lunedì 30 novembre 2009

UN ESEMPIO DI ANALISI "MINIMALISTA" DELLA CRISI GLOBALE

DAI MUTI SUBPRIME AL »CREDIT CRUNCH» 

di Dave Keating

Quando gli Stati Uniti starnutiscono il mondo prende il raffreddore. Questo detto del Ventesimo secolo non è mai stato tanto azzeccato quanto lo è oggi, momento in cui le economie d’Europa incespicano per via di una crisi economica creata a migliaia di chilometri di distanza. Ciò che era cominciato con degli incauti prestiti concessi negli Stati Uniti è andato espandendosi a macchia d’olio sull’intero pianeta e minaccia oggi di trasformarsi in una nuova grande depressione di portata globale. 

Tutto è cominciato con un mutuo

La crisi ha raggiunto proporzioni allarmanti. Tutto ha avuto inizio con lo scoppio della bolla del mercato immobiliare americano nel 2004, dopo un lungo periodo in cui i prezzi delle case erano cresciuti costantemente. A un numero crescente di famiglie veniva data l’opportunità di accendere un mutuo, in maniera quasi indiscriminata. I creditori, infatti, si erano dati ad una pratica chiamata dei “prestiti subprime” – concedendo prestiti a persone poco solubili, gente a cui normalmente non sarebbe mai stato accordato un mutuo per comprar casa. I mutui subprime prevedevano un tasso d’interesse molto basso per i primi anni e un brusco aumento nei successivi. Di solito i rischi non venivano spiegati nei dettagli, mentre i debitori imboniti con la prospettiva di poter rifinanziare il mutuo negli anni a venire per mantenere il tasso di interesse ai livelli iniziali. Alcuni economisti misero in guardia riguardo ai rischi che si correvano, ma la maggioranza non volle interrompere l’atmosfera festosa che regnava nel mercato immobiliare statunitense. Sembrava che tutti ci stessero guadagnando: compagnie di costruzione, agenti immobiliari, istituti bancari e produttori di materiali edili. I felici consumatori diventavano, spesso per la prima volta nella loro vita, proprietari di una casa. Il settore passò praticamente inosservato agli occhi del Governo americano, dopo anni di deregolamentazione costante ad opera del partito repubblicano.

La festa è finita

 | (Foto: Library of Congress/ pingnews.com/ Flickr)Nel periodo 2004-2006 arrivò il momento di ripagare. I tassi d’interesse sui mutui subprime schizzarono alle stelle. Molti debitori non erano semplicemente in grado di ripagare o rifinanziare. La crisi sarebbe potuta rimanere confinata agli Stati Uniti. Sfortunatamente le banche e i creditori di questi prestiti avevano venduto i debiti ad altri investitori. I debiti sminuzzati in azioni erano stati venduti a investitori stranieri e ad istituti bancari di tutto il mondo sotto forma di cavillosi pacchetti finanziari incomprensibili ai più. Nel 2007, 1,3 milioni di proprietà immobiliari sono state messe all’asta per insolvenza, il 79% in più rispetto al 2006. Fu il panico:; nessuno sembrava sapere di chi fossero questi debiti “senza valore”, sparsi nel sistema finanziario a tutte le latitudini del globo. Improvvisamente le banche non erano più disposte a farsi prestiti a vicenda, diffidenza che risultò in un cosiddetto “credit crunch” ossia un periodo in cui c’è poca liquidità (cioé soldi contanti) nel sistema perché nessuno presta denaro. Le perdite cominciarono ad accumularsi. A luglio 2008, grandi banche e istituzioni finanziarie a livello mondiale denunciarono perdite per circa 435 miliari di dollari.
Oggi, banche e istituti finanziari non riescono a ottenere crediti e sono in fase di stallo con valori negativi nei loro libri contabili. Molti hanno dovuto dichiarare fallimento o sono sul punto di farlo. I governi sono stati obbligati a venire in soccorso di questi istituti per scongiurare un collasso dell’economia dalle conseguenze disastrose. Ecco solo alcuni nomi per tutti quelli per cui i governi sono intervenuti, Freddie Mac e Fannie May negli Usa, il gigante delle assicurazioni AIG, Northern Rock in Gran Betragna e Fortis e Dexia in Belgio. Sentori di bancarotte imminenti hanno spinto il Governo americano a predisporre un pacchetto di salvataggio (bailout) del valore di 700 miliardi di dollari per scongiurare i fallimenti prima che avvengano.
La crisi dei mutui subprime e il credit crunch non sono le uniche preoccupazioni a turbare i sonni degli europei. Il prezzo del petrolio ha raggiunto un nuovo record per la continua domanda delle economie emergenti di Cina e India. Ciò ha colpito i consumatori in Nord America e in Europa in due modi. Obbligati a pagare prezzi esosi per il carburante delle loro auto e per i riscaldamenti domestici, i prezzi in aumento hanno fatto schizzare anche i prezzi dei beni primari di alimentazione, e tutto ciò ha creato una spirale senza fine. Il cibo è diventato così costoso che in alcuni casi si sono verificate vere e proprie rivolte nei paesi in via di sviluppo. A partire dal 2000 hanno visto un incessante boom nel mercato delle merci, dopo una depressione dei prezzi negli anni Ottanta e Novanta. Nel 2008 il greggio ha raggiunto un costo che la gente non si può più permettere, con un prezzo al barile di più di 100 dollari a gennaio, qualcosa mai visto prima nella storia… nulla in confronto col prezzo di luglio che è stato di 147 dollari al barile. C’è stato un sensibile rallentamento nelle economie americana ed europea. Il 30 Settembre la Gran Bretagna ha ammesso di avere avuto una crescita pari a zero nell’ultimo quarto dell’anno. Insieme alla Germania dovrebbe ufficialmente entrare in recessione entro la fine del 2008. In generale gli indicatori economici dell’intera zona euro non promettono nulla di buono.
La crisi economica è il risultato di scelte umane errate negli Stati Uniti e del naturale sviluppo delle economie orientali. I prezzi del petrolio non torneranno mai più ai livelli del passato e il mondo deve imparare ad accettare questa nuova realtà e agire di conseguenza. Allo stesso modo, la crisi dei crediti, che ha avuto inizio negli Stati Uniti, può essere risolta solo dagli Stati Uniti. C’è davvero poco da fare per l’Europa se non stare a guardare e cercare di affrontare la tempesta come meglio può.

