martedì 18 ottobre 2011

15 OTTOBRE: IL DIBATTITO CONTINUA


P. San Giovanni: scritta durante gli scontri con la
polizia il pomeriggio del 15 ottobre

«Poteva essere un giorno di festa... Peccato»

di Mario Gangarossa*

La giornata del 15 ottobre, volenti o nolenti, resterà, per tutti coloro che vogliono cambiare (davvero) lo stato di cose esistenti,una pietra miliare. E' naturale che in tantissimi sentano il bisogno di riflettere, capire, prima di giudicare. Lo vediamo dal picco di lettori di questo blog, dai commenti che scrivono, dalle mail che ci inviano. 
In molti, invece, anzitutto condannano. Scatenata da Corriere della Sera e Repubblica, sugli anti-social network è in atto una vera e propria offensiva delatoria, quasi senza precedenti. Ripugnante. Una gara a fornire allo Stato (non era quello delle banche, degli speculatori e della casta?) foto, filmati e quant'altro, al fine di arrestare e punire i "sediziosi".

Sarò un cattivo maestro ma, francamente, di fronte al coro unanime di “vibrate condanne” contro i “provocatori-blackblock-delinquenti-infiltrati-canaglie-sbirri-fascisti-ecc.-ecc.”, che vede accomunati nello stesso furore “non-violento” l’intero apparato politico da Berlusconi a Diliberto (passando per Cicchitto e La Russa, Casini e Fini, Bersani e Di Pietro, Vendola e Ferrero) non riesco a reprimere un conato di vomito.

Un coro unanime che ha condannato “l’inaudita violenza” (attorno agli stadi, a volte, abbiamo visto di peggio ma quella era “violenza liberatrice”, “comprensibile” valvola di sfogo, funzionale al mantenimento della “temperatura sociale” sotto i livelli di guardia). Un coro di “violenti” che, come sempre, cerca di rivestire con paludati richiami alla democrazia, alla convivenza, alla nobiltà degli ideali che dovrebbero ispirare i movimenti sociali (anche quando rivendicano l’elementare diritto alla sopravvivenza fisica), il tanfo reazionario e la paura di classe che li caratterizza ... e la cattiva coscienza di chi sulla violenza - quella fatta di bombe e di massacri di intere popolazioni - non ha mai perso l'occasione per dare il suo convinto sostegno (ricordate Diliberto che invocava i forconi contro il buon Turigliatto che di votare i crediti di guerra non ne voleva proprio sapere?)

Il copione dell'ignobile teatrino è già noto.
C’è chi non si lascia sfuggire l’occasione per stringere e rinsaldare le fila del “partito dell’ordine”, scatenando la canea forcaiola che chiede sangue e manette, preparandosi – e preparando l’opinione pubblica - a tempi peggiori in cui il conflitto sociale, che si appalesa all’orizzonte, farà apparire banali scaramucce gli scontri di piazza San Giovanni.
C’è chi esprime tutto il suo disappunto per non essere riuscito a incanalare la protesta nei “normali” binari di una manifestazione festosa e … assolutamente innocua sui cui partecipanti pescare a piene mani nelle prossime vicine elezioni politiche. Eppure perfino Draghi si era speso, indicando la strada della “comprensione” e del recupero delle ragioni dei manifestanti nel tentativo, a dire il vero troppo ambizioso, di recuperare consensi alle politiche di saccheggio che sarà impegnato a perseguire nei prossimi mesi.
Ci sono poi i soliti sciacalli che fanno a gara per dimostrare la propria “affidabilità” in vista di future alleanze e del loro tanto agognato rientro fra i banchi di Montecitorio.
E i soliti “compagni che sbagliano”, e che "sbagliano" al punto di criminalizzare la rabbia spontanea di quattro ragazzini menandoli e consegnandoli alla polizia … per il seguito di loro competenza (continuo a non voler credere che qualcosa del genere sia successo e che qualche “compagno” possa sentirsi gratificato dall’encomio pubblico di un rottame dello squadrismo militante del calibro di Alemanno).

C’è, infine, l’ingenua sorpresa di chi (parlo dei ragazzi non certo degli organizzatori), dopo aver sognato per mesi rivoluzioni lontane vissute fra video di you tube e social forum in cui si minacciava “la fine del mondo”, si ritrova in mezzo al fumo dei lacrimogeni e all’acqua gelata degli idranti e scopre che la realtà non è un videogioco che si possa resettare premendo un tastino.

