sabato 31 luglio 2010

UN PRONOSTICO (SCOMODO) SULLA VICENDA FIAT

MARCHIONNE FA LA LOTTA DI CLASSE MENTRE GLI OPERAI...

di Piemme

«Morale della favola. Non avremo la guerra mondiale sul caso FIAT, alla fine la burocrazia della FIOM, pur non firmando niente, chiuderà non uno, ma due occhi, evitando di mettere i bastoni tra le ruote al tritasassi padronale. Futuro cupo? Nient'affatto! Futuro burrascoso. Il regime neoschiavista, la fascistizzazione (o sterilizzazione) dei sindacati, causeranno prima di quanto si pensi micro-conflittualità diffusa e extra-sindacale, e questa sfocerà in una  tempesta di classe, trovando forme nuove per rappresentarsi politicamente. Avvenne negli anni '20. Riavvenne negli anni '60. Avverrà di nuovo».

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venerdì 30 luglio 2010

«DI CHE SCIENZA STIAMO PARLANDO?» - dibattito sulla crisi e sulla crisi degli economisti

Altro che "empirismo"!
DALLA CRISI TEORICA DEGLI ECONOMISTI ALLA CRISI ECONOMICA DEL CAPITALISMO. ANDATA E RITORNO

di Michele Fabiani*


In un recente articolo Moreno Pasquinelli si interroga intorno ad un quesito davvero interessante: è più grave la crisi economica del capitalismo o quella teorica degli economisti? In realtà una risposta Pasquinelli non ce la dà, anzi si limita semplice ad attaccare, con successo (ma va detto che l’impresa non era poi troppo difficile), la povertà per ora solo teorica degli economisti borghesi, riferendosi in particolare ad un intervento di Antonio Guarino su Il Sole 24 ore.

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giovedì 29 luglio 2010

PER SOVRAPPRODUZIONE O PER SOTTOCONSUMO?

l'Appello dei 100 economisti e le cause delle crisi capitalistiche

(prima parte)

di Moreno Pasquinelli


Neo-liberisti e neo-keynesiani

Torniamo, ce lo eravamo ripromessi, sull’Appello dei cento economisti del giugno scorso. I seguaci a vario titolo delle dottrine liberiste, demonizzandolo come un “appello marxista” hanno eretto un pirotecnico fuoco di sbarramento, di cui si trova traccia nei giornali, in rete ma il cui epicentro risiede nel mondo accademico e universitario. In prima linea contro i Cento si sono schierate le truppe dei  bocconiani (tipo Tito Boeri, Giavazzi, Ichino, e Perotti) supportati dagli “emigrati” in USA (orfani del loro mito che gli Stati Uniti sarebbero la patria del puro capitalismo o liberismo) ma molto influenti in italia (Bolbrin, Bisin, Alesina).

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mercoledì 28 luglio 2010


Il pensiero danzante di Lord Keynes

di Toni Negri

Serio e denso questo intervento di Toni Negri, che volentieri pubblichiamo, pur segnalando di non condividere la sua tesi del "comunismo del capitale", ovvero sul "capitalismo cognitivo" e il "lavoro immateriale": Concetti sui quali ci ripromettiamo di tornare.

«Salvare il capitalismo riconoscendo il potere degli operai. Questo l’obiettivo dell’economista inglese. Ma il conflitto di classe ha mandato in frantumi quel fragile equilibrio

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Quel 27 febbraio 2004

Il marxismo vivo di Paul Sweezy

di Lucio Manisco

«Stiamo registrando un nuovo esercizio di tendenza del capitale a trasferirsi non tanto verso la produzione di beni e servizi utili, quanto verso la manipolazione del denaro, della speculazione, naturalmente per produrre altro denaro senza l'intermediazione del processo di produzione. Il che conduce direttamente ad una crescita incredibile del debito, allo sviluppo sfrenato dei mercati finanziari e delle bolle speculative. Stupefacenti i limiti raggiunti dal fenomeno, che appare destinato a provocare una sua propria forma di crollo, ma che sarà di tipo completamente nuovo rispetto alle crisi del passato».

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lunedì 26 luglio 2010

Protezionismo: chi spaventa chi?