Ottobre 2008 

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lunedì 23 novembre 2009

ROMPIAMO GLI INDUGI!

qui sotto l'appello del 30 dicembre 2008
con cui venne convocato l'incontro nazionale da cui nascerà Rivoluzione Democratica

«Con il precedente incontro di Chianciano «Fuori dal Recinto» (25-26 ottobre) abbiamo iniziato un percorso, che ora si sta allargando ad altre realtà. Era questo il nostro scopo: avviare un processo per la costruzione di un nuovo soggetto politico plurale e democratico, nella consapevolezza di interpretare un’esigenza non solo nostra. Con tutte le forze disponibili, con tutte le persone di buona volontà decise a scegliere la via dell’impegno e dell’alternativa è ora necessario e possibile fare un altro passo avanti»


LA CATASTROFE È IMMINENTE: COME AFFRONTARLA?

Siamo ad un tornante della storia

La crisi economica in corso porta con se una tremenda crisi sociale, culturale, ambientale.
Essa travolge le vecchie certezze: dal mito della globalizzazione, a quello del mercato. Poche decine di ipermiliardari possiedono più beni di intere nazioni e di miliardi di persone. La natura tutta – aria, acqua, suoli – è vicina al collasso. L’economia e la politica sono fuori controllo e sempre più in mano a comitati d’affari mafiosi che stanno usando ogni mezzo per scaricare la crisi sui popoli, sui lavoratori e sugli emarginati di ogni angolo del pianeta.

Ma questo non gli basta. La soluzione che il sistema cova nel suo grembo è ancora una volta la guerra.

La crisi del 1929, per diversi aspetti di minore ampiezza e profondità di quella che ci sta travolgendo, fu risolta soltanto con la seconda guerra mondiale. E’ nostra convinzione che quel processo possa ripetersi oggi, con un impatto distruttivo ben superiore, proporzionato alla enorme potenza distruttiva dei moderni armamenti.

Ecco perché pensiamo che sia questo il momento di agire.

Di fronte a questa crisi ed ai suoi effetti devastanti, il sistema politico appare totalmente sottomesso alle oligarchie finanziarie che l’hanno prodotta.

Questa sottomissione, aggravata da un bipolarismo autoritario, è la causa del distacco crescente tra i cittadini e i loro rappresentanti, della vergognosa corruzione castale, dell’intreccio con l’economia criminale, della morte della democrazia.

E’ riformabile questo sistema? Noi riteniamo di no.

Il malaffare, come ci mostrano le innumerevoli inchieste in corso, è la norma non l’eccezione. Non si tratta dunque di mettere qualche toppa, ma di dare vita da subito ad un percorso per la costruzione di un’alternativa.

Nelle recenti elezioni abruzzesi un elettore su due ha rifiutato l’inganno della scelta all’interno del recinto in cui vorrebbero rinchiudere ed uccidere la democrazia. Questo rifiuto è la manifestazione del distacco non dalla politica, bensì dalla sua riduzione a mera gestione affaristica e autoritaria dell’esistente.

Occorre raccogliere ed organizzare questo rifiuto di massa sulla base della consapevolezza comune della straordinaria gravità della situazione, per un’alternativa fondata sui principi di Libertà, Uguaglianza e Fraternità, che affermi che l’economia, il lavoro, la vita non debbono più ubbidire a fantomatiche leggi di mercato bensì al criterio politico del bene comune, riprendendo anche i principi, sempre disattesi, della Prima parte della Costituzione Italiana.

Occorre dunque lavorare ad una risposta e ad un’organizzazione di massa, che sappia ripensare e far rinascere la politica e la democrazia, chiamando all’impegno, alla partecipazione e alla lotta tutti quanti hanno maturato – in forme e per vie sicuramente diversissime – la coscienza dell’insopportabilità del presente.

Non ci spaventano le differenze, ci spaventa l’immobilismo. In momenti eccezionali, servono risposte eccezionali, confidando sull’intelligenza, il sentimento, la responsabilità di tutti quanti risponderanno a questo appello.

Siamo convinti della necessità di questo salto di qualità perché giudichiamo inservibili le forze politiche esistenti, comprese quelle oggi costrette all’opposizione extraparlamentare, che appaiono incapaci di recidere il cordone ombelicale che le assoggetta alle forze del capitale. Esse sono caratterizzate dall’assoluta incapacità di ripensare radicalmente il presente e restano chiuse nella loro nicchia e nella autodistruttiva logica del “meno peggio” che prepara sistematicamente il peggio.

Contro le oligarchie dominanti, penetrate come metastasi in ogni angolo della società, c’è bisogno di un nuovo soggetto politico che faccia dell’alternativa la sua stella polare. Un movimento ampio, pluralista, aperto, democratico quanto deciso nell’iniziativa.

Abbiamo davanti molta strada da fare. Costruire un programma, avviare le prime iniziative, pensare e realizzare una forma di organizzazione nuova ed efficace, affrontare come prioritaria la questione dell’informazione e della comunicazione.

Riteniamo quest’ultimo aspetto decisivo, data la necessità di cominciare a contrastare seriamente la grande menzogna in cui viviamo. Una menzogna che si dirama dal vertice del potere fino ai luoghi più reconditi della vita sociale, attraverso l’uso totalitario dei mezzi d’informazione di massa.