In tutti i “commenti”, comunque, c’è una mistificazione di fondo e il disonesto tentativo di individuare la causa della “violenza” nell’azione irrazionale di qualche scheggia impazzita che – opportunamente diretta da provocatori addestrati nei corridoi della Digos - colpisce il buon diritto di una maggioranza pacifica che voleva solo manifestare in maniera legale e giudiziosa.

“Doveva essere un giorno di festa”. Un giorno come tanti nel mondo in cui viviamo. Un mondo – secondo quello che vorrebbero farci credere – in cui i rapporti sociali sono improntati a una francescana convivenza pacifica, un mondo in cui sono rispettati i diritti e la dignità di tutti. Un mondo di fratelli (non quelli incappucciati della Massoneria!) in cui la violenza è la pratica di pochi “delinquenti” da isolare, sbattere in galera, magari (domani) eliminare in qualche stadio attrezzato alla bisogna.

Un mondo di educati padroni che ti succhiano il sangue dandoti del lei e dove ti è perfino permesso di protestare, evitando di calpestare le aiole, responsabilmente, con juicio; un mondo senza violenza … se non fosse per qualche decina di provocatori infiltrati che “odiano la democrazia” e che “con il loro comportamento irresponsabile” giustificano chi ha sempre detto che le classi dominate sono piene di teste calde e non meritano la benevolenza di chi ha il potere.

Peccato (si è davvero un peccato banchiere Draghi!) che la realtà che viviamo ogni giorno è ben diversa, e con la violenza ci conviviamo ogni minuto della nostra vita pur non avendola scelta e pur amando – sicuramente più di tanti professionisti della non-violenza – la pace di una vita vissuta nel rispetto dei propri simili, con un lavoro che realizzi la nostra umanità e che non ci degradi al livello di una macchina.
E allora, visto che perfino l’elementare buon senso è diventato merce rara, proviamo a ripetere quella che, per qualsiasi sfruttato che ha vissuto sulla propria pelle il ricatto della disoccupazione o che ha visto morire di lavoro il compagno che gli stava accanto (ne muoiono 3 al giorno ufficialmente solo per “incidenti” e quelli che sopravvivono di certo non arrivano a 60 anni con la gioviale freschezza di Luca Cordero di Montezemolo) è una verità perfino banale.

E’ la società capitalista che si basa sullo sfruttamento della maggioranza della popolazione ad essere violenta. Ed è questa violenza, l’espropriazione del lavoro altrui ad opera di una ristretta minoranza di parassiti che sta alla base dei rapporti economici e si ripercuote su ogni forma di rapporto sociale, familiare, interindividuale, la “madre” di tutte le violenze.
E’ la violenza delle fabbriche marchionnizzate dove non hai tempo nemmeno per pisciare (a mangiare ci hai già rinunciato da tempo). Del lavoro nero e “illegale” (di una illegalità contro la quale non si mai visto un celerino usare il suo manganello) nel buio di fetidi sottoscala, dove vivi una esistenza da zombi in attesa che un crollo provvidenziale ti conduca a miglior vita.

E’ la violenza delle periferie-ghetto dove marciscono milioni di giovani senza presente e senza futuro con l’unica speranza di riscatto nella “sicurezza” che può dare una pistola sotto l’ascella, buona per ammazzare (per conto della mafia o per conto dello stato non fa poi tanta differenza) altri disperati che hanno il solo torto di aver scelto di nascere nella parte sbagliata della società o del mondo.
E’ la violenza su intere generazioni massacrate dal business dell’eroina che porta vagonate di soldi (che notoriamente non puzzano) all’economia “pulita” dei mercati finanziari.
E’ la violenta arroganza di classe di chi, possedendo tutto, compra, sporca, uccide chi nulla ha.

E’ la competizione, la sopraffazione violenta, il credo della società in cui viviamo. Che cosa vi aspettate? Che l’enormità dei crimini di cui siete responsabili, il dolore, le umiliazioni, la rabbia, l’odio non tracimino oltre le scatole di patinata propaganda con la quali avete confezionato la nostra miseria?