COSA SI CELA DAVVERO DIETRO ALLA VICENDA FIAT

Star coi frati a zappar l’orto


di Moreno Pasquinelli

Mario Deaglio, oltreché docente di economia internazionale all’università di Torino, è considerato, tra gli economisti italiani, un vero e proprio luminare. Frequenti sono i suoi interventi su organi di stampa e nelle Tv. Si distingue per i suoi giudizi sempre misurati, sembra ispirati all’idea che il giusto sta sempre … nel giusto mezzo. Ci sono tuttavia vicende che o stai di qua o stai di là, anzitutto quando è il committente che fa la voce grossa. La questione FIAT è una di queste.

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domenica 25 luglio 2010

La FIAT e la Zastava


«I NUOVI SER(b)I DEL PADRONE»

di Cecilia Ferrara*

Era il maggio del 1999. I devastanti bombardamenti che la NATO e l'Italia di D'Alema rovesciarono sulla Jugoslavia, si erano appena conclusi. Alcuni di noi facavano parte della delegazione che si recò a Kraguievac, a portare la solidarietà degli operai italiani a quelli della Zastava sventrata dalle bombe imperialiste (vedi foto). Di quella delegazione facevano parte diversi operai FIAT, anzitutto dell'Alfa di Arese. Visitammo gli impianti distrutti, ci incontrammo coi delagati sindacali, mentre centinaia di operai serbi, a mani nude, stavano disperatamente rimettendo a posto i capannoni devastati dalle bombe ad uranio impoverito. Alcuni di essi, poi si saprà, moriranno a causa della contaminazioni.

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sabato 24 luglio 2010

FIAT: lettera di un operaio

«Caro Sergio, saremo noi a perdere»
 
di Massimiliano Cassaro
 
 
Caro Sergio, Non posso nascondere l’emozione provata quando ho trovato la sua missiva, ho pensato fosse la comunicazione di un nuovo periodo di cassa integrazione e invece era la lettera del «padrone», anzi, chiedo scusa: la lettera di un collega. Ho scoperto che abbiamo anche una cosa in comune, siamo nati entrambi in Italia. Mi trova d’accordo quando dice che ci troviamo in una situazione molto delicata e che molte famiglie sentono di più il peso della crisi.

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la vicenda FIAT Mirafiori secondo un autorevole sociologo

IL DUMPING DI MARCHIONNE
di Luciano Gallino*

Più sotto un altro intervento di Gallino: «Pomigliano. La globalizzazione dell'operaio. Cos'è il World Class Manufacturing»


Quattro anni fa, settembre 2006, Sergio Marchionne dichiarava prima in un discorso all´Unione Industriale di Torino, poi in un´intervista a questo giornale, che «il costo del lavoro rappresenta il 7-8 per cento». «E dunque – aggiungeva – è inutile picchiare su chi sta alla linea di montaggio pensando di risolvere i problemi». Per contro ieri annuncia che, tutto sommato, ritiene necessario picchiare proprio su chi sta alla linea. E le ragioni per farlo sembrano primariamente connesse al costo del lavoro.

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venerdì 23 luglio 2010

Pomiglianisti di tutt'Italia, unitevi!

MIRAFIORI : L'ULTIMA MOSSA DI MARCHIONNE

di Moreno Pasquinelli

L'annuncio che la nuova monovolume FIAT sarà prodotta nello stablimento serbo di Kraguievac, e non più a Mirafiori è un bluff o una cosa seria? Per quanto possa sembrare paradossale, entrambi. Il fatto che questa notizia sia stata data dalla sede della Chrisler a Detroit (dove si è deciso lo spin off nella holding tra il settore auto e il resto), simoboleggiando che è negli USA e non più a Torino il centro della multinazionale, di certo rafforza i timori che Marchionne faccia sul serio. I 16mila dipendenti torinesi (di cui la metà operai di linea) più una quota ancor maggiore di salariati dell'indotto gettati sul lastrico? Marchionne si accomodi, getti pure benzina sul fuoco del conflitto sociale, vedremo se la pace sociale reggerà all'urto.

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giovedì 22 luglio 2010

DI CHE SCIENZA STIAMO PARLANDO?

È più grave la crisi economica del capitalismo o quella teorica degli economisti?