E’ giunto il momento di cominciare a sfidare seriamente il potere anche su questo terreno.

In questo tornante della storia gravido di incognite la maggioranza delle persone vede la propria esistenza avvolta nell’incertezza. Chi già viveva in quella condizione la vede peggiorare di giorno in giorno. Chi credeva davvero di vivere nel migliore dei mondi possibili comincia ad avere molti dubbi.

Non è che l’inizio, la crisi continuerà a demolire ogni certezza. L’illusione di uscirne con misure tese al rilancio dello “sviluppo” avrà vita breve. Stiamo andando verso una generale resa dei conti: con la natura devastata sull’intero pianeta, con l’incontenibile flusso di popolazioni in fuga dai paesi depredati, nel quadro, che si allarga, di una tragica guerra infinita.

I centri dominanti del potere economico e politico entreranno ben presto in conflitto, ognuno per salvare se stesso contro gli altri, ma tutti uniti contro la stragrande maggioranza della popolazione chiamata a pagare, a soffrire, a subire ogni tipo di prepotenza.

Non possiamo attendere oltre, è questo il momento di agire!

Tutti coloro che si riconoscono in queste esigenze sono invitati a partecipare, per unirsi in un progetto di radicale cambiamento dell’attuale stato di cose.

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MANIFESTO


Per una Rivoluzione Democratica

Approvato dall'assemblea nazionale svoltasi a Chianciano Terme il 24-25 gennaio 2009


LA CRISI SISTEMICA CHE STIAMO VIVENDO
 
La grave crisi economico-finanziaria che il capitalismo mondiale sta soffrendo si aggiunge a quelle ambientale, energetica, alimentare ed a quella del sistema politico monopolare incentrato sulla supremazia nordamericana. Per questo parliamo di crisi sistemica. Nel nostro paese gli effetti di questa crisi globale si aggiungono a quelli interni di sfascio morale, politico e istituzionale.

Questi molteplici aspetti della crisi sistemica non sono separabili fra loro e sono destinati ad avere ripercussioni geopolitiche gravissime col rimescolamento dei centri del potere economico, finanziario, produttivo e militare e la acutizzazione su vasta scala dei conflitti sociali già in atto. Come la grande crisi economica del 1929, dopo un lungo periodo di stagnazione, fu superata definitivamente solo con la seconda guerra mondiale, anche l’ attuale già annuncia l’intensificarsi di tragici conflitti militari regionali creando le premesse di una nuova ancor più tragica conflagrazione mondiale. In Italia, proprio a causa della preesistenza dei gravi fattori endogeni di cui sopra, la crisi sistemica potrebbe avere effetti ancor più devastanti che altrove. La rivolta in Grecia indica fino a che punto negli anelli deboli dell’Unione Europea si stiano accumulando esplosive contraddizioni sociali e politiche.

All’ origine di questa crisi globale vi è il carattere antagonistico del sistema capitalistico, la sua congenita incapacità a distribuire equamente le risorse, a rispettare gli insindacabili diritti umani e dei popoli, ad instaurare una diversa relazione fra gli uomini di differenti culture ed a praticare il rispetto degli equilibri della natura, la nostra. L’ odierna tecnoscienza, asservita alle logiche di una accumulazione finanziaria sempre più accentrata nelle mani di pochi, ha finito per dominare anziché servire la vita delle persone e dopo avere distrutto l’ ambiente naturale, base della vita, sta ora attaccando, attraverso le biotecnologie affrancate da ogni principio di precauzione, la radice della stessa vita ridotta a merce, cioè a nuovo strumento di accumulazione.

A questa crisi sistemica le forze oggi dominanti stanno dando risposte parziali, tese a perpetuare il modello di dominio sotto altre sembianze ma in realtà capaci solo di ritardare i suoi devastanti effetti. Di nuovo è stato applicata la regola: "guadagni privati e perdite pubbliche". Gli Stati sono perciò stati richiamati temporaneamente in servizio per il suo superamento. E mentre i colpevoli vengono graziati o addirittura premiati, le vittime trovano di fronte a loro ancor più precarietà, più tasse, meno servizi sociali, un ambiente ancor meno vivibile. E’ invece necessario e urgente intervenire con coraggio sulle cause che la hanno generata, tutte riconducibili al saccheggio delle risorse materiali e umane utilizzate non per soddisfare bisogni e diritti bensì per produrre denaro


UNA OPPORTUNITA’ STORICA IMPERDIBILE PER
USCIRE DAGLI ATTUALI RECINTI IDEOLOGICI, ECONOMICI E POLITICI


La gravità di ciò che sta accadendo sta facendo aumentare il numero di coloro che stanno aprendo gli occhi. E’ un’opportunità storica imperdibile, non per approntare qualche aggiustamento, quanto per un cambiamento radicale dei paradigmi del sistema. E’ questo cambiamento che chiamiamo Rivoluzione democratica. Le persone che non vogliono più essere subalterne e vittime di un meccanismo disumano devono riprendere nelle proprie mani il loro destino e quello delle loro comunità, impegnandosi concretamente per dare vita ad un progetto di trasformazione che mobiliti le coscienze, le volontà e le intelligenze e che eviti i tragici errori delle esperienze passate.


Uno dopo l’ altro i sogni spezzati sono diventati incubi. I sogni dell’ industrializzazione e dell’ urbanizzazione, della crescita economica, dello sviluppo e del progresso. I sogni della American way of life e del capitalismo, del socialismo reale o di quello

Pensiamo che sia questo il momento di re-agire. Ciò è possibile in particolare partendo, come già sta avvenendo in vari luoghi, dalle crepe che si sono aperte nel sistema di dominio, moltiplicando le lotte per allargarle e, in un rinnovato spirito internazionalista, collegarsi alle lotte dei popoli che non si sono arresi all’ omologazione del .
Non è un compito né facile né breve, ma esso è possibile e necessario.