Non occorre aver studiato Marx, basta saper leggere (e saper far di conto) per capire cosa ci preparano i programmi della borghesia (e i desiderata di BCE e Confindustria): più lavoro e più sfruttamento per i pochi che avranno la fortuna di rimanere occupati, più lavoro con ritmi più intensi e inumani, più lavoro sottratto a favore del profitto. Più lavoro e senza diritti, ratificato dalla legge e cofirmato da sindacati felloni. Più fatica e meno salario.
Per gli altri disoccupazione a costo zero. Pensioni di pura sopravvivenza, ospedali da terzo mondo, niente scuole in cui studiare ne case in cui abitare.

E se proprio nemmeno questo basterà per rilanciare le sorti progressive dell’economia capitalista, la guerra contro il nemico di turno (e la distruzione programmata delle immense masse di prodotti che nessuno riesce più a comprare) è dietro l’angolo. E con la guerra la militarizzazione del paese, la reazione, l’eliminazione di ogni forma di opposizione anche di quelle manifestazioni “colorate e festose” che fanno tanto bene alla “democrazia” e fanno andare in brodo di giuggiole i suoi ben pagati sacerdoti.
Pensare che sia possibile evitare il conflitto, o incanalarlo all’interno di un processo regolato che possa farci superare “tutti assieme” gli effetti della crisi, è pura idiozia.
Se il debito non lo vogliamo pagare, qualcuno deve pure rinunciare a esigere il suo credito. Pensate davvero che una classe che ha il potere politico, militare, giudiziario (che ha uno stato eretto a sua difesa e a difesa della sua proprietà) possa graziosamente e masochisticamente rinunciare alla sua vita dorata senza combattere?
Cosa faremo, domani, quando il conflitto si farà più aspro e gli spazi di agibilità si restringeranno? Il servizio d’ordine, armato e violento, contro chi non marcia gioiosamente e gioiosamente muore arrotato dai blindati?
O istituiremo ronde di indignati-doc, con tesserino ministeriale, per costringere gli sfrattati ad allontanarsi pacificamente dalla propria casa espropriata, non prima di aver lasciato tutto in ordine e ben spazzato?

Oppure ci mobiliteremo, muro umano e mani alzate, per impedire a chi, cacciato dalla fabbrica, e magari non proprio contento di dover passare il resto della propria vita in una tenda di fortuna sia pure benedetta dal parroco del quartiere, vuole rientrarci per forza?
E quando “orde” di “senza nulla” saccheggeranno (lo hanno già incominciato a fare) i negozi pieni di merci irraggiungibili? E quando i bulloni sostituiranno le poco efficaci monetine lanciate contro chi predica la nostra austerità dal predellino della sua auto di lusso?
Nessuno pensa che assaltare qualche banca, bruciare qualche auto, perfino scontrarsi con la polizia in assetto di guerra sia “il preludio della rivoluzione sociale”, ma il problema della violenza, del suo uso, della sua oggettiva necessità, è un problema che non può essere ignorato ne, peggio, affrontato con la logica del questurino.
Semmai dovremmo interrogarci sul come e verso quali obiettivi indirizzarla questa violenza. 

Ma questo è un compito troppo arduo per gli epigoni nostrani di una sinistra che ha sostituito Rosa Luxemburg con madre Teresa.

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4 commenti:

  • Anonimo scrive:
    18 ottobre 2011 10:14

    L'India gandhiana ha sconfitto il colonialismo anglofono con le sue stesse armi, quelle del diritto.

    Alla raffinata violenza delle banche, dei contratti leonini, della corruzione e della dissoluzione dello spirito, della cooptazione alla violenza del consumismo, ecc. ecc. ecc. non serve a nulla contrapporre la violenza della stupidità, se non a diventare un "di cui" della violenza del mainstream.

    La violenza stupida è il vero nemico, e in questo disgraziato paese ce n'è in abbondanza, è un epifenomeno della stupidità e dell'ignoranza.

    Un ministro dell'istruzione può essere mille volte più violento di tutti i black bloc messi insieme, basta che sia stupido.

    Il movimento degli incazzati ha sogni, scopi, obiettivi precisi, che non contemplano la stupidità. Al contrario chiedono di costruire intelligenza sull'autenticità delle proprie istanze. E neppure il tasso di stupidità che ci distingue nel mondo intero, insieme ad altrettanta genialità, potrà distruggere quello che è un percorso storico avviato universalmente.