In risposta a Antonio Guarino

di Moreno Pasquinelli

Che l’ultima crisi economica sia una cosa serissima lo si vede anche dagli effetti teorici collaterali: nessuna delle recessioni recenti aveva mobilitato come questa le truppe speciali mentali del sistema. Centinaia di economisti, accademici o addirittura premi Nobel, disquisiscono da almeno tre anni sulle cause della crisi, sulle terapie per uscirne, nonché sull’efficacia delle misure poste in essere dai governi. Testate come Financial Times, Economist, Wall Street Journal e, da noi, Il Sole 24 Ore, pubblicano un giorno sì e l’altro no, interventi e contro-interventi. Il risultato è una vera e propria Babele. Tutti contro tutti. «La conclusione è sconcertante: gli economisti sono divisi in tribù: liberisti, post-keynesiani, marxisti, monetaristi, sraffiani, neoclassici; e non si mettono d’accordo su nulla». (1)

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mercoledì 21 luglio 2010

Vendola in orbita, Ferrero nel pallone

Ex (?) bertinottiani: due strade diverse, forse contrapposte, ma unite nel non rispondere alle domande dell’oggi

di Leonardo Mazzei  
 
Nichi Vendola si è montato la testa e vuol fare il presidente del Consiglio; Ferrero, più modestamente, si accontenterebbe di vivacchiare riportando in parlamento una sua pattugglietta, meglio (parole sue) se «ininfluente sugli assetti governativi».

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martedì 20 luglio 2010

Che pensa Bersani di Chavez? Cose demenziali

PAROLE IN LIBERTÁ? 
CALURA ESTIVA?  
O TRAGICA IRRESPONSABILITÁ?

riceviamo e volentieri pubblichiamo

di Aldo Zanchetta 

Il segretario del PD Bersani a volte ha battute simpatiche, da caffe
paesano. Mi immagino un contadino padano con camicia a scacchi, viso rubicondo, naso leggermente avvinato, seduto al caffè del paese a scambiare due chiacchiere e a improvvisare battute sul Berlusca. Il fatto è che il suddetto è anche segretario del partito di opposizione più forte (in numeri, non fraintendetemi). E quando la mattina al giornale radio sento le sue risposte alle quotidiane sparate di quello là, mi si accappona la pelle. Ma può essere un fatto allergico. Ogni tanto, ricordandosi di essere un politico di responsabilità nazionale, tenta di alzare però il livello delle sue battute, con qualche gaffe. Così pochi giorni fa si è avventurato nel mare periglioso della politica mondiale e ha sentenziato: "Non vorrei che dopo Berlusconi venisse fuori Chávez. O il Parlamento riprende il suo ruolo o non c'è libertà per nessuno".

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lunedì 19 luglio 2010

L'Appello dei «Cento Economisti»

LA POLITICA RESTRITTIVA AGGRAVA LA CRISI,
ALIMENTA LA SPECULAZIONE E PUO’ CONDURRE ALLA DEFLAGRAZIONE DELLA ZONA EURO. SERVE UNA SVOLTA DI POLITICA ECONOMICA PER SCONGIURARE UNA CADUTA ULTERIORE DEI REDDITI E DELL’OCCUPAZIONE

Nel dibattito tra economisti, segnato dalla più radicale polivocità, nonché dall'assenza di una teoria della crisi degna di questo nome, l'Appello dei cento, che qui sotto pubblichiamo e diffuso il 16 giugno scorso, è stato immediatamente bollato come "marxista". In verità, quale che possa essere la visione del mondo di alcuni suoi singoli firmatari, l'Appello non pone in alcuna maniera la necessità della fuoriuscita dal  capitalismo. Per quanto riguarda il giudizio sulle cause della Crisi, esso fa propria la nota tesi sottoconsumistica: «Come è stato riconosciuto da più parti, questa crisi vede tra le sue principali spiegazioni un allargamento del divario mondiale tra una crescente produttività del lavoro e una stagnante o addirittura declinante capacità di consumo degli stessi lavoratori». La qual cosa svela il limite teorico più profondo dell'Appello medesimo, visto che sono errato i due postulati, ovvero il presunto aumento della produttività che la capacità di consumo dei lavoratori. Torneremo evidentemene sul tema, non senza notare che le tesi contenute nell'Appello degli accademici rappresentano la linea di fondo delle sinistre, anche quelle "radicali".

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Viva la scienza!

A commento dell'intervento di Enzo Modugno 

di Giulio Bonali

In questa stucchevole e ripetitiva serie di gratuite e pregiudiziali sparate irrazionalistiche non credo si dimostri in alcun modo ciò che infatti è indimostrabile: l’ esistenza di un qualche nesso fra la (reale, effettiva) sussunzione del lavoro (prevalentemente) intellettuale di massa —divenuto sostanzialmente, nel suo insieme, lavoro salariato— al capitale e la pretesa (e inesistente, irreale: puramente e semplicemente falso essendo l’ affermarla) irrimediabile caduta nel dogmatismo (che ne è la pura e semplice negazione irrazionalistica!) del pensiero razionale in generale e matematico in particolare (e scientifico un po' meno in generale, un po' meno in particolare).