ALCUNE RISPOSTE RADICALI

Ad una crisi globale occorre rispondere con un progetto globale di fuoriuscita dal capitalismo, verso una società che metta al primo posto il bene comune (si chiami essa “società conviviale”, socialista o eco-socialista) capace di conciliare nel suo interno la diversità e la ricchezza delle culture promuovendo il loro vero dialogo finalizzato al dell’ umanità tutta.

Il punto nodale per svincolarci dal sistema dominante è la critica radicale dei concetti di “sviluppo” e “crescita” così come ci sono stati propinati dal pensiero unico imperante. Se il binomio ed è stato compatibile fino a tempi recenti, purtroppo anche grazie alla rapina delle risorse dei popoli oppressi colonizzati, questa situazione è completamente cambiata nell’ attuale fase storica della , in cui sviluppo ed emancipazione si sono separati e contrapposti. Oggi sviluppo significa in realtà attacco ai redditi ed ai diritti conquistati nella fase precedente.

Un’ opposizione di mera salvaguardia delle residue conquiste sociali, ambientali e democratiche, risulterebbe di corto respiro e quindi destinata alla sterilità se non sarà in grado di rivendicare fin da subito un’alternativa di sistema fondato su alcuni nuovi paradigmi:

- subordinare l’economia ai principi etici non negoziabili quali la libertà, l’uguaglianza e la fratellanza, facendo della più ampia democrazia partecipativa la stella polare di uno nuovo Stato ed il limite invalicabile della sua azione.

- superare la parcellizzazione attuale del sapere sempre più specialistico ma sempre meno capace di una visione olistica del reale pur nella sua complessità e ricondurre la tecnologia e la scienza ad un vero servizio dell’uomo

- ricostituire un rapporto equilibrato dell’uomo con l’ambiente naturale in cui esso è nato e si è sviluppato storicamente e dal quale trae sostentamento la vita in tutte le sue forme

- riconoscere a ciascuna comunità umana il diritto a vivere secondo la propria cultura scegliendo autonomamente, nel rispetto reciproco, le vie da percorrere per la propria evoluzione materiale e spirituale. In particolare consentire il ritorno alla sovranità alimentare dei popoli valorizzando le esperienze e rispettando le aspirazioni alla terra dell’ oltre miliardo di contadini che lottano per la propria (e nostra) sopravvivenza.

- ricondurre la tecnologia e la scienza ad un vero servizio dell’ uomo all’ interno di un modello produttivo meno alienante ed energivoro
 
ALCUNI RIFERIMENTI PER UN NUOVO PERCORSO

IL DIALOGO ED IL CONFLITTO COME VALORI E COME METODI
PER L’ ELABORAZIONE E L’AFFERMAZIONE DELLE VIE DA PERCORRERE

Occorre guardare e comprendere la realtà attraverso le analisi e i contributi più diversi, capaci di seguire la rapida evoluzione in atto al fine di elaborare proposte adeguate, da verificare sul campo, al di fuori di vecchi ideologismi.

Il dialogo e la conoscenza dell’ altro costituiscono il miglior antidoto al razzismo dilagante favorito dall’alto con l’ obbiettivo di scaricare sui conflitti interetnici le angosce di una situazione sempre più chiusa alla speranza. Ma al dialogo con gli amici deve sposarsi l’impegno e la partecipazione per cambiare effettualmente il mondo, con la lotta contro un sistema che per sua natura produce ingiustizia e rischia di precipitare l’umanità in una nuova barbarie.

Mentre affermiamo chiaramente che occorre un nuovo soggetto politico generale, e per questo fondiamo la nostra Associazione, si dovranno promuovere e potenziare i luoghi di confronto politico e di socializzazione delle idee e delle esperienze : associazioni, gruppi culturali, comitati di quartiere etc., non al mero scopo di esercitare un’ azione di stimolo e di controllo sulle istituzioni e sui partiti politici esistenti, ma a quello di costituirsi come alternativa.

L’ IMPEGNO PER UN’ INFORMAZIONE LIBERA E INDIPENDENTE CHE CI LIBERI DALLA MENZOGNA ORGANIZZATA

I mezzi di comunicazione, ormai concentrati in pochissime mani, attraverso un uso controllato e spregiudicato, diffondono la menzogna che parte dai vertici del potere diramandosi fin negli angoli più reconditi di tutta la vita sociale, Ciò rende sempre più difficile alle persone di percepire chiaramente ciò che in realtà sta avvenendo. E’ perciò prioritario un impegno serio e qualificato per moltiplicare i luoghi e i mezzi per una contro-informazione plurale e indipendente.
LA RICERCA DI UN NUOVO RAPPORTO CON LA NATURA
Ci soffermiamo su questo punto che riteniamo centrale per la persistenza della vita umana sul pianeta, correlata com’è alla natura e ai suoi cicli vitali. Un rapporto equilibrato con essa e la salvaguardia della qualità dei suoi elementi vitali (acqua, aria, suolo) è condizione imprescindibile per il sia fisico che spirituale. Questo equilibrio delicato, opera di lunghi cicli storici, non può essere alterato con leggerezza dalla logica del produttivismo di corto termine mirato al massimo profitto e sostenuta da scelte esclusivamente tecniche incapaci di valutare le conseguenze nel medio e lungo tempo. Questa logica, porta non solo all’acutizzazione dei conflitti tra Stati ma pure alla progressiva distruzione dei saperi necessari alla conservazione del variegato e delicato rapporto fra ambiente naturale e comunità locali.

