della classe dei capitalisti. Ce lo ricorda Ilvo Diamanti nel suo intervento Chi rappresenta il movimento invisibile, su La Repubblica di oggi, 11 luglio. Esso non cade perché non c'è nessuno che sia in grado o che voglia farlo davvero cadere. Il tandem oramai improbabile Berlusconi-Tremonti si regge soltanto per la forza coesiva della paura, della paura del crollo finanziario dello Stato.
Sulle cause più profonde e le conseguenze del Venerdì nero leggi anche Sull'orlo dell'abisso.
«Un fatto è chiaro, ai nostri occhi, due sono i punti di massima criticità del sistema italiano: il debito sovrano e il sistema bancario, due malati che si sorreggono a vicenda e la caduta di uno trascinerebbe nella polvere anche l'altro —rimandiamo alla «Inchiesta sul sistema bancario» del dicembre scorso. Torneremo in modo approfondito sul perché, come nel 2008, anche la prossima crisi finanziaria avrà le banche come epicentro, con la differenza che questa volta sarà travolta anche l'Italia».
La guerra globale contro il terrorismo scatenata dall’amministrazione degli Stati Uniti dopo l’11 settembre 2001 ha causato sino ad oggi la morte di circa 258.000 persone.
No diteci che ci occupiamo troppo di Vendola. Non è colpa nostra se ogni tanto se ne esce con delle sparate sulle quali è difficile soprassedere. Si capisce che egli è intrappolato nel suo personaggio, ovvero nella maschera che i media gli hanno messo addosso. Gli accade dunque di passare il segno, di trasformare l'eloquenza in logorrea.
Breve indagine sulle cause della crisi economica americana di Moreno Pasquinelli
Malgrado la grave crisi che ha colpito le economie del blocco imperialistico, gli Stati Uniti rimangono saldamente la prima potenza economica mondiale —il Pil nordamericano nel 2010 è stato stimato in circa 14.700 miliardi di dollari, ossia un quarto del Pil mondiale. Restano, malgrado la crisi esplosa nel 2008, la prima nazione in campo industriale, finanziario, monetario, agricolo, scientifico, tecnologico e di gran lunga in quello militare. Sommando tutti i fattori è facile spiegare perché gli USA siano l’unica superpotenza e non abbiano alcuna intenzione di abbandonare il trono. Anche ammesso che la Cina diventi, come sostengono alcuni economisti, primi in quanto a forza economica entro il 2030 [1], non è detto che il sorpasso toglierà agli Stati Uniti, vedi tabella n.4, il rango di prima superpotenza. [2] .
O FUORI DALL’EUROPA O NELL’ABISSO DELLA RECESSIONE
di Leonardo Mazzei*
«Non cadiamo dunque nel tranello della falsa alternativa tra «finanziaria di destra» e «finanziaria di sinistra», tra «manovra equa» e «manovra iniqua», tra «rigore senza sviluppo» e «rigore con sviluppo». Formule vuote dietro cui ci si trincera per schivare le questioni reali. Il vero bivio che abbiamo davanti è un altro: o fuori dall'Europa, o nel vicolo cieco di una recessione senza sbocchi».
Israele e la Freedom Flotilla: polemica per un video sul web di Carola Frediani*
Mentre la Freedom Flottilla 2 deve combattere contro i sabotatori e governi filo-sionisti l'infame offensiva mediatica non si ferma. Clamoroso è il caso del presunto attivista filo-palestinese che ha pubblicato su Youtube un filmato in cui denuncia di essere stato bandito dalla missione perché gay. Non è certo soprendente che gli account Twitter del governo israeliano si siano affrettati a rilanciare il suo messaggio. Forse è più soprendente (ma anche no) che si tratti falso.
Il Re del Marocco, Mohamed VI, ha annunciato il 17 giugno scorso parlando alla nazione che avrebbe concesso una nuova e più democratica costituzione, da formulare e discutere in modo democratico. Pubblichiamo questo articolo che esprime in modo corretto, a nostro parere, perplessità sulle reali intenzioni del Re e sulla natura della costituzione che vuole dare alla nazione.
Crolla il mercato immobiliare della casa nel 2012, perdendo oltre 150 mila compravendite rispetto al 2011. Si tratta, secondo il rapporto immobiliare 2013 di Abi e Agenzia delle Entrate, del peggior risultato dal 1985 quando le abitazioni comprate e vendute erano state circa 430 mila. Nel 2012, come emerge dal rapporto realizzato dall'Osservatorio del mercato immobiliare dell'Agenzia delle Entrate in collaborazione con l'Abi presentato oggi a Roma, si è avuta una riduzione del 27,5% rispetto al 2011 per i volumi di compravendite delle case (a 448.364 numero di transazioni), con un calo inferiore per i capoluoghi (-24,8%), e maggiore nei comuni non capoluogo (-26,1%). A livello territoriale l'area del nord-est, dove si realizza il 18,3% del mercato nazionale, è quella che ha subito il calo più elevato delle compravendite nel 2012 rispetto al 2011 (-28,3%). Sempre lo scorso anno sono state vendute case per un totale di circa 46,4 milioni di metri quadri (-25,4% sul 2011), con una superficie media di circa 104 mq. Da segnalare è anche la forte diminuzione del valore di scambio complessivo, stimato in circa 75,4 miliardi di euro, quasi 27 in meno del 2011.