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sabato 17 luglio 2010

contro il mito del «lavoro cognitivo e immateriale»

Sul feticismo della scienza
e il cosiddetto general intellect

di Enzo Modugno

«Con l'«organizzazione cibernetico-tecnica della scienza» infatti il sapere è diventato un algoritmo, si è reificato, si è autonomizzato, si è separato dall'«uomo che pensa», gli si è contrapposto come «ratio estraniata», come mezzo di produzione e prodotto di un nuovo capitale che lo ha ridotto a lavoro mentale salariato.»

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venerdì 16 luglio 2010

Irlanda del Nord

Belfast: chiamatela pure «baby-rivolta»


«Da lunedì sera, da quando la rivolta è scoppiata, sono finiti all'ospedale 82 agenti. Gli hanno scaricato addosso di tutto e martedì notte, per la prima volta, contro di loro hanno sparato anche sei colpi di pistola. I ragazzi feriti sono trenta. Nessuno è grave».
Così LA STAMPA di ieri informava sulla improvvisa e inattesa rivolta dei giovani cattolici nordirlandesi, che ha suscitato scandalo tra la perbenista stampa inglese, poiché i protagonisti dei riots sarebbero stati non solo giovani vent'enni, ma giovanissimi di 12/13 anni.

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giovedì 15 luglio 2010

Non c'è due senza tre

A PROPOSITO DELL'INTERVISTA DI D'ALEMA

Vale la pena leggere l'intervista rilasciata da D'alema al Corriere della Sera di oggi. La pena è in effetti la prima sensazione che essa suscita.
Egli afferma che sarebbe sbagliato andare alle elezioni anticipate, ovvero che sarebbe "dannoso" celebrare un referendum pro o contro Silvio Berlusconi. Da "politico con alto senso delle istituzioni" qual'è D'Alema pensa che l'Esecutivo berlusconi vada rimpiazzato con un governo di "larghe intese" che comprenda PD, UDC e i pezzi disponbili del PDL.
Ci risiamo! Riecco il  ribaltone

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mercoledì 14 luglio 2010

A volte ritornano

DALL' INGRAISMO CI SI POTRÁ MAI GUARIRE?

Domenica scorsa è apparso su il manifesto l'appello che pubblichiamo qui sotto. Ci pare evidente il carattere politicistico finanche bieco dell'iniziativa. Qual è il costrutto? Rimettere assieme i cocci dell'Arcobaleno, senza la più pallida riflessione autocritica sulle ragioni del suo fallimento (irreversibile). Solo una mossa per agganciare il vendolismo? Quale che siano gli scopi tattici dell'iniziativa, è lampante la pochezza politica del tutto. Siamo dentro alla più grave crisi sistemica del capitalismo dal dopoguerra e non si dice nemmeno una parola non tanto su cosa possa essere l'alternativa, ma nemmeno la si evoca più. Neanche una parola sulle dinamiche del conflitto sociale (Pomigliano ad esempio), come se un soggetto politico potesse sorgere solo come risultato della alchimie del ceto politico. La stessa analisi della crisi politica e istituzionale è aleatoria. Ne usciamo col ritorno al proporzionale? E' come chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati. Milioni e milioni di cittadini, in gran parte proletari, hanno già voltato le spalle non solo alle loro rappresentanze, ma alle istituzioni in quanto tali. Siamo sicuri che vadano riportati all'ovile? Difendere la democrazia passa in questa fase per il rinvigorimento delle decrepite istituzioni liberali o per il loro superamento? I valori della Costituzione si difendono lasciando tutto come sta oppure, come noi pensiamo, ci vuole il coraggio di dire che occorre una nuova assemblea costituente?

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martedì 13 luglio 2010

Chi è James Mattis

Obama sceglie «il macellaio di Falluja» alla testa delle forze armate imperiali

«L'uomo che il presidente americano ha scelto al posto di Petraeus per guidare il CentCom, il Comando Centrale delle Forze armate americane a Tampa, in Florida piace a tutti, a sinistra e a destra, ai politici e ai militari, ad analisti e commentatori. Si chiama James Mattis.» [Il Sole24Ore, 10 luglio]

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venerdì 9 luglio 2010

LA MINACCIA IRANIANA O LA MINACCIA AMERICANA?