Il fallimento dell’ attuale paradigma produttivo sta nella fallacia delle sue premesse :

- una illimitata capacità di produzione della ricchezza e che ha invece prodotto le peggiori disuguaglianze e povertà

- una cieca rapina delle risorse ai danni della gran parte dei popoli, ovvero il saccheggio colonialista e neocolonialista sistematico, da parte delle potenze capitalistiche occidentali (che è diventato ormai il terreno di scontro e di guerra sempre più feroce per il controllo dei territori tra vecchie e nuove potenze, non più solo occidentali)

- una disponibilità inesauribile delle risorse naturali non rinnovabili

- una capacità inesauribile dell’ambiente di essere pattumiera dei suoi scarti (che si è “risolta” negli inni trionfali all’incenerimento, e quindi nell’aumento esponenziale di inquinanti nocivi e letali).

Le conseguenze sono :

- l’ accelerata erosione della biodiversità

- la progressiva improduttività e crescente desertificazione dei suoli con conseguente aumento di impiego di fertilizzanti fortemente inquinanti

- il crescente inquinamento delle acque e dell’ aria con la conseguente diffusione di malattie tumorali e leucemiche

- infine la saturazione della capacità di smaltimento degli ingenti e pericolosi scarti dei processi industriali.

Questo impegno per una nuova alleanza con la è anche un modo per dire sì alla pace tra i popoli. Infatti, mano mano che le risorse hanno cominciato a scarseggiare, la loro appropriazione è divenuta causa di guerre sempre più incalzanti ed atroci, in cui la popolazione civile è venuta progressivamente pagando il prezzo più alto. Le guerre per l’ acqua sono già una realtà destinata purtroppo a moltiplicarsi.

 
POTENZIARE LE LOTTE LOCALI IN DIFESA DEL TERRITORIO E DELLA QUALITA’ DELLA VITA INSERENDOLE IN UN PROGETTO DI CAMBIAMENTO PIU’ AMPIO
L’ attuale logica dello sviluppo significa sempre più attacco ai territori e quindi alle comunità che su essi vivono, sia per l’ estrazione sempre più frenetica delle risorse naturali sia per le grandi opere necessarie alla logica economica del sistema. Proprio dai territori sono partite significative lotte di resistenza, in Italia e nel mondo, all’ attuale sistema ecocida e genocida. Delle prime sono esempi significativi le lotte in Val di Susa, a Scansano, a Vicenza, quelle della multiforme rete di comitati popolari per la difesa dell’ acqua pubblica, contro gli inceneritori e così via.

Siamo consapevoli che talora queste lotte rischiano di soggiacere a logiche puramente localistiche, ma esse, collegandosi fra loro, possono acquistare forza dirompente del sistema giungendo ad elaborare una critica radicale e complessiva dei modi di produzione, distribuzione e consumo e divenire perciò lotte per l’ alternativa al sistema. Questo impegno dal basso deve includere prioritariamente la difesa dei sempre più espropriati all’ uso comunitario.
 
LA LOTTA CONTRO OGNI IMPERIALISMO A PARTIRE DA QUELLO STATUNITENSE OGGI DOMINANTE E PER IL RECUPERO DELLA PIENA SOVRANITA’ NAZIONALE

Riteniamo essenziale la lotta all’ imperialismo statunitense ed il sostegno alle resistenze dei popoli da esso aggrediti, unitamente al pieno recupero della nostra sovranità nazionale.

Il progetto USA di controllo globale delle risorse, inaspritosi dopo l’occasione propizia dell’11 settembre, rappresenta un gravissimo pericolo per l’umanità. Tale pericolo verrà ancora più accentuato dall’attuale crisi finanziaria. E’ infatti possibile che di fronte agli enormi problemi che essa crea, sarà sempre più forte la tentazione di usare lo strumento militare negli scontri sempre più duri che nasceranno. Un paese come l’Italia ha uno specifico interesse a che il Mediterraneo sia un mare di pace ed a stabilire pacifiche relazioni con il mondo arabo e musulmano.

In questo quadro è necessario riaffermare il principio della sovranità nazionale, premessa indispensabile per uscire dall’odierna subalternità alle esigenze statunitensi, ma anche – in prospettiva - per perseguire un progetto di sganciamento dagli imperativi delle oligarchie finanziarie e dai loro organismi sovranazionali.

Lotta dunque per la chiusura delle basi militari Usa e Nato, uscita dall’Europa antidemocratica delle elites dominanti (UE), impegno per l’ alternativa di una Europa dei popoli, rottura con le politiche classiste degli organismi economici internazionali.
LA NOSTRA REALTA’ ITALIANA

Il degrado della società italiana ha ormai raggiunto il livello di guardia. Le fondamentali strutture del paese, dalla scuola al sistema sanitario pubblico e a tutti i servizi di utilità sociale, sembrano lentamente disgregarsi, mentre il livello dei consumi, parliamo anzitutto di quelli vitali, e della qualità della vita di fasce sempre più larghe della popolazione si abbassano in misura preoccupante. E’ evidente che l’attuale sistema politico, corresponsabile di tale situazione, é incapace di porvi rimedio.

Il ceto politico che gestisce questo regime - di destra, di centro o di sinistra - è ormai, in modo evidente, una Casta, il cui unico scopo è la ricerca di potere, denaro e privilegi spesso in forme chiaramente criminali. Chiunque oggi in Italia voglia perseguire seriamente l’interesse collettivo, deve porsi fuori e contro l’intera Casta politica. Infatti la sinistra italiana ha da tempo abdicato al ruolo di alternativa svolgendo, ormai in modo inequivocabile, la funzione di riassorbimento e controllo delle spinte popolari nel contesto di una chiara all’ interno del sistema.

Ma anche altre caste affiancano quella politica, stabilendo innaturali privilegi e disuguaglianze di reddito, quindi di condizioni di vita. Fra queste indichiamo i sindacati ed i vari ordini professionali che si sono appropriati del controllo di interi settori della vita sociale: l’ informazione, la salute, la giustizia etc.