    Dire che "il debito non lo paghiamo" a ben riflettere è una cosa stupida in sè, e al tempo stesso è rivoluzionaria, può trasformarsi nella cosa più intelligente che il momento richiede. E dentro l'intelligenza che dovrà riempire questa istanza ci sta di tutto, violenza e non-violenza comprese, ciascuna al posto giusto e nel senso giusto. A Milano da sempre c'è un detto popolare: va be' ves bun, ma no cuiun!
    E' una semplice linea guida, ma che si è rivelata vincente, non si vede motivo di abbandonarla.

    Alberto Conti

  • Anonimo scrive:
    18 ottobre 2011 12:59

    Devo essere onesto...ho trovato politicamente più "azzeccato" il testo della lettera dei black bloc che qualcuno ha linkato nei commenti, perchè nella scelta di "sospendere il giudizio" ci vedo tanto di cerchiobottismo.

    Personalmente ritengo che chiunque pensi che una rivoluzione possa essere pacifica dovrebbe chiedere una visita dallo psichiatra...la verità è che la rivoluzione è per sua stessa natura violenta, perchè per quanto pochi possano
    rimanere ad opporvisi, questi "pochi" sono sempre la classe dominante che si vuole soppiantare e possiedono la maggior parte del potere...

    Quello che mi lascia perplesso è questo:

    Volete *realmente* darmi ad intendere che vedete qualsivoglia elemento di "violenza rivoluzionaria" in un ragazzetto imbecille che sfascia una vetrina, dà fuoco ad una macchina o ad un edificio?

    Io in tutta onestà non vedo alcun elemento rivoluzionario in tutto ciò...

    Vogliamo dire che si preferisce il teppistello che fa casino al rintronato che crede che i potenti si taglieranno da soli la fava e gli metteranno in mano le chiavi delle sue catene?

    Come scelta mi lascia molto perplesso.

    Francamente la "lettera dei black bloc" (linkata da un commentatore) mi sembra fare una analisi molto più corretta e schietta:

    - Un rivoluzionario non si mette a fare casino "a vuoto"...la violenza rivoluzionaria ha degli obiettivi chiari e delle modalità che, pur magari non militaresche, non sono lasciate
    al caso.

    - Quelli che hanno sfasciato e fatto casino sono dei ragazzetti cazzuti che volevano solo fare casino.

    - Il rivoluzionario non è un delatore...non delega la tutela della sua causa o della sua onorabilità agli sbirri.

    Inutile chiarire il pesante sottinteso che si legge tra le ultime righe della lettera...la prossima volta a pestarli ci penseranno loro.

    Devo essere onesto:

    Un discorso come quello fatto in quella lettera io lo rispetto.

    E io mi chiedo...perchè non avere un approccio così cristallino? Perchè nell'estrema sinistra deve esserci sempre questa "pulsione cerchiobottista"?

    Non bisogna dire che un coglione è un coglione perchè un giorno potrebbe essere un seguace?
    Ma che senso ha??

  • Anonimo scrive:
    19 ottobre 2011 05:51

    la verità vi renderà liberi!
    finalmente gira nella rete l'amara verità.
    si sono venduti la manifestazione, "i casarini e disubbidienti vari".
    non per un piatto di lenticchie,ben inteso,ma un posto al parlamento con vendola.
    questa bella gente ha svolto egregiamente nell'ultimo decennio la loro funzione :far fallire ogni movimento nato in italia.
    ora passano all'incasso,capirete,gli anni passano anche per i falsi rivoluzionari ,devono pensare alla vecchiaia!
    speriamo che vadano in parlamento,così nei cortei ci andranno quelli che vogliono cambiarla veramente,questa società.
    loro vogliono solo coltivare l'illusione della rivolta,come ordinato dai loro padroni,svuotarla di ogni pericolosità e spegnerla lentamente senza che produca troppi danni al "sistema".
    sennò loro come campano!
    disinnescare la rabbia questa volta credo sia aldilà delle loro capacità.
    questo non è un gregge di pecore ma un branco di lupi!

  • xlpharmacy scrive:
    29 novembre 2011 15:42

    Un coro di “violenti” che, come sempre, cerca di rivestire con paludati richiami alla democrazia, alla convivenza, alla nobiltà degli ideali che dovrebbero ispirare i movimenti sociali.

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