Obama sulle orme di Bush

di Noam Chomsky

La grave minaccia dell’Iran è largamente riconosciuta come la crisi di politica estera più seria cui deve far fronte l’amministrazione Obama. Il Congresso ha appena rafforzato le sanzioni contro l’Iran, con penali ancor più severe contro le società estere.

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giovedì 8 luglio 2010

Forum sociale europeo di Istanbul: perché è fallito

IL LEGNO STORTO

di Moreno Pasquinelli

 «E’ dunque chiaro perché il forum è sembrato una spedizione marziana, perché è scivolato come acqua sul corpo dilaniato della società turca. Gli europei pagano il prezzo della loro spocchia culturale, dell’aver scelto un paese senza l’umiltà di capirlo, di essersi infine affidati a forze locali in virtù, non della loro effettiva internità alla società turca, quanto della affinità culturale alla sinistra occidentale.»

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martedì 6 luglio 2010

Pomigliano: la relazione di Mara Malavenda (Slai Cobas)

Dal No di Pomigliano al rifiuto della collaborazione sindacale coi padroni e governi
 
di Mara Malavenda

Pubblichiamo il testo della relazione introduttiva di Mara Malavenda all'assemblea nazionale svoltasi il 3 luglio all'Hotel Ramada (Napoli). La giustezza di gran parte delle critiche ai sindacati e alla FIOM, non toglie nulla ai nostri dubbi sia sull'approccio settario assunto dallo Slai verso la Fiom, che sull'analisi trionfalistica che vien fatta del referendum. L'ottimo risultato ottenuto dal NO non cambia la sostanza che il movimento dei lavoratori è debole e rimane sulla difensiva.

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sabato 3 luglio 2010

STALLO
Note controcorrente sul casino italiano

di ERETICA*

Questo articolo venne pubblicato subito dopo le elezioni politiche  del 9 e 10 aprile del 2006. Il centro-sinistra ottenne un'esigua maggioranza (circa 24.000 voti su 38 milioni). Il berlusconismo si mostrava dunque non una mera meteora. L'articolo è un'indagine sul blocco sociale del centro-destra e spiega le ragioni per le quali il centro-sinistra avrebbe fallito nell'impresa di fronteggiarlo.

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venerdì 2 luglio 2010

Nucleare

LE CINQUE MENZOGNE DA SMONTARE

di Leonardo Mazzei*


Due notiziole hanno riproposto negli ultimi giorni la questione del nucleare. La prima viene dagli Stati Uniti, dove il Senato del Vermont ha votato, per ragioni di sicurezza, la chiusura del suo reattore atomico nel marzo del 2012. La seconda viene dall’Italia, dove il ministro dell’istruzione Gelmini ha annunciato un programma per spiegare agli studenti la bontà dell’energia atomica.
Da una parte la realtà del nucleare che, nonostante i giganteschi sforzi della lobby che lo sostiene, proprio non ce la fa a rendersi credibile specie per quanto riguarda la sicurezza; dall’altra una propaganda odiosa quanto priva di veri argomenti. Ma siccome la propaganda c’è e non bada a spese, può essere utile concentrarsi sulle principali menzogne utilizzate dai sostenitori del nucleare.

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giovedì 1 luglio 2010

Pomigliano: inseguendo la Corea


LA PANDA VAL BENE LA MESSA?

di Alfredo Recanatesi


La Panda è la Fiat che dà meno margini di guadagno. Scegliere di costruire qui un modello del genere, che le altre case producono nei paesi emergenti, significava di per sé dover ottenere condizioni del lavoro simili a quelle. Che poi, magari, saranno replicate in altri stabilimenti

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Pomigliano: la proposta di Guido Viale

COME RICONVERTIRE L'INDUSTRIA DELL'AUTO? 

oltre il dogma dello sviluppo



di Guido Viale


Sia Eugenio Scalfari che Gianni Riotta, nei loro editoriali di domenica scorsa su Repubblica e ilsole24ore, hanno messo giustamente in evidenza il rapporto tra la vicenda di Pomigliano e la globalizzazione, come già aveva fatto Luciano Gallino pochi giorni prima. L'apertura dei mercati mondiali, che è l'essenza della globalizzazione, porta inevitabilmente a un livellamento dei salari e della produttività del lavoro, intesa come intensità dello sfruttamento, o, se vogliamo, dell'erogazione della prestazione. Cioè verso un miglioramento nei paesi emergenti o restituiti, come l'Est europeo, allo "sviluppo"; e verso un peggioramento nei paesi già industrializzati e "affluenti", tra cui l'Italia.

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