Ognuna di queste caste assicura, in cambio di uno status economico privilegiato, il proprio sostegno attivo al regime: i sindacalisti riducendosi a crocerossine curanti le ferite di un capitalismo sempre più feroce, i giornalisti garantendo la disinformazione quotidiana, gli intellettuali professionali sostenendo sempre - in ultima istanza - il pensiero unico delle oligarchie, i magistrati assecondando le spinte autoritarie di un sistema in crisi, i vari ordini professionali pronti a tutto pur di perpetuare i propri privilegi corporativi.

Naturalmente, anche in questi mondi esistono lodevoli eccezioni, ma esse non modificano la realtà di un sistema chiuso a difesa degli interessi di pochi contro quelli della stragrande maggioranza della popolazione, della quale si ottiene il passivo consenso con una pervasiva opera clientelare di corruzione. Nell’opporci a queste caste combattiamo sia il mito della governance mirata a proteggere gli interessi dominanti sia quello del bipolarismo come pretesa forma di democrazia compiuta, entrambi in realtà strumenti di un totalitarismo in versione soft.

Questa crisi offre l’ opportunità per far vivere in forme storiche nuove gli ideali di emancipazione, giustizia, solidarietà, uguaglianza e libertà che furono propri della elaborazione della Costituzione della Repubblica Italiana. Di fronte all’azione disgregatrice del capitalismo reale, che tende a distruggere ogni principio di solidarietà sociale, vogliamo riproporre i principi fondamentali espressi nella prima parte di essa, in particolare quelli fino ad oggi disattesi. Essi rappresentano a nostro avviso una fondamentale linea di resistenza contro il degrado sociale cui stiamo assistendo.

Per riaffermare questi principi e per contrastare la crisi in atto acquista valore unitario e trainante la proposta/richiesta del reddito minimo garantito (per tutti, lavoratori e precari dell’industria, dell’agricoltura, dei servizi, lavoratori “autonomi” dei medesimi settori trascinati nella crisi, disoccupati e pensionati, nella direzione dell’attuazione piena e democraticamente rivoluzionaria dell’art. 36 della Costituzione “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”) accompagnata dalla richiesta di welfare sociale garantito in servizi pubblici gratuiti e diffusi. Altra richiesta qualificante è quella di consistenti assunzioni nei servizi pubblici come segno chiaro e preciso di una direzione alternativa di uscita dalla situazione attuale e di introduzione di elementi di nuova economia (scissione netta tra remunerazione monetaria, utilità sociale, e produttività) e di nuova politica (reperimento delle risorse attraverso un drastico ridimensionamento delle differenze salariali e stipendiali nel pubblico e nel privato, costruito anche con politiche fiscali adeguate). Tutti questi punti si collegano alla richiesta integrale del diritto di lavoro per tutti come indicato dalla Costituzione, e alla prospettiva generale della socializzazione dei mezzi, dei modi e dei rapporti di produzione.

Siamo quindi per un’opposizione che sappia tutelare i diritti sociali degli oppressi e di quanti stanno precipitando al di sotto della soglia dell’esclusione sociale, che valorizzi le lotte delle comunità locali e dei lavoratori che tendono ad autodifendersi davanti ai nuovi assalti che il sistema porta ai loro territori e alla loro qualità primaria di vita. E che sappia anche difendere lo stesso ordinamento costituzionale democratico, in particolare la sua assoluta laicità.

E’ necessario cominciare ad agire da subito, allargare il confronto, elaborare proposte politiche e di lotta, iniziare il lavoro ricostruttivo di un nuovo pensiero rivoluzionario democratico : queste le necessità con le quali dovremo confrontarci. Le stesse necessità che incontreranno tutte le forze, tutte le persone di buona volontà, che sceglieranno la via della lotta e dell’alternativa con le quali costruire un più ampio percorso unitario.

Per vitalizzare una nuova politica fondata sulla partecipazione dal basso e su nuovi strumenti di controllo democratico della gestione dello Stato è necessario realizzare un rapporto effettivamente democratico tra rappresentanti e rappresentati, cittadini ed eletti, includente fra l’ altro:

- la eleggibilità di tutte le cariche pubbliche importanti e la loro rotazione

- il principio della revoca dalle medesime in tutti i casi in cui sia democraticamente accertata la prevalenza di interessi privati sugli interessi comuni,

- il principio della retribuzione delle medesime cariche intese non come privilegio ma come servizio reso alla comunità, correlandole quindi ai livelli medi collettivi di retribuzione e di reddito.
 


CHI SIAMO

Siamo persone provenienti da strade anche assai diverse che hanno deciso di riunirsi in nome di una riconosciuta necessità politica urgente e di alcuni principi che poniamo a fondamento della nostra azione politica. Vogliamo rendere possibile un’ alternativa all’ attuale modello dominante promuovendo un’ autentica democrazia partecipativa e popolare.

L’ Associazione per la Rivoluzione Democratica che stiamo fondando, destinata ad evolvere secondo le modalità che le circostanze renderanno opportune e i contributi che altri porteranno alla sua attuale natura, è aperta a tutti coloro che si riconoscono in questo documento.

Ci prefiggiamo di superare, al nostro interno e con gli altri, l’ autoreferenzialità, fonte di conflittualità permanente ed esiziale per il raggiungimento degli obiettivi espressi. Siamo coscienti che oggi sono necessarie idee forti, espresse con chiarezza ma anche con modestia, restando aperti al confronto e alla collaborazione con chiunque, in forme anche diverse, su muove nella nostra stessa direzione.

Sappiamo di essere minoranza e di essere lontani dalla massa critica necessaria per sviluppare l’iniziativa di cui pure ci sarebbe bisogno: ma qualcuno deve pur cominciare. Consci della gravità e delle urgenze del momento, abbiamo però deciso di iniziare questo cammino, ben consapevoli delle difficoltà, ma pienamente convinti della possibilità di farcela. Del resto, se non ora, quando?

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Carta Fondativa (provvisoria)

Articolo 1. LA LIBERTÀ

Rivoluzione Democratica considera non negoziabile il diritto di ogni persona alla propria autodeterminazione. La libertà, o libero arbitrio, è la facoltà, che ad ognuno deve essere assicurata, di fare la propria volontà e di realizzare i propri bisogni. La libertà individuale, dal momento che ognuno è destinato a convivere con i suoi simili non è tuttavia illimitata ma condizionata dagli obblighi e dai vincoli che derivano dalla vita associata. Ogni comunità, data l’ambivalenza dell’essere umano, al contempo essere socievole e individualista aggressivo, stabilisce i limiti oltre i quali libero arbitrio, diventando sopruso deve essere condannato. Dipende da come è organizzata la società, il modo in cui le libertà vengano esercitate, quali volontà vengano soddisfatte e quali bisogni siano realizzabili.

Articolo 2. LA FRATELLANZA

Siccome la natura ci crea diversi e spesso diseguali, la comunità deve essere organizzata in maniera che queste differenze non causino discriminazioni. Essa protegge i più deboli dai soprusi e dagli abusi. La comunità ha a sua volta dei diritti, che sono prevalenti rispetto agli interessi individuali. Il particolare va subordinato all’universale: la comunità è tenuta ad auto-regolarsi affinché le pulsioni egoistiche siano arginate e rispettose del fatto che gli uomini, in quanto appartenenti al genere umano, debbono considerarsi fratelli, che sono quindi tenuti a rispettarsi reciprocamente, sostenersi nel bisogno, accettare il vincolo di solidarietà che è dettato da questo loro essere. Le leggi sono necessarie perché devono assicurare il rispetto di questa fratellanza, così come le sanzioni atte a punire le offese al bene comune e alla collettività.

Articolo 3. LA COMUNITÀ

Fino ad oggi l’umanità ha conosciuto forme sociali nelle quali solo ristrette minoranze, avendo in mano mezzi e poteri, erano libere e potevano soddisfare volizioni, aspirazioni e bisogni, mentre gran parte della popolazione non era libera ma soggiogata e sfruttata. Il capitalismo contemporaneo, proprio nei luoghi dove pretende di aver raggiunto il suo massimo sviluppo, ha sì raccolto il connaturato desiderio umano di felicità, ma lo ha snaturato, realizzandolo nella forma di un consumismo mercificato, compulsivo a distruttivo. La società che vogliamo non vuole soddisfare solo i bisogni materiali ma pure quelli spirituali, assicurare a tutti gli strumenti necessari, materiali e immateriali, non solo il lavoro e il reddito, ma anche il tempo libero indispensabile affinché i cittadini tutti possano coltivare le loro più diverse propensioni e facoltà, sociali e culturali, morali e intellettuali.

Articolo 4. I DIRITTI

I diritti sociali e quelli personali non sono disgiunti. I diritti personali sono per loro natura sociali. Essi sono quelli all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione, all'istruzione, alla salute, alla libera circolazione, all'informazione, alla libertà di pensiero, di parola, di stampa, di comunicazione, di autorganizzazione. Affinché tutti possano esercitare questi diritti non basta che essi siano sanciti per legge, occorre che la comunità sia organizzata affinché i cittadini possano disporre in forma associata dei mezzi di produzione, di scambio e di comunicazione. La comunità deve incoraggiare la massima giustizia sociale, considerando come proprio fine il superamento delle disparità di classe e di casta, tutelando e sostenendo tutte le forme di vita comunitarie ed egualitarie. Deve infine finalizzare ogni suo atto politico alla difesa dell’eco-sistema, e in base a questo proporre e stimolare adeguati modelli di vita, economici e istituzionali.

Articolo 5. IL CAPITALISMO

L’umanità ha conosciuto diverse modalità di produrre e distribuire i beni di cui aveva bisogno. Il capitalismo è quella oggi dominante, non è scritto da nessuna parte che debba essere l’ultima. Se è vero che esso ha spinto avanti come non mai le capacità produttive dell’umanità esso, per sua stessa natura, distribuisce in maniera fortemente diseguale i risultati di questa immensa capacità produttiva. Questa disuguaglianza distributiva, che causa contrasti insanabili, è tuttavia solo la manifestazione della disuguaglianza nella sfera della proprietà dei mezzi con cui la società produce i beni di cui ha bisogno. Potendo disporre di questi mezzi e usandoli come capitale, e grazie al fatto che ogni prodotto assume la forma di merce, solo una minoranza può appropriarsi della gran parte della ricchezza sociale cristallizatasi in denaro. Per di più, mosso solo dal profitto e quindi spinto ad una produzione senza limiti, il capitalismo non solo va incontro a crisi periodiche devastanti, inonda il mondo di cianfrusaglie prive d’ogni effettiva e benefica utilità, la cui produzione su larga scala causa danni irreversibili all’eco-sistema. La fuoriuscita dal capitalismo non è solo auspicabile ma una necessità.

Articolo 6. IL SOCIALISMO

La comunità deve sbarazzarsi del mito ideologico per cui l’economia sia un meccanismo automatico indipendente a cui gli uomini sono obbligati a sottostare. Socialista è quel sistema in cui la politica viene prima dell’economia, in cui quest’ultima sottostà al controllo pubblico, da questo finalizzata al bene comune, di cui l’eguaglianza è la forma compiuta. Non si passerà al socialismo dall’oggi al domani, ma soltanto grazie ad una serie di audaci passaggi progressivi, che saranno tanto più solidi quanto più fondati sul consenso e la partecipazione popolari. Si dovrà passare per una lunga fase di transizione o pre-socialista, in cui il mercato dovrà sottostare a regole pubbliche, poiché sappiamo che esso non alloca affatto equamente e razionalmente le risorse rispondibili. Il diritto di proprietà non sarà incondizionato, la comunità dovrà limitarlo ogni volta che arrechi pregiudizio ai principi della fratellanza e dell’eguaglianza, della sicurezza sociale, del buon vivere e dei diritti di cittadinanza su esposti. Ogni accumulazione che violi questo principio dovrà essere considerata illecita e punita per legge. Tra le differenti forme di proprietà, la comunità avrà il dovere di promuovere quella autogestita, in cui i cittadini, invece di faticare come schiavi, siano protagonisti della produzione, partecipi delle scelte della loro azienda, primi fruitori dei suoi risultati. Tutti i settori di interesse nazionale, telecomunicazioni, trasporti, energia, istruzione, sanità, previdenza, banche, assicurazioni, dovranno essere di proprietà pubblica, e posti sotto il controllo dei lavoratori per evitare burocratismo, spreco di risorse, e corruzione.

Articolo 7. LA DEMOCRAZIA

La democrazia è la modalità procedurale con cui la comunità, attraverso il riconoscimento della maggioranza, prende le proprie decisioni e designa gli organi deputati ad elaborarle, ad eseguirle ed eventualmente a farle rispettare con potere di sanzione. Non è il solo sistema per assicurare la partecipazione dei cittadini alle decisioni politiche, di sicuro è quello più funzionale in tempi ordinari e pacifici, quando i conflitti sociali non sono esplosivi e le minoranze accettano di soggiacere alle decisioni della maggioranza. Non c’è alcun contrasto tra il sistema socialista e le procedure democratiche. Solo il sistema socialista, al contrario, può assicurare il compimento della democrazia. Tutti i cittadini sono elettori ed eleggibili, e possono candidarsi per ricoprire funzioni pubbliche, senza altre qualità che la fiducia del popolo, il merito, la competenza e la comprovata dirittura morale. Il sistema elettorale deve dunque essere diretto e proporzionale con la facoltà popolare di revoca immediata. Lo statalismo centralista e il burocratismo sono nemici della democrazia, che consiste anche nella facoltà del popolo di controllare direttamente i suoi rappresentanti. Ciò è possibile decentrando i poteri secondo il modello federale e municipalista. Il governo federale repubblicano, quelli regionali e le giunte municipali, tutti gli organi di amministrazione della giustizia, e dell' informazione, i comandi militari e di polizia sono espressione del popolo, ricevono, cioè, il loro mandato dalle Assemblee Popolari corrispondenti. Ogni volta che essi, con atti e leggi abusive, neghino la sovranità popolare, la costituzione, o violino i diritti inalienabili dell'uomo, il popolo o anche una sua parte, hanno il diritto di opporsi e di rovesciare questi poteri.

Articolo 8. LA REPUBBLICA

La forma istituzionale che più d’ogni altra ha mostrato di aderire ai principi di libertà, fratellanza e eguaglianza, è quella repubblicana. Il popolo è sovrano e depositario e mandatario di tutti i poteri. Esso esercita questa sua facoltà attraverso l'elezione, e se necessario, mediante l'immediata sostituzione di tutti i rappresentanti e funzionari pubblici di ordine e grado: non solo i consiglieri locali e i parlamentari, ma anche i magistrati e i militari, gli amministratori delle aziende pubbliche, i dirigenti scolastici e direttori di tutti i grandi mezzi di comunicazione di massa. Tra le forme repubblicane possibili noi preferiamo quella Democratica popolare, i cui organismi basilari, in base al principio del basso verso l’alto, siano le Assemblee di cittadinanza. Chiunque occupi una carica pubblica sarà ricompensato con uno stipendio sociale, che gli consenta di esercitare le sue funzioni e di vivere una vita dignitosa. Chi abusi dei sui poteri, e venga meno al senso del dovere e della moralità sarà privato della possibilità di essere rieletto. L'esercito professionale e gli apparati di polizia in quanto corpi separati dalla società civile sono soppressi. Tutto il popolo deve concorrere alla difesa nazionale e al mantenimento dell'ordine pubblico, e quindi deve essere atto all'uso delle armi, che non sarà monopolio di una casta al servizio dei potenti. La Repubblica assumendo come intangibile il principio della libertà religiosa e quello della pari dignità di ogni confessione, sarà indipendente da ognuna di loro e respingerà come illecita ogni loro ingerenza negli affari istituzionali.

Articolo 9. LA NAZIONE

Tra le diverse forme comunitarie quella nazionale si è imposta, spesso per vie deprecabili, come la suprema. Questa forma è da tempo sotto attacco da parte di potenti forze imperialistiche e globalizzatrici che considerano le nazioni un ostacolo al loro disegno direttamente imperiale, dove il centro di questo nuovo impero è rappresentato dagli Stati Uniti d’America. Contro questo progetto dispotico noi ribadiamo che tutti i popoli e le nazioni hanno il diritto all'autodecisione, alla pari dignità, e agli stessi diritti nella comunità internazionale. Quella nazione che tenti, con l 'assedio economico o militare, di imporre la sua supremazia su altri paesi, attuando così una politica imperialistica, deve essere condannata come brigantesca e fuorilegge. Ogni nazione sovrana che venga aggredita, come ogni popolo al quale sia negato il diritto all'autodecisione, devono essere sostenuti dalla comunità internazionale. Così come deve essere condannata ogni nazione che violi questi principi operando al servizio di una potenza imperiale egemonica. L’Italia riotterrà la piena sovranità nazionale cancellando tutti i trattati internazionali sottoscritti dal vecchio regime, chiudendo ogni base militare straniera, dichiarando la sua neutralità.

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